mercoledì 26 luglio 2017

News: Se sei nato negli anni '80 sei Fottuto rischi di andare in pensione a 73 anni



Notizia Pubblicata da: http://www.huffingtonpost.it/







Chi è nato dopo il 1980, rischia di andare in pensione a 73 anni. Questo è uno dei dati che emerge dall'analisi di Enrico Marro sul Corriere della Sera. La generazione nata dopo gli anni 80, spiega Marro, dovrà fare i conti "col calcolo contributivo introdotto dalla Dini per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e il forte aumento dei requisiti per la pensione scattato con la riforma Fornero del 2011". Per queste ragioni, chi oggi ha meno di 37 anni rischia di andare in pensione oltre i 70; una questione sulla quale il governo vuole intervenire dato che, la maggioranza dei lavoratori ("il 55-60% degli attuali lavoratori ha fino a 40-45 anni di età"), stanno integralmente nel sistema contributivo.

Stefano Petrarca, consigliere economico di Palazzo Chigi, ha spiegato in un recente seminario che con l'attuale sistema pensionistico ci sono tre diversi percorsi per andare in pensione.

"La prima, quella normale, serve per l'assegno di vecchiaia. I requisiti sono: almeno 20 anni di contributi; un'età minima che, per che è nato nel 1980, sarà prevedibilmente di 69 anni e 5 mesi (considerando gli adeguamenti automatici alla speranza di vita); e aver maturato una pensione non inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale (oggi questa cifra sarebbe 640 euro netti)."

La seconda strada per andare in pensione dedicata ai lavoratori meno abbienti:

"A quelli che non hanno raggiunto questa cifra minima, spesso perché hanno subito molta disoccupazione e salari bassi. Un lavoratore classe 1980 che si trova in queste condizioni, considerando gli adeguamenti automatici, potrà andare in pensione posticipata solo a 73 anni e 5 mesi"

Infine, la terza possibilità è la pensione anticipata:

"Si può lasciare il lavoro 3 anni prima dell'età vecchiaia – nel nostro esempio 66 anni e 5 mesi – se si hanno almeno 20 anni di contributi e l'importo maturato non è inferiore a 2,8 volte l'assegno sociale (oggi questa cifra sarebbe 1.050 netti)".

Sostiene Marro che questo sistema "premia coloro che fanno i lavori migliori (stabili e ben pagati) consentendo solo a loro di ritirarsi prima, e punisca quelli più deboli, costretti alla pensione posticipata". Un quadro che viene aggravato dal fatto che "per la generazione post 1980 non c'è più l'integrazione la minimo, cioè quel contributo dello Stato per portare le pensione troppo basse a un importo base mensile (oggi, 502 euro al mese).

Infine, Marro spiega che le proposte al vaglio del governo e del sindacato, che giovedì prossimo avranno il loro secondo incontro, "vanno dalla pensione minima di garanzia di 650 euro ai contributi figurativi, cioè pagati dallo Stato, per i periodi di disoccupazione. Dalla eliminazione delle soglie di 1,5 volte e 2,8 volte il minimo per accedere rispettivamente alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata alla costruzione di un sistema di redditi ponte verso la pensione per i segmenti più deboli del lavoro"

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