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mercoledì 30 settembre 2015

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News: Conti pubblici, Mattarella Sputtana renzi bocciando il decreto del governo per salvare i bilanci delle Regioni

Conti pubblici, Mattarella boccia il decreto del governo per salvare i bilanci delle Regioni

Fonte Fattoquotidiano 

 

 

 

 

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Salvare i disastrati bilanci regionali con un trucco contabile? Non s’ha da fare. Stavolta, ed è la prima, il Colle ha messo il veto. La presidenza della Repubblica ha bocciato in via preventiva, chiedendo “approfondimenti”, il decreto con cui il governo Renzi voleva tamponare la voragine dei conti di diverse Regioni e salvare in un colpo solo anche quelli nazionali. Su cui inevitabilmente si ripercuote il disavanzo creato dall’uso improprio dei soldi che lo Stato aveva girato agli enti locali per pagare i loro debiti nei confronti dei fornitori. Risultato: il provvedimento, come riporta La Stampa, non è approdato sul tavolo del consiglio dei ministri di martedì, come invece era nelle intenzioni dell’esecutivo. Non solo: anche l’altro decreto varato dal cdm, quello sulla proroga dei termini per aderire al rientro dei capitali, è stato oggetto di obiezioni da parte del Quirinale. Per questo l’approvazione prevista per la settimana scorsa è slittata e l’originario testo “omnibus” è stato modificato restringendone il campo.

Stando a quanto aveva anticipato Il Sole 24 Ore, il decreto del governo sulla finanza locale prevedeva che le regioni iscrivessero in un fondo vincolato, tra le proprie entrate, i quasi 25 miliardi anticipati tra 2013 e 2014 dagli esecutivi Letta e Renzi per pagare le aziende fornitrici e usati invece per finanziare nuove spese. Trucco finito nel mirino della Corte dei Conti, che per questo ha bocciato il rendiconto regionale del Piemonte, attestando che la regione nel 2013 ha avuto un rosso di 5 miliardi e non 360 milioni come indicato dalla giunta Cota. Ebbene, per mascherare quel trucco Palazzo Chigi e ministero dell’Economia volevano consentirne un altro: in ognuno dei 30 anni del rimborso le regioni avrebbero dovuto tornare a segnare la somma non restituita anche tra le entrate, indicando però come spesa effettiva solo la quota da rimborsare in quell’anno.

Una semplice rettifica contabile che, come evidenziato anche dal quotidiano di Confindustria, avrebbe nascosto il problema ma senza risolverlo. E il problema non è piccolo visto che a usare in modo illegittimo le risorse statali non è stato solo il Piemonte: a rischio bocciatura ci sono anche i bilanci di LazioCampania, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia per un buco potenziale che potrebbe arrivare a una ventina di miliardi. Mentre sullo sfondo resta il problema delle aziende che hanno venduto beni e servizi alle regioni e ancora aspettano di essere pagate.

L’escamotage non è piaciuto a Sergio Mattarella, dunque a dispetto dei suoi ormai proverbiali “silenzi” e della fama di non interventista in questo caso è stato irremovibile. E non per questioni meramente giuridiche, come avvenuto nel caso dei decreti d’urgenza sui precari della scuola e sulla Rai, trasformati in disegni di legge perché l’urgenza non c’era. Il Colle ha dunque sollecitato il governo a coinvolgere anche la Corte dei Conti, la cui sezione piemontese ha sollevato il caso. Il ministro Pier Carlo Padoan, rispondendo dieci giorni fa nell’aula della Camera a un’interrogazione di Scelta civica, aveva spiegato che erano in corso “verifiche sul piano tecnico, congiuntamente alle Regioni, per valutare il potenziale impatto della sentenza, tenuto conto in ogni caso che il decreto 35/13 (sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, ndr) ha comunque preteso, ai fini della concessione della anticipazione” di liquidità per il pagamento dei debiti pregressi degli enti del servizio sanitario nazionale, “la predisposizione di coperture finanziarie trentennali sui bilanci regionali”.

News: Renzi Annuncia: Ignazio Marino Salta, ma dopo il Giubileo


Fonte giornalettismo.com










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Matteo Renzi: Ignazio Marino salta alla fine del Giubileo. Ormai non si contano più le gaffes e gli scivoloni del primo cittadino della Capitale, il sindaco – chirurgo che sembra aver fatto irritare il Papa in persona; ma dalle parti di Matteo Renzi, rimane una certa serenità: i programmi non cambiano, il dossier Roma, si può dire, è sostanzialmente archiviato, il sindaco è commissariato da alcuni “gendarmi di eccezione” e l’Anno Santo della Misericordia è troppo vicino per muovere alcunché. I conti, spiegano da Palazzo Chigi, si faranno dopo.

MATTEO RENZI: IGNAZIO MARINO SALTA ALLA FINE DEL GIUBILEO

Su Repubblica Goffredo de Marchis riporta il tam tam dai palazzi del potere.

Ignazio Marino rimarrà a bagnomaria fino alla fine del 2016, quando calerà il sipario sul Giubileo della Misericordia. Puntellato dal prefetto di Roma Franco Gabrielli e dal nuovo Pd romano del commissario Matteo Orfini. «Poi anch’io lascerò l’incarico che scade esattamente tra un anno», dice il presidente del Partito democratico. A quel punto, il sindaco di Roma rimarrà solo e la legislatura comunale verrà interrotta con dodici mesi di anticipo. «A Roma si vota nel 2017 — ripete Matteo Renzi parlando con i suoi collaboratori — . Prima non possiamo fare niente, l’Anno santo è praticamente cominciato».

I renziani romani ormai rassegnati a convivere col sindaco, non commentano; a difendere Ignazio Marino solo il recentemente prorogato commissario romano Matteo Orfini che però sta mostrando un cambio di passo, sopratutto nelle parole e nei toni usati per sostenere il lavoro della giunta.

Muto Paolo Gentiloni, muto Roberto Giachetti. La pratica è affidata nelle sclusive mani di Orfini. E Orfini non si tira indietro. Non difende più il sindaco-chirurgo, considera l’intero lavoro per risollevare la città eterna sulle spalle del Pd capitolino. «Basta dichiarazioni, basta interviste, basta video — intima il commissario — . A cominciare dal sindaco. Dobbiamo lavorare con i fatti, in operoso silenzio ». Un anno di tempo per recuperare credibilità e prepararsi alla scadenza elettorale. Un anno per salvare il salvabile cambiando la Capitale e non facendo danni con il Giubileo. Tocca a Gabrielli e ai dem rappresentati nella giunta dall’assessore ai Trasporti Stefano Esposito, che prende fischi, va alle assemblee di pendolari infuriati e ci mette la faccia e al vicesindaco Marco Causi, vero referente del governo in Campidoglio. Marino è tra parentesi, in questo schema e con questa road map gli resta il titolo. Poco altro.

Anche perché, Papa o non Papa, Giubileo o non Giubileo, l’idea è mettere più terreno possibile fra il Partito Democratico di Roma e le inchieste di Mafia Capitale, con il processo che inizia a Rebibbia il prossimo 5 novembre.

LEGGI ANCHE: Ignazio Marino e Matteo Renzi ai ferri corti

Ora, a Roma, non si può votare, sopratutto perché nella prossima primavera c’è da vincere a Milano e a Napoli, e Roma non può essere certo d’intralcio.

I cattolici del Pd, ieri in Translantico, raccontavano di come li avesse colpiti quel passaggio della frase del Papa “si professa cattolico”. Diceva tutto della solenne arrabbiatura di Francesco. Ma i tempi del Giubileo, dicono altri parlamentari dem, servono a nascondere altre attese molto più vitali per il Pd e per Renzi. Occorre segnare una grandissima distanza, la maggiore possibile, tra l’inchiesta di Mafia Capitale che ha travolto anche il Pd e il prossimo turno elettorale. Far dimenticare il passato e provare a rilanciare il futuro. Non ingolfare la scadenza del 2016 dove Renzi gioca partite delicate già a Milano e Napoli. E riuscire a dare un segno di vita. «Noi ci proviamo — dice Orfini consapevole della sfida immane — domenica abbiamo chiuso 35 circoli democratici. Lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto». Può reggere ancora un anno e mezzo la puntellatura di Marino? «A meno che non ne capiti un’altra, ce la può fare», dicono a Largo del Nazareno.

Anche perché, spiegano dal Pd, il sindaco-gaffeur sembra ormai indifendibile, ma qualcosa di buono in Campidoglio – è innegabile – l’ha fatto, e quindi è giusto che i risultati si inizino a vedere.

Se tutto va bene, potranno emergere nei mesi anche i risultati delle basi gettate da Marino nel cambiare teste e mentalità del potere capitolino. Ma il disinteresse dei renziani di Roma dimostra che il premier vuole restare lontano dal sindaco e dal suo destino. Che si prepara anche a un nuovo scivolone o alla tempesta creata dallo stesso Marino se gli andasse troppo stretto il ruolo solo simbolico a cui lo condanna lo schema disegnato da Orfini. Anche il commissario si sente più isolato. «Ma c’è un solo modo per uscirne: lavorare. E qualche segnale positivo si vedrà presto».

M5S: SCOPRE CHE PALAZZO CHIGI DI #RENZI,HA SPESO 140 MILIONI DI EURO IN PIÙ DEL GOVERNO #LETTA


FONTE FATTOQUOTIDIANO

 

 

 

 

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L'interrogazione del deputato grillino Sorial chiede chiarimenti su una serie di voci di bilancio della presidenza del Consiglio. Dai maggiori costi rispetto alla gestione precedente alla vicenda del nuovo Airbus presidenziale. Dalle uscite per i sondaggi alle assunzioni di due vice segretari generali esterni: “Intanto cancellano il fondo per l’acquisto dei beni alimentari per i più bisognosi”

 

 

“Si guardi ai costi di Palazzo Chigi prima e dopo la cura: noi stiamo facendo i tagli sulla spesa”, prometteva sicuro Matteo Renzi all’inizio del suo mandato da presidente del Consiglio. Eppure, quando oggi pomeriggio varcherà la soglia dell’Aula di Montecitorio per partecipare al question time, il premier dovrà spiegare al deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial come mai nel 2014, anno della sua ascesa alla guida del governo, “risulta aver speso 140 milioni di euro più del 2013”, quando l’esecutivo era guidato dal suo predecessore Enrico Letta. E’ solo uno dei tanti quesiti di un’interrogazione parlamentare con la quale l’esponente del M5S chiede conto al capo del governo di quelli che, a suo avviso, compongono una lunga lista di sprechi e spese inutili.

SPESE NEL MIRINO – Nella black list del deputato grillino non poteva mancare un riferimento alla recente polemica sul nuovo Airbus, probabilmente un A340, che dovrebbe sostituire l’attuale A319 in uso al presidente del Consiglio per i voli di Stato. Un’operazione finanziaria, stimata “intorno agli 800 mila euro a settimana”, che citando il generale Leonardo Tricarico, Sorial definisce “poco vantaggiosa”. Tra le voci di spesa della presidenza del Consiglio, ci sarebbero anche “118 mila euro per ‘il servizio di piante interno’ e 256 mila per l’’anagrafica di postazioni arredi’, nonché i quasi 600 mila euro stanziati per i sondaggi”, vale a dire “cinque volte più di quanto spese il presidente pro tempore Letta per la stessa voce”. Senza contare “i costi per le assunzioni di esterni come i due vicesegretari generali di Palazzo Chigi, Raffaele Tiscar e Salvo Nastasi”. Insomma, a conti fatti, la “sbandierata spending review di Palazzo Chigi”, sentenzia Sorial, “si sarebbe concentrata su qualche dipartimento interno come quello dell’integrazione che è stato soppresso, e su programmi di intervento della Presidenza del Consiglio come ‘le provvidenze all’editoria’, le ‘politiche per la famiglia’ e il servizio civile”. Sempre dal bilancio di previsione 2015, inoltre, “si rileva che il segretariato generale di Palazzo Chigi, struttura alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio, quest’anno spenderà per il suo solo funzionamento 42,7 milioni in più rispetto al limite 2014, già superato”. Non solo. “Nonostante la lotta alle auto blu fosse stata uno dei cavalli di battaglia del premier Renzi”, prosegue l’interrogazione, nel dicembre 2014 “sarebbe stato ordinato un mega appalto Consip per il noleggio di circa 6 mila automobili di servizio per la pubblica amministrazione, come riportato da il Fatto quotidiano, con una base d’asta di 106 milioni di euro”. Risultato: “Rispetto al 2013, sotto i governi Monti e Letta, Consip pagherebbe ben 26 milioni in più, per quasi 2 mila vetture in più, senza dimenticare che Mario Monti aveva addirittura cancellato la gara”.

BILANCI POCO SOCIALI – Ma mentre le spese di Palazzo Chigi lievitano, i portafogli degli italiani languono. Un dato su tutti: “Negli ultimi sette anni il numero delle persone in povertà assoluta in Italia è più che raddoppiato, passando dagli 1,8 milioni del 2007 ai 4,1 milioni del 2014”, accusa Sorial. Invocando l’istituzione “di una misura universale di sostegno economico”, come il reddito di cittadinanza, per “contrastare efficacemente l’indigenza”. Dati di fronte ai quali, chiedendo a Renzi “di chiarire al più presto le motivazioni del mancato taglio delle spese di Palazzo Chigi auspicato e necessario e moralmente indifferibile”, l’esponente del M5S suggerisce al premier una cura alternativa: ”Adottare in tempi brevi azioni che vadano nella direzione dell’istituzione di una misura universale di sostegno economico contro la povertà come il reddito di cittadinanza”. Certo, non basterà risparmiare qualche decina di milioni dal bilancio di Palazzo Chigi per finanziarlo ma almeno sarebbe un inizio.

RENZI SPUTTANATO SU IMI E TASI BOCCIATURA DALL'UNIONE EUROPEA, CORTE DEI CONTI, BANCA D'ITALIA,


FONTE DAGOSPIA









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1. VI È PIACIUTO IL GRADASSO DI PALAZZO CHIGI QUANDO HA PROMESSO CHE VI AVREBBE TOLTO IMU E TASI SULLA VOSTRA PRIMA CASETTA? E MO’ BECCATEVI LA DOCCIA FREDDA: BOCCIATURA UNANIME DELLA COMMISSIONE EUROPEA, DELLA CORTE DEI CONTI, DI BANKITALIA E PERFINO DELL’UPB, L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO. SOLDI IN CASSA NON CE N’È ABBASTANZA


2. PREPARATEVI PERCIÒ ALLA PROSSIMA GRANDE PENSATA DEL GIGLIO TRAGICO: L’AUMENTO DELL’IRPEF ADDIZIONALE NELLE DUE VERSIONI CLASSICHE, REGIONALE E COMUNALE


3. A BRUXELLES PARLANO DI RENZI COME UN TEMPO PARLAVANO DEL BANANA: UN CIALTRONE. MAGARI SIMPATICO, MA SEMPRE CIALTRONE È. INFATTI RICORDATEVI CHE MENTRE ELARGIVA LA SUA MOSTRUOSA SUPERCAZZOLA DI MINUTI VENTI (IN ITALIANO) ALL’ASSEMBLEA DELL’ONU, A NEW YORK, IL NOSTRO AVEVA DAVANTI A SÉ UNA SALA PATETICAMENTE VUOTA (VIDEO)

 

 

 

 

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L’Università di Philadelphia: "La verità sulle spese di Marino negli Stati Uniti Leggi qui"



 

Fonte ilTempo.it 

 

 

 

 

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L’ateneo di Philadelphia a Il Tempo: pagato solo il volo a Marino e all’assistente Giallo sull’albergo e sugli altri due accompagnatori. Ecco i 20 punti da chiarire 

 

 

L’ultima versione del sindaco Marino è che il viaggio a Philadelphia è stato pagato dalla Temple University di cui era ospite. Ad oggi però non risulta chiaro chi abbia pagato l’albergo. Il Tempo ha chiesto direttamente all’università americana come stanno le cose. Ecco la risposta: «Noi abbiamo rimborsato solo il biglietto aereo al sindaco Marino e a un suo collaboratore (pare sia l’addetta stampa, ndr)». Peccato che ci fossero anche altri due accompagnatori: il capo cerimoniere e la sua assistente. Se non si sono pagati il viaggio da soli chi ha saldato? Il Campidoglio, quindi i romani? La Temple University non chiarisce a fondo chi abbia rimborsato l’albergo: «Abbiamo pagato il soggiorno solo all’ultimo menzionato». Forse è uno sbaglio, perché si tratta dell’addetto stampa. E gli altri tre, chiunque essi siano? Chi ha pagato? Gli interrogativi non si esauriscono qui. Ecco i 20 punti oscuri del viaggio in Usa.

 

 

1) SMENTITA DI PHILADELPHIA

Il Campidoglio, prima del viaggio a Philadelphia, aveva fatto sapere che le spese per il viaggio negli Usa sarebbero state a carico del Comune americano. Interpellato da Il Tempo, il portavoce del sindaco Michael Nutter, lo ha smentito. Ieri sera il portavoce ha aggiunto che le spese erano a carico dell’Università.

 

 

2) HA PAGATO L’UNIVERSITÀ

Solo una volta ritornato a Roma, Marino ha svelato che a pagare era stata la Temple University, quando ormai era già stato smentito da tutti dopo la smentita del Papa.

 

 

3) I TRE COMPAGNI DI VIAGGIO

Sempre prima di imbarcarsi per gli Usa, Marino ha evitato di dire che insieme c’erano anche il capo del cerimoniale Francesco Piazza, la sua assistente dottoressa Coniglio e l’addetta stampa.

 

 

4) I CONTI NON TORNANO

Il senatore Ncd Andrea Augello ha confermato in anticipo la versione della Temple University che avete letto all’inizio di questo articolo. E cioè che l’ateneo americano ha rimborsato solo i biglietti aerei (voli Alitalia per New York AZ 693 e ritorno a Roma AZ 603) del sindaco e dell’addetta stampa. I biglietti per il capo cerimoniere per la sua assistente - secondo Augello - sarebbero a carico del Campidoglio. Un dettaglio che stona rispetto alla promessa del sindaco che «i romani» non avrebbero pagato «un euro per la mia trasferta». Manca un altro tassello. Chi ha pagato lo spostamento di Marino e del suo staff, in treno o in aereo o in auto, da New York a Philadelphia?

 

 

5) LA SPESA MISTERIOSA

Facendo due conti, i conti non tornano. Resta infatti da capire quanto ha speso il Comune di Roma per la trasferta oltreoceano.

 

 

6) 5 NOTTI A 5 STELLE

Se è vero - come scrive Repubblica - che Marino e i suoi quattro assistenti hanno dormito cinque notti in un albergo a cinque stelle, a quanto ammonta la spesa? Chi ha pagato?

 

 

7) RIANIMAZIONE DI ROMA

Solo oggi si scopre che uno dei motivi principali per cui Marino è volato negli Usa è la sua partecipazione a una conferenza dal titolo singolare: «Il trapianto: dalla chirurgia alla rianimazione della città eterna». Era davvero necessaria questa lezione?

 

 

8) ESPERTO IN SICUREZZA

Il Municipio di Philadelphia ha invitato Marino come «esperto in sicurezza del Papa». Non è chiaro quali siano le competenze del sindaco su questo tema .

 

 

9) I FAMIGERATI MECENATI

L’unica cosa che il sindaco ha fatto sapere prima di partire è che avrebbe incontrato alcuni mecenati. Perché non dice chi sono e se la missione ha avuto successo?

 

 

10) IMPEGNI POCO CHIARI

Il sindaco e il Campidoglio non hanno fornito un programma dettagliato degli incontri e degli impegni a Philadelphia. Perché tanta segretezza?

 

 

11) ADDETTO STAMPA INUTILE

Se Marino era accompagnato da una addetta stampa perché alla stampa non è stato comunicato niente degli impegni e degli incontri americani del sindaco? Che c’è andata a fare?

 

 

12) LA CARTA MILLEMIGLIA

Il sindaco Marino e i suoi collaboratori si sono fatti accreditare i punti sulla carta MilleMiglia di Alitalia (che vengono caricati in automatico)? Se sì, li utilizzeranno per altri viaggi istituzionali?

 

 

13) FUGA DAI CRONISTI

Marino, da quando è tornato a Roma, ha evitato di rispondere alle domande dei giornalisti. Ieri ha sostenuto che è più interessante parlare di altro. Perché non convoca una conferenza stampa per chiarire e rassicurare i romani?

 

 

14) VIAGGI INFINITI

Il sindaco Marino negli ultimi due anni ha fatto sette viaggi negli Stati Uniti. Sedici in tutto il mondo. Si è allontanato in media ogni 48 giorni da Roma. Quali sono i vantaggi per i suoi cittadini?

 

 

15) PRELEVATO IN INCOGNITO

Il sindaco lunedì mattina è atterrato all’aeroporto di Fiumicino di ritorno da New York. Si sarebbe fatto venire dalla polizia di frontiera. È vero che si è raccomandato con alti vertici istituzionali di non far avvicinare i giornalisti?

 

 

16) LA CARTA DI CREDITO

Il MoVimento 5 Stelle ha rivelato l’utilizzo da parte del sindaco di una carta di credito per ricevere gli ospiti in un albergo di lusso vicino al Colosseo. Quant’è il conto esatto?

 

 

17) LA SCOMUNICA DEL PAPA

Il sindaco ha affermato ripetutamente (anche in una intervista al Messaggero) che si è recato a Philadelphia su invito dell’amministrazione, del vescovo della città americana, e indirettamente del Papa che avrebbe avuto piacere della sua presenza. Bergoglio lo ha smentito in modo categorico. Perché dire una cosa per un’altra?

 

 

18) PADRE LOMBARDI

Solo ieri mattina, con qualche ora di ritardo, il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, è intervenuto sul viaggio di Marino. «Il giornalista doveva verificare prima quanto stava chiedendo - ha detto Lombardi - Il Papa ha risposto per quel che sapeva. La questione riguarda la domanda se era corretta. Il sindaco dopo quanto uscito sui giornali ha chiarito». Poche parole per evitare ulteriori polemiche, anche se non si capisce come mai - dopo precedenti incidenti sull’aereo del Papa - le domande vengono fatte prima visionare allo staff del Pontefice.

 

 

19) «RAPPORTO ROVINATO»

A smentire definitivamente Marino ci pensa il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, vittima di una trappola della trasmissione «La Zanzara». Monsignor Paglia ha detto (leggete la pagina accanto) che Marino si è imbucato e che il rapporto col Pontefice, furibondo per vedersi Marino ovunque, si è raffreddato mettendo un «freno» tra Vaticano e Campidoglio.

 

 

20) L’IRRITAZIONE DEL PAPA

Bergoglio ha sottolineato che lui era all’oscuro dell’invito di Marino. E ha precisato che il sindaco «si professa cattolico». C’è il sospetto (fondato) che ci sia qualcosa di non detto. Da tempo si rincorrono le voci dell’irritazione vaticana per questo sindaco che promuove le unioni civili e le adozioni da parte di famiglie dello stesso sesso. Oltretevere ci sarebbe anche molto malcontento per i ritardi nel far partire le opere per il Giubileo e per la situazione di una città abbandonata a se stessa.

Dario Martini Ludovica Scarpone

Verdini i renziani lo difendono, lui #rastrella per diventare la seconda gamba della maggioranza: "Faremo fuori i comunisti". E sui processi....




 

 Fonte huffingtonpost.it/

 

 

 

 

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Scena dal “giardino”. Ignazio Abrignani, già fedelissimo di Claudio Scajola e ora grande reclutatore dei responsabili di Verdini, attraversa l’Aula di Montecitorio col petto in fuori in direzione di Giachetti: “Roberto, hai scritto un pezzo magistrale, Grazie”. Il riferimento è al blog di Giachetti sull’HuffPost, manifesto ideologico del renzismo che accoglie l’ex plenipotenziario di Berlusconi: “Caro Bersani, nel giardino del Pd c’erano Mastella e Di Pietro. Perché il voto di Verdini puzza?”.

Ignazio Abrignani poi esce dall’Aula. E spiega: “Noi stiamo costruendo la gamba moderata dell’alleanza. E quando si andrà a votare e la scelta sarà tra Renzi, Grillo e Salvini noi faremo una lista per tutti quelli che vogliono votare Renzi e non il Pd”. Parlano i verdiniani, loquaci, sicuri, come ai tempi del Berlusconi trionfante: “Costruiremo la lista, i 'moderati per Renzi'”. Il mondo del premier lascia fare, non smentisce, anzi polemizza con la sinistra, ostenta complicità con l’ex plenipotenziario di Berlusconi. Complicità spudorata, fatta di cene con Lotti, di telefonate quotidiane. Ultimamente anche di report. I memorabili report che mandava a Berlusconi ora vanno via mail a palazzo Chigi: “Qualche nota – confessa Abrignani – ogni tanto la manda”.

È Denis, così ha raccontato ai suoi, a ricevere la prima telefonata di Renzi dopo il colloquio da Mattarella. Ed è lui a dare il suggerimento su come “fottere” la sinistra e Grasso al Senato: “Il trucco – spiega – è partire dall’articolo 10, perché così è costretto a cangurare il primo e non rischi di andare sotto nei voti segreti”. Per il mondo renziano “ci pensa Denis”. Bersani è furibondo: “Ma vi pare possibile – dice ai suoi – che questi parlano solo con Verdini e non fanno neanche una telefonata a me e Speranza?”. Il solco ormai è quasi antropologico, oltre che politico, e si allarga. Pure il mite Speranza ha tirato giù la sala a Livorno, tra gli applausi: “Non consentiremo che entrino in casa nostra Verdini e gli amici di Cosentino”.

Ma Verdini è già il giardiniere del Partito della Nazione. Alla Camera c’è Abrignani. Al Senato Ciro Falanga. Loro parlano, intercettano bisogni, tormenti necessità dei delusi di ogni schieramento. E segnalano al Capo. A quel punto interviene lui: “Nitto – si è sentito dire l’altro giorno Nitto Palma - che ci stai a fare là, vieni con noi, ti faccio fare il capogruppo”. Palma ha detto no: “Ho detto no a Fitto e dico no a te. Se dovessi lasciare Forza Italia andrei nel misto”. Altri però stanno dicendo sì: “La prima fase – ripete Verdini – era lanciare l’operazione. Ora stiamo chiudendo la seconda, arrivando a 15 al Senato. Entro due mese la terza fase”. La spiega Abrignani: “Una federazione di centro che diventi la seconda gamba della maggioranza”. Che passa per l’accordo con il gruppo di Scelta Civica e per la “campagna acquisti su Ncd e su altri delusi di Forza Italia”. Il lavoro è capillare, fatto anche di bluff: “Silvio è d’accordo – ripetono ai parlamentari in bilico – lui non ha mai smesso di stimare Verdini e vuole un canale con Renzi per le aziende”.

Era da tempo che l’ex plenipotenziario di Berlusconi non tornava così al centro del gioco. Sostituito nel giardino di Arcore da Dudù e dalle “ragazze” è il grande concimatore di quello renziano: “Il processo è inevitabile. Renzi litigherà con la sinistra fino a rompere e faremo assieme il partito della Nazione. In fondo sto facendo quello che volevo fare con Silvio, uccidere i comunisti”. Proprio l’insofferenza per tutto ciò che è Pci o Ditta anima le conversazioni toscanacce col “giglio magico”. E anche una visione dell’informazione come impiccio. “Camorrismo giornalistico” è l’espressione usata domenica prima da De Luca poi da Verdini, intervenuto, prima della Boschi a un convegno sul partito della Nazione a Salerno con l’ex craxiano e berlusconiano Fabrizio Cicchitto e Lorenzo Cesa.

Nel Palazzo ormai il rapporto tra Matteo e Denis si arricchisce di voci, aneddoti gustosi, storie dei loro trascorsi. Verdini, si sa, è un personaggio riservato, non vanta le sue amicizie. E non ha mai rivelato quella sua antica consuetudine da editore con il distributore di giornali di Rignano sull’Arno Tiziano Renzi e con il di lui figliolo Matteo, ragazzo sveglio, da non perdere mai di vista, da coltivare. Quelli attorno al “giardiniere” raccontano di che bel rapporto c’era già quando non si parlava di riforma del Senato, ma di carta stampata: da editare, pubblicare e poi distribuire. L’editore Verdini era proprietario di fogli regionali e locali - il Giornale della Toscana, il Cittadino di Siena, Metropoli - in Valdarno, nel Chianti e nella Piana. Il distributore Renzi (padre) consegnava i giornali alle edicole. Poi arrivò il Foglio, altro giornale in cui Verdini entra nella compagine editoriale, giornale berlusconiano per eccellenza che sponsorizza Renzi senza se e senza ma. Poi l’incontro ad Arcore, il “piano Rosa tricolore” messo a punto da Dell’Utri e Verdini per fare di Renzi il nuovo leader del centrodestra.

Ecco, c’è tutta una storia da raccontare nel nuovo giardino dove quelli della sinistra si sentono cespugli quasi potati: “Certo – dice Danilo Leva su facebook - che assistere alla difesa d'ufficio di Verdini da parte del vice presidente della Camera Giachetti è davvero triste. Non è questo il verso del Pd”. Ma Denis, per il premier è intoccabile, perché è la certezza che consente, come si è visto sul Senato, di non mediare con la Ditta. È un’altra Ditta. Una Ditta di cui, dal punto di vista di Verdini, la sua vicenda giudiziaria è un pezzo di ragione sociale. Guarda caso, l’ex plenipotenziario di Berlusconi ha annunciato il suo gruppo nel giorno che ha ricevuto la sua quarta medaglia al valor giudiziario: il rinvio a giudizio per bancarotta sulla vicenda del Credito fiorentino. Il processo più temuto, su cui qualche tempo fa temeva una richiesta d'arresto: “Denis - ripete il Cavaliere - pensa che avvicinarsi al governo lo mette a riparo dalla procura di Firenze”. Non è il solo a pensarla così. Il motivo per cui ex berlusconiani come Nitto Palma e Riccardo Villari non hanno aderito è che il “progetto di Verdini è cieco” ed è uno scambio tra “Denis” che pensa di tutelare gli affari suoi e Renzi che vuole una pattuglia per non avere rotture di scatole a sinistra.

Le altre medaglie al valor giudiziario di Verdini, collezionate nel corso della carriera a fianco di Berlusconi, sono: il rinvio a giudizio per “concorso in corruzione” per aver partecipato ad appalti e commesse pubbliche, come la realizzazione della Scuola Marescialli dei carabinieri di Firenze, in violazione delle regole sull’affidamento dei pubblici appalti. Altro rinvio a giudizio sulla P3, assieme all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, attualmente in carcere per questioni di camorra. A Verdini, nell’inchiesta sulla P3, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito. Il processo che invece preoccupa di meno Verdini è quello per finanziamento illecito ai partiti ed è legato a una plusvalenza di 18 milioni di euro nella compravendita di un palazzo romani, in via della Stamperia.

Nessun imbarazzo per Renzi. Anzi Giachetti si domanda: “Perché il voto di Verdini puzza?”. E Abrignani, prima di tornare al suo banco, gli stringe la mano calorosamente, come si fa nello stesso giardino.

News: NCD? Ponte sullo Stretto di Messina, oppure renzi va a Casa!!



 Fonte ilTempo.it





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 Il Ponte sullo Stretto divide e porta l'opposizione ad alzare la voce contro il governo. La polemica segue l'ordine del giorno presentato da Ap-Ncd sulla Salerno Reggio-Calabria e approvato dalla maggioranza. Sul tavolo: la riconversione ferroviaria della grande opera. L'esecutivo, con il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, apre in Aula alla Camera la valutazione della "opportunità di una riconsiderazione del progetto come infrastruttura ferroviaria, previa valutazione e analisi rigorosa del rapporto costi-benefici". Il Ponte non è una priorità. Può tranquillamente essere rimandato ad un altro momento, dice il governo. Ma Ncd non perde tempo per portare all'ordine del giorno una storica battaglia berlusconiana per il Sud.


Delrio: "Il dossier non è sul mio tavolo" Interviene sulla questione anche il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, che smentisce una eventuale riapertura alla costruzione del Ponte. "Il sottosegretario Del Basso De Caro ha semplicemente accolto l’invito fatto al governo di valutare, se lo vorremo, l’opportunità di riguardare i costi e benefici di quel progetto. Dovremo valutare, ma in questo momento il dossier non è sul mio tavolo. Abbiamo dossier più urgenti. Ma, se una forza politica o il Parlamento ci invita a valutare se un domani potremo riaprilo, noi non diciamo di no. Non abbiamo pregiudizi, la valutazione si fa sempre". La replica dei moderati alla sinistra non si fa attendere. Per Vincenzo Garofalo, deputato di Area Popolare e vicepresidente della Commissione Trasporti alla Camera "l’ok del governo alla nostra mozione sul progetto è un segnale positivo. E’ tempo che si torni a parlare del Ponte sullo Stretto, con un approccio nuovo e maggiormente costruttivo, senza demonizzazioni inutili e dannose. Il Ponte sullo Stretto è un’opera importante, necessaria ed utile per il Mezzogiorno e la sua crescita".


Le reazioni dell'opposizione Sel attacca a testa bassa. Il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto, parla "di colpo di scena degno di un thriller. Il governo cambia idea e per tenersi buono l’alleato dell’Ncd apre alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, anche se ad uso ferroviario. Invece di impegnarsi per finire la Salerno-Reggio Calabria e per ammodernare il sistema viario calabrese, preferisce assecondare il ministro dell’Interno, Alfano, e il suo partito, l’Ncd, sponsor di questa opera inutile per lo sviluppo del Mezzogiorno".

E per fortuna che Renzi voleva i partiti fuori dalla Rai. Il deputato Pd Anzaldi: “Tg3 e Rai Tre sono un problema”. La replica: “Come editto bulgaro”

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Fonte  lanotiziagiornale.it

 

 

 

 

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Bufera per le dichiarazioni dell’esponente dem, nonché membro della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi che dalle colonne del Corriere della Sera ha attaccato in maniera dura la linea editoriale del Tg3 e di Rai3. Attacco anche alla trasmissione Ballarò: “sforna a raffica editoriali contro il governo, intervista in pompa magna un grillino a settimana”. Dichiarazioni che oltre a innescare una dura risposta di Grillo hanno riacceso lo scontro nel Pd con la minoranza che invita i vertici del partito a prendere le distanze. Immediato l’intervento del cdr del Tg3 che dichiara in una nota: “Le parole dell’onorevole Anzaldi sono inaccettabili e ricordano nei toni “editti bulgari” di berlusconiana memoria”. E per fortuna che Renzi gridava: “I partiti fuori dalla Rai”.

News: Monsignore Paglia Sputtana alla Zanzara: "Sindaco Marino? Si è imbucato, che figura di M...."



Fonte liberoquotidiano

 

 

 

 

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Squilla il telefono, da un capo del telefono c'è uno che si spaccia per Matteo Renzi, dall'altro c'è Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia e uomo tirato in ballo da Ignazio Marino come colui che lo ha invitato a Filadelfia durante la visita del Papa negli Stati Uniti. Così parte l'ultimo scherzo a La Zanzara, su Radio24, dove mons. Paglia ha definitivamente sputtanato il sindaco di Roma, dopo che lo stesso Pontefice aveva negato di averlo invitato negli Usa. Il finto Renzi chiede: "Come sono andate le cose?", Paglia risponde: "Lui ci ha brigato. Ha cercato di sfruttare questa situazione, e questo fa imbestialire il Numero Uno. Certo che si è imbucato. Il sindaco è una brava persona. Però nessuno lo ha invitato. Io con lui parlai una volta, mesi fa... su questa storia il Papa era furibondo"

Giubileo - La conversazione passa all'appuntamento del prossimo 8 dicembre, quando a Roma comincerà un nuovo Giubileo. Il finto Renzi chiede se ci potrebbero essere problemi nei rapporti tra Vaticano e Comune dopo quello che è successo, Paglia risponde: "Il problema è proprio quello. Quando era a Filadelfia ha insistito per vederlo e rivederlo, e questo ha fatto scocciare tremendamente il Papa. Deve avere dellle cose da farsi perdonare, sta cercando appoggi. Queste cose fanno infuriare il Pontefice, con lui non funzionano. E mettono un bel freno al rapporto". L'imitatore di Renzi si propone di intervenire nella faccenda, monsignor Paglia gli dice tra le righe: "Lui (il Papa) non lo dirà mai, però certo ha fatto proprio una figura da bischero. Poi con la fascia da sindaco, unico là in prima fila".

News: Sondaggio Pagnoncelli: per due italiani su tre Renzi ha fallito su tasse e fisco



Fonte Liberoquotidiano

 

 

 

 

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Basta parlare di fisco e tasse e i sondaggi, già di per sè non esaltanti, crollano. Così, se nel sondaggio presentato da Nando Pagnoncelli all'inizio della puntata di Ballarò, Matteo Renzi è stato definito "uno come tanti" dal 51% degli intervistati, alla domanda su come abbia fin qui lavorato il governo su fisco e tasse, il 63% ha risposto "deludente". Cioè, due italiani su tre pensano che abbia fin qui lavorato male. L'alternativa, per tre italiani su quattro, non potrà essere Berlusconi, visto che nello stesso sondaggio il 75% degli intervistati definisce "concluso" il ciclo politico del cavaliere. E neanche Grillo, visto che il 68% degli interpellati ritiene il Movimento 5 Stelle non affidabile come forza di governo.


martedì 29 settembre 2015

News Luce e gas, arrivano gli aumenti: da ottobre rincari del 3,4% e del 2,4%

Luce e gas, arrivano gli aumenti: da ottobre rincari del 3,4% e del 2,4%

 

 

Fonte tgcom24.mediaset.it

 

 

 

 

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Da ottobre scattano gli aumenti per luce e gas. Secondo quanto stabilito dall'Autorità per l'Energia nell'adeguamento trimestrale, per l'elettricità l'aumento sarà del 3,4%, mentre per il gas del 2,4%. Malgrado questi aumenti, una famiglia media risparmierà complessivamente 60 euro nel 2015 grazie ai ribassi dei primi nove mesi dell'anno.



Per l'elettricità, spiega l'Autorità nella nota, la spesa per la famiglia-tipo nel periodo primo gennaio-31 dicembre 2015 sarà di circa 505 euro, con un calo del 2,2% rispetto all'anno precedente e un risparmio di oltre 11 euro. Per il gas la spesa della famiglia tipo nello stesso periodo sarà invece di circa 1.123 euro, -4,2% sul 2014, corrispondente a un risparmio di circa 50 euro. Il risparmio complessivo nel 2015 per elettricità e gas sarà così di oltre 60 euro per famiglia tipo.

Due i fattori che pesano sul rialzo dell'elettricità: l'aumento dei costi complessivi per l'approvvigionamento della "materia energia" che risente dei picchi di prezzo registrati sul mercato all'ingrosso nello scorso mese di luglio (+39% rispetto a giugno) a fronte di consumi di elettricità eccezionalmente elevati per il caldo record e l'esigenza di adeguare ancora al rialzo gli oneri di sistema, in particolare per sostenere i costi straordinari connessi alla fine del meccanismo di ritiro dei certificati verdi nel 2016 e i costi per gli incentivi all'efficienza energetica.

Per il gas si segnala un leggero calo della componente materia prima che riflette le aspettative al ribasso delle quotazioni a termine nei mercati all'ingrosso in Italia e in Europa, rendendo meno evidente quella che sarebbe la normale dinamica dei mercati al rialzo legata all'andamento stagionale dei consumi. Cali che grazie alla riforma gas dell'Autorità vengono immediatamente trasferiti ai consumatori finali, con effetti particolarmente significativi alla vigilia dei più alti consumi autunnali. La riduzione della materia prima è più che compensata principalmente dalla crescita dei costi di trasporto e della componente per la gradualità nell'applicazione della riforma gas.

CONSOLE NIGERIANO SPUTTANA SALVINI,ECCO COME ANDATA LA STORIA SUL VISTO DEL PASSAPORTO

 

  FONTE ILGIORNALE.IT

 


 



 


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Le autorità nigeriane smentiscono la versione del segretario del Carroccio

Ieri Matteo Salvini intervenendo su radio Padania ha fatto sapere che il suo programmato viaggio in Nigeria era saltato perché non aveva ottenuto il visto sul passaporto dal paese africano.

 

 Ma le autorità nigeriane fanno sapere che le cose non sono proprio così. Abdulkareem Adaji, console all’Ambasciata nigeriana a Roma, ha raccontato a Lettera43.it che non c'è stato alcun veto alla visita di Salvini in Nigeria: "Non è vero che abbiamo negato il visto all’europarlamentare Salvini. Quello che lui ha raccontato alla stampa italiana non è la verità. Ha mandato l’application con i documenti, noi abbiamo avviato la procedura e stiamo aspettando la risposta da Abuja".
E ancora: "I nostri uffici lo hanno trattato come un qualsiasi altro cittadino. Se vuole, può parlare con il nostro ambasciatore che vi confermerà quanto vi ho detto e potrà eventualmente approfondire la questione".

Oggi Salvini, parlando a Montecitorio coi giornalisti, è tornato sull'argomento: "Senza documenti si può arrivare dalla Nigeria in Italia, più complicato è arrivare dall’Italia in Nigeria con i documenti in regola. Ringrazio l’ambasciata italiana che è sempre stata squisita e disponibile così come ringrazio la Farnesina - ha aggiunto - non ringrazio chi ci ha impedito di esercitare un nostro diritto e un nostro dovere. Evidentemente a qualcuno diamo fastidio".

Senato, riprende la discussione sulla riforma costituzionale. Guarda la diretta




Nell’aula del Senato è ripreso il dibattito sugli emendamenti al ddl Boschi sulla riforma costituzionale e il presidente Pietro Grasso ha definito “irricevibili” i circa 75 milioni di emendamenti presentati dal senatore della Lega Nord, Roberto Calderoli. Esaminare “l’abnorme numero” ha detto Grasso, potrebbe “bloccare i lavori parlamentari per un tempo incalcolabile”. Si salvano solo i circa 500mila “già ricevuti” dalla commissione Affari Costituzionali. Guarda la diretta

 

 

Il Governo Renzi per Salvare la Faccia blocca l’aumento della benzina, che viene rimandato a Dicembre!!



 Fonte LaStampa.it

 

 

 

 

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Sono due i decreti legge approvati questa mattina in una riunione lampo del Consiglio dei Ministri. Il primo riguarda la “voluntary disclosure”, emersione dei beni e capitali detenuti al riparo dal Fisco all’estero e in Italia) e lo stop dell’aumento delle accise dei carburanti previsto dal primo ottobre. Lo ha confermato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, lasciando Palazzo Chigi. Il ministro ha anche annunciato il via libera a un dl sulla finanza locale, senza dare però ulteriori dettagli sui provvedimenti emanati. 

 

L’aumento della benzina era previsto dalla clausola di salvaguardia per il mancato incasso dei 728 milioni dell’estensione del reverse charge alla grande distribuzione, l’inversione del versamento Iva bocciato da Bruxelles. 

GAME OVER " SINDACO MARINO " IL VIAGGIO NEGLI USA LO HANNO PAGANO I #ROMANI





FONTE DAGOSPIA

 

 

 

 

 

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1. REPETITA IUVANT: LE FRASI DI MARINO SUL VIAGGIO IN AMERICA

Fabio Rossi per ''Il Messaggero'' del 22 settembre 2015


http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CAMPIDOGLIO/marino_usa_per_aiutare_roma_futuro_lontano_politica/notizie/1581057.shtml

 

Il viaggio negli Usa? «Il sindaco di Roma deve fare un doppio lavoro: occuparsi di buche e trasporti, ma anche di raccogliere fondi per il nostro patrimonio archeologico. È un compito molto stressante: se non vogliono che lo faccia resto a casa e mi riposo». Ignazio Marino respinge le accuse sul nuovo viaggio negli Stati Uniti (che comincerà domani), che si intersecherà anche con la storica visita del Papa in Nordamerica.

IGNAZIO MARINO PRIMA DELLA TINTA  

IGNAZIO MARINO PRIMA DELLA TINTA


Sindaco Marino, era proprio il caso di ripartire adesso, dopo le polemiche sulle sue ferie?

IGNAZIO MARINO DOPO LA TINTA  

IGNAZIO MARINO DOPO LA TINTA

«Si tratta di un viaggio brevissimo ma molto importante, in un momento storico per la Chiesa e per gli Stati Uniti: è il primo viaggio di papa Bergoglio negli Usa. Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all’organizzazione della visita».

 

(...)

 

Andrà anche a cercare fondi per i monumenti. Non sarebbe più strategico concentrarsi sulle emergenze della Capitale?

«Ho dedicato fino a ora un tempo molto limitato, per la verità, a quest’attività. Proprio perché abbiamo le buche per le strade, i marciapiedi con barriere architettoniche e gli altri problemi, non è pensabile che, in un momento di crisi economica e con un debito di un miliardo lasciato dalla passata amministrazione, possiamo spendere decine di milioni per il nostro patrimonio archeologico e monumentale. Che, però, dobbiamo conservare con grande cura. Peraltro questo viaggio non costa un euro ai romani, essendo ospite della Città di Philadelphia».



2. I DUBBI SULLE SPESE DEL VIAGGIO PAGATE DAL CAMPIDOGLIO E DALLA TEMPLE UNIVERSITY

Giovanna Vitale per “la Repubblica


tweet in difesa di marino 

  tweet in difesa di marino

Chi ha pagato il viaggio del sindaco di Roma sulla East costa degli Stati uniti, dove “Marino l’americano” torna ogni volta che può? Questa è stata la settima trasferta in Usa in due anni. Chi si è fatto carico della trasvolata in business class per quattro persone fino a New York, dei trasferimenti in treno per raggiungere la Pennsylvania, di cinque notti in albergo (che moltiplicate per quattro fanno 20) in categoria superior?

tweet in difesa di marino 

  tweet in difesa di marino


«Domande inutili e di bassissimo livello», taglia corto il portavoce di Palazzo Senatorio. «Per il sindaco e la sua addetta stampa il Comune di Filadelfia ha fatto fronte a tutto, tranne che la notte a New York pagata da noi. Per il capo del cerimoniale Francesco Piazza e per la sua assistente dottoressa Coniglio ha invece provveduto il Campidoglio». Versione corretta poi in serata: «Ha pagato la Temple University, non Filadelfia». Fine dei dettagli. Perché sugli spostamenti del chirurgo dem, su chi ha visto e chi incontrato, dove e quando, a parte gli appuntamenti ufficiali, resta il più fitto mistero. «Per ragioni di sicurezza», tagliano corto gli uomini dello staff.


tweet in difesa di marino

in difesa di marino  




Il fatto è però che se la Temple University, dove mercoledì scorso Ignazio Marino è stato invitato a tenere una conferenza dal titolo bizzarro (“Il trapianto: dalla chirurgia alla rianimazione della città eterna”) conferma di aver sostenuto le spese per l’arrivo e il soggiorno di Marino e della sua assistente a Filadelfia, nulla dice sugli altri due dirigenti capitolini al seguito. Che dunque hanno goduto dello stesso trattamento — volo in business e hotel a 5 stelle — a carico però dei contribuenti romani. Esattamente quello che Marino, in un piccato messaggio su Facebook postato il 22 settembre per replicare alle critiche sulla sua ennesima «inutile missione », negava.

IGNAZIO MARINO E PAPA BERGOGLIO  

IGNAZIO MARINO E PAPA BERGOGLIO


Scrivendo, testuale: «Io sarò ospite, dunque i romani non pagheranno un euro per la mia trasferta. Un viaggio per riportare a Roma accordi e finanziamenti. Questo è il mio obiettivo. Quello di chi critica è probabilmente, ancora una volta, creare confusione e fare disinformazione ».

 

Accordi e finanziamenti su cui, ancora oggi — a parte la creazione dell’Heritage Found destinato agli investitori americani che sponsorizzando interventi di restauro in Italia potranno godere di vantaggi fiscali in patria — poco è dato sapere. Le uniche cose certe restano i colloqui con non meglio precisati mecenati presso i consolati della East Coast, il meeting con Bergoglio e la lectio alla Temple, appunto, il cui sito ufficiale presenta il chirurgo dem come «esperto della sicurezza del Papa», consultato dal collega di Filadelfia Michael Nutter «su come proteggere il pontefice, limitare il traffico e i trasporti, gestire le enormi folle». Ulteriori dettagli non si possono rivelare: «Il sindaco è sotto scorta», tagliano corto a Palazzo Senatorio.


MARINO BERGOGLIO 

MARINO BERGOGLIO

Lo stesso muro innalzato durante le ferie oltreoceano d’agosto, che tante polemiche suscitarono a causa della sua prolungata assenza in giorni piuttosto turbolenti per Roma. «Polemiche create ad arte», tuona Marino prima di imbarcarsi sul volo che lo riporterà in città. Ma Ncd insiste: «A noi risulta che il Campidoglio ha pagato aereo e albergo per tre persone, solo la dottoressa Coniglio si è spesata di suo. Ci auguriamo che anche i rimborsi del sindaco di Filadelphia non siano inventati di sana pianta come l’invito di monsignor Paglia».


RENZI FA CAMPAGNA ELETTORALE PER MARINO 

RENZI FA CAMPAGNA ELETTORALE PER MARINO

Ovvero il presidente del dicastero per la famiglia che, secondo Marino, avrebbe caldeggiato la sua partecipazione alla Eight World Meeting of Families in Pennsylvania. «Ma nessuno del Vaticano ha invitato il sindaco a quell’incontro: né dal Pontificio consiglio per la famiglia, né ovviamente dal papa», hanno fatto sapere ieri sera dagli uffici di monsignor Paglia.

 

Un garbuglio di veleni e di accuse che rischia di scatenare l’ennesima bufera. Perché Marino, con la sua «incauta voglia di protagonismo », quel «continuo ostentare rapporti privilegiati» addirittura con il Papa, ha fatto avvertono i renziani della Capitale - «un altro capolavoro dei suoi: aprire una crisi senza precedenti tra l’Italia e la Santa Sede alla vigilia di un appuntamento come il Giubileo al quale il nostro premier tiene moltissimo». E non solo per rinsaldare quei rapporti con il Vaticano che ancora faticano a decollare.


Fioroni 

Fioroni

Un «brutto incidente diplomatico » che ai piani alti del Nazareno intendono però circoscrivere, in attesa della resa dei conti che verrà: «Tutti sappiamo chi è Marino, la sua immagine pubblica è logorata, la credibilità azzerata, ma dopo averlo salvato a giugno non possiamo permetterci una nuova fase di destabilizzazione in Campidoglio», ragionano.

 

«La posta in gioco è troppo alta e va al di là del personaggio, 30 milioni di pellegrini possono portare un incremento di mezzo punto del pil nazionale, adesso non possiamo creare un nuovo caso politico, né consentire strumentalizzazioni che rischiano di incrinare le nostre relazioni con la Santa Sede ». Sebbene la tentazione, alla luce delle esternazioni papali, sia tornata fortissima.

MARINO ORFINI  

MARINO ORFINI


Letta la notizia, i parlamentari dem alzano le braccia. I telefoni si fanno roventi. Uno dei “giovani” di Renzi invia un sms secco al premier: «Game over», c’è scritto, allegato il video di Bergoglio che smentisce Marino. «Una figuraccia planetaria», è il commento più benevolo. A difenderlo resta, come l’ultimo dei giapponesi, Matteo Orfini: «È stata fatta un’esagerazione, come sempre quando si tratta di Marino».

 

Ma il cattolico Giuseppe Fioroni è netto: «Il Santo padre ha detto semplicemente la verità, ossia che la giornata mondiale della famiglia non è un evento mondano o politico, ma un appuntamento religioso aperto a tutti i credenti. È perciò evidente che non ci siano stati inviti, né potevano esserci. È folle solo pensarlo».



3. IL CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA RIBADISCE “L’INVITO? NON È CERTO PARTITO DA QUI”

Orazio La Rocca per “la Repubblica - Roma

 

VINCENZO PAGLIA E FERRUCCIO DE BORTOLI  

VINCENZO PAGLIA E FERRUCCIO DE BORTOLI

«Nessuno del Vaticano ha invitato il sindaco di Roma Ignazio Marino all’Incontro mondiale delle famiglie di Filadelfia. Né dal Pontificio consiglio per la famiglia presieduto dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, né ovviamente dal Papa».

 

La precisazione arriva dallo stesso Pontificio consiglio per la famiglia, il dicastero vaticano responsabile del meeting di Filadelfia presieduto domenica scorsa da papa Francesco a conclusione del suo viaggio a Cuba e negli Usa. Evento cui è stato presente anche Marino con tanto di fascia tricolore, suscitando non pochi interrogativi su chi o su quale istituzione lo avesse invitato alla kermesse familiare cattolica. Interrogativi scaturiti anche dal fatto che dall’entourage del sindaco, alla vigilia del raduno, erano filtrate voci circa un presunto invito partito dalla Santa Sede. E quindi con la conseguente “benedizione” papale.

Mons Vincenzo Paglia e Corrado Passera  

Mons Vincenzo Paglia e Corrado Passera


Ma a sgombrare il campo da ogni dubbio ha provveduto ieri il Papa in persona, sull’aereo nel volo di ritorno dagli Usa quando — rispondendo ad un giornalista — ha seccamente puntualizzato: «Non ho invitato io il sindaco di Roma Marino a Filadelfia. Chiaro? Io non ho fatto niente; ho chiesto anche agli organizzatori e neppure loro lo hanno invitato. Lui si professa cattolico ed è venuto spontaneamente». Versione prontamente confermata dal Campidoglio, che in una nota precisa che «né il sindaco, né nessun altro dell’amministrazione di Roma Capitale, ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco al raduno mondiale delle famiglie.

 

Il viaggio a Filadelfia del sindaco — si puntualizza nella nota — nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme a una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l’invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia, con il quale aveva anche discusso della sua presenza all’evento di Filadelfia».

antonio preziosi e padre gianfranco grieco 

antonio preziosi e padre gianfranco grieco


L’invito sarebbe stato, dunque, formulato indirettamente dal presidente del Pontificio consiglio per la famiglia? «Assolutamente no», risponde il capo ufficio del dicastero pontificio, padre Gianfranco Grieco, che ha seguito a Filadelfia il raduno mondiale insieme a monsignor Paglia. «E perché avrebbe dovuto farlo? Il Pontificio consiglio per la famiglia non ha rapporti con i sindaci. Se Marino si è presentato all’incontro mondiale delle famiglie — conclude padre Grieco — lo ha fatto forse perché invitato da altri, non certamente dal Vaticano».