venerdì 30 giugno 2017

News: Energia: dal primo luglio una bella Stangata per gli italiani aumenta la bolletta della luce


Notizia pubblicata da: http://ilsecoloxix.it




Roma - Sale la bolletta della luce, cala quella del gas. Lo ha comunicato oggi l’Autorità per l’Energia che ogni trimestre fissa i nuovi valori per i tre mesi in arrivo. Oggi ha fatto sapere che dal 1° luglio le famiglia-tipo vedranno un incremento del prezzo dell’elettricità del 2,8% mentre la bolletta del gas scenderà del 2,9%. La famiglia tipo è quella che consuma in media 2.700 kWh di energia elettrica l’anno e per il gas arriva a totalizzare 1.400 metri cubi. «La stagionalità dei prezzi nei mercati all’ingrosso influenza l’andamento degli aggiornamenti» dice l’Autority.

In particolare, si legge nella nota, l’andamento dell’elettricità è legato a prezzi nel mercato nazionale all’ingrosso previsti in rialzo nel prossimo trimestre, derivanti dagli attesi alti consumi collegati alla stagionalità del caldo periodo estivo, già manifestatisi nel mese di giugno particolarmente torrido. Per il gas invece la stagione di bassi consumi a livello europeo e nazionale implica - come previsto - una riduzione dei prezzi nei mercati all’ingrosso continentali.

«Tanto per cambiare, i prezzi del gas scendono d’estate, quando nessuno accende il riscaldamento e poi magicamente salgono d’inverno - afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori -. In pratica nessuno potrà usufruire della riduzione del prezzo del gas, mentre sui bilanci delle famiglie peserà solo l’aumento dell’elettricità».





L’associazione di consumatori invita, il Governo Gentiloni a mettere mano agli oneri di sistema sull’elettricità che, per quanto si siano abbassati, continuano a pesare per il 18,37%. Anche perché è assurdo che vadano per il 3,40% a finanziare ancora la messa in sicurezza delle centrali nucleari ormai dismesse mentre per il bonus sociale destinato alle famiglie in difficoltà si impieghi solo lo 0,96% conclude Vignola.

TRANQUILLI LO STATO NON VI LASCERÀ SOLI " TERREMOTO IRPINIA " 37 ANNI DOPO ANCORA STANNO ASPETTANDO




NOTIZIA PUBBLICATA DA: LANOTIZIAGIORNALE.IT

 

 





È passato quasi un anno dalla prima terribile scossa che ha devastato il centro Italia. Al di là di mille promesse, poco è stato fatto: la casette, rispetto alle reali esigenze della popolazione, latitano e i lavori stentato a ripartire con gravi danni per l’economia locale. D’altronde lo sappiamo bene: in tema di ricostruzione post-terremoto l’Italia non ha mai brillato. Ma c’è un esempio che, ahinoi, supera ogni più nera previsione. Scendiamo al Sud e precisamente in Irpinia. Era il 1980 quando un terribile terremoto distrusse letteralmente Campania e Basilicata causando quasi tremila morti. Ebbene, non tutti lo sanno ma ancora oggi in Italia, a distanza di ben 37 anni, esiste una struttura commissariale, che fa capo al ministero dello Sviluppo Economico, con l’esplicito compito di seguire e concludere i tanti lavori infrastrutturali cominciati e, alcuni dei quali, ancora non ultimati.

Il povero commissario – A far luce sullo stato dell’arte, l’ultima relazione presentata dal commissario Filippo D’Ambrosio al Parlamento e, per conoscenza, anche all’Anac di Raffaele Cantone. E perché mai anche all’Anac? Perché nelle pagine del report si alternano disperate grida d’aiuto, lo sconcerto dello stesso D’Ambrosio e piccoli aneddoti quasi grotteschi. Il tutto indice, però, di una situazione a dir poco inverosimile. Molti dei lavori, osserva ad esempio il commissario, sono rimasti bloccati a lungo perché per oltre sei mesi il Governo si è “dimenticato” di nominare un collaudatore statico, figura ovviamente essenziale per il rilascio delle autorizzazioni per la consegna delle opere infrastrutturali. E anche da questo è nata quella che D’Ambrosio definisce “confusione operativa”. Un eufemismo considerando che molti lavori si attendono da quasi 40 anni. Alcune concessionarie, ad esempio, hanno lamentato “ritardi nella misurazione e contabilizzazione dei lavori”, “ritardi e contraddittorietà in materia di autorizzazioni al subappalto”, “ritardi nel rilascio delle autorizzazioni sismiche per motivi diversi (a cominciare dalla vacatio proprio del collaudatore statico, ndr)”. Tutte responsabilità, a giudizio del concessionario, attribuibili all’inefficienza gestionale dello Stato. Interessante la risposta di D’Ambrosio che, “per il rispetto che si deve all’autonomia del D.L. (Datore di Lavoro, ergo: il Governo, ndr)”, preferisce non sollevare “alcuna considerazione in questa sede”, riservandosi però “di esprimersi una volta acquisite le relative relazioni”. Un modo come un altro per riconoscere evidentemente responsabilità su cui, però, è meglio tacere. Tanto che lo stesso D’Ambrosio sottolinea che “occorrerebbe ragionare ed assumere determinazioni tempestive e concrete”. Non è un caso che, scrive ancora il povero commissario, il rischio è che i concessionari chiedano pesanti risarcimenti visti i ritardi di Stato e Regioni. Per ora le ditte “pressano il sottoscritto per la relativa contrattualizzazione”, continua ancora D’Ambrosio, “anche con toni – aggiunge – a volte inadeguati”.

Un disastro – Una situazione, dunque, tragicomica a tratti che, però, ha ripercussioni concrete sulle regioni colpite dal terremoto quasi 40 anni fa. Che la situazione sia proceduta per anni a ritmi blandi, è data dal conto economico. Per il completamento di opere infrastrutturali già finanziate nell’81, sono stati stanziati 102 milioni tra Stato e Regioni coinvolte (Campania e Basilicata). Ad oggi però risultano effettivamente spesi solo 67 milioni. Ci sono, poi, i progetti di “completamento funzionale” di opere già realizzate: in questo caso il totale dei progetti costerebbe 430 milioni. Ad oggi, però, risultano spesi 20 milioni. Il 4%. Interessante, poi, che di tutto il monte che spetterebbe allo Stato (circa 200 milioni), sono stati finanziati solo 70 milioni, di cui effettivamente erogati 24,5 milioni. Inevitabile che, a questo punto, si sommino i ritardi. Per dire: i lavori sulla tratta stradale che dovrebbe collegare due paesini dell’avellinese, Frigento e Villamaina, sono “in grave ritardo”: su un progetto da quasi 63 milioni di euro, sono stati realizzati lavori per 18 milioni. E il tempo contrattuale dovrebbe arrivare a scadenza ad agosto, dopo già una prima proroga. Impossibile, ovviamente, rispettare i tempi anche a questo giro. Ci sono, poi, i lavori sulla strada a scorrimento veloce che dovrebbe fare da collegamento tra la A3 (Salerno-Reggio Calabria) e la A16 (Napoli-Bari). Un’opera mastodontica che rientra di diritto tra le principali incompiute d’Italia: dopo un primo stanziamento da 295 milioni di euro, ci si è accorti che per completare i lavori occorrono ulteriori 135 milioni. Curioso che solo per il primo stralcio del primo lotto (lavori cominciati nel 2013) si dica che “eventi non prevedibili stanno determinando ritardi nell’esecuzione dei lavori”. Quali siano tali eventi, non è dato sapere. Ed è ancora più curioso che si dica esattamente la stessa cosa anche per quanto riguarda il secondo stralcio sempre del primo lotto. Certo, altri lavori sono stati completati, ma con spaventosi ritardi nei pagamenti: tra pubblico e privato, gli importi richiesti al netto di anticipazioni, interessi e rivalutazione monetaria, sono pari a 7,4 milioni di euro.

Anac, dove sei? – Ma non è finita qui. Perché ciò che stupisce della relazione è anche la sensazione quasi di abbandono della struttura commissariale. Addirittura dimostrata anche dall’Anticorruzione di Raffaele Cantone. D’Ambrosio, infatti, su una storia riguardante eventuali incentivi di pagamento al personale (da cui sarebbe nato a detta dello stesso commissario, demotivazione diffusa), aveva interessato proprio l’Anac. Peccato, però, che l’Anticorruzione, “pur sollecitata per l’importanza del caso nell’economia dei lavori, non ha dato riscontro a mesi di distanza”. E allora come fare? Non resta che affidarsi alle poche conoscenze in possesso del commissario. Assurdo forse, ma reale. “La mancanza assoluta di un supporto giuridico – scrive il commissario – rende particolarmente gravoso il compito del sottoscritto che può basarsi solo sulla propria esperienza e sullo studio, senza però alcuna conferma nemmeno in prima approssimazione delle proprie convinzioni o interpretazioni”. Insomma, abbandono totale e interpretazioni alla carlona. Per un terremoto di quasi 40 anni fa.

Tw: @CarmineGazzanni

News: Strage di Ustica, Lo Stato Italiano condannato al risarcimento: “L’aereo fu abbattuto da un missile. E dopo ci furono depistaggi”




Notizia scritta e Pubblicata da: ilFattoquotidiano.it

 

 





Il Dc9 dell‘Italia che si inabissò nel mare di Ustica fu abbattuto da un missile. E dopo ci furono vari depistaggi. Per questo lo Stato dovrà risarcire, e non per la prima volta, oltre 17 milioni di euro a 29 familiari delle vittime della strage del 27 giugno 1980 (in tutto morirono 81 persone). A stabilirlo una nuova sentenza, depositata ieri, pronunciata dalla prima sezione civile della Corte di Appello di Palermo. I giudici hanno rigettato l’appello che l’Avvocatura dello Stato aveva presentato contro la condanna di primo grado del tribunale civile di Palermo del settembre 2011 (oltre 100 milioni di risarcimento per 81 familiari).

Secondo la Corte resta accertato il depistaggio delle indagini compiute all’indomani del disastro aereo. Il velivolo, che da Bologna andava a Palermo, con ogni probabilità fu abbattuto da un missile, ancora oggi non identificato, e a parere dei giudici civili i ministeri della Difesa e dei Trasporti non assicurarono adeguate condizioni di sicurezza lungo l’aerovia percorsa dal volo Itavia per raggiungere Punta Raisi. Per i giudici palermitani è esclusa l’ipotesi alternativa della bomba collocata a bordo o di un cedimento strutturale, in linea, quindi, con lo scenario della battaglia aerea e dell’intrusione di velivoli non identificati nella rotta del Dc9 già tracciato dall’istruttoria conclusa nel ’99 dal giudice Rosario Priore.

La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione del risarcimento per depistaggio, ma ha confermato il risarcimento “da fatto illecito” liquidando, in tutto, in favore dei 29 familiari oltre 17 milioni e 400mila euro di risarcimento. “Ancora una volta la magistratura ha fatto giustizia degli eventi accaduti quella tragica sera”, commentano all’Ansa i legali dei familiari delle vittime, Daniele Osnato e Alfredo Galasso. “L’aereo Itavia – aggiungono – è stato abbattuto da un missile non identificato e i ministeri dei Trasporti e della Difesa sono stati ritenuti colpevoli non solo di non avere garantito la sicurezza di quel volo civile ma di avere poi depistato le indagini. La corte di Appello ha cancellato ogni contraria ipotesi, bomba o cedimento strutturale, ed è ormai assodato che quella notte nei cieli di Ustica avvenne una battaglia aerea“.

Secondo i legali, il DC9 e i suoi 81 tra passeggeri e membri dell’equipaggio rimasero vittima “dei giochi di guerra di un Paese che ancora adesso non può essere identificato grazie al segreto di Stato“. “Segreto – proseguono Osnato e Galasso – che, nonostante la direttiva Renzi, è pervicacemente mantenuto. Nonostante le ragioni riconosciute ai parenti, la Corte di Appello ha ritenuto di dover ridimensionare i risarcimenti compensandoli con le eventuali indennità già ricevute. Questo consentirà allo Stato di ottenere un consistente, ed eticamente inaccettabile, sconto sulle somme che dovrà risarcire. Ma quello che è importante  è il riconoscimento dell’avvenuto depistaggio e delle conseguenti responsabilità nell’accaduto”

Video: Chiusura La Gabbia, Parla Luigi Di Maio (M5s):




 “E’ un brutto periodo per le forze politiche, ma anche per i giornalisti che si esprimono liberamente. Lei ha tutta la mia vicinanza, perché abbiamo saputo oggi che addirittura chiuderanno il suo programma, come hanno cacciato Giletti dalla Rai perché parlava di vitalizi troppo spesso“. Sono le parole del deputato M5S, Luigi Di Maio, intervistato da Gianluigi Paragone nell’ultima puntata de La Gabbia Open (La7), il talk show politico giunto alla sua definitiva chiusura. ” Qui si vuole annientare tutta quella parte di Paese che prova a dimostrare dissenso verso governi” – aggiunge Di Maio – “E i governi che si sono susseguiti in questi anni hanno governato solo per le grandi lobby di questo Paese”. Nel finale della trasmissione, è Paragone ad annunciare la notizia: “Il mio applauso va alla redazione, a chi ha lavorato con questa produzione, ai produttori. Ringrazio il reg “E’ un brutto periodo per le forze politiche, ma anche per i giornalisti che si esprimono liberamente. Lei ha tutta la mia vicinanza, perché abbiamo saputo oggi che addirittura chiuderanno il suo programma, come hanno cacciato Giletti dalla Rai perché parlava di vitalizi troppo spesso“. Sono le parole del deputato M5S, Luigi Di Maio, intervistato da Gianluigi Paragone nell’ultima puntata de La Gabbia Open (La7), il talk show politico giunto alla sua definitiva chiusura. ” Qui si vuole annientare tutta quella parte di Paese che prova a dimostrare dissenso verso governi” – aggiunge Di Maio – “E i governi che si sono susseguiti in questi anni hanno governato solo per le grandi lobby di questo Paese”. Nel finale della trasmissione, è Paragone ad annunciare la notizia: “Il mio applauso va alla redazione, a chi ha lavorato con questa produzione, ai produttori. Ringrazio il regista, gli operatori, chi da casa ci ha seguito, l’editore. Ringrazio anche il nuovo direttore, Andrea Salerno, anche se La Gabbia non rientra più nei suoi piani editoriali. Va bene così”. E chiosa: “Ci salutiamo. La Gabbia termina qui, nel senso che chiudeista, gli operatori, chi da casa ci ha seguito, l’editore. Ringrazio anche il nuovo direttore, Andrea Salerno, anche se La Gabbia non rientra più nei suoi piani editoriali. Va bene così”. E chiosa: “Ci salutiamo. La Gabbia termina qui, nel senso che chiude qui i battenti. Ha vinto il ciaone e con questo ciaone ci salutiamo”

 

 

 

TANTO LO SAPETE COME ANDRÀ A FINIRE " L'EUROPA NON FARÀ NULLA SUL CASO DEI MIGRANTI "

 Estratto di Notizia pubblicata da: ilFattoquotidiano.it

 

 

 

 

Dodicimila migranti arrivati sulle coste italiane negli ultimi giorni, cinquemila quelli fatti sbarcare nella giornata di oggi. E alle minacce del governo di Roma all’Unione europea (“Chiuderemo i porti alle navi non battenti bandiera italiana“), oggi è arrivata una risposta, come al solito solo verbale. Di fatti concreti, al momento, neanche l’ombra. “Da molto tempo siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche” ha detto il presidente del Commissione europea Jean Claude Juncker, nella conferenza stampa al termine del vertice preparatorio del G20 a Berlino.

Parole a cui sono seguite quelle del premier spagnolo Mariano Rajoy: “Concederemo qualsiasi aiuto possibile all’Italia per evitare che si crei una situazione non più gestibile, drammatica“. “Aiuteremo l’Italia, ci sta proprio a cuore questa necessità” ha assicurato la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema di rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere” ha precisato il presidente francese Emmanuel Macron.

Insomma: al netto di piccole differenze, a parole sono tutti con l’Italia. Ma come? Il governo di Roma da mesi ha chiesto sostanzialmente due cose: sbarchi non solo sulle coste italiane (e greche) e redistribuzione negli altri Paesi Ue dei migranti già presenti, in osservanza degli accordi presi nel 2015. Non altri soldi (come aveva prospettato il commissario per le migrazioni Avramopoulos: “Aumenteremo i fondi per Roma“), quindi, come confermato anche oggi dal premier italiano Gentiloni: “Siamo di fronte a numeri crescenti che alla lunga potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza – ha detto il capo del governo – Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio ma l’accoglienza resta di un Paese solo. Questo mette il nostro Paese sotto pressione ma noi abbiamo un aspetto umanitario, di rispetto delle leggi e lo confermeremo – ha aggiunto – Non violiamo le regole o vogliamo rinunciare a un atteggiamento umanitario: siamo sotto pressione e chiediamo il contributo concreto degli europei”. Che al momento, però, non ci sono, se non a parole.




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giovedì 29 giugno 2017

QUESTA È LA VERITÀ " CITTADINI " FACEVANO PROGRAMMI ANTI-CASTA "



Giuseppe Caporale per http://spettacoli.tiscali.it/

 



"La Gabbia non rientra nella mia linea editoriale". Quando Gianluigi Paragone riferisce alla sua redazione la motivazione che gli è stata fornita dal neo-direttore Andrea Salerno, per spiegare la chiusura del suo programma, nella redazione del programma di La7 - a Milano - cala il gelo. Qualcuno si commuove, qualcun altro si arrabbia: ad ascoltare il conduttore c'è una squadra molto unita, affiatata, che ha lavorato insieme per quattro anni. Alcuni vengono dall'esperienza de "L'ultima parola", a Raidue.

 

Nelle ultime puntate, in questo mese, nella giornata critica del mercoledì in cui va in onda il programma, gli ascolti erano buoni, sopra il 3%. E ieri, prima ancora che Paragone spiegasse ai telespettatori la notizia (e che si scatenassero i social, Luigi Di Maio) aveva detto in diretta: "Tira una brutta aria. Prima Giletti, ora voi...". Paragone non riesce a dire nulla, il collegamento ha un ritardo di 7 secondi. Gli spettatori de "La Gabbia" rimangono stupiti, in serata in rete si accende il dibattito.

 

 

Problema "di linea"

Il fatto curioso è che la motivazione fornita dal neo direttore a Paragone, secondo quanto riferito dal conduttore alla sua squadra non riguardava gli ascolti, ma la linea. In questo ultimo anno la Gabbia, come annunciato da Urbano Cairo ai giornalisti, durante le cerimonia del luglio scorso, aveva cambiato pelle e nome: era diventata "Open", stile meno gridato, nuova scena, più inchieste, più reportage, niente più Hyde park con urlatacce, ospiti di rango.

 

Ma nei contenuti , però, il programma rimasta sui sui temi roventi di sempre: Euroscetticismo, reportage sulle banche, inseguimenti anti-casta ai beneficiati di rendite e di provvedimenti. Toni e contenuti, evidentemente non congeniali a Salerno (direttore proveniente da Raitre), che ha deciso - come primo gesto del suo mandato - di dare questo segnale.

 

 

Paragone aveva appena pubblicato un libro denuncia sulle banche (accompagnato da un tour in tutta Italia), e intitolato "Gang Bank" (con un sottotitolo a tono: "il perverso intreccio tra politica e finanza che ci frega il portafoglio e la vita"). Alla redazione, ancora sotto choc, ieri notte il conduttore ha detto: "Non mi atteggerò a martire o a vittima. Ho lavorato per quattro anni da uomo libero, e sono grato a Cairo per avermi dato i mezzi per fare il mio lavoro e avermi difeso in questo periodo. Non posso dire altrettanto del nuovo direttore di rete". Un elogio all'editore, dunque, e una stilettata al direttore.

 

Parola d'ordine: normalità. Prima delle elezioni

La Gabbia era sicuramente un programma "antisistema", per qualcuno "grillino-salviniano", malgrado Paragone, in realtà fosse molto critico con Matteo Salvini (soprattutto nei suoi editoriali per Libero). Certo colpisce - nei giorni dei nuovi palinsesti delle reti - che tre programmi diversamente "anti-casta", in onda su tre network diversi (la Rai, Mediaset e La7) vengano improvvisamente chiusi, in contemporanea, e tutti e tre per motivi "editoriali".

 

 Il "Dalla vostra parte" di Maurizio Belpietro, su Mediaset, sospeso nel giorno del record, "l'Arena" di Massimo Giletti chiuso dopo una stagione trionfale, sulla Rai, e sostituito non da un programma di informazione, ma da un contenitore di intrattenimento. Tre canali, tre editori, e tre direttori diversi: stessa scelta ad un passo dalle elezioni.

 

FONTE DAGOSPIA.COM

INVITO TUTTI I CITTADINI A LEGGERE QUESTO ARTICOLO




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GENTILE LETTORE GRAZIE ALLA NORMA AMMAZZA BLOG. NON POSSO FARE NOMI CITATI IN QUESTO ARTICOLO, COSI FACENDO MI EVITO QUALUNQUE TIPO DI QUERELA!! MA  SE VUOI APPROFONDIRE QUESTA NOTIZIA TI INVITO A CLICCARE SUL LINK IN ALTO " TI AUGURO UNA BUONA LETTURA "

Video: #Consip, Lillo: “Mi gioco la mia credibilità di uomo e giornalista: la mia fonte non è Woodcock”






Video: #Consip, Lillo: “Mi gioco la mia credibilità di uomo e giornalista: la mia fonte non è Woodcock”




Vota il Sondaggio chi di loro può aspirare a diventare #Premier5stelle






VISTO CHE NEL MESE DI SETTEMBRE INIZIERANNO LE VOTAZIONI ONLINE PER SCEGLIERE IL PREMIER 5 STELLE " STO PROPONENDO QUESTO MIO SONDAGGIO A TITOLO PERSONALE TRA GLI ATTIVISTI 5 STELLE, E CITTADINI " QUINDI VI CHIEDO DI VOTARE!!  

 

 

LA GABBIA CHIUDE " ERA L'UNICA TRASMISSIONE TELEVISIVA CHE RACCONTAVA I FATTI REALI DEL PAESE "




NOTA PERSONALE DEL BLOGGER INFO5STELLE; DICIAMOCI LA VERITÀ LA TRASMISSIONE LA GABBIA DAVA FASTIDIO A MOLTI " SPECIALMENTE ALLA POLITICA E ALL'EUROPA " RACCONTAVA LA VERITÀ DEI FATTI REALI DI COSA SUCCEDESSE NEL PAESE CHIAMATO ITALIA!!





NOTIZIA PUBBLICATA DA: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

 

 






La7 chiude la Gabbia. Quella del 28 giugno sarà l’ultima puntata della trasmissione condotta da Gianluigi Paragone, che quindi non andrà in onda la prossima stagione. A confermare la notizia al fattoquotidiano.it è lo stesso giornalista. “Sì, è vero: stasera andrà in onda l’ultima puntata de La Gabbia“, si è limitato a dire il conduttore, che si trovava già in studio alle prese con gli ospiti e i preparativi dell’ultima messa in onda.

Una vera doccia fredda per i giornalisti, gli autori e gli operatori che lavorano a La Gabbia: hanno appreso la notizia della cancellazione del programma solo nel pomeriggio durante una riunione con lo stesso Paragone. Nato nel 2013, il programma andava originariamente in onda ogni domenica per poi essere spostato nella prima serata di mercoledì. In quattro anni Paragone ha condotto più di 160 puntate con uno share medio tra il 3,10 e il 3,80%.

La notizia della chiusura della trasmissione arriva a poche settimane dalla nomina di Andrea Salerno , ex autore di Gazebo, a direttore della televisione di Urbano Cairo.  Già nel maggio scorso, quando era stato annunciato l’arrivo dell’ex autore di Rai 3 al vertice de La7, Il Foglio aveva raccontato di come tra le mura televisive si parlasse di un Salerno lontanissimo dallo “stile La Gabbia“. Un retroscena giornalistico che viene confermato ora dalla chiusura del programma di Paragone.

NEL #PD VOGLIONO LO #SCALPO DI RENZI

SIAMO INVASI " L'EUROPA NON FA NULLA " L'ITALIA PRONTI A CHIUDERE I PORTI BASTA ACCOGLIENZA "





Notizia scritta e Pubblicata da: intelligonews.it/




L’esodo di proporzioni bibliche dalle coste africane verso l’Italia (solo negli ultimi 4 giorni sono state salvate oltre 10.500 persone nel Mediterraneo, migliaia di altri migranti sono in arrivo) e le conseguenti difficoltà nella gestione dell’emergenza hanno spinto il ministro dell’Interno Marco Minniti 

 

Allarme migranti, Minniti rientra in Italia. Genova tuona: “Basta arrivi”

 

a rientrare precipitosamente in Italia. Il titolare del Viminale era in volo assieme al suo staff verso Washington per una serie di incontri istituzionali: il viaggio per gli Stati Uniti è stato però interrotto quando, durante uno scalo tecnico in Islanda, Minniti ha avuto modo di consultare gli aggiornamenti sugli sbarchi, maturando la convinzione che fosse opportuno tornare  a gestire lo scottante dossier in prima persona. Una delle spine da affrontare è la crescente indisponibilità dei sindaci ad accogliere nuovi migranti sul proprio territorio. Significativo il caso di Genova: il neosindaco Marco Bucci, che con i voti del centrodestra ha scalzato dalla poltrona di primo cittadino l’esponente della sinistra Marco Doria, ha annunciato che sotto la Lanterna non potranno essere ospitati ulteriori richiedenti asilo. La città è allo stremo: nelle strutture di accoglienza ci sono oltre 2.500 immigrati, la quota di ospiti nell’intera regione sfiora il tetto (6.043 immigrati) che era stato indicato dall’Associazione dei Comuni italiani. 

TENSIONE NEL PAESE - Il rischio che la situazione degeneri, non solo a Genova e in Liguria, è elevato: ieri l’autostrada tra Catania e Gela è stata invasa dai migranti del Cara di Mineo. Si prevede che entro la fine dell’anno il numero degli sbarcati si aggirerà attorno a quota 230mila, con un incremento del 26 per cento rispetto al 2016. In particolare, circa 90mila persone, beneficiando di condizioni climatiche e marittime più favorevoli, potrebbero partire dalla Libia nei prossimi tre mesi. Dati che hanno fatto suonare un campanello d’allarme tale da indurre il ministro dell’Interno a invertire la rotta e atterrare a Roma per affrontare la situazione. Sul tavolo del ministro, tra l’altro, l’ipotesi di ricorrere a nuove tendopoli o, in alternativa, all’uso delle caserme. Minniti ne ha parlato con in incontro urgente con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

News: Torino, la sindaca Appendino indagata per piazza San Carlo è una " Fake News "




Notizia scritta e Pubblicata da: blitzquotidiano.it





TORINO – Ci sarebbe anche il sindaco di Torino, Chiara Appendino, tra gli indagati per gli incidenti dello scorso 3 giugno in piazza San Carlo. Dal Comune precisano: “Non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia, né convocazioni in procura”.

La notizia, riportata dai siti di Repubblica, Corriere della Sera e Stampa, è stata smentita dal portavoce di Chiara Appendino, Luca Pasquaretta: “Non abbiamo ricevuto nulla, nessuna comunicazione dalla procura. Smentiamo categoricamente”.

L’iscrizione nel registro degli indagati della Appendino sarebbe conseguenza delle denunce pervenute in questi giorni da alcune delle 1.526 persone rimaste ferite nella calca dei tifosi della Juventus che stavano assistendo alla finale di Champions League dal maxi schermo allestito nel ‘salotto buono’ del capoluogo piemontese. Alcune contengono la richiesta di avviare indagini proprio per accertare le eventuali responsabilità del sindaco, del questore e del prefetto.

 

 

Nel registro degli indagati anche Maurizio Montagnese e Danilo Bessone, presidente e dirigente di Turismo Torino, la municipalizzata incaricata da Palazzo civico di organizzare l’evento

Il nome del sindaco non comparirebbe nel fascicolo sull’omicidio colposo per la morte di Erika Pioletti, rimasta schiacciata nella calca e morta dieci giorni dopo.

mercoledì 28 giugno 2017

ECCO CHI DEVE PAGARE!!



ESTRATTO DI NOTIZIA SCRITTA E PUBBLICATA DA: ILFATTOQUOTIDIANO.IT



Ora che la frittata è fatta e che i contribuenti sono chiamati a pagare il conto plurimiliardario del crac delle due banche venete, sull’intera vicenda si cercherà di stendere una coltre di silenzio per coprire le vergognose responsabilità di chi l’ha gestita. Il Tesoro prova addirittura a spiegarci che abbiamo fatto un ottimo affare a caricarci sulle spalle il peso dei crediti inesigibili, delle perdite, dei contenziosi e degli esuberi in capo a Popolare Vicenza e Veneto Banca e a regalare a Intesa Sanpaolo la parte buona: alla fine, tra un po’ di anni, ci guadagneremo addirittura 700 milioni. Detto dal ministro Pier Carlo Padoan, uno che non sa neanche quanto costa un litro di latte, c’è davvero da crederci. Il punto centrale di questa storia, però, è che la soluzione trovata – oltre a essere quella che massimizza i costi a carico della collettività a beneficio di un privato, il gruppo Intesa Sanpaolo – rende ancora meno credibile l’intero sistema e favorisce il cosiddetto “azzardo morale” da parte di banchieri privi di scrupoli.

Posto che le responsabilità principali dell’accaduto sono in capo a Gianni Zonin, Vincenzo Consoli e ai loro allegri compagni di merende, corre l’obbligo di ribadire che non avrebbero certo potuto stare al timone delle due banche venete per quasi un ventennio, facendole crescere anche a colpi di acquisizioni, senza la complicità diretta e indiretta di autorità di controllo – Bankitalia in testa – che si sono distinte unicamente per aver girato la testa dall’altra parte e chiuso ben più di un occhio. I comportamenti adottati sono sotto gli occhi di tutti: nessuna contestazione su come venivano gestiti gli istituti di credito e su come e a chi venivano piazzati strumenti finanziari rischiosi e illiquidi come le azioni non quotate delle due banche popolari e le obbligazioni subordinate. Mai nessun rilievo pubblico su come veniva determinato il valore (sempre in crescita) delle azioni delle due banche in assenza peraltro di valutazioni di terzi indipendenti, mai nessun serio controllo anche perché – nel caso della Popolare di Vicenza – un certo numero di uomini-chiave della Banca d’Italia, tra cui lo stesso capo della Segreteria particolare dell’allora governatore Mario Draghi, sono stati assunti in posizioni di assoluto rilievo dallo stesso Zonin. Si tratta solo di alcuni elementi, ma sufficienti per far capire come non possa essere considerato credibile un sistema nel quale l’Autorità di controllo arriva a prestare il fianco a simili critiche e, anziché trovarsi sotto inchiesta per le sue responsabilità e gli omessi controlli, viene ritenuta parte offesa, tanto che Zonin, Consoli e gli altri dovranno rispondere del reato di “ostacolo all’attività di vigilanza”. Peccato che le autorità di controllo sapessero tutto.




L'EUROPA FA COME PONZIO PILATO SCARICA TUTTO SU L'ITALIA " CARTA CANTA "



ESTRATTO DI NOTIZIA SCRITTA E PUBBLICATA D: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

 




“L’Italia è in prima linea nel Mediterraneo per salvare migliaia di vite umane nell’ambito di un fenomeno epocale. E ciò accade ai confini dell’Europa, senza ancora suscitare nel nostro continente né adeguata consapevolezza né l’emergere di sensibilità sufficientemente condivise, necessario preludio di incisive azioni comuni”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo da Ottawa in Canada e lodando l’impegno del Paese per quanto riguarda “l’inclusione sociale”, ha usato parole molto dure per parlare dell’emergenza migrazioni in Europa.

 

 




Vota il Sondaggio qui " Barbara lezzi Premier 5 stelle " esprimi il tuo Pensiero Votando






 Nota Personale del Blogger info5stelle, secondo il mio parere può giocarsela con Luigi di maio " Sarebbe un bello scontro voi cosa ne pensate Votate " 



Domani pubblicherò l'esito del Sondaggio su Barbara Lezzi  " votate gente "





Video: #Consip, Parla Marco Travaglio: “ #Woodcock e #Sciarelli indagati? Un grosso equivoco e un gigantesco granchio”





Video: #Consip, Parla Marco Travaglio: “ #Woodcock e #Sciarelli indagati? Un grosso equivoco e un gigantesco granchio”

 

 

 

 

NEWS: RENZI STAI SERENO!!


Estratto di notizia pubblicato da: huffingtonpost.it






Una "polemica precostituita", l'obiettivo è "indebolire Renzi per non farlo arrivare in piedi alle politiche...". Mentre Matteo Renzi parla all'Ispi di Milano, i suoi a Roma diffondono la linea. Lo shock per la gelida frase di Romano Prodi ("Allontano la mia tenda dal Pd, l'ho rimessa nello zainetto...") dura poco. Il tempo di far dichiarare Lorenzo Guerini in Transatlantico: "Prodi è un punto di riferimento...". Poi Renzi ingrana l'acceleratore come al suo solito: "Se c'è una cosa che non faremo nei prossimi mesi è inseguire la polemica per la polemica. Ci confronteremo su un'idea per i prossimi dieci anni per l'Italia. Se ci va bene, andremo al governo. Se ci va male, ci saremo confrontati sulle idee e avremo fatto un servizio all'Italia".

Scatenato, come ogni volta che parte al contrattacco. Su Facebook: "Non intendo alimentare anche io questo dibattito autoreferenziale pieno di 'Ci vuole la coalizione, ci vuole l'Unione Bis, ci vuole il caminetto tra correnti'. Perdonatemi, ma non è il mio campo di gioco...". Ancora: "Mi sono autoimposto la moratoria sul tema della coalizione, la suggerisco a tutti: fa bene alla salute e aiuta a concentrarsi sui problemi veri. Il dibattito su cespugli e cespuglietti lo lasciamo agli addetti ai lavori. Noi parliamo dell'Italia che oggi - dopo tanti provvedimenti che abbiamo approvato insieme - vede ritornare verso i massimi il livello della fiducia di consumatori e di imprese. Non ci fermiamo e non faremo fermare l'Italia. Come ci hanno chiesto migliaia di persone: Avanti, Insieme".

E' furioso. Ma convinto che l'unica via per salvarsi dall'attacco concentrico sia quella di continuare per la sua strada, con il suo Pd, senza coalizioni che poi non si intendono sui programmi, vocazione maggioritaria intorno alla sua leadership, alla prova del proporzionale nel 2018.

"Abbiamo avuto un mandato dalle primarie: unica forma di esercizio democratico riconosciuto – dice ancora a Milano - Milioni di persone ci hanno detto di parlare di Italia e non di polemiche".

Usa i guanti bianchi con Prodi, pur pensando che il prof abbia esagerato, che abbia usato un pretesto per sferrare un attacco che comunque sarebbe arrivato. Ma è il tweet di Dario Franceschini a convincerlo a reagire senza tentennamenti.

 


NEWS: GRILLINI FREGATI " LA CASTA SI TIENE I VITALIZI "

 

 

 

Notizia scritta e Pubblicata da: LaNotiziagiornale.it

 

 

 

di Giorgio Velardi

 

No, neanche questa sarà la settimana buona per la legge sui famigerati vitalizi. Il che, arrivati a questo punto, mette pressoché la parole fine su un provvedimento che tutti a parole vogliono, a cominciare da Matteo Renzi, ma su cui il Parlamento continua inesorabilmente a fare melina. Nonostante la lunga gestazione, praticamente due anni, la legge Richetti si è fermata sulla soglia dell’Aula di Montecitorio, quando sembrava essere finalmente arrivata l’ora di discuterla. Il motivo? L’assenza della relazione tecnica sulla fattibilità economica del Ministero dell’Economia (Mef), senza la quale la commissione Bilancio della Camera non può dare il parere. L’ultimo atto, in attesa che l’organismo torni a discuterne, è andato in scena giovedì scorso, quando il vice di Padoan, Enrico Morando, (Pd) ha sollevato un ulteriore problema. Ovvero l’individuazione, all’interno dei bilanci di Camera e Senato, della quota di contributi previdenziali “a carico del datore di lavoro, che, secondo quanto previsto dal provvedimento in esame, dovrà essere trasferita alla nuova gestione separata da costituire presso l’Inps”. In assenza della determinazione dei contributi, “è materialmente impossibile il loro trasferimento alla gestione separata”. Insomma, un altro intoppo su una strada che ha assunto le sembianze di un campo minato.

Sospetti e ritardi – Secondo quanto appreso da La Notizia, inoltre, la commissione avrebbe più volte sollecitato il Mef a redigere la relazione. L’ultima volta il 15 giugno: ma del documento ancora non c’è traccia. Il tutto mentre c’è chi ha addirittura sollevato dubbi sull’effettiva validità di una legge per mettere mano al privilegio più odiato dagli italiani. Sul Mattino, il presidente emerito della Corte costituzionale, Giuseppe Tesauro, ha spiegato come sui vitalizi sia “giusto il merito non il metodo”. Nella sua disamina, il giurista ha precisato che lo strumento della legge ordinaria potrebbe addirittura non essere costituzionalmente consentito. Questo perché il vitalizio è materia disciplinata tramite regolamento, perciò “nel quadro di un sistema delle fonti del diritto articolato in base ai criteri di gerarchia e di competenza, i regolamenti parlamentari sono abilitati dalla Costituzione a sostituirsi, nella disciplina di determinate materie ad essi riservate, alla stessa legge formale. (…) Di conseguenza – per Tesauro – una legge non può intervenire in materie di competenza dei regolamenti, perché altrimenti verrebbe violata l’indipendenza costituzionale garantita a ciascuna Camera”. Sul provvedimento, il M5S con Luigi Di Maio continua a promettere battaglia. Ma Tancredi Turco, ex grillino oggi deputato di Alternativa Libera, attacca: “Il Movimento avrebbe potuto chiedere la calendarizzazione di questa legge, in quota opposizione, appena arrivato in Parlamento, ma non lo ha mai fatto, e ora la discussione del provvedimento continua a slittare con la complicità di tutti i partiti. Di questo passo – avverte – il taglio dei vitalizi non sarà mai approvato nel corso di questa legislatura”.

Tw: @GiorgioVelardi

LA NOTIZIA DI OGGI RIGUARDA I SUPER STIPENDI RAI




Notizia scritta e Pubblicata da: LaNotiziagiornale.it

 

  

di Antonello Di Lella



Sono brutte pagine di televisione quelle che raccontano da qualche giorno le cronache da Viale Mazzini. Perché dopo l’accordo siglato tra la Rai e Fabio Fazio (11 milioni circa per quattro anni) sugli stipendi di casa Rai è venuto giù il diluvio. Non solo da parte degli indignati per l’esoso contratto, ma anche da parte di chi non ha ancora avuto il suo rinnovo. Alle proprie condizioni. È questo il caso di Massimo Giletti che si è visto chiudere L’Arena (ottimi gli ascolti, ndr) e, per questo, ha messo in standby la ricca proposta arrivatagli dal neo direttore generale della Rai, Mario Orfeo. Sul piatto del conduttore sono state poste prime serate con programmi-evento e anche più soldi. D’altronde nella serata della scorsa stagione televisiva dedicata a Mogol, Giletti riuscì ad avere la meglio anche sulla regina del sabato sera Maria De Filippi.

Eppure la proposta di Viale Mazzini ancora non sembra essere riuscita ad accontentare le pretese del conduttore che ha preso altro tempo, con quella minaccia d’addio che spera possa portare i suoi frutti. Anche Fazio, infatti, nella sua ultima puntata stagionale di Che tempo che fa aveva dato un aut aut ai vertici di Viale Mazzini dichiarando praticamente concluso il suo percorso all’interno dell’emittenza pubblica, salvo poi trovare quell’accordo che, addirittura, gli garantisce un compenso complessivamente superiore di circa un milione rispetto a quello scaduto al termine della stagione appena andata in archivio.

Fazio e Giletti non sono certo gli unici che hanno sfidato la Rai ipotizzando il passaggio alla concorrenza pur di non subire tagli ai loro compensi. Da Carlo Conti a Bruno Vespa sono tanti quelli non disposti a rinunciare ad un solo centesimo. Per quanto riguarda Giletti la sensazione è che alla fine si possa trovare un accordo, magari con qualche spazio in più da affidargli. Un tira e molla forse inaspettato anche da parte dei suoi spettatori che, abituati a vedere un conduttore dedito a combattere contro i privilegi e gli sprechi, si sarebbero attesi un Giletti meno pretenzioso nei confronti delle casse pubbliche.

Sta di fatto che il contratto coi fiocchi concesso da Orfeo a Fazio ha già creato il suo pericoloso precedente. Col rischio che in futuro tanti altri artisti possano alzare le pretese scambiando la televisione di Stato per un bancomat. Un conto è riconoscere la professionalità degli artisti, come già fatto con la deroga al tetto dei 240mila euro di compenso annuo, altra cosa è giocare al rialzo per di più con le casse pubbliche bisognose di una regolata. Ma le prime decisioni assunte dalla nuova gestione della Rai non sembrano andare in questa direzione. Anche per questo  tutti si sentono autorizzati a bussare a denari.

martedì 27 giugno 2017

LA CORTE DEI CONTI " SGANCIA IL MISSILE CHE AFFONDA LA POLITICA "




Estratto di Notizia Pubblicato da: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

 




Nessun rientro della spesa, corruzione “devastante” e riforme pasticciate. È il giudizio tutt’altro che lusinghiero formulato dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016. Sul fronte della lotta alla corruzione – sostiene il procuratore generale Claudio Galtieri – il sistema dei controlli “si struttura in una serie di ‘sottosistemi’ a connessione estremamente debole fra di loro, tanto da correre il rischio di essere un ‘non sistema‘ al cui costo complessivo, non indifferente, non corrisponde una proporzionale utilità”. Tale sistema, dice ancora Galtieri, “è scarsamente efficace per contrastare quei comportamenti illeciti i cui effetti negativi sulle risorse pubbliche sono spesso devastanti”. Secondo il magistrato serve quindi “un ripensamento globale e senza pregiudizi di tutti i meccanismi di controllo” per “semplificare il quadro normativo eliminando interferenze e parziali sovrapposizioni”. In questo modo, conclude, sarebbe più facile raggiungere un duplice obiettivo: “Dare una spinta all’efficienza della spesa con effetti positivi anche sul mercato e contribuire ad aumentare concretamente il livello del contrasto a fenomeni di illecito e di corruzione”.

Spending review – Se la lotta alla corruzione arranca, allo stesso modo le risorse pubbliche soffrono per la mancata attuazione della spending review, parola d’ordine di ogni esecutivo dell’ultima legislatura. O quantomeno per il suo uso disinvolto nel finanziare, di volta in volta, le priorità del momento. Per la magistratura contabile, “le misure messe in atto sembrano avere salvaguardato l’operare di interventi di sostegno dei comparti produttivi”, ma “non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa”. Per questo, dice presidente delle sezioni riunite Angelo Buscema: “Resta ancora attuale la necessità di una revisione attenta di quanto può, o non può, essere a carico del bilancio dello Stato”.





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Video: Il sindaco di Milano Giuseppe Sala non si è presentato nell’aula del consiglio comunale per riferire sulle nuove accuse di turbativa d’asta







Fonte del Video: Fattoquotidiano ( Il sindaco di Milano Giuseppe Sala non si è presentato nell’aula del consiglio comunale per riferire sulle nuove accuse di turbativa d’asta )

 

 

 

NEWS: DISASTRO AEREO DI USTICA " LA RABBIA DEI FAMILIARI SPARITI I DOCUMENTI "

 

 

 

 Scritto e Pubblicato da: Alessandra Ziniti per la Repubblica

 

 

Dagli archivi desecretati è venuta fuori solo carta straccia. Niente che non si conoscesse già e soprattutto nessun documento dei giorni e dei mesi immediatamente successivi a quel 27 giugno 1980 quando "in uno scenario di guerra sul mar Mediterraneo" - come hanno accertato diverse sentenze - un aereo militare di non si sa quale nazione sparò un missile che, sul cielo di Ustica, colpì in pieno il Dc 9 dell'Itavia in volo da Bologna a Palermo.

 

 


 

Domani saranno 37 anni dalla strage e Daria Bonfietti dà voce alla rabbia e alla delusione dei familiari delle 81 vittime. "Avevamo molto sperato che la direttiva Renzi potesse davvero portare alla desecretazione di documenti che avrebbero potuto dirci chi c'era quella notte in cielo e in mare, consentirci finalmente di ricostruire uno scenario reale ma posso solo esprimere tutto il nostro sconcerto per un Paese che non è in grado di custodire la documentazione prodotta.

 

 

 

Basta dire che - tre anni dopo la direttiva Renzi che dispone la desecretazione degli atti sulle stragi degli anni '60-'70-'80 - il ministero dei Trasporti non ha depositato nulla se non qualche atto già noto della commissione Luttazzi. Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c'è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi ".

 

 

 

È una vicenda paradossale quella per la quale ora l'associazione dei familiari delle vittime di Ustica chiede un intervento politico e della magistratura per individuare i responsabili 

 

 

 

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La Stangata Targata #PD " Rc Auto, approvato in commissione alla Camera il tacito rinnovo: l'emendamento dell'assicuratrice Laura Puppato "




Notizia Scritta e Pubblicata da: Liberoquotidiano.it




Brutte notizie per gli automobilisti italiani regolarmente assicurati. La commissione attività produttive della Camera ha approvato un emendamento al Ddl Concorrenza che abolisce il divieto al tacito rinnovo per le polizze assicurative. Come ricorda linkiesta.it, l'idea è stata partorita dalla mente dell'onorevole Laura Puppato, già imprenditrice del mondo assicurativo.

Il tacito rinnovo era stato cancellato con il Decreto sviluppo bis del 13 dicembre 2012, durante il governo Monti. Da allora il costo medio delle Rc Auto è sceso del 18,3%, visto che le compagnie assicurative sono state costrette a farsi realmente concorrenza per trattenere i propri clienti. Prima di quella data, invece, l'assicurato doveva ricordarsi di spedire una raccomandata di disdetta entro 15 giorni dalla scadenza delle polizza, altrimenti si sarebbe visto rinnovare il contratto, magari con un costo maggiore rispetto all'anno precedente.

Video: Roma, scoperta una ‘nuova #Pompei’ durante gli scavi per la Metro C





Roma, scoperta una ‘nuova #Pompei’ durante gli scavi per la Metro C:






lunedì 26 giugno 2017

LO DICO DALLE AMMINISTRATIVE IN SICILIA 2017, ORA FINALMENTE GRILLO LA CAPITA " CHI REMA CONTRO VA ESPULSO VIA LE CORRENTI "






NOTA PERSONALE DEL BLOGGER INFO5STELLE: ERA ORA CHE GRILLO CI ARRIVASSE, LO STO PUBBLICANDO DALLA SCONFITTA IN SICILIA DELLE AMMINISTRATIVE. IL MOVIMENTO DEVE ESSERE SQUADRA, LE CORRENTI INTERNE VANNO SUBITO ELIMINATE, IL FUOCO AMICO FA PIÙ MALE DI QUALUNQUE ALTRA NOTIZIA.






Notizia scritta e Pubblicata da: ilFattoquotidiano.it





Un’autoanalisi del voto al di là degli slogan e soprattutto il tentativo di ricompattare una squadra che, per arrivare al governo, deve superare difficoltà e divisioni interne. Beppe Grillo, in un modo per certi versi inedito, ha scelto di firmare di suo pugno sul blog un articolo in cui commenta il risultato delle amministrative. Non parla di sconfitta, ma anche i toni che celebrano le 8 vittorie su 10 ballottaggi alle elezioni amministrative sono modesti e i pensieri sono rivolti al futuro: innanzitutto alle Regionali in Sicilia e poi alle elezioni nazionali. “La nostra squadra è grande”, scrive Grillo, “siamo cittadini, siamo portavoce. Ognuno ha il suo compito e ognuno ha il dovere di non mollare mai. Perciò o noi andiamo avanti adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente”. Il riferimento, più o meno velato, è alle ennesime divisioni in tema di ius soli, ma anche alle nuove rivelazioni su Virginia Raggi. Per il leader M5s l’unica soluzione è andare avanti compatti: “Otto mesi, alla nostra più difficile sfida: le elezioni politiche. Ora noi o andiamo avanti come squadra o cederemo un centimetro alla volta, un giorno dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso”. Grillo non rinuncia a celebrare le vittorie, seppure veramente deboli dopo il flop alle urne del primo turno: “Siamo passati da 37 sindaci a 45, un aumento di oltre il 20%”, ha scritto. “Siamo entrati con nuovi consiglieri in comuni dove prima non eravamo presenti. Ogni maledetta elezione continuiamo a crescere e questo è ciò che conta. Per vincere dobbiamo essere una squadra che lotta insieme per un obiettivo comune. Cittadini, attivisti, portavoce: tutti sono indispensabili se sono al servizio della squadra. Oggi come ieri dobbiamo continuare a lottare”.

Una delle analisi del voto di Grillo più famose, se così possiamo chiamarla, era stata dopo le elezioni Europee 2014 quando, proprio sul blog, aveva pubblicato un video in cui diceva di aver bisogno di un Maalox per superare la sconfitta nelle urne. Oggi il leader M5s ha scelto di introdurre il suo articolo con una scena del film “Ogni maledetta domenica” con il monologo di Al Pacino nelle vesti di allenatore. L’obiettivo è proprio quello di fare un discorso motivazionale per il Movimento. “In questa squadra si combatte per un centimetro”, scrive Grillo, “in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire, fra governare questo Paese per i cittadini e subire ancora il governo delle lobby e degli amici e dei figli “di””. Quindi l’esortazione a “combattere”: “E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste, è per questo che lavoriamo come pazzi dal 4 ottobre del 2009 e anche da prima. In questi 8 mesi che abbiamo davanti ci giochiamo il nostro futuro, ma io non posso obbligarvi a lottare”.

Nel lungo articolo che, in un certo senso, vuole essere un vero manifesto in vista delle elezioni politiche, Grillo si dilunga a parlare della situazione dell’Italia e dello stato della politica italiana. “L’Italia”, si legge, “sta sprofondando trascinata giù da una montagna di debito pubblico, dal fallimento del sistema bancario, dalle aziende che chiudono quotidianamente, dalla disoccupazione, da chi fa business sugli immigrati. I media di regime ripetono che è tutta colpa del Movimento 5 stelle, che noi siamo il male dell’Italia e che la soluzione sono i soliti: Berlusconi con Montezemolo e Frattini da una parte e Renzi, Prodi, Pisapia, D’Alema dall’altra”. Questo per Grillo è quello che si può definire l’inferno: “Possiamo rimanerci dentro questo inferno, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta”. Quindi l’appello agli italiani: “Noi però, cari italiani, non possiamo farlo per voi. Abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno. Mi guardo intorno, vedo i vostri volti e penso ‘certo che senza di loro non avremmo fatto neanche un metro di strada’. Sì, perché siamo senza soldi per aver rinunciato a tutti i finanziamenti pubblici, che ci crediate o no, noi ci reggiamo solo sulle piccole donazioni volontarie che fanno i semplici cittadini come voi. Abbiamo allontanato chi tradiva i nostri valori e non siamo mai scesi a compromessi, anche se tanti, forse anche tu che leggi, ci dicevano di fare il contrario”. “Sapete col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è la nostra sfida per andare al governo. Perché in entrambi questi giochi il margine di errore è ridottissimo, capitelo. Mezzo passo fatto un pò in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa”.

News: #M5s Conquista #Guidonia e #Ardea - Parla Virginia Raggi, i Cittadini sono dalla Nostra Parte



Parla Virginia raggi:

 

 

il Movimento Cinque Stelle del Lazio salva la tornata elettorale ai ballottaggi, portandosi a casa due Comuni di peso in provincia di Roma. A Guidonia Montecelio, terza città del Lazio (quasi novantamila abitanti), il pentastellato Michel Barbet l'ha spuntata contro Emanuele Di Silvio sostenuto dal Pd e dal centrosinistra, con il 51,45%. Più netto il risultato di Ardea (50 mila abitanti sul litorale romano, confinante con Pomezia già a 5 stelle): qui il M5s Mario Savarese sarà sindaco per i prossimi 5 anni, dopo aver travolto con il 62,80% Alfredo Cugini, a capo di una ampia coalizione di liste civiche. "Auguri a tutti i nuovi sindaci M5S, in particolare a Michel e Mario. I cittadini credono in nostra rivoluzione. Il cambiamento continua", afferma la sindaca di Roma Virginia Raggi. "E' Un bel risultato", aggiungendo di aver chiamato i neo sindaci di Guidonia e Ardea: "ho fatto loro un grande in bocca al lupo".



Fonte Ansa


IL partito di Renzi perde in tutte le città più importanti e perfino nelle sue roccaforti storiche della Toscana. Vince il centro destra, bene il M5S




 

 Notizia Scritta e Pubblicata da: http://www.polisblog.it/

 

 

 

I risultati dei ballottaggi per le elezioni amministrative in 111 comuni italiani hanno evidenziato un solo grande sconfitto: Matteo Renzi ed il PD. In tutte le città chiave il partito dell’ex premier ha riportato cocenti sconfitte. Ad approfittarne è il centro destra che non vinceva una tornata elettorale da diversi anni.

A Genova ha vinto Marco Bucci a cui ha fatto compagnia Petracchini che è il nuovo sindaco di La Spezia, entrambi del centro destra. Genova è una piazza storica della sinistra italiana e rappresenta una sconfitta cocente. A Parma si conferma Federico Pizzarotti ex Movimento Cinque Stelle che si è presentato con una lista civica

 

 

 

Detto delle vittorie del centro destra a L’Aquila e Catanzaro c’è da registrare il primo sindaco non di sinistra della città di Pistoia. E’ Alessandro Tomasi il primo sindaco dal dopo guerra a non appartenere a formazioni di estrazione comunista e/o socialista. Un’altra sconfitta storica è quella di Carrara e in questo caso ad approfittarne è il Movimento Cinque Stelle con Francesco De Pasquale.

Il movimento dei grillini si è aggiudicato anche la poltrona di primo cittadino di Fabriano, Ardea e Guidonia. Quest’ultima è la terza città del Lazio ed è una cartina di tornasole importante anche per Virginia Raggi che evidentemente ha più credito di quanto le attribuiscano i media.

Matteo Renzi, dopo aver ribadito che le amministrative non sono le politiche, ha ammesso che poteva andare meglio e che il risultato complessivo non è un granché, “Ci fanno male alcune sconfitte a cominciare da Genova e L’Aquila”. Positivo anche il commento di Luigi di Maio che parla di otto vittorie su dieci ballottaggi in cui era presente, da solo, il Movimento Cinque Stelle. Renato Brunetta parla di vittoria tranquilla e straordinaria in tutta Italia ed eclatante a Genova.

Paradossale il caso di Trapani dove c’era un solo candidato, Piero Savona del PD, che non è stato eletto perché non si è raggiunto il 50% del quorum necessario all’elezione. I trapanesi hanno preferito un commissario all’unico candidato.

Pubblico i Dati Ufficiali dei ballottaggi 5 stelle " Leggi qui i Dati "

 

 

 

DATI UFFICIALI SINDACI M5S
- Carrara: sindaco M5S (65,57%)
- Fabriano: sindaco M5S (60,23%)
- Guidonia: sindaco M5S (51,45)
- Canosa di Puglia: sindaco M5S (51,25%)
- Acqui Terme: sindaco M5S 50,03%
- Mottola: sindaco M5S (59,30%)
- Santeramo: sindaco M5S (70%,
- Ardea: sindaco M5S 60,44%
BALLOTTAGGI PERSI
- Scordia: M5S 46,25%
- Asti: M5S 45,34%

 

 

Video: Il vaffa moderato di Pizzarotti a Grillo e a tutto lo staff 5 stelle "Mangiatevi le mani" Rieletto Sindaco di Parma



Fonte Video Pubblicato da http://www.huffingtonpost.it/

 

 

Nota personale del Blogger info5stelle, mi spiace per i 5 stelle ma averlo cacciato è stato un Grande errore che adesso pagate!! 

 

 

 

Aggiornamento di Notizia: 

 

 

Nessuna telefonata, né un messaggio dagli ex compagni del M5S per Federico Pizzarotti, riconfermato alla guida di Parma con il 57,8% dei voti. “Oggi con me c’erano tantissimi amici che nel tempo hanno lasciato il M5S, come la senatrice Mussini” – afferma Pizzarotti, in collegamento con la Maratona Mentana (La7) – “Sono venuti a portarmi il loro affetto da tante parti d’Italia. Questo vuol dire che esiste il rapporto umano, che secondo me il M5S in larga parte ha perso nel tempo. Il mio ringraziamento va a tutte queste persone che ci hanno messo e continuano a metterci il cuore. Gli altri forse hanno solo paura a mandare un messaggio. Tranquilli, non lo mando in giro. Quindi, se mi volete fare i complimenti, sono sempre ben accetti”. Battuta finale di Mentana il quale, commentando l’esultanza di alcuni elettori che urlano “Uno di noi“, chiede a Pizzarotti: “Stanno parlando di lei o di me?

Notizia del Giorno: Elezioni Regionali Sicilia, il Presidente Grasso dice no al Pd:



 

Notizia scritta e Pubblicata da:  ilfattoquotidiano.it

 

Non sarà Piero Grasso il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Siciliana. Il presidente del Senato ha incontrato in un lungo colloquio il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e i dirigenti siciliani del Partito democratico. “Il mio impegno e il mio amore per la Sicilia non smetterà di esprimersi in ogni forma e in ogni sede anche nazionale, ma i miei doveri istituzionali attuali mi impongono di svolgere, finché necessario, il mio ruolo di presidente del Senato” ha detto Grasso. La proposta, sottolinea Grasso, è stata avanzata dagli organismi regionali e nazionali del Pd. “Nel corso del colloquio tra Grasso e Orlando sono state affrontate – si legge in una nota del portavoce di Grasso – tutte le implicazioni politiche e istituzionali di tale scelta, soprattutto in relazione al delicato momento della legislatura e ai prossimi impegni del Senato della Repubblica su temi importanti per il Paese quali ad esempio la legge elettorale e la legge di bilancio“. Per questo “Grasso e Orlando hanno quindi convenuto, stante le condizioni attuali, sulla impossibilità di proseguire sull’ipotesi di candidatura proposta dal Pd“.

Adesso dunque nel centrosinistra si riapre la corsa alla ricerca di un candidato. Ritorna alla carica il governatore Rosario Crocetta: “Avevo aderito con sincerità e lealtà al progetto Grasso Presidente. E credo che non esistano precedenti di presidenti della Regione uscenti, che abbiano dimostrato tanta lealtà nei confronti del proprio partito e della coalizione con la quale ha governato”, dice. Poi però incalza: “Occorre adesso riprendere il confronto unitario, partendo dalla valutazione del grande lavoro che è stato svolto alla Regione in questi anni e che ha salvato la Sicilia”. In realtà le quotazioni di una ricandidatura del presidente uscente sono basse da tempo.

Dal canto suo Orlando, che proprio nei giorni scorsi ha annunciato l’inizio di un percorso per la creazione di una “Lista dei territori“, chiede ora “l’avvio di un indispensabile ampio processo partecipato che miri ad individuare un quadro programmatico di interventi in discontinuità chiara e concreta con l’attuale assetto regionale”. Di “assoluta discontinuità con il passato per dar vita ad un progetto che garantisca la crescita della Sicilia”, parla anche il presidente del Pd siciliano Giuseppe Bruno.