domenica 30 aprile 2017

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ESTRATTO DI NOTIZIA PUBBLICATA DA: DAGOSPIA.COM

Sembra ieri, eppure sono già passati quattro mesi. Fu il primo atto del governo Gentiloni, mancavano poche ore a Natale e sembrava non ci fosse tempo da perdere.

E invece la pratica Mps è sempre lì, inevasa, in un rimpallo continuo fra Siena, Roma, Francoforte e Bruxelles. L' ultima novità è che il salvataggio pubblico del Monte più antico del mondo si è complicato una volta di più, con il rischio che l' onere per lo Stato salga ancora rispetto ai 6,6 miliardi ipotizzati finora.

 

 

Che sta accadendo? Sono due i problemi emersi. Nei giorni scorsi la Bce ha recapitato a Siena gli esiti dell'ultima ispezione, conclusa lo scorso febbraio e che riguardava la classificazione dei crediti, i livelli di copertura e la valutazione delle garanzie dei crediti deteriorati. La banca, anche in virtù degli scambi di vedute con il team di ispettori europei, aveva già modificato metodologie e parametri utilizzati per il calcolo nel bilancio 2016. Ma l'esito dell'ispezione ha comunque fatto emergere perdite superiori a quelle calcolate fino a ora e che pesano nel computo dell' intervento statale.

 

 

Il secondo problema irrisolto riguarda la cessione delle sofferenze. La Bce ha infatti richiesto che il valore venga fissato nel piano sulla base di offerte puntali di soggetti terzi. I prezzi di mercato sono però ancora estremamente bassi.




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