martedì 30 giugno 2015

Video: Reddito di cittadinanza, Don Ciotti con M5S e Sel: “Elemosina? No, è giustizia sociale”




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 "Questo sarebbe un reddito della dignità per le persone. Ce l’ha indicato l’Europa e non dimentichiamo cosa dice la nostra Costituzione e la Carta di Nizza per dare decenza alle persone”. Don Luigi Ciotti ha chiamato oggi a raccolta alla Camera dei Deputati partiti e associazioni per continuare a insistere nell’approvazione del reddito di cittadinanza: “Vergognosi i ritardi che si accumulano. La vera politica deve essere attenta alla situazioni di povertà perché c’è tanta fatica e disperazione del nostro Paese. Non si tratta di elemosina ma di giustizia sociale”. Presenti i parlamentari di Sel e M5S. Nicola Fratoianni a tale riguardo afferma: “Possibile un’intesa coi grillini, anzi necessaria”. Alessandro Di Battista: “Questo non è assistenzialismo, lo è quello che Matteo Renzi dà agli amici suoi ai suoi commensali facoltosi, mafiosi che partecipano alle sue cene oppure quello che danno ai condannati con il vitalizio. Il reddito di cittadinanza è una manovra economica che rilancia economia, crea posti di lavoro e combatte le Mafie”  di Manolo Lanaro

 

 

News: #Mafiacapitale, tangenti e appalti: intervista del Financial Times a Virman Cusenza


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Quando Ignazio Marino, medico chirurgo specializzato in trapianti di fegato, che ha trascorso metà della sua vita negli Stati Uniti, è diventato sindaco di Roma nel 2013, è stato soprannominato il "marziano", in riferimento al suo status di outsider atterrato nella Città Eterna con la missione di ripulire la politica locale.

Ma due anni dopo, proprio mentre Roma sta organizzando la candidatura ai Giochi Olimpici 2024 e si prepara a ospitare milioni di pellegrini per uno speciale anno giubilare indetto da Papa Francesco, il sindaco Marino sta combattendo per la sua sopravvivenza politica.

Sotto il peso di un grande scandalo di corruzione, che ha coinvolto l'amministrazione della città, dallo scorso mese di dicembre Marino si trova ad affrontare una forte pressione a dimettersi dopo aver perso la fiducia di Matteo Renzi, primo ministro italiano e segretario del partito democratico di centro-sinistra, lo stesso del sindaco Marino.

Lo stesso Marino non è stato coinvolto in quella che i pubblici ministeri romani hanno ribattezzato "Mafia Capitale", una travolgente rete criminale bipartisan che - secondo l’accusa - avrebbe usato profonde connessioni all'interno dell'amministrazione della città per appropriarsi di milioni di euro attraverso il ”controllo” di appalti pubblici, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti, ai centri di accoglienza dei migranti. In realtà il sindaco ha anche incoraggiato i pubblici ministeri a proseguire nell’inchiesta.

Ma nonostante questo è accusato di aver ignorato il livello di corruzione che dilagava sotto la sua Amministrazione. "Forse non avrà saputo cosa stava succedendo, ma in politica è anche importante capire che cosa sta accadendo nel proprio ambiente", dice intervistato dal Financial Times Virman Cusenza, direttore de Il Messaggero, il primo quotidiano romano. "Si può chiamare ingenuità, o mancanza di controllo, ma è chiaro che questo scandalo lo ha travolto e ha messo in evidenza la sua debolezza politica", aggiunge.

Le difficoltà che sta attraversando il sindaco Marino sono il segno dell’evidente incapacità dell’Italia a contrastare la corruzione e la criminalità organizzata, in un momento in cui la terza più grande economia dell’Eurozona sta finalmente mostrando segni di ripresa dopo anni di stagnazione e recessione. Molti economisti ritengono che gli alti livelli di corruzione sono tra gli impedimenti struttutrali più grandi alle prospettive di crescita dell'Italia.

Le difficoltà che sta vivendo Roma si sono rivelate un problema anche per il premier Renzi, che sta provando a mantenere la sua agenda riformista per l'intero Paese di fronte alla caduta nei sondaggi mettendo in chiaro che la sua pazienza con il sindaco Marino sta finendo.

"Se è in grado di governare, governi. Altrimenti vada a casa - ha detto Renzi recentemente - Non si può solo essere onesti, si deve essere anche capaci".

Finora Marino ha insistito sul fatto che non ha motivo di dimettersi, chiedendo di essere giudicato alla fine del suo mandato sostenendo che ha intenzione di rimanere in carica fino al 2023. Il suo ufficio non ha risposto a una richiesta di commento.

Eppure al sindaco Marino sono rimasti pochi alleati a difenderlo. Molti a Roma dicono che ha fatto poco per affrontare i maggiori problemi che affliggono la città, percepita da molti dei suoi abitanti sempre più sporca, disorganizzata e decadente.

"Negli ultimi anni Roma è sentita più come un souk Medio Orientale che una grande capitale europea, e questo è ciò che fa arrabbiare i romani", dice il direttore Virman Cusenza.

Il premier Renzi può difficilmente permettersi un sindaco di Rima che lo esponga ai costanti attacchi degli oppositori politici di destra come Forza Italia e dai populisti del Movimento 5 Stelle.

SBUGIARDATO GOVERNO: LA COMMISSIONE EUROPEA HA DECISO DI ESCLUDERE IL TERZO VALICO DALLE OPERE DI FINANZIARIE



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da notavterzovalico.info – Lo avevamo scritto in tempi non sospetti che L’Europa non ha mai chiesto la realizzazione del Terzo Valico. Era il marzo del 2014 e stanchi di sentir ripetere la solita triste litania del “…ce lo chiede l’Europa…” avevamo pubblicato un dettagliato articolo che dimostrava come fossero le solite grandissime balle di una classe politica interessata esclusivamente a spartirsi la torta dell’ennesima grande opera inutile. Poi a gennaio di quest’anno avevamo messo in evidenza come dall’Europa fosse arrivata l’ennesima bastonata nei confronti della nuova linea ferroviaria. La Commissione Europea sottolineava come il Terzo Valico fosse la più costosa fra le opere di cui gli Stati membri avessero chiesto il finanziamento.

Quindi oggi non ci stupiamo a leggere che la Commissione Europea ha deciso di escludere il Terzo Valico dalle opere da finanziare. Zero Euro, una bocciatura senza appello che la dice lunga su chi in questi anni ha raccontato la verità e su chi ha raccontato un sacco di cazzate (scusate il francesismo). I magnifici disonorevoli del Partito Democratico, i Ministri Lupi e Del Rio, quei servi di tutti i Sindaci interessati dall’opera che hanno sempre steso il tappeto rosso al passaggio dei devastatori del Cociv oggi dovrebbero semplicemente vergognarsi e chiedere scusa ai cittadini per averli ripetutamente presi in giro. Le chiacchiere stanno a zero: se l’Italia vorrà continuare a costruire un’opera inutile dovrà farlo solo ed esclusivamente coi soldi estorti dalle tasche di tutti i contribuenti italiani. Soldi che sarebbe molto meglio spendere a favore di casa, scuola, salute, reddito e dissesto idrogeologico.

La coperta per realizzare il Terzo Valico è sempre più corta e l’ultima trovata dalle parti del Governo per far proseguire l’opera pare sia quella di ridurre di oltre la metà il costo dei lavori del terzo lotto da 1,27 miliardi di Euro a 600 milioni di Euro. La stessa operazione già fatta per il secondo lotto, originariamente previsto da 1,1 miliardi di Euro e portato a 860 milioni di Euro.

Chissà se davanti all’ennesima porcheria la Corte dei Conti deciderà di chiudere entrambi gli occhi, avvallando il tentativo di portare avanti la costruzione dell’opera scaricando continuamente sui lotti successivi i costi dei lavori che oggi il Governo italiano non sa come coprire. Senza considerare la questione della presenza di amianto che farà necessariamente lievitare i costi e per cui è stato presentato un esposto alla stessa Corte dei Conti.

P.S.: nessuno si illuda che alla Commissione Europea vi sia gente migliore che a Palazzo Chigi (basta guardare a come si stia tentando di strozzare in queste ore il popolo greco). Fra le opere finanziate dall’EU compare anche il Tav Torino – Lione e questa cosa ci fa godere solo a metà considerato il rapporto fraterno e di gratitudine che ci lega da sempre al Movimento No Tav della Valsusa. Nessuno si illuda, abbiamo visto con i nostri occhi come nella valle che resiste il morale sia sempre più alto a partire dalla meravigliosa giornata di lotta di domenica scorsa a cui abbiamo dato con gioia il nostro contributo. Dalla valle alla pianura un solo grido a sarà dura!

 

QUESTO VIDEO È STATO OSCURATO DAI MEDIA ECCO COSA GRIDA IL POPOLO #GRECO FUORI DALL'EURO!!



A TUTTI I GIORNALAI D'EUROPA! STA ACCADENDO IN GRECIA ADESSO! La gente davanti al parlamento dice ΌΧΙ! (NO!) #Greferendum #fuoridalleuro
Posted by Giulia Grillo Cittadina a 5 Stelle on Martedì 30 giugno 2015


A TUTTI I GIORNALAI D'EUROPA! STA ACCADENDO IN GRECIA ADESSO! La gente davanti al parlamento dice ΌΧΙ! (NO!) #Greferendum #fuoridalleuro



News: tutte le spine nel fianco del Partito Democratico da Chiamparino a Crocetta passando per De Luca:

REGIONI PD

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Quattro Regioni, quattro Governatori, quattro rogne. E un'unica radice: la lotta interna al Partito Democratico. Non si è ancora sbiadito il ricordo delle sconfitte cocenti in Veneto e Liguria, e il Pd deve riaprire il capitolo Regioni. Da Nord a Sud passando per il centro, sono quattro le Regioni in bilico per motivi politici, amministrativi, giudiziari. In Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia il segretario Matteo Renzi rischia di andare a sbattere contro un muro alzato dal suo stesso partito.

In Piemonte Chiamparino è alle prese con l'inchiesta della magistratura sulle firme false, in Sicilia il Pd ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta, in Campania Vincenzo De Luca è un presidente sospeso e lotta contro il tempo per nominare la sua giunta, in Lazio l'amministrazione Zingaretti è finita di striscio nel pentolone di Mafia Capitale. Si tratta di casi in cui a giocare un ruolo predominante è il Partito democratico a livello regionale.

Emblematico è il caso siciliano. I renziani, che hanno nel sottosegretario Davide Faraone il loro colonnello in Sicilia, non hanno mai nascosto i loro mal di pancia nei confronti dell'outsider Rosario Crocetta. La mozione di sfiducia presentata dal deputato Pd all'Ars Fabrizio Ferrandelli nei confronti del presidente della Regione è solo l'ultimo atto di una lotta intestina iniziata il giorno successivo all'ingresso di Crocetta a Palazzo d'Orleans. Lotta che si ripercuote sul governo regionale: l'assessore all'Economia Baccei mandato in Sicilia per volontà di Renzi è stato duramente criticato dal Presidente della Regione per le sue idee in campo economico. Soprattutto per la decisione di Baccei, di concerto con Palazzo Chigi, di rimettere mano alla legge finanziaria approvata dal governo Crocetta.

crocetta


Dissidi legati ai tagli di spesa, ma non solo. A Palermo il clima è rovente: i renziani hanno coniato l'hashtag "#SaroStaiSereno" che è tutti gli effetti una dichiarazione di guerra, visti i precedenti usi dell'invito alla calma. Da parte sua Crocetta non evita la sfida, digrigna i denti e replica: "Io penso a Governare". "Sono molto preoccupato sulla situazione politica regionale in Sicilia. La classe politica sembra la casa del Grande fratello. Liti, beghe, riti tribali da Prima repubblica, mentre tutto crolla", ha attaccato il sottosegretario Faraone. Nello scontro aperto, però, Crocetta si trova in una posizione di debolezza, perché il suo Governo ha bisogno dell'aiuto di Roma: "Dobbiamo trovare 3 miliardi di euro", ha detto il sottosegretario. Il messaggio che arriva a Crocetta è che "se non si allinea non avrà alcun aiuto da Roma. Questo ragionamento lo facevano in passato i Lima e i Ciancimino. Se il messaggio di Faraone è un messaggio ufficiale del Governo io sono costretto ad andare in Procura".

In Campania il caso (e il caos) ormai è noto. Renzi ha firmato la sospensione del neo governatore De Luca per effetto della Legge Severino. Il consiglio regionale, previsto per oggi, è stato rinviato a data da destinarsi. E l'ex sindaco di Salerno corre contro il tempo: ha depositato, come previsto, il ricorso presso il Tribunale di Napoli per l'annullamento del decreto di sospensione. Il risultato? Giornalisti in attesa per ore prima di poter partecipare a una conferenza stampa già convocata, neo consiglieri costretti a "trattare" con le guardie giurate per poter accedere al palazzo del consiglio regionale, polizia e carabinieri in assetto antisommossa, un'ambulanza e centinaia di manifestanti con striscioni, cartelli, fischietti e bandiere. Questa, in sintesi, la "prima" giornata della X legislatura del Consiglio regionale campano.

"De Luca comincerà il suo iter per il ricorso ma le due cose non coincidono", ha detto il presidente del Consiglio regionale D'Amelio. "Io convocherò il Consiglio prima della scadenza del 12 luglio, non so quando il tribunale si pronuncerà sul ricorso di De Luca, le due cose non coincidono. Si tratta di capir se posso convocare il Consiglio senza discutere come prevede lo statuto, del programma del Presidente. Perché statuto e regolamento del Consiglio regionale dicono che ci deve essere questo punto all'ordine del giorno del primo Consiglio".

de luca

C'è poi la rogna piemontese. Il governatore Sergio Chiamparino è pronto a dimettersi dalla sua carica per l'inchiesta sulle firme false raccolte per la presentazione delle liste alle elezioni regionali. Tutto resta sospeso in attesa della pronuncia del Tar il prossimo 9 luglio. Di certo il "Chiampa", come lo chiamano i suoi fedeli, non resterà a guardare, né seguirà le orme del suo predecessore leghista Roberto Cota, la cui poltrona è stata in bilico in attesa delle decisioni dei giudici per un caso simile. Si inizia a parlare di elezioni anticipate, non subito ma gennaio-febbraio.

Nel partito l'aria è pesante: le accuse si rimbalzano tra Pd regionale e provinciale, investendo uomini di assoluta fede renziana come il segretario regionale Davide Gariglio al quale viene rivolta, in maniera velata, l'accusa di superficialità per aver creato il caos nelle liste. "Via le ombre o si va a votare", ha detto Chiamparino. L'attesa durerà almeno fino al 9 luglio, se non oltre.

chiampa


Nel Lazio, la situazione è meno drammatica che altrove, ma solo perché le attenzioni sono ora tutte rivolte non al Governatore Zingaretti quanto al sindaco di Roma Ignazio Marino. Sempre uomo Pd non renziano. Eppure Zingaretti poche settimane fa ha dovuto fare i conti, senza troppi problemi in verità, con una mozione di sfiducia nei suoi confronti, bocciata dal Consiglio regionale. Da Roma viene confermata assoluta fiducia nel sindaco e nel Presidente. "Marino e Zingaretti non si toccano", ripetono al Nazareno.

zingaretti


Ma tra le dichiarazioni ufficiali e i sentimenti che agitano il Pd romano c'è di mezzo un baratro. Perché le dimissioni del capo di gabinetto della Regione Lazio Maurizio Venafro, rassegnate tre mesi fa in seguito all'indagine a suo carico in un'inchiesta su alcuni appalti legati a loro volta a Mafia Capitale, hanno gettato qualche ombra sull'amministrazione regionale. Tutto è legato alla piega che prenderà nelle prossime settimane l'inchiesta sulla corruzione a Roma.

Quello che va in scena a livello regionale è un logorio lento, e inesorabile, che rischia di minare la fiducia già in calo nel partito, come testimoniano i risultati delle ultime elezioni amministrative. Ma soprattutto che ripropone la questione irrisolta dello scollamento tra il Nazareno e le segreterie locali del Pd.

Questa è la Verità Gli #Usa hanno paura di dare la Grecia alla Russia

 

 

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Il timore degli Stati Uniti è quello di consegnare la Grecia alla Russia, oltre alla preoccupazione per i riflessi negativi che il default e l’uscita dall’euro avrebbero per l’economia globale. O scrive il Financial Times, riprendendo giudizi di analisti ed economisti vicini all’amministrazione. 

 

La settimana scorsa il segretario al Tesoro Lew ha tenuto un’audizione al Congresso, in cui ha detto che l’economia americana si sta riprendendo, ma è vulnerabile alle ripercussioni di eventuali shock internazionali. Quindi ha parlato apertamente della Grecia, ripetendo la posizione che Washington ha preso ormai da mesi, di spingere per un accordo. Atene infatti ha le sue responsabilità, ma rischiare una nuova recessione mondiale per punirla non ha senso. 

 

Il Financial Times ora aggiunge un altro elemento a questa equazione, e cioè quello russo. Nelle ultime settimane Tsipras ha flirtato con Putin, e viceversa, un po’ sul serio e un po’ per fare paura all’Europa. Secondo il Financial Times, Mosca non ha molti soldi da regalare, per le sanzioni dopo l’annessione della Crimea, ma soprattutto per il calo del prezzo del petrolio. Però può interferire nei rapporti fra la Grecia e l’Occidente, e allontanarla. Questo è un altro elemento che starebbe spingendo gli americani a sollecitare gli alleati europei a fare l’accordo.

News: La ricetta di Renzi sul jobs act fa flop La disoccupazione a maggio resta al 12,4%


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Il tasso di disoccupazione resta invariato al 12,4% rispetto al mese precedente. Il tasso di disoccupazione giovanile invece cala do 0,1%

Lo rileva l’Istat dopo il calo registrato ad aprile. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dell’1,8% (59 mila persone in meno) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti percentuali. Il numero di disoccupati rimane sostanzialmente invariato su base mensile a 3.157.000.
Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni è aumento a maggio dello 0,3%, pari a 36mila unità in più, dopo il calo dei quattro mesi precedenti. Il tasso di inattività, pari al 36,0%, aumenta di 0,1 punti percentuali. Su base annua gli inattivi diminuiscono dello 0,9% (-135 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo marzo-maggio 2015 il tasso di occupazione risulta in crescita (+0,1 punti percentuali). A fronte di un calo del tasso di inattività (-0,2 punti) il tasso di disoccupazione aumenta (+0,1 punti).
Il tasso di disoccupazione giovanile invece cala al 41,5% a maggio. Lo comunica l’Istat che evidenza una diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente. Ci sono 20 mila ragazzi in meno in cerca di lavoro. Anche per le donne il tasso di disoccupazione è in discesa al 12,7% (0,2 punti in meno da aprile).

Video: In Onda, Vittorio Feltri sbrocca alla prima di Gianluigi Paragone: "Mi rompete le palle? A me rompe le palle venire qui gratis"



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Succulento fuoriprogramma nell'edizione estiva di In Onda, il programma di approfondimento de La7 al via oggi, lunedì 29 giugno, con la nuova coppia di conduttori Gianluigi Paragone-Francesca Barra. In studio c'è una coppia esplosiva: Vittorio Feltri e Matteo Salvini. Ma è il primo a rendersi protagonista di un roboante scontro con i conduttori. Il fondatore di Libero a un certo punto sbotta: "Io vengo qui gratis, e voi mi rompete le palle? A me rompe le palle venire qui in periferia. Ma voi siete tutti matti. E mi interrompete pure", chiosa il direttore. Un esordio col botto, per Paragone e la Barra.

 

 

Veronica De Romanis attacca la Madia. E si prepara a prendere il suo posto da Ministro!!

 

 

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Una donna sta per soffiare il posto a Marianna Madia. Sono troppi ormai gli indizi che danno Veronica De Romanis, consigliera del premier Matteo Renzi prossima alla poltrona della Pubblica Amministrazione. Riporta ItaliaOggi, che dopo aver bocciato durante l'ultima puntata di Ballarò su Rai3 la riforma della Madia, la Romanis ha scritto sul sito firstonline.info tutti i punti deboli della stessa riforma.

E suona strano un doppio attacco "amico" senza una copertura politica. Forse, la De Romanis è sicura che al primo rimpasto la poltrona di ministro per la Pubblica amministrazione passerà dalla Madia direttamente a lei. A Ballarò la De Romanis aveva detto che la riforma della pubblica amministrazione della Madia era scollegata dalla spending review. Insomma, una bocciatura totale. E adesso la consigliera renziana dice che è pure scollegata dal Jobs Act: "Tra emendamenti, passaggi parlamentari e dubbi espressi dalla Corte dei conti, la riforma della pubblica amministrazione procede a rilento. Eppure, senza una definizione chiara del perimetro di azione dello Stato e delle risorse a disposizione - obiettivi che ad oggi mancano - è difficile che le altre riforme possano esplicare fino in fondo i propri effetti. A cominciare dall'occupazione". 

Maggioranza nel Caos La Regione #Sicilia, Crocetta contro tutti "Non temo il ritorno al voto"

Davide Faraone, Rosario Crocetta, Sicilia, Politica, Sicilia e Regione

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Il governatore: al voto ci vado con i miei assessori. Sabato vertice dei democratici per affrontare la questione. Cracolici: vuole la rissa. Lupo: serve un chiarimento

 

PALERMO. Per la prima volta un esponente del Pd mette sul tavolo la mozione di sfiducia contro il presidente della Regione, raccogliendo subito il plauso di Forza Italia e grillini. Ma Crocetta rilancia sfidando il suo partito e annunciando la corsa solitaria: «Non temo le elezioni. Altri dovrebbero temerle perchè dopo la scuola e i professori, a Renzi farebbero perdere la Sicilia». E intanto il Pd prepara per sabato il processo al presidente durante la direzione regionale.
È un’altra giornata di caos nel Pd e nella maggioranza. Gli inviti alla calma arrivati dal segretario Fausto Raciti e dall’Udc sono stati rispediti al mittente da Crocetta. Che anzi ha rinnovato il suo attacco a Davide Faraone: «Dovrei chiedergli scusa? Ho già pronto un altro post su Facebook, citerò una canzone dei Pooh che dice così: ”Scusami se ti ho riconosciuto”».

News: Sospensione De Luca, Di Maio #M5S: "Si torni a votare, il conto lo pagherà Renzi"

 Luigi Di Maio, Sicilia, Politica

 

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ROMA. «Se stamattina il Consiglio Regionale si riunisse, prenderebbe atto della sospensione di De Luca e, secondo la maggior parte della dottrina, si dovrebbe tornare a votare. Bisogna tornare a votare e chiedere a quei partiti che hanno fatto ferro e fuoco delle nostre istituzioni di non presentarsi più, di tornarsene a casa».

Così a Sky TG24 il vicepresidente della Camera e esponente del M5S Luigi di Maio, parlando dello slittamento del Consiglio Regionale della Campania, previsto per oggi e rinviato dopo la sospensione del governatore Vincenzo De Luca.

«Vincenzo De Luca - ha proseguito - non andava candidato, la Regione Campania rischia sei mesi di commissariamento perchè dovevano candidare una persona che dopo aver fatto per trent'anni il sindaco di Salerno voleva il giocattolo della Regione. Questa è una delle regioni con la più alta povertà infantile d'Italia e non ha più le istituzioni, perchè le utilizzano come bancomat o come capriccio. Il conto delle elezioni Regionali che si dovranno fare per colpa della sospensione di De Luca lo faccio pagare a Renzi, è lui il responsabile politico».

«So benissimo che» il M5S «presenterà una squadra di Governo prima delle elezioni, cioè i
cittadini italiani potranno sapere chi saranno i Ministri che li governeranno prima delle elezioni. Potranno votarci senza il rischio di votare un premier e poi trovarsene un altro, siamo al terzo Presidente del Consiglio non passato dalle elezioni», ha aggiunto Di Maio.

«Non credo che Grillo si stia facendo da parte, l'impressione che avete è perchè vedete anche noi, nuovi volti del Movimento oltre a quello di Grillo, ma noi lo avevamo sempre detto. Questo Movimento continua a crescere e più cresce più aumenta i suoi volti che servono a comunicare ciò che vuole fare il Movimento. Ci siamo divisi i compiti, vedete più volti ma questo Movimento va avanti compatto insieme», aggiunge Di Maio soffermandosi su un eventuale defilamento di Beppe Grillo.

Come volevasi dimostrare su @micheleemiliano solo spot Elettorale!! Salta il tavolo con i 5 Stelle

Puglia, Emiliano nomina portavoce la sua compagna. Salta il tavolo con i 5 Stelle

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Chi si aspettava scintille in diretta streaming tra il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e i sette consiglieri del Movimento Cinque Stelle appena eletti, è rimasto deluso. I grillini, invitati ad aprire la prima giornata di consultazioni con le forze politiche di opposizione, inaugurata da Michele Emiliano, non si sono presentati all’appuntamento. Ma si fanno sentire quando l’ufficializzazione delle prime nomine fatte dal neogovernatore suscitano perplessità. Fa discutere, infatti, la nomina ad addetto stampa di Elena Laterza, giornalista professionista e portavoce di Emiliano da 11 anni, ma anche sua compagna. E’ una scelta lecita, dice la pentastellata Antonella Laricchia, ma inopportuna.

Il mancato incontro in mattinata, tuttavia, è stato dovuto a quelle che sono  state definite “serie difficoltà”. E per questo, come già chiesto in precedenza, i grillini hanno invitato il presidente della Regione a rinviare il confronto di un giorno. Emiliano, però, ha respinto la proposta: “No – ha detto – io ho un calendario prefissato“. E poi, sferzando il M5s alla sua prima esperienza nell’assemblea pugliese, ha aggiunto: “Credo che il noviziato possa portare a non capire esattamente il valore di alcuni momenti istituzionali”.

Per Emiliano, infatti, si sarebbero potute tracciare le “linee guida del disegno di legge sul reddito di cittadinanza”, un punto in comune tra il centrosinistra e il movimento di Grillo. I Cinque Stelle, invece, ritengono sia stato Emiliano a “non dimostrarsi disponibile” e che, comunque, “ci sono cinque anni per parlare”. Le aperture di Emiliano ai grillini sono arrivate sin dalla notte delle elezioni. Alla sua rivale candidata presidente, Laricchia (risultata seconda), Emiliano aveva proposto l’assessorato all’Ambiente. E poi, per garantire la partità di genere in giunta, aveva offerto un posto a tutte le quattro pentastellate elette. Le richieste, però, sono state tutte respinte al mittente.

Intanto, quando i 50 consiglieri pugliesi non sono stati ancora proclamati, Emiliano ribadisce l’importanza di “valorizzare i punti in comune” con tutte le forze politiche. Come quelli su Ilva, Tap e sanità. Sul siderurgico, per Emiliano, “dovrebbero essere tutti d’accordo” sul fatto che, “se la fabbrica continua a uccidere, va chiusa”. Mentre sul gasdotto che dall’Azerbaijan porterà metano in Italia approdando sulle coste del Salento, Emiliano ritiene “utile un approvvigionamento alternativo alla Russia” ma critica lo Sblocca Italia che prevede l’opera: “Stiamo lavorando – dice – per verificare se non ci siano violazioni della Costituzione e delle prerogative delle Regioni”. Quanto alla sanità, ribadendo che terrà per sè la delega, Emiliano intende affrontare “le emergenze e poi fare la rivoluzione”. Un punto, questo, su cui si sono concentrate le consultazioni proseguite nel pomeriggio con Ncd, Fi, Lista Schittulli e Oltre con Fitto. Su un tema, però, Emiliano non accetta intransigenze: “Si può discutere e ci possiamo confrontare – evidenzia – ma gli assessori li scelgo io. Permetterò di interferire solo all’assemblea popolare di 3mila persone che ha costruito con me il programma di governo”.

lunedì 29 giugno 2015

News: +++LA Grecia non rimborserà prestito Fmi in scadenza domani, lo dice fonte del governo +++

 



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Il prestito Fmi da 1,6 miliardi di euro in scadenza domani non verrà rimborsato dalla Grecia.
Lo dice a Reuters un funzionario dell'esecutivo ellenico, a conferma di quanto i mercati avevano previsto dopo l'inatteso fallimento, l'altroieri a Bruxelles, della trattativa con i creditori internazionali.
Un sondaggio tra oltre 70 economisti e operatori, effettuato oggi dopo la rottura dei colloqui tra Atene e i creditori, indicava una probabilità del 90% che la Grecia non rispetti la scadenza di domani.
La probabilità che la Grecia lasci la zona euro è salita bruscamente, al 45% dal 30% di appena una settimana fa, ma la maggioranza degli esperti continua a ritenere che resterà parte della zona euro.

NEWS: LA GRECIA VA ASSOLUTAMENTE SALVATA: LO DICE OBAMA E HOLLANDE!!

 

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Il presidente francesce François Hollande e il presidente degli Stati Uniti Barak Obama hanno avuto un colloquio telefonico sulla situazione della Grecia e hanno concordato di lavorare insieme per far ripartire il dialogo e giungere ad un accordo sulle riforme che sblocchi nuovi finanziamenti.
Lo ha reso noto l'ufficio di Hollande.
"Hanno concordato di unire le forze per agevolare una ripresa dei colloqui con l'obiettivo di trovare una soluzione alla crisi il prima possibile e garantire la stabilità finanziaria della Grecia", ha detto un funzionario.
Obama e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno parlato della situazione in Grecia ieri mentre il segretario al Tesoro Usa Jack Lew ha trattato il tema con il primo ministro greco Alexis Tsipras.

Succede in Sicilia, i #renziani presentano mozione di sfiducia per #Crocetta M5s la vota a Lampo!!

 


 

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Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale renziano, ha chiesto al capogruppo del Pd Baldo Gucciardi la convocazione urgente del gruppo parlamentare del Pd all’Ars - da tenersi necessariamente prima della direzione regionale del partito, che si terrà sabato prossimo - con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia al presidente della Regione.

Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Il testo, che porta come prima firma quella di Ferrandelli, ripercorre due anni e mezzo di "promesse elettorali disattese, di un programma stravolto e di riforme a metà che hanno paralizzato l’assetto istituzionale ed economico della Sicilia".

"Chiedo ai parlamentari del mio partito, innanzitutto ai renziani all’Ars - dice Ferrandelli - di apporre la loro firma e di completare il testo per depositarlo nei prossimi giorni. L’idea è quella di una Wikisfiducia una mozione aperta al contributo di tutti che oltre alla pars destruens contenga anche la pars costruens e cioè di un Pd che indichi la via per far ripartire la Sicilia. Una sfiducia costruttiva che consenta al’Aula di chiudere l’esercizio finanziario per poi dare ai siciliani, già ad ottobre, la possibilità di scegliere un nuovo presidente del Pd che sia in sintonia con la maggioranza degli elettori e che dia speranza ai tanti siciliani che ormai non votano più. Chi teme di staccare la spina per paura di perdere - aggiunge - ha già perso. Io voglio vincere e il Pd che voglio accanto è quello del coraggio. Non ci sto a passare per un parlamentare attaccato alla poltrona ed è per questo che chiamo a raccolta i coraggiosi dell’Ars, perchè è tempo del coraggio e delle idee. Niente paura, quindi". Ferrandelli chiede che la mozione superi il primo scoglio del gruppo per poi essere calendarizzata entro luglio: "Successivamente chiederò al Movimento 5 Stelle, alla lista Musumeci, a Forza Italia e a Ncd di essere coerenti e di sostenerla".

Video: Caso De Luca, sit-in #M5S e disoccupati a Napoli: “Ora si deve dimettere”



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 Protesta davanti alla sede del Consiglio regionale della Campania nel giorno in cui il neo-governatore Vincenzo De Luca ha presentato ricorso al Tribunale contro la sospensione dalla carica. Nonostante sia stata annullata la prima seduta prevista per oggi, un gruppo di manifestanti si è riunito davanti al parlamentino campano. A protestare ci sono i disoccupati organizzati della sigla Bros e molti sostenitori del Movimento 5 Stelle

News: Video #M5S 40 milioni di Euro per le imprese - noi Facciamo sempre i Fatti.


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Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e leader in ascesa  del Movimento 5 Stelle, intervistato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, snocciola i dati dell'operazione microcredito avviata due anni fa dal Movimento: "In due anni abbiamo tagliato oltre la metà degli stipendi dei parlamentari del M5S e abbiamo creato un fondo presso il ministero dello Sviluppo economico che ammonta a 40 milioni di euro . Stiamo dando questi soldi a giovani disoccupati che vogliono creare una nuova impresa o a chi la vuole innovare". Io leader? "Quando ci saranno le elezioni saranno i nostri elettori a scegliere chi mandare a Palazzo Chigi".

 

 

Il Movimento 5 Stelle ha scommesso moltissimo sul microcredito. Che cosa avete ottenuto in questi anni?
"E' diventato uno dei nostri brand. Abbiamo avviato un progetto due anni fa, ovvero di tagliarci gli stipendi per far nascere nuovi posti di lavoro, che oggi sta arrivando nel cuore dell'economia italiana. In due anni abbiamo tagliato oltre la metà degli stipendi dei nostri parlamentari e con questi soldi  abbiamo creato un fondo di 40 milioni di euro presso il ministero dello Sviluppo economico. Soldi che stiamo erogando o a ai giovani disoccupati che vogliono creare una nuova impresa o a chi la vuole innovare”.

Ha un esempio da fare?
“La prima cittadina italiana che ha ottenuto i soldi del mio stipendio si trova in provincia di Salerno. In questa cittadina è stato aperto un negozio di prodotti biologici nel  quale è stata assunta una persona.  In generale sono già 5mila le imprese che hanno accesso ai nostri fondi e  continueranno a crescere. I tassi d’interesse della banche sono bassi:  ci sono istituti che prestano al 3 o all'1% senza garanzie reali: ovvero non bisogna ipotecare nulla. Facciamo questo perché vogliamo aiutare il 95% di piccole imprese del nostro Paese.  Abbiamo bisogno di dare credito alle ziende in difficoltà: l'imprenditore vuole correttezza non vuole soldi a fondo perduto. Vedere i soldi dell'Imu, 4 miliardi, finire nel Monte dei Paschi di Siena, è un durissimo colpo a coloro che credevano nelle istituzioni".

Passiamo al Movimento. Come state dopo il recente test elettorale?
"Molto bene. Non siamo più un fuoco di paglia, siamo la seconda forza politica e i cittadini ci seguono per la nostra coerenza".

Grillo e Casaleggio sono in fase di disimpegno. Siete pronti a cambiare modello di partito?
"Questa è un'idea sbagliata. Casaleggio non è mai stato pubblicamente presente. Prima vedevate solo Grillo, ora il Movimento sta allargando la propria platea con nuovi volti e nuove persone. Noi non vogliamo fare politica a vita, vogliamo farla finché il Paese non diventerà più normale".

Si sente pronto a guidare il M5S?
"E' una cosa che non mi riguarda perché è un Movimento che sostituisce all'idea leaderistica quella di un gruppo di persone che lavora insieme. Quando ci saranno le elezioni saranno i nostri elettori a scegliere chi mandare a Palazzo Chigi".

 

 

News: Crocetta vuole fermare la bretella Finanziata dal M5S in Sicilia




(Fonte Giancarlo Cancelleri)



 LA POLITICA ALLA ROVESCIA


Nel 1956 a Trappeto, un piccolo paesino del Palermitano, avviene una delle più strane e belle manifestazioni della storia: un gruppo di persone, contadini, pescatori, disoccupati, normalissimi cittadini dunque, guidati dal pacifista Danilo Dolci, per protestare alla mancanza di lavoro decidono di lavorare per protestare.

Organizzano così uno "sciopero alla rovescia" e si cimentano nella sistemazione di una strada comunale abbandonata, volontariamente e pacificamente. Durante i lavori però la manifestazione viene repressa dalla polizia e Dolci arrestato.

E' quello che sta succedendo in questi giorni a noi.

Là dove manca lo Stato i cittadini diventano Stato.

Ma lo Stato che fa? Si oppone!

Prima Crocetta definisce la nostra iniziativa una bufala demagogica, poi intimidisce il sindaco di Caltavuturo, poi minacciano ispezioni a tappeto, poi il PD si scaglia contro di noi, ieri è stata la volta di un alto esponente della maggioranza, Pippo Di Giacomo, che dichiara che la strada sarà "pericolosa" e boccia l'iniziativa.

Beh io sinceramente mi sono rotto le palle. Questa gente non dovrà vedersela con noi parlamentari ma con le migliaia di cittadini a cui stanno girando le spalle. Se bloccheranno i lavori organizzeremo il secondo grande sciopero alla rovescia della storia della Sicilia, chiameremo a raccolta tutti i cittadini siciliani e metteremo questi politici da strapazzo davanti alle loro responsabilità!

Preferiscono che la Sicilia affondi che riconoscere i nostri meriti.

Crocetta fai una cosa davvero rivoluzionaria: dimettiti!

ps. per correttezza devo ricordare ai lettori che questa iniziativa è finanziata con la parte dei nostri stipendi a cui abbiamo rinunciato. Chiedete a Pippo Di Giacomo che invece di straparlare metta mano al portafogli e sborsi qualcosa anche lui. O è pericoloso pure questo?

News: Caso Piemonte, firme false per le liste, l'aut aut di Chiamparino: "Via le ombre o si rivota"




 (FONTE)




TORINO . A poco più di un anno dal voto che ha incoronato Sergio Chiamparino presidente della Regione, archiviando il centrodestra a trazione leghista di Roberto Cota finito nella melma della "fasulla" lista Pensionati, in Piemonte si potrebbe tornare presto alle urne. Già in autunno se ci sarà la finestra elettorale e se vinceranno le pulsioni dello stesso Chiamparino che non vuole rimanere imprigionato nelle sabbie mobili dell'inchiesta firme false che ha investito il Pd pochi mesi dopo il voto di maggio 2014. Già. Di nuovo una questione di firme, tecnicamente molto diversa da quella che aveva inguaiato il suo predecessore, ma lo sviluppo, che rischia di essere lungo, e l'esito, potrebbero portare allo stesso risultato. Due i procedimenti aperti a luglio 2014. Il primo dopo l'esposto in procura a Torino dell'eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio, sulla regolarità delle firme e delle autentiche a sostegno delle liste Pd di Torino e Cuneo e del listino regionale che garantisce il premio di maggioranza e l'elezione del presidente. In contemporanea l'ex consigliera provinciale della Lega, Patrizia Borgarello, ha bussato alle porte del Tar del Piemonte per un ricorso che ha l'obiettivo di annullare liste e voto.

L'ex presidente Cota per mollare aveva aspettato, dopo quattro anni, l'ultima sentenza del Consiglio di Stato che aveva posto la parola fine al suo governo. Chiamparino già il 9 luglio, quando si riunirà il Tar del Piemonte per la terza volta, se non ci sarà un indirizzo chiaro da parte dei giudici amministrativi, potrebbe mollare. Questo non vuol dire che Chiamparino uscirà di scena. Il governatore in questa storia non ha nessuna responsabilità e saranno altri, soprattutto tra i vertici dei Democratici piemontesi, che verranno offerti in sacrificio. A partire dal segretario regionale, Davide Gariglio, che è anche capogruppo in Regione e domani si confronterà con il governatore per calibrare i prossimi passi in vista del 9 luglio, e dal numero uno torinese, Fabrizio Morri.

Se l'epilogo per il presidente dovesse essere negativo, Chiamparino è già pronto a ripresentarsi con il Pd, non accettando diktat dal partito e scegliendo lui le persone, oppure mettendo a punto una lista istituzionale con i migliori nomi del Piemonte. Soluzione che non convince i vertici Democratici, ma si aspetterà dopo il 9.

Sabato a Torino il vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, non ha fatto mancare il suo appoggio a Chiamparino. "È stato eletto da una vasta maggioranza di piemontesi con un consenso cospicuo e importante- ha detto il vice di Renzi- e credo che quegli stessi elettori vogliano che lui continui a lavorare per la Regione così come sta facendo". Parole apprezzate dal governatore che, per evitare fraintendimenti, ieri ha rotto il silenzio e ha risposto a Guerini: "Continuerò il mio lavoro con ancora più impegno e determinazione se non emergerà ombra alcuna sulla legittimità della mia candidatura e quindi della mia elezione". E ha aggiunto: "In caso contrario non credo che i nostri elettori, e nemmeno in generale tutti i piemontesi, siano d'accordo nel vedermi ripetere quanto ha fatto Roberto Cota, che ha anteposto l'attaccamento alla poltrona alla legalità e alla certezza dell'azione di governo ". Fra le righe un messaggio al suo predecessore che ha deciso di insinuarsi come parte lesa nel procedimento penale sulle firme false. Il messaggio di Chiamparino è chiaro: "Siamo diversi".

Cosa ha portato il Pd del Piemonte ad inguairsi? La voglia di dimostrare di poter raccogliere le firme. Un passo non necessario. Sarebbe bastato il riconoscimento automatico del segretario Renzi alle liste. Ma il 23 aprile 2014, quando per questioni politiche cambia uno dei nomi nel listino del presidente, Domenico Mangone depennato a favore di Valeria Caputo, e bisogna ricominciare tutto daccapo, nessuno pensa alla comoda firma di Renzi in cassaforte. Si rifà la raccolta. "Ora non lo farei più, ma all'epoca lo volevano tutti", dice il segretario Gariglio. In 48 ore succede di tutto. E qualche gola profonda, come l'ex consigliere Idv della Provincia Roberto Cermignani, che Chiamparino non aveva voluto in lista, fa arrivare materiale alla Lega che fa l'accesso agli atti. Parte l'inchiesta penale, con undici indagati tra cui quattro dipendenti del Pd, dai pm Patrizia Caputo e Stefano Demontis, e il ricorso al Tar. Procedimento decisivo per il futuro di Chiamparino che ha vinto le elezioni con uno scarto di 600 mila voti, mentre Cota aveva una differenza di 10 mila voti, "annullati" dalla fasulla lista Pensionati che ne aveva presi più di 20 mila. L'avvocato di Chiamparino, Vittorio Barosio, è convinto che il 9 luglio i giudici, guidati da Lanfranco Balucani, faranno la prova di resistenza e sarà positiva per il governatore: dalle firme presentate si sottrarranno quelle non valide (i ricorrenti ne contestano più di 1722) e si vedrà se il numero di sigle "buone" è sufficiente per tenere in piedi le liste. L'unica soluzione positiva per il presidente. Le altre, come aggiornarsi e permettere alla Borgarello di presentare una querela di falso, allungherebbero i tempi. Ma Chiamparino non vuole.

Tranquilli L'italia non corre rischi sui fatti Greci, lo dice padoan, ma la borsa italiana Crolla



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Come temuto, i mercati reagiscono male alla notizia del referendum greco. Vola lo spread fra Btp e Bund tedeschi in avvio dei mercati sui timori dell’uscita della Grecia dall’euro. Il differenziale schizza in apertura a 197 punti, poi si stabilizza intorno a 160, contro i 123 della chiusura di venerdì. Il rendimento espresso è pari al 2,7%. Il fortissimo recupero (da 200 a 160) potrebbe significare che la Bce sia intervenuta per acquistare titoli e frenare lo spread. Sguarniti dalla protezione della Bce i titoli greci a due anni volano al 33% dal 21% della chiusura di venerdì.

La Bce invece non può intervenire certamente sul mercato azionario dove i risvolti sono paradossalmente più evidente. Le Borse aprono in forte calo e dopo pochi minuti peggiorano. A Piazza Affari ribassi diffusi su tutti i titoli. Il FTSE MIB cede quasi il 5%, in linea con i principali listini dell’area euro.


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Incredibile ma Vero: Matteo Renzi vuole tassare pure i morti: Tasi sui loculi super Ibva sui funerali



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Non sapendo più che pesci prendere dai vivi - tanto più dopo le mitragliate della Consulta - il Pd di Matteo Renzi ha tirato fuori dal cilindro l’ultima risorsa, quella disperata: tassare i morti. È un modo di dire, perché naturalmente le tasse le dovranno pagare i loro familiari ancora in vita, ma è quello il succo di un disegno di legge sulla disciplina delle attività funerarie che il Senato sta approvando, facendo per altro infuriare tutte le imprese del settore. Il testo porta la firma di Stefano Vaccari, ma è accompagnato da numerose sottoscrizioni del gruppo Pd di palazzo Madama: da Francesco Russo, al vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, da Sergio Lo Giudice alla renziana Rosa Maria Di Giorgi, alla onnipresente Stefania Pezzopane.


Le tasse prima di tutto: arriva l’Iva al 10% sui servizi funebri, che fino ad ora ne erano esenti. Sarà parzialmente compensata da un’estensione del tetto di detrazione delle spese funebri oggi previste, ma questo vale naturalmente solo per chi ha capienza per ulteriori detrazioni: per le famiglie più povere sarà una nuova tassa e basta. Seconda tassa prevista: per ogni operazione cimiteriale richiesta (tumulazione, cremazione, etc...) verrà introdotto un balzello fisso di 30 euro rivalutato annualmente secondo gli indici Istat del costo della vita. Terza tassa sul caro estinto, questa volta indiretta. Il disegno di legge del Pd prevede l’obbligo per i comuni di destinare il 20% della Tasi incassata ai «cimiteri monumentali» per la gestione dei loro costi, che la stessa legge fa lievitare. Qui il discorso è semplice: oggi l’obbligo non c’è, e la definizione di "cimitero monumentale" è assai elastica: in gran parte dell’Italia esistono camposanti che hanno origini almeno ottocentesche, e che quindi rientrerebbero in quella definizione. Questa quota di Tasi imposta ovviamente creerebbe problemi ai bilanci dei Comuni, che non avrebbero altra soluzione se non quella più semplice: aumentare le aliquote esistenti per avere le risorse imposte dalla legge. Per questo si tratterebbe di tassazione indiretta. 


A sentire i proponenti ovviamente la loro riforma del settore funebre è piena di meraviglie. Si usano parole magiche e sempreverdi per motivarla, e sono proprio quelle che normalmente fanno toccare ferro qualsiasi italiano: «moralizzazione» del settore funebre, «lotta all’evasione fiscale», «razionalizzazione». Per le imprese c’è una parola in più: «ristrutturazione». Sventolando questa bandiera il Pd non cela l’obiettivo nemmeno nella relazione scritta che accompagna il testo di legge: «Tale ristrutturazione dovrebbe consentire in un arco di tempo limitato di ridurre il numero degli attuali operatori a circa la metà, dimensionalmente ed economicamente equilibrati». Via metà delle piccole imprese esistenti in Italia. Ma quando Vaccari & c in conferenza stampa hanno dettagliato meglio il loro progetto, alle organizzazioni del settore è venuto un brivido sulla schiena. Perché le pompe funebri che il Pd pensa possano sopravvivere dopo questa «ristrutturazione» sarebbero 600.


Confartigianato ricorda che quelle oggi operanti sono 6.400, e ne deduce che l’obiettivo vero sarebbe decimarle. Secondo il Pd «L’attività funebre e cimiteriale si è deteriorata divenendo oggetto di indagini di organi di polizia o della magistratura», e questo è senza dubbio vero. La loro ricetta sarebbe: prima di tutto costruire un sorta di Authority cimiteriale, che viene chiamata Atoc, vale a dire «Ambiti territoriali ottimali», affidata a città metropolitane, Asl e consorzio fra Comuni. Il problema è che proprio quegli episodi di scandali cimiteriali sono esplosi quasi sempre nella parte pubblica del settore: funzionari comunali, assessori, etc... e non è che la Asl siano il migliore esempio di moralità nella pubblica amministrazione, quindi si rischia di aggravare e non risolvere il problema.
Il Pd poi interviene a gamba tesa sul settore imprenditoriale: l’idea è quella di favorire la permanenza nel settore di imprese medio-grandi, recuperando gli attuali piccoli imprenditori come agenti monomandatari di quelle grandi imprese. Per farlo si ordinano caratteristiche un po’ da soviet alle imprese: c’è l’obbligo - fra 301 e mille funerali all’anno - di avere 3 mezzi funebri di proprietà, 6 necrofori almeno assunti a tempo indeterminato e un direttore tecnico. Sopra i mille funerali annui almeno 4 mezzi funebri, 12 necrofori assunti a tempo indeterminato e un direttore tecnico. Ovvio che insorgano le associazioni di categoria. Confratigianato grida alla violazione dell’articolo 41 della Costituzione sulla libertà di impresa, visto che vengono stabilite dalla legge «le dimensioni minime delle strutture, imponendo la quantità di mezzi, attrezzature e personale di base pena la non rispondenza ai requisiti minimi, ossia la chiusura». Critici anche sulle Atoc, che burocratizzero ulteriormente il settore. Cna se la prende proprio con l’inasprimento fiscale, spiegando che grazie a quell’Iva al 10 per cento un funerale tipo passerebbe dalle attuali 3.205,62 euro di costo a 3.517,5 euro.


E prevede pure la stangata Tasi: «Ognuno può facilmente intuire che. Stante la realizzazione della grande maggioranza dei cimiteri italiani a partire dalla metà del 1800, non sarà difficile individuare caratteristiche monumentali, con la conseguente destinazione del 20% della Tasi alla gestione del sistema cimiteriale nel suo complesso. Il risultato concreto sarà la necessità, per i comuni di aumentare le entrate della Tasi al fine di garantire i bilanci comunali».

Franco Bechis

Borse in Tempo Reale, primi segnali negativi da crisi greca: Tokyo e Sydney in netto calo

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MILANO - Le conseguenze della crisi greca si fanno sentire a partire da Tokyo dove l'indice Nikkei della Borsa giapponese ha aperto in netto calo dell'1,93% a quota 20.305,97.

Ma dal Giappone arrivano comunque segnali di attesa. Gli sviluppi della crisi greca e la reazione dei mercati asiatici non hanno finora allarmato la banca centrale giapponese (Boj) tanto da considerare l'immissione sul mercato di liquidità d'emergenza come avvenne a settembre del 2008 con la crisi innescata dal fallimento di Lehman Brithers e dopo il devastante terremoto di Fukushima dell'11 marzo 2011. Lo riferiscono fonti dell'istituto d'emissione di Tokyo. Ma se la crisi innescata da Atene dovesse approfondirsi la prima risposta della Bank of Japan sarà proprio quella di offrire una massiccia fornitura di fondi a breve termine in operazioni d'emergenza proprio per calmare gli investitori. "Abbiamo bisogno di più tempo per valutare la seconda tornata di effetti" degli sviluppi in Grecia, ha proseguito la fonte.


Le conseguenze della crisi greca si ripercuotono anche sulla Borsa australiana dopo quella di Tokyo. A Sydney l'indice locale S&P/ASX200 ha perso l'1,97% a 5.436,5 punti. Le cose sarebbero andate anche peggio, sottolineano gli analisti, se sabato la banca centrale cinese non avesse annunciato un ulteriore taglio dei tassi dello 0,25% per rilanciare la crescita, uno notizia dall'impatto più immediato per i mercati australiani.

E forti cali anche alla Borsa cinese. Nonostante sabato la Banca centrale cinese abbia tagliato di uno 0,25% il tasso di interesse la Borsa, dopo aver avviato le trattative in rialzo del 2%, è crollata. Lo Shanghai Composite Index perde al momento il 3,75% a metà seduta. Ancora peggio l'indice Shenzhen che sta cedendo il 5,93%.

 

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News: Tsipras attacca la Bce e rassicura i cittadini: "Depositi al sicuro". Gli istituti riaprirebbero il 7 luglio, dopo il referendum

tsipras

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Ora è ufficiale. Dopo una lunga riunione il governo greco ha deciso di chiudere, domani, le banche e la Borsa di Atene. A comunicarlo il premier Alexis Tsipras che, in conferenza stampa, non risparmia nessuno e prosegue la guerra senza esclusione di colpi con la "perfida" Europa. Per Tsipras, infatti, la decisione è colpa della Bce e dei tentativi di bloccare il referedum indetto per domenica prossima.

"I tentativi di cancellare il processo democratico - attacca - sono un insulto e una vergogna per le tradizione democratiche in Europa. Né la Bce, né altri fermeranno il processo del referendum. Se i partner dell'Eurozona vogliono possono dare alla Bce la libertà di ripristinare la liquidità delle banche anche stanotte stessa. La decisione di respingere la richiesta di una breve estensione del programma è un atto senza precedenti per gli standard europei e mette in questione il diritto di un popolo sovrano di decidere". In ogni casa Tsipras invita la popolazione alla calma: "I depositi dei greci sono al sicuro". Quindi assicura: "Il pagamento di stipendi e pensioni sarà garantito. In queste ore critiche l'unica cosa da temere è la paura stessa".

Nel frattempo fonti interne all'esecutivo fanno sapere che il Consiglio per la stabilità finanziaria greco avrebbe raccomandato la chiusura delle banche per i prossimi 6 giorni lavorativi.

 



Il premier attacca anche attraverso Twitter: "Le recenti decisioni dell'Eurogruppo della Bce hanno un solo obiettivo: soffocare la volontà del popolo greco"

domenica 28 giugno 2015

Video: #M5S, Di Battista a Ostia: “Da qui parte l’ondata che si prenderà il Campidoglio”




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 “Da Ostia parte un’ondata che arriverà a prendere il Campidoglio“. Così il deputato Alessandro Di Battista del M5s alla fiaccolata per al legalità organizzata a Ostia (Roma). “Mi hanno fermato alcuni appartenenti delle forze dell’ordine, che stanno dalla parte nostra – afferma – che quando frequentano gli altri che devono fargli la scorta, cercano di evitarli , e hanno elogiato questa piazza, a loro ho detto:’Quando scende in piazza il M5S, i ladri sono altrove”  di Ausilio ed Episcopo

 

 

Renzi acchiappa sto Missile di Squinzi «Riforme inutili senza una vera politica industriale»

Seminario Confindustria su crisi in Europa


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«Proprio l'Italia dovrebbe essere il Paese più consapevole del fatto che le riforme, anche quando ispirate da ottimi principi, e non sempre è così, almeno osservandole con cultura imprenditoriale,...

 

 

«Proprio l'Italia dovrebbe essere il Paese più consapevole del fatto che le riforme, anche quando ispirate da ottimi principi, e non sempre è così, almeno osservandole con cultura imprenditoriale, senza politiche e applicazione continua, sono poco o nulla». È il netto richiamo del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. «Abbiamo bisogno di riforme esattamente quanto di una stagione lunga di applicazione sistematica di strumenti di intervento per le imprese che siano durevoli, semplici e trasparenti», ha proseguito intervenendo a Milano ad un convegno della Federazione nazionale cavalieri del lavoro. «Solo la ripresa della produzione reale, solo la "fabbrica" in tutte le sue declinazioni, può darci crescita duratura e lavoro e agganciarci ad una ripresa che, peraltro, è in corso un po’ ovunque - ha sostenuto - Per avere risultati stabili ci vuole una visione di politica industriale, delle regole moderne che favoriscono gli investimenti e politiche con strumenti affidabili e di cui si possano misurare i risultati nel tempo, correggendo gli errori».

«Ciò che ci colpisce di più oggi è il degrado morale che sembra infilarsi capillarmente nella nostra società. La crescita che produce la società sana viene divorata da un'idra a mille teste che ha gangli ovunque – ha proseguito Giorgio Squinzi – È il segno malato che i germi della ricchezza facile ci sono stati a tutti i livelli. La vita e l'economia reale avranno il sopravvento sulla sfiducia in cui corruzione, malaffare e speculazione sguazzano con piacere, solo come una forte scossa. Non bastano le riforme».

«Lo scarto necessario a vincere i fattori frenanti e inquinanti della vita civile ed economica - ha spiegato ancora Squinzi, rivolto alla platea – è prima di tutto culturale e richiama anche noi qui, anche oggi, alle nostre responsabilità perché con noi si è formata la cultura della produzione materiale del lavoro, trasparente e corretto, segnato da un simbolo che portiamo orgogliosamente e che significa lavoro, onestà, voglia di partecipare». «Da voi, da noi – ha esortato ancora – deve partire uno stimolo e un richiamo morale forte contro l'apparente e facile moltiplicazione del denaro senza sforzo, contro l'arricchirsi senza scrupoli e senza lavoro».

Leo. Ven.

Video: IL CANDIDATO SINDACO DELLA CITTÀ DI ROMA DEL M5S SARÀ LUI MARCELLO DE VITO


 

I CITTADINI ROMANI SI SONO ESPRESSI SARÀ LUI MARCELLO DE VITO IL PROSSIMO CANDIDATI SINDACO DEL M5S DELLA CITTÀ DI ROMA.  

 

Video: M5S, Questa la Verità del popolo Romano fiaccolata della legalità a Ostia: “Marino garante di sistema retto da mafia”



(Fonte)




 “Viviamo in un Paese di corrotti e corruttori dove non esiste più la legalità”. Fiaccolata della legalità del Movimento Cinque Stelle sfila sul lungo mare di Ostia a Roma, uno dei luoghi simbolo dell’inchiesta di Mafia Capitale. La piazza chiede le dimissioni del sindaco Ignazio Marino: “E’ il garante di un sistema politico che governa Roma retto dalla mafia“, afferma la deputata Roberta Lombardi. “Io candidato? – dice Alessandro Di Battista – no, preferisco il mio mandato da parlamentare”  di Annalisa Ausilio

 

 

News: L’Eurogruppo ad Atene: Siete Fuori!!!




(FONTE)



BRUXELLES - La Grecia è sull'orlo dell'uscita dalla zona euro. Riunito per la quinta volta in dieci giorni, l'Eurogruppo ha discusso ieri qui a Bruxelles misure di emergenza dopo che la crisi greca ha preso una piega drammatica. L'inattesa decisione di Atene di annunciare venerdì notte un referendum con cui chiedere ai greci di valutare recenti misure proposte dai creditori ha infatti indotto i partner a respingere una estensione del memorandum economico in scadenza a fine mese.

I ministri delle Finanze della zona euro hanno preso atto «con dispiacere» della decisione «unilaterale» del governo Tsipras di indire un referendum su un programma «tuttora in discussione», ha spiegato in una conferenza stampa il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Ritenendo che con l'organizzazione di un voto popolare la Grecia abbia abbandonato le trattative, i partner hanno rifiutato la richiesta greca di estendere di un mese l'attuale memorandum, in scadenza martedì.

 

Da settimane sul tavolo c'era uno scambio tra nuove riforme economiche e nuovi aiuti finanziari, associato a una estensione dell'attuale programma pur di sostenere il paese oltre la scadenza di dopodomani. A meno di soluzioni dell'ultimo secondo, la Grecia, in gravissima crisi finanziaria, sarà da mercoledì senza paracadute. Non riceverà i 7,2 miliardi di aiuti oggetto di negoziato; e non potrà rimborsare il prestito da 1,6 miliardi di euro del Fondo monetario internazionale.

 

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