giovedì 31 dicembre 2015

Buon anno da Zingaretti e Renzi : Irpef record al 4,10%. Bilancio approvato alle 5 del mattino



Fonte Affaritaliani



























Dopo tre giorni di maratona il Consiglio regionale del Lazio approva il documento contabile con il ricorso al maxiemendamento: 29 voti favorevoli e 17 contrari. La somma delle addizionali comunali e regionali rende i cittadini romani i più tartassati d'Italia. TUTTI I NUMERI

 

 

 

Una mano pronta per aprire la bottiglia e l'altra impegnata a votare. Altro che zona Cesarini. Alle 5 del mattino del 31 dicembre  il Consiglio Regionale del Lazio approva il bilancio della Regione Lazio da 32 miliardi di euro, insieme alla legge di stabilità con 29 voti favorevoli e 17 contrari. Una folle maratona di tre giorni che si è conclusa con il voto al sub maxiemendamento presentato dall'assessore Sartore alle 4,17. Tra finti accorpamenti delle Asl e emendamenti per il golf, si è consumata la scelta della Regione di arrivare all'ultimo giorno utile dell'anno per approvare il bilancio.

 

 

 

di Donato Robilotta *


Con la legge di stabilità approvata alla Pisana la giunta Zingaretti regala ai cittadini del Lazio l’aumento delle tasse anche per l’anno di imposta 2016. Dal primo gennaio i cittadini laziali vedranno sui propri cedolini che l’aliquota dell’addizionale irpef aumenta di un altro punto, passando dal 2,33 al 3,33 % in relazione al reddito di imposta del 2015, e ora con l’articolo 2 della legge di stabilità questo aumento varrà anche per l’anno prossimo. A questo bisogna aggiungere l’addizionale iperf comunale, che a Roma è pari allo 0,90%, che porta il livello complessivo al 4,10 %.
La Regione giustifica questo aumento, che pone il Lazio in vetta alla classifica, come dovuta da norme nazionali per le regioni con piano di rientro sanitario e per le anticipazioni per i pagamenti dei debiti pregressi verso i fornitori, ma non è così e basta andare a vedere cosa hanno fatto le altre Regioni per rendersene conto.
Il Lazio guida le Regioni con l’aliquota più alta al 3,33% insieme al Piemonte, che come il Lazio è in piano di rientro ed ha usufruito delle anticipazioni previste dal dl 35/2013, di cui abbiamo parlato in altri articoli su Affaritaliani.
Ma altre Regioni nelle stesse condizioni stanno applicando aliquote massime più basse e con scaglioni di reddito più articolati, come l’Abbruzzo con l’1,73%, la Calabria con l’1,73%, addirittura la Campania con  il 2,03%, il Molise con il 2,63%, la Puglia con l’1,72%, la Sicilia con l’1,73%, per non parlare di altre Regioni non nelle stesse condizioni come la Basilicata con l’aliquota al 2,33%, l’Emilia Roma al 2,33%, il Friuli con l’1,23%, la Liguria con il 2,33%, la Lombardia con l’1,74%, le Marche con l’1,73%, le Province autonome di Trento e Bolzano con l’1,23%, la Toscana con l’1,73%, l’Umbria con l’1,83%, la Valle d’Aosta con l’1,23% e il Veneto con l’1,23%.
Se si legge la tabella completa si può vedere che non solo c’è una differenza sulle aliquote ma anche sugli scaglioni, perché mentre il Lazio applica l’aliquota più alta a tutti quelli che hanno un reddito complessivo oltre i 35 mila euro, considerando ricchi tutti gli appartenenti al ceto medio con uno stipendio mensile di meno di 2 mila euro, tutte le altre Regioni prevedono l’aliquota più alta per i redditi oltre i 55 mila o 75 mila euro.
Cerchiamo di fare chiarezza sul complesso dell’aliquota, come nasce e come si compone. Il decreto legislativo sul federalismo fiscale, il n. 69 del 2011, all’articolo 6 prevede che a partire dal 2012 l’aliquota base delle addizionale irpef regionale è pari all’1,23%, e le regioni possono aumentarla dello 0,5% per gli anni di imposta 2012-2013, dell’1,1% per l’anno 2014 e del 2,1% a decorrere dall’anno 2015.
L’articolo 1, comma 174 della legge 311 del 2004, prevede la maggiorazione dell’aliquota pari allo 0,50%, applicata a tutti i redditi, per le Regioni che sono in piano di rientro per la sanità o commissariate per l’attuazione dello stesso piano.
Nella scorsa legislatura, nel 2013, così come nel 2012 e nel 2011, l’addizionale irpef regionale era pari all’1,73%, composta dall’aliquota base dell’1,23% e della maggiorazione sanitaria dello 0,50%.
All’inizio della nuova legislatura, con il suo primo atto, la finanziaria del 2013,  la giunta Zingaretti si fa autorizzare dal Consiglio ad accedere alle anticipazioni di liquidità previsti dal decreto legge 35 del 2013, voluto dal governo Letta, e a copertura del prestito prevede l’aumento dell’aliquota irpef portandola al 2,33 per il 2014 e al 3,33 % per il 2015.
La giunta fa capire che sia un atto dovuto dalla normativa nazionale ma non è così, perché il decreto in questione prevede la copertura degli oneri per il rimborso dell’anticipazione e degli interessi ma lascia libertà alle Regioni di come farlo. La Regione avrebbe potuto anche coprire quegli oneri con una diminuzione della spesa, che dunque non c’è stata, nonostante la propaganda, e nonostante la quota relativa all’addizionale per la sanità produca vita ad un extragettito fiscale che viene utilizzato non per la sanità ma per altri scopi, cosa criticata fortemente dalla Corte dei Conti.

* già Consigliere Regionale del Lazio

Renzi non ha Gradito la Sparata del Ministro Galletti sulle Misure contro lo Smog " Partito il Missile di renzi salutiamo Galletti "


Il Movimento 5 Stelle di Palermo sbarca su #Telegram Cosa Aspetti Registrati io Lo Fatto !!

 

 Fonte palermo5stelle.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Notizia del 31 Dicembre I «raccomandati» di Matteo Renzi finiscono in procura!!

 

 Fonte ilTempo.it

 

 

 

 

 

 

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Scoppia il caso "raccomandati" alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Parenti e amici (negli uffici circolano anche nomi e cognomi) di potenti avrebbero ottenuto impieghi di lusso, incassando uno stipendio fino a 90 mila euro l’anno (comprese le indennità di risultato). I nuovi arrivati hanno scatenato la rivolta dei boiardi di Stato contro il governo Renzi. I sindacati lo dicono chiaramente. Posti chiave da dirigente (di I e II fascia) sarebbero stati consegnati a «soggetti esterni» all’amministrazione, «con modalità lobbistiche», rivelando «una mala gestio» e causando un’impennata di ricorsi al giudice da parte dei burocrati che sarebbero stati messi ai margini del giro di poltrone, e di potere. A stare alle parole di uno dei portavoce di questi arrabbiati servitori dello Stato, Arcangelo Ambrosio, segretario generale del sindacato dei dirigenti (Dirstat), il braccio di ferro sarebbe agli sgoccioli. Alle carte bollate. A luglio la polemica è cominciata sui banchi della politica e ora è giunta alla Corte dei conti del Lazio del procuratore Raffaele de Dominicis e alla Procura di Roma di Giuseppe Pignatone.

Tweet pro-terrorismo e account con contenuti violenti saranno disabilitati. Ecco la nuova policy di #twitter



Fonte ilgiornale.it















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Tweet pro-terrorismo e account con contenuti violenti saranno disabilitati. Ecco la nuova policy del social network a 140 caratteri

 

 Le richieste degli Stati Uniti e di altri governi ai social network di attivarsi contro la propaganda terroristica e le attività di reclutamento condotte online dall'Isis e dai suoi simpatizzanti.
Twitter ha deciso di varare nuove regole.
La piattoforma del "cinguettio" ha inaugurato una nuova policy contro "i comportamenti abusivi e le condotte d'odio". La responsabile della sicurezza, Megan Cristina, ha spiegato sul blog dell'azienda: "Oggi, come parte dei nostri continui sforzi per combattere gli abusi, abbiamo aggiornato le regole di Twitter per chiarire ciò che consideriamo comportamento abusivo e condotta d'odio, Twitter non tollererà comportamenti intesi a molestare, intimidire o usare la paura per azzittire la voce di un altro utente".
Le regole appena introdotte prevedono che gli utenti iscritti "non possono fare minacce di violenza o promuovere la violenza, incluso minacciare o promuovere il terrorismo". Inoltre non potranno "minacciare le persone in base alla razza, etnia, origine, orientamento sessuale, genere, religione, età, disabilità o malattia". Un altro passo contro il terrorismo e i suoi proseliti è stato reso noto dall'azienda creata a San Francisco, tutti gli accout "il cui scopo primario è incitare all'odio"" saranno disabilitati e sospenderà quelli multipli, ovvero creati per eludere sospensioni permanenti o temporanee.

IL PROSSIMO ANNO IL #M5S PRESENTERÀ SQUADRA DI GOVERNO + PREMIER 5 STELLE


Fonte imolaoggi.it













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“Il Movimento 5 stelle ha raggiunto la maggiore età”. A dirlo è il Financial Times che dedica un lungo articolo ai “grillini”, nella seconda pagina del quotidiano di oggi, con un richiamo in “prima” corredato dalla foto di Luigi Di Maio.”

 

 

 

Quando il M5S esplose nella politica italiana nel 2009 durante la crisi economica – si legge nell’articolo, riportato anche sul blog di Beppe Grillo – era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo. Ma il M5s sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici, addirittura clowneschi, partiti politici europei. L’obiettivo che la trasformazione mira a raggiungere sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi“.

Il quotidiano ricorda che Grillo ha tolto il suo nome dal simbolo del partito, “un segnale del fatto che potrebbe presto farsi da parte”. E il suo “erede più probabile” è Luigi Di Maio, “un ventinovenne napoletano, dalla retorica efficace, con un look elegante e toni moderati”.

“La percezione del MoVimento è cambiata – sostiene “Mr Di Maio” intervistato da Ft -. All’inizio c’era l’idea che fosse solo un movimento di protesta…ma siamo riusciti a sfondare quel muro. Vogliamo governare”.”Le probabilità che ciò accada – sostiene il Financial Times – sono in aumento. Il M5s è il secondo partito d’Italia. Dopo lo svantaggio rispetto al partito di Renzi di quasi 20 punti un anno fa, i sondaggi mostrano che la distanza si è ridotta a circa 5 punti – 32 a 27 per cento”.

“Ma convincere gli italiani che il M5s sia un’alternativa credibile resta un arduo compito, visto che molti ancora lo vedono come un partito da ostruzionismo e opposizione. Lo slogan più famoso di Beppe Grillo quando lanciò il movimento era ‘vaffanculo’, una parolaccia indirizzata all’establishment, e lo stesso Grillo rifiutava di fare parte di qualsiasi coalizione”, sostiene ancora il quotidiano, concludendo che dopo le vittorie in città come Parma, Livorno e Ragusa il “test più importante” sarà quello delle comunali a Roma. (askanews)

News: 31 dicembre 2015 alle ore 20:30 ci sarà il discorso di fine anno di Beppe Grillo lo Puoi Vedere qui







Il 31 dicembre 2015 alle ore 20:30 ci sarà il discorso di fine anno di Beppe Grillo! #IoGuardoBeppe

In esclusiva Lo Puoi vedere qui su www.beppegrillo.it

News: Sprecopoli spaziale all’ente di ricerca aerospaziale del Miur. Nemmeno i 23 milioni di fondo statale bastano per pagare il personale, mentre gli impianti sono chiusi perché vecchi



Fonte LaNotiziaGiornale.it

 

 

 

 

 

 

 

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di Carmine Gazzanni

 

Verrebbe da definirla, quasi ironicamente, una sprecopoli stellare quella del Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale (Cira), ente di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Stefania Giannini. Eppure la relazione predisposta poco prima di Natale dalla Corte dei Conti disegna un quadro certamente non roseo. Sebbene i costi del personale siano in evidente aumento (nonostante vari solleciti nel corso degli anni degli stessi magistrati contabili affinché venissero attuate politiche di spending review, tutti puntualmente disattesi), gli obiettivi che il Cira dovrebbe perseguire sono tutti pesantemente in alto mare.

Il Centro di Ricerca, infatti, nasce con il migliore degli intenti: dare attuazione al PRO.R.A. (Programma nazionale di Ricerche Aerospaziali) attraverso “attività di ricerca scientifica e tecnologica, sperimentazione, formazione del personale nei settori aeronautico e spaziale”. Un impegno non da poco, dunque, tanto che “lo Stato ha assunto a proprio carico l’intero onere sostenuto dal Cira”: stiamo parlando, nel complesso, di oltre 428 milioni. Peccato però che dalla relazione  contabile emerga come nel 2014 il personale è arrivato a costare oltre 26 milioni. Una montagna spropositata di soldi, se si considera che “nell’esercizio in esame il medesimo costo supera di 3,2 milioni il contributo statale destinato alla gestione (22,9 ml) ed arriva a rappresentare il 69% dell’ammontare complessivo dei costi dell’Ente (54 per cento nel 2013)”.

E per quanto riguarda la ricerca? Come detto, tutto in alto mare. Il motivo? Surreale: gli impianti destinati alla ricerca e alla sperimentazione sono “rimasti in-operativi per l’avvio di una manutenzione straordinaria resasi necessaria a causa della raggiunta obsolescenza che ha determinato un drastico calo delle prestazioni di affidabilità, disponibilità e sicurezza”. Si sarebbe potuto intervenire negli anni passati con lavori di manutenzione ordinaria. Peccato però che nessuno mai, sottolineano i magistrati, abbia mai segnalato le disfunzioni. E così ora il percorso di ammodernamento, che arriverà a costare circa 20 milioni, verrà ultimato “presumibilmente nel 2017”.

Fino ad allora tanti saluti allo spazio.

Tw: @CarmineGazzanni

Domenico Messinese non fa più parte del MoVimento 5 Stelle ha Violato Palesemente le Nostre Regole!!





Fonte Articolo Qui














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 Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è venuto meno agli obblighi assunti con l'accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte. Messinese non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d'impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri.


Messinese ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all'Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica.

Il sindaco di Gela, invece di metterlo in discussione e bloccarlo, l'ha accettato consentendo che sul territorio di Gela si avviino attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi, in questo contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all'economia turistica della zona.

In ultimo avallando questo protocollo, Messinese accetta la riconversione degli impianti per la produzione di olio di palma, per avviare i piani di recupero dei livelli occupazionali. Programmi vetusti, totalmente avulsi dalle politiche energetiche e ambientali dettate dai nuovi obiettivi europei e, di conseguenza, piani che si stanno rivelando completamente inutili.


La Possibilità nel 2016 che altre Banche facciano Flop e Altissima lo dicono gli Esperti " Quindi Renzi non Stai Sereno "


Fonte il Giornale.it













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Nonostante l'ottimismo del premier che non vede rischi di sistema, gli esperti hanno qualche dubbio La grana dei 200 miliardi di crediti deteriorati

 

 «Non c'è un rischio sistemico per le banche italiane: sono molto più solide che in altri Paesi, nemmeno sotto pagamento cambierei il nostro sistema ad esempio con il sistema tedesco». Appuntiamoci su un post-it le parole pronunciate ieri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. 


Per rileggerle fra un anno. Perché quei «gufi» degli economisti, come li chiamerebbe il premier, vedono pochi arcobaleni e parecchie nuvole nel cielo del sistema bancario italiano. Vediamo perché, punto per punto.

Che sofferenza

Le casse delle banche sono ancora gravate dal peso di 200 miliardi dei famigerati Npl (non performing loans), ovvero i prestiti ritenuti ormai difficilmente recuperabili, che sono in carico a circa il 45% del loro valore nominale mentre il mercato è disposto ad acquistare a circa il 20 per cento. Significa che se fossero vendute tutte insieme il sistema ci rimetterebbe attorno ai 50 miliardi. Intanto un terzo delle sofferenze bancarie dell'Eurozona proviene dagli istituti italiani. La mega bad bank annunciata a più riprese dal governo Renzi (ma snobbata e respinta per anni, se ne parla dal 2008) è stata mandata in panchina dal cartellino rosso della Commissione Ue e probabilmente lì rimarrà non solo per colpa di Bruxelles. Un'occasione perduta per alcuni, una questione quasi di sopravvivenza per altri che nel veicolo finanziario incaricato di ripulire le banche acquistandone i crediti in sofferenza avevano riposto le speranze di una «pulizia» di bilancio più veloce e comunque garantita.

Nuovi sceriffi

Il mondo del credito deve fare i conti con le nuove regole sul bail-in e con i controlli più stringenti della vigilanza unica europea. Il gioco si fa duro, ma saranno abbastanza dure le banche per cominciare a giocare? Fino a oggi il sistema bancario italiano ha sempre cercato di salvare se stesso anche chiedendo un aiutino allo Stato, si pensi ai Tremonti e Monti bond del Monte dei Paschi. Un paracadute che non potrà più essere aperto in futuro. Mentre le banche sane che si sono autotassate di 3,6 miliardi per salvare le 4 piccole malate si ritroveranno a pagare il conto nelle trimestrali di fine anno.

Matrimoni combinati

Le banche italiane sono troppe, serve un consolidamento del settore peraltro invocato da tempo dalla Bce di Mario Draghi. Lo stesso decreto sulle popolari varato dal governo Renzi a febbraio di quest'anno era la risposta all'appello di Francoforte. Il risiko fra gli istituti coinvolti dalla riforma non è ancora partito, vanno trovati gli equilibri giusti in termini di governo societario (leggasi, poltrone) e intanto il tempo passa. Poi ci sono banche come Mps che per uscire definitivamente dal tunnel devono trovare un cavaliere bianco, preferibilmente straniero, disposto a sposarle nonostante il loro passato chiacchierato.

Occhio agli stranieri

Le banche italiane dovranno difendersi anche dall'invasione di nuovi concorrenti come Apple, Amazon e Google che puntano a rubare spazio (oltreché ricavi e clienti) sul campo dei sistemi di pagamento, dei prestiti a privati e imprese sfruttando la capacità di gestire comunità enormi attraverso il commercio elettronico o dall'uso innovativo della tecnologia web. Parlano straniero anche gli azionisti che terranno banco nelle assemblee del 2016: grandi fondi americani, arabi e cinesi, entrati con quote importanti nel capitale delle banche (anche nelle big come Intesa e Unicredit) che ora sono pronti ad alzare la voce sulla governance e sulla gestione per valorizzare il loro investimento.

mercoledì 30 dicembre 2015

News; Ecco le contro slide che svelano le bugie di Renzi

News: L'inchiesta Un'ombra su papà Boschi. Le nuove accuse a Etruria " Possibili avvisi di Garanzia? "



 

Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

 

 

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Nuovi capi di imputazione. E, probabilmente, anche nuovi indagati. L' inchiesta sul crac di Banca Etruria è vicina alla svolta. Il punto di snodo sarà rappresentato dal deposito della relazione del commissario liquidatore della vecchia banca, atteso nei prossimi giorni. Con quell' atto la procura di Arezzo, che già indaga per truffa, false fatturazioni, ostacolo alla vigilanza e conflitto d' interesse, chiuderà le indagini, in cui a quel punto confluiranno anche gli esposti dei risparmiatori. Nel corso della sua audizione davanti alla quinta commissione del Csm, Roberto Rossi, capo della procura aretina, ha delineato il prossimo scenario: «Sulla base delle valutazioni della relazione, mi riservo ulteriori determinazioni nell' iscrizione nel registro degli indagati di altri consiglieri di amministrazione».

Fonti della procura avvalorano l' ipotesi che ad Arezzo si aprano due altri filoni di indagine: uno per bancarotta, l' altro per falso in bilancio. Sarebbe soprattutto il primo a far compiere un salto di qualità all' inchiesta, visto che prevede una pena da sei mesi a due anni di reclusione nel caso di bancarotta semplice, e da tre a sei anni in presenza di bancarotta fraudolenta. Al momento nel mirino della procura ci sono gli ex presidenti dell' istituto Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari, l' ex direttore generale Luca Bronchi e l' ex consigliere d' amministrazione Luciano Nataloni. I quattro sono indagati, a vario titolo, per omessa comunicazione di conflitto d' interesse, ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni.

Le parole del procuratore Rossi hanno fatto ipotizzare ai consiglieri del Csm che l' hanno interrogato un possibile coinvolgimento di Pier Luigi Boschi. Il padre del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, è stato infatti consigliere della banca dal 2011 al 2015 e vicepresidente dal 2014 al febbraio 2015. L' affermazione del capo della procura di Arezzo sulla possibile iscrizione nel registro degli indagati «di altri consiglieri», infatti, è avvenuta dopo precisa domanda dei consiglieri Piergiorgio Morosini, togato di Area, e Pierantonio Zanettin, laico in quota Forza Italia, proprio sul ventilato coinvolgimento di Boschi. Se ne saprà di più nei prossimi giorni, quando Arezzo procederà alle richieste di rinvio a giudizio.

La protesta dei risparmiatori truffati, intanto, non si placa. Stamattina è in programma una nuova manifestazione a Civitavecchia davanti alla filiale di Banca Etruria di corso Centocelle. Si tratta dell' agenzia dove aveva il conto corrente il pensionato Luigino D' Angelo, che si è tolto la vita a novembre dopo aver scoperto di aver perso i suoi risparmi. Il Codacons illusterà «il ricorso al Tar del Lazio attraverso il quale si chiede l' annullamento della legge salva-banche per palese incostituzionalità».

Roberto Nicastro, presidente delle quattro banche salvate dal governo (Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carife), ha stimato in circa «mille» il numero dei «piccoli risparmiatori molto esposti». In Parlamento i Conservatori e Riformisti, con il capogruppo al Senato, Cinzia Bonfrisco, chiedono la «rapida attuazione» di quanto previsto dalla modifica del Tuf, il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, in materia di «albo dei consulenti e promotori finanziari». «Servono consulenti indipendenti, liberi dal conflitto di interessi con le banche, che operino nell' esclusivo interesse del cliente», spiega Bonfrisco, che caldeggia, nell' interesse dei risparmiatori, «una divisione tra la figura del consulente e quella del promotore». Per il capogruppo della formazione guidata da Raffaele Fitto, «la cultura finanziaria è troppo bancocentrica».

di Tommaso Montesano

Video Bechis Sputtana di Nuovo: Renzi chiede la prova della verità. Eccola: Guardate Video


Video Bechis Sputtana di Nuovo: Renzi chiede la prova della ve...
Video Bechis Sputtana di Nuovo: Renzi chiede la prova della verità. Eccola: Guardate Video
Posted by Info5stelleblogpost on Mercoledì 30 dicembre 2015

 

 

 

 

Fonte Liberoquotidiano






Durante la conferenza stampa di fine anno cogliendo uno sbadiglio del cronista (Franco Bechis di Libero) che aveva di fronte, Matteo Renzi lo ha sfidato a verificare le cifre che stava snocciolando sulla spending review. Ha pure minacciato: "Ti cedo Yoram Gutgeld (il commissario di governo alla spending review, ndr) così ci passi insieme tutto il Capodanno e controllate i numeri". Purtroppo per il premier ancora una volta il fact checking gli ha dato torto. Quei numeri non hanno corrispondenza nelle leggi del suo governo. Ai ministeri sono stati tagliati fino al 2018 esattamente la metà di quei fondi: 6 miliardi di euro e non 12,3. Non solo: controllando le tabelle di copertura dei più importanti provvedimenti di finanza pubblica, viene fuori una verità diametralmente opposta a quella raccontata da Renzi. Invece della spending review c'è stata una spending "de più". Complessivamente con la mano destra ha tagliato 51 miliardi e 845 milioni di euro di spesa pubblica e con la mano sinistra l'ha aumentata di 164 miliardi e 535 milioni di euro. Risultato netto: una spesa aumentata fra il 2014 e il 2018 di 112,7 miliardi di euro. Sfida dunque persa dal presidente del Consiglio. Non ha vinto, ma può ritentare nella prossima fantasiosa conferenza stampa... Per ora buon anno a tutti dai gufi che stanno più a terra di un Renzi perennemente sulle nuvole...

di Franco Bechis

 

 

IL FALLIMENTO PALESE DI #CROCETTA E #RENZI " LA SICILIA AFFONDA "

 

 

 

Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

 

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Quattrocento milioni di euro di tagli, 30 milioni di mance, il pareggio raggiunto solo grazie a 1,4 miliardi sbloccati da Roma e nuovi buchi nel bilancio che potrebbero aprirsi da un momento all’altro a causa dei fondi europei mal spesi. Sono i numeri della legge finanziaria approvata dal governo siciliano, arrivata a Palazzo dei Normanni la vigilia di Natale e quindi subito congelata dopo l’avvio dell’esercizio provvisorio. Mentre a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi parla di ripresa armato di slide, a Palazzo d’Orleans il governatore Rosario Crocetta è costretto ai sudori freddi. Il 23 dicembre, infatti, l’Assemblea Regionale Siciliana ha bocciato il documento economico-finanziario che detta le linee guida del bilancio.

Un miliardo e mezzo da Roma per chiudere i conti – Colpa di un’assenza massiccia dei deputati della maggioranza, spesso latitanti nelle sedute prefestive, anche quando in ballo ci sono i conti della Regione. Riconvocati il 29 dicembre, gli onorevoli regionali non hanno avuto altra scelta che varare l’esercizio provvisorio per almeno due mesi per evitare il blocco della spesa. Per il governatore, invece, dopo il panettone natalizio indigesto anche la notte di San Silvestro non si preannuncia tranquilla: l’Ars, infatti, ha cancellato lo stanziamento da due milioni e mezzo per Riscossione Sicilia, la società che si occupa di incassare le tasse sull’isola. “Così dovremmo portare i libri in tribunale e affidare la riscossione a Equitalia”, ha detto Crocetta, che adesso ha tempo fino a febbraio per ricompattare la maggioranza e approvare la finanziaria. Prima di quella data, Alessandro Baccei, l’assessore all’Economia inviato sull’isola da Renzi e da Graziano Delrio per vigilare sui conti, dovrà aver chiuso definitivamente le trattative con Roma. Il governo nazionale ha già inserito nella legge di Stabilità 900 milioni per la Sicilia, che però resta in attesa di un’altra copertura, pari a mezzo miliardo di euro: senza quei soldi, Crocetta non potrà chiudere in pareggio il suo bilancio. Si tratta di un credito fiscale vantato dalla Sicilia e riconosciuto anche da una sentenza della Corte costituzionale, che però è ancora oggi oggetto di discussione tra Palermo e Roma.

Le mance non finiscono mai: 30 milioni ad associazione ed enti – La quadra dei bilanci isolani, quindi, arriverà alla fine solo se i forzieri nazionali spediranno sull’isola un miliardo e quattrocento milioni. E nonostante Crocetta abbia previsto anche 400 milioni di tagli (dai gettoni dei consiglieri comunali ai permessi sindacali ridotti), tra le misure della finanziaria continuano a trovare posto tutta una serie di aiuti per associazioni ed enti: è quello che rimane della famigerata Tabella H, la ricchissima “legge mancia” in salsa siciliana. In tempi di magra, il governatore ha comunque recuperato una trentina di milioni per finanziare il Consorzio ricerca filiera lattiero-casearia di Ragusa (1,2 milioni), l’Osservatorio della pesca del Mediterraneo (80mila euro), il Brass Group (200mila euro), la fondazione Whitaker (mezzo milione), il consorzio agrario di Palermo (500mila), l’associazione allevatori (2,7 milioni) e l’autodromo di Pergusa (500 mila). Nella lista trova spazio anche il Cerisdi, una scuola di formazione per manager che riceve 280mila euro, nonostante il presidente abbia annunciato urbi et orbi l’intenzione di chiuderla: evidentemente ci ha ripensato.

Nuovi buchi all’orizzonte – E mentre l’Ars dà il suo via libera all’esercizio provvisorio, c’è un ennesimo buco che potrebbe materializzarsi nei conti della Regione siciliana. Un rosso compreso tra i 50 e i 150 milioni di euro che, tanto per cambiare, potrebbe arrivare da una stangata dell’Unione Europea. Entro il 31 dicembre del 2015, infatti, deve essere spesa l’intera dotazione del Fondo Sociale Europeo per il periodo 2007 – 2013. Si tratta di una cifra pari a circa 1,2 miliardi che in Sicilia è fondamentale per sostenere i progetti presentati da quasi trecento tra cooperative sociali e associazioni non profit. Solo che, dopo i primi 90 milioni di euro, Palazzo d’Orleans avrebbe dovuto sbloccare altri 50 milioni per sostenere i progetti del terzo settore: cosa che non è avvenuta fino a pochi giorni fa. “I mandati di pagamento per quelle somme – assicurano dal dipartimento alla formazione della Regione – sono stati emanati il 24 dicembre, entro pochi giorni i beneficiari riceveranno le somme vantate”. A quel punto con i fondi arrivati dalla Regione gli enti dovranno saldare ogni debito: solo le cifre spese entro il 31 dicembre, infatti, potranno essere rendicontate e quindi rimborsate dall’Unione Europea.

Terzo settore a rischio default – È per questo motivo che il mondo del non profit è tutt’altro che tranquillo. “Le nostre preoccupazioni – dicono da Federsolidarietà - permangono perché siamo sul filo del rasoio con i tempi: al 28 dicembre non figuravano ancora accreditati i bonifici e in poche ore gli enti beneficiari dovranno girare all’ente partner le somme impegnate”. Il rischio è che l’Unione Europea non riconosca le ultime spese effettuate bloccando l’erogazione dei fondi. “Temiamo – continuano da Federsolidarietà – che ci sia anche il rischio di dovere restituire le somme già incassate”. Un vero disastro per il terzo settore siciliano, che coinvolge circa 5mila persone, tra impiegati e volontari, e assiste 2.630 disabili mentali, 3.600 minori nativi, 4.300 minori stranieri non accompagnati, 7.500 anziani.

Il pasticcio dei fondi Ue – Meglio non andrebbe ai conti regionali, dove dal nulla si aprirebbe un nuovo buco da almeno 50 milioni di euro e passibile di allargarsi fino a 150. Più o meno la stessa situazione che si sta verificando con i fondi europei per il turismo: 70 milioni di euro che dovevano servire per le manifestazioni di grande richiamo turistico, e che invece la Regione Siciliana ha speso per cofinanziare fiere, sagre, e piccoli eventi locali. Con il risultato che, anche in quel caso, Bruxelles è pronta a bloccare i rimborsi, aprendo l’ennesima voragine negli storicamente deboli conti isolani. Una fattispecie, quella dei fondi già spesi e poi bloccati dall’Ue, che potrebbe coinvolgere anche i 363 finanziamenti da 114mila euro l’uno concessi a diversi comuni siciliani con l’obiettivo di “promuovere partenariati e patti formativi locali per la formazione e qualificazione del capitale umano”. In realtà, però, come testimonia il portale opencoesione.gov.it (il sito che monitora i progetti finanziati dall’Ue) quei soldi sono stati utilizzati dalle città siciliane per lavori di manutenzione e costruzione di marciapiedi. Elargiti con l’obiettivo di formare il capitale umano, sono finiti nei mattoni utili a costruire banchine ai lati delle strade: una forma quasi inedita di formazione professionale che adesso dovrà passare al vaglio di Bruxelles. All’orizzonte potrebbe comparire l’ennesima crepa in un bilancio che ogni anno ha bisogno sempre di nuove toppe.

News: L'Italia di Renzi non è il Paese reale " Un Consiglio Renzi Esci da #Rezilandia fatti un Giro in qualunque città vedrai la Realtà dei Fatti "



Fonte ilTempo.it














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Lo scenario dell'Istat: boom di giovani inattivi

 

 

 

L’Italia reale è ben diversa da quella che Renzi ha tratteggiato nel discorso di fine anno. Mentre il premier parla di un Paese uscito dalle secche della crisi, che è tornato a guardare con fiducia al futuro e che può misurare gli effetti delle riforme in termini di aumento dei posti di lavoro, l’Istat ci consegna uno scenario diverso. Innanzitutto l’istituto ci dice che a dicembre la fiducia dei consumatori è in calo. Che sia o meno l’effetto degli attentati terroristici e della perenne minaccia dell’Isis, sta di fatto che l’incertezza continua a diminare sull’Italia. Peggiorano le stime e le attese sull'attuale situazione economica.

Nell’Annuario dell’Istat emerge un Paese che ancora barcolla: l'occupazione resta lontana dai livelli della media europea e le barriere all'entrata spesso scoraggiano, con la «zona grigia dell'inattività» in espansione. Avere un titolo di studio alto ripaga ma la fiducia nel sistema universitario sembra vacillare, visto il calo delle matricole.

Quanto ai servizi permangono le difficoltà. E proprio l’incertezza del quadro generale induce gli italiani a restare attaccati alle proprie abitudini come andare in ufficio con l’auto o rientrare a casa per pranzo.

 

ZONA GRIGIA LAVORO
Nel 2014 in Italia il tasso di occupazione è aumentato dello 0,2%, un «valore ampiamente al di sotto dell'Ue». Fanno peggio solo Croazia e Grecia. Al contrario per la pressione fiscale siamo ai massimi in Ue (43,4% nel 2014 contro una media del 40%). I miglioramenti riguardano i più anziani, ancora sul posto a causa della riforma delle pensioni. Soprattutto c'è una «zona grigia dell'inattività», dove ricadono più di 3,6 milioni di persone. Si tratta di individui che pur essendo disponibili a lavorare non cercano attivamente un impiego perché hanno perso la speranza di trovarlo.

 

UNIVERSITÀ, CALA NUMERO ISCRIZIONI
Più il titolo di studio è alto e maggiore sarà la probabilità di trovare un impiego: l’occupazione passa dal 28% di chi ha solo le elementare al 75,5% dei laureati. Ma meno della metà decide di continuare oltre il diploma (49,7%).

 



SERVIZI DIFFICILI
Le famiglie dichiarano difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità, in particolare per il pronto soccorso (55,3%), le forze dell'ordine (37,2%), gli uffici comunali (35,0%), i supermercati (28,9%) e gli uffici postali (26,6%). Permangono differenze a livello territoriale: le famiglie meridionali hanno più problemi nell'accesso ai servizi, soprattutto per il pronto soccorso (67,4% contro 47,5% delle famiglie del Nord).

 

AUMENTANO I DIVORZI
Vivono in Italia oltre 60 milioni di persone e 5 milioni sono stranieri. La speranza di vita sale più per gli uomini (da 79,8 a 80,2 anni) che per le donne (da 84,6 a 84,9). Intanto aumentano i divorzi: le coppie che si sono lasciate, nel 2013, sono state 161.610, pari al 6,3% in più rispetto al 2012.

 

UNA FAMIGLIA SU 5 HA IL MUTUO
Il 71,2% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione in cui vive, tra queste hanno un mutuo il 19,3%, quindi quasi una su cinque. Anche se la quota dei possessori scende leggermente, resta alta, almeno a confronto con il resto dell'Europa. Risulta in affitto solo il 18,7%, ma si tratta di una percentuale che varia sul territorio: nel Nord Ovest è doppia rispetto alle Isole.

 

4,5 MILIONI CAUSE PENDENTI
Il carico dell'arretrato nel settore civile, pur registrando un calo del 3,3%, costituisce un vero e proprio tappo con 4 milioni e mezzo di cause da smaltire.

 

PRANZO A CASA
Il pasto veloce consumato fuori casa sembra ancora non prendere piede in Italia. Secondo l'Istat nel 2015 il pranzo costituisce ancora il pasto principale nella gran parte dei casi (67,2% della popolazione), e molto spesso (73,4%) è consumato tra le mura domestiche. Ma l'italiano tipo non è ancora un salutista doc: solo uno su tre fa sport.

Laura Della Pasqua

M5S DENUNCIA AI CITTADINI #ABRUZZESI, IL #PD NASCONDE IL BILANCIO DELLA REGIONE #OCCUPYGIUNTA



FONTE ARTICOLO QUI



















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In queste ore sta succedendo di tutto nella Consiglio della Regione Abruzzo! IL #M5S OCCUPA I BANCHI DELLA GIUNTA!

Il #PD NASCONDE il bilancio alle opposizioni e, dunque, ai cittadini. Sara Marcozzi Domenico Pettinari - M5S Riccardo Mercante - Portavoce M5S Regione Abruzzo Gianluca Ranieri Pietro Smargiassi - Portavoce M5S Regione Abruzzo — con Daniele Del Grosso

News: Sanità, M5s Carta Canta diffida Emiliano: "Si dimetta da assessore".


Fonte baritoday.it













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Sanità, M5s diffida Emiliano: "Si dimetta". La replica: "Su piano di riordino rispettate le norme"

Movimento 5 Stelle all'attacco del presidente della Regione Emiliano sul piano di  riordino ospedaliero. In queste ore i consiglieri M5S hanno presentato una diffida, con la quale chiedono le dimissioni di Emiliano da assessore alla Sanità. I pentastellati denunciano in particolare la mancata approvazione degli atti Asl, senza i quali - sostengono - sarebbe impossibile approvare il piano aziendale.
“Emiliano non solo sta seguendo le orme di Vendola ma sta facendo di peggio, invece di prendere decisioni sulla base dei bisogni del territorio lo fa secondo logiche di clientelismo. Ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni all’assessore alla Sanità chiedendo che affidi l’incarico a persone competenti", è la richiesta fatta dai consiglieri in una nota. "Con questa diffida - spiegano - chiediamo di non approvare il piano di riordino, prima di aver analizzato  gli Atti aziendali provenienti da ASL e Aziende Universitarie previsti per legge. Non c’è modo peggiore per dare il colpo di grazia alla nostra sanità, che approvare un piano talmente importante senza i documenti contenenti le liste d’attesa e i dati epidemiologici, che rappresentano la reale richiesta di salute sul territorio, e giustificano qualsiasi apertura o chiusura delle unità operative". "Come abbiamo più volte ribadito - proseguono i pentastellati - L’assenza di questi documenti precipita nella illegittimità, dal 1992, l’intero sistema sanitario e continua a favorire logiche di clientelismo, che nulla hanno a che fare con la salute dei cittadini".
A stretto giro arriva però la replica del governatore, che difende la regolarità del suo operato e rilancia, dicendosi pronto a valutare l'ipotesi di affidare la delega alla Sanità ad un consigliere pentastellato, qualora disponibile. "Nel leggere il comunicato diffuso dai consiglieri del M5S - commenta Emiliano in una nota - colgo per l’ennesima volta degli aspetti normativi che evidentemente non sono ancora chiari ai colleghi.  I dati epidemiologici e la dimensione delle liste di attesa non sono oggetto degli atti aziendali, che hanno meri fini di organizzazione delle aziende sanitarie pubbliche. I dati epidemiologici sono, invece, il presupposto dei piani di riordino come quello che sta per essere varato dalla Giunta.  Ed infatti, tra gli allegati al piano di riordino, c’è un tomo considerevole che contempla appunto la valutazione dei dati epidemiologici. Mi permetto di dire che è impossibile redigere un atto aziendale senza prima disporre del piano di riordino, che è un adempimento legislativo cogente, superiore come fonte giuridica, atteso che ha natura di regolamento.  Mentre gli atti aziendali sono delibere dei direttori generali subordinati all’approvazione della Giunta con delibera ordinaria.  Sempre con spirito collaborativo, specifico che l’atto aziendale viene approvato dalla Giunta proprio al fine di verificare che esso sia compatibile con il piano di riordino, che è fonte sovraordinata. La materia del diritto sanitario è complessa per tutti, anche per me, ma di fronte all’ennesima insistenza su un presupposto giuridicamente sbagliato ho ritenuto giusto, in spirito di leale collaborazione, sottolinearlo per evitare ulteriori incomprensioni". "Concludo infine dicendo che il presidente è titolare di tutte le deleghe, che può assegnare a un assessore o trattenere per sé. Non può dunque dimettersi da una delega, ma al massimo assegnarla.  Se qualcuno dei consiglieri del Movimento 5 stelle desidera accettare deleghe, sono disponibile a valutare tale disponibilità”. 




Il testo della diffida a Emiliano

News: Giuseppe Sala Alla Canna del Gas, Dopo il Flop mega Galattico di Expo, Cerca disperatamente soldi!!




Fonte LaNotiziaGiornale.it

















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di Stefano Sansonetti

Fare è stato complicato. Ma non è detto che disfare sia più semplice. Per esempio si proverà a vendere al miglior offerente la bellezza di 159 pali portabandiera. Oppure 22 statue che recano la firma dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti. Più tutta una serie di installazioni. Ormai il dopo Expo è entrato nel vivo. E Giuseppe Sala, ancora per poco commissario alla manifestazione ma soprattutto candidato alle primarie di centrosinistra per la poltrona di sindaco di Milano, ha appena firmato un avviso d’asta per l’alienazione di tutta una serie di beni immobili che in un modo o nell’altro hanno caratterizzato l’Expo 2015. Il tutto suddiviso in cinque lotti, che verranno aggiudicati ai migliori offerenti. Il primo lotto comprende l’installazione “bandiere di Expo Milano 2015”. In pratica si tratta di 159 pali portabandiera, la maggior parte dei quali è collocata nel capoluogo lombardo tra piazza San Babila e piazza Cairoli. Progettate dallo Studio Migliore & Servetto e dall’architetto Italo Lupi, su queste strutture sono state issate le immagini delle bandiere dei paesi partecipanti. Si troverà qualcuno interessato a comprarsele? Vai a sapere. Forse maggior fortuna troverà il secondo lotto, con 22 statue alte 3,5 metri ciascuna, costruite in vetroresina, alluminio e ideate da Dante Ferretti. Rappresentano 7 personaggi, inventati per dar corpo al concetto di varietà alimentare: Enolo, Fornaro, Norcinello, Macedonia, Minestrello, Pasticcina e Ortolino. In vendita ci sono anche altri beni mobili progettati da Ferretti. Si tratta del lotto 3, ovvero sette mercati di generi alimentari che erano stati disposti lungo il “decumano”, la via principale del sito espositivo. Il lotto 4, invece, propone la vendita dell’istallazione “Agorà”, una sorta di struttura che replica in grande l’immagine di un pagliaio. Attualmente si trova in piazza Castello a Torino. Infine arriviamo al lotto 5, che si riferisce a un’altra installazione, ribattezzata “Expo Navigator Pavillion”, progettata da Italo Rota. Si tratta di una struttura che è stata utilizzata come spazio di accoglienza e presentazione della manifestazione. Ma quanto si aspetta di incassare Expo da questi beni? Nelle carte ci si limita a spiegare che “l’asta si terrà con il metodo dell’offerta segreta”. Gli interessati devono battere un colpo entro il prossimo 21 gennaio.

Twitter: @SSansonetti

News: L'incompetenza di Crocetta, #m5s Nel Dpef va inserito il reddito di cittadinanza in Sicilia




Fonte palermo5stelle.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

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Palermo 29/12/2015. Il capogruppo del Movimento 5 stelle all’Ars, Giorgio Ciaccio: “Vanno previste anche misure per le imprese e l’esenzione ticket per gli inoccupati”.

 

 

“L’esercizio provvisorio deciso oggi è la conferma, ove ce ne fosse bisogno, della totale incapacità amministrativa di questo governo, che alla valanga delle reiterate e corpose promesse fa seguire puntualmente il nulla”.

Il gruppo parlamentare del M5S all’Ars commenta così la decisione assunta oggi in sede di conferenza dei capigruppo.

“La prova dell’assoluta incompetenza dell’esecutivo – dice il capogruppo Giorgio Ciaccio – è il fatto di non sapere distinguere, come ha dimostrato, tra gestione provvisoria dei Comuni ed esercizio provvisorio della Regione”.

“Per quanto riguarda il Dpef continua Ciaccio – stiamo cercando di riempire di contenuti il vecchio, vuoto documento, tentando di inserire alcune proposte costruttive, che a nostro avviso sono fondamentali per la Sicilia, e cioè il reddito di cittadinanza, un fondo per le piccole e medie imprese e l’esenzione ticket per gli inoccupati.”

Tony Gaudesi
Responsabile comunicazione
M5S Sicilia

martedì 29 dicembre 2015

News: Già mille cause alle banche Popolari, ma il Numero continua a Salire!!


Fonte  http://corrierealpi.gelocal.it/focus












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Per Popolare di Vicenza e Veneto Banca a Montebelluna esposti e denunce a raffica. La class action non è percorribile, si deve andare davanti al giudice con ogni singola posizione. La mediazione finora è fallita 







CASSOLA. Scartata la class action, non percorribile, alle associazioni dei consumatori non è rimasta che la via delle singole cause legali per tutelare gli azionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In sede civile e penale. Paiono infatti finora falliti tutti i tentativi di conciliazione extragiudiziale in camera di commercio. Le banche non mediano. Ma tra ricorsi e denunce, ormai siamo ben oltre quota mille. La maggior parte delle cause è in mano agli avvocati.
Sembra lo studio legale Zanvettor Bruschi a gestire non solo i «grandi portafogli», ma anche oltre 600 ricorsi spalmati tra Veneto Banca e Popvi con una quarantina di mediazioni attive. Altre 30 denunce sono in capo all’avvocato di Malo, Renato Bertelle che presiede anche un’associazione a tutela dei soci berici. Adusbef attualmente conta una cinquantina di denunce in Veneto.





leggi anche:

popvi

Popolare di Vicenza: depositate 202 denunce penali

Abbandonata la class action, l'unione nazionale dei consumatori ha raccolto dati e storie di centinaia di clienti tra Treviso, Vicenza e Padova. Quattro le ipotesi di reato: truffa, aggiotaggio, estorsione e false comunicazioni sociali



«Iniziamo sempre dalla mediazione che è obbligatoria e finora ne abbiamo tre su Padova, le altre in calendario; ma la banca non concilia - spiega il responsabile regionale Fulvio Cavallari - quindi si va in causa. A oggi abbiamo oltre un centinaio di segnalazioni ma la vera ondata deve ancora manifestarsi». La class action? «Sarebbe stato meglio per tutti ma è difficile ricostruire un dato omogeneo e collettivo: ogni posizione è diversa dall'altra». A tutto questo vanno aggiunte le posizioni Adiconsum. Il responsabile Valter Rigobon spiega: «Abbiamo esaminato caso per caso per capire come aggredire la banca e il “quid” è il non rispetto della Mifid», il questionario Ue sulla consapevolezza finanziaria del cliente. «Da mille segnalazioni ne abbiamo scremate 500, stiamo sondando come procedere. Abbiamo spedito le prime 70-80 lettere a Veneto Banca, solo 5 cause sono avviate». Sono invece 202 le denunce penali depositate tra il 22 ottobre e il 23 dicembre 2015 contro BpVi dall’Unione nazionale dei consumatori. Ieri a Cassola, nel Vicentino, il responsabile regionale Antonio Tognoni ha fatto il punto chiedendo ufficialmente alla Regione di far partecipare almeno un rappresentante dell'associazione ai lavori della imminente commissione d'inchiesta sulle Popolari.

«Abbiamo esaminato ogni posizione - ha detto Tognoni -. E in molti casi ci sono state vendite di azioni che possiamo definire truffe». Significa, spiega, che «le azioni sono state vendute forzando la mano, giacché molti investitori non avevano le caratteristiche richieste dalla Mifid e le hanno acquistate fidandosi del funzionario di banca». La class action, conferma, non era percorribile. Per questo è stata scelta la via penale.


Quattro i reati ipotizzati: truffa, estorsione, false comunicazioni sociali e aggiotaggio. «Il più grave è l'estorsione – prosegue -: la banca proponeva di investire sulle sue azioni a fronte del rilascio di un fido o un mutuo: questa non è solo violazione del diritto bancario, è da causa penale e vanno individuate le responsabilità». Ma perché la banca ha fatto questo? chiede. «Era una strategia spregiudicata – conclude e risponde Tognoni – siamo in possesso di un documento datato ottobre 2012, che è ora agli atti della Procura, che dimostra che a ottobre del 2012 molti erano già a conoscenza del rischio della vendita di queste azioni».

Renzi conferenza stampa 2015 " Le solite #slide, le solite #Supercazzole, Niente di Nuovo per il 2016 "





Fonte il Giornale.it













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Alla tradizionale conferenza di fine anno, il premier si vanta di quello che ha fatto: "Italicum, capolavoro parlamentare"
 È il solito Matteo Renzi quello che sale sul podio durante la tradizionale conferenza stampa del 2015.



Davanti ai giornalisti italiani, il premier si pavoneggia, snocciola dati e slide, si vanta di quello che ha fatto, senza dire una parola - prima delle domande - sulle grane affrontati e da affrontare, come l'ultimo scandalo banche.
"Il 2015 è andato meglio del 2014", ha detto Renzi, "È andato meglio delle nostre previsioni nel 2014: lo dice la realtà dei fatti".

le Espulsioni nel M5S portano Molto consenso, gli italiani si rendono conto che per noi le regole sono Sacre!!




Fonte ilGiornale.it

 

 

 

 

 

 

 

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Con il 92,6% dei voti favorevoli degli attivisti votanti, il blog di Beppe Grillo ha deciso l’espulsione della senatrice M5s Serenella Fucksia

 Hanno votato 26.630 iscritti. Sui 26.630 iscritti certificati, ha votato SI il 92,6%, pari a 24.667 voti mentre ha votato NO il 7,4%, pari a 1.963 voti. Non è piaciuta infatti ai grillini l'ultima uscita di Serenella Fucksia, da sempre critica verso la gestione del M5S, che poco prima di Natale aveva difeso il discorso del ministro Boschi in occasione della sua mozione di sfiducia. "Grazie a tutti coloro che hanno partecipato" si legge sul sito del fondatore del Movimento 5 Stelle. L’espulsione della senatrice Fucksia è finita nel mirino del Pd secondo il quale la recente difesa del ministro delle Riforme, Boschi sarebbe all’origine della ’epurazionè. Ma tant’è. C’è da dire che la parlamentare marchigiana nella sua attività a palazzo Madama ha votato 253 volte in dissenso. Ad esempio dando il suo voto contrario all’autorizzazione a procedere nei confronti del vicepresidente Roberto Calderoli coinvolto in una vicenda con il ministro Kyenge paragonato ad un orango, ma anche nel caso dell’autorizzazione all’arresto di Giovanni Bilardi. Ma è stata la mancata rendicontazione l’origine della consultazione per la sua espulsione. Ad oggi sono stati restituiti dai parlamentari M5S 15,6 milioni di euro di cui oltre 14 sono finiti al fondo per il micro credito alle piccole imprese. Il dato è riferito agli stipendi del 2015 fino al mese di settembre e i parlamentari pentastellati dovevano ’mettere a postò i loro conti entro l’8 dicembre. Un milione e quasi 700 mila euro sono stati restituiti al fondo di ammortamento dei titoli di Stato

Per la senatrice comunque si tratta di una scusa: "Evidentemente sono scomoda dal momento che non sopporto l'ipocrisia", dice, "Al movimento di Grillo e Casaleggio è sfuggita di mano la situazione. Si sa, quando crescono i numeri nascono anche gelosie...".