domenica 31 gennaio 2016

Pubblichiamo: il sondaggio Nascosto dalla Rai, Renzi perderebbe il Referendum sulle Riforme Costituzionali







fonte Affaritaliani

 

 

 

 

 

 

 

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A lanciare l'accusa qualche giorno fa è stato il senatore di Forza Italia Augusto Minzolini, attaccando le televisioni - Rai in testa - che avrebbero oscurato un sondaggio che dà i no in vantaggio sui sì in vista del referendum confermativo delle riforme costituzionali. Il è delicatissimo, va detto subito e con estrema precisione. Se infatti Matteo Renzi ha già messo in conto di perdere o quantomeno di non vincere le Amministrative di maggio-giugno, sulla consultazione popolare sul ddl Boschi, invece, il premier ha scommesso tutto. Per il leader dem è la battaglia delle battaglie e una sconfitta - lo ha detto lui - comporterebbe la fine dell'esecutivo e, probabilmente, della sua carriera politica.

Molti italiani ancora non sanno del referendum del prossimo autunno e la percentuale di chi è consapevole che saremo chiamati alle urne si attesta poco sotto il 50 per cento. E' ovvio quindi che molte cose possono ancora cambiare. Ma fonti del Pd, dietro il più stretto riserbo, confermate anche dalla sponda Forza Italia, mostrano una certa preoccupazione. Effettivamente girerebbe da qualche giorno un sondaggio-analisi di un primario istituto demoscopico italiano che vede i no in vantaggio di una decina di punti sui sì, esattamente 30 a 19%, con il 51% però che ancora non si esprime o che, come detto, non è a conoscenza del referendum.

Al Nazareno e a Palazzo Chigi è suonato il campanello d'allarme. Quella che Renzi pensava fosse una passeggiata si potrebbe rivelare come un pericoloso boomerang. Nel merito gli italiani potrebbero anche approvare la fine del bicameralismo perfetto e la riduzione del numero dei parlamentari, ma la politicizzazione della consultazione fatta dallo stesso premier - stando al sondaggio-analisi - metterebbe in serio pericolo la strategia del segretario del Pd. Quasi il 30% secco di elettori 5 Stelle, più il 20% di Lega e Fratelli d'Italia e un 5% della sinistra radicale, pur considerando e ammettendo che tutti gli elettori di Forza Italia votino con il premier (assai improbabile) sarebbe già sufficiente per affossare il ddl Boschi con le immediate dimissioni del presidente del Consiglio e dell'interno governo. La strada è lungo prima delle urne, ma se le Comunali non andassero bene per il Pd la situazione diventerebbe ancora più complessa. E' ufficiale, nel Pd è allarme referendum.

 

 

 

 Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Video: Banche, manifestazione dell’associazione dei risparmiatori: “Siamo incazzatissimi. Chi sa parli”


Video Banche, manifestazione dell’associazione dei risparmiatori: “Siamo incazzatissimi. Chi sa parli”...
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Domenica 31 gennaio 2016












Fonte Fattoquotidiano





L’Associazione Vittime del Salva-Banche torna in piazza, a Roma, con una manifestazione-dibattito chiamando a raccolta i sindacati, associazioni di categoria, economisti e politici, per capire cosa accadrà ai cittadini che hanno perso i loro risparmi nelle quattro banche “salvate” da un decreto del Governo (Carichieti, Banca Marche, CariFerrara e Banca Etruria). Sul palco sono intervenuti Claudio Borghi della Lega: “Dobbiamo tornare indietro sul bail in e se l’Euorpa non vuole a me non interessa”. Presenti anche i deputati Cinque Stelle Ferdinando Dino Alberti, Alessio Villarosa e Daniele Pesco che ha ribadito la volontà del Movimento a creare una Commissione d’inchiesta sulle quattro banche. Sul palco è salito anche Vincenzo Imperatore, ex manager bancario, uscito dal mondo delle banche ed oggi a fianco dei risparmiatori. Era presente anche il Presidente di Adusbef Elio Lannutti che ha lanciato il suo appello sulla vicenda: “Chi sa parli”

 

 

 

I SFIDANTI A SINDACO DI MILANO DEL PD, FANNO FUORI SALA, SUI CONTI NASCOSTI DI EXPO 2015



FONTE FATTOQUOTIDIANO













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Trasparenza, conti Expo ma anche l’endorsement a Sala da parte di Denis Verdini. A una settimana dalle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano, lo scontro tra i candidati entra nella fase più calda con punzecchiature e stoccate reciproche. Sia Francesca Balzani sia Pierfrancesco Majorino, indietro nei sondaggi, hanno attaccato Giuseppe Sala, ex commissario unico di Expo 2015, sui conti dell’esposizione universale.

“Abbiamo consegnato i dati del preconsuntivo che sono stati verificati dagli organi competenti tra cui la Corte dei conti – ha spiegato Sala al dibattito organizzato da Radio Popolare all’auditorium Demetrio Stratos – chi si intende di bilanci sa che ci sono dei tempi tecnici e che si chiudono a marzo, aprile. Chiedere oggi il bilancio è come chiedere di andare sulla luna, una richiesta surreale“. Una spiegazione che non ha convinto la Balzani:”Ci sono anche dei tempi sostanziali per presentare i bilanci – ha attaccato – e quando ti proponi agli elettori devi essere trasparente, quindi io l’avrei presentato prima di candidarmi il bilancio”. Ancora più diretto Majorino: “Caccia il bilancio”.

 

 

 

Sala ha sempre sostenuto che il bilancio sarà positivo. In realtà dal preconsuntivo risulta che il patrimonio netto nel 2015 è diminuito di 32,6 milioni di euro, passando dai 46,8 milioni del 2014 ai 14,2. Ma le perdite potrebbero essere anche più alte, perché devono essere ancora aggiunti gli eventuali versamenti dei soci (governo, comune di Milano, provincia, regione Lombardia e Camera di commercio), iscritti in una riserva per contributi in conto capitale. Al dibattito di Radio Popolare Sala ha voluto chiudere la questione ricordando che la manifestazione, aldilà dei conti, è stata un successo:”Ha portato lavoro, impatto positivo sulla città, credibilità di Milano nel mondo. Prendetevela con me ma lasciate fuori Expo da questo dibattito”.

La Balzani ha poi attaccato l’avversario anche sul piano politico facendo riferimento a questioni nazionali: “C’è chi ha il voto di Denis Verdini e chi ha quello di Giuliano Pisapia“. L’assessore al bilancio pochi giorni fa ha ricevuto l’endorsement del sindaco uscente. Dall’altra parte il leader di Ala, al centro delle polemiche per il sostegno esterno al governo Renzi, ha dichiarato di preferire Sala anche al probabile candidato del centrodestra Alessandro Sallusti. Immediata la replica dell’ex commissario di Expo: “Queste sono battute elettorali che non aiutano. Io non ho mai sentito Denis Verdini in vita mia e tra di noi credo servirebbe più correttezza. Dobbiamo andare avanti nelle nostre differenze – ha concluso Sala – e le benedizioni non hanno senso perché ognuno deve andare avanti con le sue forze”. Aldilà dell’endorsement di Verdini la sua appartenenza politica è uno dei temi più dibattuti in queste settimane: secondo i sostenitori degli altri candidati, Sala infatti non è abbastanza di sinistra. Un’accusa sempre rimandata al mittente dal diretto interessato: “Io ho creato tanti posti di lavoro, una cosa sicuramente di sinistra, io sono di una sinistra progressista“.

News: Oggi alle ore 10 con le vittime del salva-banche in Piazza Santi Apostoli a Roma.



Fonte




Max Diffusione e Condivisione, informiamo i Cittadini truffati dal Salva Banche del Governo renzi, vi Aspettiamo!! 

Video: #Bisceglie la Quarto del #PD, Militante denuncia irregolarità su iscritti: “Vergogna, neanche sanno chi è Renzi”


Video: #Bisceglie la Quarto del #PD, Militante denuncia irrego...
Video: #Bisceglie la Quarto del #PD, Militante denuncia irregolarità su iscritti: “Vergogna, neanche sanno chi è Renzi”
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Sabato 30 gennaio 2016

 

 



  


 

Fonte Fattoquotidiano

“E’ una vergogna, i numeri di cellulare sono tutti diversi, ho chiesto di sospendere… A uno ho chiesto: ‘Chi è il nostro segretario nazionale?’ Non mi sapeva rispondere”. E’ lo sfogo, registrato da IlFattoQuotidiano.it, di una militante Pd di Bisceglie, commissariato nei giorni scorsi per il numero anomalo di richieste di tesseramento online. Sfogo caduto nel nulla, dato che le procedure sono continuate per tutto il giorno.

Il portone del circolo del Partito Democratico di piazza Vittorio Emanuele, a Bisceglie, si apre otto minuti dopo le 10. Una discreta fila di persone è già lì, pronta a ritirare la propria tessera del partito. Un’ora dopo i tesserati erano già 25. La procedura in sé non è lunga, cinque minuti a testa: tempo di controllare i dati anagrafici, il documento, l’indirizzo email e la non iscrizione ad altri partiti nei due anni precedenti.

 

 

Il parterre dei democratici che aspirano a diventare titolari di tessera è variegato: anziani, giovani appena diciottenni, qualche uomo di mezza età e famiglie intere. I sorvegliati speciali sono quelli che si presentano con il modulo stampato on line: i famosi 363 che ruotano attorno al sindaco della città Francesco Spina. Pochi quelli che hanno scelto la mattina del sabato per rinnovare semplicemente la vecchia.

Il commissario per il tesseramento, Domenico De Santis, dirige le operazioni. Ma si capisce subito che non tutto va liscio. Una donna bruna esce dalla stanzetta, si precipita per le scale e dopo una breve telefonata chiama a raccolta un gruppo in attesa fuori dalla porta (padre e figlia 18enne, tre donne sulla quarantina): “Se vi chiedono l’indirizzo email dite che l’avete fatto stamattina e che non lo avete aperto”. La procedura va a buon fine, ma ci vorrà più di mezz’ora. Quello delle mail è un nervo sensibile. Le 363 domande, infatti, sarebbero partite dagli stessi indirizzi e le iscrizioni sarebbero state pagate dalle stesse carte di credito. “Dov’è quella che ci deve dire come fare?” chiede un uomo sui 55 anni con aria un po’ persa. Non la trova e va via. E’ chiaro che chi affolla le scale in attesa di entrare non fa parte dei 600 biscegliesi che, a fine 2014, hanno chiesto di tesserarsi senza che il minimo polverone si alzasse.

I democratici della prima ora, intanto, si radunano davanti al portone, guardano un po’ sconfortati il via vai di persone che mai in quella sede avevano visto. Si confrontano, commentano l’accaduto, parlano della situazione politica del partito a ogni latitudine, da Matteo Renzi a Michele Emiliano. “Ma che c’entra Spina qui? Ma se ne tiri dentro 400 tutti insieme è normale che la cosa ti esploda in mano!”.

Alle 11,30, dopo 25 tessere assegnate, diventa chiaro a tutti che la situazione è sfuggita di mano. Una donna addetta al tesseramento raggiunge il gruppetto e si sfoga: “E’ una vergogna – dice agli interlocutori che la ascoltano annuendo, già sapendo dove porterà quel discorso – i numeri di cellulare sono tutti diversi (rispetto a quelli indicati al momento dell’iscrizione on line ndr). Io ho chiesto a Domenico (De Santis ndr) di sospendere, ma non vuole sospendere. Vuole continuare. Ora sfoltiamo la gente che sta e poi decidiamo che fare. I numeri di cellulare sono tutti diversi. A uno ho chiesto: “Chi è il nostro segretario nazionale?” Non mi sapeva rispondere”.

Il gruppetto si anima: “Che schifo”, commenta il primo. “Ecco quello che ti dicevo, chiedi chi è il nostro segretario, sai qual è il codice etico del partito?”, propone un altro. La donna, continua: “Mi hanno pure detto: “Ma lei deve essere contenta che passiamo dal 4-8 al 40 (per cento ndr). Io devo sentirmi dire pure questo”. Un uomo del gruppetto si rivolge ad un altro dei responsabili del tesseramento, sceso in strada per prendere una boccata d’aria: “Prendi le distanze da questa operazione – gli consiglia – che ti trovi coinvolto. Attenzione, attenzione all’anima nera. C’è tempo per fermare questo scempio, la sinistra non può prestarsi a questo scempio”.

“C’è un problema nel Pd di Bisceglie, ci sono contrapposizioni interne – spiega De Santis a IlFattoQuotidiano.it – all’inizio delle procedure c’è stato un clima pesante, quando veniva una persona la si accusava di essere venuta. Ho provavo a rasserenare il clima ma all’inizio è stato pesante, anche chi collaborava al tavolo con me faceva domande accusatorie mettendo le persone in imbarazzo. Dopo 20 minuti abbiamo bloccato tutto, ho allontanato qualcuno e ho controllato io uno ad uno. L’unica certezza che ho è che è stato controllato tutto: nome cognome codice fiscale, indirizzo casa, indirizzo mail o numero di telefono. Abbiamo negato l’iscrizione a 42 persone perché candidate in liste contrapposte al Pd. In serata il clima è tornato sereno. La tessera del sindaco Spina e dei 20 consiglieri e assessori sarà valutata dagli organismi interni del Partito Democratico Pugliese e, per conoscenza, dal Pd nazionale”.

Il tesseramento, al momento, va avanti. C’è tutto sabato pomeriggio e la mattinata di domenica per diventare a pieno titolo, democratici.

 

 

 

News: Renzi, adesso è tempo di tremare: i tre sondaggi che lo demoliscono E c'è pure il verdetto della Ghisleri



Fonte Liberoquotidiano















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Gay, Europa e referendum costituzionale: tre sondaggi rischiano di mandare in frantumi il governo di Matteo Renzi e il sogno del premier di vincere le prossime elezioni. 

Addio Europa - Sul Giornale Renato Mannheimer assicura che 7 italiani su 10 sono contrari all'Europa, o almeno questa Europa. "L'Unione europea può essere definita per gli italiani un grande amore del passato, oggi quasi completamente esaurito". Nel 1994 il consenso e la fiducia nelle istituzioni comunitarie era al 70%, sceso al 64% nel 2005, al 60% nel 2008, al 57% nel 2010 e al 51% nel 2011. Poi il crollo: 39-40% nel 2012-13 e 27% registrato oggi, a causa delle politiche di rigore e della (mancata) gestione dell'emergenza immigrazione. I più critici sono operai, casalinghe e pensionati, con picchi tra i simpatizzanti di Lega e M5S ma anche nel Pd. Anche da questo punto di vista si comprendono i toni duri usati da Renzi, una brusca virata rispetto al primo anno da premier per risollevare un gradimento in picchiata al 30% (e il governo è al 28%).

Adozioni gay - Un sondaggio realizzato sempre da Mannheimer per il Tempo fa luce sulla questione gay. Il 52% è favorevole alle unioni civili estese alle coppie omosessuali, il 45% si dice contrario. Cambia tutto, invece, se si parla di stepchild adoption e adozioni per le coppie gay, su cui il no raggiunge il 70 per cento.

Il referendum - Terzo e ultimo sondaggio: il referendum costituzionale. Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera ricorda come meno di uno su due (46%) dichiara l'intenzione di recarsi alle urne. Tra coloro che dichiarano di voler votare, il 21% approverebbe la riforma, il 16% la boccerebbe e il 9% è ancora indeciso. In senso assoluto, il sì prevarrebbe sul no con il 57% contro il 43%, ma a gennaio il divario era di ben 32 punti. Segno che il sostegno al governo anche su questo punto è in calo. Renzi ha immaginato il referendum di ottobre come un plebiscito a favore di se stesso, tanto da promettere di lasciare la politica in caso di sconfitta. Nei prossimi mesi potrebbe pentirsene amaramente.

sabato 30 gennaio 2016

Tanti Tanti Auguri Barbara Lezzi, ce una Grillina in Più Tra di Noi.. :-)



il Blogger di info5stelle Porge i suoi auguri alla Neo Mamma!!

ECCO CHI HA VOTATO A FAVORE DI QUESTA LEGGE IL BAIL-IN GUARDA QUI


FONTE

 

 

 

 

 

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BAIL-IN
A causa di questa nuova legge anche chi non ha nessuna voce in capitolo nella gestione di una banca verrà trattato come un azionista, un vero e proprio esproprio forzoso senza sentenza di un giudice. Significa, brutalmente, che dall'inizio di quest'anno se la vostra banca va in crisi, dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni.
Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania.

MA CHI E' CHE HA VOTATO A FAVORE DI QUESTA LEGGE?
ECCO IL DOC UFFICIALE DELLA VOTAZIONE IN EUROPA: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamentoeuropeo/2015/12/-qualcuno-sta-metten.html

P.s. Qualche ora fa anche il governatore di Bankitalia Visco, ha dichiarato che c'è bisogno di rivedere il bail-in, auspicando una revisione del meccanismo da attuare in fretta.

News: "Cara Pina, non so perché non ti hanno ancora riempito di mazzate". Rissa tra Annalisa Taverna e la Picierno:


Fonte LiberoQuotidiano






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 "Grillo è evidentemente ignorante o in malafede" scrive Pina Picierno, europarlamentare del Pd, sul suo profilo Facebook dopo la polemica sui fantomatici 600 posti di lavoro per lo sbarco di Apple in Campania. Una frase che ha immediatamente scatenato l'ira dei pentastellati. Annalisa Taverna, sorella della più nota Paola, senatrice grillina, riporta il Tempo, commenta: "La cosa che mi meraviglia di più al mondo è constatare che ancora nessuno ti ha riempito di mazzate".

A quel punto, Pina Picierno posta sia su Facebook che su Twitter la foto di quell'attacco e sottolinea: "Lei è Annalisa Taverna, sorella della Senatrice a 5 Stelle Paola Taverna. Qualsiasi sia il tema in discussione, gli strumenti dei grillini sono sempre gli stessi: violenti e beceri". "Cara Pina - ribatte la Taverna - non capisco perché non possa dire cosa mi meraviglia visto le falsità che scrivi".

Dai Sondaggi Segreti Giachetti alla Canna del Gas. " supplica i laziali: votatemi perchè sa che vincerà m5s "

 

 

 fonte ilTempo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci è caduto anche Roberto Giachetti, deputato Pd candidato alle primarie per diventare sindaco di Roma. Una corsa già in salita dopo i disastri del suo predecessore Marino che però l’aspirante primo cittadino della Capitale ha aggravato con una dichiarazione perlomeno incauta. Giachetti romanista sin dalla nascita ha chiesto voti ai laziali commettendo un errore imperdonabile che ha scatenato la reazione dei tifosi biancocelesti sul web. Ha sbagliato l’anno dello scudetto targato Cragnotti dal 1999 al 2000, era il 14 maggio (ore 18.04). È come dimenticarsi che il 17 giugno del 2001 la Roma di Sensi vinse il tricolore.

Ma andiamo con ordine perché era stato proprio il sindaco genovese a cercare di millantare una passione giallorossa per qualche voto in più con un’intervista con clamoroso harakiri. Gli chiesero a trabocchetto durante il ballottaggio con Alemanno «Klose resterà alla Roma? (in quei giorni si vagheggiava il divorzio dalla Lazio del bomber tedesco)». «Non ho competenza tecnica e non leggo il futuro», disse scatendando le risate dei presenti. Era come dire che le trenette al pesto sono un piatto romano. Vinse lo stesso le elezioni e, a quel punto, tentò una mediazione forse con se stesso, presentandosi davanti al fotografo con un’improbabile sciarpa mezza romanista e mezza laziale. Poi il connubio con Pallotta e un grave scivolone: si dimenticò di premiare la Lazio in Campidoglio dopo la vittoria della Coppa Italia del 26 maggio 2013 (contro la Roma), data del primo turno della elezioni. I tifosi biancocelesti non l’hanno perdonato mai così come quella voglia di mettere il suo faccione accanto a Pallotta sullo stadio di Tor di Valle. Ieri Giachetti ha teso la mano ai laziali intervenendo a Radio Cusano: «Quando Rutelli si candidò, senza il voto di tanti romanisti non sarebbe diventato sindaco. Anche lo juventino Veltroni vinse con i voti dei romanisti. Spero che i laziali apprezzino in me altre qualità. Spero mi votino, anche perché la politica non può essere divisiva come il calcio. Magari mi voteranno perché gli risolvo il problema delle buche. Io non andrò mai allo stadio con la sciarpa bicolore, sarò sempre in tribuna Tevere e senza la fascia da sindaco. Nel ‘99 ero capo di gabinetto del sindaco Rutelli e ho dovuto organizzare la festa dello scudetto della Lazio con un po’ di bava alla bocca, però l’ho fatto». Era il 2000 ma l’avrà dimenticato perché per ogni romanista di buona volontà quella resta una data nefasta.

In passato il laziale Rutelli aveva chiuso il centro storico impedendo i festeggiamenti per la Coppa delle Coppe vinta da Vieri e Nedved, quella sì nel 1999. Non ha mai nascosto la sua fede calcistica a volte dicendo «purtroppo, sono laziale». E quel purtroppo non è mai piaciuto ai tifosi. Così come Veltroni ha provato a mascherare la sua juventinità, peraltro sempre molto corretta, con continue dichiarazioni d’amore per Francesco Totti, icona romanista.

È una corsa all’ultimo voto, i tifosi della Sud romanista e della Nord biancoceleste per qualche mese diventeranno bravi, buoni e giusti salvo poi ritornare violenti e spacciatori di droga a elezioni avvenute. Il solito voltafaccia ma 15-20.000 voti possono spostare l’esito finale di una corsa al Campidoglio equilibrata mai come questa volta. Eccome. Vale tutto pur di diventare sindaco anche se non sempre le «slinguazzate» portano bene. Ricordate il povero Signorello? Sì, il primo cittadino democristiano degli anni Ottanta che fece il giro di campo prima di Roma-Lecce che doveva regalare lo scudetto a Pruzzo & Co. I giallorossi persero e lui diventò un’icona dei portajella, una sorta di «Chiarchiaro» di pirandelliana memoria, una presenza demoniaca che generò quella catastrofe sportiva. Come dire, politici attenti a quello che fate e dite, puntate sulla verità che è meglio.

MATTEO RENZI DAVANTI ALLA MERKEL " TUTTO FUMO E NIENTE ARROSTO "


FONTE FATTOQUOTIDIANO

 

 

 

 

 

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Matteo Renzi cerca la sponda di Angela Merkel sulla flessibilità di bilancio. Ma ottiene solo di essere ancora una volta rimbalzato. “E’ compito della Commissione decidere”, lo gela la Cancelliera. Così il vertice tra “Angela” e “Matteo” a Berlino, al di là della cordialità ostentata in conferenza stampa, si chiude con un nulla di fatto su tutti i fronti. Anche perché è lo stesso premier italiano a ridimensionare il perimetro delle richieste, limitandosi a rivolgere a Bruxelles una frecciatina e archiviando lo scontro frontale andato in scena nelle scorse settimane. Scontro che aveva al centro la partita più importante: i quasi 17 miliardi di deficit aggiuntivo (un punto di Pil) previsti dalla legge di Stabilità, che viene considerata a rischio di non conformità e su cui l’esecutivo Ue darà il proprio verdetto a maggio.

 

 

 

 dell’Italia sul finanziamento da 3 miliardi promesso dall’Unione europea alla Turchia per la gestione dei flussi migratori. Soldi in cambio dei quali Ankara si è impegnata a frenare il flusso migratorio che dal Medio Oriente fa rotta verso l’Europa centrale e settentrionale. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il 15 gennaio aveva auspicato che si sfruttasse il bilancio europeo prima di chiedere contributi nazionali. Ora Renzi fa marcia indietro e spiega che Roma è “da sempre disponibile a fare la propria parte” ma attende risposte sul “modo di intendere e concepire questo contributo”, cioè come dovrà essere contabilizzato. Ovviamente la richiesta è di tenerlo fuori dai vincoli del patto di stabilità. Del resto “la flessibilità è una condizione dell’elezione di Jean-Claude Juncker. Non credo che abbia cambiato idea”. Dubbio retorico, visto che il leader Pd sa molto bene che neanche due settimane fa, proprio rispondendo alle sue critiche, il lussemburghese ha rivendicato di essere stato lui a rendere più flessibili i patti di bilancio europei.

Non c’è più traccia della polemica con Berlino e anche degli attacchi al vetriolo a Bruxelles resta solo una battuta: “Alla Commissione hanno sempre tempo di fare conferenze stampa con i giornalisti, per cui avranno senza dubbio tempo di affrontare questo problema. Mi piacerebbe una risposta europea prima della conferenza di Londra sulla Siria”, prevista per il 4 febbraio. E a questo punto Merkel, di cui Renzi cercava l’assist, si sfila: “Non mi immischio in queste cose. È compito della Commissione decidere l’interpretazione. La cosa bella è questa, che anche quando si tratta della comunicazione sulla flessibilità accettiamo che ci siano interpretazioni della Commissione divergenti”.

“Il debito deve scendere, non per Angela ma per i miei figli” – Per quanto riguarda la partita davvero cruciale per l’Italia, quella del giudizio Ue sulla legge di Stabilità, Renzi si è limitato a ripetere quello che lo stesso Juncker ha ricordato il 15 gennaio: “La Commissione Ue ha adottato una comunicazione sulla flessibilità, questo è il punto di riferimento per noi. Non stiamo chiedendo di cambiare le regole, ma che le regole siano applicate senza equivoci”. Addio attacchi lancia in resta, Italia che “non si fa telecomandare” né “intimidire” e ha smesso di presentarsi “con il cappello in mano”. L’Italia in questi due anni “ha fatto riforme attese da vent’anni rispettando i parametri, e questo ci permette di tornare ad avere il segno più. Alla luce di questo nessuno ha dubbi sul fatto che il debito italiano debba scendere, anche se è per molti aspetti sostenibile e ha caratteristiche che non creano preoccupazione. Noi siamo i primi a dire che deve scendere, e lo dico non per far piacere ad Angela, io lo dico per i miei figli. Ma le politiche di austerity da sole non funzionano e non aiutano l’Europa a ripartire”.

La Cancelliera: “Siamo d’accordo sul fatto che i soldi vanno sbloccati” - “Abbiamo parlato anche della questione dei profughi e dell’accordo con la Turchia, la cui attuazione è urgente”, aveva esordito la Cancelliera dopo aver ricordato che l’anno prossimo la Germania avrà la presidenza del G20 e l’Italia del G7. “Siamo d’accordo sul fatto che il finanziamento da 3 miliardi debba essere sbloccato. Ankara ha dato il suo contributo, il flusso dei profughi è migliorato”. L’inquilino di Palazzo Chigi ha risposto abbassando la testa: “Abbiamo detto sì già il 29 novembre. Siamo disponibili e volenterosi di fare la nostra parte, non abbiamo nessun problema. Stiamo però aspettando che le istituzioni europee ci diano alcune risposte su dei quesiti che abbiamo formulato per le vie brevi sulla contabilizzazione di questo contributo. Ma non c’è nessun dubbio sul fatto che l’Italia è pronta a fare le propria parte. Certo è che per mesi il problema dell’immigrazione sembrava solo un problema italiano, ora è chiaro che non è così”. Per affrontare la questione migranti, “la leva deve essere la lotta alle cause. Occorre migliorare la situazione dei profughi in Libano, in Giordania e in Turchia” e “migliorare il pattugliamento dei mari”, aveva sottolineato Merkel.

Merkel: “Jobs Act nella direzione giusta” – Del resto Renzi aveva esordito rivendicando: “Per la prima volta sono qui non con un elenco di impegni e promesse ma con riforme, risultati. L’Italia non è più il problema dell’Europa, ha voglia di fare la propria parte. Siamo in un momento delicato, ne avverto la responsabilità. Tutti vogliamo un Europa più efficiente. Angela ci ha proposto di fare iniziative congiunte su industria 4.0, banda larga, digitale. Nei primi 11 mesi del 2015 l’import di prodotti tedeschi in Italia è aumentato di oltre il 7%. Che vuol dire che finalmente la ripresa in Italia la toccano con mano anche le aziende tedesche. Ci sono state alcune incomprensioni ma crediamo insieme anche combattere la disoccupazione oggi in Europa significa combattere il populismo che è un nemico comune”. La cancelliera ha dato atto che “il premier Renzi è partito con una agenda di riforme molto ambiziosa e il Jobs Act si muove nella direzione giusta. Il successo di queste riforme sarà un contributo importante all’Europa e all’Italia”. “Vogliamo organizzare una conferenza economica” per rafforzare la cooperazione economica bilaterale Italia-Germania, ha poi annunciato.

Il “rischio Maya” per la cultura europea – Il premier è poi tornato sul ruolo della cultura e della crescita economica per fermare i populismi. “E’ importante quello che Angela mi disse a Milano durante una cena con le rispettive famiglie: mi disse che c’era il “rischio Maya” per la cultura europea. Abbiamo bisogno di un’Europa che torni a essere degna del proprio passato“. Auspicio che salta all’occhio nei giorni della polemica sulle statue coperte in occasione della visita del presidente iraniano Rouhani. “Fondamentale la consapevolezza di due grandi Paesi fondatori che hanno avuto vicissitudini in passato ma oggi vogliono Europa che viaggi in modo totalmente diverso da quando avvenuto nel recente passato. Domani sarò a Ventotene per visitare i luoghi in cui Altiero Spinelli ebbe modo di parlare degli Stati uniti d’Europa”.

In Tunisia la missione di addestramento delle forze libiche – Sul fronte del possibile intervento occidentale in Libia, la Merkel ha detto che Germania e Italia possono fare di più, “possiamo mandare missioni militari per addestrare forze di sicurezza”. Ci sarà dunque una “missione di addestramento” delle forze di sicurezza, ma “non in Libia, in Tunisia. E potrà cominciare con il governo unitario in Libia”.

venerdì 29 gennaio 2016

Aggiornamento di Notizia: Botte al Sindaco dei 5 Stelle Aggredito dal figlio del consigliere #Pd


FONTE LIBEROQUOTIDIANO

 

 

 

 

 


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Paura per il 5 Stelle Antonio Cozzolino: il sindaco di Civitavecchia è stato aggredito e malmenato poco dopo le otto, in corso
Marconi, dove si trova la sua abitazione. L'esponente grillino è stato subito trasportato al Pronto Soccorso dell'ospedale San Paolo di Civitavecchia e, dopo le medicazioni, si è recato al Commissariato per sporgere denuncia. Secondo quanto si apprende
l'aggressore sarebbe stato già individuato e si troverebbe negli uffici del Commissariato.

Chi l'ha picchiato - L'aggressore sarebbe dipendente di una società partecipata del Comune e rimproverava al primo cittadino il mancato pagamento di alcuni emolumenti cui riteneva di avere diritto. L'uomo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe figlio di un ex consigliere di opposizione dell'assemblea municipale di Civitavecchia.

VIDEO: Rai, Ruocco (#M5S): “Tv fascista in mano al governo. Giannini? Al rogo perché ha osato discostarsi”


VIDEO: Rai, Ruocco (#M5S): “Tv fascista in mano al governo. Gi...
VIDEO: Rai, Ruocco (#M5S): “Tv fascista in mano al governo. Giannini? Al rogo perché ha osato discostarsi”
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Venerdì 29 gennaio 2016







FONTE FATTOQUOTIDIANO

 

 

 

 

“L’evidenza dei fatti mostra un governo debole e privo di consensi che sfrutta la televisione pubblica per mistificare la realtà e farsi pubblicità e propaganda. Si può parlare di Rai fascista. Viale Mazzini è sotto scacco del governo e con le riforme di Renzi lo sarà sempre di più”. Così Carla Ruocco, deputata del Movimento Cinque Stelle, a Radio Cusano Campus. “L’affare banche mostra un conflitto d’interessi enorme, è coinvolto un ministro del Governo, l’affare è molto delicato, sono stati mandati a monte risparmi di gente innocente che ci ha rimesso anche la vita. Il fatto che in televisione non se ne possa parlare – aggiunge la parlamentare – è incommentabile. Mostra che il governo su questo punto è terribilmente debole e vuole tappare la bocca su questa vicenda che è destinata ad ingrossarsi”. “Il premier ha sostituito la politica con la mano governativa. E’ una dittatura, non possiamo definirla in altro modo, e la cosa più frustrante per noi cittadini è che la Rai è pagata da noi cittadini, che diamo milioni di euro all’anno a presentatori pagati proprio per raccontare le menzogne del governo. Il caso Giannini – aggiunge – può un pericoloso precedente. Punirne uno per educarne cento. Giannini in tanti altri momenti era stato a favore di alcune tematiche governative, appena si è discostato da questo schema è stato messo al rogo. Il punirne uno per educarne cento – conclude – è una triste verità, stiamo tornando in un oscurantismo medievale”

 

 

News: De Luca, un condannato in primo grado, plurindagato e rinviato a giudizio #sfiduciamodeluca




Fonte Blog di beppegrillo















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Domani in Campania si vota la sfiducia del pluri condannato e pluri indagato Vincenzo De Luca. Il M5S voterà per mandarlo via, affinchè la Campania inizi a preoccuparsi dei problemi dei cittadini anzichè dei guai giudiziari dell'impresentabile. #SfiduciamoDeLuca!
intervento di Valeria Ciarambino, portavoce M5S Campania
"La Campania è in una situazione scandalosa a causa del suo presidente Vincenzo De Luca, un condannato in primo grado, plurindagato e rinviato a giudizio per reati che riguardano proprio le sue discutibilissime modalità di amministrare la cosa pubblica. Colleziona condanne, rinvii a giudizio e indagini come fossero medaglie.
Il "medagliere" di De Luca
- Condannato dalla Corte dei Conti di Napoli nel 2010 a pagare 23.000 euro a causa della vicenda “stipendi d’oro” dei dirigenti comune di Salerno.
- Condannato dal tribunale di Napoli per diffamazione ai danni di Travaglio (maggio 2013).
- Condannato a un anno di reclusione e uno di interdizione dei pubblici uffici dal tribunale di Salerno per abuso d’ufficio nell’ambito delle vicenda del termovalorizzatore, condanna che lo rende ineleggibile per la legge Severino.
- Indagato per corruzione, truffa aggravata, falso, associazione a delinquere e concussione nell’ambito dell’inchiesta sul “Sea Park”. Reati prescritti nel 2012 ma De Luca rinuncia alla prescrizione. Nel 2005 la giunta per le autorizzazioni alla Camera nega ai magistrati l’utilizzo delle intercettazioni.
- Rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, falso ideologico, lottizzazione abusiva per il Crescent, un ecomostro a ridosso del lungomare di Salerno il cui cantiere (attualmente sotto sequestro) ricade in aree demaniali.
- Prescritto nel 2010 in merito alla vicenda sullo sversamento dei rifiuti nel sito di Ostaglio.
- Il 29 maggio 2015, a ridosso delle ultime elezioni regionali, viene inserito nella lista degli “impresentabili” dalla Commissione bicamerale Antimafia.
- A novembre 2015 scoppia lo scandalo dell’indagine per la presunta corruzione del giudice che lo ha salvato dagli effetti della Severino, sospendendo temporaneamente la sospensione del presidente, indagine che coinvolge Mastursi, il braccio destro di De Luca, e De Luca stesso, indagato per concussione per induzione.
- E’ notizia di ieri l’ennesima indagine che lo riguarda per falso in atto pubblico, per un incremento di costi per 8 milioni nei lavori di piazza della Libertà, secondo i pm non giustificato.
VIDEO L'appello di Ciarambino per la sfiducia a De Luca

Cosa vuole il M5S per la Campania
Siamo gli unici, noi del M5S, che stanno difendendo le istituzioni e che si stanno battendo per la legalità in Campania.
Fin dall'inizio della campagna elettorale regionale abbiamo denunciato con forza e in ogni sede, anche al Tar, l'incompatibilità di De Luca come candidato a presidente della Regione, chiedendo al Pd di ritirare la candidatura di un tale impresentabile. La Campania è paralizzata dai guai giudiziari di De Luca e del suo entourage.
La recente indagine sulla presunta corruzione del giudice che lo ha salvato dalla Severino getta ombre ancora più sinistre su questo indegno presidente. Per questa gravissima vicenda, il 12 novembre scorso abbiamo chiesto le dimissioni di De Luca, presentato una richiesta perché De Luca venisse a riferire in aula su questa vicenda gravissima e una mozione di sfiducia. Né per l’una nell’altra abbiamo trovato 4 consiglieri di destra o di sinistra che avessero a cuore la legalità e fossero disposti a sottoscriverle insieme al M5S, consentendoci di raggiungere il quorum di 1/5 dei consiglieri necessario per presentarle in aula.
Sfiduciamo De Luca!
Anzi, come se nulla fosse accaduto, il 16 novembre si è convocato un Consiglio su provvedimenti legislativi pesantissimi, come la legge sul riordino del servizio idrico, voluto dalla Giunta, che di fatto ha consegnato l’acqua nelle mani delle lobby. Abbiamo occupato il Consiglio, come gesto estremo di “resistenza”, per tenere accesi i riflettori dell'opinione pubblica su questa indegna vicenda e costringere la politica ad assumersi le sue responsabilità di fronte ai cittadini campani.
In Campania la gente fa i conti tutti i giorni per sopravvivere, abbiamo il primato della povertà minorile, la disoccupazione è una piaga sociale, da agosto in sanità sono stati sforati i tetti di spesa e non ci sono più soldi per pagare accertamenti e cure indispensabili. Ma da mesi e mesi anzichè lavorare per risolvere questi problemi ci stiamo occupando dei guai giudiziari di De Luca.
Domani nel Consiglio regionale arriverà la mozione di sfiducia che il centro destra si è deciso a presentare con un ritardo di quasi 3 mesi che noi voteremo per costringere tutta la politica della Regione Campania ad assumersi una responsabilità chiara di fronte ai cittadini campani.
Domani in Consiglio arriverà pure una proposta di legge di modifica dello Statuto, che con due soli articoli uccide la democrazia in Campania, dando un potere spropositato al presidente della Giunta, a danno delle prerogative del Consiglio. Dopo lo stupro della Costituzione in Parlamento, un plurindagato e condannato prova a mettere le mani su quella che è la costituzione della Regione e a trasformare la Campania nella sua monarchia." Valeria Ciarambino, portavoce M5S Regione Campania

CARTA CANTA: GLI SPRECHI NEL LAZIO SPESE "URGENTI" IN REGIONE MULTE, CENE E CESTI REGALO





FONTE IL TEMPO.IT















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I pm indagano sui fondi della presidenza del Consiglio Tra i costi di rappresentanza anche salsicce e salumi IL PRECEDENTE "Un sistema non trasparente nel Bilancio"

 

 

 

Multe, ristoranti, alberghi, cesti natalizi e spese che mal si addicono ai principi di straordinarietà e urgenza previsti dal fondo economale, una cassa da 300 mila euro annue a disposizione dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Già, perché non bastavano le consulenze «sospette» da 1 milione di euro finite nel mirino della Corte dei conti e della guardia di Finanza, elargite ad amici di politici regionali, ottenute grazie al copia e incolla delle tesi o senza una documentazione adeguata. Non bastavano i 3 milioni di euro di...

 

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Andrea Ossino

NEWS: I MERCATI HANNO CAPITO CHE LA " BAD BANK " È UNA BUFALA!!






Fonte Dagospia

 

 

 

 

 







1.BORSA: TORNA LA BUFERA SUI MERCATI, MILANO (-3,49%) CROLLA CON LE BANCHE

piercarlo padoan margrethe vestager 

  piercarlo padoan margrethe vestager

Radiocor - Tornano le vendite sulle Borse europee, in particolare su Milano che chiude in rosso del 3,49% travolta dal crollo del comparto bancario, con gli operatori poco convinti dall'intesa sulla bad bank, e di Fca (-7,2%). I listini, nel primo pomeriggio, avevano recuperato terreno insieme al petrolio (ora +3,2% a 33,3 dollari al barile) sui rumors di un possibile accordo Russia-Arabia per tagliare la produzione di greggio, poi tuttavia sono tornate le vendite con Piazza Affari che ha anche toccato -4,2%.

 

A Milano le peggiori sono Bpm (-9,8%), Bper (-7,5%) e Mps (-7,8%) mentre gli unici titoli positivi sono quelli del comparto petrolifero con Eni (+0,2%), Tenaris (+0,3%), Saipem (+3%) e i diritti per l'aumento Saipem che vivono la prima seduta davvero in rialzo (+9,6%) dall'avvio dell'operazione. Sul mercato valutario l'euro passa di mano a 1,095 dollari (ieri a 1,0866) e 129,91 yen (129), mentre il dollaro-yen e' quasi sta bile a 1 18,6 (118,74).


ali al naimi ministro saudita del petrolio  

ali al naimi ministro saudita del petrolio 


 

2.PETROLIO: MINISTRO RUSSO, ARABIA SAUDITA PROPONE TAGLIO 5%, WTI A +7%

Radiocor - Un taglio delle estrazioni quotidiane di petrolio pari al 5% dei volumi per ogni paese produttore. E' quanto ha proposto l'Arabia Saudita secondo quanto dichiarato dal ministro russo dell'Energia Alexander Novak. Parlando con la stampa, il ministro ha spiegato che vi e' sul tavolo anche la proposta di un incontro fra paesi Opec e non-Opec a livello di ministri dell'energia e che la Russia da parte sua e' pronta a partecipare. Su questa notizia il Brent con consegna a marzo sale del 6,5% a 35,24 dollari mentre il Wti guadagna il 7,21% a 34,63 dollari.


3.BPM: STRADA SPIANATA PER IL BANCO DOPO ULTIMI CONFRONTI CON AUTORITA'

Radiocor - Strada spianata per la fusione tra Bpm e il Banco Popolare. Per le nozze tra i due istituti, da mesi considerate le piu' probabili e le piu' imminenti nell'ambito dell'atteso consolidamento del settore bancario, secondo quanto risulta a Radiocor, e' ormai praticamente solo questione di tempo. Salvo colpi di scena dell'ultimo minuto, infatti, la via sembra ormai imboccata con la benedizione di tutte le autorita' coinvolte.

giuseppe castagna 

  Giuseppe castagna


A partire dal Tesoro, dove dopo l'incontro di ieri tra il ministro Pier Carlo Padoan, il consigliere delegato di Bpm Giuseppe Castagna e il numero uno di Ubi Banca Victor Massiah, si sarebbero convinti che insistere sull'opzione alternativa (una fusione a tre fra Bpm, Ubi e il Monte dei Paschi di Siena) avrebbe rischiato di complicare ulteriormente le cose e rallentato l'intero riassetto del comparto. Da qui l'indirizzo preso da Bpm, lasciata libera di accelerare sull a stra da per Verona.


VICTOR MASSIAH UBI BANCA  

VICTOR MASSIAH UBI BANCA

Segnali positivi sarebbero arrivati anche dalla Bce, con cui Castagna in queste ore ha mantenuto contatti serrati, che avrebbe tranquillizzato sulle necessita' patrimoniali dell'aggregato post-fusione, placando almeno in parte i timori del fronte milanese sul peso delle sofferenze in pancia al Banco.

 

Resta da vedere se nei prossimi giorni si riuscira' ad arrivare all'annuncio ufficiale di trattative tra le due banche o se, al contrario, insorgeranno nuove difficolta'. Il prossimo consiglio di gestione di Bpm e' convocato per martedi' 9 febbraio con all'ordine l'esame dei conti 2015. La stessa settimana e' previsto inoltre il cda del Banco, ma in entrambi i casi naturalmente se sara' necessario i consigli potranno essere convocati d'urgenza in via straordinaria.


4.MPS: UTILE NETTO 2015 A 390 MILIONI CON EFFETTO ALEXANDRIA

FABRIZIO VIOLA MONTEPASCHI 

  FABRIZIO VIOLA MONTEPASCHI

Radiocor - Utile netto di circa 390 milioni per il Monte dei Paschi nel 2015 tenendo conto della contabilizzazione a saldi chiusi dell'operazione Alexandria come richiesto dalla Consob. Al netto dell'effetto Alexandria il risultato dell'anno e' negativo per 110 milioni anche a seguito di poste straordinarie come la chiusura proprio dell'operazione Alexandria e il contributo al Fondo di risoluzione. Cosi' la banca in una nota sui risultati di preconsuntivo esaminati dal cda. Il risultato operativo e' in crescita del 27%. La banca segnala un calo dei crediti deteriorati nel quarto trimestre.

NEWS: LA FAMOSA INTERCETTAZIONE TRA CROCETTA E TUTINO ESISTE " CARTA CANTA "




Fonte Espresso.repubblica.it/

 

 

 

 

 

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La procura di Palermo vuole processare per calunnia i due giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi che hanno raccontato su “l’Espresso” dell’intercettazione fra il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, e il suo medico Matteo Tutino.

Quest’ultimo avrebbe detto al governatore che «Lucia Borsellino va fatta fuori; come il padre». I pm lo scorso dicembre si sono visti rigettare dal giudice Gioacchino Scaduto, presidente della sezione dei gip, in modo netto la richiesta di giudizio immediato che avevano avanzato.

Per il giudice non c’erano gli elementi e quindi le prove per accoglierla. Non solo, il magistrato nella sua ordinanza sottolinea un particolare rilevante, e cioè: «Nulla consente di escludere che l’espressione incriminata, o altra similiare, possa essere stata pronunciata da Tutino o da altri nel corso di una conversazione non compresa tra quelle allegate al procedimento».

Potrebbe dunque essere fra quelle che la procura non ha voluto fare esaminare ai periti del tribunale. Nonostante ciò i pm, senza aggiungere nulla alle carte già esaminate dal gip, si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio. E dai documenti emerge un sms che potrebbe essere un ulteriore indizio dell’esistenza della conversazione incriminata.

«Qualche riferimento ad una questione politica riconducibile ad una espressione di farla fuori c’è solo quando dovevano fare le nomine dei direttori generali», scrive in un sms il capitano dei carabinieri che ha condotto le indagini su Tutino.

L’ufficiale invia il messaggio al suo collega che ha preso il posto al Nas di Palermo e lo scrive la mattina del 16 luglio quando viene resa nota la notizia dell’intercettazione. Gli sms sono agli atti del processo, e da quanto scrive il capitano sembrerebbe che «qualche» intercettazione dello stesso tenore raccontato dai giornalisti potrebbe esserci. I difensori dei cronisti, gli avvocati Carlo Federico Grosso, Nino Caleca e Fabio Bognanni, vogliono fare leva su questo punto, perché nonostante l’ufficiale lasci intendere che audio di questo tipo possono essere nell’inchiesta, questi non sono stati prodotti dalla procura. Inoltre, come hanno sostenuto i difensori, è stato allegato agli atti un documento firmato dall’attuale comandante dei Nas di Palermo e depositato il 16 luglio scorso, nell’immediatezza dei fatti, quando la procura ha voluto fare un rapido accertamento sull’esistenza dell’intercettazione.

In questo documento l’ufficiale parla di un sommario esame delle registrazioni, che non sarebbe esaustivo, e chiede alla procura di poter dare una risposta completa con un ulteriore incarico per ascoltare in modo approfondito e attento le conversazioni. Ed è l’approfondimento ulteriore che chiede di fare la difesa. La frase dello stesso tenore di quella “incriminata” potrebbe dunque trovarsi fra le conversazioni ancora coperte dal segreto istruttorio?

Occorre ricordare che il gip sostiene che «una tale circostanza, ove riscontrata, non potrebbe che essere oggetto di una specifica valutazione quanto meno con riguardo all’elemento psicologico del reato contestato».

Infatti viene rilevato che «dal complesso del materiale probatorio emergono, con riguardo agli ipotizzati reati di calunnia, elementi non univoci, in particolare emerge chiaramente che tra Messina ed il capitano Cosentino
(l’ufficiale dei carabinieri del Nas che ha condotto le indagini su Tutino, ndr) vi era una relazione di amicizia e frequentazione; che più di una volta i due avevano trattato l’argomento Tutino-Borsellino; e che certamente tra le tante conversazioni intercettate ve n’era almeno una, in cui qualcuno aveva affermato che era necessario “far fuori” l’assessore, sia pure in senso politico e/o con esclusivo riferimento al ruolo ricoperto, che non consentono di ravvisarvi il necessario carattere dell’evidenza».

A questo punto ciò che all’accusa pare certo, in realtà al primo giudice non è apparso così certo: aspettiamo con fiducia le valutazioni dei giudici che verranno.

Questo è il Partito Democratico: Tagli ai tribunali, i Comuni furiosi con il ministro Orlando




 Fonte LaNotiziaGiornal.it














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di Carmine Gazzanni

Qualcuno, tra il serio e il faceto, ha già cominciato a chiamarlo “ministero dell’Ingiustizia”. E, in effetti, ne ha ben donde. Perché nel momento in cui si cambiano le carte in tavola e non si sta ai patti – stabiliti peraltro proprio dal ministero che fa capo ad Andrea Orlando – diventa difficile ispirare “giustizia”. Specie se poi questi patti infranti, in soldoni, significano sprechi di soldi pubblici sottratti alle casse – già dissanguate – di tanti comuni italiani. Insomma, in questa storia c’è tutto. Ma cerchiamo di capire più in profondità di cosa parliamo. Dal 1941 vigeva in Italia una norma per cui gli uffici giudiziari sono mantenuti (dagli stipendi del personale fino alle spese di gestione) dai comuni. Il ministero della Giustizia, per decenni e decenni, si limitava a rimborsare le esose spese dei comuni stessi. Finché con la legge di stabilità del 2015 il governo ha pensato di interrompere quest’anomalia illogica e di fare in modo che gli uffici giudiziari fossero mantenuti direttamente dal ministero di Via Arenula. Tutto questo a decorrere dal primo settembre 2015. Tutto perfetto, dunque. Gli stessi comuni interessati, d’altronde, hanno collaborato con senso di responsabilità al fine di garantire un ordinato passaggio di consegna. Tanto che, con un successivo decreto, è stato stabilito un ulteriore periodo di transizione – fino al 31 dicembre 2016 – durante il quale gli uffici giudiziari possono continuare ad avvalersi dei servizi forniti dal personale comunale. Eppure, come spesso accade, non è tutto oro quello che fa luce. I comuni, infatti, nonostante la disponibilità dimostrata, sono stati gabbati proprio dal ministero della Giustizia.

TAGLI AL RIMBORSO –  A dirlo, in un’interpellanza rivolta a Orlando, un gruppo di parlamentari proprio del Pd. Il dato che emerge è scioccante: i comuni, infatti, avanzano tutti i rimborsi maturati dal 2012 al 2015. Un problema non da poco per gli enti comunali, già dissanguati da anni e anni di “lacrime e sangue”. Ma c’è di più. “Notizie informali”, dicono i parlamentari dem, riportano che per il 2012 sarebbe in via di adozione un provvedimento che riconosce sì un rimborso, ma in percentuali minime rispetto alle spese sostenute. Una mancia, per così dire. Qualche esempio? A Bologna per l’anno 2012, a fronte di una spesa validata dallo steso ministero della Giustizia, pari a 14,5 milioni, il rimborso sarà di circa 3,6 milioni. Stessa musica anche a Torino: spesa accertata per gli uffici giudiziari pari a 15,8 milioni, ma il rimborso non arriverà nemmeno a 4. E così anche a Palermo (spesa accertata di 15,3 milioni; rimborso di 3,8), a Firenze (17,7 milioni la spesa; rimborso di 4,4), a Bari (6,8 la spesa; 1,7 milioni il rimborso).

IL DANNO E LA BEFFA – Insomma, è evidente che c’è qualcosa che non quadra. Anche perché casi simili sono già capitati. E, in quei frangenti, lo Stato è risultato perdente, dalla parte del torto. Nel 2011, infatti, per lo stesso motivo alcuni comuni, tra cui quello di Lecce, avevano promosso ricorso al Tar. E come si è pronunciato il tribunale amministrativo? Ovviamente dando ragione agli enti comunali. Tanto che è stato nominato un commissario ad acta per determinare la misura del contributo dovuto ai comuni. Ma facciamo un ulteriore passo in avanti. Perché oltre al danno – manco a dirlo – c’è anche la beffa. O meglio, fuor di metafora: oltre alla furbata c’è anche lo spreco. Nell’interpellanza, infatti, si fa presente che “altri comuni hanno avviato analoga iniziativa in sede civile, anch’essa accolta, in cui il giudice ha emesso analogo decreto ingiuntivo per il pagamento a favore dei comuni interessati della somma spettante”. Ed ecco il conto salato: considerando che – si legge ancora nell’interpellanza – la sentenza già emessa del Tar ha disposto per le sole spese di procedura una quantificazione di oltre settemila euro per ciascuna pratica; e che sono 181 i comuni sede di uffici giudiziari e dunque i potenziali ricorrenti contro il ministero, l’ammontare complessivo per le sole spese di tali procedure a carico del bilancio dello Stato potrebbe essere superiore a 1,2 milioni di euro. Che, ovviamente, pagheremo noi. Cornuti e mazziati.

Twitter: @CarmineGazzanni

giovedì 28 gennaio 2016

Succede adesso: Una Montagna di #Letame ​contro Salvini e Le Pen




Fonte ilGiornale.it

 

 

 

 

 

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Milano s'è destra. Almeno per due giorni. E questo non piace alla sinistra e ai centri sociali che non hanno perso tempo e si sono subito scagliati contro il convegno dell'Enf, il gruppo del Parlamento Europeo di cui fanno parte la Lega Nord di Matteo Salvini; il Front National di Marine Le Pen; il Fpo austriaco, l'Interesse fiammingo del Belgio, il Partito per la Libertà olandese, la Nuova destra polacca e i rumeni della Romania unita.

 

 

 Una decina di contestatori ha rovesciato del letame in via Gattamelata, all'angolo con via Colleoni, vicino al centro congressi dove questo pomeriggio si terrà la kermesse. Uno striscione recitava così: "Razzismo, fascismo, omofobia sono una montagna di merda". "Milano è per vocazione una città accogliente, antifascista e multiculturale e noi vogliamo ribadirlo in questa giornata. Le politiche razziste, fasciste e omofobiche dei partiti che con la loro presenza offendono Milano devono essere respinte e avversate su ogni piano. Il nostro impegno in tal senso continuerà a partire da oggi pomeriggio, con la manifestazione che partirà alle 18 da Pagano", ha dichiarato Riccardo Germani, referente Usb, Unità sindacale di base, in merito alla montagna di letame depositata questa mattina in via Gattamelata.
Anche l'Associazione nazionale dei partigiani ha tirato bordate contro la convention e contro la presenza "di altre forze nazionaliste e xenofobe".
"È grave che si tenga a Milano il convegno dell'Enf, perché Milano è una città antifascista, democratica e multietnica che ha dimostrato di saper accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame. La xenofobia e il razzismo, sconfitti dalla Resistenza italiana ed europea - sottolinea in un comunicato l'associazione l'Anpi - debbono essere combattuti con un'ampia, estesa e articolata controffensiva sul piano ideale e culturale che abbia come riferimento la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza".
In questo coro di reprimende, potevano mancare i centri sociali? Ovvio che no. Anche loro, prima con le scritte davanti alla sede leghista di via Bellerio, poi le minacce e la promessa di scatenare il putiferio all'inizio del convegno. È sempre la solita solfa: la "destra cattiva" non ha diritto di parola, sta al di fuori del recinto della democrazia. Così come lo sono anche i suoi elettori, italiani o europei che siano.