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lunedì 30 novembre 2015

Video: Di Maio e altri parlamentari M5S pizzaioli e camerieri per beneficenza della Riviera colpita dal tornado di luglio


Video: Di Maio e altri parlamentari M5S pizzaioli e camerieri ...
Video: Di Maio e altri parlamentari M5S pizzaioli e camerieri per beneficenza della Riviera colpita dal tornado di luglio
Posted by Info5stelleblogpost on Lunedì 30 novembre 2015





FONTE ilgazzettino.it/




MIRA - In un paio d'ore hanno servito 350 pizze e almeno 200 spritz, raccogliendo fondi a favore delle popolazioni della Riviera del Brenta colpite dal tornado dello scorso 8 luglio.

 

A guidare l'iniziativa in un locale di Mira, il vice pesidente della Camera Luigi Di Maio e altri parlamentari del movimento 5 Stelle come Riccardo Fraccaro Federico D'Incà, Emanuele Cozzolino e Giovanni Endrizzi, Silvia Benedetti e Arianna Spessotto, con il sindaco di Mira Alvise Maniero e i consiglieri regionali M5S. Tutti con il grembiule e l'hashtag #ilparlamentarechetiserve. 

 

 

Guardate Livornesi il Video Messaggio del Sindaco Nogarin sui Rifiuti a Livorno


Filippo Nogarin (M5S) - Non Pago per il PD.

Ascoltate e condividete.Il PD a Livorno non si è preoccupato di riscuotere la tariffa rifiuti per anni, tanto a tenerla in vita c'erano le banche, come il Monte dei Paschi di Siena. Istituti di credito che, col M5S ad amministrare, hanno chiuso i rubinetti. È per questo che l'amministrazione 5 Stelle ha ereditato dal Pd 42 milioni di euro di debiti.Il nostro sindaco ha deciso di non gravare sui cittadini, tutelare gli operai e far emergere le responsabilità della precedente amministrazione Pd. Qualcuno forse farebbe meglio ad andarsi a costituire.Appena Nogarin ha deciso questo immediatamente è partita la contestazione organizzata dalla Cgil che, dopo anni di torpore durante le gestioni del Pd che hanno generato 26 milioni di euro di buco di bilancio, sta terrorrizzando i dipendenti, paventando licenziamenti che sono esclusi dal mandato firmato dal sindaco. Gli operai non rischiano il posto di lavoro e continueranno a percepire lo stipendio. La protesta blocca, irresponsabilmente, la raccolta dei rifiuti con disservizi enormi a tutta la cittadinanza.I partiti mangiano a sbafo per 70 anni e poi tocca a noi rimettere le cose a posto. Ma loro tremano. Il Pd locale ha paura. Il Consiglio Comunale ha infatti avviato da qualche mese una commissione di inchiesta sul caso. Il ministero dell'Economia ha inviato i suoi ispettori ed è stata già aperta un'inchiesta penale: la Guardia di Finanza è intervenuta per accertare eventuali responsabilità del Pd Livornese.

Posted by Giuseppe D'Ambrosio on Lunedì 30 novembre 2015






Guardate Livornesi il Video Messaggio del Sindaco Nogarin sui Rifiuti a Livorno

 

 

 

Questa Nuova tassa sulle #bicicletta il governo renzi Perderà un Botto di Voti


Fonte Liberoquotidiano















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L'ultima trovata del Pd è la bici tax, una tassa sulla bicicletta. L'idea è del senatore Pd Marco Filippi, capogruppo in Commissione Lavori pubblici a Palazzo Madama. Riporta il Giornale che nel suo emendamento alla riforma del codice della strada c'è la proposta di applicare questo balzello per le due ruote: "Individuare criteri e modalità d'identificazione delle biciclette nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti", "attraverso un'idonea tariffa per i proprietari".

In sostanza, chiarificano le associazioni dei ciclisti che sono già sul piede di guerra, ci saranno una targa e un bollo da pagare anche per le biciclette. Criticato su Twitter, il senatore del Pd si è poi difeso dicendo di non essere stato capito: "Per favore leggere tutti, l'emendamento è riferito a cicli adibiti a trasporto di merci o persone per attività commerciali: la sicurezza è la priorità!". Ma la spiegazione non sembra convincente dato che parla di "biciclette e veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone". Insomma, tutte le biciclette.

Da Parigi, al via la Cop21 - La diretta streaming qui su #info5stelle





Il presidente François Hollande a Le Bourget per accogliere gli oltre 150 capi di Stato e di governo giunti per la conferenza sul clima, Cop21

 

 

Ecco perché #Renzi vuole disperatamente queste tre Persone al #CSM






Fonte Dagospia 

 









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Domani in Aula voto numero 29 per eleggere tre giudici costituzionali e si rischia una nuova fumata nera. In realtà i grillini sarebbero pronti a trattare se Forza Italia sostituisse Francesco Paolo Sisto con il referendario Giovanni Guzzetta e se il Pd cambiasse Barbera con Massimo Luciani. I rischi giudiziari dello schifaniano Pitruzzella…

 

 

 

 

Ugo Magri per “la Stampa

Se Renzi si accontentasse di un pari, o di vincere senza esagerare, domani il Parlamento metterebbe la parola fine al tormentone della Consulta, e non rischieremmo la fumata nera numero 29 sui tre giudici ancora da eleggere. Per evitarla, basterebbe che il premier venisse a patti coi Cinque Stelle, i quali stavolta sembrano disposti ad aggiungere i loro 130 voti in cambio di qualche compromesso.

renzi a cernobbio con la boschi ni  
renzi a cernobbio con la boschi 

Darebbero certamente l' ok nel caso in cui, per esempio, al posto di Augusto Barbera il Pd proponesse il costituzionalista Massimo Luciani (che molto piace alla minoranza bersaniana e, per questo, un po' meno al premier). Idem i grillini ci starebbero se Forza Italia spingesse avanti il referendario Giovanni Guzzetta anziché Francesco Paolo Sisto.


Il quale nell'ottica pentastellata ha l' handicap di aver difeso da avvocato, insieme con innocenti e fior di delinquenti, un «babau» come Verdini. Per parte loro i grillini vorrebbero il professor Franco Modugno, su cui domani potrebbe convergere Sel. Ma, a quanto risulta, Renzi non intende minimamente venire a patti.

renzi e berlusconi italicum 
  renzi e berlusconi italicum

La vera posta Il premier ha urgenza di mettere in sicurezza la Corte costituzionale, dove presto si discuterà di «Italicum», e nessuno sa quale sarebbe la sorte di questa legge così fondamentale nella strategia del premier se alla Corte venissero elette figure del tutto prive di cordone ombelicale. L' esito sarebbe incerto perfino nel caso in cui Renzi si limitasse a vincere per 2 a 1, due nuovi giudici disposti a votare la costituzionalità della riforma, e uno solo contrario (Modugno). Ecco perché Renzi tenterà quella che dal suo punto di vista è una mossa quasi obbligata: prosciugare l' area del dissenso parlamentare e portare a casa i tre nomi già bocciati nella scorsa votazione.

AUGUSTO BARBERA 
  AUGUSTO BARBERA

In base ai riscontri di Palazzo Chigi, tanto Barbera quanto Sisto sono pro «Italicum» alla pari del candidato centrista Pitruzzella. Dunque meritevoli di riprovarci anche a costo di fare fiasco daccapo.

FRANCESCO PAOLO SISTO E LE SUE BUFFE SCIARPE  
FRANCESCO PAOLO SISTO E LE SUE BUFFE SCIARPE

Peccato che domani sia la data meno adatta per tentare l'affondo, in quanto tra 4 giorni a Catania il Gip deciderà se rinviare o meno a giudizio Pitruzzella (è una vicenda su cui i pm avevano già chiesto l' archiviazione). Con questa spada di Damocle, è improbabile che l' attuale presidente dell' Antitrust possa farcela: già gli mancavano 79 voti per superare la soglia dei due terzi, figurarsi adesso. Per poterci riprovare, Pitruzzella avrebbe bisogno prima di essere scagionato, dunque di attendere il suo verdetto.

francesco paolo sisto nancy dell olio  
francesco paolo sisto nancy dell olio

Ma siccome la votazione sulla Consulta è fissata per le 13 di domani, è possibile che i sostenitori di Pitruzzella si astengano sugli altri due candidati per non farlo restare indietro da solo. Magari saranno qualche decina al massimo, ma rischiano di essere letali anche per Barbera e per Sisto.

Giovanni Pitruzzella  
Giovanni Pitruzzella

Il gap verrebbe forse colmato se la Lega scendesse in campo e sostenesse i tre. In cambio il Carroccio chiede la nomina dell' ex senatore Leo alla Corte dei conti. Sono in corso trattative «ad hoc». I renziani tentano di riportare all' ovile pure quella cinquantina di parlamentari che hanno sostenuto Piepoli in parte per protesta (nessuno li aveva consultati), in parte perché vorrebbero in cambio una poltrona di governo. Anche qui, le trattative sono brutali.

MASSIMO LUCIANI  
MASSIMO LUCIANI

Ma Brunetta, capogruppo «azzurro», si stupisce «dello stupore che manifestano le anime belle. In tempi di compromesso furono eletti alla Consulta anche personaggi che non ne avevano titolo. Nei tempi grami attuali, tutto diventa più complicato...».

lapresse giovanni guzzetta 
lapresse giovanni guzzetta

Questa è La Verità Cittadini su Aamps Livorno il Pd teme i libri in tribunale.


 

 

 

Fonte http://iltirreno.gelocal.it

 

 

 

 

 

 

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LIVORNO. "Quella di A.AM.P.S., azienda della gestione rifiuti di proprietà del Comune di Livorno, una pentola che non deve essere scoperchiata e in molti nel Pd non dormono sonni tranquilli di fronte alla prospettiva di portare i libri contabili in tribunale".

 

È  quanto si legge nel blog di Beppe Grillo riguardo alla decisione della giunta del sindaco Cinquestelle, Filippo Nogarin, di chiedere il concordato preventivo. La decisione ha già causato reazioni e i dipendenti sono in stato di agitazione. "Il Pd a Livorno non si è preoccupato di riscuotere la tariffa rifiuti per anni, tanto a tenerla in vita c'erano le banche, come il Monte dei Paschi di Siena - si legge nel blog di Grillo - Istituti di credito che, col M5S ad amministrare, hanno chiuso i rubinetti. Per questo l'amministrazione 5 Stelle ha ereditato dal Pd 42 milioni di euro di debiti".

 "Il sindaco Nogarin aveva due opzioni - spiega ancora il blog -: ricapitalizzare l'azienda, sottraendo al bilancio quasi 11 milioni di euro di qui a fine 2016, gravando così sui servizi essenziali tagliando in maniera pesante, anche da un punto di vista occupazionale - e così chi l'ha messa in ginocchio l'avrebbe passata liscia", oppure "in alternativa, avviare un concordato preventivo in continuità, capace di risanare l'azienda attraverso l'intervento dei commissari e garantendo al massimo i creditori, i posti di lavoro di tutti gli operai e i loro stipendi". "Si è puntato sulla seconda opzione - conclude il blog - non gravare sui cittadini, tutelare gli operai e far emergere le responsabilità della precedente amministrazione Pd. Qualcuno forse farebbe meglio ad andarsi a costituire".

Pubblichiamo la Verità sulla sicurezza contro il Terrorismo. Il decreto anti-Isis di Renzi è tutto un bluff




Fonte laNotiziaGiornale.it

 

 

 

 

 

 

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di Carmine Gazzanni

 

A leggere alcuni passaggi del discorso che Matteo Renzi ha tenuto martedì scorso per lanciare il decreto antiterrorismo, non si può che applaudire: “Occorre una risposta che non sia soltanto emotiva – ha detto il premier – Chi crede che le lacrime siano inutili è un robot, non un uomo. Noi abbiamo il dovere di restare umani. Ma asciugate le lacrime, è tempo di reagire”. Un copione perfetto, dalla tinte shakesperiane che toccano al cuore. Ma questa volta non si può biasimare nulla al Presidente tutto tweet e pochi fatti”. Perché questa volta i “fatti” ci sono. Dati alla mano, infatti, il decreto assegna un miliardo alla cultura e un miliardo alla sicurezza, perfettamente bilanciati. Perché “per ogni euro in più investito in sicurezza, ci deve essere un euro in più investito in cultura. Non può esistere una risposta solo securitaria”.

ABRACADABRA RENZI – Peccato però che in realtà il miliardo stanziato da Renzi non aggiunga assolutamente nulla ai fondi stanziati per ordine e sicurezza. Semmai, riduce il danno. Incredibile, si dirà. E invece no. Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna leggere lo stanziamento di un miliardo insieme alle tabelle allegate alla legge di stabilità 2016. Ed ecco che scopriamo l’inghippo. Se infatti il decreto, nel dettaglio, assegna 150 milioni di investimenti in cyber security, 50 milioni per rinnovare la strumentazione delle forze dell’ordine, 500 milioni per la difesa e ulteriori 300 milioni da distribuire a suon di “80 euro” alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, per un totale appunto di un miliardo tondo, i fondi del ministero dell’Interno per il capitolo “Ordine pubblico e sicurezza” sono stati tagliati rispetto al 2015 di ben 491 milioni di euro (come documentato già dal nostro giornale nell’edizione del 10 novembre). Ma non basta. Perché al primo taglio si aggiunge quello che invece peserà sul ministero diretto da Roberta Pinotti. Il capitolo “Difesa e sicurezza del territorio”, infatti, verrà sforbiciato, rispetto al 2015, di ben 864 milioni di euro. I conti sono facili da fare. Tabelle alla mano, per il 2016 avremo a disposizione un miliardo 355 milioni di euro in meno sui capitoli di spesa riguardanti la nostra difesa, la sicurezza e l’ordine pubblico. Esattamente quei capitoli su cui è intervenuto Matteo Renzi con il decreto antiterrorismo di martedì. Che, dunque, limita il danno ma non sana assolutamente nulla. Non ci resteranno nemmeno le briciole, ma un buco solo in parte risanato rispetto al 2015. Perché resterà, a conti fatti, una sforbiciata di 355 milioni di euro.

ANNI BUI – Insomma, la realtà è notevolmente differente da com’è stata presentata dal premier in conferenza stampa. In questi casi, qualcuno dirà, è bene guardare il bicchiere mezzo pieno: si è limitato il danno tenendo conto anche della minaccia terroristica. Vero. E, forse, converrebbe cercare di essere ottimisti perché se dovessimo guardare, malauguratamente, agli anni avvenire le tabelle disegnano un quadro ancora più fosco. Per quanto riguarda infatti il capitolo “Ordine pubblico e sicurezza”, infatti, scopriamo che, paragonando quanto stanziato per il 2015 a quanto previsto per il 2017, i tagli salgono da 491 a 578 milioni. Se, ancora paragoniamo il fondo di quest’anno con quello del 2018, ecco che la mannaia tocca quota addirittura 627 milioni di euro. Una disastro, insomma. Stesso discorso anche per quanto riguarda il capitolo “Difesa e sicurezza del territorio”. Rispetto al 2015, nel 2017 i tagli toccheranno quota 913 milioni, mentre nel 2018 969 milioni di euro. Ecco, allora, che il miliardo sbandierato da Renzi come un surplus stanziato giustappunto per il pericolo terrorismo, impallidisce, si rimpiccolisce. E si presenta per quello che è: una toppa. Troppo piccola per coprire un buco che negli anni si è via via accresciuto e che, conti alla mano, anche questo Governo tende ad accrescere.

Tw: @CarmineGazzanni

Questo è il Governo delle Supercazzole Smascherato dal #M5S

News: la puntata di Milena Gabanelli sui Giudici apre il Vaso di Pandora!!



Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

 

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Milena Gabanelli prende la mira: cambia il bersaglio, questa volta nel mirino di Report ci sono i giudici. Una scelta rischiosa, quella che contraddistingue la puntata di domenica 29 novembre. Né Moncler né politica, Milena punta il dito contro le toghe, contro chi conduce inchieste e processi. Una puntata attesa, curata da Claudia Di Pasquale, dal titolo La giusta causa: sul banco degli imputati, come detto, ci finiscono i giudici, i pm, i consiglieri di Cassazione, i presidenti di sezione della Suprema Corte, laici e togati, del Consiglio superiore della magistratura.

Paradossi - Un terreno scivoloso, soprattutto se percorso in Rai, la tv pubblica, che tra poche ore si avventurerà in un campo minato: sentenze paradossali e contraddittorie, dati che mettono in evidenza la scarsa efficienza degli uffici giudiziari, si parlerà poi di correnti e di "fulminei" scatti di carriera ai vertici di procure e tribunali. Tra le sentenze paradossali che verranno trattate, quella di un dipendente di Auchan reintegrato anche se lavorava in nero; la cardiologa milanese reintegrata anche se in malati; il conduttore Rai, sempre reintegrato, anche se aveva cercato di assumere la moglie in trasmissione. Il punto messo in evidenza da Report è che, sui licenziamenti, al netto del Jobs Act la Cassazione può decidere tutto e il contrario di tutto.

Record - L'Italia, per inciso, è campionessa di ricorsi in Cassazione. Un dato, emblematico: nel Belpaese ne vengono presentati 100mila all'anno, contro i 100 della Gran Bretagna. Dunque la Gabanelli tenterà di comprendere come sono organizzati gli uffici giudiziari del nostro Paese, entrando nel cuore del Csm, andando a "pizzicare" alcuni dei consiglieri in carica". La Gabanelli, dunque, va a "toccare" i giudici. Una decisione pericolosa.

Sicilia il Fallimento di #Crocetta, fondi Ue spesi in sagre e presepi. Bruxelles blocca rimborsi per 70 milioni di Euro



Fonte Fattoquotidiano

 

 

 

 

 

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Il carnevale di Termini Imerese e quello di Sciacca, la festa di Sant’Agata a Catania e la processione dei Misteri a Trapani, il presepe vivente di Agira e il convegno di studi pirandelliani ad Agrigento, un curiosissimo festival del Paesaggio e persino una kermesse musicale dal nome quasi equivoco: Palermo non scema. Sono solo alcuni degli eventi che la Sicilia ha finanziato con i fondi europei per il turismo, quelli previsti dai Fesr (fondi europei sviluppo regionale) 2007-2013. Novantacinque milioni di euro, messi a disposizione da Bruxelles per le manifestazioni di grande richiamo turistico, ovvero quella misura ideata dall’Ue per dotare le Regioni meno ricche di infrastrutture culturali e territoriali. Denaro che la Regione Siciliana ha quasi totalmente impegnato per cofinanziare fiere, sagre, e piccoli eventi locali, magari sponsorizzati dai vari deputati regionali, desiderosi di foraggiare i loro feudi elettorali. Con il risultato che adesso l’Unione Europea non intende erogare i fondi già impegnati dall’isola in piccole feste che di “grande richiamo turistico” non hanno nulla.

Un vero guaio dato che nell’ultimo rapporto di esecuzione sui fondi si legge che “risultano finanziate 209 operazioni con un impegno complessivo pari a euro 95.596.965,18 e pagamenti effettuati per euro 71.620.309,98, non ancora certificati. Occorre tuttavia segnalare che dai controlli eseguiti nell’anno di riferimento si evidenzia un’esigua percentuale di spesa certificabile”. In pratica le storicamente languide casse della Regione Siciliana, sempre a un passo dal default, adesso dovranno trovare altri 70 milioni di euro, e cioè i fondi europei sperperati malamente, che Bruxelles non intende più inviare a Palermo.

Una notizia emersa già il 24 luglio 2015, a margine del comitato di sorveglianza dei Fesr andato in onda a Palermo: “Il responsabile del dipartimento Turismo – si leggeva nel documento finale – afferma che il livello di spesa previsto è diminuito a causa delle problematiche inerenti la linea Grandi eventi, di cui è stata effettuata la sterilizzazione”. Nata come l’ennesima etichetta per rilanciare il turismo in Sicilia, la locuzione Grandi eventi era stata subito presa in prestito dalla magistratura, che così aveva ribattezzato l’inchiesta sul project manager Fausto Giacchetto, considerato il regista di un’operazione criminale che riusciva a orientare i fondi europei. In pratica dalla Regione, dopo aver fatto bandi, selezioni dei progetti e pagamenti, quest’estate annunciavano la “sterilizzazione”: abbiamo scherzato, scusateci tanto. Sul terreno rimanevano gli otto milioni elargiti al Sicilian open, un torneo di golf tutto siculo, i cinque milioni per i mondiali di scherma, il milione e trecentomila euro per il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, fino ai nove milioni di euro del circuito del Mito, una grossa manifestazione ideata quando l’assessorato al Turismo era guidato da Daniele Tranchida e Nino Strano, l’uomo che conquistò notorietà nazionale quando mangiò una fetta di mortadella al Senato per festeggiare la caduta del governo Prodi.

Ma non solo. Perché nel mirino degli ispettori Ue, adesso ci sono anche tutta una serie di contributi minori: come i 43mila euro erogati per la sagra del Taratà a Casteltermini (una specie di danza folcloristica di guerrieri armati), i 146mila euro per il Raid dell’Etna, i 162mila euro per il presepe di Custonaci, e i 67mila per il palio dei Normanni di Piazza Armerina, che sarebbe poi un’annuale rappresentazione in costume. La lista continua con i 213mila euro per i teatri di Pietra di Calascibetta, i 70mila per il giro podistico di Castelbuono, i 55mila erogati al premio Pitré, i 45mila euro elargiti per i riti delle settimana santa di Enna, fino ad arrivare alla somma di 315mila euro con cui la Regione ha finanziato la Scala illuminata messa in piedi ogni anno a Caltagirone: sarà pure “uno spettacolo di memorabile suggestione”, come recita il sito web dedicato, ma si tratta pur sempre di un evento previsto per la festa del santo patrono del comune calatino. “Nella maggior parte dei casi, la promozione territoriale è stata intesa in senso unidirezionale, come insieme disomogeneo e frammentato di attività sporadiche di tipo tradizionale gestite in prevalenza da enti pubblici: eventi, campagne di comunicazioni, brochure, fiere, educational, senza una visione territoriale strategica unitaria”, scrive la commissione Europea.

Come dire che, con tutta la buona volontà, i soldi erogati da Bruxelles sono andati a finanziare piccoli eventi locali, in certi casi quasi sagre di paese, lontanissime dalla grande attrazione turistica, prevista dai bandi Ue. “I soldi pubblici sono andati a pioggia a finanziare eventi nei feudi dei politici di turno, mentre dovevano servire a generare uno sviluppo turistico strutturale, come dice la parola stessa si chiamano fondi strutturali e non fondi per le sagre di paese: la politica siciliana è incapace sia a programmare che a farlo secondo legalità”, attacca l’europarlamentare del M5S Ignazio Corrao, mentre tra i ranghi del governo Crocetta, esente da colpe dirette per i fondi in questione, si prova a trovare una situazione, nonostante i continui cambi al vertice del settore Turismo (quattro assessori in tre anni) rendano tutto più complesso.

Nel frattempo, il rischio è che il problema dei fondi Ue già spesi ma poi non erogati da Bruxelles si espanda a macchia d’olio: non solo alle altre regioni italiane, ma anche nei prossimi anni. Per evitare che si verifichi nuovamente una situazione simile, infatti, i nuovi accordi tra le regioni e Bruxelles vietano di utilizzare i fondi del Turismo per cofinanziare eventi di enti pubblici minori. Nonostante tutto, quest’estate la commissione Europea aveva nuovamente attaccato la Sicilia. “Si ricorda che, in base alle disposizioni contenute nell’accordo di partenariato, il Fesr non può cofinanziare gli eventi”. Insomma, mentre affiorano i primi problemi relativi all’utilizzo dei contributi 2007/2013, la commissione Europea si è già accorta che la Regione Sicilia rischia un utilizzo distorto anche della prossima tranche di fondi.

Twitter: @pipitone87

Nuovo Sondaggio Politico: Ormai Gli Italiani non Credono Più in Renzi al ballottaggio Vincerebbe #M5S





Fonte Liberoquotidiano 

 

 

 

 

 

 

 

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"Maledetto Italicum". Matteo renzi deve avere un diavolo per capello, in queste settimane, pensando alla legge elettorale che ha tanto faticosamente fatto approvare dal parlamento. L'Italicum, quello che prevede un ballottaggio, e quindi un secondo turno elettorale, qualora nessuna delle liste raggiunga al primo turno il 40% in grado di garantirle il premio di maggioranza. E proprio lì sta l'inghippo. Perchè al promo turno il Partito democratico non avrebbe rivali. Secondo un sondaggio Cise-Sole 24Ore apparso oggi sul quotidiano della Confindustria, ma anche secondo tutti gli altri sondaggi fin qui realizzati, il partito del premier avrebbe almeno cinque punti di vantaggio sul Movimento 5 Stelle: 35,6% contro 30,8% secondo Il Sole. Altri sondaggi danno il Pd leggermente più basso e i 5 Stelle a metà strada intorno al 25%. Ma il problema sorgerebbe, appunto, incaso di ballottaggio per Renzi e compagni. Come giù pronosticato qualche settimana fa da una rilevazione Emg per il Tg di Mentana su La7, anche il sondaggio Cise non dà scampo al Pd: alla domanda "Al ballottaggio tra il Pd di Renzi e il M5S, per chi voterebbe?", il 51,5% degli intervistati ha risposto M5S contro il 48,5 per il Pd. Percentuali analoghe aveva dato il sondaggio Emg, col divario che, oltretutto, in due rilevazioni a distanza di un paio di settimana, si allargava a favore dei grillini.

domenica 29 novembre 2015

Succede Ieri a Pomigliano, la denuncia di un militante #M5S: «Aggredito da supporter del sindaco»







 Fonte ilmattino.it

 

 

 

 

 

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Pomigliano. Il leader del Movimento Cinque Stelle di Pomigliano, Dario De Falco, ha annunciato che il gruppo formato da quattro consiglieri pentastellati non si siederà più in consiglio comunale «almeno fino a quando a Pomigliano non sarà ripristinato l'ordine democratico in un contesto caratterizzato attualmente da continue intimidazioni da parte del sindaco Russo e dei suoi sostenitori ai danni degli esponenti del Movimento».

L'annuncio dell' «Aventino» segue di poche ore la denuncia ai carabinieri firmata nel tardo pomeriggio dal giovane consigliere comunale penstallato del comune di Casalnuovo, Christian Cerbone, giunto oggi ad assistere al consiglio comunale di Pomigliano.

Cerbone racconta di essere stato picchiato davanti al portone del consiglio comunale da un supporter del sindaco. «Sono venuto ad assistere al consiglio comunale di Pomigliano d'Arco - scrive - e sono stato aggredito da un supporter del sindaco di Pomigliano. Tutto è nato quando il sindaco ha chiamato «imbecille» il consigliere del Movimento Cinque Stelle Salvatore Cioffi ed un uomo in platea ha iniziato ad inveire contro i consiglieri del M5S che chiedevano al presidente di richiamare il sindaco».

«I consiglieri M5S hanno poi chiesto ed ottenuto l'allontanamento dall'aula dell'uomo. Il presidente del Consiglio a quel punto ha sospeso la seduta per 10 minuti. Ero seduto in platea - prosegue Cerbone e mi sono allontanato, ero all'ingresso del consiglio comunale, e sono stato avvicinato dallo stesso uomo allontanato dalla Polizia Locale che, dopo, mi hanno detto essere un supporter del sindaco; costui mi ha chiesto agitato chi fossi. Alla mia risposta “Sono un consigliere comunale del M5S di Casalnuovo” ha risposto “E tuornatenn' a Casalnuovo” e mi ha dato un forte schiaffone».

De Falco chiede un incontro con il prefetto Gerarda Pantalone allo scopo di «far ripristinare la democrazia in un consiglio in cui costantemente gli esponenti del Movimento sono minacciati, offesi e ora addiritttura aggrediti fisicamente».

Netturbini in rivolta contro Nogarin e M5S " Vi Spiego io Come stanno i fatti i Giornali non Raccontano Tutta la Verità Leggete e Giudicate voi cittadini Livornesi "



Fonte articolo la Pagina Facebbok del sindaco Nogarin













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Per amministrare ci vuole coraggio e determinazione. Per questo stasera abbiamo deciso di avviare la procedura di concordato preventivo in continuità per Aamps. Una scelta difficile ma necessaria per evitare alla città una manovra lacrime e sangue che avrebbe comportato il taglio di servizi essenziali, dal sociale, alla scuole, ai trasporti, nonché ulteriori perdite dei posti di lavoro. Abbiamo scelto invece di sanare l'azienda, salvaguardare i suoi lavoratori, i suoi creditori e il servizio pubblico essenziale dell'igiene ambientale.
Una scelta che solo chi è slegato dai poteri forti, dalle banche, poteva compiere. Un scelta che solo chi non ha "debiti elettorali" poteva fare.
Infine un ringraziamento veramente sentito al Pd, "amico" degli evasori, per averci consegnato un'azienda con 26 mlioni di crediti non riscossi e un progetto di un nuovo inceneritore già fuorilegge. Per 20 anni hanno fatto di questa azienda il proprio manipolo invece di svilupparla per quello che è: un'azienda che fornisce un servizio pubblico valorizzando la forza lavoro e le buone pratiche.
Da domani saremo al lavoro per riconsegnare alla città di Livorno una società efficiente e buona.
In alto i cuori.

 

 

Questa notizia non l'avvedrete mai Comparire nei Tg Nazionali Ecco cosa hanno Scoperto quelli di #M5S a Palermo



Fonte Ansa.it













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(ANSA) - PALERMO, 28 NOV - Due, cinque, dieci minuti. E anche meno. A un consigliere, se bisogna prestare fede all'orario riportato nel verbale, sarebbe bastato appena un giro della lancetta grande dell'orologio per maturare il diritto di portare a casa un pesante gettone di presenza da 156 euro. Lo afferma un studio condotto dal M5s. "Benvenuti alle commissioni-bancomat del Comune di Palermo, che (assieme alle sedute del consiglio comunale) nel 2013 hanno elargito gettoni per 1.773.672 euro.
    Più che in tutta Italia".

GIÀ HANNO LA SCUSA PRONTA RENZI È IL MINISTRO PADOAN SE NON CRESCIAMO LA COLPA E DELL'IS



Fonte corriere.it

 

 

 

 

 

 

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«Lo 0,9% è una previsione, c’è il rischio di doverla rivedere. ma al momento non abbiamo elementi concreti. Chiediamo flessibilità alla Ue sulle emergenze. Se non arriverà ci adegueremo»

 

Ministro Pier Calo Padoan, la paura del terrorismo avrà effetti anche sull’economia? Ci dobbiamo aspettare una ripresa più debole del previsto?

 

 

«La fiducia delle famiglie e delle imprese è un elemento essenziale per l’andamento dell’economia. Ed è molto importante, come ci ha appena detto l’Istat, che questo dato sia in crescita».

Quel dato, però, era stato rilevato prima degli attentati di Parigi. Oggi sarebbe ben diverso, non crede?

«Certo, il clima seguito ai terribili fatti di Parigi è negativo e questo potrà avere effetti sulla ripresa. Ma gli italiani hanno la corretta percezione che stiamo uscendo dalla crisi. E questo conta molto, sia per la fiducia sia per l’economia».

L’obiettivo per il 2015 resta una crescita dello 0,9% del Pil, il prodotto interno lordo?

«Non è un obiettivo, è una previsione. E quando si fa una previsione c’è sempre il rischio di doverla rivedere al rialzo o al ribasso. Non dimentichiamoci che influisce anche un rallentamento delle economie di altri Paesi, cominciato ben prima degli attentati».

Quindi la crescita dello 0,9%, indicata dal governo nel Def, non ci sarà?

«Non ho detto questo. Degli effetti sono possibili ma al momento non abbiamo elementi concreti che ci inducano a rivedere quella cifra. E poi bisogna tener conto anche delle misure di reazione decise dal governo, con i 2 miliardi sugli interventi per la sicurezza e la cultura».

Buona parte della ripresa di quest’estate era stata trainata dal turismo. Difficile sperare che in quel settore non ci siano conseguenze.

«Non è detto. Sta cominciando la stagione sciistica, e le previsioni mi sembrano ottime».

A Roma sta per cominciare il Giubileo. Turisti non ce ne sono, i ristoranti sono vuoti.

«Staremo a vedere».

Ma lei, personalmente, ha paura che accada qualcosa, ha cambiato abitudini?
«Le mie abitudini sono cambiate, molto cambiate, da quando sono diventato ministro. Ma le voglio dire una cosa: a Parigi ho vissuto per sette anni, quando lavoravo all’Ocse. Le immagini che ho visto alla tv mi hanno colpito parecchio, perché quelle strade le conosco bene. Se abitassi ancora a Parigi non cambierei il mio stile di vita nemmeno di una virgola, perché quello sarebbe il primo segno di cedimento al terrorismo».

E in Italia, a Roma?

«Tanto meno».

Lei citava prima i 2 miliardi per sicurezza e la cultura. In realtà l’impegno di quelle risorse è condizionato al via libera dell’Unione europea sulla famosa flessibilità. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, dice che dall’Italia arrivano «troppe richieste di flessibilità». Non proprio un bel segnale.

«Noi non chiediamo nulla che non sia già previsto dalle regole sulla flessibilità che parlano di investimenti e di circostanze eccezionali, come i migranti e il terrorismo. È vero che sulle clausole di flessibilità l’Italia ha chiesto più degli altri Paesi. Non perché siamo indisciplinati ma perché gli altri Paesi non hanno le stesse condizioni di eligibilità, cioè di accesso, per queste clausole. Sono cose che lo stesso Dijsselbloem conosce bene: erano scritte nello statement proprio dell’Eurogruppo, di cui è presidente».

Ma cosa succederà se Bruxelles dovesse dire no?
«Ci adegueremmo alle regole, come abbiamo sempre fatto».

Nessuno sfondamento del tetto del 3% sul deficit/Pil?

«No, il deficit continuerà a scendere e da qui a primavera l’Italia dimostrerà che ci sono tutti i requisiti per il via libera. Non ci sarà nessuna procedura d’infrazione, non siamo mica andati allo sbaraglio».

Bad bank, e il decreto di domenica scorsa per salvare le quattro banche vicine al fallimento per i crediti in sofferenza, cioè difficili da riscuotere. Gli istituti riaprono ma azionisti e obbligazionisti hanno perso tutto. Possono sperare in qualcosa?

«Abbiamo anticipato le procedure di risoluzione bancaria che saranno introdotte dal primo gennaio. In questo modo è stato possibile proteggere chi aveva depositato i soldi presso quei quattro istituti».

Resta il fatto che la Germania ha usato direttamente una grande quantità di denaro pubblico per salvare le sue banche senza incorrere nell’accusa di aiuti di Stato.

«Sì, 247 miliardi di euro. Ma l’ha fatto quando questo era possibile, prima del 2013. Quando questo governo ha cercato di rafforzare il regime di protezione del sistema bancario le regole non lo consentivano più».

Considerando tutte le banche le sofferenze sfiorano i 200 miliardi. Ci sarà una o più bad bank per tutto il sistema?

«Qualcosa si sta già muovendo. Le grandi banche hanno avviato i loro meccanismi di cessione delle sofferenze ai fondi interessati. Abbiamo accelerato i tempi per la soluzione dei crediti e messo fine al problema dei crediti d’imposta nei confronti della pubblica amministrazione. Quello che manca è un’eventuale garanzia per agevolare lo scambio sul mercato dei cosiddetti crediti non performanti».

Interverrà la Cassa depositi e prestiti ed è in arrivo un decreto entro dicembre?

«Ci sono varie ipotesi. Ma non decideremo entro la fine dell’anno: prima c’è da guidare in porto la legge di Stabilità».

Ecco, uno dei nodi ancora da sciogliere è il piano per il Sud. Ci sarà? E che misure prevede?

«Ci sarà e sul tavolo ci sono tre ipotesi. Il credito d’imposta per gli investimenti che ha il vantaggio di essere automatico, cioè non ha bisogno di essere notificato a Bruxelles. L’estensione dello sconto sui contributi per il lavoro, che invece a Bruxelles va notificato e questo potrebbe allungare i tempi. E poi il super ammortamento, cioè lo sconto fiscale per chi investe nella propria azienda, che al Sud potrebbe essere ancora più forte».

Preferisce la prima ipotesi?

«Non esiste la misura ideale. Tutte hanno vantaggi e svantaggi. L’importante è che producano effetti strutturali».

E le pensioni? Renzi ha detto che l’anno prossimo si tornerà a parlare di flessibilità. Lei è favorevole o contrario al fatto che un lavoratore vada in pensione prima accettando un assegno più basso?

«Il nostro sistema pensionistico è molto solido. Si può migliorare e io sono aperto a ogni discussione. Ma stiamo attenti a non indebolirlo anche perché il nostro debito pubblico, come ci ricordano ogni cinque minuti, è molto elevato, anche se comincia a scendere dal 2016».

Per diminuirlo siete pronti anche alla privatizzazione delle Ferrovie. Quanto contate di incassare?

«Impossibile dirlo oggi. Ma, oltre a quelli sul debito pubblico, ci sono almeno altri due benefici che verranno dall’operazione: esporre il management alle pressioni della concorrenza con vantaggi per gli utilizzatori e ridurre i trasferimenti da parte dello Stato perché l’azienda potrà finanziarsi sul mercato».

La rete verrà scorporata?

«La proprietà delle rete resterà pubblica, su questo c’è totale accordo. Altra cosa è la gestione della rete: ci stiamo ancora ragionando. Ma in ogni caso è chiaro che sulla rete ci deve essere competizione».

Ha fatto discutere la frase del suo collega Poletti: l’orario di lavoro è un attrezzo vecchio. Lei è d’accordo?


«Detto così può sembrare fuori luogo. Ma leggendo tutta la frase, e conoscendo Giuliano, sono d’accordo con lui. L’orario di lavoro rimane una variabile importante ma non è più l’unica, nemmeno per un Paese manifatturiero come il nostro, dove però continua a crescere l’importanza dei servizi e quella che chiamiamo l’economia della conoscenza. Introdurre strumenti di misurazione della produttività non serve a punire il lavoratore. Al contrario, serve a trasformare la produttività in qualcosa che finisce nelle tasche del lavoratore».

Dopo tutti gli Scandali, La grande fuga dal #Pd: -62% di iscritti in pochi anni



Fonte ilGiornale.it

 

 

 

 

 

 

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Renzi è al governo ma il suo partito non gode di buona salute. Stavolta non parliamo di sondaggi, che lasciano il tempo che trovano dal momento che i numeri davvero importanti sono quelli che escono dalle urne.



Il Pd è in forte crisi a livello di iscritti: è passato dai circa 800mila ai tempi in cui il segretario era Bersani, nel 2012, scesi poi mai al di sotto di quota 500mila, ai trecentomila di oggi, secondo la stima della segreteria del Nazareno (al massimo 350mila), con l'obiettivo di non scendere sotto quella che ormai viene vista come una soglia di sopravvivenza. Un calo netto di mezzo milione di iscritti, pari al 62%. E il calo, nell'era Renzi, prosegue in modo vistoso: basti tenere conto del fatto che quando il politico toscano divenne segretario, nel 2014, il suo partito contava circa 360mila tesserati.


Il quotidiano Repubblica in un'inchiesta evidenzia quella che appare, a tutti gli effetti, un crollo degli iscritti. Nel titolo si legge "Pd, militanza in fuga: chiude un terzo dei circoli, allarme regioni rosse". La situazione, in effetti, sembra più grave del previsto in quelle regioni che un tempo erano le roccaforti rosse, Toscana ed Emilia Romagna in primis. Nella sezione "Pisanova Berlinguer", un tempo la più grande di Pisa, dai 350 iscritti del 2014 oggi si contano a malapena 30 iscritti: un vero e proprio tracollo. A Roma, anche per gli scandali legati a Mafia Capitale (ma non solo), sono stati chiusi 35 circoli su 110. In Emilia Romagna, invece, le sedi sono passate da 700 a 640. Ai tempi di Bersani erano quasi 7mila i circoli. Ora è già tanto se si arriva a 4500.
Dalla segreteria Pd provano a minimizzare:"Non si tratta di disaffezione - osserva il vicesegretario Lorenzo Guerini - siamo noi che stiamo razionalizzando il quadro. Non è solo questione di costi, anzi. Se c’è un circolo con tre iscritti, magari lo facciamo fondere con quello del paese vicino. A me interessa che quei tre militanti possano partecipare, riunirsi e discutere di politica". Insomma, i circoli chiudono, gli iscritti crollano ma il partito dice che va bene così, non c'è problema.
Ma Renzi che fa? Per il 5-6 dicembre ha in programma una due giorni per rilanciare la mobilitazione. Lo strumento? I gazebo nelle piazze italiane per dire a tutti "Italia coraggio". Difficile che questo porti nuovi iscritti, però l'obiettivo del premier è smuovere le acque e far vedere che il governo ha una base che lo sostiene. Per discutere di politica basta la Leopolda, in programma, come sempre, a Firenze, quest'anno dall'11 al 13 dicembre. Vedremo come andranno le cose per la kermesse renziana. Il partito, però, è un'altra cosa.

sabato 28 novembre 2015

Renzi dice che non ha aumentato le Tasse Peccato che siano solo #Balle!!



Fonte huffingtonpost.it

 

 

 

 

 

 

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Quest'anno la tredicesima verrà impiegata "per pagare gli aumenti iniziati a gennaio 2015 con le tariffe autostradali, benzina, bolli, tasse, Tasi, Imu seconda casa e accise. Con il risultato di ridurre dell'85,2% l'agognata gratifica natalizia". Lo denunciano Adusbef e Federconsumatori in una nota riportata da AdnKronos, calcolando che "nel rincorrersi dei pagamenti da effettuare entro il 31 dicembre, dei 34,4 miliardi di euro di tredicesime che verranno pagate quest'anno, resterà nelle tasche di lavoratori e pensionati il 14,8%, ossia 5,2 miliardi, con un aumento di 2 miliardi sul 2014".

Le due associazioni prevedono un lieve miglioramento sul fronte Rc auto, la cui spesa passerà da 5,5 a 5,2 mld di euro (-5,4%). Migliorerà anche il capitolo del canone Rai, -2 miliardi di spesa che, ricordano però, "non verrà pagata in unica soluzione, ma rateizzata nelle bollette elettriche, con la presunzione che ogni utente che abbia la luce in casa, debba per forza avere una Tv".

Migliora anche il fronte dei mutui casa, la cui caduta dei tassi di interesse porterà un risparmio del 4,9%, con oneri passati da 4,1 a 3,9 miliardi di euro. Mentre resteranno invariati i costi dei bolli auto/moto (4,1 mld) e delle bollette delle utenze (7,6 mld), aumentano le spese per l'Imu (+16,7%, da 1,8 a 2,0 mld) e la seconda rata della Tasi, (+10%, da 2 a 2,2 mld). Alla fine, per scopi "più piacevoli" resteranno 5,2 miliardi di euro, il 14,8%.

Adusbef e Federconsumatori, conclude la nota, "invitano il governo ad un ravvedimento operoso, sia nella riduzione del debito pubblico (un macigno di 2.191 miliardi di euro a settembre 2015) con la vendita di oro e riserve di Bankitalia, che nei tagli a sperperi e sprechi pubblici, destinando tali risparmi a ricerca ed innovazione".

E MO SO CAZZI: ORA IL MINISTRO ALFANO TREMA PER IL CASO SHALABAYEVA


FONTE DAGOSPIA
















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1. "I POLIZIOTTI SAPEVANO E LA GIUDICE LI COPRÌ" - CASO SHALABAYEVA, LA MAGISTRATA AL TELEFONO: "NON HO SPUTTANATO NESSUNO"
Marco Lillo per ''il Fatto Quotidiano''

"I" je intercettazioni telefoniche inguaiano il giudice che ha deciso di non liberare Alma Shalabayeva, dopo il blitz di Polizia del maggio 2013 nella sua villa di Casal Palocco. "I panni sporchi si lavano in famiglia" e poi "mi avrebbero schiacciato ho fatto pippa..

shalabayeva - bonino 

  shalabayeva - bonino

non ho sputtanato nessuno..hanno pagato il mio silenzio" sono le frasi che hanno convinto i pm di Perugia a indagare per falso ideologico, oltre che per sequestro, il giudice di pace Stefania Lavore.

 

Per il procuratore capo Luigi de Ficchy e per il procuratore aggiunto Antonella Duchini quando il giudice ha convalidato il trattenimento di Alma Shalabayeva nel Cie di Ponte Galeria stava realizzando un 'passaggio essenziale' per il trasferimento coatto della donna in Kazakistan.

 

Quando ha steso il verbale dell' udienza del 31 maggio 2013 non ha tenuto conto della parole dei difensori della moglie del magnate kazako. I legali le avevano detto che il nome di 'Alma Ayan' era solo una copertura per evitare la caccia del ditattore kazako Narbaev al ricchissimo marito Muktar Ablyazov, allora inseguito da un mandato di cattura internazionale poi eseguito in Francia.

ALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMA 

  ALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMA


La signora circolava in Italia grazie a uno strano passaporto diplomatico della Repubblica Centroafricana a nome Alma Ayan. La Procura capitolina guidata da Giuseppe Pignatone però ha chiuso le indagini contro la presunta vittima del sequestro, cioé Alma Shalabayeva, perché, sulla base di una perizia della Polizia, considera contraffato il passaporto centroafricano.

 

Invece la Procura di Perugia lo considera vero dando credito allo Stato che lo ha emesso. E' evidente che l' indagine contro Shalabayeva (come quella chiusa a maggio 2015 contro l' allora capo del dipartimento immigrazione Maurizio Improta per falso) dovranno ora confluire nel fascicolo di Perugia.


ALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMA  

ALMA SHALABAYEVA TORNA A ROMA

La versione della signora è creduta dai pm di Perugia più di quella della Polizia mentre la Procura di Roma aveva avuto un atteggiamento più salomonico. Nell' udienza davanti al giudice Lavore secondo i pm di Perugia, per esempio, gli avvocati della signora dissero che era stata presentata richiesta di asilo politico e che c' era un 'gravissimo rischio' in caso di rientro forzato. Tra i cinquanta testimoni già sentiti dai pm ci sono anche i tre avvocati della famiglia Shalabayeva presenti quel giorno e un interprete.


mukthar ablyazov figlia alua e alma shalabayeva  

mukthar ablyazov figlia alua e alma shalabayeva

Nonostante la richiesta di asilo, la signora con la piccola figlia Alua fu poi imbarcata su un Avcon Jet, pagato dall'ambasciata kazaka. Negli atti dell' inchiesta ci sono anche le fotografie scattate e consegnate dal pilota che è stato indagato dalle autorità austriache per il sequestro anche se era incolpevole delle scelte del suo committente: il Governo kazako. Le foto documentano gli attimi concitati dell' imbarco della signora Al ma e della piccola Alua. Ora i pm di Perugia stanno pensando di sentire il pilota mediante una rogatoria internazionale.

 

A partire da lunedì sfileranno a Perugia gli otto indagati per dire la loro versione. Oltre al giudice Levore toccherà a Renato Cortese, allora capo della squadra mobile di Roma, famoso per essere l' uomo che ha coordinato con successo la caccia a Bernardo Provenzano.


delegazione di grillini incontra alma shalabayeva  

delegazione di grillini incontra alma shalabayeva

Poi sarà la volta del questore di Rimini Maurizio Improta, allora capo dell' ufficio immigrazione di Roma, poi il capo della sezione contro la criminalità organizzata di Roma, Luca Armeni, e ancora Francesco Stampacchia, commissario capo della squadra mobile di Roma, Vincenzo Tramma, Laura Scipioni e Stefano Leoni, dell' ufficio immigrazione. Cortese, Armeni e Stampacchia sono indagati per omissione di atti di ufficio e falso perché 'fin dal primo pomeriggio del 28 maggio 2013' avrebbero-secondo i pm di Perugia - conosciuto le reali generalità della Shalabayeva, avendo ricevuto dalle autorità kazake una 'nota verbale' corredata di foto e 21 allegati.

Shalabayeva passaporto  

Shalabayeva passaporto


Da quella nota, secondo l' accusa, si capiva che Alma Ayan (nome del passaporto della Repubblica centroafricana) era Alma Shalabayeva. Il dirigente dell' immigrazione, Maurizio Improta, invece, avrebbe saputo con chi aveva a che fare perché - secondo i pm di Perugia - Nurlan Khassen, un funzionario dell' ambasciata kazaka lo avrebbe informato. Accuse tutte da verificare.


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