sabato 31 ottobre 2015

Novembre da incubo: Stangata del Governo Renzi in 15 giorni gli italiani verseranno all'erario 53,5 mld




Fonte tgcom24.mediaset.it/

 

 

 

 

 

 

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- Tra il 16 e il 30 novembre gli italiani verseranno all'erario 53,5 miliardi di euro. Lo calcola la Cgia di Mestre ricordando tutte le scadenze delle prossime settimane come Iva, acconti Irpef, Irap, Ires, addizionali Irpef e ritenute di imposta. La Cgia ricorda poi come, in Italia, il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) superi i 480 miliardi l'anno.

- Tra il 16 e il 30 novembre gli italiani verseranno all'erario 53,5 miliardi di euro. Lo calcola la Cgia di Mestre ricordando tutte le scadenze delle prossime settimane come Iva, acconti Irpef, Irap, Ires, addizionali Irpef e ritenute di imposta. La Cgia ricorda poi come, in Italia, il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) superi i 480 miliardi l'anno.

 

 

 

L'imposta più onerosa da onorare a novembre sarà l'Iva: autonomi e imprese verseranno nelle casse dello Stato 12,3 miliardi di euro. Le società di capitali, inoltre, pagheranno l’acconto Ires che ammonterà a 11,8 miliardi, mentre i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, daranno al Fisco le ritenute per un importo di 10,4 miliardi di euro. Anche l’acconto Irap sarà di tutto rispetto e costerà alle aziende ben 8,4 miliardi di euro, mentre l’acconto Irpef imporrà ai lavoratori autonomi un esborso di 8 miliardi di euro. 

 

Anche il peso dei costi indiretti legati al pagamento delle tasse, sempre secondo la Cgia, "ha ormai assunto dimensioni preoccupanti": "A causa di un sistema fiscale ancora troppo frammentato – segnala Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia - nel nostro Paese sono necessari ben 34 giorni lavorativi per pagare le tasse. In altre parole, tra le code agli sportelli, il tempo perso per recarsi dal commercialista o per compilare moduli, registri e scartoffie varie, le imprese italiane impiegano 269 ore all'anno per onorare gli impegni con il fisco. Una via crucis che, purtroppo, condividiamo con i portoghesi, mentre in tutti gli altri paesi dell’Eurozona la situazione è meno pesante della nostra".

Numeri alla mano, se in Italia e in Portogallo sono necessari 34 giorni di tempo per pagare le imposte, la media dell'area euro è di 20 giorni. Tale soglia scende a 17 in Francia e addirittura a 15 giorni in Olanda.

"Al sistema delle piccole e medie imprese – conclude Zabeo - che costituisce il 99,9% del totale delle aziende presenti in Italia, la burocrazia costa, in termini assoluti, quasi 31 miliardi di euro all’anno. Per la struttura organizzativa delle imprese, tali costi penalizzano di più le piccolissime aziende rispetto a quelle di maggiori dimensioni. Sia chiaro, parte della burocrazia è ineliminabile, utile ed indispensabile; tuttavia è necessario rendere la nostra Pubblica amministrazione più snella, più efficiente e meno costosa".

 

Tutti a #Firenze il Processo #Maiorano vs #Renzi: udienza anticipata al 13 novembre 2015 (Video)




Fonte trend-italia.com/

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Processo Maiorano Renzi che fu rinviato lo scorso giugno al 21 marzo 2016,  è stato anticipato al prossimo 13 novembre 2o15, ore 9, Aula 4 del Tribunale di Firenze. A comunicarlo al signor Maiorano è stata la Procura Generale di Firenze attraverso atto formale che ha accolto la richiesta avanzata dai legali del funzionario del comune di Firenze. L’irragionevole rinvio di un anno era stato stabilito dal giudice Marzia Cacchiani Magni del Tribunale di Firenze. Se il premier non dovesse presentarsi in Aula, dovrà essere obbligatoriamente presente nell’udienza successiva. La seconda udienza si sarebbe dovuta celebrare il 15 giugno scorso. Approfondimento su Trend-Italia.com.

Il processo in questione vede Matteo Renzi, attuale premier, schierato contro Alessandro Maiorano, dipendente comunale, che aveva denunciato l’ex sindaco di Firenze, su alcune presunte spese pazze quando Matteo Renzi era presidente della provincia e successivamente per alcune assunzioni a chiamata diretta compiute sempre dall’attuale premier.

In varie interviste, Alessandro Maiorano aveva accusato Matteo Renzi di avere proceduto a spese per un ammontare di 31 milioni di Euro e nello specifico in: voli intercontinentali, cene, vini, aragoste, donazioni, alberghi, viaggi, bistecche, bagordi vari e tanto altro ancora.

Per queste affermazioni e per l’esibizione di una maglietta con la scritta: Matteo Renzi ha speso 20 milioni di euro da presidente della Provincia pagati dal contribuente, Alessandro Maiorano era stato denunciato da Renzi  per diffamazione. Nel processo Maiorano Renzi, lo stesso Maiorano, rappresentato dall’avvocato Carlo Taormina, avrebbe portato prove e nuovi testimoni da ascoltare. Nel frattempo Matteo Renzi non ha provveduto a costituirsi parte civile a processo e ciò non gli sarà più consentito per avvenuta decadenza dei termini.

 

 

Sondaggio dopo le dimissioni di Marino ecco cosa pensano i Romani se si Votasse!!



Fonte blitzquotidiano.it

 

 

 

 

 

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ROMA – Il disastro Marino appalta Roma al Movimento 5 stelle, almeno secondo i sondaggi dell’Istituto Demopolis. 

 

 

 

 

Se si votasse oggi, dicono i dati del centro diretto da Pietro Vento, il partito di Beppe Grillo otterrebbe il 33% dei voti, doppiando il Pd, che si fermerebbe al 17%. Anche tra i candidati il favorito è Alessandro Di Battista, ben visto da tre romani su dieci. A seguirlo c’è Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che piace al 27% dei romani.  In generale sono le liste personali a guadagnare più voti, fatta eccezione per M5s e Pd. In terza posizione, infatti, troviamo proprio Fratelli d’Italia, con il 9,8%, seguiti dalla Lista di Alfio Marchini, con il 9,5%, e dalla rediviva Lista Marino, che mantiene un 8,2% di preferenze. 

 

 

 

Forza Italia riesce a guadagnarsi solo un 7,9% di voti, nei sondaggi, seguita da Noi con Salvini, con il 4%.  In ogni caso, dovunque andrà il voto dei romani, sarà un voto molto minore degli ultimi anni. La disaffezione dettata dalle vicende di Roma, dall’inchiesta Mafia Capitale a, soprattutto il tira e molla dimissioni di Marino, porterebbero alle urne solo il 48% dei romani, nemmeno la maggioranza.

 

 

 

Quasi la metà del 74% di elettori che era andato alle urne alle Comunali del 2008, meno anche del 53% che aveva votato nel maggio del 2013.  Tra i possibili candidati di cui si è parlato negli ultimi giorni nell’ipotesi di un ritorno alle urne in primavera, tre romani su dieci vedrebbero bene, come sindaco, Alessandro Di Battista del M5S, seguito da Giorgia Meloni, indicata dal 27% dei cittadini intervistati da Demopolis. Il 21% cita l’imprenditore Alfio Marchini, mentre il 20% vedrebbe bene il magistrato Alfonso Sabella. Percentuali oggi inferiori registrano altri possibili candidati.


 

 



 


Nonostante il flop di Marino, comunque, l’Istituto Demopolis rileva che gli elettori del Pd vorrebbero comunque scegliere il proprio candidato con delle primarie: ne è convinto il 65% del campione intervistato.  (Grafici Istituto Demopolis)

ROMA – Il disastro Marino appalta Roma al Movimento 5 stelle, almeno secondo i sondaggi dell’Istituto Demopolis. Se si votasse oggi, dicono i dati del centro diretto da Pietro Vento, il partito di Beppe Grillo otterrebbe il 33% dei voti, doppiando il Pd, che si fermerebbe al 17%. Anche tra i candidati il favorito è Alessandro Di Battista, ben visto da tre romani su dieci. A seguirlo c’è Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che piace al 27% dei romani.
In generale sono le liste personali a guadagnare più voti, fatta eccezione per M5s e Pd. In terza posizione, infatti, troviamo proprio Fratelli d’Italia, con il 9,8%, seguiti dalla Lista di Alfio Marchini, con il 9,5%, e dalla rediviva Lista Marino, che mantiene un 8,2% di preferenze. Forza Italia riesce a guadagnarsi solo un 7,9% di voti, nei sondaggi, seguita da Noi con Salvini, con il 4%.
In ogni caso, dovunque andrà il voto dei romani, sarà un voto molto minore degli ultimi anni. La disaffezione dettata dalle vicende di Roma, dall’inchiesta Mafia Capitale a, soprattutto il tira e molla dimissioni di Marino, porterebbero alle urne solo il 48% dei romani, nemmeno la maggioranza. Quasi la metà del 74% di elettori che era andato alle urne alle Comunali del 2008, meno anche del 53% che aveva votato nel maggio del 2013.
Tra i possibili candidati di cui si è parlato negli ultimi giorni nell’ipotesi di un ritorno alle urne in primavera, tre romani su dieci vedrebbero bene, come sindaco, Alessandro Di Battista del M5S, seguito da Giorgia Meloni, indicata dal 27% dei cittadini intervistati da Demopolis. Il 21% cita l’imprenditore Alfio Marchini, mentre il 20% vedrebbe bene il magistrato Alfonso Sabella. Percentuali oggi inferiori registrano altri possibili candidati.
Nonostante il flop di Marino, comunque, l’Istituto Demopolis rileva che gli elettori del Pd vorrebbero comunque scegliere il proprio candidato con delle primarie: ne è convinto il 65% del campione intervistato.
(Grafici Istituto Demopolis)
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RENZI SECRETATO CARTE SU #MAFIACAPITALE, TEME IL CONTENUTO DI QUELLE RELAZIONI AL PROCESSO






 Fonte huffingtonpost.it

 

 

 

 

 

 

 

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Io quella relazione l’ho letta, in quando membro dell’Antimafia. Dico: il governo la desecreti prima che il 5 novembre inizi il processo di Mafia Capitale”. Stefano Esposito, ex assessore, lo “sceriffo” che commissariò Ostia prima della procura, non ci gira attorno: “È utile desecretare la relazione della commissione d’accesso e la relazione Gabrielli sia per il processo, sia affinché i cittadini si facciano un’idea. Il Pd, che ha iniziato la sua bonifica, non ha nulla da temere”.

Senatore Esposito, lei che l’ha letta, proprio perché è secretata non può parlarne. Ci faccia capire nei limiti del consentito quanto è importante che si conosca quella relazione.
Le dico che si tratta di elementi utili in vista dell’apertura del processo di Mafia Capitale il 5 novembre. Rivolgo un appello alla presidente Bindi perché dia anche lei un suo sostegno a questa proposta. Se si desecretasse prima dell’apertura del processo sarebbe un segnale di trasparenza e di leale collaborazione con l’attività della magistratura. E anche un grande messaggio politico.

Si spieghi meglio.
Il problema, in una situazione come questa, è non lasciare a nessuno la possibilità di dire: non sapevamo.

Cosa c’è da sapere, in quelle relazioni, ci dia una traccia.
Ciò che è contenuto nella due relazioni di cui parlavo sono questioni importanti relativi alla necessità di intervento sulla macchina amministrativa. È la vera sfida che la politica deve raccogliere dalla vicenda di mafia capitale.

Lei più volte ha parlato di una macchina opaca che vive di vita autonoma.
Esatto. Se la politica commettesse l’errore di ritenere che “fatto il processo risolto il problema” avrebbe l’atteggiamento dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Chiunque verrà, dal prossimo commissario a chi vincerà le elezioni, dovrà prendere spunto dall’indagine giudiziaria e trasformarla in buone pratiche per cambiare radicalmente il funzionamento della struttura amministrativa e intervenire in modo drastico per le società partecipate.

Ecco, ora che è archiviato il caso Marino, si può dire che il Pd si è avvitato in una discussione su se stesso, perdendo l’occasione per una grande discussione con la città di Roma su tema vero, il cancro della corruzione che sta consumando la Capitale?
Su questa parte della sua analisi non sono d’accordo. In questa vicenda c’è stato, innanzitutto, un eccesso di personalizzazione in un importante ruolo pubblico. Era evidente che non c’erano più le condizioni per un’amministrazione. Ma il Pd post Mafia Capitale ha fatto di tutto: sono chiari gli sforzi fatti ed altrettanto chiare le regioni per cui questi sforzi sono falliti. E ora credo che chiedere la desecretazione della relazioni sia un altro tassello importante per dare un ulteriore strumento anche ai romani per farsi idea.

Il motivo per cui non è accaduto è perché qualcuno teme il contenuto di quelle relazioni?
Il Pd non ha paura perché il Pd ha riconosciuto i suoi errori e ha iniziato un’attività di bonifica anche del partito, col lavoro del presidente Orfini. Dunque, nessuna paura.

Video: #StaiserenoMarino 26 coltellate di Renzi per Farlo decadere da Sindaco di Roma


Video: #StaiserenoMarino 26 coltellate di Renzi per Farlo deca...
Video: #StaiserenoMarino 26 coltellate di Renzi per Farlo decadere da Sindaco di Roma
Posted by Info5stelleblogpost on Venerdì 30 ottobre 2015

 

 

 

Fonte Fattoquotidiano

 

“Sono stato accoltellato come succede ad un familiare, 26 coltellate con un mandante ben preciso”. Ignazio Marino conclude il suo mandato con un duro attacco al pd e al suo segretario, Matteo Renzi. E ai consiglieri Pd che si sono dimessi dice: “Hanno preferito sottomettersi e dimettersi”. “Dico qui quello che avrei voluto dire in Aula, alla quale avrei chiesto le ragioni di questa crisi politica: io non le ho capite”, ha detto poi il sindaco alla stampa durante la conferenza stampa del commiato

 

 

 

venerdì 30 ottobre 2015

Roma, conferenza stampa di Marino in Campidoglio dopo le Dimissioni - La diretta Live




Il sindaco di Roma Ignazio Marino parla ai giornalisti dal palazzo Senatorio, dopo l'annuncio delle dimissioni da parte di 25 consiglieri comunali che decretano la fine del suo mandato

 

 

Si salvi chi può Svuotate i Conti, 4 banche stanno per Fallire!! Leggi i Nomi qui






Fonte Dagospia

 

 

 

 









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Francesco De Dominicis per “Libero Quotidiano


Matteo Renzi probabilmente ignora la gravità della faccenda. O è stato informato poco o non sa nulla: quattro banche stanno per fallire e nel giro di pochissimi giorni va chiusa la complessa manovra volta a evitare di portare libri in tribunale. Il governo deve ottenere il via libera dalla Commissione Ue che dal 2013 ficca il naso in qualsiasi operazione di salvataggio bancario.

banca marche  


banca marche


In caso di flop, presto il premier si potrebbe trovare a gestire una grana da 10 miliardi di euro. È la cifra che il Fondo di tutela dei depositi ha indicato come differenza tra l' ammontare dei conti correnti garantiti (quelli fino a 100mila euro) che valgono 12,5 miliardi di euro e i 2 miliardi che gli istituti di credito riescono a mettere insieme con una sorta di autotassazione.

 

Ai piani alti dei grandi gruppi del Paese sale la tensione. Un eventuale fallimento di Banca Marche, Popolare dell' Etruria, Cassa di risparmio di Chieti e Cassa di risparmio di Ferrara cagionerebbe una crisi di sistema. Di «code agli sportelli» e «fuga dai depositi» ha parlato espressamente il presidente del Fondo di tutela, Salvatore Maccarone.


POPOLARE ETRURIA  


POPOLARE ETRURIA

Che in questo momento si trova a gestire una delle fasi più delicate della vita dell' industria finanziaria italiana. Il suo grido di dolore, martedì in Parlamento, trae fondamento proprio dai rischi di contagio e dai pericoli per la fiducia dei clienti. Maccarone ha detto che le banche non riuscirebbero in nessun caso a trovare 12,5 miliardi. Ragion per cui, le perdite dei correntisti - con tutto quello che ne consegue in termini di debiti delle famiglie non rimborsati, di mancati consumi e di effetti sul gettito fiscale - verrebbero in qualche modo scaricate sulle finanze pubbliche.

Mario Draghi Ignazio Visco a Napoli  


Mario Draghi Ignazio Visco a Napoli


Gli istituti spingono per poter muovere il Fondo di tutela con un' operazione inedita, grazie alla quale basterebbero appunto «solo» 2 miliardi per tappare i buchi degli istituti vicini al crac. Pronti a dare il via libera, in prima fila, ci sono big e piccoli; il paracadute autofinanziato piace a chi sta in salute e ancora di più a chi se la passa male che potenzialmente corre i rischi maggiori di fughe di massa.

 

Ma, come accennato, serve il disco verde dell' Unione europea che deve escludere gli aiuti di Stato, vietati dai trattati. Fatto sta che il negoziato tra Roma e Bruxelles si sovrappone con l' iter dei decreti attuativi sul bail in (il nuovo sistema di risoluzione delle crisi) che governo e Parlamento stanno faticosamente portando a termine. Non a caso, anche da Banca d' Italia ieri è arrivato un appello a «fare presto».


matteo renzi pier carlo padoan  

matteo renzi pier carlo padoan

Da gennaio scattano le nuove regole e il bail in (che prevede, per gradi, la svalutazione delle quote societarie, la conversione delle obbligazioni in azioni e la sforbiciata ai depositi oltre 100mila euro ) mette paura sia ai banchieri sia alla vigilanza. Arrivare al 2016 senza aver sistemato Banca Marche, PopEtruria, CariChieti e Cariferrara scatenerebbe un terremoto di portata non prevedibile.

 

«Finora in Italia le crisi bancarie sono state gestite senza perdite per i depositanti e oneri per le finanze pubbliche anche grazie ai sistemi di garanzia dei depositanti» ha detto il vicedg di via Nazionale Fabio Panetta. Ma «nel nuovo contesto normativo questo schema potrebbe non essere sempre disponibile». Come dire: correntisti, occhio.

 

twitter@DeDominicisF

Il Pd raggiunge la "quota 25" firme leggi chi sono, rifiutando quelle del #M5S



Fonte ilGiornale
















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In 27 dal notaio per depositare le dimissioni. I 19 consiglieri Pd non bastano a far cadere il sindaco. E arrivano i centristi in soccorso. Marino: "Perché rifiutano il confronto in Aula?"


Ora il Pd ha i numeri per cacciare Ignazio Marino. È stata infatti raggiunta la "quota 25", ovvero il numero di consiglieri dimissionari necessario a far cadere Consiglio e Giunta in Campidoglio.


Dopo aver raccolto le firme nella sede dei gruppi consiliari capitolini, le dimissioni di massa pioveranno addosso al sindaco di Roma che ieri ha deciso di rimanere in sella per lanciare l'ultima, sfrontata sfida a Matteo Renzi e al Pd che gli hanno voltato le spalle. "Mi chiedo perché se un sindaco chiede confronto in un luogo democratico come l’aula - commenta Marino - le forze politiche usano qualunque strumento, anche le dimissioni di massa, per impedire questo confronto".
Si stringe il cerchio attorno a Marino. I primi a scaricarlo sono stati il capogruppo dem Fabrizio Panecaldo, Cecilia Fannunza e Michela Di Biase. Si sono fiondati in via del Tritone a firmare davanti al notaio. E così, uno dopo l'altro, tutti i 19 consiglieri espressi dal Nazareno. Gli alleati di Sel, invece, non gli sono andati dietro. "Questa situazione è incomprensibile - ha tuonato il capogruppo Gianluca Peciola - il Partito democratico non è riuscito a mandare a casa Alemanno e invece riesce a mandare a casa Marino. Questo dovranno spiegarlo ai romani e a tutto il Paese". Così il Pd ha cercato alleati per far cadere una volta per tutti il sindaco. Alle annunciate dimissioni dei 19 consiglieri dem si sono così aggiunte quelle di consiglieri di altri gruppi. Sono così spuntati Roberto Cantiani e Daniele Parrucci di Centro democratico e Roberto Cantiani di Ncd. E persino Alessandro Onorato, consigliere della Lista Marchini. Anche i fittiani Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato stanno valutando se aderirealla richiesta del Pd di dimetteesi contestualmente per provocare losciogliemento dell’Assemblea capitolina.


News: Sondaggi Roma, il Pd crolla sotto il 20%. Vola il Movimento 5 Stelle al 30%


Fonte giornalettismo.com

 

 

 

 

 

 

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Movimento 5 Stelle stabilmente oltre il 30%. Pd mediamente sotto il 20. Sono questi i principali dati che emergono dai sondaggi sulle intenzioni di voto nella città di Roma (dove nonostante la resistenza del sindaco Ignazio Marino sono alte le probabilità di tornare ai seggi in primavera per le Comunali). I 5 Stelle volano mentre i Democratici incassano dai più noti istituti demoscopici dati catastrofici. Se nella Capitale si votasse oggi – questo dicono i numeri – il partito di Renzi otterrebbe poco più della metà dei voti del Movimento, e probabilmente non arriverebbe nemmeno al ballottaggio visto che ad un’ipotetica coalizione di centrosinistra composta da Pd e Sel viene attribuito in media un consenso più basso rispetto ad uno schieramento di centrodestra formato invece da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia.


sondaggi roma

LEGGI ANCHE: Marino è al Capolinea. Arrivano le dimissioni in massa dei consiglieri comunali. Del Pd e non solo


SONDAGGI ROMA: PD IN PICCHIATA FINO AL 17% -

L’ultimo sondaggio (realizzato il 27-28 ottobre dall’istituto Demopolis per la trasmissione Otto e 1/2) attribuisce al M5S il 33% e conferma gli ottimi numeri elaborati due settimane fa dagli esperti di Tecné, Ipr Marketing, Termometro Politico, Datamedia Ricerche ed Emg Acqua. Il Pd, invece, nel sondaggio di Demopolis non va oltre il 17%, scendendo sotto il 20% per la quarta volta nelle sei recenti rilevazioni. In media il Movimento 5 Stelle oscilla tra il 31,8 e il 35%, mentre il Partito Democratico si muove tra il 17 e il 22.

SONDAGGI ROMA: FORZA ITALIA SEMPRE SOTTO IL 10% -

I segnali sono poco incoraggianti anche per il centrodestra, che mediamente viene stimato nei sondaggi al 24,5% di consenso, circa un punto in più del 23,4% al quale vengono segnalati Pd, Sel ed altre formazioni di centrosinistra. Nel dettaglio Forza Italia (secondo Demopolis al 7,9%) varia in queste settimane tra il 5 e il 9,4%. La Lega Nord (o Noi con Salvini) sembra più altalenante, indicata tra il 3,3 e il 10%. Nel centrodestra l’unico partito a superare talvolta il 10% è Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni viene stimato in media al 9,5% (circa il doppio del dato nazionale).

SONDAGGI ROMA: MARCHINI TRA 7 E 13% -

Non va certamente sottovalutata l’area di centro. Il tracollo del Pd a Roma passa inevitabilmente anche attraverso la crescita della lista civica guidata da Alfio Marchini, che nel 2013 ottenne alle urne il 7,5% e che oggi oscilla tra il 6,8 e il 13,5% (con una media del 10,1). Si tratta di un consenso abbastanza ampio che potrebbe allargarsi anche grazie ad accordi con Area Popolare, la formazione che unisce Ncd ed Udc, che in questi giorni viene segnalata nei sondaggi tra l’1 e il 3%. Numeri che a sinistra non possono sottovalutare. Probabilmente solo un’intesa tra il Pd e l’area civica e di centro può consentire un recupero sensibile sul Movimento 5 Stelle (che ha comunque davanti a sè la sfida difficile di individuare un candidato sindaco capace di non disperdere l’ampio margine di consenso che vanta la lista).

SONDAGGI ROMA: LISTA MARINO MEGLIO DI SALVINI E SEL -

Infine, non può non essere presa in considerazione la possibilità che nasca una lista Marino. In caso di elezioni in primavera il sindaco, dopo essere stato sfiduciato, potrebbe correre di nuovo per il Campidoglio, ma senza il Pd, a capo di una formazione propria. Per i Dem potrebbe trattarsi del colpo del definitivo ko. Datamedia ha stimato una lista Marino al 4,5% di preferenze potenziali. Demopolis all’8,2. Emg al 9. Non sarebbero certamente voti strappati alla destra.

(Foto di copertina: Ansa / Angelo Carconi)

Video: PRESENTAZIONE CANDIDATI: Lunedi 2 Novembre, ore 20, presso la Sala Consiliare di Zona 3 in Via Sansovino 9, Milano.


Video: PRESENTAZIONE CANDIDATI A SINDACO MILANO: Lunedi 2 Nove...
Video: PRESENTAZIONE CANDIDATI A SINDACO MILANO: Lunedi 2 Novembre, ore 20, presso la Sala Consiliare di Zona 3 in Via Sansovino 9, Milano.
Posted by Info5stelleblogpost on Venerdì 30 ottobre 2015

ELEZIONI COMUNALI DI MILANO 2016

Finalmente ci siamo!

Anche alle prossime elezioni comunali il Movimento 5 Stelle ci sarà!!

Si apre una nuova sfida per tutti i cittadini milanesi che vogliono davvero cambiare la città partendo da una nuova classe politica fatta da veri cittadini onesti.

Così come sempre siamo pronti ad affrontare questa nuova sfida partendo come sempre da condivisione e partecipazione!

Anche per le prossime elezioni il movimento 5 Stelle si riconferma il movimento aperto a tutti che si confronta con tutti per la scelta delle persone che si candideranno per il consiglio comunale e per diventare Sindaco portavoce M5S.

Le 9 zone di Milano con i nostri attivisti e i portavoce hanno fatto da collettori, hanno raccolto le disponibilità dei cittadini intenzionati a candidarsi, a mettersi in gioco.

Queste persone le conosceremo dal vivo nei prossimi appuntamenti e sceglieremo insieme, attraverso un percorso trasparente e democratico, chi sarà parte delle liste comunali.

Il Movimento 5 Stelle c'è!

Ecco i prossimi appuntamenti a cui non possiamo mancare:

PRESENTAZIONE CANDIDATI: Lunedi 2 Novembre, ore 20, presso la Sala Consiliare di Zona 3 in Via Sansovino 9, Milano.

VOTAZIONE CANDIDATI: Domenica 8 Novembre, dalle ore 11, presso l'Auditorium di Via Valvassori Peroni 56, Milano.

TAVOLI DI LAVORO PER IL PROGRAMMA: 14-15 Novembre, 21-22 Novembre, 27-28 Novembre e 12-13 Dicembre (luogo da definire).

ROMANI MEDITATE GENTE, VOTATE #M5S SE VOLETE IL VERO CAMBIAMENTO!!



FONTE FATTOQUOTIDIANO






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Ignazio Marino indagato per peculato e 25 consiglieri pronti a lasciare. Dopo la riunione fiume di ieri giovedì al Nazareno tra consiglieri dem e il commissario romano del Pd Matteo Orfini, sarà oggi il giorno decisivo per staccare la spina al sindaco di Roma, che giovedì ha ritirato le sue dimissioni. L’ora dello showdown non è ancora stata fissata, ma, secondo l’Adnkronos, sono previste nel primo pomeriggio di oggi le dimissioni di massa dei 19 consiglieri del Pd e degli altri 6, che si sono detti disponibili a firmare il passo indietro per raggiungere almeno il numero dei 25 necessari a determinare lo scioglimento del consiglio comunale. Nella riunione di ieri, durata oltre 8 ore, si sarebbe chiuso il cerchio con l’appoggio di consiglieri di altre liste. Tra questi ci sarebbero Daniele Parrucci, di Centro Democratico, presente anche ieri al Nazareno, e probabilmente una dei componenti della Lista Civica Marino, Svetlana Celli. Inoltre, nell’opposizione, sarebbero pronti a firmare le dimissioni Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista Marchini.

Tutti i sei firmatari di altri gruppi comunque, assicura qualche consigliere dem, non hanno a che fare con l’ex amministrazione di Gianni Alemanno e non sono stati toccati dalla vicenda Mafia Capitale. Un punto cruciale questo per mettere d’accordo il gruppo dem, in cui era emerso qualche maldipancia di fronte all’eventualità di mandare a casa Marino grazie all’appoggio di personalità legate alla precedente amministrazione.

Non solo. Secondo La Repubblica e il Corriere della Sera, a carico di Marino ci sarebbero due le indagini della Procura di Roma. La prima, e più nota alle cronache, è il cosiddetto “caso scontrini”, relativa all’inchiesta sulle note spese saldate con le carte di credito del Comune. Vicenda per la quale il 19 ottobre il sindaco si era presentato a piazzale Clodio, accompagnato dall’avvocato Enzo Musco, e aveva raccontato ai magistrati la propria versione dei fatti. Commettendo, secondo La Repubblica, un autogol: il primo cittadino aveva spiegato che le firme apposte in calce ad almeno 7 note spese non erano le sue, ma era stata apposta da uno o più dirigenti. Una prassi, aveva spiegato, avallata dalla sua segreteria. Questo, secondo il quotidiano romano, sarebbe valsa a Marino l’accusa di concorso in falso materiale e ideologico. Il sindaco poi sarebbe al corrente della propria iscrizione nel registro degli indagati da mercoledì. La conferma arriva dal legale, che però precisa: “L’avviso di garanzia – ha spiegato Musco – è a tutela della persona, non contro. Proceduralmente è un passaggio obbligato per lo sviluppo e per le conclusioni delle indagini per le quali è prevista anche l’archiviazione”.

L’altra indagine riguarderebbe invece la “Image Onlus“, fondata dal chirurgo nel 2005 per portare aiuti sanitari in Honduras e Congo. Secondo il Corriere, il sindaco sarebbe indagato da alcuni mesi con l’accusa di truffa (a essere contestati sono due contratti di consulenza che avrebbero garantito all’associazione sgravi fiscali previsti dalla legge Biagi), ma la conferma sarebbe arrivata giovedì, per un altro autogol, questa volta firmato dal suo legale. “Mi hanno riferito ieri – spiegava Musco – che c’è questa richiesta di archiviazione perché il mio assistito non c’entrava nulla con questa vicenda, non era neppure il presidente della Onlus. Era una storia chiusa”. Ma un’ora dopo era arrivata la smentita della Procura. Una smentita che, secondo il quotidiano milanese, conferma l’iscrizione di Marino nel registro degli indagati.

Le due notizie arrivano a poche ore dal dietrofront di Marino, che giovedì aveva ritirato le dimissioni. “Abbiamo ripristinato legalità e trasparenza – spiegava il sindaco – alla presidente del consiglio Comunale Valeria Baglio esprimerò la mia intenzione di avere una discussione aperta, franca e trasparente nell’aula Giulio Cesare. Ritengo che ci sia un luogo sacro per la democrazia che è l’aula, un consiglio comunale e io sono pronto a confrontarmi con la mia maggioranza per illustrare quanto fatto: le cose positive, gli errori e la visione per il futuro”. La risposta del partito non si faceva attendere e il presidente del Pd e commissario cittadino del partito Matteo Orfini chiedeva ai consiglieri Pd di rimettere il mandato in modo da far decadere l’Assemblea capitolina e quindi il primo cittadino.

News: Giornalisti pensionati tartassati due volte: dal Governo Renzi che taglia la indicizzazione e dal prelievo forzoso della loro previdenza Inpgi



 

Fonte  blitzquotidiano.it

 

 

 

 

 

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MILANO – PENSIONI. RENZI TAGLIA FINO AL 2018 L’INDICIZZAZIONE DEGLI ASSEGNI. Come fa ora l’Inpgi a imporre altri sacrifici ai suoi pensionati?  La legge di stabilità 2016 affronta anche il tema della indicizzazione degli assegni. Viene prorogata la situazione prevista per il 2014-16 anche al 2017-18: 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi), 90% tra tre e cinque volte, 50% tra cinque e sei volte, 45% oltre.  Il risparmio servirà a finanziare parte dell’innalzamento della no-tax area per i pensionati, con un impegno di cassa di 146,5 milioni per il 2017 e quasi 190 nei due anni successivi.  Con la Legge di stabilità 2016 va in onda il taglio della rivalutazione Istat delle pensioni del ceto medio. I meccanismi d’indicizzazione degli assegni dal 1996 ad oggi. Una storia sconosciuta di un potere arrogante e cialtrone che punisce il merito e premia chi non ha lavorato o lavorato in nero (negli anni del boom economico) e i “furbetti” del fisco e della previdenza, che si fanno passare per “poveri” mentre magari viaggiano con auto di lusso. 28.10.2015. In pratica, con la legge di stabilità 2016, c’è un nuovo taglio delle pensioni medio-alte, che va a finanziare le seguenti misure inserite in manovra sulla previdenza (Si applicherà lo stesso meccanismo applicato quest’anno, che in mancanza di una norma ad hoc inserita in manovra sarebbe decaduto a partire dal 31 dicembre 2016):   Trattamenti fino a 3 volte il minimo: coefficiente di rivalutazione del 100% tra 3 e 4 volte il minimo: 95% tra 4 e 5 volte il minimo: 75% tra 5 e 6 volte il minimo: 50% oltre 6 volte il minimo: 45% La Legge di Stabilità ne stabilisce una proroga al 2018, in mancanza della quale l’indicizzazione sarebbe stata più favorevole a partire dal 2017: al 95% fino a 5 volte il minimo e al 75% per le pensioni più alte.  ORA IO MI CHIEDO DOVE STA SCRITTO CHE IN BASE ALL’IMPORTO LORDO LA RIVALUTAZIONE ISTAT DEL COSTO DELLA VITA DEVE ESSERE SCALATA IN QUESTO MODO.  CI SONO GIA’ LE TASSE CHE TAGLIANO PROGRESSIVAMENTE I REDDITI LORDI DA PENSIONE. QUESTA RIVALUTAZIONE ISTAT DIVIENE A TUTTI GLI EFFETTI  UNA TASSA SULLA TASSA E NON DA ORA

MILANO – PENSIONI. RENZI TAGLIA FINO AL 2018 L’INDICIZZAZIONE DEGLI ASSEGNI. Come fa ora l’Inpgi a imporre altri sacrifici ai suoi pensionati?
La legge di stabilità 2016 affronta anche il tema della indicizzazione degli assegni. Viene prorogata la situazione prevista per il 2014-16 anche al 2017-18: 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo (circa 1.500 euro lordi), 90% tra tre e cinque volte, 50% tra cinque e sei volte, 45% oltre.
Il risparmio servirà a finanziare parte dell’innalzamento della no-tax area per i pensionati, con un impegno di cassa di 146,5 milioni per il 2017 e quasi 190 nei due anni successivi.
Con la Legge di stabilità 2016 va in onda il taglio della rivalutazione Istat delle pensioni del ceto medio. I meccanismi d’indicizzazione degli assegni dal 1996 ad oggi. Una storia sconosciuta di un potere arrogante e cialtrone che punisce il merito e premia chi non ha lavorato o lavorato in nero (negli anni del boom economico) e i “furbetti” del fisco e della previdenza, che si fanno passare per “poveri” mentre magari viaggiano con auto di lusso. 28.10.2015. In pratica, con la legge di stabilità 2016, c’è un nuovo taglio delle pensioni medio-alte, che va a finanziare le seguenti misure inserite in manovra sulla previdenza (Si applicherà lo stesso meccanismo applicato quest’anno, che in mancanza di una norma ad hoc inserita in manovra sarebbe decaduto a partire dal 31 dicembre 2016):   Trattamenti fino a 3 volte il minimo: coefficiente di rivalutazione del 100% tra 3 e 4 volte il minimo: 95% tra 4 e 5 volte il minimo: 75% tra 5 e 6 volte il minimo: 50% oltre 6 volte il minimo: 45% La Legge di Stabilità ne stabilisce una proroga al 2018, in mancanza della quale l’indicizzazione sarebbe stata più favorevole a partire dal 2017: al 95% fino a 5 volte il minimo e al 75% per le pensioni più alte.
ORA IO MI CHIEDO DOVE STA SCRITTO CHE IN BASE ALL’IMPORTO LORDO LA RIVALUTAZIONE ISTAT DEL COSTO DELLA VITA DEVE ESSERE SCALATA IN QUESTO MODO.  CI SONO GIA’ LE TASSE CHE TAGLIANO PROGRESSIVAMENTE I REDDITI LORDI DA PENSIONE. QUESTA RIVALUTAZIONE ISTAT DIVIENE A TUTTI GLI EFFETTI  UNA TASSA SULLA TASSA E NON DA ORA….
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News: Tangenti in Rfi, spunta il libro mastro coi pagamenti ai #politici




Fonte ilGiornale

 

 

 

 

 

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Nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Dario Lo Bosco, presidente Rete Ferroviaria Italiana, spunta un registro di un imprenditore con nomi e date dei passaggi di denaro
 Le indagini che hanno portato all'arresto di Dario Lo Bosco, presidente della Rfi, Rete Ferroviaria Italiana hanno un punto centrale: il "libro mastro" trovato all'imprenditore Massimo Campione.


Si va da un applato di 26 milioni per l'ammodernamento della rete di comunicazione della Forestale siciliana all'acquisto di un prototipo per l'accertamento della vetustà delle carrozze ferroviarie affittate da Rfi.
L'inchiesta "Black list" ha subito un accelerata agli inizi di settembre, come spiega il procuratore aggiunto Dino Petralia: "Ovvero quando sequestriamo all'imprenditore agrigentino Massimo Campione il libro mastro, con appunti, tabulati, contabilità e subtotali". L'uomo è stato fermato il 3 settembre all'aeroporto di Palermo e portava con se una borsa con all'interno il registro. Il "libro" sarebbe compsto da 15 fogli, 10 scritti a mano e 5 stampati al computer.
Dentro i documenti di Campione c'è di tutto: le cifre versate dall'imprenditore, i nomi dei funzionari pubblici coinvolti, le date e gli importi. Mentre l'impresario collabora con la giustizia, Petralia aggiunge che richiesta è solo all'inizio e che presto potrebbero arrivare altri indagati. "Stiamo approdando - ha aggiunto - a contesti ampi sui quali investigheremo. Non so se si può parlare della punta di un iceberg. La corruzione, per definizione, non è mai singola e specifica".
In particolare i 5 fogli dattiloscritti "appaiono redatti in forma di tabulati, ogni stringa dei quali presenta a seguire una data, l'annotazione Cons Massimo X il destinatario e talvolta la causale della consegna, l'importo impiegato ed infine una sommatoria progressiva con inizio nella somma di 10.000 euro e fine in quella di 502.626,88. euro" si legge nelle carte dell'indagine.
Il libro, stando a quanto spiegano gli inquirenti serviva per agevolare l'iter amministrativo di una procedura di appalto e per procurarsi favori e intercessioni. "Più che un libro mastro - continua Petralia- abbiamo trovato una vera e propria contabilità commerciale, molto puntuale e puntigliosa di un imprenditore che teneva questo resoconto un pò per memoria, un pò per pressione o esigenze di contabilità parallela e che ci ha consentita di snidare"
Oltre al ritrovamento del registro la polizia ha individuato i funzionari della Forestale siciliana attraverso le intercettazioni delle conversazioni tra i due e Campione. L'imprenditore, parlando al telefono e ignaro delle microspie nella sua auto, diceva che il fermo della polizia in areoporto l'"aveva rovinato".
Per il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, l'inchiesta apre un nuovo fronte nella lotta alla corruzione che ormai è più simile al racket mafioso: "Eravamo abituati a sequestrare il libro mastro con le richieste di pizzo nelle indagini sulle estorsioni mafiose. Ora ci imbattiamo in un fenomeno corruttivo che usa gli stessi metodi del racket".
Oltre al ritrovamento del registro di Campione, lo strumento principale dell'indagine sono state le intercettazioni come spiega lo stesso Lo Voi: "Le intercettazioni si confermano strumento essenziale contro reati come quelli di corruzione". Al momento non risultano essere coinvolti politici, come conferma Petralia che però spiega: "Gli alti livelli della burocrazia sono l'obiettivo dell'attività corruttiva, perché da loro dipende il superamento di eventuali ostacoli e l'ottenimento degli ordinativi di pagamento"

Notizia Scoop: Svelato l'arcano: Bianconi: Forza Italia sostiene Renzi. C'è Berlusconi dietro Verdini

renzi berlu bacio ape


Fonte Affaritaliani

 

 

 

 

 

 

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 Silvio Berlusconi sta facendo un'opposizione vera al governo Renzi?
"No, affatto".


 

 

Perché?

"Oggi dice tutto quello che dicevamo noi e che io anche personalmente gli avevo scritto. Ad esempio sull'Italicum afferma che è ad uso 5 Stelle e Pd, quello che gli dissi io un anno fa. D'altronde Parisi, l'autore, era già ampiamente nel loro campo. E' ben conscio di tutto ciò e, strumentalmente, fa queste affermazioni. Berlusconi non è più all'opposizione sia per il partito di Mediaset sia per i suoi intrighi internazionali, visto che la Merkel non è all'opposizione della politica di Renzi. Però ha il dovere di fare il cane dell'ortolano, cioè far finta di abbaiare per tenere l'orto del Centrodestra libero di essere rapinato da Renzi che va lì a cogliere finocchi, carciofi e sedani".

Quindi dietro Verdini c'è Berlusconi...
"Porca puttana! L'ho sempre detto. Chi non lo dice è evidentemente in malafede perché non è pensabile che Berlusconi e Verdini, dopo tutto quello che c'è stato tra loro, possano avere destini separati. Non è impossibile, è impensabile".

E il partito di Mediaset?
"Sono Confalonieri, Gianni Letta e famiglia Berlusconi che hanno l'interesse preciso a stare con Renzi".

Abbiamo visto la Mondadori acquistare la Rcs Libri...
"Della Rcs Libri se ne sono accorti tutti, ma che non è stato messo il tetto alla Rai sulla pubblicità non se ne è accorto nessuno. E mentre succedeva questo i senatori di Forza Italia consentivano quel famoso voto che ha permesso al governo Renzi di non cadere sul ddl Boschi. E' vero che si possono truffare tutti ma mi sembra di essere a livello degli indios quando arrivavano i primi spagnoli e li scannavano".

E allora perché Salvini continua a correre dietro a Berlusconi?
"Salvini ha bisogno dell'alleanza con Berlusconi per il sindaco di Milano. Dovreste sentire quello che dicono quelli della Lega di Berlusconi in Parlamento e della doppiezza di Forza Italia. Poi quando si va sui media c'è l'interesse del sindaco di Milano che è prevalente. La Lega può pigliare voti anche ad Agrigento ma tutto viene riversato nell'interesse principale della Lega che è quello di governare il Veneto, la Lombardia e in misura inferiore il Piemonte. Questo è l'interesse di Salvini".

Che cosa dicono i deputati leghisti di Berlusconi?

"A microfono acceso dicono che Forza Italia non è credibile e che tutte le volte salvano Renzi senza fare opposizione".

 

 Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

News: Mineo Sputtana il PD vuota il sacco e attacca Renzi Leggi i Dettagli Qui.



Fonte Affaritaliani

 

 

 

 

 

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Il senatore Corradino Mineo, che ieri ha lasciato il gruppo del Pd a Palazzo Madama, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano” condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

 

 

Addio al Pd per problema politico. “Ho lasciato il Pd perché c’è più di un problema politico –ha affermato Mineo-. Il primo problema è che ho votato molte volte in dissenso con il Governo. Questo creava un imbarazzo a me ma anche a quelli che, pur non essendo d’accordo con certi provvedimenti, per una malintesa disciplina, hanno votato a favore. Il secondo problema è che gli spazi per una battaglia politica dentro il Pd si sono ridotti da quando gran parte della minoranza dem ha deciso di lavorare ai fianchi Renzi ma di accertarne la narrazione. Io sono per un confronto franco con Renzi, non sono per sparare e poi tornare indietro”.

Renzi non mi vuole perché sono giornalista. “La causa ultima della mia uscita dal Pd –ha spiegato Mineo- è stata la ridicola, anacronistica, buffa assemblea dei senatori Pd convocata da Zanda, nella quale si è fatto un processo nei miei confronti voluto dall’alto e si è detto che il gruppo Pd del Senato sono tutti buoni tranne il sottoscritto. Salvano persino Walter Tocci, che spesso è stato ancora più duro nei confronti del Governo rispetto a me. Ma io sono un giornalista e questo a Renzi dà fastidio perché lui vuole impedire una narrazione alternativa a quella che lui fa. Perché la sua politica è di poca sostanza: riforme fatte in fretta e male. Questa è la narrazione renziana, dal partito della Nazione non si espelle nessuno, ci si auto espelle una alla volta. Se io fossi rimasto dopo questo processo, la mia posizione sarebbe stata incomprensibile. Lavorerò in Senato per costruire un’alternativa”.

Il sistema Renzi è inefficiente. “Lo schema di Renzi –ha spiegato Mineo- produce inefficienza e apre la strada alla corruzione. Il caso di Roma è il classico esempio di questa impossibilità di gestire il Paese alla maniera di Renzi, perché lui vuole tre sole scelte per l’elettorato: il sindaco, il governatore e il premier. Se tu però voti solo per quei tre, quei tre sono inamovibili. E allora lui ora vorrebbe cacciare Marino ma non sa come cacciarlo. Non sa come risolvere il problema di Crocetta in Sicilia, che ha azzerato la terza giunta in tre anni. Si trova davanti a De Luca che come un cialtrone dice cose inqualificabili ad un’istituzione e a una dirigente del Pd come Rosy Bindi e non sa come risolvere questa grana. Le situazioni De Luca, Crocetta e Marino sono la prova dell’inefficienza del sistema Renzi, che bisogna bloccare”.

La situazione a Roma. “Marino lo conosco bene –ha detto Mineo-, ha provato a colpire i poteri forti a Roma ma a fatto molti errori di sottovalutazione. Quando uno apre una battaglia come quella di Marino, o si copre le spalle o finisce impallinato come è capitato a lui, che ha fatto anche errori di comunicazione. Il Pd non è in grado di fare un’iniziativa forte contro la corruzione a Roma. Cantone dice che mancano gli anticorpi, il primo anticorpo che manca è il Pd”.

Renzi copia il M5S. “Penso –ha spiegato Mineo- che sia nell’interesse del Paese costituzionalizzare il dissenso del Movimento 5 stelle, dialogandoci e magari votando le buone proposte che fanno in Parlamento. Invece l’atteggiamento della Boschi, ad esempio durante il dibattito per le riforme costituzionali, prevede che l’opposizione non debba toccare palla. Una follia. Io comunque sono molto lontano dal Movimento 5 stelle perché ci sono tante brave persone che dicono cose giuste, ma il loro spirito anti-casta inconcludente, il loro moralismo manicheo che mette da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, la rete che si sostituisce alla democrazia rappresentativa, fanno del M5S un’alternativa che non ha possibilità reali di vincere le elezioni, a meno che la folle legge elettorale voluta da Renzi non li premi al ballottaggio. Renzi fa il verso ai 5 stelle”.

Civati. “Sono molto amico di Civati –ha affermato Mineo-, discuterò con lui perché lo stimo. Io sono convinto che bisogna fare una grande battaglia culturale, unitaria e generosa, e una battaglia politica che dia un’identità alternativa al renzismo”.

Marino tiene in Pugno Renzi, sa benissimo che non ha tutte le Firme per farlo Cadere


Fonte huffingtonpost.it

 

 

 

 

 

 

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Matteo Renzi arriva a Palazzo Chigi a metà giornata. Cuba e l’incontro con Raul Castro sono ormai alle spalle, finito tutto il tour tra Cile, Perù, Colombia e L’Avana, appunto. Ricordi sicuramente felici se paragonati al caos che trova a Roma, nel frattempo declassata dal suo fedelissimo Raffaele Cantone a capitale che di “morale” non ha niente, meglio Milano. Marino non solo non ha liberato il Campidoglio, ma è sempre più asserragliato. Sembra che abbia aspettato il ritorno del premier in Italia per annunciare: “Ritiro le dimissioni”. Schiaffone. Renzi mastica amaro. A sera però è convinto di avere i 25 consiglieri capitolini disposti a dimettersi tutti insieme davanti al notaio per far decadere sindaco e consiglio comunale. Fine della storia. O forse no. La rete intanto si scatena nella satira: segno che la telenovela è andata avanti un po' troppo.

 

 

Il gelo e l’irritazione di Renzi, chiuso con i suoi a Palazzo Chigi, sono alle stelle. Questa storia si sta trascinando per troppo tempo, per i gusti del presidente del Consiglio. “Io sto con Orfini”, ha detto ieri sera da L’Avana, per confermare la fiducia nel commissario romano che però non riesce ancora ad ‘acchiappare’ l’affare Marino. E con lui Renzi aprirà la partita quando questa storia sarà finita. Anche se oggi non manca lo sfogo con Orfini. Il quale, è il ragionamento del premier, non ci ha preso sull’apertura di una fase due a Roma, non ci ha preso sulle dimissioni e chissà se ora va bene sui 25 pronti a dimettersi. Chissà.

Il caso Marino, anzi il ‘caos Marino’ sfugge dalle mani di tutti. Anche quelle di Renzi, che oggi, tornato a Roma, si tuffa nella questione, una delle più spinose che abbia dovuto gestire da quando è segretario e premier. Renzi tiene i fili da Palazzo Chigi, mentre il commissario del Pd Roma si chiude in una riunione-fiume con i 19 consiglieri capitolini del Pd al Nazareno. Obiettivo: dimissioni di massa. Ma, per l’appunto, nemmeno questo risultato sembra essere a portata di mano, nonostante l’esercizio di ottimismo che trapela immancabile da Palazzo Chigi. A sera, al Nazareno ancora non hanno finito: a un certo punto, arrivano le pizze. Stasera si cena al partito, c’è ancora da discutere.

Ce ne vogliono 25 per far decadere il consiglio comunale. Dopo il ritiro delle dimissioni di Marino, dal Pd si scatena la caccia ai consiglieri di opposizione disposti a dimettersi. Ma a sera lo scouting è ancora in corso, ancora incerto. Comunque, stando alle notizie diffuse dalla cerchia vicina al premier-segretario, ai 19 consiglieri del Pd si unirebbero Daniele Parrucci di Centro democratico e Svetlana Celli della Lista civica Marino, entrambi in maggioranza. Per l'opposizione a dimettersi sarebbero Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista Marchini, Mino Dinoi del gruppo misto e Roberto Cantiani del Pdl. Il piano delle dimissioni contestuali scatterebbe al massimo domani. 

 

 

Renzi però vuole stare sicuro. Vorrebbe arrivare ad una squadra di 26 consiglieri disposti a rassegnare le dimissioni, proprio per avere certezza che il piano di ammutinamento del sindaco vada in porto. Anche perché tra gli stessi 19 del Pd emergono dubbi: c’è il rischio che qualcuno possa sfilarsi. C’è chi, parlando a taccuini chiusi, dice di voler andare comunque in aula a sentire il sindaco, per “correttezza istituzionale”. E c’è chi è imbufalito per un accordo dato per fatto ma in realtà ancora in alto mare: “Un bluff: i 25 non ci sono…”. E persino nei circoli renziani del Pd si chiedono perché mai Marchini – per dire – o altri dell’opposizione dovrebbero dimettersi in massa togliendo così le castagne dal fuoco dei Dem. Cosa ci guadagnano? E’ presto per parlare di accordi sulle prossime amministrative: il caso Marino è ancora un tunnel per ora senza uscite certe e sicure per Renzi e per il Pd. Dunque, perché?

Già, perché? Il punto è che il ‘caos Marino’ tracima dentro il Pd, come una frana che aggiunge detriti su detriti, tensioni su tensioni. Non c’è solo la spaccatura dei 19 consiglieri capitolini. Ora i dubbi su tutto l’affaire Marino emergono nero su bianco anche nella minoranza Dem. Scrive Gianni Cuperlo su Facebook: “Per interrompere una sindacatura votata da 600mila cittadini debbono sussistere ragioni solide e politicamente insuperabili. Quelle ragioni un partito ha il dovere di spiegarle, dibatterle nei suoi circoli e confrontarle nella sede istituzionale (il consiglio comunale), dove ascoltare le ragioni dell'amministrazione, esporre i motivi di una sfiducia e assumersi le proprie responsabilità davanti alla città. Questa è la sola via che rende trasparente una decisione sottraendola alla logica di scelte consumate nella trattativa tra due o quattro persone…”.

Sempre più difficile. Se i 25 non ci sono, il piano B è provare con una mozione di sfiducia. Ma a quel punto l’interrogativo è: il Pd riuscirà a votarla in aula insieme all’opposizione? Un passo delicato, anche se riuscisse. Con Marino che avrebbe buon gioco a denunciare le ‘larghe intese’ attrezzate per farlo fuori, un Pd che ricorre ad ogni mezzo pur di metterlo alla porta. Intorno a questa storia c’è troppo spargimento di sangue, politico s’intende. Tra i renziani spunta un’ombra di piano B: se non si riesce a mandar via Marino ora, lo si fa sul bilancio capitolino, a fine anno. Così le amministrative non si terrebbero più a primavera, ma slitterebbero. Non un male per un Pd che non solo non riesce a far dimettere un suo sindaco, ma che è ancora in panne sulla ricerca del prossimo candidato.

MATTEO, ASPETTIAMO ANCHE I TUOI SCONTRINI – QUANTO SPENDEVA RENZI IN CENE E PRANZI QUAND’ERA SINDACO?




FONTE DAGOSPIA

 

 

 

 

 

 

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Davide Vecchi per il “Fatto Quotidiano”


RENZI MANGIA CON BERSANI  

RENZI MANGIA CON BERSANI
 

Scontrini fantasma a Palazzo Vecchio. Nonostante l' ex sindaco Matteo Renzi e il suo erede Dario Nardella ripetano da settimane di non aver nulla da nascondere e che le loro spese di rappresentanza sono "le più trasparenti d' Italia", continuano a non divulgare né ricevute né giustificativi.
 

Sul sito del capoluogo toscano rimangono i soliti resoconti generici privi di qualsiasi indicazione specifica mentre Francesca Santoro, dirigente dell' ufficio del sindaco che custodisce i segreti del portafoglio dell' ente, nega l' accesso agli atti ai consiglieri che ne hanno chiesto copia.


RENZI AL RISTORANTE  

RENZI AL RISTORANTE

Così, dopo quattro settimane di attesa, Tommaso Grassi di Sel, si dice "pronto a occupare il consiglio comunale o l' anticamera di Nardella fino a quando non renderanno trasparente nel dettaglio ogni spesa sostenuta a carico dei cittadini: a questo punto è una battaglia di legalità, una questione di principio, considerato quello che è accaduto a Roma".

RENZI AL RISTORANTE  


RENZI AL RISTORANTE

Il riferimento è ovviamente a Ignazio Marino spinto a presentare le dimissioni dal Partito democratico guidato da Renzi proprio sulle spese di rappresentanza. Segnando così una differenza sostanziale: Marino il 6 ottobre scorso ha pubblicato on line sul sito del Campidoglio anche i più minimi dettagli delle spese sostenute nei primi due anni di mandato. Data, ristorante, importo, commensali e ricevuta allegata con indicato anche cosa hanno mangiato, bevuto a che ora e perché. Insomma: la trasparenza. Quella vera.

 

Questo ha dato modo di poter verificare se quanto dichiarato corrispondeva al vero. Così, ad esempio, la Comunità di Sant' Egidio ha potuto smentire di essere stata ospite del sindaco come invece lui aveva sostenuto. O, altro esempio, si è potuto accertare, intervistando un ristoratore, che aveva l' ex sindaco addebitato al Comune un pasto consumato con la moglie.

MATTEO RENZI E LINO AMANTINI  

MATTEO RENZI E LINO AMANTINI
 

Sulle spese di Marino si è mossa sia la Corte dei Conti sia la Procura di Roma e al momento l' ex chirurgo non risulta indagato. Sulle spese di Renzi, invece, la vicenda è invertita: l' oggi premier non ha reso trasparente neanche un pranzo; Lino - un ristoratore che lui frequentava assiduamente già ai tempi della presidenza della Provincia (quando in pasti spese 600 mila euro: calcolo della Corte dei Conti) - ha dichiarato al Fatto che mandava le fatture dei pasti direttamente a Palazzo Vecchio. Da qui la magistratura contabile ha aperto un fascicolo, mentre la Procura di Firenze, a quanto è dato sapere, ha ritenuto per il momento di non intervenire.
 

Ha tentato di muoversi la politica. Dieci giorni fa l' opposizione di Palazzo Vecchio ha chiesto in aula che venisse redatta una relazione sulla trasparenza dell' amministrazione ma la richiesta è stata bocciata dal Pd compatto insieme al capogruppo di Forza Italia che ha poi preso le distanze dal documento.


TOMMASO GRASSI DI SEL  

TOMMASO GRASSI DI SEL

Anche il Movimento 5 Stelle ha presentato richiesta di accesso agli atti e anche a loro per il momento nulla è stato mostrato. Grassi è alla sua quinta richiesta: le prime quattro gli sono state negate.


Il 10 novembre prossimo scadono i trenta giorni di termine che l' amministrazione ha per rispondergli in maniera definitiva. Della vicenda se ne sono occupate pure le Iene ma anche loro senza risultati.

sharon stone dario nardella 


  sharon stone dario nardella

Ora Grassi torna all' attacco:"Telefono e mando email a Francesca Santoro quasi ogni giorno senza mai ricevere alcuna risposta: ricordo che è un obbligo di legge garantire ai consiglieri l' accesso agli atti, quindi se non lo fanno di loro volontà sarò costretto a usare ogni strada possibile affinché ci sia una effettiva trasparenza a Palazzo Vecchio".


Il prossimo passo?"Occupare il Consiglio comunale o l' ufficio del sindaco: il sacco a pelo è già pronto".