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giovedì 3 agosto 2017

NEWS: ORLANDO SI FA LA SUA ASSOCIAZIONE (“DEMS”) E SI PREPARA A MOLLARE GLI ORMEGGI - SE RENZI FA STRAGE NELLE LISTE ELETTORALI E’ PRONTO A RICOSTRUIRE “UN PD FUORI DAL PD, MAGARI CON PRODI E PISAPIA”

Pubblicato da Dagospia.com





Articolo Scritto da Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”



Preoccupato per la stabilità del Paese e per il destino delle riforme, Andrea Orlando lancia l' allarme e smonta la linea di Renzi su alleanze e legge elettorale: «Vediamo il rischio di una crisi di sistema.Se le prossime elezioni porteranno a un vuoto di conduzione politica, i risultati di questi anni saranno compromessi».


Per il Guardasigilli l' Italia non può permettersi di restare senza un governo, «bastano pochi mesi perché la situazione economica e sociale sfugga al controllo».



Toni alti, che rivelano come, sottotraccia, il Pd sia un magma in pericolosa ebollizione.
Presentando ieri alla Camera la sua associazione Democrazia Europa Società - con tanto di logo colorato, Dems - Orlando ha spiegato di voler «tornare al Pd delle origini», un partito aperto e inclusivo, che apra le sue porte a «esperienze politiche diverse». La critica alla linea del segretario è in ogni passaggio del suo ragionamento. Dopo la pausa estiva Orlando lancerà l' associazione con una iniziativa nazionale e presenterà una proposta di legge elettorale maggioritaria, con premio di governabilità. E se il Nazareno rilancia il sistema tedesco, Orlando lo boccia e, in asse con Dario Franceschini, spinge per il premio alla coalizione: «Non sono un fan del maggioritario, ma la attuale legge elettorale ci consegna un sistema ingovernabile». Quanto alla neonata Dems, Orlando spiega di aver scelto l' acronimo anche come plurale di «democratico».
 


Il ministro della Giustizia è rimasto molto colpito dalla fuoriuscita di un dirigente come Piero Martino, anche perché non ha dimenticato che fu proprio l' ex braccio destro di Franceschini, con Michele Anzaldi, ad accompagnare Renzi negli studi Sky per il confronto tv delle primarie.

Con il leader della minoranza i parlamentari ragionano di lavoro, scuola e sicurezza in vista della conferenza programmatica del prossimo autunno, ma parlano anche di liste elettorali. E la riflessione che si fa è questa: se un renziano come Martino esce dal Pd vuol dire che il seggio non è blindato per nessuno. Il combinato disposto tra il sistema di voto e la «linea autolesionistica del leader» rischia di dimezzare i parlamentari del Pd: a ballare non sono soltanto i seggi delle minoranze, ma anche quelli dei renziani. E l' idea fissa dell' ex premier di candidare nomi nuovi della società civile aumenta la tensione interna, in Parlamento e sul territorio.




Così molti si chiedono se Dems non sia una caravella pronta, alla bisogna, a mollare gli ormeggi per prendere il largo fuori dal Pd.
Orlando sente che la «spinta centrifuga c' è», ma assicura che lo scopo dell' associazione non è la scissione. Eppure anche il Guardasigilli ritiene «emblematica» l' uscita di un dirigente che viene dalla storia della Margherita. «Se tu fuori cominci ad avere non solo ex ds, ma anche ex democristiani, quello che nasce è un altro Pd, alternativo al Pdr di Renzi - è il pensiero che Orlando ha confidato ai fedelissimi -.

O il Pd delle origini lo fai dentro, dopo aver ridimensionato Renzi, o qualcuno comincerà a interrogarsi sulla necessità di farlo fuori, magari con Prodi e Pisapia». Un Pd 2.0, insomma, pronto a nascere se Renzi decidesse di fare una «strage» nelle liste elettorali.

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