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lunedì 1 maggio 2017

La legislatura è finita, cala il sipario, game over. Renzi non può permettere che a settembre i senatori e deputati si acchiappino la Pensione!! sarebbe plebiscito per i 5 stelle



Estratto di Notizia Pubblicato da: http://espresso.repubblica.it/

 

 




E dopo le primarie una nuova campagna elettorale per tornare al voto in tempi rapidi. La legislatura è finita, cala il sipario, game over.

Il primo a esserne consapevole è Gentiloni che vive i giorni più difficili del suo breve governo, se si esclude il dramma del terremoto di gennaio con i morti di Rigopiano, mentre il premier era di fatto ancora convalescente dopo l’intervento di angioplastica. La polemica sui conti pubblici attorno al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, accesa nella maggioranza e dal candidato alla segreteria Renzi. La manina che ha riscritto nelle stanze del Consiglio dei ministri la norma che assegna pieni poteri all’autorità anti-corruzione di Raffaele Cantone. E poi il massiccio no dei lavoratori dell’Alitalia al piano di salvataggio dell’azienda, su cui la squadra ministeriale si era schierata in blocco. I ministri Graziano Delrio, Carlo Calenda, Giuliano Poletti e il numero uno in prima persona: «Se non passa l’intesa, l’Alitalia non sopravviverà», aveva avvertito Gentiloni alla vigilia del voto dei dipendenti. Anche lui ha trovato il suo referendum perduto.

E ora il governo formato in quarantott’ore anche per salvare con un provvedimento di emergenza il Monte dei Paschi di Siena con l’intervento pubblico si ritrova a dover affrontare la crisi aziendale più grave della compagnia di bandiera dopo il 2008, quella che fotografa in blocco il declino italiano: il fallimento complessivo di partiti, sindacati, capitalismo di Stato e capitalismo privato.

Per Gentiloni è la prima vera sconfitta politica. Il no dei lavoratori dell’Alitalia è lo specchio di un paese infuriato. Per il rientrante segretario del Pd Matteo Renzi, l’azionista di maggioranza del governo, l’ennesima dimostrazione che bisogna tornare al voto il prima possibile, per intercettare il vento favorevole che arriva dall’Europa, dalla Francia in particolare. Il 2017 come anno della rivincita elettorale, dopo l’orribile 2016 della Brexit, di Donald Trump e del referendum italiano. Per l’ex premier l’occasione da non perdere per continuare a coltivare il sogno del ritorno a Palazzo Chigi.




Nei piani di Renzi ci sono alcune date: la prima o la seconda domenica di ottobre. Votare per il Parlamento italiano subito dopo le elezioni in Germania, con una campagna elettorale breve, nel mese di settembre, appena terminate le vacanze estive. Con una legge elettorale appena ritoccata rispetto alle due attualmente in vigore (proporzionale con premio per la lista che supera il 40 per cento e sbarramento del tre per cento per i partiti piccoli alla Camera, proporzionale senza premio e con sbarramento dell’otto per cento al Senato), ma senza stravolgimenti. Con un intervento legislativo del governo, un decreto per fare un’armonizzazione minima delle due leggi elettorali, l’ultimo atto firmato da Gentiloni prima di tornare a votare.

È questa l’agenda di Renzi per il dopo-primarie, da far scattare un istante dopo la chiusura dei gazebo e la riconferma a segretario del Pd. Una road map che spiega il silenziatore imposto alla campagna per la corsa alla guida del partito. Un solo faccia a faccia in tv con gli altri candidati Andrea Orlando e Michele Emiliano, pochissimi grandi eventi, nessun personaggio nuovo da mettere in campo, una gara spenta con un vincitore annunciato. Più che la partecipazione, il numero dei votanti, conta per Renzi il bottino di voti incassato. Sono quelli a garantire al leader un’assemblea di delegati e di conseguenza gli eletti in direzione totalmente fedeli, senza possibilità per le altre correnti del Pd di incidere: né quelle di minoranza (Orlando, Emiliano), né quelle che sono rimaste in maggioranza per condizionare l’ex premier, come immaginavano di fare il ministro Dario Franceschini, o l’ex bersaniano Maurizio Martina o gli ex giovani turchi di Matteo Orfini.




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