lunedì 29 febbraio 2016

Roma: La Casta politica terrorizzata da virgina raggi m5s " se vince per noi è Finita "


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Primarie Pd, nel confronto tv trionfano la Raggi e la fiera dell'usato - Blog
Poco brio, nessuna idea e molta confusione. A trionfare è la candidata grillina che twitta e viene rilanciata in diretta

 

 

 

 Primarie Pd, nel confronto tv trionfano la Raggi e la fiera dell'usato - Blog

Le gaffes di una conduttrice per un dibattito confuso. Con un vincitore, l’unico candidato che non era negli studi di RaiTre. Poche idee nel confronto di In Mezz’ora, tra chi corre alle primarie del centrosinistra. Trasmissione condotta dalla giornalista Lucia Annunziata che confonde un “tweet” con “twitter” (la piattaforma di social network). I cinque uomini concentrati a ripetere i propri spot, per non sbagliare. Come quello su Virginia Raggi, in corsa con il M5s, che ha svolto la pratica forense in uno studio legale che, tra i suoi assistiti, annovera Cesare Previti.
Lei è la più lesta a twittare: “La fiera dell’usato che ha distrutto Roma. #AdessoToccaaNoi”, scrive in risposta a chi l’accusa di essere vicina a Forza Italia. Capovolgendo, a distanza, il leit motiv. Che non ha aiutato a dare respiro agli hashtag e agli slogan usati in rete.
Roberto Giachetti, Roberto Morassut, Stefano Pedica, Domenico Rossi e Gianfranco Mascia (Chiara Ferraro – affetta da autismo- lascia in anticipo), parlano della corruzione che ha distrutto la macchina amministrativa senza un messaggio che scaldi i cuori. Senza quei #cambiaverso o #lavoltabuona che piacciono tanto al premier Matteo Renzi, che ne fa un punto di forza politico prima che comunicativo.
Sulle periferie raccontano di Tor Sapienza. La colpa? Di mafia capitale. Bubbone criminale che però coinvolge anche il Pd. Iniziato, secondo le cronache giornalistiche e le inchieste giudiziarie, prima dell’esperienza Marino. Assist a porta vuota per la Raggi e per il suo cinguettio ‘la fiera dell’usato’. Una frase valida per tutta la trasmissione, in realtà.
Perché sui trasporti si promette un cambio radicale, ma poi Giachetti e Mascia riescono a non trovarsi d’accordo sul numero di bus elettrici fermi nei depositi Atac, perché senza batteria. Così come il Verde che con il suo Orso parla di rivoluzione anche per il clima, rivendica il suo movimentismo nel Popolo Viola. Altro modo per confutare la tesi della candidata a Cinquestelle.
Il vicepresidente della Camera che cerca di svincolarsi da Renzi, Giachetti, ruba all’altro Roberto, Morassut, l’idea del decentramento: per dare più poteri ai Municipi. Il suo omonimo ed ex assessore all’Urbanistica, invece, punta il dito sulla parentopoli di alemanniana memoria. Il generale e sottosegretario Rossi (Centro democratico) parla delle regole non applicate. E confessa di temere il M5s. Da una parte ha ragione, considerando lo sfaldamento della destra. Dall’altra Pedica, criticato da tutti però, ha paura più del Pd. E, forse, di come parla alla gente. Troppo perso nella fase dell’ascolto, per giustificare la carenza dei programmi.




Potrebbe interessarti: http://www.romatoday.it/blog/sartoria-politica/primarie-pd-tweet-raggi.html
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News: L'Ue smaschera le Supercazzole di Renzi sulle Tasse è solo Propaganda elettorale



Fonte ilGiornale.it

 

 

 

 

 

 

 

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Dalla Commissione arriva un "no comment" sull'ipotesi di une riduzione dell'Irpef per il 2017
 "No comment" della Commissione Ue alla possibilità di anticipare la riduzione dell’Irpef al 2017, come ventilato in queste ore.




"Non abbiamo commenti, siamo nella fase di valutazione del bilancio e eventuali valutazioni in questo senso rientreranno in questo esercizio", ha detto la portavoce rispondendo ai giornalisti che chiedevano se sia fattibile l’anticipo della riduzione delle tasse al 2017.
Il governo potrebbe scegliere di accelerare il percorso per la riduzione delle tasse, con un maxi intervento, che riguardi anche la riduzione dell'Irpef, già nel 2017. In questo senso, però, resta decisivo il margine di flessibilità che il premier Matteo

Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan riusciranno a concordare con Bruxelles. Il taglio dell'Irpef e' fissato per il 2018 ma, ha sintetizzato il viceministro dell'Economia Enrico Morando, non è escluso che sia possibile "se le cosse dovessero andare un po' per il verso giusto, anticipare iniziative che oggi programmiamo per il 2018 al 2017". Lo stesso Morando ha però anche aggiunto che "adesso, e' presto per dirlo". Certo, comunque, si apre uno scenario nuovo, per un intervento la cui fattibilità andrà verificata nei prossimi mesi. Intanto arriva uno stop dall'Ue. Il "no comment" che arriva da Bruxelles di fatto potrebbe pesare sui piani di Renzi e sulle sue promesse elettorali.

La Verità che Renzi Tenta di Nascondere: Italia in deflazione a febbraio, si complica discesa debito


 

 

 

 

Fonte http://it.reuters.com

 

 

 

 

 

 

 

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di Elvira Pollina e Antonella Cinelli





MILANO/ROMA (Reuters) - L'Italia non fa eccezione al resto della zona euro e scivola in deflazione a febbraio, complicando ulteriormente il percorso di discesa del debito pubblico che dovrebbe avviarsi quest'anno, obiettivo su cui già grava una prospettiva di crescita che si sta rivelando meno brillante di quanto messo in conto dal governo.
Secondo i dati provvisori resi noti da Istat, su base annua l'indice nazionale dei prezzi al consumo si è contratto di 0,3% su base annua da +0,3% di gennaio, a fronte di attese per una variazione nulla. L'inflazione acquisita per il 2016 è -0,6%.
In negativo anche l'indice armonizzato ai parametri europei, che scende a -0,2% da +0,4%, a fronte, anche in questo caso, di attese per una variazione nulla.
Come anticipato dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, a seguito della netta flessione dei prezzi del greggio e del deterioramento delle prospettive di crescita globale, anche nella zona euro l'indice dei prezzi al consumo è scivolato in territorio negativo.
Per febbraio Eurostat ha certificato una flessione di 0,2% dopo +0,3% di gennaio, rafforzando le attese per il varo di nuove musure da parte di Francoforte per scongiurare una deriva deflattiva.
Tornando al dato italiano, Istat sottolinea come la forte flessione tendenziale dei prezzi al consumo sia frutto di una dinamica mensile caratterizzata da cali diffusi in tutte le tipologie di prodotto.
Lo scenario con cui deve fare i conti il governo è dunque meno rassicurante di quanto previsto dall'ultimo aggiornamento del quadro macroeconomico inserito nella legge di Stabilità.

Lì si presupponeva una crescita del Pil di 1,6% in termini reali e di 2,6% in termini nominali, cioè considerando l'inflazione, che avrebbe portato a una discesa del debito al 131,4% dal 132,8 del 2015

 

  Ora gli economisti si aspettano che il Pil, che è tornato ad espandersi ma sotto le attese nel 2015, cresca appena oltre l'1% quest'anno, mentre l'inflazione è con buona probilità destinata a restare poco oltre lo zero, dopo aver segnato una variazione positiva di 0,1% nel 2015.
"E' chiaro che la discesa del rapporto debito/Pil si complica, sia per quest'anno che per il 2017", dice Loredana Federico, economista di UniCredit, che vede il rischio di uno scenario di sostanziale stabilizzazione.
Proprio l'elevato livello del debito pubblico italiano, reduce da 8 anni di crescita ininterrotta, é l'elemento che porta la Commissione europea a monitorare da vicino i conti pubblici italiani, tenendo in sospeso il giudizio sulla legge di Stabilità per quest'anno.
Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, al G20 finanziario di Shanghai, ha ribadito che il debito scenderà.
Il suo vice Enrico Morando, intervistato stamane dal Corriere della Sera, ha riconosciuto tuttavia come anche a causa della bassa inflazione, oltre che delle mutate prospetttive di crescita e del rinvio della privatizzazione di Ferrovie dello Stato, il governo sia a caccia di 7-8 miliardi per onorare gli impegni sul calo del debito presi con Bruxelles, "assolutamente da mantenere".



News: Strepitosa Figura di merda di #skytg24 ....imperdibile #m5s (Video)







Strepitosa Figura di merda di #skytg24 ....imperdibile #m5s  la giornalista tenta di mettere ne l sacco di battista, ma lui l'asfalta Guardate video

News: Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta Vogliono Asfaltare Renzi per riprendersi il Partito


Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

 

 

 

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Il passato che ritorna ha i nomi di Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, i due grandi silurati da Matteo Renzi. Il tandem composto dal "premier mancato" e dal "premier per poco" ha un piano per far fuori l'attuale presidente del Consiglio dalla segreteria del partito: candidare Roberto Speranza al congresso democrat, e riuscire a farlo vincere. Certo, un piano non semplicissimo, ma che potrebbe trovare il sostegno di ulivisti, cattolici, liberal e renziani delusi. Roberto Speranza, insomma, contro Enrico Rosssi e Michele Emiliano, i governatori di Toscana e Puglia che hanno già annunciato la loro corsa.

In caso di sconfitta al congresso di Bersani e Letta, nel Pd, potrebbe succedere di tutto. Anche una scissione, così come caldeggiata (da tempo) da Massimo D'Alema, per dar vita a un partito simile al vecchio Pds. Prima, però, i rottamati proveranno a riprendersi il Pd: prima tappa il 12-14 marzo a Perugia, dove si terranno gli "stati generali" di Area Riformista, un partito nel partito. In quest'occasione verrà lanciata ufficialmente la candidatura di Speranza. Ma perché il piano dei frondisti abbia successo, Renzi dovrebbe passare per una debacle elettorale: fari puntati, dunque, sulle amministrative a Roma, Napoli e Milano. Se il premier "collezionasse" almeno due ko, la strada per Speranza sarebbe un poco meno impervia.

News: L'Unità di nuovo nei guai: buco da 2,4 mln E Renzi se la prende con i circoli del Pd



Fonte Affaritaliani



















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L'Unità è già morta un paio di volte. La prima nel 2000, la seconda nel 2014. In questa seconda occasione, la bancarotta del giornale aveva lasciato sul tavolo 125 milioni di debiti. Per assicurare la rinascita (avvenuta il 30 giugno 2015) Renzi ci ha messo la faccia (propria) e i soldi (107 milioni di risorse pubbliche). Ecco perché, quando ha saputo che anche il nuovo corso sta aprendo buchi di bilancio preoccupanti, si sarebbe adirato con il tesorirere del Pd e con i circoli. Ma partiamo dai conti.

 

 

 

L'Unità starebbe perdendo 200 mila euro al mese. Cioè 2,4 milioni alla fine del primo anno della nuova vita. Le 60 mila copie stampate sono troppe e aver dimezzato la redazione (oggi composta da 30 giornalisti) non è servito.

Le ragioni sono diverse. Alcune riguardano tutti i giorni cartacei in Italia: i lettori calano e la pubblicità anche. In più, il pubblico tradizionale de l'Unità si riferisce a un pubblico sempre più esiguo (anche per ragioni anagrafiche), senza essere stata capace di conquistare nuovi lettori. In altre parole: il nuovo direttore Erasmo D’Angelis ha creato un foglio appiattito sulle posizioni del governo. Una scelta che non è piaciuta ai lettori tradizionali, mentre il Pd ha constatato l'assenza di un pubblico compatto di lettori “renziani”.

Renzi però lo aveva previsto. E si era giocato la carta di un giornale di partito duro e puro. Anche a costo di sacrificare pubblico. Come? Il paracadute stava nei circoli, cui ul segretario aveva indicato di sottoscrivere un abbonamento. Uno per ogni sezione, cioè 9 mila abboanamenti circa. Una eccellente base. E invece, a quanto pare, neanche i circoli del Pd comprano l'Unità. Se le buone maniere non sono servite, Renzi – scrive il Corriere – avrebbe deciso di passare a quelle forti: il partito nazionale avrebbe bloccato un milione di euro incassato con il due per mille e destinati ai circoli locali.    

News: Caso #Regeni l’Egitto insabbia ma Renzi è ostaggio di Al-Sisi




Fonte

 

 

 

 

 

 

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Abbiamo incontrato ieri al sit-in alle porte dell’ambasciata egiziana a Roma lo scrittore Erri De Luca che ha aderito all’iniziativa di Antigone e Amnesty International per chiedere giustizia sul caso Giulio Regeni. L’autore di «Solo andata» e di tante iniziative che coinvolgono i migranti si è fermato tra gli striscioni che chiedevano «Verità per Giulio» mentre alcuni giovani hanno continuato a colorare un panno bianco intorno a cui si sono raccolte centinaia di persone.

Crede che il governo italiano stia facendo abbastanza perché le autorità egiziane si impegnino a fare luce sui veri responsabili della morte di Giulio Regeni?
Giulio Regeni è un cittadino europeo: è stato ucciso dalla polizia in Egitto. Le pressioni del governo italiano sulle autorità egiziane sono state fin qui insufficienti per ottenere la verità sulla sua scomparsa e tortura. È necessario a questo punto che l’Italia chiami l’Unione europea perché eserciti tutte le pressioni possibili sul Cairo affinché si arrivi alla verità.

Perché fino a questo momento la voce italiana è sembrata così flebile nel chiedere la verità per Giulio, solo ieri il ministro Gentiloni ha risposto all’ennesimo depistaggio degli inquirenti cairoti?
Il principio è un altro: prima viene la dignità politica e poi vengono gli affari. Il governo invece è del tutto reticente. Questo caso disturba il business italiano in Egitto. In particolare siamo in subordine alle autorità egiziane per i contratti in materia di gas. Non è un caso che sia stato appena firmato un contratto da Eni con il Cairo. Per questo il governo italiano colpevolmente non chiede un intervento più incisivo all’Europa.

Pensa che fin qui i mezzi di comunicazione non abbiano raccontato abbastanza e in maniera esauriente il caso Regeni o abbiano contribuito addirittura ad accreditare i depistaggi egiziani?
È un mese che chiediamo di essere ascoltati e non è accaduto nulla. Siamo qui per questo: per attirare l’attenzione dei media su un caso che potrebbe essere silenziato del tutto. La stampa deve fare pressioni perché venga dato il giusto valore alle attività che Giulio svolgeva al Cairo e che il suo ricordo resti un esempio per tutti. Battiamo i piedi per terra, dobbiamo essere presenti giorno per giorno affinché si arrivi alla verità. È necessario che le nostre richieste vengano fatte valere e che l’ambasciatore ascolti le domande della famiglia del giovane.

Chi ha ucciso Giulio Regeni: è chiara secondo lei la responsabilità della polizia egiziana?
Ci troviamo di fronte ad un delitto di Stato. Giulio è stato prelevato con la forza. Tutto fa pensare che le responsabilità siano di un corpo professionale e organizzato. Giulio è stato torturato a morte in maniera scientifica. Il suo corpo è stato martorizzato. Il cadavere di Giulio Regeni è stato scartato via come un rifiuto. Come se non bastasse, i responsabili di questo crimine in Egitto hanno la garanzia dell’impunità. Siamo certi che non si sia trattato di un atto di piccola criminalità, altrimenti i responsabili sarebbero stati subito arrestati. Dobbiamo batterci perché non prevalga il silenzio e si arrivi alla verità.

Perché hanno voluto attaccare proprio Giulio Regeni che svolgeva la sua attività di ricerca e nulla di più?
Giulio era un’avanguardia, era uno di noi. Giulio svolgeva con competenza e conoscenza, anche grazie alla sua capacità di parlare bene la lingua araba, un lavoro importantissimo, sul campo, che ormai non fanno più tanti giornalisti e ricercatori. Era impegnato in una ricerca meticolosa e attenta. È possibile che colpendolo abbiano sbagliato persona o che fossero male informati. Giulio era un grande cittadino europeo e noi dobbiamo difenderne la memoria che non deve essere mai infangata né i suoi titoli devono essere negati.

I «realisti» tendono a fare pressioni perché il caso Regeni venga insabbiato in nome della «lotta al terrorismo» di al-Sisi?
L’Egitto è un paese che sta attraversando una profonda crisi e una fase molto delicata. Il governo dei militari si è sovrapposto al precedente e questo ha implicato una repressione che colpisce direttamente il rispetto dei diritti umani di quel popolo.

Video: Parroco di Laterina benedice i truffati del Salva Banche di Renzi. Loro: ‘Confessi famiglia Boschi’


parroco di Laterina benedice i truffati del Salva Banche di Renzi
Video: Parroco di Laterina benedice i truffati del Salva Banche di Renzi. Loro: ‘Confessi famiglia Boschi’
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Lunedì 29 febbraio 2016










Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Ha avuto anche la benedizione del parroco di Laterina, la manifestazione delle Vittime del Salva Banche, i risparmiatori truffati dagli istituti salvati dal governo a novembre, che domenica hanno sfilato in protesta per le strade del comune di residenza del cattolicissimo Pier Luigi Boschi, ultimo vicepresidente di Banca Etruria e padre del ministro Maria Elena. Don Mario Ghinassi accettando una richiesta dei manifestanti, alla fine della messa è uscito dalla chiesa e ha impartito loro una benedizione. “Grazie don Mario ci benedica, vogliamo solo un po’ più di giustizia“, hanno esclamato i manifestanti. “Io vi auguro di tornare sereni a casa e di stare con le vostre famiglie”, ha affermato il sacerdote. Che ha invece glissato alla richiesta di confessare la famiglia Boschi.

 

 

News: Sanzioni Russia, è un disastro Targato #PD. Coldiretti, export Made in Italy -24% nel 2016


Fonte imolaoggi.it

 

 

 

 

 

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Le esportazioni Made in Italy in Russia hanno raggiunto il minimo da dieci anni per effetto dell’ulteriore crollo del 24% registrato nel mese di gennaio 2016 rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero dal quale emerge che le sanzioni hanno alimentato una lunga guerra commerciale che ha colpito settori simbolo del Made in Italy, dall’alimentare alla moda fino alle auto.

 

 

 

Complessivamente – sottolinea la Coldiretti – le esportazioni italiane in Russia nel 2015 hanno raggiunto appena i 7,1 miliardi, con un taglio di 3,7 miliardi rispetto al 2013, l’anno precedente all’introduzione delle sanzioni. Il primo e più incisivo effetto è stato determinato dall’embargo totale in Russia per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e rinnovato per un ulteriore anno con decreto n. 625 del 25 giugno 2015 con nuova scadenza il 5 agosto 2016. Una misura che – spiega la Coldiretti – è costata direttamente all’Italia 240 milioni di euro nel 2015 per il solo settore agroalimentare.

I prodotti agroalimentari Made in Italy più colpiti dall’embargo in termini di taglio in valore delle esportazioni sono stati – precisa la Coldiretti – nell’ordine la frutta, le carni e frattaglie, i formaggi e latticini. La guerra commerciale ha però provocato – continua la Coldiretti – anche effetti indiretti dovuti alla mancanza di sbocchi di mercato che ha fatto crollare le quotazioni di molti prodotti agricoli europei nel lattiero caseario, nella carne e nell’ortofrutta.

Per il Made in Italy si sta verificando anche un danno di immagine a causa della diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con l’Italia. Ma a causa delle tensioni generali perdite di quote di mercato considerevoli nel 2015 – continua la Coldiretti – si sono registrate anche in altri importanti comparti, dal tessile, abbigliamento e accessori (-30,8%) all’arredamento con i mobili in calo del 27% fino ai mezzi di trasporto (-38,2%) ma per gli autoveicoli la percentuale di riduzione sale al 60,3%, rispetto al 2014.

Fonte agi.it

Video: Girolamo Pisano MoVimento 5 Stelle Campania intervento a Tv oggi







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#‎Salerno2016‬ - Primi gemiti di M5S in Campania. Questa è storia ... che inizia con persone semplici, impreparate ad andare in TV ma coraggiose per affrontare la sfinda di "remare contro". Persone che hanno condiviso le emozioni, gli obiettivi, le energie e la fiducia. Persone che non avevano alcuna speranza di ottenere una "poltrona" ma che non hanno smesso di attivarsi, di informarsi e di informare. 

 

 

 


 

 

Eravamo pochi e avete sotto i vostri occhi fin dove siamo riusciti ad arrivare.

Oggi siamo tanti e non ci fermerà nessuno!

Non ci arrenderemo mai, e voi ?

 

 

 

 

 

Tangenti sanità lombarda, Video #M5S di Battista rubare nella Sanità è da figli di Puttana


Tangenti sanità lombarda,
Tangenti sanità lombarda, Video #M5S di Battista rubare nella Sanità è da figli di Puttana
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Domenica 28 febbraio 2016

 

 

 

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Dopo l'ultimo scandalo della sanità lombarda che ha portato in carcere il braccio destro di Roberto Maroni, Fabio Rizzi, il Movimento 5 stelle ha organizzato un flash mob per chiedere le dimissioni del governatore leghista. Centinaia di attivisti hanno circondato il Pirellone in una catena umana con lo slogan "arrendetevi"
(di Francesco Gilioli e Antonio Nasso)



domenica 28 febbraio 2016

FARINETTI SBUGIARDA RENZI “SIAMO NELLA MERDA. NON C’E’ LAVORO. I PROSSIMI 4 ANNI SARANNO ANCORA PIU’ COMPLICATI”



Fonte Dagospia















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ANCHE FARINETTI E’ UN GUFO - “SIAMO NELLA MERDA. NON C’E’ LAVORO. I PROSSIMI 4 ANNI SARANNO ANCORA PIU’ COMPLICATI” - L’IMPRENDITORE PIU’ RENZIANO CHE CI SIA SMONTA LE SUPERCAZZOLE DI MATTEUCCIO E ATTACCA ALFANO: “PUÒ DIRE SCEMENZE, TANTO POI VA A CONFESSARSI E LO PERDONANO PURE” - - -

Il fondatore di Eataly scatenato davanti alla platea di giovani del Pd - Contro i cattolici: “Mi spiace di dirlo ai democristiani che ci sono fra voi. Ma la cosa più giusta detta da Karl Marx è che la religione è l' oppio dei popoli”- “Internet? Non riusciamo a domarlo” - E poi la chicca finale: “Trip Advisor è una cagata...” - 

 

 

 

 

 

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”


FARINETTI  

FARINETTI

Lo dice senza fronzoli: «Siamo nella merda». E spiega pure perché: «lo siamo perché mancano i posti di lavoro». Non basta? Aggiunge: «e per farvi coraggio voglio dire che secondo me stiamo entrando in un periodo di tre o quattro anni che saranno ancora più complicati del periodo 2009-2014.

 

Ma è scritto che è così. Perché in quel periodo là almeno avevamo i Brics che tiravano, per cui esportavamo là. Adesso ci vengono a mancare anche quelli».
 

Queste parole non escono da una notoria Cassandra, dall'ultimo degli economisti catastrofisti. E nemmeno da un gufo di quelli che Matteo Renzi accusa di macumbe e gesti iettatori solo per oscurare i grandi passi avanti che le sue decisioni avrebbero fatto fare all' Italia.

oscar farinetti martina giuseppe sala  

oscar farinetti martina giuseppe sala


Nossignori, a dire che domani sarà ancora peggio è stato ieri a Roma l' imprenditore più renziano che ci sia: Oscar Farinetti, il fondatore e padrone di Eataly. E lo ha fatto a casa Renzi, proprio nella stessa sala dove ieri mattina era passato per un saluto il presidente del Consiglio e capo del partito di maggioranza: davanti ai giovani riuniti per la scuola di formazione politica del Pd.

 

I RISCHI DI INTERNET - Farinetti non ha fatto il gufo: ha raccontato la realtà presente, uscendo dallo schema ottimismo/pessimismo che secondo lui è il modo con cui si può guardare il futuro prossimo. Se sei ottimista pensi che un problema possa avere nel tempo una soluzione, e lavori su quella strada.


renzi oscar farinetti 

renzi oscar farinetti

Se sei pessimista invece pensi che le soluzioni non ci siamo mai, e quindi non fai nulla e ti culli nella difficoltà. Ma guardare la realtà è esercizio da realista. E Farinetti ha imbastito una lezione sicuramente interessante, anche se probabilmente urticante per la narrazione dell' esecutivo.
 

Per Renzi, che non ha presenziato allo show, a dire il vero il Farinetti di ieri sarebbe stato indigesto e urticante sotto molti altri aspetti assai poco diplomatici nel momento politico attuale. Farinetti è stato pesantissimo nei confronti dei cattolici, e alla platea di ragazzi che lo stava ascoltando ha pure detto: «Mi spiace di dirlo ai democristiani che ci sono fra voi. Ma la cosa più giusta detta da Karl Marx è che la religione è l' oppio dei popoli».


oscar farinetti  

oscar farinetti

Ha divagato su materie non sue come la storia patria, perdendosi in luoghi comuni sulla divisione fra conservatori neofobici (che avrebbero paura della novità) e innovatori, sostenendo che il Medioevo era il simbolo dei primi e l' impero romano (e poi il Rinascimento) dei secondi. Nella sua verve anticattolica si è fatto anche trascinare più in là, attaccando acidamente Angelino Alfano perché «può dire scemenze, tanto poi va a confessarsi e lo perdonano pure».


tripadvisor 

  tripadvisor

Farinetti non è filosofo, politico o pensatore e si è visto bene ieri. È un imprenditore, comunque la si pensi, di successo. E quella prospettiva di tre quattro anni più neri di quelli che abbiamo vissuto merita di essere ascoltata sul serio. Secondo il fondatore di Eataly a determinare il ciclo negativo dell' economia c' è un solo responsabile: Internet.

 

Che è la più grande invenzione della storia dell' umanità, dopo il fuoco. Ma che oggi produce un solo effetto: distruggere posti di lavoro in società fondante sul modello consumistico, che hanno le loro economie costruite alla base proprio sui posti di lavoro.
 

Farinetti lo ha spiegato ai giovani Pd con parole colorite. Raccontando che internet come il fuoco «è una invenzione che cambia il destino, la postura, l' essenza degli umani. Il colpo di fortuna è nascere nell' epoca di una invenzione straordinaria. La sfiga è che per domarla ci vuole un po' di tempo. Il fuoco ci misero migliaia di anni a domarlo. E noi siamo nella stessa situazione di allora.

 

Abbiamo inventato una macchina straordinaria che si chiama Internet. E siamo sicuri che è una invenzione meravigliosa, che ci rimetterà di nuovo a posto, che creerà posti di lavoro, che ci farà vivere di nuovo in un' era fantastica, che risolverà un sacco di problemi del pianeta. Tuttavia siamo come nel momento in cui fu scoperto il fuoco: ci stiamo bruciando i piedi, stiamo dando fuoco alle foreste. Non riusciamo a domarlo».

oscar farinetti patron di eataly 

oscar farinetti patron di eataly



 

INSULTI E GIUDIZI - Oggi quella straordinaria invenzione secondo Farinetti ha due scopi: «nella attività economica distruggere posti di lavoro.

 

 

Nel privato la usiamo per insultarci o per giudicare». Il giudizio popolare non va giù al fondatore di Eataly, che subito se la prende con il sito più famoso per giudizi nel suo settore: «Grazie a internet diventiamo tutti giudici, tipo questa cagata di Trip Advisor. Io sono contro Trip Advisor, perché secondo me bisogna usare dei professionisti.

 

Sono i politici a dovere fare politica, gli imprenditori a dovere fare impresa. E devono essere quelli che capiscono di cibo a giudicare il cibo».

 

Con uno scenario immediato così nero, ai ragazzi però Farinetti ha dato una soluzione: «avessi la vostra età, saprei su cosa puntare. Fino ad oggi si è costruito un modello sociale ed economico per godere.

RENZI FARINETTI 

  RENZI FARINETTI


Ora sappiamo che il mondo finirà. E il lavoro del futuro dovrà basarsi non più sul godere, ma sul durare. Funzioneranno tutte le attività che cercheranno di allontanare il più possibile la fine del mondo, cercando di ritrovare un rapporto con la terra, con l' aria e con l' acqua». E su quelle la politica dovrebbe investire.

 

 

 

Torino: Fassino allarme sondaggi M5S può vincere a Torino


Fonte Affaritaliani

 

 

 

 

 

 

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C'è preoccupazione nel Partito Demoratico per le elezioni di giugno a Torino. I riflettori sono puntati su Roma e Milano, ma nel capoluogo piemontese - storico feudo della sinistra - il partito di Matteo Renzi è a rischio. L'ultimo sondaggio interno ai Democratici assegna a Piero Fassino, ex segretario dei Ds e sindaco uscente ricandidato dal Pd, il 37% dei consensi. La vittoria al primo turno appare quindi decisamente improbabile. Al secondo posto non c'è il Centrodestra, che con l'azzurro Osvaldl Napoli (ex deputato), è fermo al 20%, ma il Movimento 5 Stelle che, guidato da Chiara Appendino, si attesta intorno al 28%.

A togliere consensi a Fassino sono le candidature alla sinistra del Pd. L'ex sindacalista Fiom Giorgio Airaudo è accreditato del 10% mentre il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo strapperebbe un 4%. Si tratta, insieme, di quel 12% che manca a Fassino per evitare il secondo turno e vincere subito. E il Pd teme fortemente il ballottaggio con il M5S, visto anche quello che è accaduto l'anno scorso in giro per l'Italia. Anche se Fassino ha 9-10 punti di vantaggio sulla Appendino, molti elettori del Centrodestra, ma anche delle due sinistre radicali, al secondo turno potrebbero scegliere la grillina facendo così perdere ai Democratici un loro storico feudo.

Video Banca Etruria, manifestanti sotto villa Boschi: lanciano copie di banconote. “Esci fuori”


Video Banca Etruria, manifestanti sotto villa Boschi:
Video Banca Etruria, manifestanti sotto villa Boschi: lanciano copie di banconote. “Esci fuori”
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Domenica 28 febbraio 2016

 

 

 

 

 

 

Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 


Mentre lanciano fotocopie di banconote al di là del cancello della villa di Laterina (Arezzo), residenza della famiglia Boschi, chiamano a gran voce Pier Luigi Boschi, ultimo vicepresidente della vecchia banca Etruria, che ha lasciato sul lastrico migliaia di risparmiatori e sul cui dissesto sono in corso diverse inchieste della Procura di Arezzo. Incluso il filone per bancarotta in seguito alla dichiarazione di insolvenza del Tribunale fallimentare. Alcune decine dei risparmiatori truffati riuniti nell’associazione Vittime del Salva banchhe da stamattina stanno manifestando nel paese natale della ministra Maria Elena Boschi. I manifestanti espongono cartelli e striscioni contro il decreto del governo che il 22 novembre ha azzerato i titoli di Banca Etruria, Cariferrara, Carichieti e Banca Marche. Muniti di fischietti, trombe e tamburi, hanno rumoreggiato parecchio e urlato più volte: “Esci fuori“. C’è voluto l’intervento dei carabinieri a presidio della villa per impedire che si avvicinassero troppo. La protesta è durata circa mezz’ora, poi i manifestanti si sono trasferiti in corteo nella piazza di Laterina

 

 

Notizia del Giorno Renzi, occhio a questa cifra: 52%.degli italiani ti Boccia!!







Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Approvato ciò che restava del ddl Cirinnà, per il governo Renzi è il tempo di fare un primo bilancio. E sono cattive notizie, almeno secondo un sondaggio di Ipr per Il Giorno: il giudizio del Belpaese sulla legge approvata dal governo è tutt'altro che positivo. Secondo il 52% del campione interpellato, Renzi & company hanno gestito male il confronto politico e non hanno marcato alcuna vittoria. Insomma, più di un italiano su due boccia la legge sulle unioni civili. Solo un 40% del campione esprime un parere positivo sulla legge e su quanto fatto dal governo, mentre un 8% afferma di non avere opinione. Insomma, Renzi si elogia, parla di "vittoria dell'amore" e di "pagina storica". L'Italia, però, sembra avere altre idee.

L'ANTIGRILLINA ALLA #RAI LA BIGNARDI REZIANA DOC AL 100% (VIDEO)

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QUI POTETE VEDERE IL VIDEO CON DI BATTISTA, CHE PROVA CHE LA BIGNARDI È ANTIGRILLINA AL 100% E BRAVO RENZI ORMAI IL SERVIZIO PUBBLICO NON ESISTE PIÙ.

IO NON TI PAGO L'AEREO, RENZI PAGATELO TU L'AEREO NON COI SOLDI DEGLI ITALIANI


CITTADINI: IL MOVIMENTO 5 STELLE VI CHIEDE DI VOTARE "SI" PER DIRE "NO" ALLE TRIVELLE





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Il ‪#‎M5S‬ non ha mai accettato questa becera politica energetica che sa di medioevo, che contraddice i principi della tutela ambientale e che va contro le decisioni prese a Parigi durante il Summit mondiale sul clima. Per questo motivo da oggi e fino al giorno del voto, occorre fare il possibile per convincere gli italiani a votare SÌ contro le trivellazioni.

Condividete l'evento del MoVimento 5 Stelle Sicilia e invitate i vostri amici a partecipare
>>> www.facebook.com/events/788517064585892/4

LA FURBATA DEL PD SUL CONFLITTO DI INTERESSI: VOTARSI L'ARBITRO DELL'ANTITRUST



FONTE FATTOQUOTIDIANO















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C’è il primo via libera alla legge sul Conflitto di interessi. La Camera ha approvato il ddl con 218 voti favorevoli e 94 no di Forza Italia, Sel, Movimento 5 stelle e i verdiniani di Ala. La Lega Nord si è astenuta. Ora il testo passa a Palazzo Madama. Nei giorni scorsi c’erano state numerose polemiche in commissione sul testo del provvedimento: il relatore di Fi Francesco Sisto si era dimesso in polemica e aveva accusato i democratici di fare asse con i 5 stelle. “E’ una legge scellerata”, ha attaccato ancora in queste ore, “densa di pregiudizi e presunzioni, sullo chassis del veicolo disegnato dal Movimento 5 Stelle ma con la scocca modellata dalla parte del Partito democratico più ideologica e legata alla lotta di classe. Il risultato è un meccanismo mostruoso, che dà la possibilità, tutta sovietica, a dei superburocrati di entrare a piedi uniti sull’attività politica”.

 

 

 

I dem difendono il testo perché “equilibrato”, mentre i grillini invece lo attaccano definendolo “ddl fasullo”: il M5s durante la discussione ha protestato con cartellini rossi e fischietti. Tra i punti più contestati c’è il ruolo affidato all’Antitrust e le nuove modalità di elezione dei suoi componenti: “L’organo”, ha detto il deputato M5s Andrea Cecconi in Aula, “che deve verificare il conflitto d’interessi, sarà nominato per tre quinti dalla maggioranza. I partiti hanno fatto di tutto affinché l’arbitro, l’unico che può sanzionare e limitare l’immorale deriva di interessi privati che i partiti vomitano nella pubblica amministrazione, venga scelto da loro. In pratica, si sono comprati l’arbitro, stanno truccando la partita”.

Antitrust eletta dal Parlamento - L’Autorità garante della concorrenza è chiamata ad attuare le norme previste dalla legge sul conflitto di interessi. E’ composta da cinque membri, tre eletti dalla Camera e due dal Senato, rispettando il principio dell’equilibrio di genere, scelti nell’ambito di elenchi rispettivamente di 12 e 8 componenti individuato dalle competenti commissioni dei due rami del Parlamento sulla base dei curricula pervenuti. Al suo interno elegge poi il presidente. Possono farne parte, secondo quanto previsto dal ddl, “persone di notoria indipendenza e di specifica competenza e professionalità, da individuarsi tra i professori universitari ordinari in materie giuridiche ed economiche, i magistrati delle giurisdizioni superiori ordinarie, amministrative e contabili, gli avvocati dello Stato, gli avvocati e i commercialisti dopo quindici anni di esercizio della professione nonché tra altre personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità e competenza”. Infine l’Autorità competente per l’applicazione della legge nei confronti dei membri dell’Antitrust è l’Autorità nazionale anticorruzione.

Norme per parlamentari e authority - Le norme previste dal provvedimento, riguardano chi ha incarichi di governo nazionale e regionale. Con regimi differenziati, riguardano anche i membri del Parlamento e i consiglieri regionali. Le regole valgono anche per le authority, Bankitalia compresa: per i vertici di Palazzo Koch e dell’Ivass serve un preliminare ok della Bce e un successivo decreto del presidente del consiglio. Per i componenti delle autorità indipendenti restano ferme le misure più restrittive, nel caso esistano.

Nuove regole per le coop - Anche gli amministratori delle Coop che sono fornitori dello Stato, saranno ineleggibili in Parlamento. Il settore più toccato è quello della vendita di servizi di gestione degli immobili, dove per lo più alcune grandi Coop sono fornitrici delle Pubbliche amministrazioni.

Blind trust all’italiana - Beni e attività patrimoniali dei membri del governo possono essere affidati in gestione, attraverso il meccanismo del blind trust ritoccato seguendo la tradizione giuridica italiana. Due le situazioni in cui scatta: quando il titolare di una carica di governo possiede, anche per interposta persona, partecipazioni rilevanti in settori chiave; oppure quando gli interessi patrimoniali e finanziari condizionano l’attività di governo.

Beni in vendita o dimissioni - L’Antitrust può disporre che chi è al governo venda i propri beni e le attività principali. Anche parzialmente. In alternativa, scaduto il tempo, scattano le dimissioni.

Controllo ad antitrust - L’Autorità verifica e ha poteri di indagine, anche usando le banche dati. I provvedimenti sono pubblicati online. Cambiano i criteri di nomina: i componenti salgono da tre a cinque e saranno eletti dal Parlamento e dovrà essere rispettata la parità di genere.

Dovere di informare non solo per chi governa, anche per i parenti - Le dichiarazioni devono essere rese all’Antitrust anche da parte del coniuge, dei parenti entro il secondo grado e del convivente. Si rischiano non solo multe (multa da 5 a 50 mila euro) ma anche un anno di carcere.

C’è anche il dovere di astensione - Scatta quando il provvedimento reca vantaggi economici al titolare.

Se incompatibili, possibile decadenza - Chi va al governo non può avere altre cariche pubbliche, svolgere un impiego, esercitare attività professionale, attività imprenditoriali, avere cariche, uffici o compiti di gestione in imprese o società pubbliche e private, in fondazioni. Accertata l’incompatibilità da parte dell’Autorità, chi governa deve scegliere. Se non sceglie, decade.

Se c’è conflitto, multe salate e cdm può annullare atto - Un atto emanato violando le nuove regole in materia di astensione non decade automaticamente ma sarà il Consiglio dei ministri a decidere. A disposizione, 30 giorni. Altrimenti l’atto decade. Previste comunque multe salate, dal doppio al quadruplo del vantaggio economico incassato.

Rafforzata l’ineleggibilità - Rispetto a oggi il conflitto di interessi riguarda anche i proprietari reali (e non solo gli amministratori) delle imprese per le quali è prevista l’ineleggibilità. Inoltre non si potranno cedere le attività che possono generare conflitto al coniuge o a i parenti o al convivente.

Stretta per consiglieri regionali - I consiglieri regionali saranno ineleggibili se hanno la titolarità o il controllo indiretto di un’impresa economicamente rilevante in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato o dalla Regione.

sabato 27 febbraio 2016

LE PRESSIONI DI CRISAFULLI SUL TRASFERIMENTO DEL PREFETTO E LE INTERCETTAZIONI CHE METTONO NEI GUAI ANGELINO



Fonte Dagospia

 

 

 

 

 

 

 

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Emanuele Lauria e Alessandra Ziniti per “la Repubblica”

ALFANO 

  ALFANO


«Dobbiamo sbrigarci perché poi il ministro parte per le vacanze di Natale». Aveva fretta, l’ex parlamentare Vladimiro Crisafulli, discusso ras della sinistra ennese. E al telefono con Ugo Malagnino, segretario particolare del viceministro degli Interni Filippo Bubbico, reclamava la rimozione da Enna del prefetto Fernando Guida, “reo” di aver avviato il commissariamento della fondazione dell’Università Kore.


MIRELLO CRISAFULLI 

 MIRELLO CRISAFULLI

Pochi giorni dopo Crisafulli poteva festeggiare, ancora al telefono, con il prorettore dell’ateneo Giovanni Tesoriere: «Congratulazioni Mirello — gli dice il docente — abbiamo fatto centro».

 

Sono due delle venti conversazioni intercettate che mettono nei guai il titolare del Viminale Angelino Alfano, indagato per abuso d’ufficio con lo stesso Crisafulli, Bubbico, Malagnino e il presidente della Kore Cataldo Salerno.

 

Il 23 dicembre, in mezzo ai due dialoghi registrati, il consiglio dei ministri ha effettivamente trasferito il prefetto Guida da Enna a Isernia.


ENNA ATENEO  

ENNA ATENEO

La voce di Alfano, nelle intercettazioni, non si sente mai. Ma ora spetterà al tribunale dei ministri valutare se lo spostamento di Guida sia rientrato in una normale rotazione di prefetti o se il capo del Viminale abbia risentito delle pressioni di Crisafulli.

 

Alfano si è già difeso dicendo che «il caso è morto prima di nascere» visto che «la Fondazione è stata commissariata da venti giorni». Ma i 5stelle al Senato annunciano la mozione di sfiducia nei confronti del ministro.

angelino alfano 2  

angelino alfano 2


Restano quei sospetti che hanno portato la Procura di Roma ad emettere gli avvisi di garanzia, sulla scorta di un rapporto inviato dall’ex titolare dell’ufficio giudiziario ennese, Calogero Ferrotti. Fra le conversazioni intercettate ce ne sarebbero anche alcune fra l’ex deputato del Pd e l’ex senatore Ncd Pino Firrarello, suocero del sottosegretario Giuseppe Castiglione.

 

I dialoghi sono stati captati nel corso di un’altra indagine, per malversazione, che riguarda la fondazione Kore: in autunno, con un provvedimento poi annullato dal riesame, era stato sequestrato un milione di euro di fondi comunali che, secondo l’accusa, sarebbero stati illecitamente “congelati” e non trasferiti all’Ateneo.


VLADIMIRO MIRELLO CRISAFULLI 

  VLADIMIRO MIRELLO CRISAFULLI

Alfano è solo l’ultima figura eccellente risucchiata dalle vicende di questo piccolo centro del sapere e del potere che è l’università a Enna. Il presidente dell’authority antitrust Giovanni Pitruzzella è tuttora indagato perché, come arbitro scelto dal consorzio universitario ennese (che ha fatto nascere la fondazione Kore), nel 2008 avrebbe favorito illegittimamente proprio la struttura cara a Crisafulli per comporre una lite con l’ateneo di Catania. La richiesta di archiviazione della Procura è stata più volte respinta dal gip. Ma la vicenda è già costata a Pitruzzella la corsa alla Corte costituzionale.

ALFANO RENZI  

ALFANO RENZI


Sotto inchiesta sono finiti, nei giorni scorsi, i membri della commissione di laurea di Scienze economiche e giuridiche della Kore che avrebbero dato una valutazione generosa, in cambio di favori, a Emanuele Caramma, figlio di un’altra figura molto influente, almeno fino a poco tempo fa: il giudice Silvana Saguto, a sua volta indagata e sospesa dallo stipendio e dalle funzioni per un’allegra gestione degli incarichi sui beni confiscati.

 

Un’altra bufera giudiziaria ha investito lo stesso Crisafulli, indagato dopo aver sponsorizzato lo sbarco a Enna della facoltà di Medicina dell’Università di Galati, in Romania. Iniziativa contestata dal ministero e dai rettori, anche se Crisafulli va avanti, forte di una pronuncia del giudice di Caltanissetta.

ALFANO KORE  

ALFANO KORE


Lui, “Mirello”, ormai fuori pure dal Pd, è la figura chiave di questo controverso miracolo siciliano: un ateneo nella Sicilia più arretrata con numeri non indifferenti (oltre 10 mila studenti, 20 corsi di laurea), robusti finanziamenti (oltre 40 milioni finora giunti dalla sola Regione) e un rapporto privilegiato con la politica. «Alfano? Dal 2001 a oggi l’avrò visto o sentito un paio di volte », si difende Crisafulli: «Non ho più il peso per chiedere o ricevere favori...».