giovedì 3 agosto 2017

LA SICILIA È PERSA " #RENZI GIÀ PROVA A METTERSI A RIPARO DA UNA SCONFITTA BRUCIANTE "

Notizia Pubblicata da huffingtonpost.it








Sulla bellissima Terrazza del Charleston Matteo Renzi già si mette al riparo, o meglio ci prova, dalla sconfitta (possibile) alle prossime elezioni regionali siciliane del 5 novembre. Ecco il passaggio: "Le elezioni siciliane sono un passaggio importantissimo e lo sono sempre state. Ma contrariamente a quanto dice la stampa non sono importanti per i giochi politici nazionali ma perché la Sicilia è cruciale per la ripartenza dell'Italia".
Una formula classica dell'era Renzi, già sentita prima di Roma, Torino e anche Genova, tutte elezioni definite "importantissime", ma che non ebbero "ricadute" politiche come fu, per esempio, la Sardegna per Veltroni (peraltro gesto non richiesto). Casi locali, insomma. Il messaggio è rivolto più che alle iene dattilografe a quanti, all'interno del suo partito, aspettano il minuto dopo il voto per "forzare" la discussione su alleanze e linea, se non per chiedergli le dimissioni: "Così non si può andare avanti, aspettiamo il 6 novembre" dice più di un senatore vicino al ministro, tornato loquace. In Sicilia il segretario del Pd era atteso proprio per avere lumi su alleanze e candidati. La presentazione del suo libro invece, dopo un omaggio alla bellezza del posto e dell'Isola, e dopo il tentativo di esorcizzare la possibile sconfitta, diventa il solito spot egoriferito: "Abbiamo fatto un sacco di cose ma non abbiamo saputo comunicarle", "Macròn ci ha copiato bonus ai diciottenni", non si ferma il cambiamento con le mani.
La verità che dopo il "no" di Grasso, il Pd è un frullatore di nomi, ma nessuno ha la forza di fare sintesi. Il governatore uscente Rosario Crocetta è in campo e, nonostante il suo partito lo viva come una scheggia impazzita, pretende le primarie, come è scritto nello statuto. Anche il profilo della coalizione è incerto. Sia a sinistra, dove si lavora a una lista Mdp-Sinistra Italia, sia al centro, perché il partito di Alfano è risucchiato nell'alveo del centrodestra, anche se in ruolo non da protagonista. In questo contesto il segretario del Pd ha benedetto, senza tanta enfasi, il "modello Palermo" indicandolo come modello per la regione anche se ne mancano i presupposti: un candidato carismatico con attorno una coalizione senza simboli di partito. Insomma, decidete voi è il messaggio di Renzi, come in una qualsiasi elezione locale. Esattamente l'opposto di quel che fanno i Cinque Stelle che credono nella possibile vittoria e inizieranno a battere l'Isola palmo a palmo da agosto con Di Maio e Di Battista.
A proposito, anche Leoluca Orlando sta giocando una partita autonoma in questa vicenda, consapevole che al momento è l'unico volto vincente da quelle parti. Parla con la sinistra-sinistra, accoglie Renzi al Charleston, stoppa anche alcuni vicini a lui che avrebbero l'ambizione di candidarsi come il vicepresidente dell'Ars Giuseppe Lupo. Una situazione del Pd è resa ancora più complicata, a sentire i democrat locali, dalla perdita dei centristi. Il partito di Alfano qualche voto in Sicilia ce l'ha, e sta tornando di fatto nell'orbita del centrodestra, spinto dai suoi dirigenti isolani ma anche da logiche nazionali, perché è complicato allearsi con Maroni in Lombardia e col Pd in Sicilia, e in mezzo fare le politiche. Il problema, di Alfano, è che non ha la forza per imporre alcunché. Renzi non ha provato neanche a fare un'apertura ai centristi, che i suoi dirigenti siciliani si aspettavano, mentre Berlusconi non vuole caricare di significato nazionale un'alleanza locale perché il suo elettorato mal digerirebbe "un'alleanza coi traditori". E perché il quadro è ancora confuso. In campo c'è già un candidato, Nello Musumeci che la volta scorsa era il candidato di tutto il centrodestra e oggi è sostenuto da Giorgia Meloni. La quale – giovedì sarà di nuovo a Palermo - auspica una convergenza, attorno alla sua candidatura, di tutto il centrodestra. Escluso Alfano. A meno che il centro – come accaduto in Liguria – non dia vita a una lista civica più che di nomenklatura. Nomi alternativi non ci sono. La sensazione è che, se Renzi ci ha tolto la faccia, Berlusconi non ci ha ancora messo la testa.

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