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giovedì 31 marzo 2016

News: Federica Guidi si è dimessa Le intercettazioni dello scandalo E nelle telefonate spunta la Boschi


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Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi si e' dimessa. Lo ha fatto con una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, diffusa dal Mise.

"Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunita' politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati - si legge nella lettera - due anni di splendido lavoro insieme. Continuero' come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese".

Guidi,  i rumors: posti all'Ice ai vacchiani. Soffiate scomode al compagno

di Andrea Deugeni
twitter11
@andreadeugeni

Una giornata da dimenticare per Federica Guidi? Parrebbe di sì. Due scivolate in sole 24 ore per il ministro dello Sviluppo Economico, una delle quali, certificata dalla Procura di Potenza, sta creando grossi fastidi al governo Renzi. L'altra, invece, riportano le indiscrezioni raccolte da Affaritaliani.it in Confindustria e che se fossero vere renderebbero la giornata davvero nera per l'ex presidente dei Giovani di Viale dell'Astronomia, pare abbia provocato l'indignazioni di qualche qualche ex collega industriale nell'odierno Consiglio generale dell'associazione dell'Aquilotto. Atteggiamento che nell'elezione per il successore di Giorgio Squinzi pare abbia portato in dote in Zona Cesarini voti a Vincenzo Boccia. E non al conterraneo della Guidi Alberto Vacchi. Come invece avrebbe voluto la titolare del Mae.

Ma cos'è successo di così poco istituzionale per la Guidi che il rottamatore Matteo Renzi ha voluto alla guida dell'importante ex Ministero dell'Industria? Si dice che, talvolta, le sfortune arrivano tutte assieme.

Difficile trovare dei riscontri, ma nel primo episodio, secondo i rumors, in vista del voto Boccia-Vacchi la Guidi avrebbe più volte telefonato agli imprenditori membri del Consiglio generale promettendo posti a destra e a manca negli organismi dell'Ice (Istituto nazionale per il Commercio Estero) a quanti avessero votato in favore di Vacchi. Un anomalo attivismo che avrebbe animato la campagna elettorale vacchiana in cui il padre Guidalberto avrebbe avuto un ruolo di primo piano.

La seconda scivolata, invece, è arrivata nel primo pomeriggio quando, terminata la designazione in Confindustria, le agenzie hanno battuto la notizia del coinvolgimento della Guidi nell’inchiesta della magistratura di Potenza che ha portato in carcere cinque persone e fatto inserire nel registro degli indagati lo stesso fidanzato della ministra, l’ingegnere Gianluca Gemelli.

Gli inquirenti hanno acceso un faro sulle attività di Gemelli per il traffico di influenze illecite perché “sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo Economico - si legge nel capo d’imputazione contenuto nell’ordinanza di misure cautelari - indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total le qualifiche necessarie per entrare nella bidder list delle società di ingegneria" della multinazionale francese, e "partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa". Operazioni, da cui le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di sub appalti.

La Guidi, intercettata (mentre tira in ballo anche Maria Elena Boschi), si sarebbe resa protagonista del tentativo d'inserimento di un emendamento alla legge di Stabilità 2014 che avrebbe favorito gli affari del compagno. Insomma, oltre che in Confindustria, la Guidi ha perso anche sulle trivelle.

IL MOVIMENTO 5 STELLE BASTONA RENZI E NARDELLA IN TRIBUNALE!!



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“Il Tar di Firenze, con una sentenza articolata, ha dato ragione al Movimento 5 Stelle: il Comune deve consegnare al M5S gli scontrini e le ricevute delle spese di Matteo Renzi risalenti al tempo in cui era sindaco”. La comunicazione è arrivata direttamente dai gruppi parlamentari di Camera e Senato del M5S ed è relativa al periodo in cui Matteo Renzi era sindaco di Firenze. “La sentenza è chiara e inequivocabile: ‘L’accesso dei consiglieri comunali – si può leggere nel corpo del testo riportato dai 5 Stelle – è strumento di controllo e verifica del comportamento dell’amministrazione, in funzione di tutela di interessi non individuali, ma generali, e costituisce espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività’”. “Anche per questa ragione – continuano i parlamentari M5S – il Comune di Firenze è stato condannato al pagamento delle spese legali nei confronti di due consiglieri comunali del M5S che hanno fatto richiesta di accesso agli atti. Ora non ci sono proprio più scuse e il sindaco Nardella, piuttosto che difendere il suo capo Renzi, rispetti i cittadini italiani che vogliono sapere come Renzi ha speso i fondi pubblici, cioè i soldi di noi tutti”. I 5 Stelle, dopo la pronuncia del Tar, hanno deciso di recarsi con una folta delegazione di parlamentari lunedì prossimo a Palazzo Vecchio, per chiedere che le spese vengano rese note e tentare di risollevare il polverone sulla vicenda.

Renzi ha legato al referendum istituzionale il suo futuro politico " no avanti. Ansia nel #Pd "

 

 

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Renzi ha legato al referendum istituzionale il suo futuro politico

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)



Il referendum sulle trivelle del 17 aprile non preoccupa Matteo Renzi, visto che soltanto il 25% degli italiani sa che saremo chiamati alle urne, stando almeno ai numeri riservati del Nazareno. La strategia del governo di affossare il quesito 'no-triv' sembra proprio che stian funzionando. Ad allarmare i renziani, invece, è il referendum del prossimo ottobre sulle riforme costituzionali che, come noto, non ha lo scoglio del quorum del 50%. Il premier ha legato il suo futuro politico all'ok al ddl Boschi e, stando alle cifre che circolano nella sede del Pd, i no al nuovo Senato e alla revisione della Costituzione approvata a maggioranza dal Parlamento sarebbero in vantaggio intorno al 35% contro il 30% scarso dei sì. Il restante 35% (abbondante) ancora non ha deciso come votare o non sa che saremo chiami ai seggi dopo l'estate. Il presidente del Consiglio era convinto che il referendum istituzionale fosse una passaggiatta e invece ora la preoccupazione è molto, molto alta - riferiscono fonti renziane.

LA VERITÀ VERRÀ INSABBIATA SU REGENI " RENZI NON RISCHIERÀ DI ROMPERE I RAPPORTI COMMERCIALI CON L'EGITTO"


QUI POTETE LEGGERE L'ARTICOLO INTEGRALMENTE

 

 

 

 

LA VERITÀ DEI FATTI E CHE RENZI NON RISCHIERÀ MAI DI COMPROMETTERE I RAPPORTI COMMERCIALI CON L'EGITTO!! SECONDO UN MIO PARERE PERSONALE QUI SI ANDRÀ AVANTI SOLO A CHIACCHIERE È SUL CASO REGENI VERRÀ INSABBIATO AL 100%

Occhio al Trappolone #TIM sul telefonino: si alza la tariffa Quando, quanto costa, come disattivarla





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Occhio alla data: dal 10 aprile chi ha una linea telefonica Tim si vedrà addebitare automaticamente un nuovo servizio a pagamento, Tim Prime: verrà attivato su tutti i piani Privati base ricaricabili e non riguarderà solo i piani in abbonamento, quelli Business e M2M Business e quelli con opzioni Tim Young Junior attive. Si potranno inviare sms illimitati verso un'altra utenza Tim e attivare alcune offerte per la navigazione 4G gratuita. Conveniente per alcuni, ma non per chi non è interessato ma si vedrà comunque addebitare 49 centesimi in più a settimana.

Come disattivare l'opzione - Per questo motivo le associazioni dei consumatori hanno protestato, anche perché Tim ha avvertito i suoi clienti solo tramite sms. Il sito pcprofessionale.it ha però spiegato, in modo sintetico ma esaustivo, come "dribblare" la mezza fregatura: per rinunciare a Tim Prime bisogna chiamare il 409162 o inserire i propri dati nella pagina web dedicata entro il 9 aprile, oppure disattivarla online accendendo al profilo MyTim.

News: Vilipendio alle toghe «hai scherzato con il fuoco Salvini a processo Rischia il Gabbio»





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Mentre Matteo Salvini si trova in missione in Israele, il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha chiesto al ministero della Giustizia l’autorizzazione a procedere nei confronti del...

 

 

 

Mentre Matteo Salvini si trova in missione in Israele, il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha chiesto al ministero della Giustizia l’autorizzazione a procedere nei confronti del segretario federale della Lega Nord, accusato di vilipendio all’ordine giudiziario.

Lo scorso febbraio, la procura aveva disposto accertamenti per «verificare la eventuale sussistenza di estremi del reato di vilipendio dell’ordine giudiziario» nei confronti del leader del Carroccio per alcune dichiarazioni che Salvini avrebbe pronunciato contro la magistratura in occasione del congresso piemontese della Lega. Per procedere, in base al codice, è necessario il via libera del ministero della Giustizia.

Salvini comunque non si fa intimorire e anche da Israele porta avanti le proprie battaglie. Stavolta vuole usare la ruspa contro i sindacati. «Monti - scrive su Facebook il segretario leghista - racconta come nel 2011 hanno rovinato la vita di milioni di italiani: "Abbiamo approvato la riforma Fornero semplicemente, i sindacati non ci hanno fatto nessuna rivolta sociale, solo due ore simboliche di sciopero". Avete capito bene. Tutti insieme complici del disastro italiano. Anche per i sindacati... ruspa».

Quanto all’ex ministro Elsa Fornero, rincara la dose Salvini - «con la sua legge infame (votata dal Pd), ha rovinato milioni di italiani! E Renzi non ha mosso un dito per cambiarla. Schifo e vergogna!». Così il segretario del Carroccio organizza una manifestazione nel paese natale dell’ex ministro del governo Monti. «Vi aspetto questo venerdì, primo aprile, in piazza a San Carlo Canavese (To), paese natale della signora: noi non molliamo!», scrive il leader di via Bellerio sempre su Facebook, provocando lo sdegno di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri del governo Renzi che su Twitter scrive: «Venerdì marcia intimidatoria di Salvini contro Fornero? Un pesce d’aprile, la sua legge è importante per Italia. Servono riformatori, non demagoghi».

QUESTA NOTIZIA È CLAMOROSAMENTE (FALSA AL 100%) M5S NON FA ALLEANZE!!


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Per il momento si tratta di uno scenario che potrebbe realizzarsi nei prossimi mesi. Ma uno scenario del quale si discute insistentemente nel Palazzo e nelle segreterie dei partiti. Matteo Salvini non è uscito per caso con l'indicazione di voto per i 5 Stelle a Roma e a Torino in caso di ballottaggio contro i candidati del Partito Democratico. L'endorsement del segretario della Lega per i pentastellati, condito ovviamente dalla precisazione "io sono comunque sicuro di andare al secondo turno", è stato il primo importante segnale che il numero uno del Carroccio ha voluto inviare ai grillini.

E' del tutto evidente che ormai il rapporto con Silvio Berlusconi sia diventato estremamente difficili e non solo per lo scontro su Guido Bertolaso a Roma. L'impressione di Salvini è che troppi in Forza Italia siano nostalgici del Patto del Nazareno e che alla fine cerchino di non far male a Matteo Renzi. L'ex Cav magari vorrebbe anche schierarsi nettamente all'opposizione, come aveva fatto a novembre con la manifestazione leghista di Bologna, ma deve obtorto collo fare i conti con un partito lacerato e con il peso notevole del 'cerchio magico' e di Mediaset che spingono per evitare posizioni troppo dure e intransigenti nei confronti del Pd e del presidente del Consiglio. Salvini, consigliato dall'astuto Giorgetti, ha capito che gli azzurri potrebbero andare in un'altra direzione, riallacciando il dialogo con Alfano e Renzi, e quindi - mentre con Parisi a Milano si tiene aperta la strada della coalizione di Centrodestra - sulle altre città sonda il terreno per capire possibili evoluzione future.

E' ovvio che domani mattina non ci sarà l'intesa programmatica e di governo Lega-M5S, ma è altrettanto vero che Gianroberto Casaleggio (e forse anche Beppe Grillo) non è affatto di sinistra e, specialmente sul no all'euro e a questa Europa, si potrebbe anche cercare di istaurare un dialogo senza escludere un'alleanza. Certo, il problema è che la galassia dei meet-up, ovvero la base dei 5 Stelle, è molto lontana dal Carroccio e difficilmente potrebbe digerire un accordo con Salvini (come non ha digerito quello con lo Ukip di Nigel Farage al Parlamento Ue), ma insieme M5S e Lega potrebbero facilmente superare il 40% e vincere al primo turno in caso di elezioni politiche con l'attuale legge elettorale (sempre che Renzi non modifichi l'Italicum). Ammiccamenti, segnali e ipotesi di intese future. Una cosa è certa, Salvini sa che da solo (o con la Meloni) non può vincere le Politiche e andare a Palazzo Chigi e quindi se si chiude la strada del Centrodestra con Berlusconi e Forza Italia si deve tentare di aprirne una alternativa. Magari proprio con i 5 Stelle...

IL Governo Renzi non Arriverà a d'agosto sarà travolto dagli sbarchi dei Profughi"



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Continua inarrestabile il flusso dei profughi che arrivano in Italia, con sbarchi che ormai sfiorano costantemente le centinaia di persone al giorno, quando non superano le migliaia, come è avvenuto ieri. E sono ormai la maggioranza coloro che sfuggono ad ogni controllo. Una situazione che potrebbe diventare insostenibile e che il governo Renzi potrebbe pagare molto caro. Lo denuncia adesso anche il Financial Times in un editoriale in cui fa notare che l' afflusso di migranti attraverso il Canale di Sicilia rischia di mettere a dura prova la politica del premier Matteo Renzi sui migranti. Il quotidiano di riferimento della City osserva che il flusso di barconi con a bordo immigrati diretti in Italia ha avuto inizio prima del previsto quest' anno, a causa delle favorevoli condizioni meteo, e sembra più drammatico del passato. «Nei primi tre mesi dell' anno, quasi 15mila persone dal Nord Africa sono riuscite ad arrivare sulle coste italiane, il che rappresenta un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo del 2015 e del 38% rispetto al 2014. Se la percentuale si mantiene tale o se aumenta, molti italiani lo vedranno come un segnale che la politica europea sull' immigrazione ha fatto poco per affrontare le esigenze di Roma, anche se riuscirà a limitare il numero dei migranti che viaggiano per la Grecia», si legge infatti nell' editoriale. E se l' Europa fa poco o nulla, la colpa non può che essere anche del governo italiano, che non riesce a farsi rispettare.

Questa incapacità di ottenere aiuti dall' Europa secondo l' analisi del Financial Times, «potrebbe incoraggiare i partiti populisti anti-immigrati, come la Lega Nord, e danneggiare la posizione politica di Renzi in vista delle elezioni comunali a giugno e un referendum cruciale sulle riforme costituzionali in autunno». Un segnale da non sottovalutare, in questo senso, potrebbe essere letto in quello che si prepara per sabato prossimo, a Bolzano, per la manifestazione di protesta contro il progetto di una tendopoli da allestire per accogliere i profughi. È confermata l' adesione dell' Npd - partito nazionalista tedesco - alla manifestazione con la presenza di uno dei suoi leader: Uwe Richard Meenen. L' Npd è il principale partito nazionalista tedesco, rappresentato al Parlamento europeo e membro importante di Alliance for Peace and Freedom, partito paneuropeo presieduto da Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, anche lui presente per il corteo di protesta.

Da ricordare, infine, che a Bolzano si voterà per le Comunali l' 8 maggio. Per tornare all' analisi di Ft, se pure sarà rispettato l' accordo faticosamente stipulato tra la Ue e la Turchia, con la chiusura della rotta balcanica si otterrà, alla fin fine, di far «dirottare i migranti in Italia». Il quotidiano quindi sottolinea che «Renzi e i suoi alleati si troveranno ad affrontare un anno difficile sul fronte dell' immigrazione». Uno dei problemi di Palazzo Chigi che rendono difficile farsi aiutare dall' Europa è comunque molto chiaro: «La maggior parte dei profughi arrivati di recente in Italia provengono dalla regione sub-sahariana e non hanno automaticamente diritto alla protezione internazionale. Questo significa che non possono qualificarsi per il programma europeo di ricollocamenti che riguarda solo i siriani e gli eritrei fuggiti dalla guerra».

Proprio per questo a molti probabilmente sarà respinta la richiesta di asilo e «saranno bloccati in un limbo in Italia per molti mesi fino a quando non sarà presa una decisione finale».

Questa l' analisi. La realtà quotidiana registra che solo nella giornata di ieri sono stati complessivamente 1569 le persone salvate nel Canale di Sicilia nel corso di 11 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In particolare, dopo i 730 sbarcati ieri mattina a Pozzallo, altri ottocento migranti sono sbarcati sempre in Sicilia, precisamente ad Augusta, in provincia di Siracusa. Non si arresta il flusso di rifugiati anche dalla Turchia alla costa greca. Secondo gli ultimi dati diffusi, sono stati circa 200 gli arrivi, mentre i media ellenici parlano di più di 300 persone sbarcate durante la mattina di ieri solo nell' isola di Lesbo, con l' hotspot (ossia il centro di registrazione) dell' isola, un ex carcere vicino alla regione di Moria, che è al limite della sua capacità.

di Caterina Maniaci

Video: Marino: “Coi consigli del #PD ora sarei in prigione. Note spese? E quelle di Renzi?”


Video: Marino: “Coi consigli del Pd ora sarei in prigione.
Video: Marino: “Coi consigli del #PD ora sarei in prigione. Note spese? E quelle di Renzi?”
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Mercoledì 30 marzo 2016

 

 

 

 

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Il Pd e Matteo Renzi. Ignazio Marino dice di non volersi togliere alcun sassolino ma il partito e il premier ricorrono a più riprese durante la conferenza stampa in cui l’ex sindaco di Roma ha presentato il libro, Un marziano a Roma, in cui racconta i suoi due anni e mezzo alla guida dell’amministrazione capitolina. “Sono contento di aver avuto l’opportunità di governare Roma per 28 mesi e di scrivere un saggio che racconta quali sono gli ostacoli principali al buon governo – aveva detto in mattinata a Radio Capital prima della presentazione – ostacoli che hanno portato ad accumulare quasi 24 miliardi di debiti dal dopoguerra ad oggi”.

 

 

 

“A differenza dal Pd – è la prima stoccata verso il suo partito – che avrebbe molto gradito andassi in Alaska o Nuova Zelanda sono stato a Roma a studiare e scrivere ed incontrare le tante persone che hanno apprezzato il cambiamento radicale che abbiamo portato avanti. Dopo 50 anni, ad esempio, abbiamo chiuso la più grande discarica del mondo”. “Non mi tolgo nessun sassolino – ha detto ancora – E’ un racconto lineare, denso di numeri e dati. In questi giorni parlerò del mio libro e dell’analisi che fa di questa città, e di partiti voraci, sia a destra che a sinistra, che fingono di litigare durante il giorno e poi si siedono tutti a tavola con persone adesso anche arrestate“.

L’offensiva riprende poi nella sede della stampa estera. Gli strali partono tutti in direzione di via del Nazareno: “Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse mi avrebbero messo in cella di isolamento“, ha risposto a chi gli chiedeva se durante il suo mandato non si fosse isolato politicamente. Un consiglio, scrive Marino nel libro, glielo avrebbe dato Marco Causi, voluto dal premier vicesindaco con delega al Bilancio nell’ultimo rimpasto del luglio 2015: “Tu lasci Roma, vai a Philadelphia, spegni il cellulare e diventi irreperibile per otto o dieci giorni. Così per irreperibilità del sindaco il governo dovrà nominare un commissario e sciogliere consiglio e giunta”. “Questa frase, o comunque l’argomentazione in essa contenuta, non mi appartiene e non l’ho mai usata – ha risposto Causi con una nota – si tratta di un falso. Un falso che mi offende e mi rattrista”.

Per l’ultimo rimpasto di giunta, però, “mi sono fidato dei consigli di Matteo Orfini che sosteneva di averne discusso con il capo del governo. Io ho condiviso questa scelta e me ne assumo la responsabilità, non mi aspettavo che alcuni degli assessori nominati fossero arrivati lì con il compito di guastatori“. Una giunta commissariata che, per l’ex sindaco, aveva un solo scopo: “Quello che è successo l’anno scorso è che un governo che non è passato attraverso un vaglio elettorale ha indicato un commissario straordinario al posto di un sindaco eletto da centinaia di migliaia di persone. Fu una lesione della democrazia“.

Il 2 novembre è stato l’ultimo giorno da sindaco di Ignazio Marino. Dopo cinque mesi la situazione di Roma è migliorata o peggiorata?, la domanda posta in mattinata su Radio Capital. “Se la vede dal punto di vista del capo del governo Roma è migliorata perché stanno ritornando le lobby. – ha risposto diretto il chirurgo – il cittadino, rispetto alle lobby che governano la città e si riuniscono nei salotti, vanno a pranzo con il presidente del Consiglio e decidono quali devono essere le aree dove costruire, ne soffre”.

“Le lobby ne hanno un grande vantaggio – aggiunge – d’altra parte è la politica che in questo momento sta conducendo un governo di centrodestra dove Matteo Renzi governa con gli uomini di Berlusconi. Il governo Renzi vuole tornare indietro perché vuole una Roma che sia nelle mani di questi costruttori che più che imprenditori sono ‘prenditori'”. “Roma era in una situazione drammatica e bisognava sganciarla dalle lobby – rincara poi durante la conferenza stampa – purtroppo questo non è quello che vuole il governo di Matteo Renzi: preferisce sedersi ai tavoli con le lobby e decidere lì”.

Un’occasione, quella del libro, per dire la propria sull’accusa di aver utilizzato le carte di credito del comune per spese private. “Io leggo su giornali questioni che non apprendo neanche con i magistrati – ha detto Marino – io ritengo di non aver nulla di più da spiegare di quel che ho fatto. Quando verrò chiamato spiegherò a proposito di questi 12 mila euro che mi vengono imputati. Mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal capo del governo che, leggo sui giornali – ha speso in un anno come presidente della provincia di Firenze (che è più piccola nella capitale) 600 mila euro in spese di rappresentanza, rapidamente archiviate dalla magistratura contabile”. “Mentre io li ho pubblicati immediatamente in rete – ha ripreso poi l’ex sindaco in conferenza – il Comune di Firenze, né sotto il governo Renzi né Nardella, ha ritenuto giusto, democratico e trasparente pubblicare quegli scontrini. Ognuno ha la visione della democrazia con la quale culturalmente è cresciuto”.

L’ex sindaco non ha però sciolto la sua riserva su una sua possibile ricandidatura al Campidoglio. Interpellato diverse volte dai giornalisti, non ha risposto nemmeno a chi gli ha chiesto chi avrebbe votato o preferito tra Virginia Raggi , candidata del M5S, e Roberto Giachetti, candidato del Pd: “Diversi candidati hanno detto che non solo non hanno un programma ma non hanno nemmeno iniziato a scriverlo”, ha detto Marino in riferimento a quest’ultimo, che il 20 febbraio, a pochi giorni dalle primarie del centrosinistra dichiarava di “non avere un programma, perché i programmi si costruiscono dopo le primarie”. Ma in un passaggio della sua conferenza stampa, Marino ha anche sbagliato a pronunciare il nome del candidato sindaco Dem chiamandolo Riccardo. “Non lo conosco personalmente – si è poi giustificato – mentre Virginia Raggi sì”.

 

 

mercoledì 30 marzo 2016

News: L’Isee del governo svantaggia i poveri: ignorato pure il Consiglio di Stato


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Non è bastata una sentenza del Consiglio di Stato. Sull’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) resta tutto fermo. E non si vede alcuno spiraglio per dare i rimborsi ai cittadini danneggiati. Il governo, insomma, continua frenare, nonostante il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, abbia già promesso di rispettare il pronunciamento della Giustizia amministrativa. Che stabilisce un principio chiave: nel calcolo dell’Isee non possono essere conteggiati gli indennizzi riconosciuti alle persone con problemi economici. Una misura che aveva tolto alcuni servizi agevolati a persone che ne avevano necessità. Per questo il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione alla Camera. Lo scopo? Accelerare sulle modifiche da apportare. “Ci sono alcuni deputati del Pd favorevoli alle nostre posizioni”, dice a La Notizia Giulia Di Vita, deputata del M5S. “E quindi abbiamo riportato l’argomento in Aula”. Tra i parlamentari dem scettici rispetto alla linea della maggioranza, figura anche un esponente di spicco come Ileana Argentin. Ma pure altri rappresentanti del Pd non prenderanno parte al voto in Aula, ribadendo in maniera implicita il proprio dissenso.

NODI
I problemi sono numerosi. A cominciare dai rimborsi che i pentastellati chiedono in favore delle persone danneggiate. “Perché – chi non ha potuto usufruire di servizi agevolati a causa del nuovo calcolo Isee  – ora non deve ricevere un rimborso?”, si chiede Di Vita. Sul campo ci sarebbero due opzioni: cercare di fare un’ipotetica stima del danno subito oppure individuare una cifra forfettaria. Del resto dal governo è arrivata uno sbarramento netto: “Non sono previsti risarcimenti”, ha scandito Poletti. Ma non solo. C’è un altro nodo: l’esecutivo ha promesso di rimettersi in carreggiata con la sentenza del Consiglio di Stato. “E al momento non si è visto nulla”, accusano i 5 Stelle. Per questo il dibattito è stato riportato alla Camera con la mozione anche per fornire alle persone interessate “tutte le informazioni e i chiarimenti del caso, compresa l’indicazione della procedura da seguire per la corretta compilazione del modello Isee”, si legge nel testo depositato a Montecitorio.

INTERVENTO BASE
La riforma dell’Isee può arrivare anche alla radice. Il pronunciamento, nei fatti, chiede una modifica di tipo regolamentare. Ma, evidenzia Poletti, “la legge c’è, è stata fatta dal Parlamento, noi l’abbiamo assunta facendo la cosa giusta perché il nuovo Isee è molto più efficace”. Insomma, non è al vaglio nessun altro tipo di intervento. E qui entra in gioco un elemento: il recepimento della sentenza del Consiglio di Stato basterebbe già superare il problema, ristabilendo nuove modalità di calcolo dell’indicatore. Tuttavia al Movimento 5 Stelle potrebbe non bastare. Perché la norma si presta a differenti interpretazioni. “Vogliamo – incalza Di Vita – che sia modificato direttamente il contenuto decreto Salva Italia di Monti per evitare qualsiasi confusione interpretativa”.

Gli Sporchi trucchi del Partito democratico " Per Fregare Nogarin " #NonmollareNogarin




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L'impianto di Limoncino, realizzato per materiali inerti, è al centro da 10 anni di uno scontro tra il Comune, l'azienda che lo ha realizzato (con 6 milioni di euro) e i proprietari di piccoli terreni vicini. Ma se il Pd era favorevole, i Cinquestelle sono contrari. E il sindaco finisce in un esposto dell'imprenditore che chiede anche un risarcimento di 54 milioni



“Sono sicuro che arriverà un avviso di garanzia. Dimettermi? Non ne vedo il motivo”. Non è preoccupato il sindaco di Livorno Filippo Nogarin che risponde così a RaiNews24, ora che la discarica di Limoncino diventa anche un suo problema, così come lo era stato per l’amministrazione precedente, a guida Pd. L’avviso di garanzia che il primo cittadino ritiene probabile riguarda un esposto in Procura dell’impresa che da anni lavora alla realizzazione dell’impianto, tra le proteste dei proprietari di alcuni piccoli terreni della zona. Ancora i i rifiuti, dunque, diventano un problema da affrontare per Nogarin. La discarica di Limoncino, ricavata da una ex cava, dovrebbe raccogliere materiali inerti: non è mai entrata in funzione e, anzi, è rimasta sequestrata per 3 anni. La Procura, infatti, era convinta che l’ok all’impianto fosse arrivato con un abuso d’ufficio e commettendo alcuni reati ambientali. Il giudice tuttavia ha assolto tutti gli imputati (tecnici di Comune e Provincia e l’imprenditore) e tolto i sigilli.
Ora però i problemi restano, a parti rovesciate. Il M5s – che ora guida il Comune – si è sempre detto contrario alla realizzazione della discarica (il cui iter autorizzativo è ormai partito 10 anni fa). Una presa di posizione alla quale l’azienda proprietaria della discarica, la ditta Bel.ma di proprietà della famiglia Bellabarba, ha replicato con un esposto in Procura (che ha fatto partire un’inchiesta per abuso d’ufficio) e un ricorso al Tar nel quale si chiede un risarcimento di 54 milioni. Secondo i Bellabarba il Comune, guidato da Nogarin, ha favorito il comitato anti-discarica (a discapito dell’interesse generale). Per farlo, tra l’altro, l’amministrazione avrebbe passato quasi in tempo reale ai legali dell’associazione dei cosiddetti frontisti documenti appena approvati e addirittura non ancora trasmessi all’avvocatura civica. “Non è vero – controbatte Nogarin – la documentazione è stata fornita rispettando i tempi. Non sto poi facendo niente di più o di meno di ciò che è scritto sul mio mandato di governo: lo faccio non per il comitato ma per tutti i cittadini che mi hanno votato”.
L’impianto (4 ettari in zona collinare, alla periferia est della città, 6 milioni di euro di investimenti) non è mai entrato in funzione non tanto perché non in regola, ma perché è collegata al resto della città da una strada privata. Il tribunale civile ha confermato questo orientamento nel 2013 con una sentenza, ma l’azienda e l’allora giunta di centrosinistra ricorsero in appello, processo che non si è ancora celebrato. Lo scontro al tribunale civile iniziato negli anni scorsi vedeva schierato da una parte il comitato anti-discarica e dall’altra i Bellabarba e l’amministrazione comunale Pd. “E’ solo per continuità amministrativa che la giunta non è potuta uscire dalla causa” precisò lo scorso anno Nogarin. La Bel.ma ora sospetta che l’amministrazione grillina – formalmente al suo fianco nella causa civile “chiave” iniziata dalla giunta Pd – stia in realtà facendo il doppio gioco per 
favorire il comitato anti-discarica.
E quindi ecco l’esposto ai pm e il rischio che il nome di Nogarin finisca sul registro degli indagati. “Dimettermi, e perchè? Chiunque può accusare una persona o un sindaco di una situazione uguale a quella che mi viene notificata”. Nessun passo indietro neanche se la richiesta arrivasse dai vertici (“nel M5S non esistono i vertici”): la questione al limite potrebbe essere presa in considerazione solo “se lo dovesse chiedere la base”. Inevitabile che le opposizioni tornino all’attacco. Federico Bellandi, segretario del Pd in città, osserva: “Se le responsabilità del primo cittadino dovessero emergere con chiarezza dovrebbe fare un passo indietro”. L’ex grillino Marco Valiani, ora consigliere comunale di minoranza con Livorno bene comune, ha invece lanciato l’hashtag #nogarindimettiti: “Dimissioni senza se e senza ma”.

Video: Le Balle del Governo Renzi sul Salva banche, risparmiatori attendono ancora il decreto


Video: Le Balle del Governo Renzi
Video: Le Balle del Governo Renzi sul Salva banche, risparmiatori attendono ancora il decreto
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Mercoledì 30 marzo 2016






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In attesa che il governo metta ancora in campo le misure per risarcire i risparmiatori truffati delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, l’associazione “Vittime del Salva banche” hanno incontrato Stefano De Polis, direttore dell’Unità di Risoluzione e Gestione delle Crisi di Bankitalia. “Più il tempo passa, più questo contribuisce a creare esasperazione- E – afferma al termine dell’incontro Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione – non nego che la nostra associazione tema di non riuscire più a contenere la rabbia che potrebbe anche esplodere in gesti eclatanti“. L’associazione ha proposto “di coinvolgere anche gli acquirenti delle 4 good bank nella soluzione per i risparmiatori delle vecchie banche che potrebbero offrire come forma di ristoro l’emissione di nuove obbligazioni”. Ipotesi che Bankitalia ha valutato con favore, perchè non violerebbe la nuova normativa europea del Bail in. “E questo – spiega Alvise Aguti, consulente dell’Associazione Vittime del Salva banche – “consentirebbe, assieme all’incremento del fondo (che il governo vorrebbe portare a 280-300 milioni di euro) di raggiungere il totale delle somme perdute dai risparmiatori truffati che supera i 400 milioni di euro“. Al momento, tuttavia, non ci sono compratori per le quattro banche salvate tanto che il governo sta trattando con l’Ue per una proroga sul termine fissato per la vendita previsto per il 30 aprile

 

 

Ricordate Romani i Responsabili di chi a Creato #MafiaCapitale si chiama Partito Democratico?


Vi ricordate di Questa Foto 



Votate Virginia raggi, lei Può spazzare il Malaffare è la Casta del Magna Magna, avete sofferto tanto Romani concedete una possibilità a Virginia di poter portare Roma agli antichi splendori 

Vota Movimento 5 stelle, Vota Virginia Raggi sindaco di Roma!!

News: Sondaggi, Raggi in vantaggio su Giachetti a Roma. Ballottaggio politiche: M5s vince su Pd



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Secondo i dati Emg per il TgLa7, i Cinque Stelle sono in crescita e a 3,5 punti dal Pd. La candidata pentastellata al Campidoglio prevale sul deputato dem. A livello nazionale il partito di Matteo Renzi, nonostante sia il primo nelle intenzioni di voto, perderebbe al secondo turno contro il Movimento di Grillo e Casaleggio




Virginia Raggi in vantaggio su Roberto Giachetti alle amministrative romane. Il Movimento 5 Stelle che, a livello nazionale, registra un +0,7% nelle intenzioni di voto alle politiche mentre il Partito democratico perde lo 0,2%. La Lega di Salvini, invece, cala di mezzo punto e si avvicina a Forza Italia. Ma soprattutto l’M5s che, in un eventuale ballottaggio col Pd alle politiche, uscirebbe vincitore. Sono i dati che emergono dai sondaggi Emg per il TgLa7, che segnalano le variazioni dal 21 al 28 marzo.

sondaggi milano 350

Amministrative - Nella corsa a sindaco della Capitale, al momento Raggi è in vantaggio di 2,5 punti su Giachetti. La candidata M5s si colloca al 27,7%, seguita dal parlamentare del Partito democratico che si ferma al 25,2. Terza al 20% Giorgia Meloni, candidata di Fratelli d’Italia e Lega Nord. Al 27,1% gli altri candidati, che includono anche Guido Bertolaso, scelto da Forza Italia. Guardando a Milano, invece, è Giuseppe Sala candidato del centrosinistra che stacca di oltre quattro punti Stefano Parisi del centrodestra.

politiche intenzioni di voto inserisci

Politiche - Il Movimento 5 Stelle sale dello 0,7%. Un balzo che consolida il suo secondo posto, dietro al Pd, che in una settimana cala dello 0,2, passando dal 31,6 al 31,4. La Lega Nord, a una settimana dagli attentati di Bruxelles in cui Matteo Salvini si è fatto fotografare col cartello #iononho paura, cala dello 0,5 e scende a 13,3, seguita da Forza Italia in lieve flessione (-0,1) al 12,8. Fratelli d’Italia-An si ferma al 4,4, Sinistra italiana al 4,3 e Ncd-Udc (Ap) è al 3 e registra un 



 ballottaggio 1 interna

incremento dello 0,2%. Ballottaggio - Rimanendo sulle politiche, in caso di ballottaggio alla Camera il M5S batterebbe un eventuale listone di Centrodestra 53,7 a 46,3. Ma la novità sta nel secondo turno col Partito democratico: anche in questo caso M5s vincerebbe e con uno stacco di quasi quattro punti (Pd al 48,1, M5s al 51,9). Se invece si andasse a un ballottaggio tra Pd e centrodestra, i dem toccherebbero il 52,3 contro il 47,7. Tutti calcoli legati all’Italicum, la nuova legge elettorale che

ballottaggio 3 interna

prevede un premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti o ballottaggio tra i due partiti più votati se nessuno supera quella soglia, sbarramento al 3% e capilista bloccati. Se si votasse oggi, però, oltre il 38% degli italiani sceglierebbe di non andare alle urne. Indeciso il 13,2%, mentre a votare scheda bianca sarebbe l’1,7% degli aventi diritto.


ballottaggio 2 interna

News: Gabanelli umilia Renzi "Con una Bastonata di Classe che lui non riesce a Capire "



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Milena Gabanelli a tutto campo. In un'intervista al Fatto Quotidiano parla d'informazione, partendo dalla fusione La Stampa-Repubblica: "Immagino che ci siano delle ragioni economiche", premette. E dopo aver affermato che per i lettori non cambia nulla, aggiunge che "per quel che riguarda la concorrenza direi che quel che manca non sono i giornali, ma gli editori puri e anche un po' illuminati". Dunque parla della difficoltà del suo lavoro, e sottolinea: "Non c'è dubbio che l'abitudine di portarti in tribunale a prescindere ha un effetto intimidatorio sul nostro lavoro e quindi sulla libertà d'informazione".

Dunque si passa alla politica, e quando le si ricorda che i giornalisti che un tempo erano montiani oggi sono renziani, lady Report spiega: "La ragione è sempre la stessa. Conformarsi è più facile e non ti fai dei nemici". E ancora: "Quando si insedia un nuovo governo penso sia giusto fidarsi della sua politica economica, e credere che ci porterà fuori dalla palude. Dopodiché, strada facendo, il giornalista deve monitorare i fatti in modo pragmatico. Troppo spesso invece lo fa in modo ideologico o si limita a riportare gli slogan". Infine, la frecciata a Matteo Renzi. Si ricorda alla Gabanelli l'ormai celeberrima classifica dei titoli peggiori, e quando le chiedono cosa ne pensa risponde così: "Che i gufi esistono, ma spesso (Renzi, ndr) li confonde con i cani da guardia".

Video: il manager di #Trump Aggredisce giornalista davanti le telecamere " Fine della Corsa di Trump alla Casa Bianca"


Video: il manager di #Trump Aggredisce giornalista
Video: il manager di #Trump Aggredisce giornalista davanti le telecamere " Fine della Corsa di Trump alla Casa Bianca"
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Mercoledì 30 marzo 2016






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Ancora guai per Donald Trump nel pieno della sua corsa alle primarie repubblicane per la Casa Bianca. Corey Lewandowski, responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, è stato fermato e denunciato per aggressione ai danni della giornalista Michelle Fields. Secondo l’accusa, la reporter voleva fare una domanda al candidato alle primarie repubblicane in occasione di un evento all’inizio del mese ma era stata brutalmente bloccata dal capo dello staff di Trump. «È stato arrestato questa mattina e rilasciato con una ingiunzione a comparire», ha riferito Adam Brown, portavoce della polizia di Jupiter, in Florida. Lewandowski ha continuato a negare le accuse della Fields, definite «deliranti», professando la sua «assoluta innocenza». Da parte sua, la reporter ha mostrato foto con lividi sul braccio e dalle immagini in un video diffuso dalla polizia si vede chiaramente Lewandowski che raggiunge la giornalista e la agguanta, facendole quasi perdere l’equilibrio. Dopo l’incidente, la donna ha rassegnato le dimissioni dal Breitbart News - sito ultra-conservatore vicino a Trump - dove lavorava, accusando di non essere stata sostenuta pubblicamente

 

 

News: Dieci class action dei Cittadini contro il Governo Renzi



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Contro l'odiato canone in bolletta della Rai («imposta espropriativa») e l'inasprimento delle norme sui mutui immobiliari passando perla denuncia delle «maglie troppo larghe sull' immigrazione irregolare».

Sono solo alcune delle dieci class action-azioni legali collettive - contro il governo Renzi con le quali si sta organizzando una forma inedita di opposizione che intende togliere l' esclusiva al rivendicazionismo del MoVimento 5 Stelle: il «situazionismo moderato». È questa infatti «l' armatura nuova» con cui Renato Brunetta intende lavorare ai fianchi il governo Renzi sul modello Erin Brockovich, l' avvocato statunitense reso celebre dall' interpretazione del premio Oscar Julia Roberts che sfidò e vinse la battaglia dei cittadini contro una multinazionale che aveva inquinato le falde acquifere.

In Italia l' obiettivo del capogruppo alla Camera di Forza Italia non è un colosso del capitalismo ma fornire uno strumento agile di democrazia diretta («un' intuizione del professor Luca Antonini, avvocato di valore, ordinario costituzionalista all' università di Padova», ci tiene a precisare) per «spezzare l' incantesimo maligno di tre presidenti del Consiglio non eletti e di un Parlamento illegittimo, ma che non suscita scandalo».

L' iniziativa di Brunetta scrive il tempo, già annunciata nelle scorse settimane, è on-line sulla piattaforma Change.org dove è possibile firmare una a una le dieci petizioni che riguardano, rispettivamente, il canone Rai in bolletta elettrica; la tassa sull' ascensore; la mancata tutela delle concessioni balneari italiane; il mancato rinnovo incentivi per energia pulita; l' inasprimento delle norme sui mutui immobiliari; i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche; l' abolizione delle limitazioni della responsabilità degli amministratori delle ban che; le maglie troppo larghe con l' immigrazione irregolare; le maxi bollette ele multe con l' autovelox.

Dopo il Fallimento Palese del Jobs Act, in arrivo nuove regole. Renzi mette mano ai voucher



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di Piero Righetti

Sull’efficacia in materia di lotta alla disoccupazione e di aumento dei posti di lavoro degli otto decreti legislativi di cui si compone il Jobs act i pareri sono i più vari e si va infatti dal “grande successo” proclamato dal Governo Renzi – più Renzi, comunque, che Poletti – al “buon successo” sostenuto dalla Confindustria e dalle aziende medio-grandi, al “totale insuccesso” dichiarato da alcuni sindacati e dalle forze politiche di opposizione. A mio avviso è indubbio che l’entrata in vigore del Jobs act abbia concretamente modernizzato il mercato del lavoro italiano adeguandolo almeno in parte a quello dei paesi occidentali più aperti e flessibili e ampliando in maniera significativa il numero delle aziende e dei lavoratori che possono ora fruire di alcuni ammortizzatori sociali. L’abolizione dell’indennità di mobilità e la durata molto più ridotta delle tutele in favore di coloro che vengono sospesi dal lavoro o licenziati sono però scelte tutt’altro che positive per un’economia che non è ancora uscita pienamente dalla gravissima crisi degli ultimi 8/10 anni. A ciò si aggiunge il fatto che molte delle innovazioni introdotte con il Jobs act o sono state realizzate con una fretta a dir poco eccessiva o sono rimaste in tutto o in parte a livello di buone intenzioni.

Mi riferisco soprattutto alla cosiddetta politica attiva del lavoro la cui concreta realizzazione è ancora all’anno zero. Il Governo Renzi e le parti sociali hanno dichiarato comunque che a breve, a molto breve, verranno apportate le prime modifiche. A questo riguardo nessuna vera sorpresa: l’art. 13 della legge 183 del 10 dicembre 2014 – la famosa “legge delega” di riforma del mercato del lavoro e delle tutele previdenziali – prevede infatti che “entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi (del Jobs act) il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse”. I primi due decreti legislativi (il 22 e il 23, riguardanti la riforma dei trattamenti di disoccupazione e dei contratti di lavoro a tempo indeterminato) sono entrati in vigore il 7 marzo 2015; i dodici mesi indicati dalla legge delega sono quindi già scaduti.

Nessuna sorpresa dunque se a breve verranno disposte le prime modifiche almeno per i punti più contestati. Il prossimo Consiglio dei Ministri infatti dovrebbe varare almeno le due prime modifiche: quella riguardante le modalità con cui i lavoratori dipendenti devono comunicare le proprie dimissioni e quella sull’utilizzo dei voucher. 2 Ed ecco i perché: - dimissioni: il nuovo sistema esclusivamente telematico di comunicazione delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali si è da subito rivelato troppo complesso ed incompleto: dovrebbero quindi entrare in vigore disposizioni più chiare e più snelle e che estendano espressamente le nuove modalità alle dimissioni per giusta causa. - voucher di lavoro (da non confondere con i “voucher aziendali” che sono invece “buoni aziendali” con cui far fronte alle spese per badanti, babysitters, asilo nido, assistenza sanitaria integrativa, ecc.): questi voucher, con cui vengono retribuiti i lavoratori dipendenti e al tempo stesso pagati i contributi Inps e Inail, sono passati da un valore orario di 7,5 euro nel 2003 a quello attuale di 10 euro e possono essere utilizzati ormai per lo svolgimento di qualsiasi tipo di attività lavorativa.

Di qui un aumento vertiginoso delle quantità acquistate dai datori di lavoro, soprattutto negli ultimi 3 anni. Infatti nel 2013 ne sono stati acquisiti quasi 41 milioni, nel 2014 quasi 70 e nel 2015 addirittura 115 milioni, per un importo medio però, per ciascun lavoratore pagato in questo modo, di 628 euro soltanto nel 2014 e di 633 euro nel 2015! Evidentemente molte cose non hanno funzionato. E’ lo stesso Ministero del Lavoro a comunicare ufficialmente che i voucher, introdotti allo scopo principale di far emergere il lavoro nero, vengono ora utilizzati come un vero e proprio sistema per “legalizzare” il lavoro nero: moltissime infatti sono le aziende – ha dichiarato il Ministero del Lavoro in un recente comunicato stampa – “che, al pari di un cittadino che utilizza il biglietto dell’autobus solo se sale a bordo il controllore, acquistano il voucher… ma poi lo usano solo in caso di controllo da parte di un ispettore del lavoro”.

Di qui la necessità, non più rinviabile, di introdurre un sistema per rendere pienamente tracciabili questi voucher; d’ora in avanti, precisa sempre il Ministero del Lavoro, “le imprese che li utilizzeranno dovranno comunicare preventivamente, in modalità telematica, il nominativo e il codice fiscale del lavoratore per il quale verranno utilizzati, insieme con l’indicazione precisa della data, del luogo e della durata della prestazione lavorativa che verrà svolta”. Ma è proprio questa comunicazione “in modalità telematica” dell’utilizzo dei voucher che non può non destare grandi perplessità. Le procedure telematiche sono, è ovvio, assolutamente necessarie per questo tipo di controllo, ma se questa funzionerà come funzionano da sempre le tante banche-dati telematiche di Ministero del Lavoro, Inps, Inail e Istat, che spesso non colloquiano tra loro e quando lo fanno si contraddicono quasi su tutto, addio davvero a controlli validi e tempestivi tali da contrastare efficacemente il lavoro nero e l’evasione sempre più estesa di tasse e contributi.

Video: Affittopoli con le stellette: quando a occupare le case sono i militari (il business degli alloggi della Difesa)


Affittopoli con le stellette:
Affittopoli con le stellette: quando a occupare le case sono i militari (il business degli alloggi della Difesa)
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Martedì 29 marzo 2016

 

 

 

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Quando si parla di casa le differenze si azzerano. Tutori della legge o civili, se c’è bisogno di un tetto sotto cui vivere si procede più o meno allo stesso modo, comprese le occupazioni abusive. Alla Cecchignola a Roma, cittadella militare per eccellenza, un ex maresciallo dell’Esercito ci indica gli ultimi alloggi presi di mira. «In via Battaglione d’assalto è pieno di case dove hanno tentato di sfondare la porta, siamo stati noi vicini a denunciare, altrimenti ora sarebbero abitate. Sono tutti militari disperati perché non trovano casa e non possono permettersi i fitti spropositati di Roma». Il ministero della Difesa dispone di un patrimonio di 18,447 alloggi, di questi ben 5384 abitati da chi avrebbe dovuto lasciare casa perché non più in servizio o con il titolo concessorio scaduto. Altri 4000 sono vuoti o in cattivo stato di conservazione. Come quelle che visitiamo al Villaggio Azzurro di Ostia. Sono ventuno villette (tra prefabbricati e muratura) dell’Aeronautica militare. La maggior parte abbandonate. Sui tetti ormai è cresciuta l’erba. Entriamo, cadono a pezzi. «L’ultima l’ha lasciata un colonnello circa un anno fa - ci dice un’inquilina che resiste, moglie di un ex maresciallo deceduto -. Hanno aumentato i canoni di affitto all’inverosimile costringendo le persone ad andare via».

Il riferimento è al cosiddetto Decreto Crosetto (16 Marzo 2011) con il quale si stabiliva «la rideterminazione del canone degli alloggi di servizi militari occupati da utenti senza titolo». In pratica, a fronte di un esercito di occupanti, lo Stato anziché procedere con gli sfratti ha innalzato i canoni. Un modo per indurli a lasciare le case. Ma poi non ha provveduto né a riassegnarli né a fare manutenzione. Così, oltre a non incassare un euro di affitto, lo Stato paga l’Imu su fabbricati che poi lascia marcire. Al tempo stesso si allunga la lista dei giovani militari in attesa di un alloggio. I vertici della Difesa hanno stimato che per soddisfare la domanda di casa tra i militari occorrerebbero 51mila nuovi alloggi, 16mila da costruire solo nel Lazio per un costo complessivo di 5,7 miliardi di euro. Ma il piano da 20mila alloggi partito più di dieci anni fa ha prodotto poco più di 700 case. Anche sul fronte delle dismissioni ad oggi non sono stati fatti molti passi avanti. Il patrimonio immobiliare da vendere ammonta a 3022 unità. In parte si sta procedendo con le vendite all’asta, con ribassi anche del 30%. Perché in tante sono andate deserte a causa dei prezzi troppo elevati o della scarsa appetibilità dell’immobile.

Non tutti gli alloggi militari sono uguali. Si dividono in alloggi gratuiti per i custodi (ASGC); alloggi dotati di locali di rappresentanza (ASIR); alloggi per la sistemazione provvisoria delle famiglie dei militari (AST); alloggi per i militari in transito (APP); alloggi per le esigenze logistiche del personale militare imbarcato e dei familiari (SLI) e infine ci sono gli ASI, ossia gli alloggi che concessi in relazione all’incarico svolto. Hanno tutti una durata variabile. Si va dal periodo di permanenza nell’incarico agli otto anni previsti per gli AST. Dopodiché gli assegnatari dovrebbero lasciare l’alloggio e riconsegnare le chiavi. Almeno sulla carta. Perché nella pratica non lo fa quasi nessuno. Nasce così la schiera dei cosiddetti «sine titulo».

Angelo Oria è in pensione. Era capo nucleo Comunicazioni nell’Aeronautica militare. Dal 1989 abita 80 mq al Villaggio Azzurro di Milano, zona 4, prospiciente l’aeroporto Ata. Paga 600 euro al mese. Nel 2007 avrebbe dovuto lasciare l’appartamento. «E dove andavo? Mi dispiace per i giovani militari che sono senza alloggio ma io i soldi per affittare una casa a Milano non li ho», risponde seccato. D’altronde il ministero della Difesa non ha fatto granché per riprenderne il possesso. «Sì, mi mandarono una letterina in cui mi dicevano che non avevo più titolo per restare ma nulla di più. Sono rimasto qui tranquillamente». E come lui hanno fatto tanti altri, comprese le rappresentanze sindacali con le quali parliamo che rientrano tutti nella categoria dei sine titulo.

Sergio Boncioli è il coordinatore nazionale del comitato «Casadiritto. Analisi, informazione e istruzioni per l’uso degli alloggi della Difesa». Un punto di riferimento per chi ha questo tipo di status. Lui la divisa non l’ha mai indossata. Era assistente tecnico, si occupava di contratti. Prese un alloggio in considerazione della situazione reddituale. Pochi mesi dopo il ministero cambiò i criteri di assegnazione. Avrebbe dovuto lasciare l’alloggio più di vent’anni fa. Ci riceve in quello stesso appartamento all’interno di un ex convento al centro di Roma. «Se ha un po’ di pazienza le faccio vedere venti decreti e una decina di leggi che legittimano la mia presenza qui». Ed è proprio così perché lo Stato anziché farsi restituire gli alloggi ha proceduto negli anni a una serie di sanatorie, più o meno mascherate. Ma non ci sono solo i sine titulo. Altra prassi ormai consolidata è quella di mantenere l’alloggio sulla carta per poi cederlo a parenti e amici.

«Lo vedi quell’appartamento? Ci abita la suocera di un colonnello. Fisicamente se ne è andato però sulla carta risulta sempre là dentro» ci dicono i vicini di casa, tutti militari. A telecamere abbassate chiediamo se sono situazioni isolate. Chi ci accompagna sghignazza e inizia a fare l’elenco: «Lì c’è un alto ufficiale che è in Perù da quattro anni. A casa sua ha lasciato la figlia, divorziata con un bambino. L’affitto lo paga lei a nome suo… Da quest’altra parte c’è un suo collega, andò a fare l’addetto militare a Malta. Nei cinque anni in cui ha prestato servizio lì ha mantenuto l’alloggio in Italia, vuoto, nonostante guadagnasse trentamila euro al mese…». Si conoscono nomi, cognomi e indirizzi ma nessuno ha mai denunciato niente. «E chi vuoi che parli? C’è tanta di quella omertà in questo ambiente… Anzi, ci sono tante di quelle schifezze dietro, perché bene o male ognuno ha il proprio scheletro nell’armadio».

Tutte cose che nessuno accetta di denunciare apertamente, nemmeno dietro anonimato. E il perché ce lo spiega un maresciallo dell’aeronautica che dall’interno segue proprio queste tematiche: «C’è una grande copertura anche da parte dei Comandi ai quali il regolamento attribuisce la capacità di decidere a chi assegnare una casa. L’alloggio di servizio fa diventare ricattabile il collega. Anche quando vedono palesi violazioni in un certo senso sono vincolati al silenzio. Qui ci sono persone che posseggono alloggi di servizio pur avendo case all’esterno a pochi metri. Case che poi provvedono ad affittare. E’ un business non indifferente». Del resto, ogni volta che un Governo ha iniziato a parlare di sfratti e verifiche, in Parlamento si sono alzate le barricate. L’ultimo comunicato della Difesa con oggetto il «recupero forzoso degli alloggi» risale al 2005 e dà notizia che le case recuperate «…a partire dal 2004, sono 59 sull’intero territorio nazionale».

Nel 2011 fu l’on Aldo Di Biagio ad opporsi apertamente. Rivolgendosi all’allora ministro Giampaolo Di Paola disse: «Chiedo pertanto… se si intende frenare il recupero forzoso avviato in questi mesi… Signor Ministro, non costa nulla rivedere questa disciplina … per il rispetto che dobbiamo a chi per anni ha servito l’Italia con dedizione e sacrificio».

Affittopoli/1 - Roma, 57 euro al mese per una casa davanti al Colosseo

Affittopoli/2 - «Vuoi occupare una casa ? Fai la tessera dell’associazione»

Affittopoli/3 - Reggia di Caserta: famiglie ci vivono per 50 euro al mese