mercoledì 2 agosto 2017

COME VOLEVASI DIMOSTRARE IL REGISTRO DEI LOBBISTI È UNA FARSA CLAMOROSA!! GIÀ SPARITI I COMPENSI DICHIARATI



NOTIZIA PUBBLICATA DA: LANOTIZIAGIORNALE.IT

 

 

 

Dal debutto flop alla farsa. Il tanto sbandierato “Registro dei rappresentanti di interessi” della Camera non ne sta azzeccando una. Dietro l’elegante dicitura non c’è altro che il tentativo di tenere a Montecitorio una lista di lobbisti autorizzati a interloquire con deputati e funzionari. Iniziativa applaudita dalla presidente Laura Boldrini e fortemente voluta dalla vicepresidente Dem Marina Sereni. Lo scorso 17 luglio La Notizia aveva rivelato come all’interno dell’elenco, ancora in corso di formazione, ognuno andasse per conto suo. E così, accanto a società di lobbying che esponevano dettagli contrattuali con tanto di compensi percepiti dai clienti, c’erano operatori che si limitavano a pubblicare il mandato, senza alcun riferimento all’entità economica dell’accordo. “Violazione della riservatezza”, avevano tuonato i lobbisti che si erano rifiutati di indicare cifre.

Lo sviluppoEbbene, a 15 giorni dall’articolo di questo giornale, come per incanto dal Registro lobbisti della Camera sono sparite tutte le cifre dei compensi precedentemente indicati. A volte anche con sistemi a dir poco artigianali, come un colpo di bianchetto o una cancellazione a penna. Due settimane fa, per esempio, la Community srl, guidata da Auro Palomba, aveva inserito alcuni contratti e compensi. Veniva fuori che la stessa società percepisce 120 mila euro da Msc Cruises, 48 mila euro da Qvc Italia, 40 mila euro da Gs Spa (Carrefour Italia), 35 mila euro da Edwards Lifescience Italia e 20 mila euro da Camst-La ristorazione italiana. Tutte cifre che dall’attuale registro sono state espunte. La società QuickTop (Reti) metteva in bella  mostra i 50 mila euro percepiti da Bat (British American Tobacco), ora cancellati. La stessa QuickTop (Reti), nel frattempo ha aggiunto altri clienti come Confimed e Dalmine. Anche qui con soluzioni artigianali: per Confimed la spazio del corrispettivo è stato lasciato in bianco, per Dalmine il compenso è rimandato a un allegato al contratto che naturalmente non è stato pubblicato. Naturalmente nessuno nega che l’indicazione di cifre avrebbe potuto configurare un problema di violazione di riservatezza. Il punto è che, un po’ all’italiana maniera, negli ultimi giorni si è registrato una sorta di “fuggi fuggi” dalle pubblicazioni, complice anche un regolamento del registro non proprio chiaro.

L’altro nodo Tra l’altro La Notizia aveva anche segnalato come, nel giorno del debutto, nell’elenco mancassero le principali società italiane di lobbying come Cattaneo Zanetto, Bistoncini & Associati e Open Gate. Tutte avevano puntato l’indice sulla farraginosità della procedura, ma avevano garantito l’imminenza dell’iscrizione Per il momento, però, nella lista è entrata solo Cattaneo Zanetto, che  ha indicato un cliente: Assilea (associazione italiana leasing). Tra le curiosità c’è anche l’ingresso della Bdl Lobbying di Ezia Ferrucci, che indica come cliente Bat. Ovvero la stessa British American Tobacco che si affida pure a QuickTop. Un fatto è certo: in attesa di una composizione più corposa, l’elenco valuto e sponsorizzato dalla Sereni si è già rivelato un autentico guazzabuglio. Non il miglior biglietto da visita, per un’iniziativa di trasparenza che sulla carta era pur virtuosa.

Nell’elenco spuntano pure colossi di Parigi e Berlino

Ci sono anche i francesi, seppur indirettamente, nel “Registro dei rappresentanti di interessi”, in pratica l’elenco dei lobbisti accreditati che ha appena fatto il suo debutto alla Camera. In un certo senso è curioso notare la loro presenza in un momento di rapporti non proprio idilliaci tra Roma e Parigi, con Emmanuel Macron che sta facendo le barricate per non pedere il controllo dei cantieri Stx a beneficio di Fincantieri. Ebbene, nell’elenco di rappresentanti di interessi di Montecitorio compare Tim, l’ex monopolista telefonico adesso passato sotto il controllo dei francesi di Vivendi. Ma c’è anche Engie, il colosso energetico transalpino che un tempo si chiamava Gdf-Suez e che ancora adesso ha una partecipazione indiretta, ma rilevante, in Acea. Nel registro, in particolare, Engie si affida alla società di lobbying Noesi. Tra gli altri colossi esteri, poi, spiccano le tedesche Basf (chimica), presente in nome proprio, e la piattaforma di trasporti su gomma Flixbus, che invece si affida alla società Utopia. Presenti anche Toyota (contratto con Telos A&S) e Coca-Cola (Inrete).

Twitter: @SSansonetti

 

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