domenica 31 dicembre 2017

Capito Cari siciliani. Musumeci si para Le spalle? - Leggete qui - «Dateci due anni, ma non aspettatevi miracoli»




Notizia Pubblicata da: http://meridionews.it






Articolo di Loredana Passarello 






«Speriamo che il 2018 sia un anno diverso e migliore. Lo diciamo ogni volta, ma stavolta abbiamo un motivo in più: siamo consapevoli che buona parte delle cose da fare dipendere dalla nostra capacità di rispondere, con azioni concrete, alle idee che abbiamo offerto ai cittadini siciliani alla vigilia del voto». Così il presidente della Regione Nello Musumeci ha aperto la conferenza di fine anno con la stampa parlamentare, tenuta con qualche giorno di ritardo rispetto al tradizionale brindisi che precede il Natale. Una sorta di fermo immagine sulle cose fatte in tre settimane di governo, ma soprattutto un focus sulle cose da fare. Il tutto, però, senza dare la possibilità ai giornalisti di fare domande.

 

 

Nell’agenda delle priorità che il governatore ha oggi illustrato ai giornalisti, il risanamento del bilancio, la rotazione dei dirigenti, alcune misure per forestali e disabili gravi e un’inedita prassi da inaugurare senza dubbi: fare ispezione gli uffici degli enti regionali per capire cosa funziona e che cosa no. Priorità assoluta, mettere a punto il bilancio che Musumeci ha definito «allarmante ed ereditato dalla precedente gestione». I dati del lavoro di ricognizione, effettuati da una commissione speciale voluta dall’assessore al Bilancio Gaetano Armao, saranno diffusi la prossima settimana. «Nessuno si aspetti risultati immediati, né la stampa né i cittadini perché la loro attesa andrebbe delusa - ha detto Musumeci -. Tutto quello che vi chiediamo è di darci due anni di tempo. Quello che potremo fare per risanare le casse siciliane sarà fatto: piccoli segnali la gente potrà coglierli già a partire dalle prossime settimane, ma nessuno si aspetti miracoli». 

 



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Leggi qui sui -fake bot -



Fonte ilFattoquotidiano.it

 

 



Ps: Per non correre Rischi ho occultato i loro Nomi con il Colore Rosso "



 

 

Un'altra serie di "fake bot" negli scorsi mesi ha scritto un tweet identico sull'Europa e i partiti populisti. Molti di quei profili condivide contenuti di IsayData, una delle società della galassia Arves s.r.l. di Ruth Di Segni e Gianluca Pontecorvo, e pro-Ilva, per la quale lavora un'altra azienda dei due. Che dicono all'Agi: "Non ci riguarda in nessun modo. Mai lavorato per partiti politici". Ma una delle società ha collaborato con Ignazio Marino e Gianni Cuperlo

 

 

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News: La lettera di un giovane imprenditore - La politica ha ucciso l'economia. Il nuovo governo aiuti le pmi




Notizia Pubblicata da: http://www.affaritaliani.it






La lettera di un giovane imprenditore

 

 

Sono Andrea Pasini un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio anche se con grande rammarico perché ho sempre avuto rispetto verso le istituzioni, ma devo ammettere che la politica italiana è la sola artefice della distruzione dell’economia del nostro paese. Ci auspichiamo che il nuovo governo se mai riuscisse a nascere a Marzo si impegni nel supportare là piccola media impresa che rappresenta l’ossatura dell’economia del nostro Paese

 


La Politica ha ucciso l’economia Italiana. La priorità del prossimo governo deve essere supportate e realmente e non a chiacchiere le piccole media imprese.

 
Italiani, mi rivolgo a voi. Mi raccomando continuiamo a farci prendere per i fondelli da questa classe politica di sinistra, destra, centro e movimenti vari . Classe composta da cialtroni e da incompetenti, capaci solamente di mangiarsi, legislatura dopo legislatura, la nostra meravigliosa Patria. È da pochi giorni che il Presidente Mattarella ha sciolto le camere e dopo anni di governo scelti dalle lobby e non dai cittadini italiani finalmente anche se probabilmente ancora una volta non servirà a nulla andremo a marzo a votare. Potremmo esercitare un diritto sacrosanto sancita dalla costituzione che ormai ci siamo dimenticati che cosa significhi, votare per scegliere chi dovrà andare a governare io nostro paese.  I dati della CGIA di Mestre sono a dir poco inquietanti. Negli ultimi dodici mesi hanno abbassato la saracinesca circa 158 mila negozi e botteghe di artigiani. E di conseguenza sapete  quante persone sono rimaste senza lavoro? Circa 400mila. Un'enormità. I numeri parlano chiaro e fanno male a tutta la nazione. Gli artigiani ed i piccoli commercianti sono in ginocchio, mentre strisciano sul viale del tramonto. Una vera e propria ecatombe quella che i dati ci raccontano in maniera fredda ed impietosa. Il lavoro vivisezionato sul tavolo di un obitorio.

 

 

I vari governi, senza legittimazione popolare, sfilati in questi anni invece ci raccontano che si intravedono segnali di ripresa e che l'occupazione sta crescendo in maniera esponenziale. In che mondo vivono? Quale Italia stanno amministrando? La realtà conosce soltanto crisi, calo dei consumi, tassazione, burocrazia, mancanza di credito e l'impennata del costo della vita. Queste le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori a doversi arrendere davanti alla bancarotta, alle richieste delle banche, al cappio che stringe i gangli vitali delle imprese. Cappio apposto al collo degli impresari da parte dello Stato. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c'è nessuna via di scampo. L'unica soluzione, la più amara ed avvilente, è stata quella di gettare definitivamente la spugna.

Questa veloce ed inarrestabile frana è proseguita anche quest'anno. Tra giugno 2016 e giugno 2017 il numero delle imprese attive, nell'artigianato e nel commercio al dettaglio, è calato del 1.2 per cento. Parliamo di 25.604 mila unità andate perdute. Molte, se non tutte, delle quali per sempre. Negli ultimi otto anni il numero delle aziende è passato 1.463.318 a 1.322.640. Cronache di una strage (annunciata). Mentre le attività del commercio al dettaglio sono diminuite, ma in misura più contenuta. Eppure questi numeri fanno rabbrividire e non lasciano ossigeno alla nostra linfa vitale.

 

 

La necessità è una sola. Un imperativo che deve ridestare le coscienze del prossimo governo. Dare uno slancio ed un rilancio, definitivo, alla crescita e conseguentemente all'occupazione. E' necessario salvare la cultura del lavoro di questo Paese dalla svalutazione che i mestieri, capaci di donarci questa nazione, stanno subendo in maniera drastica. L'economia italiana è l'ossatura, è la spina dorsale di una Patria che non vuole cedere ad un domani fatto di miseria e rammarichi. Andare avanti in questo modo non è più possibile. Siamo alla canna del gas. La politica, da sinistra a destra passando per il centro, senza dimenticare i vari pseudo-movimenti fini a se stessi, è capace di fare soltanto chiacchiere. Parole su parole che stordiscono la capacità di comprensione del popolo tricolore. Fanno finta di litigare in pubblico, si accusano delle peggiori nefandezze, si scontrano l'uno contro l'altro, perché le cose non funzionano, ma alla sera cenano insieme alla faccia dell'elettore. Quasi amici esclusivamente del capitale.

 

 

Nessuno di loro è in condizione di fermarsi un secondo e pensare a come risolvere, in modo concreto, queste vicissitudini surreali. Metterci una pezza? Proporre idee concrete? Non sia mai. Per coprire la voragine, che a breve ci inghiottirà, non bastano gli ammiccamenti e le parole a metà. L'economia italiana è un colabrodo, una vergogna interplanetaria, in modalità autodistruzione, tenuta in piedi dai sacrifici cinquantenari di chi ha reso grande l'Italia. Le piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più importante del nostro sistema economico, giornalmente sono costrette a litigare e a chinare la testa davanti ad una tassazione arrivata a livelli vessatori. Senza dimenticare la burocrazia infame che stronca ogni possibilità di guadagno da parte degli imprenditori. Nessuno vuole evadere, ma vivere sì. Caso chiuso. I cavilli burocratici e le lungaggini degli uffici ti logorano facendoti perdere mesi, per non dire anni, di lavoro. Ci rendiamo conto che nazioni con un'economia più fragile e meno complessa della nostra ci hanno sorpassato a velocità doppia? Che vergogna. Che amarezza. Il Paese più rigoglioso al mondo ridotto alla fame da politici inetti. Dobbiamo tifare rivolta ed innescare una rivoluzione epocale per non morire sotto le macerie di questa Italia malata.

 

 

Andrea Pasini, Trezzano Sul Naviglio

sabato 30 dicembre 2017

IL GOVERNO MUSUMECI RISCHIA DI CROLLARE SULLA EMERGENZA RIFIUTI?



Notizia Pubblicata da: GDS.IT

 

 



PALERMO. Da un’emergenza all’altra: per i rifiuti in Sicilia siamo ai botti di fine anno. Da un lato ci sono 50 Comuni che protestano perché non possono più scaricare a Bellolampo, dall’altro ci sono le grane politiche con cui il nuovo governo regionale deve fare i conti: prima si è dimesso l’assessore regionale, poi anche il dirigente generale, come si legge sul Giornale di Sicilia in edicola.

 

L’assessorato ai Rifiuti in appena due giorni ha così perso entrambi i suoi vertici. Vincenzo Figuccia ha deciso di rinunciare alla carica di assessore dopo lo scontro con Miccichè sul tetto degli stipendi dei burocrati all’Ars, Gaetano Velastro ha invece lasciato l’incarico di dirigente generale, tornando all’Arpa (l’Agenzia per l’ambiente) di Siracusa.

Musumeci è stato quindi costretto a convocare d’urgenza la giunta per rimettere subito in moto la macchina burocratica, rimasta senza pilota. Ed ecco che in serata è arrivata la nomina di Salvo Cocina, dirigente dell’ufficio speciale per la Raccolta differenziata, in passato al vertice della Protezione Civile, e che ora guiderà il dipartimento Acqua e Rifiuti.

 

Va a ricoprire un incarico più caldo che mai, in un assessorato al momento privo di vertice politico (anche se guidato ad interim da Musumeci) e con i Comuni sul piede di guerra per le difficoltà nel conferimento dei rifiuti. Da pochi giorni la discarica di Bellolampo è aperta solo a Palermo e Ustica e da gennaio rischia di essere satura. Una struttura che ha una capienza di circa 1300 tonnelate al giorno, con 900 assorbite solo dalla spazzatura di Palermo.




Le cinque vasche sono già sature, la sesta è in esaurimento, mentre per aprire la settima serviranno almeno otto mesi di lavoro, ma ancora il progetto è fermo al palo in attesa che si sblocchi l'iter burocratico tra permessi e autorizzazioni.

Per cinquanta Comuni della provincia di Palermo crescono, invece, le difficoltà, come si legge in una nota dei sindaci. “Gli altri sono stati dirottati alla discarica di Catania con un aumento del 10% rispetto a Palermo sui costi di discarica e 52 euro a tonnellata in più per il trasporto”.

Si rischia dunque una nuova emergenza. “ Il sistema è al collasso”,è l’allarme dei sindaci, pronti a ogni forma di protesta per evitare gli aumenti della Tari. “L'unico interlocutore a questo punto è il presidente Musumeci. Siamo in emergenza da anni per colpa della Regione e non permetteremo di far pagare il conto ai nostri cittadini”.


Rifiuti a parte, la giunta ieri ha ufficializzato anche la nomina di Maria Mattarella a segretario generale di Palazzo d’Orleans. La figlia di Piersanti e nipote del Presidente della Repubblica lascia l’ufficio Legislativo e Legale e diventa così il vertice assoluto della burocrazia regionale.

Leggi - la Notizia del Giorno - La Sanità

Nuove regole e nuovo statuto per M5S - Leggi qui il Cambiamento!!

 

 

 

Notizia Pubblicata da:  http://www.huffingtonpost.it

 

 

 

 

 

Minimizzare il rischio di scivoloni, ricorsi legali e cambi di casacca. Rispondono a questi scopi le nuove regole M5S per le parlamentarie e il nuovo statuto. La novità più significativa sarà l'apertura delle candidature nei collegi uninominali a figure esterne al Movimento 5 Stelle: esponenti della "società civile", noti sul territorio ma non iscritti. Potranno candidarsi, secondo quanto apprende l'Ansa, anche persone della società civile, non iscritte al M5S, che si sono distinte sul territorio per la loro professionalità e competenza e che si sono avvicinate al Movimento. La modifica verrebbe incontro alle tante richieste di professionisti e imprenditori che, con il vecchio regolamento, non avrebbero potuto scendere in campo.

 

Le nuove regole includono anche un filtro di qualità sulle candidature nel M5S, per evitare il rischio di "imbarcare di tutto", come disse lo stesso Beppe Grillo. La decisione è nelle mani del candidato premier Luigi Di Maio, che, sentito il garante Grillo, potrà stabilire se tra gli aspiranti parlamentari grillini ci siano condotte contrarie al codice e ai dettami del movimento. Ed esprimere, in tal caso, parere contrario e vincolante. Questo, viene spiegato da fonti autorevoli, per arrivare alla formazione di un gruppo parlamentare coeso ma attuare anche una scrematura di qualità. In sostanza, anche all'ultimo minuto anche un vincitore delle "parlamentarie" potrà essere escluso dalle liste e con le nuove regole si tenterà di arginare il fenomeno dei ricorsi legali che hanno funestato gli scontri sulle liste locali alle amministrative.

 

Il nuovo codice di comportamento del M5S prevede anche l'introduzione di "sanzioni" come deterrente contro i cambi di casacca. Secondo l'Adnkronos, l'idea è di sanzionare i cambi di casacca con multe da 100mila euro. Lo scopo sarebbe quello di evitare fughe verso altri partiti dopo i numerosi casi registrati nelle file grilline durante la XVII legislatura. In tutto il Movimento ha perso per strada 21 deputati e 19 senatori.

 

Non solo: assieme alle nuove regole per le candidature e al nuovo codice di comportamento per gli eletti arriverà, per il M5S, anche un nuovo cambio del "non Statuto". Lo si apprende da fonti pentastellate. L'ultimo modifica del carta fondativa del Movimento risale al settembre del 2016, quando furono introdotte pesanti modifiche in materia di sospensione ed espulsioni degli iscritti con l'introduzione, tra l'altro, di un collegio dei probiviri.

 

Il processo delle "parlamentarie" - scrive Askanews - sarà più accurato questa volta: secondo fonti interne, ci saranno probabilmente due passaggi di selezione, con un ballottaggio fra i più votati. Le votazioni potrebbero concludersi subito dopo le feste. La campagna elettorale sarà preparata con cura. Quanto alla squadra di governo, più volte annunciata da Di Maio in arrivo "prima delle elezioni", non arriverà con troppo anticipo. Alcune figure, come i magistrati in servizio, non possono essere esposte anzitempo. E siccome i 5 Stelle garantiscono che ci saranno "figure di prestigio", l'effetto annuncio verrà usato nelle ultime settimane "se non proprio negli ultimi giorni", spiegano.

Sicilia: M5S Denuncia Faremo Esposto alla Procura " Manca il Numero Legale " Approvato ddl sull'esercizio provvisorio " (Video)








Video: M5S Denuncia. Faremo Esposto alla Procura " Manca il Numero Legale " Approvato ddl sull'esercizio provvisorio " 





Certificato nel 2018. La Stangata di Mille Euro alle Famiglie Italiane Targata Governo Gentiloni

 

Notizia Pubblicata da:  http://www.affaritaliani.it

 

 

 

 

Tutti i rincari in arrivo col nuovo anno: nel 2018 tra incrementi di tariffe, costi e imposte si pagheranno 1.000 euro più di quest'anno

 

 

Il 2018 potrà forse essere l'ennesimo anno positivo per i mercati finanziari e regalare nuove soddisfazioni agli investitori, in particolare a quelli che investono in strumenti azionari: di certo, però, sarà un anno che porterà ennesimi rincari destinati a pesare nelle tasche di tutti gli italiani, investitori o meno che siano. Si parte già da gennaio col rincaro annunciato delle bollette di gas e luce, con l'Authority per l'Energia che ha stimato un rincaro medio del +5,3% per le forniture elettriche e del +5% per quelle del gas, nel primo caso a causa dell'incremento dei prezzi all'ingrosso e dei costi per adeguatezza impianti e sicurezza, nel secondo per l'effetto stagionale.










Facendo due conti, una famiglia-tipo italiana, che consuma in media 2.700 kWh all'anno di energia elettrica con una potenza impegnata di 3 kW e 1.400 metri cubi annui di gas, dovrebbe al termine del periodo 1° aprile 2017 - 31 marzo 2018 aver speso 535 euro di elettricità (al lordo di tasse), con un aumento di circa 37 euro (+7,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente) e circa 1.044 euro di gas, in questo caso pagando circa 22 euro in più (+2,1%). Quanto ai prezzi dei carburanti, in questi giorni un litro di benzina costa in Italia mediamente 1,579 euro (il diesel 1,442 euro), mentre a fine dicembre 2016 il prezzo era mediamente pari a 1,495 euro al litro (a 1,351 euro per il diesel), pari ad un incremento medio del 5,6% per litro di benzina (del 6,7% per il diesel).

Col petrolio tornato attorno ai 60 dollari al barile e gli accordi per limitare la produzione Opec e della Russia destinati a rimanere in vigore almeno sino a fine 2018, la probabilità di ulteriori rincari è purtroppo elevata e se da un lato questo può contribuire ad allontanare lo spettro della deflazione che finora ha pesato (tra l'altro) sulla redditività di banche e assicurazioni, dall'altro un simile rincaro dei prezzi al consumo sembra destinato a colpire in misura più che proporzionale le famiglie a reddito basso e medio.



tagliando assicurazione ape

Ma non è finita qui: secondo l'associazione di tutela dei consumatori Adusbef gli italiani debbono attendersi ulteriori rincari di tariffe con l'anno nuovo, andando da un rincaro medio di 25 euro per le assicurazioni auto, a 40 euro in più di pedaggi autostradali, dai 97 euro di aumento degli altri costi di trasporto, ai 156 euro di rincari delle tariffe professionali e artigianali, senza dimenticarsi di 18 euro di aumenti delle tariffe postali e di 38 euro medi di maggiori costi bancari.

 

Anche la pubblica amministrazione farà la sua: si prevede un aumento medio di 49 euro per la Tari, di 55 euro per i ticket sanitari. In tutto, sempre secondo i calcoli di Adusbef, gli italiani l'anno prossimo pagheranno 361 euro in più per consumi di beni vari e 591 euro in più per le tariffe. Per fortuna, potrebbe pensare qualcuno, in Italia il pubblico risparmio è tutelato a livello costituzionale, così da essere al riparo da improvvisi rincari dei costi, destinati a deprimerne il rendimento per gli investitori.

Succede in Sicilia. Secondo le opposizioni, il numero minimo non c'era. Il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, invece, ha ritenuto valida la votazione sul disegno di legge sull'esercizio provvisorio




 Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it

 





PALERMO - E' caos già alla prima votazione della legislatura. Oggi all'Ars il ddl sull'esercizio provvisorio è passato, accompagnato però da un coro di polemiche furiose. Il "casus belli" è l'interpretazione del numero legale in Aula. 

 

 



Secondo le opposizioni, il numero minimo non c'era. Il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, invece, ha ritenuto valida la votazione sul disegno di legge sull'esercizio provvisorio, che sarà in vigore fino al 31 marzo. Per Miccichè, infatti, il numero legale sarebbe da calcolare in base alla presenza dei deputati in aula rilevata dai tesserini inseriti negli scranni e non dal voto effettivo del parlamentare. Oggi la soglia del numero legale era di 33 deputati. In base a questa interpretazione il presidente non ha tenuto conto che i voti erano 31, ma ha considerato i 60 tesserini inseriti dall'inizio della seduta. "Quindi per quel che mi riguarda, facendo riferimento anche dei precedenti al Parlamento nazionale, la votazione è in numero legale. E il ddl è approvato", ha detto. "La presenza è un conto - ha aggiunto Miccichè - ma il numero di persone che votano è un'altra cosa". Un'ora prima della ripetizione del voto la soglia era sempre di 33 deputati, i votanti sono stati 32 e il presidente Miccichè aveva rinviato la seduta per "mancanza del numero legale". Dopo la decisione del presidente dell'Ars ci sono state forti proteste in aula da parte delle opposizioni. 

M5S e Pd stanno tenendo una conferenza stampa congiunta. Le opposizioni hanno duramente contestato la decisione del presidente dell'Ars. "Nel corso del voto finale d'aula per l'approvazione dell'esercizio finanziario provvisorio, un atto dovuto che assicura continuità alla spesa pubblica regionale, - ha replicato il capogruppo di Diventerà Bellissima, Alessandro Aricò - abbiamo assistito a polemiche sterili da parte dei deputati di opposizione che pretendevano di essere considerati assenti quando invece, e li abbiamo visto tutti, erano ben presenti a Sala d'Ercole. Non capiamo a chi può giovare un tale atteggiamento di ostruzionismo - continua Aricò - in considerazione del fatto che l'esercizio provvisorio è un atto dovuto che assicura il funzionamento della Regione e che sblocca le risorse finanziarie, come ad esempio quelle per i disabili gravi che in questo trimestre hanno bisogno di cure inderogabili, unitamente ad altre categorie come i precari degli enti locali. I siciliani si aspettano ben altro dal parlamento siciliano, e cioè abbandonare i vecchi tatticismi per lavorare per lo sviluppo e le fasce più deboli, pur nel rispetto delle posizioni politiche tra maggioranza e minoranza".


Intanto, non mancano i mugugni anche sul contenuto del disegno di legge che ieri in commissione bilancio è stato alleggerito di alcune norme. E ridotto a un testo molto scarno e composto essenzialmente da norme finanziarie. Sono usciti dal ddl quindi i provvedimenti destinati a disabili e precari, medici delle carceri e lavoratori delle società partecipate. Norme che, come ha annunciato il governo regionale, rientreranno in un altro disegno di legge che verrà esaminato i primi giorni del nuovo anno. “Trovo assurdo ed anche inconsueto  - ha protestato però l'ex assessore ai RIfiuti e deputato Udc, Vincenzo Figuccia - che due articoli, su due emergenze distinte, siano stati stralciati dal testo della legge sul l’esercizio provvisorio. Un articolo da me proposto come assessore riguardava la procedura per l’erogazione regolare dell’acqua in venticinque comuni, di cui diversi nella provincia di trapani, attraverso una proroga all’Eas. L’altro articolo ingiustamente stralciato è quello sulla semplificazione delle procedure per l’erogazione dei servizi e benefici ai disabili gravi. Il governo Musumeci  - ha aggiunto - non avrebbe dovuto permetterlo. Nel mio intervento in aula ho richiamato l’assessore Turano ad essere meno distratto soprattutto quando si parla della sua provincia di elezione, come nel caso dell’erogazione dell’acqua nel trapanese. Infine Miccichè merita una tirata d’orecchie per il fatto che dopo aver parlato di stipendi d’oro a chi non può mangiare, ora lascia con la sete tanti cittadini siciliani a causa dello stralcio della norma specifica nell’esercizio provvisorio”.


E critiche arrivano anche da Claudio Fava: "L’esercizio provvisorio del bilancio - ha detto - non è un fatto tecnico, è un passaggio politico significativo perché fotografa lo stato devastato dei conti della regione. Un motivo in più per considerare irrituale che la discussione sul primo atto del governo Musumeci abbia avuto inizio in assenza del presidente Musumeci. Nel merito sono di imbarazzante gravità le notizie (assunte dalla stampa e non riferite dal governo) su un buco di quasi 300 milioni rispetto alle previsioni del bilancio 2017. Il finto risanamento dei conti è la prima drammatica eredità dell’amministrazione Crocetta con cui la Sicilia è chiamata a misurarsi. Anche per queste cifre clamorosamente in rosso – ha aggiunto Fava - appare ancora più paradossale e fuori luogo la proposta di abolire il tetto agli stipendi dei dirigenti dell’Ars. Tenere bloccati i concorsi per mancanza di fondi e intanto rilanciare gli stipendi d’oro degli alti burocrati della Regione sarebbe un atto di irresponsabilità sociale e politica. Chiediamo infine al presidente della Regione di venire in aula a riferire sulle dimissioni dell’onorevole Figuccia – ha concluso Fava - abbiamo ragione di pensare che tra le ragioni che lo hanno indotto a questa scelta vi siano difficoltà, resistenze e reticenze legate al settore dei rifiuti ed ai corposi e invadenti interessi economici sulle discariche private siciliane”.

venerdì 29 dicembre 2017

Parla Luigi di Maio: È Iniziata la Campagna elettorale per le Politiche 2018 " Smascherata la Prima #Fakenews su m5s "








I retroscena dei giornali parlano di fantomatici sondaggi in cui il cala. In tutti i sondaggi pubblici risulta però il contrario: il MoVimento cresce stabilmente Berlusconi si è fermato e il Pd precipita Il vedremo se avranno ragione i retroscena o i cittadini

 

 

 

Video: Angelo Tofalo Replica al Signor Alberto Castelvecchi ci Vediamo in Tribunale!!


 

Fonte Pagina Facebook di Angelo Tofalo


 

Scusate se forse disturbo questi vostri giorni di serenità ma certe #fakenews proprio non le sopporto. Volevo raccontarvi l'ultima lanciata su di me da un "turco lettiano", fatevi una risata e sempre attenti a quel che dicono in tv. Prepariamoci inoltre ad attacchi ancora più violenti, il governo del MoVimento 5 Stelle è sempre più vicino e si inventeranno di tutto pur di fermarci. Barra dritta ed avanti sempre e comunque, uniti più che mai!

 

 

 

 

Video: Cari Siciliani Sul tema dell'assistenza ai disabili. Musumeci si sta rivelando addirittura peggio di Crocetta. Vi spiega tutto il mio collega M5S Giorgio Pasqua.




 Pagina Facebook di Giancarlo Cancelleri





Video: Cari Siciliani Sul tema dell'assistenza ai disabili Musumeci si sta rivelando addirittura peggio di Crocetta. Vi spiega tutto il mio collega M5S Giorgio Pasqua.

 

 

 

 

Succede in Sicilia. La marcia indietro di Miccichè “Tornano i tetti agli stipendi”

 

 

Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it 

 

 

 

PALERMO - Entro 60 giorni dovranno tornare i tetti agli stipendi dell’Ars. Il Consiglio di presidenza, da poco costituito, convocato dal presidente Gianfranco Miccichè, “ha preso atto del parere degli uffici da cui risulta la scadenza, il prossimo 31 dicembre, del regime dei tetti stipendiali”. Un tetto da 240 mila euro, limite massimo per i compensi di Palazzo dei Normanni, introdotto nella scorsa legislatura.


La vicenda è quella che ha scatenato furiose polemiche nella maggioranza, culminate anche nell’addio del primo assessore della giunta Musumeci, Vincenzo Figuccia. E adesso, ecco che si profila una retromarcia dell’Assemblea, almeno stando alle parole dello stesso Miccichè, lo scorso 21 dicembre. “Il 31 dicembre – aveva detto - scade il tempo previsto dalla legge per il taglio degli stipendi. La stessa legge vieta che questi tagli vengano riproposti. La norma prevede infatti che quei tagli fossero ‘una tantum’. Quindi devono essere ripristinati. A marzo o aprile, quando il Senato si insedierà di nuovo, e deciderà di rinnovare questi tagli, ci adegueremo ovviamente".


Ora, come detto, la marcia indietro, dopo le critiche piovute anche da esponenti della stessa maggioranza. “Considerata l’impossibilità di interventi non concertati con le organizzazioni sindacali, all’unanimità, su proposta del presidente Miccichè, - si legge nella nota di Palazzo dei Normanni - il Consiglio di presidenza ha dato mandato all’onorevole Giorgio Assenza, come membro anziano del Collegio dei questori, all’immediato avvio delle trattative sindacali, al fine di arrivare entro 60 giorni ad un accordo che possa ripristinare il tetto attuale dei 240 mila euro o, quantomeno, introdurre dei limiti alle indennità stipendiali previste prima della riduzione”. Tornerà il tetto, quindi. Entro fine febbraio. Anche se non è ancora certo quanto sarà… alto.

News: #M5s: "La maggioranza del Governo #Musumeci non ha i numeri per governare". Carta Canta





Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it





PALERMO - "Ancora una volta cade la maggioranza. Verificato che la delibera che si sarebbe dovuta votare oggi sul costone roccioso di Capo Gallo non ha alcuna incidenza sulla sicurezza e sull'incolumità dei cittadini, e posto che la stessa riguarda esclusivamente questioni burocratiche, visto che i lavori previsti sono stati già  conclusi, oggi abbiamo deciso di lasciare l'aula per protesta, perché da alcune settimane a questa parte abbiamo riscontrato enormi difficoltà ad avere la parola all'interno del Consiglio. È evidente  che diciamo cose scomode, che questa Amministrazione non vuole sentir dire.  La mancanza del numero legale, ad oggi, è l'ennesima prova che la maggioranza non ha i numeri per governare questa città, ma soprattutto non ha né idee né progettualità. Nei prossimi 5 anni speriamo che questa maggioranza  dimostri più maturità politica e capacità di confronto con chi in Aula intende portare la voce dei cittadini". Così in una nota il gruppo del M5s al Comune di Palermo.

Le Promesse di Berlusconi sono irrealizzabili " Carta Canta - Parla L'economista Francesco Daveri "





Notizia Pubblicata da: http://www.huffingtonpost.it

 

 




"Come si fa a dire che i sogni non sono belli? Tutti vorremmo realizzarli ma l'agenda di Berlusconi prevede maggiori spese e minori entrare". Secondo l'economista Francesco Daveri, professore di macroeconomica all'Università Bocconi di Milano, qualcosa non quadra nelle proposte lanciate dal leader di Forza Italia che vorrebbe inserire in Italia un 'Reddito di dignità'. Una misura drastica per far fronte all'emergenza della povertà garantendo a tutti almeno mille euro al mese, pensionati compresi. Inoltre l'ex premier propone uno sgravio fiscale totale per quelle aziende che assumono giovani con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni. E infine agevolazioni fiscali anche per chi si prende cura di un animale domestico.

 

 

"Tutte queste – spiega il professore Daveri - sono misure che presumibilmente aumenteranno il deficit pubblico ma di quanto è difficile a dirsi. Sembra di essere davanti a un altro giro di promesse elettorali per le cui coperture ci si preoccuperà solo una volta vinte le elezioni dando poi la colpa agli altri componenti della coalizione quando non si realizzeranno". Tuttavia, spiega ancora l'esperto, sulla carta" si tratta di buonsenso, che vanno nella direzione della coesione sociale. Chi può essere contrario al reddito di dignità? Ma Berlusconi non ha indicato i mezzi per realizzarlo. La spesa pubblica ha dei costi, l'alternativa sarebbe andare in Europa a rinegoziare i trattati e chiedere di aumentare il deficit, ma non la ritengo la giusta via".

 

Sta di fatto che Berlusconi con questa idea del Reddito di dignità, che si ispira all'imposta negativa sul reddito lanciata dal premier Nobel americano Milton Friedman, prova a scavalcare il Movimento 5 Stelle con il loro "reddito di cittadinanza". Tanto che i grillini replicano parlando di "fotocopiatrice impazzita" e Luigi Di Maio aggiunge: "Ci ha copiato". "Berlusconi abusa della parola 'Reddito di dignità' che era il nome la campagna promossa da Libera-Gruppo Abele alla quale il Movimento 5 Stelle ha aderito – ricordano Pesco, Moronese e Catalfo - mentre non c'è mai stata nessuna adesione da parte di Forza Italia. Se il condannato per frode fiscale Berlusconi vuole fare una cosa dignitosa la smetta di prendere in giro gli italiani".

 

Dai possibili alleati, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per adesso tutto tace, mentre il Pd rivendica il "reddito di inclusione dei governi Renzi e Gentiloni, prima misura universale di contrasto alla povertà". Il responsabile Welfare Giovanni Lattanzi in una nota ricorda che sono stati "messi oltre 2 miliardi per il 2018. La nostra misura - osserva - supera il mero assistenzialismo, mettendo al centro la persona".

 

Nel dettaglio va invece Stefano Fassina esponente di Liberi e Uguali, che facendo un rapido calcolo tira le somme: "Reddito di dignità per portare tutti a 1000 euro al mese, senza specificare se è richiesto lavorare o se ne possa comodamente fare a meno; pensioni innalzate fine a 1000 euro al mese, estese anche alle casalinghe; decontribuzione totale per giovani neo-assunti, in continuità con l'inutile intervento da 20 miliardi del Governo Renzi nel 2015; una pioggia di agevolazioni fiscali, come nelle ultime Leggi di Bilancio renziane e gentiloniane. Poi, ovviamente, la cancellazione della Legge Fornero e la Flat tax. Insomma, più spesa e meno tasse per tutti, nell'ordine del centinaio di miliardi all'anno". Viene stimato dunque un centinaio di miliardi di euro all'anno, ammesso che un calcolo sia possibile farlo.

giovedì 28 dicembre 2017

Figuccia lancia l’allarme: “A gennaio Bellolampo sarà satura. Infiniti sprechi della Rap” #EmergenzaRifiuti


Notizia Pubblicata da: Lasicilia.it

 

 

Non si ferma lo “sciame” di polemiche sui conti della Rap. Ne abbiamo parlato a lungo sul nostro giornale, evidenziando come l’Azienda Risorse Ambiente navighi in acque molto agitate. Al buco di 17 milioni di euro adesso si aggiunge il costo, a dire della consigliera comunale dell’Udc Sabrina Figuccia, di quasi un milione di euro, che ogni anno la Rap spende per pagare gli affitti delle sue dieci sedi, tra cui il deposito di Brancaccio, finito sotto un’inchiesta dei carabinieri, che non lo hanno chiuso per evitare che la già disastrata situazione dei rifiuti in città diventasse ancora più esplosiva”.

 

E non meno critici sullo stato di salute della Rap e sul blitz al deposito di Brancaccio erano stati anche i sindacati Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel e Filas che avevano parlavano di “mancanza di tutela della salute degli operatori e della loro sicurezza. Tema che era già stato al centro delle assemblee del 2013 e del 2014, ma come sempre, addebitando la responsabilità ai lavoratori”.



 

“E come se non bastasse – ha aggiunto la Figuccia – nelle scorse settimane il deposito di Partanna Mondello è stato venduto dalla curatela dell’Amia e, tra poco meno di due anni, la situazione della Rap peggiorerà ulteriormente. Per non parlare della discarica di Bellolampo, che sarà utilizzabile, al massimo, fino al prossimo gennaio”. L’esponente dello scudo crociato ha poi chiesto l’intervento immediato del sindaco Orlando per “evitare che vada in scena nuovamente lo stesso pseudo dramma della fine dell’Amia.

 

 

“Basta – ha sottolineato infine la consigliera -. I palermitani ormai sono stanchi di una città perennemente sporca, con discariche abusive disseminate ovunque, con una raccolta rifiuti che, quando va bene, è altalenante e quando va male diventa una chimera. E’ arrivato il momento di dare risposte concrete. Il tempo delle promesse e delle parole è finito”.

News: Cracolici attacca Musumeci: "Complimenti, bell'inizio" già perso un Assessore

, Politica

 

Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it 

 

 

 

PALERMO - "Complimenti a Musumeci, davvero un bell'inizio! Il suo governo non è stato capace di completare neppure la luna di miele". Lo dice Antonello Cracolici, parlamentare regionale del PD, a proposito delle dimissioni dell'assessore Vincenzo Fuguccia dalla giunta di governo. "Neanche nelle previsioni più azzardate - aggiunge Cracolici - avrei immaginato che in appena due settimane il governo perdesse un pezzo in un settore strategico e fondamentale per la Sicilia". "Alla luce di quello che è avvenuto aumenta il rammarico per ciò che è successo nel PD: se tutti i deputati avessero tenuto la 'barra dritta' - conclude Cracolici - oggi avremmo reso ancora più evidente la crisi di questa maggioranza, una crisi che si era manifestata già nel corso delle votazioni per l'elezione di Miccichè all'Ars". 

 

 


Il commento di Aricò (Db)

 

 


"Sentire il collega Cracolici che parla del Governo Musumeci dopo il disastro Crocetta targato PD è proprio fuori da ogni logica politica. I nostri alleati sono la maggioranza dei siciliani che, siamo certi, condivideranno l'azione politica e amministrativa del governo Musumeci". Lo ha dichiarato il capogruppo di Diventerà Bellissima, Alessandro Aricò.

Succede in Sicilia: si Dimette Vincenzo Figuccia dalla giunta di Nello Musumeci





Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it

 

 



PALERMO - Dalla giunta alla giunta. A segnare i contorni di un mese di passione. Dalla nomina degli assessori, datata 29 novembre, alle dimissioni di Vincenzo Figuccia, la maggioranza di centrodestra ha vissuto momenti di grande tensione, divisioni, prese di distanze.

Fin dalla nascita del governo Musumeci. O meglio, prima ancora della formazione della giunta, visto che i problemi tra l’ormai ex assessore all’Energia e pezzi importanti della maggioranza (in particolare l’area di Forza Italia che fa più strettamente riferimento a Gianfranco Micciché) affondano a qualche settimana prima. Ma come detto, già la scelta degli assessori aveva provocato il primo “smottamento”. Nessuna valanga, per carità, ma ha avuto un aspetto anche simbolico la scelta, da parte dell’unico deputato “leghista” dell’Ars di mettersi “fuori dalla maggioranza”. Questa la decisione di Tony Rizzotto, dopo aver preso atto dell’assenza di un componente della giunta che facesse riferimento a “Noi con Salvini”.

Ma i problemi non sono finiti lì. E sono emersi, chiaramente, dal voto segreto per l’elezione del presidente dell’Ars. Due franchi tiratori non hanno mai smesso di votare contro il presidente scelto dal centrodestra, costringendo Micciché e l’Aula agli straordinari: la fumata bianca arriverà solo alla terza votazione. Segnali di tensione, dicevamo.

Apparsi evidenti anche in un’altra fase riguardante le elezioni delle cariche dell’Assemblea. Quando sono emersi chiaramente, pochi giorni fa, i contorni di un accordo tra Forza Italia e Pd per la scelta dei deputati questori e dei deputati segretari, è stato un altro partito della maggioranza, i “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni a prendere le distanze: “Abbiamo votato scheda bianca: questo è un inciucio”.

Insomma, acque agitate fin da subito
. E come se non bastasse, a rendere difficoltosa la navigazione della fresca maggioranza, ecco anche le frasi di Gianfranco Miccichè sul tetto agli stipendi d’oro dell’Ars. In questo caso, è di nuovo la Lega a scontrarsi con Micciché: “Sull'ipotesi di ripristino degli stipendi d'oro a dirigenti e consiglieri parlamentari dell'Assemblea regionale – ha detto il deputato Alessandro Pagano - la Lega prende le distanze nutrendo molte perplessità”.

Ed è proprio su questa polemica che si innesta lo scontro che è sfociato nelle dimissioni di Vincenzo Figuccia dalla giunta di Nello Musumeci. Secondo l’ormai ex assessore regionale, la maggioranza "avrebbe potuto fare scelte più coraggiose esprimendo un presidente dell'Ars di maggiore discontinuità. Non mi piace l'immagine che si sta dando all'esterno. La considero – ha detto Figuccia ieri - offensiva per tanti che non possono mangiare, licenziati, inoccupati, giovani, meno giovani e soggetti appartenenti a varie categorie che guardano a questo governo con speranza e che aspettano segnali nella direzione del cambiamento, dello sviluppo e del sostegno a chi soffre". Parole dalle quali hanno preso le distanze praticamente tutti gli esponenti della maggioranza di centrodestra, dal coordinatore di Forza Italia Francesco Scoma a tutti i capigruppo di maggioranza che hanno sottoscritto una nota comune per dissentire da Figuccia. E ancora, le parole dello stesso governatore Musumeci sono apparse come una “tirata d’orecchie” all’assessore: “I componenti della mia giunta lavorino e tacciano”.

E così, Figuccia ha salutato tutti ed è andato via. Ha scelto “la gente” che è “la mia maggioranza” ha detto, giocando chiaramente a segnare un solco tra “la strada” e “i palazzi”. “La mia battaglia – dice a Live Sicilia – punta a scardinare il sistema. Dobbiamo far capire alla gente che non siamo tutti uguali. La politica può e deve anche interpretare il sentire dei cittadini”. La gente e il palazzo, come cifra della politica di Figuccia che qualche mese fa piantò un gazebo di fronte Palazzo d’Orleans per protestare, con tanto di sciopero della fame, contro il governo Crocetta. Adesso, il futuro è incerto: “Quando ho accettato di fare l’assessore – dice – credevo di poter combattere una battaglia per la Sicilia. Una battaglia difficile. Ma mi sono accorto che forse qualche mio compagno, invece di aiutarmi, ha giocato a sottrarmi le munizioni”.

Un riferimento nemmeno troppo velato all’Udc, partito nel quale Figuccia è approdato, dopo uno strappo assai polemico proprio con Micciché e Forza Italia. “Mi sarei aspettato – confida – dopo le parole del presidente dell’Ars una presa di posizione che andasse verso la gente, verso i temi della solidarietà, verso chi soffre. E invece hanno preso le distanze da me. La gente ha dato fiducia a questo governo, ma questo governo adesso la fiducia deve conquistarla. Forse sono stato io a non comprendere - conclude – cosa intendesse questa maggioranza per ‘credibilità’ e ‘rapporto con i cittadini”. La strada e il palazzo, appunto. Figuccia se ne va: “Scelgo la gente”. Il primo pezzo di giunta viene giù dopo meno di un mese.

News: Renzi Vuole diventare Senatore quindi si candida al Senato a Firenze

 

 Notizia Pubblicata da: https://www.nextquotidiano.it/

 

 

 

Matteo Renzi rilascia oggi un’intervista alla Stampa in cui annuncia, dopo i tanti annunci divergenti (Milano, etc) sottolineati anche da Matteo Richetti qualche giorno fa, di volersi candidare al Senato a Firenze

Come mai ha scelto di correre per fare il senatore dopo aver caldeggiato la trasformazione della Camera alta in Senato delle autonomie? Non le pare una contraddizione?
«Non è un contrappasso dantesco, ma la scelta responsabile di inchinarsi alla volontà popolare. Continuo a pensare che questo Paese avrebbe funzionato meglio con una sola Camera a dare la fiducia, ma ho perso quella battaglia. I cittadini hanno scelto di tenere vivo il Senato e adesso trovo doveroso sottopormi al voto degli italiani per entrare o meno in Senato. Anzi: ho letto che Salvini vuole sfidarmi dove mi candido io: lo aspetto nel collegio senatoriale di Firenze».

 

Quale atteggiamento terrà nei riguardi dell’Europa di qui al voto? In primavera come sempre dovranno giudicare i nostri conti pubblici…
«Noi diciamo da tempo che siamo per un’Europa capace di ripensarsi. Europa sì, ma non così. Tuttavia se guardiamo gli schieramenti in campo noi siamo l’unico polo realmente europeista. Pur di prendere una trentina di collegi in più Berlusconi ha imbarcato Salvini, unico caso europeo di popolari e populisti che stanno dalla stessa parte. Dall’altro i Cinque Stelle sono impressionanti nella loro assurda visione europea: propongono un referendum che non si può fare per votare no alla permanenza nell’Eurozona, sapendo che questa scelta affosserebbe la nostra economia. In questo scenario il centrosinistra è davvero l’unica chance di un’Italia europeista che vuole un’Europa diversa, più forte e più giusta. Quanto ai conti pubblici, abbiamo messo a posto i conti, nonostante il Fiscal Compact: dall’Europa ci attendiamo elogi, non polemiche».

 

 

Quello di Firenze Nord – insieme a Scandicci, Empoli, Sesto Fiorentino, Modena e Casalecchio di Reno – era stato indicato da un sondaggio di Ixé per La Stampa come uno dei collegi sicuri per il Partito Democratico con l’uninominale. Il segretario del Partito Democratico sostiene anche che sia impossibile ad oggi un accordo con Liberi e Uguali a causa dei sondaggi (che non darebbero i numeri necessari alla compagine di Grasso e Bersani).

In caso di stallo dopo le urne, lei darebbe il suo ok ad un governo istituzionale, magari a guida Gentiloni? O chiederebbe un ritorno alle urne?
«Quello che accadrà il giorno dopo lo deciderà il Presidente della Repubblica dopo aver visto i risultati e aver ascoltato le forze politiche. Nutro un rispetto non formale per le attribuzioni che la Costituzione ha dato al Capo dello Stato. Spero in un Governo guidato da un premier Pd non per spirito di corpo ma perché lo considero un fatto positivo per l’Italia. L’Italia è più sicura se guidata dal Pd: non è tempo di apprendisti stregoni che si qualificano come nuovi o del ritorno di chi ha fatto schizzare lo spread a livelli record. È tempo di solidità e di forza tranquilla».

Ritiene possibile dopo il voto un accordo con il partito di Grasso per formare un governo, se aveste i numeri sufficienti?
«Non abbiamo niente contro Grasso, ma vedendo quanto sono accreditati nei sondaggi non mi pare l’ipotesi più realistica».

Video: Questo è il Partito Democratico, Questo è Vincenzo De Luca: “I 5 Stelle incapaci di innaffiare un albero di Natale”. E fa il dito medio alla Ciarambino in consiglio regionale


 

Notizia Pubblicata da:  http://www.lanotiziagiornale.it

 

 

Vincenzo De Luca ormai ci ha abituato a uscite sui generis e sopra le righe. Ma ora il Governatore della Campania è andato evidentemente otlreha compiuto un gesto osceno indirizzato contro Valeria Ciarambino, oppure verso l’intero gruppo regionale del Movimento 5 Stelle Campania.  Come mostrato in modo piuttosto inequivocabile da un video che sta circolando su Facebook, il  presidente della Campania ha alzato il dito medio nei confronti del M5S dopo che la capogruppo pentastellata Valeria Ciarambino era intervenuta per esprimere il voto contrario al bilancio regionale.

 

 

 

 

 Il presidente Vincenzo De Luca ha chiesto la parola per rispondere a Ciarambino prima della votazione. Il breve intervento di De Luca è aggressivo ma accettabile nella dialettica politica. Come suo conseuto, ironizza contro i 5 Stelle con toni normali per il suo personaggio. Vincenzo De Luca si è poi rivolto alla sua ex avversaria alle regionali vinte nel 2015 in un passaggio nel suo discorso, in cui ha rimarcato come se alla guida della Regione Campania ci fosse Valeria Ciarambino non sarebbe in grado nemmeno di innaffiare un albero di Natale. Lo scherno, dettato dalla data del dibattito, il 22 dicembre, sarebbe stato accettabile se in quel preciso momento De Luca non avesse alzato il dito medio, indirizzandolo contro l’ex candidata presidente del M5S alla regione Campania.

 

 

 

 

“Reddito dignità per emergenza poveri” il Grillino Berlusconi si accoda agli odiati 5 stelle Grillini: “E’ una fotocopiatrice impazzita”






Notizia Pubblicata dal ilfattoquotidiano.it

 

 

 



Dice di ispirarsi al premio Nobel Milton Friedman, ma l’idea è molto simile a quella del Movimento 5 stelle e al provvedimento approvato dal governo solo qualche mese fa. Mentre il nome è uguale a quello della campagna di Libera. Silvio Berlusconi, nel bel mezzo del torpore delle feste natalizie, ha deciso di lanciare la sua proposta contro l’emergenza povertà: il reddito di dignità. L’etichetta è identica a quello della petizione di Don Ciotti e dell’associazione contro le mafie perché il Parlamento intervenga per aiutare gli indigenti. E il contenuto ricorda la misura del reddito di inclusione, approvata dall’esecutivo, e pure il reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle. E proprio questi ultimi sono partiti all’attacco: “E’ una fotocopiatrice impazzita”, hanno scritto in una nota. Il leader M5s Luigi Di Maio su Twitter invece ha ricordato che “per cinque anni Forza Italia ha votato contro la nostra proposta”: “Quando saremo al governo gli ricorderemo questa dichiarazione”. Pure il Pd polemizza: “Noi abbiamo fatto il reddito di inclusione. Due miliardi di euro messi sul tavolo”, ha detto Edo Patriarca. La responsabile lavoro Chiara Gribaudo ha chiesto invece notizie sulle fantomatiche coperture: “Il venditore di fumo è tornato in scena, ma sempre fumo propone”.









Non è la prima volta che Berlusconi ne parla. Aveva proposto qualcosa di simile già a dicembre di un anno fa, sempre in periodo natalizio, e già aveva fatto discutere visto il suo impegno nello screditare i grillini sullo stesso fronte (“Vogliono finanziare il reddito di cittadinanza con la tassa di successione”, aveva detto). Ora però ha deciso di rilanciarlo: “Per contrastare subito l’emergenza della povertà”, ha detto in mattinata intervistato da Radio 101, “serve una misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman. Lui la chiamava ‘imposta negativa sul reddito’, io lo chiamo reddito di dignità”. Che nella pratica prevede: “Chi si trova sotto una certa soglia di reddito, potrebbe essere di 1000 euro al mese da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico, non solo bisognerebbe non pagasse le tasse, ma lo Stato dovrà versare a lui la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat. Una somma che può variare, a seconda della zona del Paese in cui la persona vive”. E nel pacchetto fisco annunciato oggi anche un “totale sgravio fiscale per chi assume giovani con contratto di apprendistato o di primo impiego per tre anni”, pensioni minime da 1000 euro al mese e “una qualche attenzione alle nostre mamme, che hanno diritto di trascorrere una vecchiaia serena”.






CLICCA QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO INTEGRALE SU BERLUSCONI IL GRILLINO

mercoledì 27 dicembre 2017

L'IMPOTENZA DEL GOVERNO MUSUMECI " CARTA CANTA "

Notizia Pubblicata da: Livesicilia.it

 

 

Bilancio, sanità, rifiuti, formazione: tutti i nodi ora vengono al pettine.


Tre anni fa, giorno più giorno meno, parlando della Sicilia nel bel mezzo dell'era di Rosario Crocetta, scrivemmo come “in questa Regione perduta non ci sia pietra sotto la quale non si annidino i vermi”. Oggi, tramontata quell'era e all'alba della stagione del ritorno del centrodestra, quelle pietre vengono sollevate una a una e i vermi continuano ad affiorare copiosi, in un lungo catalogo di disastri.

Non c'è dossier all'interno del quale non sbuchi la sorpresa. Si pensi al bilancio della Regione. Abbiamo dato notizia sul nostro giornale della deliberazione della Sezione per le autonomie della Corte dei conti che fa emergere nuovi, pesantissimi dubbi sui conti della Sicilia. Il documento dei giudici contabili potrebbe obbligare il nuovo governoa reperire una cifra ai almeno 80-100 milioni di euro. Una maxi-stangata che appesantisce una situazione contabile già ridotta all'osso. La preoccupazione per il “buco” nel governo è grande. E le rassicurazioni sui conti lasciati in ordine da parte del precedente governo oggi appaiono discutibili. Anche se chi ha passato il testimone continua a giurare che è tutto a posto.

Poi c'è la Sanità. Quella dove tutto era pronto per fare i nuovi concorsi. Sì, passi avanti sono stati fatti, lo ha ammesso con fair play anche il nuovo assessore Ruggero Razza riconoscendo quanto fatto da Baldo Gucciardi. Ma in realtà c'è ancora un bel po' da correggere sulla rete ospedaliera e per i concorsi ci sarà ancora da aspettare. L’ultima versione approvata dal governo Crocetta ed esaminata dall’Ars, infatti, sarebbe costellata di errori che hanno prodotto molte segnalazioni e persino dei ricorsi, come abbiamo scritto questa settimana.

Non parliamo della Formazione, dove lo stallo resta drammatico. Dalla Corte dei conti sono arrivate altre frenate sull'Avviso 8 nei giorni scorsi. E tutto continua a rimanere paralizzato, ormai da anni.

Peggio ancora, se possibile, va sul fronte dei rifiuti.
L'emergenza rischia di scoppiare da una settimana all'altra, Bellolampo sta esplodendo, così come altre discariche, il futuro resta avvolto da un'inquietante confusione mentre la famosa differenziata non decolla soprattutto nelle grandi città. La Corte dei conti in un documento trasmesso al ministero dell'Ambiente ha dato sei mesi di tempo per evitare l'apocalisse, bocciando la normativa regionale, evidenziando l'assenza di un piano, lo sperpero dei fondi Ue, il flop della differenziata. Una fotografia impietosa quella della Sezione di controllo, che si sofferma anche sui debiti fuori controllo degli Ato e sulla giungla degli affidamenti diretti. Il tutto mentre le indagini giudiziarie ipotizzano giri di mazzette e infiltrazioni mafiose.

Le macerie lasciate sotto l'albero dei siciliani stanno tutte lì.
E chi ha governato in questi cinque anni, il centrosinistra di Crocetta, non sente bisogno di una mezza parola di scuse o di autocritica. La colpa, si sa, è sempre dell'eredità lasciata da chi è venuto prima. E cioè dal centrodestra, che oggi ritorna al potere. Lo scaricabarile così si può portare avanti all'infinito. Intanto, sotto ogni pietra rimangono i vermi.


il 2018 per gli italiani sarà un Vero salasso " Arriva una Stangata targata Governo Gentiloni di 952 Euro a Famiglia "


Notizia Pubblicata da http://www.adnkronos.com






Dalle bollette della luce ai pedaggi autostradali. Passando per assicurazioni, servizi bancari, prodotti per la casa e spese scolastiche. Con il nuovo anno arriva anche la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui per una famiglia media. "Mentre, secondo le ultime stime Istat, cresce il rischio povertà o esclusione sociale - sottolinea in una nota Elio Lannutti di Adusbef - con la popolazione esposta a rischio pari a 18.136.663 individui, superiore di 5.255.000 unità rispetto al target UE previsto, una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei, si profilano ulteriori salassi per le tasche dei cittadini dal 1 gennaio 2018, stimati da Adusbef in 952 euro a famiglia".

 

"Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare - come segnalato al Governo e dall’Autorità per l’energia - per 22 milioni di famiglie dal 1 gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt'altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti".

 

 

"Il nuovo anno è alle porte, ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 - spiega - subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l'alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l’errato calcolo), i prodotti



per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali".

 

La previsione di aumenti per il 2018 "è aggravata non solo dalla crescita dei costi energetici, ma anche da alcuni fenomeni speculativi o derivanti da inefficienze di sistema, con aumenti implacabili dei costi delle assicurazioni e dei servizi bancari". "Tali incrementi per molte famiglie risultano insostenibili, per questo - conclude - è urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell’impunità data l’assenza di una class action (approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati il 3 giugno 2014, bloccata al Senato per espresso veto di Confindustria e banche recepita dal ministro Maria Elena Boschi, che taglieggiano e saccheggiano i redditi) formidabile deterrente contro i predatori".

Vitalizi a Go Go: Dal 2018 la spesa della Camera torna a salire assestandosi a 968 milioni di euro, 17,6 milioni in più rispetto a quest’anno.



Notizia Pubblicata da: LaNotiziaGiornale.it 

 

 

Oltre al danno la beffa. Alla Camera la dieta è finita e dall’anno prossimo, recita il bilancio di previsione che La Notizia ha potuto visionare, la spesa (“al netto della restituzione allo Stato di 80 milioni di euro”) tornerà a salire fino a toccare quota 968 milioni 124mila 571 euro. Un incremento di 17,6 milioni, l’1,85%. Dovuto soprattutto “alla spesa previdenziale per i deputati cessati dal mandato”, c’è scritto nella relazione che accompagna il bilancio, che salirà dai 133,3 milioni del 2017 a 136,1. Spesa previdenziale, cioè i vitalizi. Già perché nonostante le promesse di tagliarli con la legge Richetti naufragata al Senato, e la contestata delibera Sereni (Pd) entrata in vigore il 1° maggio, con la quale viene applicato un contributo di solidarietà triennale agli assegni da 70mila euro lordi all’anno in su, le ricche prebende degli ex inquilini di Montecitorio continueranno a correre indisturbate.

Nello specifico, sempre stando al bilancio, 78 dei 136,1 milioni serviranno per pagare i vitalizi diretti, altri 16,2 per le pensioni dirette e, dulcis in fundo, 23,2 milioni per la reversibilità degli ex deputati defunti. Insomma, hai voglia a dire che i vitalizi non ci sono più o a parlare di tagli draconiani: le chiacchiere stanno a zero. E a dirlo è proprio la Camera.

 

 

Ma non solo. Perché a fare un balzo in avanti sarà infatti anche la spesa previdenziale del personale in quiescenza, che l’anno prossimo toccherà quota 276 milioni 710mila euro contro i 265 milioni 710mila del 2017. Un altro salasso da 11 milioni, più 4,4%. A conti fatti, per pagare gli stipendi del persone eletto e non, vitalizi e pensioni, Montecitorio dovrà staccare un maxi-assegno da 769 milioni 400mila euro, praticamente il 79,5% dell’intera spesa a bilancio. Sempre a partire dal 1° gennaio, cesserà l’efficacia della delibera del 2014 con la quale l’Ufficio di presidenza aveva ‘calmierato’ gli stipendi dei dirigenti, congelando peraltro le indennità di funzione. Una delibera impugnata dal personale, che ha vinto il ricorso in appello dinanzi alla giurisdizione di Montecitorio.

 

 

Cosa vuol dire in termini pratici? Che per esempio l’indennità di funzione del segretario generale di Montecitorio, che era stata ridotta di 662 euro al mese, da Capodanno tornerà a salire a 2.200 euro netti al mese. O che il consigliere capo servizio e il consigliere capo della segretaria del presidente riprenderanno ad incassare 1.197 euro contro gli attuali 598. Indennità quasi raddoppiata pure per il consigliere capo ufficio della segreteria generale: da 485 a 882 euro. E così via fino al V livello. “Il bilancio della Camera – attacca Riccardo Fraccaro (M5S), segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera – continua ad essere la cartina di tornasole di una politica incapace di riformarsi. Le misure di facciata adottate dai partiti, come le bugie, hanno le gambe corte”.