sabato 30 aprile 2016

VIDEO: Renzi contestato a Reggio Calabria: La Gente gli Grida Brutto Bastardo!!


 

 

Fonte Fattoquotidiano







Per l’inaugurazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, uno dei più prestigiosi d’Italia che ospita tra le tante opere i Bronzi di Riace, il premier Matteo Renzi ha preferito entrare dalla porta di servizio a causa di centinaia di lavoratori che hanno protestato. Dal presidio delle organizzazioni sindacali della Cgil e dell’Usb l’accusa rivolta a Renzi è stata chiara: “Questa terra non ha bisogno di passerelle ma di lavoro“. E ci sono stati momenti di tensione quando i contestatori hanno capito che Renzi non sarebbe passato dall’ingresso principale. “C’è la gente che sta morendo di fame e qui si fanno le inaugurazioni“, dicono i lavoratori che aggiungono: “È una vergogna: Stato italiano, Stato di merda. Questa terra non ha bisogno di passerelle ma di lavoro”. Intanto all’interno del Museo, durante il suo intervento, Renzi si è scagliato contro chi lo contesta: “Se vogliamo che non solo il Crotone torni in serie A, ma che lo faccia l’intera Calabria, dobbiamo prendere un impegno tutti insieme. Per i prossimi due anni – ha detto - mettiamo da parte le polemiche e lasciamole ai professionisti che vivono nel mondo dei no. Dico solo basta a chi racconta il Sud come un luogo dove va tutto male. A questi io dico di provare a dire per una volta sì”. Poi il premier ha firmato il Patto per la Calabria e per Reggio Calabria con il governatore Mario Oliverio e con il sindaco Giuseppe Falcomatà, ed ha incontrato alcuni rappresentanti sindacali

 

 

 

Video: Crozza continua a Far incazzare Renzi


 

 

 

 

Fonte Fattoquotidiano






Da tutti riconosciuto come la versione 2.0 delle lettere dal carcere di Gramsci, ormai #matteorisponde è un format che tutto il mondo ci invidia e ci copia. Così, durante Crozza nel paese delle meraviglie (La7), viene presentata la nuova imitazione del comico genovese che per l’occasione si sdoppia: è sia il premier Matteo Renzi che il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Adesso, ogni mercoledì, c’è anche #obamaanswersm e #hollanderesponde. Pure Putin ci ha provato con il #putinrisponde, purtroppo però al terzo monitor che ha distrutto con un colpo di mitra, il presidente russo ha lasciato stare

 

 

L'Istat Silura Renzi: Certificata ufficialmente la “deflazione”: prezzi ancora in discesa -0,4%

 

 Fonte intelligonews.it

 

 

 

 

 

 

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L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione nulla su base mensile e una diminuzione su base annua pari allo 0,4% (era -0,2% a marzo). Il mercato si attendeva una crescita dello 0,2% su base mensile e una flessione dello 0,2% su base annua, per noi la stima era già assicurata in flessione negativa sul mese di marzo dal mese scorso, la matematica non è mai un opinione.

La stima è dell’Inps, e sospettiamo sia anche corretta (arrotondata) al rialzo per non turbare troppo. In una nota l'istituto nazionale di statistica ha precisato che "la maggiore flessione tendenziale dell'indice generale è principalmente da attribuire all'accentuarsi del calo dei prezzi degli energetici regolamentati (-4,7%, da -2,7% del mese precedente), alla quale contribuiscono sia il gas naturale (-6,7%, da -5,7% a marzo) sia l'energia elettrica, che segna un'inversione di tendenza (-1,9%, da +1,5% del mese precedente)".

 

Per una volta evitiamo di ripetere le nostre considerazioni (tanto così non se ne viene fuori) e riportiamo il commento delle associazioni dei consumatori. "Nonostante l'azione di contrasto della Bce, il crollo della domanda è tale che i prezzi non possono che scendere. 

Ecco perché non basta che si punti alla crescita attraverso la sola politica monetaria, ma occorre che anche i Governi, a cominciare dal nostro, si assumano le loro responsabilità. Per l'Italia urge una riforma che abbassi la pressione fiscale sul ceto medio e va respinta qualunque ipotesi di aumento delle aliquote Iva o di ricomposizione della base imponibile", ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell'Unione nazionale consumatori (Unc). "In ogni caso l'abbassamento dei prezzi consente di aumentare il potere d'acquisto delle famiglie e, quindi, consente di non avere ulteriori effetti di riduzione dei consumi", ha proseguito Dona.

E in europa? Secondo i dati diffusi dall'Eurostat, il tasso di inflazione nell'Eurozona si è attestato ad aprile a -0,2% su base annua, in calo rispetto allo 0% del mese precedente. Si tratta della stima preliminare. Gli analisti avevano previsto un miglioramento dell'inflazione allo 0,10%.

LA PROVA " CHE IL GOVERNO RENZI STA INSABBIANDO IL CASO REGENI "



LANOTIZIAGIORNALE .IT

 

 

 

 

 

 

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Chiede una “collaborazione seria”. E ammette che finora la “nostra pressione non ha avuto risposte soddisfacenti”. Il ministero degli Esteri, Paolo Gentiloni, torna a parlare dei rapporti con l’Egitto dopo la morte di Giulio Regeni. Sull’evoluzione della vicenda, il titolare della Farnesina spiega: “La procura di Roma ha inviato una nuova rogatoria in Egitto. Ci sono nuovi contatti tra le procure, vedremo se produrranno risultati”. E soprattutto sottolinea un aspetto: “Se qualcuno immaginava che il trascorrere del tempo avrebbe un po’ diminuito l’attenzione dell’Italia e un po’ costretto tutti a rassegnarci a un ritorno alla normalità della relazioni, per noi il ritorno alla normalità delle relazioni dipende da una collaborazione seria”.

Gentiloni rivendica “una cosa molto importante nelle relazioni tra paesi” e “nelle relazioni diplomatiche”. E “cioè che noi abbiamo richiamato a Roma il nostro ambasciatore al Cairo”. La promessa del ministro è di continuare “ad esercitare, non solo attraverso quel gesto del richiamo dell’ambasciatore ma in tante forme, anche una pressione diplomatica perché si arrivi alla verità. Sappiamo che non sarà facile”.

L’Egitto fa spallucce
Tuttavia dall’Egitto non sembra esserci alcun ravvedimento rispetto al comportamento delle scorse settimane. Anzi Ahmed Abdallah, il consulente della famiglia Regeni, è stato arrestato. E il suo fermo è stato prolungato nelle ultime ore. I procuratori egiziani hanno sostenuto che la misura cautelare “non è legata al caso Regeni”, ma alla “partecipazione a manifestazioni non autorizzate”. Dunque Ahmed Abdallah paga il fatto di essere un attivista per libertà nel regime di al-Sisi.

CERTIFICATO IL FONDO ATLANTE CREATO DA PADOAN E RENZI " È UN FLOP AL 100% "




FONTE DAGOSPIA

 

 

 

 

 

 

 

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1.BORSA: I REALIZZI PESANO SULL'EUROPA, MILANO -1,98% ZAVORRATA DAI BANCARI

il prospetto del fondo atlante pubblicato dal messaggero 1 

il prospetto del fondo atlante pubblicato dal messaggero 1

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 29 apr - Borse europee deboli a causa dei realizzi che hanno investito i listini dopo tre sedute positive. L'andamento negativo di Wall Street e alcuni dati macro d'Oltreoceano hanno contribuito al clima di vendite. Il dato sul Pil della zona euro migliore delle attese (+0,6% contro una stima del +0,4%) per il primo trimestre dell'anno non e' riuscito a dare forza ai mercati del Vecchio Continente, controbilanciato anche dall'inflazione, risultata negativa (-0,2%).


alessandro penati  

alessandro penati

A Piazza Affari il Ftse Mib ha perso l'1,98% e il Ftse All Share l'1,6%, zavorrato dai bancari, dopo l'esito del collocamento della Popolare di Vicenza e alcune indicazioni arrivate dal numero uno del Fondo Atlante. Unicredit tra le piu' penalizzate ha ceduto il 5,28%. Intanto a Parigi il Cac40 ha perso il 2,82% e a Francoforte il Dax30 il 2,73%. Ad arginare la situazione a Milano le performance positive di Cnh Industri al (+1,67%) e Luxottica (+0,91%). Sul fronte dei cambi, la moneta unica passa di mano a 1,1448 dollari (1,14 in avvio e 1,131 alla vigilia), e 122,32 yen (122,23 e 11,8), quando il biglietto verde vale 106,82 yen (107,1 e 108,5). Infine, il petrolio Wti sale dello 0,70% a 46,35 dollari al barile.

 

2.INTESA SP: SETEFI VERSO CESSIONE A FONDI ICBPI, OPERAZIONE DA 1 MLD

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Si avvicina alla chiusura la cessione di Setefi, la societa' del gruppo Intesa Sanpaolo specializzata nella gestione dei pagamenti elettronici, delle carte di credito e dei Pos. Nei giorni scorsi sono arrivate diverse offerte ma, secondo quanto risulta a Radiocor Plus, l'istituto guidato da Carlo Messina, ha deciso di proseguire la trattativa con i fondi di private equity Bain Capital, Advent International e Clessidra che hanno recentemente rilevato l'Istituto centrale delle banche popolari (Icbpi) e, di conseguenza, la controllata Cartasi'.


carlo messina 

  carlo messina

I tre investitori hanno superato la concorrenza di Sia, il gruppo che vede il Fondo strategico come primo azionista e in cui anche Intesa ha una piccola quota. La cessione dovrebbe avvenire a un prezzo di circa un miliardo di euro e i tempi dell'ufficializzazione dovrebbero essere brevi. Setefi gestisce la quasi totalita' dei 15 mili oni di carte di credito del gruppo Intesa Sanpaolo e poco meno di 400mila Pos per i pagamenti nei negozi. Nel solo 2015 ha gestito oltre un miliardo di operazioni per un controvalore superiore ai 100 miliardi di euro.



3.POP VICENZA: ADESIONI AUMENTO INTORNO A 8%, ATLANTE AVRA' OLTRE IL 90% CAPITALE

francesco iorio  

francesco iorio

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - L'aumento di capitale della Popolare di Vicenza da 1,5 miliardi si e' concluso con adesioni totali di poco superiori all'8% del capitale. E' quanto si apprende da fonti finanziarie le quali riferiscono che il fondo Atlante avra' oltre il 90% del capitale dell'istituto. A sottoscrivere delle quote alcuni investitori istituzionali italiani e alcune migliaia di risparmiatori che quindi si aggiungono ai circa 120mila soci dell'istituto vicentino.


gianni zonin stefano dolcetta 

  gianni zonin stefano dolcetta

L'operazione e' stata curata da Mediobanca, JpMorgan, Deutsche Bank, Unicredit e Bnp Paribas in qualita' di banche collocatrici mentre Vitale&Associati ha assistito l'istituto. Con questi risultati - sottolineano le stesse fonti finanziarie - si pone ora il problema dell'ammissione a quotazione dei titoli da parte di Consob: se infatti dal punto di vista tecnico la soglia minima di flottante e' assicurata, in termini pratici meno del 10% e' nelle mani di operatori e risparmiatori per garantire il trading.

 

4.BANKITALIA: OLTRE 420MLD RISPARMI FAMIGLIE ESPOSTI AL RISCHIO BAIL-IN

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Ci sono in Italia 427 miliardi di risparmi delle famiglie, oltre il 10% della ricchezza finanziaria, esposti al potenziale rischio del bail-in, la nuova procedura di salvataggio interno delle banche introdotta da gennaio con le regole europee ma gia' tristemente famosa nel nostro Paese per 'l'antipasto' della risoluzione delle quattro banche che a novembre ha azzerato i bond subordinati emessi da quegli istituti. Lo indica la Banca d'Italia nel Rapporto sulla stabilita' finanziaria.


ignazio visco  

ignazio visco

Il risparmio potenzialmente a rischio e' quello che le famiglie detengono in depositi sopra i 100mila euro ma anche in obbligazioni bancarie, senior non garantite e subordinate. I depositi oltre i 100mila euro sono stimati in 225 miliardi (5,6% della ricchezza delle famiglie), le obbligazioni senior non garantite ammontano a 173 miliardi (4,3%) e i bond subordinati a 29 miliardi (0,7% della ricchezza finanziaria). L a fotogr afia e' al 30 settembre. L'interesse delle famiglie italiane per i bond bancari, tra l'altro, era gia' in calo prima del bail-in per effetto, ricorda il rapporto di via Nazionale, dell'aumento dell'aliquota di imposta dal 12,5 al 20% nel gennaio 2012 e al 26% dal luglio 2014.

 

5.CNH: PERDITA NETTA DI 513 MLN $ NEL I TRIMESTRE (RCOP)

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Nel primo trimestre Cnh Industrial, la societa' attiva nelle macchine per l'agricoltura e le costruzioni e i veicoli industriali, ha accusato perdite nette per 513 milioni di dollari, contro un utile per 23 milioni un anno prima, a seguito di oneri straordinari per 502 milioni, gia' annunciati in precedenza, 'relativi all'indagine condotta sulla divisione Iveco e altri concorrenti dalla Commissione Ue per presunte condotte anti-competitive'. Lo comunica il gruppo, il cui utile netto adjusted, che esclude tali oneri, e' pari a un milione di dollari (da 33 milioni un anno prima).


marchionne 

  marchionne

I ricavi consolidati sono scesi del 9,9% a oltre 5,37 miliardi (-5,7% a cambi costanti) e quelli dalle attivita' industriali del 9,8% a oltre 5,07 miliardi (-5,7% a cambi costanti). Il margine operativo delle attivita' industriali era pari al 3,5% e l'indebitamento netto industriale, pari a 2,5 miliardi, ha superato di 0,9 mili ardi quello di fine dicembre 2015, mentre la liquidita' disponibile a fine marzo e' migliorata di un miliardo a 8,2 miliardi.

 

Confermati i target 2016 di ricavi dalle attivita' industriali tra 23 e 24 miliardi con un margine operativo delle attivita' industriali tra il 5,2 e il 5,8% e un indebitamento netto industriale a fine anno tra 1,5 e 1,8 miliardi 'escludendo ogni pagamento potenziale legato all'indagine della Commissione Ue e delle vicende ad essa correlate'.

News: Tutti Tesserati Renziani " Renzi Piazza gli Amici nelle poltrone che Contano "



Fonte huffingtonpost.it

















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“La politica rivendica il diritto di fare le nomine. Si tratta di nomine totalmente istituzionali: c’è un meccanismo per cui esce il capo e ci va il vice… Valorizziamo le figure istituzionali, non gli amici miei…”, dice Matteo Renzi al termine del consiglio dei ministri. Anche perché un conto sono le “nomine istituzionali”, decise oggi tutte insieme dal governo. E' la prima impronta renziana sui vertici dello Stato. Un altro sono quelle “di staff, i collaboratori del presidente del Consiglio come succede in tutti i paesi del mondo, solo da noi c’è potenziale confusione tra i due nomi”. Al premier non a caso preme sottolineare la “differenza” tra le due questioni. La seconda, quella dello “staff”, sarà affrontata “nei prossimi giorni”. Vale a dire la nomina, ormai certa ma solo rinviata, di Marco Carrai, fedelissimo del premier, a consulente di Palazzo Chigi per la cybersecurity. “Gli ho chiesto di venire a lavorare con noi. Spero non abbia cambiato idea”, scandisce Renzi, per la prima volta esplicito sul tema.

Tutto il resto è senza sorprese, soprattutto senza rottamazioni di sorta. Linea di massima continuità per nomine che comunque scadranno ad aprile del 2018, “quando ci sarà un altro governo”, spiega Renzi. In realtà una ‘sorpresa’ c’è: Renzi riesce a imporre la sua scelta per la guida della Guardia di Finanza. Successore del comandante generale uscente Saverio Capolupo sarà Giorgio Toschi, toscano, vecchia conoscenza del premier, nome che aveva sollevato qualche perplessità al Colle. Per via dei problemi giudiziari del fratello, Andrea Toschi, ex presidente della banca Arner arrestato due anni fa nell’ambito dell’inchiesta sulla holding di partecipazione finanziaria Sopaf. E poi perché anche Giorgio Toschi viene citato nell’inchiesta sulle manovre degli ex generali delle Fiamme Gialle, Michele Adinolfi e Vito Bardi, ai danni di Capolupo. Arrivano anche decine di nomine per prefetti e funzionari diplomatici.

Dal Dipartimento di informazione sulla sicurezza (servizi), Giampiero Massolo viene mandato a Fincantieri. Era in scadenza, ma non in età da pensione. Per la cronaca: a gennaio, in un’audizione al Copasir, Massolo aveva indicato la necessità di un intervento legislativo per definire la nomina di Carrai a capo di una nuova struttura di consulenza sulla cybersecurity a Palazzo Chigi, per un dovere di chiarezza nei confronti dell’intera struttura dei servizi segreti. Per Carrai non ci sarà intervento legislativo: varcherà la soglia di Palazzo Chigi con una nomina del premier la prossima settimana.

Ad ogni modo, al posto di Massolo - ambasciatore che D’Alema nominò a capo della Farnesina, ex collaboratore di Andreotti, Dini, Amato, Berlusconi e capo di gabinetto di Fini – arriverà Alessandro Pansa che lascia la Polizia a Franco Gabrielli, attuale prefetto di Roma. Per la Capitale il nuovo prefetto “verrà nominato nelle prossime settimane”, anticipa Renzi.

Al vertice dell’Aisi, i servizi segreti per la sicurezza interna, arriva il generale Mario Parente, ex del Ros, finora vice dell’uscente Arturo Esposito. Mentre alla Marina, Giuseppe De Giorgi, in scadenza a giugno e indagato nell’inchiesta lucana su appalti e petrolio, viene sostituito dal capo di gabinetto del ministro Roberta Pinotti, l’ammiraglio Valter Girardelli.

“Figure istituzionali e non amici miei”, ripete Renzi, quasi ossessivamente in conferenza stampa con al fianco il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan che poi entrerà nel merito del decreto banche, altra misura varata oggi dal consiglio dei ministri. Ma su Carrai ormai il premier ha deciso: la nomina ci sarà, la prossima settimana. La conferenza stampa di oggi serve per spiegarla, per metterla sul binario mediatico giusto. Renzi finora aveva sempre evitato l’argomento.

“Marco è una persona con cui lavoro da più di dieci anni. Gli ho chiesto di venire a darmi una mano nel settore dei big data che uno dei settori più interessanti al momento. Spero non abbia cambiato idea. Io vorrei venisse a lavorare con noi. Il modo in cui è stata raccontata questa storia è stata una delle cose su cui avete dato maggiore sfoggio di fantasia”, dice il premier ai giornalisti.

E insiste: “Nel caso in cui Marco accettasse e con un blind trust smettesse di prendere tutti i soldi che prende, la sua vita peggiorerebbe e la nostra migliorerebbe”. Sembra fatta. Renzi si toglie i sassolini dalle scarpe contro i media: “E’ la libertà della democrazia, la bellezza dell’informazione. Ma come si dice: i fatti, separati dalle opinioni. Ho letto molte opinioni ma ora siamo ai fatti”.

La prossima settimana dovrebbe essere anche quella buona per “la nomina del ministro dello Sviluppo Economico”, dopo le dimissioni di Federica Guidi un mese fa, annuncia Renzi. In pole c’è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, ex sottosegretario allo Sviluppo in epoca Guidi. Ma anche Paola De Micheli, parlamentare Dem, ex lettiana, molto stimata dal premier. Benchè, sia su di lei che sull’altra candidata, l’ex sindacalista Teresa Bellanova, peserebbero i dubbi del Colle sulla scarsa esperienza in materia di rapporti internazionali, essenziale per la guida del ministero allo Sviluppo Economico. Se la scelta di Toschi alla Finanza vale per metodo, magari anche in questo caso prevarranno i gusti del presidente del Consiglio.

Questo è il #PD " Le Prove che lo incastrano da come si legge dalle intercettazioni "




Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Non ti dimenticare Bubbico… è una questione di vita o di morte” diceva l’ex sindaco Pd di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro al presidente del Pd della Campania e consulente di Palazzo Chigi Stefano Graziano. E Graziano lo rassicurò: “Stai tranquillo”. Così Graziano si rivolse al viceministro Pd dell’Interno Filippo Bubbico per salvare il finanziamento di Palazzo Teti Maffuccini, l’appalto in odore di clan dei Casalesi secondo l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli e dai pm Maurizio Giordano e Gloria Sanseverino.

L’interessamento di Graziano e il suo intervento presso Bubbico emergono dall’intercettazione allegata agli atti dell’inchiesta che vede Graziano indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Il politico dem, eletto nel 2015 in consiglio regionale, è accusato di aver chiesto e ottenuto i voti del clan Zagaria alle regionali del 2015. Al telefono Di Muro e Graziano fanno riferimento alla necessità di spostare da un capitolo all’altro la posta di bilancio da 3 milioni di euro per la ristrutturazione di Palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere, un bene confiscato, quindi di competenza del Viminale.

Su quell’appalto volevano mettere le mani imprese collegate al clan Zagaria attraverso l’intermediazione dell’imprenditore Alessandro Zagaria, che alle regionali ha sostenuto Graziano, come dimostrerebbero alcune intercettazioni tra i due in cui Graziano ringrazia l’imprenditore per l’appoggio. La conversazione tra l’ex sindaco Di Muro e Graziano, riportata da una informativa dei carabinieri di Caserta, è del 1 marzo 2015. È nel fascicolo delle indagini che hanno scoperchiato un giro di tangenti intorno alla progettazione e all’esecuzione dei lavori, peraltro mai partiti: 9 arresti per corruzione, quasi tutti con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi. Di Muro e Graziano ne avevano già discusso al telefono il 23 febbraio 2015. “Va bene va bene, poi ne parlo io con Bubbico” gli avrebbe detto Graziano.

Secondo gli inquirenti il presidente dei dem ebbe una contropartita: “Verrà ricompensato da Di Muro con l’impegno assunto nella campagna elettorale con la messa a disposizione dei locali per costituire il comitato pro Graziano e l’incondizionato appoggio elettorale nel procacciamento di voti, con l’avallo dello stesso Zagaria”. L’informativa contiene foto che provano un incontro tra il politico dem e l’imprenditore avvenuto a Teverola, nel comitato elettorale, subito dopo l’elezione di Graziano a consigliere regionale.

Il trasferimento fondi da un programma a un altro per il recupero di palazzo Teti Maffuccini di Santa Maria Capua Vetere? “Un’iniziativa che ha riguardato 340 progetti, su specifica richiesta dei comuni interessati” fa sapere Bubbico (non indagato ed estraneo all’inchiesta). “A gennaio di quest’anno, su richiesta di Stefano Graziano, ho attivato la mia Segreteria perché raccogliesse informazioni sull’istanza presentata da quel Comune – aggiunge – l’Ente locale, già beneficiario di un finanziamento a valere sui fondi del Programma Operativo Nazionale (PON) Sicurezza 2007-2013 chiedeva che il progetto di recupero del Palazzo Teti Maffuccini fosse posto a carico delle risorse del Piano di Azione Giovani, Sicurezza e Legalità (PAG), un Programma collaterale frequentemente utilizzato a salvaguardia del completamento di molti progetti PON. Il trasferimento dal PON al PAG – conclude il viceministro – ha riguardato complessivamente 340 progetti su specifica richiesta dei Comuni interessati”.

Renzi Tenta la Furbata sui Truffati del Salva Banche, ma condacons non ci sta Vi portiamo in Tribunale "

Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Il provvedimento approvato venerdì sera dal consiglio dei ministri punta a ”risolvere definitivamente tutti i problemi del mondo bancario”. Così il premier Matteo Renzi, con notevole ottimismo, ha commentato il via libera al decreto banche che contiene tra il resto le norme sui rimborsi per gli obbligazionisti subordinati di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, “risolte” a novembre azzerando i risparmi di migliaia di clienti. Otterrà un rimborso forfettario fino all’80% della cifra investita, senza bisogno dell’arbitrato presso l’Autorità nazionale anticorruzione, chi ha un reddito lordo “basso”, quantificato in meno di 35mila euro ai fini Irpef, o un patrimonio mobiliare di valore inferiore a 100mila euro. Il Codacons non è per niente convinto che la soluzione trovata dall’esecutivo sia quella ideale: l’associazione consumatori ha definito il decreto “irricevibile” e ha annunciato che lo impugnerà al Tar del Lazio per ottenere l’annullamento da parte della Corte Costituzionale. Più possibilista il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che si riserva di “leggere il testo per conoscerlo nei dettagli” ma a caldo ha detto: “Mi sembra una soluzione che alla fine, sebbene sia passato del tempo da quando il problema si è posto, soddisfi i risparmiatori perché per la maggior parte di loro l’indennizzo sarà automatico”.

 

 

 

Forfait dell’80% di quanto investito a chi ha redditi bassi o proprietà che valgono meno di 100mila euro – Il decreto sui risarcimenti per chi ha acquistato strumenti finanziari di cui non conosceva i rischi era atteso da cinque mesi ed è arrivato sul tavolo del cdm con 30 giorni di ritardo rispetto alla scadenza che era stata fissata nella legge di Stabilità. La novità principale è che otterrà un rimborso forfettario fino all’80% senza bisogno dell’arbitrato presso l’Anac chi ha un reddito lordo inferiore a 35mila euro ai fini Irpef o un patrimonio di valore inferiore a 100mila euro, anche se ne guadagna più di 35mila. E c’è un’ulteriore condizione che va soddisfatta per aver diritto al rimborso senza arbitrato: occorre aver comprato entro il 12 giugno 2014. Rimangono fuori sulla base di questo parametro “soltanto 158 persone che hanno acquistato sul mercato elettronico secondario a prezzi scontati“.  Il rimborso a forfait sarà “al netto di oneri e spese e differenza tra rendimento degli strumenti subordinati e rendimento di un buono poliennale avente durata finanziaria equivalente: nel caso in cui vi sia differenza positiva si va a ridurre il forfait”.

Ad avere diritto ai rimborsi automatici sarà “un po’ più della metà” dei circa 10.000 obbligazionisti coinvolti dal crac delle 4 banche, ha detto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, invitando però ad “essere cauti”. “Sono stime che devono essere verificate, dipendono dalle soglie, stiamo facendo dei conteggi”, ha aggiunto. E non ha voluto quantificare la somma complessiva necessaria per l’operazione. L’ammontare “dipenderà anche dagli esiti dei processi arbitrali”. In ogni caso “le risorse per coprire sia i rimborsi automatici sia gli arbitrati non saranno razionate, ci saranno soldi per tutti quelli che hanno diritto. Sono soldi che provengono dal sistema bancario”.

Renzi: “Abbracciate Padoan. Chi dice di aver avuto danno ha fatto una scelta” – “Fossi uno di quelli che aveva i soldi” nelle quattro banche salvate dallo Stato, “andrei ad abbracciare Padoan“, ha chiosato Renzi, che non ha mancato di sottolineare come i risparmiatori delle quattro banche “sono persone che possono dire di aver avuto un danno ma in larga parte hanno fatto delle scelte, del tutto legittime: hanno acquistato obbligazioni subordinate che davano rendimenti maggiori rispetto al conto corrente”. Peccato che anche la Commissione Ue abbia riconosciuto che quegli istituti “vendevano prodotti inadatti a clienti che probabilmente non sapevano cosa stessero comprando”. Per Renzi la vicenda delle quattro banche “è stata volutamente e strumentalmente raccontata diversa dalla realtà” e “la verità al netto della propaganda è che il nostro atteggiamento è stato molto rigoroso e serio. E non vi è stato alcun elemento di favore per i manager o la struttura delle banche che sono state messe in risoluzione”. Il premier non ha menzionato esplicitamente l‘inchiesta per bancarotta fraudolenta che coinvolge anche Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme, che è stato vicepresidente dell’Etruria. In compenso ha rivendicato di aver “salvato i correntisti che sarebbero andati a gambe all’aria“: “I cittadini hanno salvato i propri soldi, ci sono sanzioni per i manager e i commissariamenti“.

Codacons: “Facciamo ricorso, inaccettabili discriminazioni” – “I criteri fissati dal Governo sono a vanvera, senza senso e del tutto illogici – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Tutti i risparmiatori sono stati danneggiati allo stesso modo, ma senza alcuna valida motivazione gli indennizzi saranno parziali e pari all’80% del valore delle obbligazioni, e verranno disposti solo in favore di soggetti con reddito basso e patrimonio immobiliare sotto i 100mila euro, lasciando ingiustamente fuori tutti gli altri e creando inaccettabili discriminazioni“.

In pegno alla banca i beni dell’azienda per accelerare il recupero crediti – Il decreto legge, oltre al capitolo sui rimborsi, ne comprende altri due: misure a sostegno delle imprese e accelerazione del recupero crediti e altre disposizioni finanziarie sulle Dta (imposte anticipate differite) più un fondo di solidarietà per la riqualificazione del personale del credito. Per ridurre i tempi di recupero crediti “per le persone giuridiche, non fisiche, da 6-8 anni a 6-8 mesi” arriva il ‘pegno mobiliare non possessorio‘, ovvero la possibilità per le banche di avere una garanzia sui beni mobili dell’impresa debitrice, come i macchinari e le scorte, che l’istituto potrà acquisire senza passare dal giudice in caso di insolvenza nella restituzione del credito. Il provvedimento garantirà anche procedure più rapide per i pignoramenti.

Prorogata la scadenza per la vendita delle banche ponte – Intanto sempre venerdì la Commissione Ue ha dato il via libera alla proroga del termine entro il quale dovranno essere vendute le nuove quattro banche ponte nate dalla ristrutturazione i Banca Marche, Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti. La nuova scadenza non è stata comunque resa nota “allo scopo di proteggere l’efficacia del processo di vendita”, spiega Bruxelles. Quella precedente, come rivelato da Il Fatto Quotidiano, era il 30 aprile. La proroga del termine di vendita è stata richiesta dall’Italia, precisa la Commissione, e dovrebbe contribuire alla conclusione positiva della loro vendita che è in corso in un processo che deve essere “aperto e non discriminatorio”. Il fondo italiano di risoluzione ha dato 3,6 miliardi di aiuti di Stato, con l’approvazione di Bruxelles, per coprire la differenza tra gli attivi e passivi e per capitalizzare le banche ponte, più ulteriori garanzie di stato per circa 400 milioni. Per limitare le distorsioni della concorrenza, l’Italia si è quindi impegnata a mantenere in vita le banche ponte solo per un periodo limitato di tempo.

venerdì 29 aprile 2016

Un autentico flop. Scottato dal bail-in delle quattro banche salvate e dalla gestione scandalo nell'era Zonin, i soci e il mercato non ne vogliono sapere di sborsare un euro per sottoscrivere l'aumento di capitale.



Fonte affaritaliani.it

 

 

 

 

 

 

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Un autentico flop. Scottato dal bail-in delle quattro banche salvate e dalla gestione scandalo nell'era Zonin, i soci e il mercato non ne vogliono sapere di sborsare un euro per sottoscrivere l'aumento di capitale. Così il Fondo Atlante dovrà sobbarcarsi una quota di inoptato dell'aumento di capitale di Banca Popolare di Vicenza superiore al 90% della ricapitalizzazione da complessivi 1,5 miliardi. Il fondo, che ha 4,25 miliardi, come previsto dalla politica d'investimento non sottoscrive più del 75% di una singola operazione a meno che non sia necessario al fine del buon esito della stessa e, quindi, dovrà sborsare circa 1,35 miliardi. Un esito che sta contribuendo a terremotare i titoli bancari in Borsa e che fa discutere e trarre le logiche conclusioni quanti avevano avvertito una certa tensione dei vertici di uniCredit prima del varo dell'operazione di mercato. Ora, commentano alcuni operatori, sarà da osservare la linea che terrà Banca Intesa, gruppo che dovrà seguire l'aumento di capitale dell'altra banca nordestina finita nell'occhio del ciclone e che ha sempre detto di non voler bussare alla porta di Atlante per l'operazione.

Intanto in Borsa, le forti vendite stanno caratterizzando la seduta dei bancari. Unicredit -5,05%, Banco Popolare -4,61%, Banca Popolare Romagna -4,32%, Ubi Banca -4,31%, Banca Popolare di Milano -4,01%, Mps -3,67%. "Ad un contesto negativo per le banche in Europa (-2,5% lo Stoxx, ndr) si aggiungono anche le indiscrezioni sulle scarse adesioni raccolte dall'offerta della Banca Popolare di Vicenza", ha sottolineato infatti un operatore. In conferenza stampa di presentazione del proprio lancio ufficiale, il fondo Atlante, nato per assicurare il successo degli aumenti di capitale delle banche italiane piu' fragili e acquistare sofferenze, promosso da Quaestio Capital Management Sgr, ha raccolto, alla data di chiusura di ieri 28 aprile, 4,249 miliardi di euro. Gli investitori sono 67 tra istituzioni italiane ed estere che includono banche, compagnie di assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa depositi e prestiti. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del fondo e' emerso che la quota del singolo partecipante in nessun caso puo' essere superiore al 20% delle dimensioni del fondo.

La durata del fondo e' di 5 anni, piu' tre anni rinnovabili di anno in anno, ma potrebbe essere riaperto con la modifica del regolamento che richiede l'assenso del 66,6% delle quote degli investitori. Il periodo di investimento e' di 18 mesi, estendibile per altri 6 mesi per concludere operazioni gia' in corso. Fino al 70% del fondo puo' essere investito in banche con ratio patrimoniali inferiori ai minimi stabiliti nell'ambito dello Srep e che quindi realizzino, su richiesta della Consob, interventi di rafforzamento patrimoniale mediante aumento di capitale.

Dopo il 30 giugno 2017 tutta la quota del fondo non investita in banche potra' essere investita in non performing loan. Atlante non potra' sottoscrivere piu' del 75% di una singola emissione a meno che non sia necessaria ai fini del buon esito dell'operazione. Sono comunque esclusi investimenti che comportino l'obbligo di opa. Per valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione, il fondo puo' stipulare partnership e/o co-investimenti con altri investitori e/o istituzioni finanziarie, nonche' promuovere operazioni straordinarie. Sempre al fine di valorizzare la partecipazione, Atlante potra' investire sia in equity della banca che nella ristrutturazione dei Npl. Comunque la ristrutturazione/rilancio delle banche in cui il fondo investe e la velocita' di uscita sono la chiave del successo del fondo.

"Prima usciamo dagli investimenti meglio e'", ha affermato Alessandro Penati, presidente di Quaestio Sgr, durante la presentazione del fondo. Il fondo potra' investire con una leva massima del 110%. Quaestio avra' una commissione pari allo 0,07% annuo, mentre la banca depositaria, Rbc Investor, una commissione dello 0,0125% annuo. L'obiettivo finanziario e' un rendimento di circa il 6% annuo, anche se "credo che il rendimento sara' piu' alto del 6%", ha detto Penati. "Il fondo deve essere redditizio altrimenti invece di innescare un circolo virtuoso, rischia di innescare un circolo vizioso", ha precisato il presidente di Quaestio.

"Il principio fondamentale del fondo e' l'indipendenza del management della Sgr da azionisti e investitori", ha spiegato l'amministratore delegato di Quaestio Capital Management Sgr, Paolo Petrignani, precisando che le decisioni di investimento prese dalla Sgr per il fondo sono soggette a parere preventivo non vincolante del comitato degli investitori, composto da nove membri ed eletto dall'assemblea degli investitori con il meccanismo del voto di lista. "Atlante e' un fondo di mercato che va gestito in modo redditizio, altrimenti invece di innescare un circolo virtuoso inneschiamo un circolo vizioso", ha aggiunto Penati. Qualsiasi investimento, ha specificato, deve essere basato sul metodo, in quanto e' un fondo di ristrutturazione con il fine di valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione.

TANTO PAGA SEMPRE PANTALONE " NESSUNO CHE SI INDIGNI VERO ITALIANI "



FONTE LANOTIZIAGIORNALE.IT

 

 

 

 

 

 

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La solita ripartizione dei pani e dei pesci. Ormai da anni in Cassa Depositi e Prestiti sono esperti in questo genere di cose. Consulenze ai soliti noti, in qualche frangente per attività più o meno inutili. Un andazzo che non sembra essere cambiato con l’avvento ai vertici di Claudio Costamagna e Fabio Gallia, rispettivamente presidente e amministratore delegato della società controllata dal ministero dell’economia. Nella categoria degli “incarichi-foglia di fico”, per esempio, rientrano due consulenze assegnate alla società di cacciatori di teste Eric Salmon & Partners, entrambe a inizio marzo. La cosa sorprendente è che riguardano attività identiche.

I CASI – Il primo incarico, che ha fruttato alla società esterna 90 mila euro, riguarda “la ricerca di candidati al ruolo di membri del Cda di società attive nella gestione di fondi investimento e nei settori finanziario-assicurativo partecipate da Cdp”. Il secondo, del valore di 95 mila euro, ha la stessa identica dicitura, con la differenza che qui si parla dell’individuazione dei membri del Cda “di società industriali partecipate da Cdp”. Al che si pongono almeno due questioni. La prima: era davvero necessario sdoppiare la consulenza dividendo le controllate della Cassa Depositi e Prestiti in due aree tematiche? Perché alla fine l’esito è quello di aver permesso alla Eric Salmon & Partners di raddoppiare l’incasso. Seconda questione. Ogni volta che parte un valzer di nomine nelle società pubbliche si fa ricorso ai cacciatori di teste. Sulla carta si tratta anche di una scelta virtuosa, ma nella pratica queste società non fanno altro che fungere da “foglia di fico” dietro cui si nascondo quei centri di potere economico-politico che effettuano le scelte degli amministratori. Basti pensare a quali e quante società controllate dalla Cassa sono in gioco in questa tornata di nomine: da Snam (a capo della quale si è insediato Marco Alverà) a Fincantieri (dove dovrebbe essere confermato Giuseppe Bono) passando per la Sace e tutte le società del gruppo (Sace Bt, Sace Fct, Sace Srv). Per non parlare del Fondo italiano d’investimento.

L’EPILOGO – Gli uomini da inserire in queste società, nella maggior parte dei casi, sono già tutti individuati. E solo “bollinati” dal cacciatore di teste. Ma nel mese di marzo la Cassa ha distribuito consulenze anche ai soliti studi legali: 77 mila euro a Gianni Origoni, 80 mila euro a Chiomenti, 105 mila a Bonelli Erede Pappalardo. Per loro spunta sempre un’attività che non può essere coperta dagli uffici della Cassa. Infine l’immagine e la comunicazione. Qui la Cdp, con un occhio alle solite clientele, si è potenziata imbarcando Rodolfo Belcastro, già ufficio stampa Anas e marito di Valentina Colucci, consigliere giuridico del ministero delle politiche agricole e figlia di Gaetano Maria Colucci, lobbista di vecchia data per società come Eni e Saipem. Oggi entrambe partecipate dalla galassia Cdp.

Twitter: @SSansonetti

Pisa: il Video dei scontri e contestazioni al Premier Renzi, la polizia carica i manifestanti Manganellandoli a Sangue .








il Video dei scontri e contestazioni al Premier Renzi, la polizia carica i manifestanti Manganellandoli a Sangue . 

 

 

 

Momenti di tensione tra manifestanti e polizia al termine di un corteo promosso da centri sociali, sindacati di base e collettivi universitari al quale ha aderito anche l'associazione vittime del salva banche.

 

 

 

 

Scontri e cariche di alleggerimento sono avvenute quando il corteo ha raggiunto la recinzione dell'area della ricerca del Cnr di Pisa dove si celebrano i trent'anni della prima connessione a internet italiana alla presenza del ministro Stefania Giannini e con un collegamento video con il premier Matteo Renzi.

 

 

 

 

 

Quando i manifestanti hanno raggiunto la rete, si sono avvicinati minacciosamente al cordone di poliziotti schierati a protezione, gli agenti hanno allontanato i giovani in testa al corteo, appartenenti all'area antagonista, con un paio di cariche di alleggerimento.

 

NEWS: #RENZI IL TRAMONTO POLITICO STA ARRIVANDO GLI ITALIANI SI SONO SVEGLIATI



FONTE ILGIORNALE.IT

 

 

 

 

 

 

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Sondaggio amaro per il premier. La fiducia degli italiani sotto la soglia psicologica del 30%: è cala di due punti percentuali. Male anche quella del governo



Sondaggi amari per Matteo Renzi. A poco più di un mese dalle elezioni amministrative, i sondaggisti di Ixè certificano un pesante calo nei sondaggi sia per il presidente del Consiglio sia dell'esecutivo.



Travolto dalle inchieste giudiziarie (prima il caso Guidi, poi le mazzette in Campania) e indebolito dagli scontri interni al Partito democratico, Renzi si trova a dover gestire la sfiducia degli italiani che non credono più che il governo stia lavorando bene. L'economia che non decolla, l'emergenza immigrazione che anziché essere risolta diventa endemica e l'allarme sicurezza e jihadismo che toglie il sonno agli italiani sono solo alcuni dei temi aperti.
Questa settimana, secondo il sondaggio dell'Istituto Ixè, elaborato in esclusiva per Agorà (Raitre), la fiducia degli italiani in Renzi è arretrata di due punti percentuali scendendo sotto la soglia psicologica del 30%. Adesso si attesterebbe infatti al 29%. la stessa flessione negativa di 2 punti percentali penalizza anche il governo che, sempre secondo il sondaggio di Ixè, cala al 27%. A indebolire il premier sarebbe stato anche il braccio di ferro con il neo presidente dell'Anm Piercamillo Davigo. "I politici non hanno smesso di rubare - fanno gli italiani intervistati da Ixè - hanno smesso di vergognarsi". La frase, pronunciata qualche giorno fa da Davigo, trova infatti d'accordo l'88% degli intervistati. Lo stesso campione, alla domanda se ci sia più corruzione oggi rispetto a vent'anni fa, ha risposto nella stragrande maggioranza (82%) che il contesto attuale è peggiore. Il calo della fiducia nel premier si fa sentire anche sul Pd. Dem e Movimento 5 Stelle si trovano sempre più vicini. Nell'ultima settimana, infatti, il Pd passa dal 31,8% al 30,9% (-0,9%), confermando l'erosione dell'ultimo periodo, mentre il Movimento 5 stelle sale dal 26,3% al 27,1%, guadagnando lo 0,8%. Ora il distacco è sotto i 4 punti percentuali. Crescono, intanto, sia la Lega nord al 15,1% (+0,7%) sia Forza Italia all'11% (+0,6%). Se si votasse oggi, l'affluenza sarebbe al 62%.


NEWS: #IOSTOCONGIANLUIGIPARAGONE " PARAGONE ASFALTA CIRINO POMICINO SUI VITALIZI VIDEO "


Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Raffica di insulti, in diretta tv alla Gabbia, tra Paolo Cirino Pomicino e Gianluigi Paragone nella serata di mercoledì 27 aprile. L'ex ministro Dc, in collegamento con La7, si è infastidito quando ha scoperto di non essere il protagonista di un'intervista per promuovere il suo ultimo libro, ma di essere al centro di un dibattito.

Quando Paragone gli ha chiesto "Vi sentite migliori dei politici di oggi?", Pomicino è rimasto in silenzio. Paragone si irrita: "Pomicino mi sente? Pomicino, se ha voglia di rispondere... se no possiamo anche spegnere il collegamento e un bel chi se ne frega".

"Perché è così scurrile, Paragone?", replica Pomicino. "Eh, purtroppo sono fatto così. Quando vedo una faccia da Tutankhamon come la sua", ribatte il giornalista. "Lei deve avere un po' più di buona educazione, se ce la fa", è la risposta di Cirino. 

A questo punto Pomicino ha ribadito di voler parlare solo del suo libro. Paragone risponde che "questo non è un marchettificio!"

 

QUI POTETE VEDERE IL VIDEO

Oggi Incontro Ala-Pd " Dennis Verdini presenta il Conto a Renzi dopo averlo Salvato "


Fonte ilTempo.it

 

 

 

 

 

 

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Il vertice, ha spiegato il senatore di Ala Lucio Barani, si terrà alla Camera ed «era fissato da diversi giorni e riguarderà i temi relativi all'agenda parlamentare delle prossime settimane». Intanto il gruppo Alleanza liberalpopolare-Autonomie di Denis Verdini è salito a quota 20. Al partito in Senato avrebbe aderito Antonio Milo, ora all'opposizione con i Conservatori e Riformisti.

Il vertice ha comunque scatenato l’ira dei dissidenti del partito Democratico. Laconico Pierluigi Bersani, fermato ieri mattina dai giornalisti in Transatlantico alla Camera: «Voglio vedere anche questo». Roberto Speranza ha scelto invece un commento su twitter per far trapelare tutta la sua irritazione: «L'incontro con Verdini è una follia inspiegabile».

Più loquace invece Gianni Cuperlo: «Non commento gli incontri di giornata. Mi interessa la strategia». «Il gruppo dirigente del Pd incontra chi vuole, noi abbiamo preso atto da tempo che la maggioranza che sostiene il governo comprende anche quelle forze – ha proseguito – Io ho posto un problema diverso, se quella è la prospettiva politica per il dopo. Questo metterebbe seriamente in discussione quello che ci siamo detti e la natura stessa del Pd, nato come colonna portante di un centrosinistra. Questa sarebbe materia di confronto serio». Infine Davide Zoggia: «Spero che le indiscrezioni sulla visita di Denis Verdini domani al Nazareno per un patto complessivo con il Pd, che al di là della forma segnerebbero l'ingresso ufficiale di Ala nella maggioranza, vengano subito smentite. Nel giorno in cui giustamente il presidente della Repubblica invita la politica a rafforzare la battaglia contro la corruzione e il malaffare penso che quella con Verdini non sia proprio l'alleanza giusta per ottenere una più adeguata norma sulla prescrizione, un'accelerazione dei processi e una lotta più dura contro corruzione e cedimenti della politica verso l'affarismo e il conflitto di interessi. Da molto tempo noi della sinistra Pd lo diciamo: in questo modo si cambiano la natura e gli obiettivi del Partito Democratico». Reazioni che hanno provocato l’ironia di Nicola Fratoianni che fa parte dell'esecutivo nazionale di Sinistra italiana: «Capisco la rabbia e il disappunto degli amici della minoranza del Partito Democratico in merito agli incontri del loro partito con i verdiniani. Tuttavia non comprendo la loro sorpresa: Verdini da tempo è parte integrante della maggioranza che sostiene il loro governo».

Luigi Frasca

Corte dei Conti: “Dai derivati del Tesoro un danno da 3,8 miliardi. Il Mef favorì Morgan Stanley” Carta Canta

 

 

Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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L’accusa è pesantissima e apre scenari inediti: sarebbe stato commesso un danno erariale da 3,8 miliardi di euro nella ristrutturazione dei derivati sottoscritti dal Tesoro con la banca d’affari Morgan Stanley avvenuta nel 2012. A formularla è la Procura regionale della Corte dei conti del Lazio guidata da Raffaele De Dominicis grazie alle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Roma. Al centro, le clausole capestro fatte valere dalla banca a fine 2011 e garantite dal Tesoro. I cui vertici – risulta al Fatto – sono ora “molto preoccupati”.

Poche cose in Italia sono coperte da segreto come i derivati di Stato sul debito pubblico. Al momento, stanno causando una perdita potenziale di 42,6 miliardi (dati 2014), ma non si può sapere se sarà effettiva perché i contratti sono segreti. I derivati sono una scommessa tra due soggetti: se si verificano alcune circostanze, uno perde e l’altro vince. I più diffusi, e usati dal Tesoro nel periodo che precedette l’ingresso dell’Italia nell’euro, sono gli Swap, utilizzati per proteggersi dal rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato, come quello sperimentato nel 2011. Se questi salgono, il Tesoro risparmia, viceversa ci perde, come sta avvenendo ora. A oggi, l’Italia ci ha perso più di tutti in Europa: 23,6 miliardi nel 2011-2015, su un ammontare complessivo di 160 miliardi.

La vicenda Morgan Stanley è nota. A gennaio 2012 – governo Monti – quando lo spread era a 500 punti, il Tesoro ristruttura, perdendoci, 5 contratti derivati sottoscritti con la banca in un accordo quadro del 1994. Per i magistrati contabili, i dirigenti che li firmarono dovrebbero ora rispondere del danno. I nomi non vengono fatti, ma la preoccupazione del ministero è facile da intuire. In quel periodo al governo c’è Carlo Azeglio Ciampi, ed è un’epoca frenetica, con il Tesoro che cerca di rispettare i parametri di Maastricht per entrare nell’Eurozona. Ministro è Piero Barucci e direttore generale Mario Draghi. A dirigere il dipartimento del debito pubblico c’è Vincenzo La Via, attuale direttore generale del dicastero. Il suo sostituto, Maria Cannata, in un’audizione ha spiegato che ad approvare l’accordo fu Mario Paolillo, all’epoca alto dirigente del Tesoro, ora deceduto. Ma queste operazioni non si fanno all’insaputa dei vertici, e infatti se venissero ripetute ora, a firmare sarebbe la Cannata. La vicenda emerge nella relazione generale tenuta da De Dominicis per l’inaugurazione dell’anno giudiziario e svelata dai deputati di Alternativa libera Possibile: “Vista la portata della notizia, ci chiediamo dove sia la relazione che la Commissione Finanze della Camera doveva fare e di cui si sono perse le tracce nel rimpasto dei vertici. Perché non vengono fornite informazioni sui contratti?”, accusa il deputato Massimo Artini.

Torniamo al 1994. Nell’accordo quadro, il Tesoro garantisce alla banca una clausola “unilaterale” Additional termination events (Ata): se si fosse trovato esposto oltre un certo livello, Morgan Stanley “poteva chiedere la chiusura del portafoglio”. E questo perché il Mef “non aveva prestato la garanzia a collaterale (contante o titoli)” prevista dall’accordo. Il ministero non l’ha fatto, perché la garanzia avrebbe fatto salire deficit e debito, che invece si voleva far scendere per entrare nell’euro. Per i pm contabili, questo buco rende i contratti “non idonei” a stabilizzare il debito e il Tesoro doveva astenersi dal siglarli visto che la soglia era così bassa da venire superata quasi subito.

Le accuse di “malagestio” sono gravi e documentate: pochi uomini preposti alle operazioni; strumenti inadeguati, contratti volutamente “speculativi” etc. E poi la botta: “Le procedure adottate dal ministero violavano le norme di contabilità generale dello Stato” e “in diversi casi sembravano orientate unicamente e senza un valido motivo a favorire la banca”. Per due contratti (interest rate swap), la ristrutturazione “venne proposta da Morgan Stanley senza un valido motivo e accettata dal Mef senza esercitare alcun ruolo attivo”. Nella lista c’è poi un altro derivato, sottoscritto da Infrastrutture spa, accollato nel 2007 al Tesoro e da questo gestito malissimo. La Procura contabile ha segnalato i dirigenti firmatari e chiede 3,8 miliardi di danni. Toccherà ora ai giudici contabili stabilire se queste ricostruzioni siano fondate e in che misura.

ITALIANI CHIEDETEVI QUANTI #LOBBISTI CI SONO DENTRO IL GOVERNO RENZI



Fonte http://espresso.repubblica.it

 

 

 

 

 

 

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Conflitti d’interessi. Cordate di affaristi. Amici ai vertici delle aziende pubbliche. Ecco i gruppi di pressione attorno all'esecutivo e al premier. Mentre nel Pd si riapre la questione morale

 

Dire che noi siamo il governo delle lobby e dei petrolieri è una barzelletta», ripete ogni volta che può il premier Matteo Renzi. Nel suo programma di governo c'era l'apertura al merito e alla competizione, l'opposto delle porte spalancate ai gruppi di pressione.

Dopo più di due anni, però, i conflitti di interesse si sono moltiplicati anche attorno ai ministeri e agli uomini vicini al presidente del Consiglio, in più campi.

ESPRESSO+ LEGGI L'INCHIESTA INTEGRALE

Sicurezza, enti pubblici, giustizia, trasporti, energia. C'è il sottosegretario alla Giustizia che è anche capo di una delle correnti più influenti della magistratura. C'è il consigliere di amministrazione dell'Eni che è anche il punto di riferimento del ministro dell'Interno. C'è l'ambasciatore italiano a Bruxelles che segue i dossier su ferrovie e aviazione dopo aver lavorato a fianco degli imprenditori del ramo. C'è l'ex ministro dello Sviluppo economico che si è battuta in commissione Ue in difesa dei settori imprenditoriali che le stavano a cuore: come ministro e come confindustriale.





La copertina dell'Espresso
La copertina dell'Espresso

C'è il figlio di un sottosegretario Ncd piazzato da un ministro Ncd nel cda dell'Istituto tumori, senza competenze specifiche. Ed è in arrivo alla guida dell'agenzia per la sicurezza informatica la nomina di Marco Carrai, amico di Renzi, che mesi ha fondato una società privata che si occupa di sicurezza informatica...

Un intreccio di interessi generali e particolari in cui è impossibile non scorgere il potere mai indebolito delle lobby, vecchie e nuove.

La versione integrale sull'Espresso in edicola venerdì 29 e già online su Espresso+

NEWS: CLAMOROSA FIGURACCIA DI MATTEO RENZI E DE LUCA SU FACEBOOK








FONTE FATTOQUOTIDIANO

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Poi parleremo anche dell’ultima vicenda che ci riguarda”. Matteo Renzi ha iniziato la diretta su Facebook promettendo che si sarebbe occupato dell’inchiesta che vede il presidente Pd Stefano Graziano accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma non c’è stato tempo o forse se ne è dimenticato. In un’ora e mezza di diretta non una parola su camorra e politica, nessun commento sull’indagine che ha travolto il rappresentante dei dem campani. Anzi il presidente del Consiglio ha scelto di presentarsi online per l’appuntamento #Matteorispondi con il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Il governatore è lo stesso che è stato eletto in Regione con il contributo dei voti raccolti dalla lista Centro Democratico, promossa dal verdiniano Vincenzo D’Anna e da pezzi di centrodestra vicini a Nicola Cosentino. Ma è anche lo stesso che l’anno scorso fu inserito tra gli impresentabili dalla commissione Antimafia perché accusato di concussione e truffa in un procedimento del 2002 per una vicenda urbanistica salernitana (per il quale però i pm hanno chiesto pochi giorni fa l’assoluzione). E, infine, è lo stesso su cui pesava lo spettro della sospensione della legge Severino prima di essere prosciolto in appello dall’accusa di abuso d’ufficio. E che però resta indagato a Napoli e Salerno in altre due inchieste. Oggi Renzi ha deciso di portarselo in diretta su Facebook, a poche ore dagli scandali giudiziari in regione: “Con Enzo”, ha detto il segretario Pd, “al di là della simpatia c’è una scommessa comune: il patto per la Campania“. Per poi chiudere con una battuta: “Come sei petaloso“.

 

 

Per  oltre un’ora il presidente del Consiglio ha risposto alle domande degli utenti in rete. Ma sul caso Graziano, lui e De Luca, hanno preferito non esprimersi. Lotta alle baby gang, decreto Isee, partite Iva: c’è stato tempo per commentare decine di domande, ma non per affrontare il tema più delicato per i democratici in Campania. Anzi la parola camorra è uscita solo quando De Luca ha difeso la sua Regione: “Siamo in prima fila”, ha detto, “e rivendichiamo un ruolo di punto di riferimento nelle battaglie per la trasparenza e contro la camorra. La moralità si misura nella vita reale, non nei salotti tv. Perché distribuire patenti nei salotti non vale nulla, la moralità si misura nell’inferno della vita reale”. Riferimento generico e slegato dalle notizie di cronaca giudiziaria che hanno sconvolto il partito campano che è attualmente senza un presidente (Graziano si è autosospeso dopo la notizia dell’indagine e le perquisizioni).

 

 

L’ex presidente Pd in Campania, secondo l’ipotesi della Dda di Napoli, chiese e ottenne i voti della camorra. Un episodio che secondo molti riapre la questione morale del partito al Sud. Proprio oggi dalle pagine di Repubblica lo scrittore Roberto Saviano ha duramente attaccato il governo Renzi e ha parlato di “una resa del Pd al meccanismo criminale”. Parole simili a quelle di Rosaria Capacchione, senatrice dem e cronista del Mattino che vive sotto scorta per le minacce della camorra e che in un’intervista a La Stampa ha accusato: “Il premier ascolta solo chi ha grossi pacchetti di voti. C’è una scarsissima percezione del pericolo che arriva dai colletti bianchi e dall’attività disinvolta di certe parti della Pubblica Amministrazione”.

Renzi su Facebook non ha parlato di Graziano, ma ha trovato il tempo di tornare sul dibattito della giustizia. “Ogni volta che emerge una storia di corruzione”, ha detto, “io mi indigno, mi arrabbio. Ma tutti dobbiamo riconoscere che ci sono distinzioni tra intere categorie e singoli o gruppi organizzati che commettono errori. Non si può sparare nel mucchio perché se dici che son tutti uguali poi i ladri la fanno franca. Guai a generalizzare perché chi generalizza fa il gioco di chi ruba”. Renzi nei giorni scorsi ha polemizzato con le parole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo che ha detto: “La classe dirigente che delinque fa più danni dei criminali di strada”. Il segretario dem ha ribattuto “basta con la politica subalterna ai pm”. Oggi il segretario dem ha ribadito: “I fenomeni di corruzione o addirittura di connivenza con la malavita vanno stroncati alle gambe. Purché arrivino con le sentenze. Sulla lotta contro la corruzione non solo siamo in prima fila, ma siamo certi che le nuove regole siano tali da essere prese come punto di riferimento per il mondo intero”.