venerdì 21 luglio 2017

News: A Roma la mafia non esiste. Condannati a 20 anni all’ex Nar, 19 al ras delle coop. All’ex Ama Panzironi 10 anni, 11 a Gramazio (FI), 6 al Pd Coratti


Notizia Pubblicata da: ilFattoquotidiano.it




Si chiama Mafia capitale, si è macchiata di reati gravi puniti con pene severe ma non era un’associazione mafiosa. Non c’è mafia sotto la Colosseo, solo ricatti, violenza, corruzione e criminalità comune. Lo hanno deciso i giudici della X sezione penale di Roma alla fine del processo nato dall’inchiesta sul Mondo di Mezzo. Dopo 21 mesi e 230 udienze, a due anni e mezzo dai 37 arresti del Ros che squassarono per alcuni giorni i palazzi del potere, la giudice Rosanna Ianniello ha impiegato più di venti minuti per leggere la sentenza che fa cadere per tutti gli imputati sia l’accusa di 416 bis – e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso – che l’aggravante mafiosa prevista dall’articolo 7. Per il resto le toghe hanno emesso condanne pesanti a quella che è comunque un’organizzazione capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati, di finanziare cene e campagne elettorali, di raggiungere politici di destra e sinistra. Un’organizzazione che però – contrariamente a come la pensa la procura di Roma – non è una cupola, non è una piovra, non è mafia.

Le condanne: Carminati, Buzzi, Brugia.- La caduta del 416 bis, quindi, dimezza gli oltre 500 anni di carcere complessivi chiesti dalla procura di Giuseppe Pignatone per i 46 imputati. Vent’anni la condanna inflitta a Massimo Carminati, l’ex Nar indicato al vertice dell’associazione criminale, per il quale i pm avevano chiesto 28 anni (leggi la scheda). Leggermente più leggera, e pari cioè 19 anni di carcere, la pena di Salvatore Buzzi (leggi la scheda), il ras delle cooperative, sul quale pendeva una richiesta pari a 26 anni e 3 mesi. Undici anni, invece, per lo storico braccio destro del cecato, Riccardo Brugia, anche lui con un passato di estrema destra e rapine, per il quale erano stati chiesti 25 anni e 10 mesi. Sono loro per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i pm Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli le due figure apicali del clan, in grado di pilotare appalti, corrompere e minacciare: protagonisti di quello che hanno definito il “karaoke della corruzione Condannate anche la moglie e la segretaria di Buzzi, Alessandra Garrone e Nadia Cerrito. A Garrone è stata inflitta una condanna di 13 anni e sei mesi mentre a Cerrito, che teneva i libri contabili di Buzzi compreso quello delle tangenti, 5 anni. 




Nessun commento:

Posta un commento