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venerdì 21 aprile 2017

É Chiaro che dietro a questo vero e proprio “Accanimento” vi sia un calcolo Politico. L’uscita di Vacciano rafforzerebbe infatti la pattuglia grillina in un’Aula in cui per la maggioranza i numeri sono ballerini.



ESTRATTO DI NOTIZIA PUBBLICATA DA LANOTIZIAGIORNALE.IT








Sui social network qualcuno gli ha addirittura suggerito di iniziare lo sciopero della fame. “Ci sono motivi più seri per farlo e mi sembrerebbe persino offensivo nei confronti di persone che sono veramente in difficoltà”, mette subito in chiaro Giuseppe Vacciano, il senatore ex Movimento 5 Stelle (oggi nel Gruppo Misto) che stamattina si è visto respingere per la quinta volta la richiesta di dimissioni dall’Aula di Palazzo Madama (90 voti a favore, 129 contrari e 7 astenuti). Però l’umore non è certo dei migliori. “Come mi sento? Non so se sono più demoralizzato o depresso”, risponde senza troppi giri di parole. Di fatto, sono due anni che il Senato lo tiene prigioniero. La prima volta che Vacciano ha provato a dimettersi era il 17 febbraio 2015. Sembrava una formalità, in un Paese in cui mediamente non si dimette nessuno. E invece l’Aula votò contro. Così come ha fatto pure il 16 settembre dello stesso anno e poi ancora il 13 luglio 2016, il 25 gennaio 2017 e infine oggi.

“Il ‘fronte del no’ alle mie dimissioni è trasversale – rivela il parlamentare campano –. C’è una parte del PD, una di Forza Italia… Ho spiegato a tutti il perché del mio passo indietro, e l’essere passati da una quarantina a 90 sì è già qualcosa, anche se, com’è ovvio, non è sufficiente”. Chiaro che dietro a questo vero e proprio “accanimento” vi sia un calcolo politico. L’uscita di Vacciano rafforzerebbe infatti la pattuglia grillina in un’Aula in cui per la maggioranza i numeri sono ballerini.






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