sabato 27 maggio 2017

Mdp accusa Renzi: "vuole l'incidente", il Patto del Nazareno va avanti. In commissione si sfalda la maggioranza, Orlando non segue la linea Pd. Arriva il soccorso azzurro


Estratto di Notizia Pubblicato da: http://www.huffingtonpost.it




L'incidente di fine legislatura è servito. Ora bisognerà vedere se questo sarà consumato, perché sul dove e quando dubbi non ve ne sono: al Senato tra una ventina di giorni. Dopo il voto sui nuovi voucher in commissione Bilancio, che ha provocato il temporaneo abbandono della maggioranza da parte di Mdp, ai cui voti si sono sostituiti quelli di Forza Italia, è lecito chiedersi se non si sia assistito a una prova generale di quello che potrebbe essere l'assetto di governo frutto del Nazareno 2.0, ormai in fase avanzata di gestazione sulla legge elettorale, con ricadute anche su Rai e reintegro della Consulta. Il momento cruciale e forse simbolico è scoccato attorno alle 15, quando al momento di votare l'emendamento della discordia messo a punto in maniera caotica e irrituale dalla maggioranza, i tre componenti orlandiani si sono alzati e hanno guadagnato l'anticamera della sala del mappamondo negando il proprio appoggio alla norma, proprio mentre ai voti dei renziani si aggiungevano quelli dei forzisti.

Maliziosamente, il deputato di Mdp Arturo Scotto, che ha decretato col suo intervento in commissione l'abbandono della maggioranza da parte di Mdp, ha osservato su twitter che più che un voto di fine legislatura si tratta del "primo voto della nuova legislatura". Certo è che l'atteggiamento di aperta sfida a Mdp assunto un minuto dopo il voto da alcuni renziani doc, in primis il capogruppo Ettore Rosato, costituisce un indizio forte sulla strada che porta alle larghe intese tra i due ex-premier. E non pare casuale nemmeno il tema scelto per il sempre più probabile incidente: quello del lavoro, così delicato nel rapporto col sindacato e con una parte ancora non residuale dello stesso elettorato Dem. Ha avuto modo di verificarlo il ministro Anna Finocchiaro, il cui tentativo di mediazione è stato vano.

Nei corridoi di Montecitorio molti, compresa quella che può essere definita una minoranza silenziosa all'interno del Pd, leggono come non casuale la scelta del lavoro come terreno di scontro, vedendo in questa anche una sorta di "vendetta" nei confronti della Cgil, irriducibile avversario di Renzi sul jobs act e fattore decisivo per la vittoria del no al referendum del 4 dicembre. In politica, è noto, due/tre settimane sono un tempo lunghissimo, e il quadro, anche in virtù della parallela trattativa sulla legge elettorale, potrebbe cambiare repentinamente, ma i fatti e i numeri dicono che la sopravvivenza di questa maggioranza è legata a una variabile semplice: cosa deciderà di fare Renzi a Palazzo Madama.





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