domenica 31 maggio 2015

News: Fraccaro (#M5S): Renzi viola silenzio elettorale,esposto a Procura "Non si fa scrupoli a calpestare la democrazia"

 

 (Fonte askanews.it)



Roma, 30 mag. (askanews) - "Non basta aver tappezzato la città di Trento con l'immagine del segretario Pd, in occasione del Festival dell'Economia Renzi rompe il silenzio elettorale con una vera e propria propaganda di regime. Presenterò un esposto in Procura contro questa gravissima violazione". Lo afferma il deputato del Movimento cinque stelle Riccardo Fraccaro in un post sulla sua pagina Facebook.

"Renzi usa il Festival dell'Economia, organizzato da Boeri che ha nominato alla guida dell'Inps, per farsi pubblicità con le gigantografie in strada e per continuare a fare campagna elettorale alla vigilia delle regionali, rilasciando dichiarazioni politiche nonostante viga il silenzio - osserva -. Evidentemente il nominato premier riesce ad esistere solo violando le regole, come la banda di impresentabili di cui si circonda. Per questo non si fa scrupoli a calpestare la democrazia, il suo unico obiettivo è imporre lo strapotere di una casta autoritaria a colpi di clientelismo, voti di scambio e corruttela. Il Paese ha bisogno di onestà e Renzi si dimostra per l'ennesima volta uno spregiudicato ciarlatano. Presto avrà il benservito, presto toccherà alle persone con le mani libere e pulite occuparsi del bene comune".

Tfr in busta paga mega flop del governo Renzi, gli italiani non si sono fatti fregare, l’ha chiesto lo 0,05% dei lavoratori

Tfr in busta paga, consulenti: “Partenza flop, l’ha chiesto lo 0,05% dei lavoratori”

(Fonte Fattoquotidiano)



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L’operazione Tfr in busta paga è partita decisamente in salita. La possibilità di chiedere l’anticipo del trattamento, ricevendolo “a rate” anziché tutto in una volta al termine della vita lavorativa, è in vigore dal 3 aprile. Ma finora, secondo la Fondazione consulenti del lavoro, è un vero e proprio flop: meno dello 0,1% dei lavoratori potenzialmente interessati, quelli del settore privato, ha presentato richiesta. Su circa un milione di retribuzioni esaminate, solo 567 dipendenti hanno scelto di approfittarne. Soprattutto perché il prelievo fiscale sull’anticipo è a tassazione ordinaria, non quella separata e privilegiata in vigore per il Tfr. Di conseguenza risulta conveniente solo per le fasce più basse di reddito. Nella relazione tecnica della legge di Stabilità il governo aveva ipotizzato che, a regime, la norma potesse interessare circa il 40-50% dei lavoratori destinatari dell’operazione. A cui si potrà comunque aderire fino al 2018.

Proprio in questi giorni, si legge nel comunicato, “sono partite le elaborazioni degli stipendi di maggio 2015 da parte dei Consulenti del Lavoro su 7 milioni di dipendenti e oltre 1 milione di aziende. In questa prima fase sono stati analizzati i dati delle grandi aziende (che mediamente occupano più di 500 dipendenti) e nei prossimi giorni l’analisi si sposterà sulle micro imprese”. Risultato: la liquidazione in busta paga del Tfr “riguarda solo 567 lavoratori, ossia circa lo 0,05%”.

Sulla base delle elaborazioni dei consulenti, i lavoratori che hanno fatto richiesta sono per il 75% residenti nel Centro Nord e per il 25% al Sud. Per il 43% lavorano nel terziario e per circa il 27% nell’industria. Il 25% ha redditi fino a 20mila euro, il 50% fino a 30mila euro mentre appena il 6,25% lo ha chiesto avendo redditi superiori a 40mila euro annui. Solo il 10% di coloro che hanno chiesto l’anticipo ha tolto il Tfr da un fondo pensione.

Da un’intervista a un campione significativo di coloro che hanno deciso di non chiedere l’anticipo emerge che la decisione è stata dettata prevalentemente dalla penalizzazione fiscale (il 60% ha risposto che ha deciso di non chiederlo perché la tassazione ordinaria è troppo penalizzante). Il 16% considera sbagliato togliere il Tfr dal fondo pensione mentre il 20% non ha ancora valutato adeguatamente.

Secondo la presidente del Consiglio nazionale, Marina Calderone, “questo insuccesso è l’ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese. La bontà del provvedimento è apprezzabile, ma non la sua struttura tecnica poiché la tassazione applicata ne ha determinato l’insuccesso fino ad oggi”.

sabato 30 maggio 2015

SUCCEDE ADESSO: Renzi rompe il silenzio ELETTORALE: "Il Colle intervenga"


(FONTE IL GIORNALE.IT)


"Renzi non può arrivare al punto di uno sfregio che impone il richiamo alla legalità repubblicana del Capo dello Stato prima che sia la Procura di Trento a provvedere"

 "Apprendiamo che violando in modo sfacciato la regola del silenzio elettorale oggi pomeriggio Renzi partecipa a una manifestazione a Trento con il suo proteg‚ dell’Inps, Boeri". 

 A lanciare l'allarme è "Il Mattinale", la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. 

 "La cosa non può accadere, non deve accadere. La schizofrenia di Renzi che invoca la moralità e la tradisce mentre la proclama, non può arrivare al punto di uno sfregio che impone il richiamo alla legalità repubblicana del Capo dello Stato prima che sia la Procura di Trento a provvedere", conclude Il Mattinale. Infatti Matteo Renzi, in qaesta vigilia di voto, non è certo rimasto in silenzio.
"Se ogni volta il voto è un sondaggio sul gradimento del governo finisce, ad esempio con le europee, che si mandano in Europa persone che stanno lì solo perché sono più o meno amiche del capo del governo o dell’opposizione", ha affermato durante il Festival dell'Economia a Trento. Poi ha aggiunto: "Faccio un appello, e parlo di europee visto che sono in silenzio elettorale - si affretta a chiarire il premier - abituiamoci a pensare che il voto serve per quello per cui si vota".

News: Matteo Renzi prepara il nuovo #Pd: parola d'ordine Spazzare via la Minoranza dem



 (Fonte Liberoquotidino)

 

Il vento nella casa del Partito democratico sta per cambiare. Potrebbe mutare direzione: una direzione che potrebbe spazzare via - definitivamente - la minoranza che tanti grattacapi sta causando a Matteo Renzi dal giorno in cui si è preso prima la segreteria, poi Palazzo Chigi. Se infatti fino ad oggi il premier ha "dribblato" le proteste in casa sua, considerandole poco più che fastidi momentanei, dopo lo sgambetto di Rosy Bindi con la pubblicazione della lista degli impresentabili che comprende il renziano Vincenzo De Luca, Matteo avrebbe messo a punto una nuova strategia più "centralista" per gestire il Pd. Il retroscena viene presentato dal Corriere della Sera. Si parte dalla conferenza stampa in solitaria della presidente della Commissione antimafia, che è stata interpretata da Palazzo Chigi come un chiaro atto di vendetta contro Renzi: “C’è gente – ripete il presidente del Consiglio in questi giorni – che dentro il partito non accetta di aver perso il congresso e le primarie”. E chi "non lo accetta", alias la Bindi e la corrente che rappresenta, era scontato, avrebbe inserito tra i 16 nomi degli impresentabili quello di De Luca, un big (scomodo) del Pd e che, ora, rende assai scomoda anche la posizione di Renzi.

Si cambia tutto La lista della Bindi “potrebbe condizionare il voto d’opinione di Genova e di Napoli – si sussurra nello staff del premier – così si rischia di fare un favore a Berlusconi e a Grillo”. Ma d'altronde la battaglia è decisiva, la minoranza Dem sa bene che se il premier dovesse vincere anche le regionali non si fermerebbe più, dopo la vittoria ottenuta a colpi di fiducia sull'Italicum procederebbe dritto con le altre riforme. Una circostanza che non sfugge neppure a Renzi. E così, per evitare incidenti simili in futuro, il Corsera svela la strategia: l'uomo da Rignano sull'Arno potrebbe promuovere “una nuova classe dirigente, al centro e in periferia. "Non farò nessuna marcia indietro rispetto alle mie idee, bensì passerò al consolidamento della svolta”, spiega ai fedelissimi. E in questo contesto, la prima mossa sarebbe spostare Lorenzo Guerini dalla carica di vicesegretario a quella di presidente del gruppo alla Camera. La seconda, quella più importante, consiste nella nomina un vicesegretario unico (al momento sono due) con pieni poteri. E per questo ruolo di capo de facto del Partito democratico il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Maria Elena Boschi. Renzi ha apprezzato le capacità della titolare delle Riforme, che ha gestito le ultime battaglie parlamentari e mediatiche del Governo in modo puntuale e proficuo. Resta un dubbio: il gioco vale la candela? Allontanarla da Palazzo Chigi per affidarle il partito potrebbe rivelarsi un rischio per quel governo per cui, secondo il premier, si è rivelata così preziosa.

Missile della Rosy Bindi: "L'indignata sono io, Matteo Renzi sapeva benissimo chi è Vincenzo De Luca"


(FONTE LIBEROQUOTIDIANO)






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Rosy Bindi ha terremotato il voto alle regionali: con la consegna in extremis della lista degli "impresentabili" (che pare aver compilato in assoluta solitudine), il Pd è imploso. Contro l'ex presidente, dopo la bocciatura di Vincenzo De Luca (operazione anti-renziana se c'e n'è una), si è scatenato il tiro incrociato dei democratici. Da par suo, Rosy, un po' beffarda, fa spallucce e risponde con un'intervista concessa a Repubblica: "Indignati? Indignata sono io, io. Lo hanno candidato loro De Luca e sapevano chi era, sta succedendo una roba fuori dal mondo, ma che Pd è diventato questo?". L'attacco a Matteo Renzi è palese: Rosy, da tempo, gli imputa la deriva della "creatura democratica". Di vendetta si è trattato, ma Rosy lo nega, con fierezza: "Sono indignata io, certo - ribadisce -, che qualcuno voglia con queste accuse senza fondamento delegittimare il lavoro di una istituzione. E la mia storia - aggiunge - parla da sola. Non conosco l'uso a scopi personali o di parte delle istituzioni. Non mi appartiene e credo lo sappiano tutti. Giudicheranno gli italiani chi usa le istituzioni per fini politici, ma certamente non sono io".

Tempismi sospetti - Le si fa notare che, forse, il caso-De Luca avrebbe potuto estrarlo dal cilindro almeno un po' prima. Anche perché a rafforzare la pista della presunta vendetta ad orologeria di Rosy, concorrono le dichiarazioni del suo vice in Commmissione antimafia (che la accusa in buona sostanza di aver agito in solitudine) e quelle di Enrico Buemi, il socialista che ha affermato che solo pochi giorni fa, Rosy, gli aveva assicurato che De Luca non sarebbe stato nella lista. Bindi tira dritto, e rincara: "Tutti sanno e sapevano tutto su De Luca. Da quanti giorni? E la fonte non era certo la commissione. Mi sbaglio o è stato il tema principale di questa campagna? Forse non erano note le posizioni di alcune persone che sono nella lista, ma De Luca è stato candidato con la totale conoscenza e consapevolezza della sua situazione. Cosa cambia ora?". Quel che cambia è che De Luca, ora, è stato bocciato dalla Commissione Antimafia. Non il massimo per chi si candida a governatore in Campania. Ma così non si altera il voto di domenica, si chiede alla Bindi? La risposta sa di presa per i fondelli: "Meglio dell'ultimo giorno, potrei dire". Meglio il terz'ultimo dell'ultimo, dunque. E ancora: "La verità è che tutti hanno fatto campagna liberamente e se la legge mi affida un compito di informare sulle qualità dei cittadini, quando avrei dovuto farlo? Dopo? Complimenti per il ragionamento". Per ultimo, un invito a chi andrà a votare, una sorta di ultimo "siluro" contro l'arcinemico Renzi: "Gli elettori sono in grado di decidere, il mio è un invito ad andare a votare. Agli italiani non manca certo l'intelligenza di fare delle scelte". Tutto chiaro, no?

Attenzione Massima Condivisione: Elezioni Regionali 2015: Campania, trovate schede pre-compilate


(Fonte  newspedia.it)

 


ELEZIONI REGIONALI 2015Campania, provincia di Salerno (Eboli): dopo lo choc dell’Antimafia (il nome di Vincenzo De Luca è stato inserito nella lista degli impresentabili), un fatto di cronaca scuote la già infiammata atmosfera delle elezioni Regionali 2015 in Campania.

I carabineri hanno ritrovato, nella scorsa notte, decine di schede elettorali già pre-compilate, con nomi sia stranieri che italiani, nonché dei timbri del Comune di Battipaglia e di Eboli.

Il ritrovamento è avvenuto a Eboli, località Santa Cecilia. Il materiale scoperto dai carabinieri è stato posto sotto sequestro, nessuna pista è al momento esclusa. Nella caserma locale sono state ascoltate diverse persone, dove si sono riuniti anche diversi cittadini desiderosi di saperne di più sullo “strano” ritrovamento.

Massimo riserbo sulle indagini, coordinate dal capitano Alessandro Cisternino.

 

 Link: Elezioni regionali 2015, le “corse clandestine”I 31 impresentabili elencati dal Fatto Quotidiano

Guardate il Video: succede ad Andria, maestra 52enne picchiava e minacciava i suoi alunni: ‪#‎info5stelle‬


Guardate il Video: succede ad Andria, maestra 52enne picchiava e minacciava i suoi alunni: #info5stelle
Posted by Info5stelleblogpost on Sabato 30 maggio 2015



 (Fonte tgcom24.mediaset.it)

 

La donna, secondo quanto emerso nelle indagini, umiliava i piccoli studenti con insulti e vessazioni. Ora è ai domiciliari

Una maestra di una scuola elementare di Andria è stata arrestata e posta ai domiciliari con l'accusa di avere maltrattato i suoi alunni. La donna, 52enne, avrebbe ripetutamente picchiato, minacciato e umiliato i piccoli studenti con insulti e vessazioni. Da quanto emerso dalle indagini, durante le ore di lezione l'insegnante utilizzava comportamenti intimidatori e violenti specie nei confronti dei bimbi che avevano più difficoltà nell'apprendimento.

Sempre secondo gli inquirenti, la donna minacciava continuamente i suoi alunni e ne avrebbe effettivamente percosso diversi con schiaffi sulla testa, sul viso, sulle braccia o sulle spalle, lanciando e sbattendo oggetti come libri e diari su banchi e persino sulla testa dei bambini.

L'arresto è stato eseguito sulla base di una misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Trani, Maria Grazia Caserta.

 

News: Le "informazioni riservate" su Tosi: un "botto" alle urne (e Zaia trema potrebbe perde?)


(FONTE LIBEROQUOTIDIANO) 

 

 

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Il duello regionale in Veneto potrebbe essere uno dei più orientati: per la vittoria il grande favorito è il governatore uscente Luca Zaia, appoggiato da Lega Nord e Forza Italia. Le possibilità di vittoria della democratica Alessandra Moretti sono scarse, e si sono ridotte nel corso di una campagna elettorale costellata di gaffe, esitazioni ed autogol. Ma in Veneto c'è anche un "terzo incomodo", Flavio Tosi, che si gioca la sua personalissima partita dopo lo strappo e l'addio alla Lega Nord. Il sindaco di Verona chiude la sua campagna a Noventa Padovana, in un capannone industriale, la sede del Carroccio veneto, la "sua creatura". La scelta di quel luogo, per Flavio, è anche una piccola vendetta nei confronti di quella Lega che lo ha allontanato. La più grande vendetta, invece, Flavio vorrebbe concretizzarla con il risultato alle urne. Certo, la vittoria è impossibile, ma dei report interni al comitato elettorale di Tosi e citati da Italia Oggi tratteggiano uno scenario assolutamente positivo per il sindaco di Verona. Tosi, da par suo, ha detto ai suoi di "aspettarsi grandi sorprese". Secondo gli ultimi sondaggi che è stato possibile diffondere, la sua lista dovrebbe raccogliere tra il 10 e il 12%, mica noccioline. Ma nel comitato elettorale le aspettative superano i sondaggi, e lo fanno in modo significativo: la convinzione, confermata da alcune analisi interne, è che si possa arrivare al 15-20 per cento. Con queste cifre la vittoria di Zaia non sarebbe affatto scontato. Con queste cifre, Flavio, potrebbe realizzare la sua vendetta più grande.

Caso De Luca, scenari post elettorali: ecco cosa accadrà dopo l’apertura delle #urne ecco la Scappatoia di Renzi



(Fonte fattoquotidiano)



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Sospensione automatica. Sia che vinca sia che perda. Lo dice l’avvocato Pellegrino: “L’ex sindaco di Salerno ineleggibile tanto come governatore quanto come semplice consigliere. Dilatare i tempi esporrebbe il premier Matteo Renzi al rischio di commettere un abuso d’ufficio”. Ma c’è una via d’uscita: “Un intervento legislativo che affidi al consigliere più anziano della maggioranza la guida della giunta” 

 

 

Per Vincenzo De Luca non sembra esserci scampo. Le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, del resto, parlano chiaro: la sospensione prevista dalla legge Severino scatta automaticamente senza lasciare «alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità» circa l’adozione del relativo provvedimento. Sia nel caso l’ex sindaco di Salerno dovesse vincere le regionali di domenica sia nel caso in cui, invece, dovesse uscire sconfitto. Due scenari opposti, ma con la stessa conseguenza: la sospensione. Ne è certo l’avvocato Gianluigi Pellegrino che, per conto del Movimento difesa del cittadino, ha presentato e vinto il ricorso in Cassazione contro la decisione del Tar che ha sospeso l’applicazione della Legge Severino consentendo al sindaco di Napoli Luigi De Magistris di restare al suo posto.

DE LUCA VINCE  Primo scenario: il candidato del Pd viene eletto governatore. «In questo caso – spiega Pellegrino – deve essere immediatamente sospeso dal presidente del Consiglio dei ministri su relazione del Prefetto, sentiti i ministri degli Interni e degli Affari regionali». Insomma, una situazione quanto meno imbarazzante per il premier Matteo Renzi che, in pratica, dovrebbe decretare la sospensione di De Luca dopo averlo sostenuto in campagna elettorale. Non solo. Dal momento che la sede del dicastero degli Affari regionali è vacante dalle dimissioni del ministro Maria Carmela Lanzetta, avendone assunto l’interim, Renzi sarebbe doppiamente coinvolto nell’espletamento della procedura. Quanto al parere del Viminale, Angelino Alfano lo ha di fatto già anticipato: «C’è una legge e sarà applicata». Secondo Pellegrino, quindi, non ci sono margini di manovra per il governo: «La soluzione a cui si sta furbescamente pensando, quella cioè di far nominare all’ex sindaco di Salerno, qualora eletto, la giunta regionale e un vice presidente prima che venga sospeso è clamorosamente impraticabile – prosegue il legale – Perché il combinato disposto della legge Severino e dello statuto della Regione Campania esclude chiaramente questa opzione e consentire un atto del genere sarebbe contrario all’ordinamento». Risultato: l’inevitabile ritorno alle urne.

EXIT STRATEGY  In realtà un’alternativa ci sarebbe. E la suggerisce lo stesso Pellegrino: «Un intervento legislativo, varato fra oggi e domani, che disciplinando un’ipotesi come quella che rischia di verificarsi in Campania, dove la Severino lascerebbe “decapitata” la Regione, affidi al consigliere più anziano della maggioranza, che resterebbe in carica per un periodo variabile, la guida della giunta». Un periodo, nel caso di De Luca, di 18 mesi, quanto la durata della sospensione prevista dalla Severino. «Qualora nel frattempo sopravvenisse la condanna anche in appello la durata della sospensione e, quindi, la permanenza in carica del consigliere anziano si allungherebbero». Una soluzione di raccordo tra competenze nazionali e locali, come la definisce il legale del Movimento difesa del cittadino. «Un intervento di questo tipo eviterebbe di lasciare la nomina di un suo plenipotenziario ad un incompatibile – chiarisce – Né, in questo caso, si potrebbe parlare di norma ad personam ma piuttosto di norma ad institutionem». Anche perché, consentire a De Luca di nominare la giunta prima di essere sospeso, esporrebbe Renzi anche a conseguenze penali. «Chi suggerisce al presidente del Consiglio di dilatare i tempi – avverte Pellegrino – lo spingerebbe a commettere un abuso d’ufficio». In realtà ci sarebbe un ulteriore scenario limite. Che De Luca, in caso di elezione, decidesse di forzare la mano nominando comunque una giunta. «In questo caso – puntualizza il legale – la Regione dovrebbe essere commissariata, per macroscopica violazione di legge, con provvedimento del Presidente della Repubblica su proposta del governo». E sarebbe un caso senza precedenti.

DE LUCA PERDE Secondo scenario: il candidato del Pd non viene eletto governatore. Pure in questo caso, come semplice consigliere, non potrebbe evitare la sospensione con effetto immediato. «Anche se tutto sarebbe decisamente più semplice – prosegue l’avvocato – Essendo il Consiglio regionale un organo collegiale, dal punto di vista funzionale la sua assenza sarebbe irrilevante». Va detto, infine, che gli effetti della legge Severino esulano dal controllo operato dalla giunta delle elezioni regionale della Campania (formata dall’ufficio di presidenza integrato da un rappresentante di ogni forza politica presente in Consiglio). Che ha il compito di verificare la sussistenza di eventuali cause di incandidabilità degli eletti. Nulla a che vedere con l’applicazione della legge Severino, che, conclude Pellegrino, «riguarda i casi di ineleggibilità e non di incandidabilità».

Twitter: @Antonio_Pitoni  @GiorgioVelardi

Video Regionali 2015, Beppe Grillo: ''Io sono il più impresentabile di tutti, però non mi candido''

  

 

 

 

 

(Fonte repubblica.it) 

 

Così il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo è tornato sulle polemiche scatenate dalla lista dei cosiddetti "impresentabili" pubblicata dalla presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. "Io sono il più delinquente di tutti, per questo non mi candido. Nelle istituzioni ci devono entrare loro", ha detto il comico genovese dal palco di piazza De Ferrari per il comizio di chiusura della campagna elettorale per le regionali

(di Antonio Nasso e Silvia Valenti)

 

IL VIDEO CHE INCASTRA LA TURCHIA: Così rifornisce di armi l'Isis / Guarda il Video


(FONTE LIBEROQUOTIDIANO)




PER VEDERE IL VIDEO INTEGRALMENTE BASTA CLICCARE QUI NEL LINK  

 

 

Il governo turco ha sempre negato di inviare armi in territorio siriano. Questa volta però c’è un video che incastrerebbe Erdogan e che dimostrerebbe come Ankara stia aiutando militarmente l’Isis. Pubblicato dal quotidiano di opposizione Cumhuriyeti, il filmato mostra un camion di aiuti umanitari che viene ispezionato da alcuni ispettori. Gli scatoloni che vengono aperti inizialmente contengono solo scatole di antibiotici, ma è una falsa pista. Basta andare poco più a fondo per scoprire un intero carico di proiettili da mortaio. Sempre secondo il quotidiano il convoglio ne avrebbe contenuti circa un migliaio, oltre a lanciagranate e munizioni di vario calibro di provenienza russa.

I precedenti Non è la prima volta che dei convogli turchi vengono perquisiti, ma tutti coloro che si sono opposti a Erdogan non hanno fatto una bella fine. Fra il 2013 e il 2014 quattro magistrati ordinarono delle altre ispezioni. Ora tutti e quattro sono in carcere da inizio maggio in attesa di giudizio.

Per i Cittadini La lista nera dell'Antimafia: fissatevi nella mente queste Facce



 (FONTE ILGIORNALE.IT)



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Sono sedici i candidati tra Campania e Puglia bollati come impresentabili. Tra condannati per corruzione, rinviati a giudizio e assolti in primo grado

 Sedici «impresentabili», quattro in Puglia tutti gli altri in Campania. Se numericamente sono di più nelle liste del centrodestra, la presenza nella black list del candidato governatore Vincenzo De Luca sposta il problema in campo Pd. 

 Il sindaco di Salerno è impresentabile, secondo il codice di autoregolamentazione votato dal Parlamento (e che rende impresentabile anche chi è stato assolto in primo grado, se la Procura fa ricorso), per un procedimento ancora pendente - prossima udienza il 23 giugno - relativo ai reati di concussione e truffa (De Luca ha rinunciato alla prescrizione). 

 Proseguendo la lista campana troviamo Antonio Ambrosio (Forza italia), due volte sindaco di San Giuseppe Vesuviano, comune sciolto entrambe le volte per infiltrazioni mafiose. Ha patteggiato una condanna per concussione ed attualmente sotto processo per tentata concussione. Impresentable anche Luciano Passariello (Fratelli d'Italia), rinviato a giudizio della Procura di Nola per «impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita». Sergio Nappi , in corsa con la lista «Caldoro Presidente» è rinviato a giudizio per tentata concussione come sindaco del comune di Monteforte Irpino. Due processi in corso per concussione, uno a Napoli l'altro a Benevento, anche per Fernando Errico (Ncd). A carico di Sandra Lonardo (Forza Italia), moglie di Clemente Mastella, un procedimento della procura di Napoli, pendente in primo grado, in cui si ipotizza il reato di concussione. Francesco Plaitano (Popolari per l'Italia) di Salerno risulta imputato presso il Tribunale di Salerno per «ruolo direttivo in associazione mafiosa», mentre una condanna a 4 anni per estorsione pende in Appello. Sempre candidato con i Popolari per l'Italia è Antonio Scalzone , a giudizio per associazione mafiosa, prossima udienza a novembre. E dello stesso partito è Raffaele Viscardi , a giudizio per vari reati, tra cui l'abuso di ufficio e quello di corruzione.
Altro nome della black list è Domenico Elefante (Centro Democratico-Scelta Civica), circoscrizione Napoli. Condannato in primo e secondo grado a Napoli per concussione a due anni e 8 mesi, la Cassazione ha dichiarato prescritto il reato e rinviato il procedimento per la decisione sugli interessi civili. In un primo momento era entrato nella lista Biagio Iacolare dell'Udc, poi depennato dalla commissione Antimafia perché il suo caso (prescrizione) non rientra in quelli previsti. Ma contro questa sentenza pende ricorso per Cassazione. Carmela Grimaldi , lista «Campania in rete», è stata assolta dal tribunale di Nocera Inferiore per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e partecipazione ad associazioni finalizzate al traffico di droga. Ma ha fatto appello la procura generale di Salerno. Sotto processo anche Alberico Gambino (Fratelli d'Italia-An), condannato dal tribunale di Nocera Inferiore per concussione e violenza privata a due anni e 10 mesi di reclusione. Pende appello.
In Puglia i nomi sono quattro, due sostengono la corsa a governatore del candidato fittiano Schittulli, uno il piddino Emiliano e un altro la Poli Bortone (Forza Italia). Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano), circoscrizione Bari, è stato rinviato a giudizio a Bari per tentata estorsione. Poi c'è Enzo Palmisano (Movimento politico per Schittulli), condannato in primo grado per corruzione aggravata, il reato è stato prescritto in Appello, ma è stato presentato ricorso perciò il procedimento pende in Cassazione. Ci sono ancora Giovanni Copertino (Forza Italia), verso cui pende un procedimento per corruzione aggravata. Contro la dichiarata prescrizione pende l'appello. E Massimiliano Oggiano (Lista Oltre con Fitto), imputato a Brindisi per associazione mafiosa e per corruzione elettorale, con l'aggravante mafiosa. È stato assolto in primo grado e pende l'appello con udienza fissata. Assolto ma comunque impresentabile.

News: La decisione Dell'Austria, petizione per uscire dall'Unione Europea. la Parola passa ai Cittadini.


(Fonte Liberoquotidiano)


 

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Nell'assoluto silenzio mediatico l'Austria muove passi giganti verso una consultazione per l'uscita non dall'euro, ma dall’Unione europea. Nei primi mesi del 2015 una petizione popolare (Volksbegehren) ha superato il vaglio della Corte costituzionale e del Ministero dell’Interno con il risultato che dal 24 giugno al primo luglio gli austriaci potranno esprimere con una firma presso il proprio Comune la volontà di uscire dalla Unione Europea. Questo particolare strumento di democrazia diretta prevede che nel caso di superamento di almeno 100.000 adesioni il Parlamento sia vincolato a discutere un testo di legge con priorità assoluta che accolga le richieste della petizione, oppure a indire un referendum sul tema, il cui esito sarebbe vincolante per il Legislatore.

Il testo dei promotori del Volksbegehren anti Ue si fonda su pilastri economici specifici: infatti, l'uscita dall'Unione permetterà all'Austria di non aderire agli accordi transatlantici di libero scambio tra Ue, Usa e Canada; di recuperare parte dei miliardi di euro versati da vent’anni alle casse di Bruxelles per la “promozione Ue” senza aver alcun potere di codecisione nella destinazione dei medesimi fondi a fronte di diminuzioni di prestazioni sociali e infrastrutture pubbliche a favore dei cittadini austriaci; di risparmiare i versamenti a favore dei «fondi di salvataggio per l'euro»; di risparmiare le obbligazioni di deposito per miliardi di euro a favore del «Meccanismo europeo di stabilità finanziaria»; di reintrodurre sovranità e politica monetaria proprie.

Il rischio è che Vienna condivida le istanze di Atene, ovvero che ricchi asburgici e poveri ellenici concordino nel ritenere l'Unione un cappio al collo, una costrizione politica e monetaria, un superstato costruito a misura di Germania sotto la vigilanza di Washington non più tollerabile.

Chi non proferisce parola è l'Italia sempre prona nel recepire qualsiasi ingerenza di Bruxelles senza nemmeno discutere il contenuto di raccomandazioni o direttive talvolta assurde. L'Ue decide di stabilizzare i precari della scuola italiana? Il diktat ridicolo assume rango di Vangelo senza che nessuna parte politica batta ciglio. Perché la scuola sì e qualsiasi azienda altra privata no? Silenzio. Ordine di Bruxelles.

I connazionali hanno dimenticato in un batter d'occhio gli strombazzamenti anti euro di Salvini e Grillo. La politica delle felpe e del clamore si risolve sempre in un nulla di fatto. L'annuncite cronica dei nostri esponenti politici è purtroppo associata alla soggezione supina di qualsiasi ordine europeo e a una capacità di sopportazione unica dei connazionali. Per sostituire il Premier italiano basta una telefonata da Berlino e per raddrizzare le finanziarie una letterina di raccomandazioni di quelle che i prof mandano ai genitori degli alunni poco diligenti. I barconi alla deriva sono cavoli vostri. Troika imperat.

Mentre noi, privati di qualsiasi strumento costituzionale di democrazia diretta, blateriamo e mugugniamo, gli austriaci rivendicano la loro sovranità esclusiva mediante l'iniziativa popolare riconosciutagli dalla Costituzione unitamente al segreto bancario. A giugno il popolo austriaco forte della propria storia, della propria fierezza e soprattutto della propria Costituzione esprimerà in modo vincolante per il Parlamento la propria adesione o meno all’Ue.

Noi tra qualche giorno celebreremo la nostra Italietta con la solita manfrina romana di sbandieramento di tricolori e marcette di reggimenti vari. Democrazia e goliardia…

di Matteo Mion

Video: Impresentabili, Missile di Alfano: “Nel #Pd ferocia interna mai vista. De Luca? Legge si Applica”



Fonte Fattoquotidiano


 “La polemica sugli impresentabili è tutta interna al Pd. Ho visto dichiarazioni di una ferocia senza precedenti dentro uno stesso partito”. Così il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, a Napoli per un appuntamento elettorale di Ncd, commenta le polemiche scaturite dalla lista degli impresentabili resa nota dalla Commissione parlamentare Antimafia. Alfano parla anche del caso De Luca e della Legge Severino considerata ‘superabile’ nei giorni scorsi dall’ex sindaco di Salerno il quale assicurava che il Premier Renzi era dello stesso avviso. “C’è una legge dello Stato – dice Alfano – e quella applichiamo”  di Fabio Capasso

 

venerdì 29 maggio 2015

Video De Luca contrattacca: “Querelo la Bindi, pia donna di potere. E’ aggressione a Renzi”



(Fonte fattoquotidiano)

 “Querelo l’onorevole Rosy Bindi per diffamazione e la sfido ad un dibattito pubblico su cosa sia la moralità e la trasparenza”. Così il candidato del PD alla Regione Campania Vincenzo De Luca commenta la lista degli impresentabili resa pubblica dalla Commissione parlamentare Antimafia. “Mi pare evidente – ha proseguito De Luca – che siamo di fronte ad un attacco fin troppo scoperto rivolto non a me, ma al Segretario del PD Matteo Renzi per cercare di metterlo in difficoltà in qualunque modo. La mia opinione – conclude l’ex sindaco di Salerno – è che stanno solo perdendo tempo” di Fabio Capasso

 

DE LUCA IMPRESENTABILE PURE PER L’ANTIMAFIA, ORA I RENZIANI VOGLIONO LO SCALPO DELLA BINDI

 

 

(FONTE FATTOQUOTIDIANO) 

 

 

“Viola la Costituzione”. “Tornano i processi di piazza”. “Svilisce l’Antimafia”. I renziani compatti alla guerra contro Rosy Bindi. Neanche il tempo per la presidente della commissione Antimafia di annunciare che anche il candidato governatore Pd Vincenzo De Luca è tra gli impresentabili e subito un’intera parte del Partito democratico è corsa in difesa del condannato in primo grado per abuso d’ufficio e ineleggibile per la legge Severino. “Rosy Bindi sta violando la Costituzione”, ha scritto su Twitter il deputato renziano Ernesto Carbone. “Allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”. La replica poco dopo della Bindi in conferenza stampa: “Posso non abbassarmi alla risposta a questa domanda?”.

Ma l’attacco di Carbone è solo l’inizio. “Come noto”, dice il presidente Pd Matteo Orfini, “non ho mai avuto un buon rapporto con De Luca. Ciononostante, quello che sta accadendo in queste ore è davvero incredibile. L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”. Poi in fila intervengono tutti i più fedeli del presidente del Consiglio. Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone rincara la dose: “La commissione Antimafia non può essere usata per vendette politiche. È uno strumento troppo importante, non può essere svilito così #Bindi”. Interviene anche Pina Picierno: “Non capisco in base a quale criterio”, scrive sempre sui social network, “una commissione parlamentare si arroghi il diritto di distinguere i buoni dai cattivi a 48h dal voto #antimafia”.

Intanto Beppe Grillo su Twitter chiede le dimissioni dell’ex sindaco di Salerno e lancia l’hashtag #delucaritirati: “De Luca impresentabile. Il voto a De Luca è inutile, quello a Valeria Ciarambino è utilissimo”.

Renzi cosa mi dici adesso: Impresentabili, anche De Luca nella lista Antimafia: 4 in Puglia, 13 in Campania


(Fonte fattoquotidiano)


I nomi appartengono a candidati nelle regioni Puglia (4) e Campania (13). Il presidente del Consiglio: "Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà". Ieri i 4 candidati della Puglia finiti nel mirino dell’Antimafia hanno fatto sapere che non si ritireranno dalla corsa elettorale

 

 

C’è anche Vincenzo De Luca nella lista dei 17 nomi la lista dei candidati “impresentabili” alle prossime regionali appena resa nota oggi dalla Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi, al termine dell’Ufficio di presidenza e della seduta plenaria della Commissione. Sono 13 e tutti campani i candidati impresentabili alle Regionali, oltre ai 4 pugliesi individuati dalla commissione Antimafia. Ecco i nomi: il candidato presidente del Pd Vincenzo De Luca, Antonio Ambrosio di Forza Italia, Luciano Passariello di Fratelli d’Italia, Sergio Nappi di ‘Caldoro presidente’, Fernando Errico di Ncd, Alessandrina Lonardi di Forza Italia, Francesco Plaitano di Popolari per l’Italia, Antonio Scalzone e Raffaele Viscardi entrambi di Popolari per l’Italia.  Tra questi, dunque, ci sono anche il candidato del centro sinistra in Campania, sulla cui candidatura pende la spada di Damocle della legge Severino, e Sandra Lonardo, moglie dell’ex ministro Clemente Mastella.

Poche ore prima della pubblicazione della lista Matteo Renzi minimizzava: “Mai visto dibattito così autoreferenziale e lontano dalla realtà” come quello sui candidati “impresentabili”, scrive il premier scrive nella sua Enews. “Perché sono pronto a scommettere che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire nessuno di loro – nessuno! – verrà eletto. Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche”. Lo stesso Renzi ieri era tornato a difendere Vincenzo De Luca, candidato della Regione Campania per il centrosinistra sui cui capo pende la spada di Damocle della legge Severino: “La legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo – ha detto il premier intervistato a Virus, programma di RaiDue – è normale che De Luca dica ‘se vinco avrò lo stesso trattamento’. De Luca è candidabile ed eleggibile, dopo di che sono i campani a dover decidere”.

Nella giornata di ieri i quattro candidati alle Regionali della Puglia finiti nel mirino dell’Antimafia hanno fatto sapere che non si ritireranno dalla corsa elettorale che culminerà col voto di domenica 31 maggio quando in Liguria, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Campania e Puglia si eleggeranno i consigli regionali e i presidenti di Regione. D’altronde a fare loro da scudo c’è un esempio illustre, quello di De Luca, secondo cui la legge Severino è “superabile” e sarà il popolo a decidere, non la giustizia. Proprio ieri la Cassazione ha espresso la sentenza con cui stabilisce che a decidere della sospensione della legge Severino non sia il Tar ma il tribunale ordinario.

Risultato? De Luca, condannato per abuso d’ufficio a cui il Tar aveva concesso di esercitare la carica di sindaco di Salerno sospendendo gli effetti della Severino, potrebbe trovarsi a non poter governare la Campania, qualora fosse eletto. Ora infatti sulla sospensione della sua ‘incompatibilità‘ dovrà ri-decidere il tribunale ordinario – e lo stesso varrà per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris – e il risultato non è scontato. Se fosse giudicato “incompatibile”, a quel punto dovrebbero essere il ministro dell’Interno e il presidente del Consiglio a farlo decadere e la carica di governatore passerebbe a un vice, indicato da De Luca. Che ieri è stato difeso dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi: “De Luca è candidabile ed eleggibile”. “Il ministro Boschi ha detto in maniera ignobile che De Luca è eleggibile, quindi non conosce la legge Severino”, attacca il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S). “De Luca decadrà” per effetto della legge Severino e si tornerà a votare “dopo pochi mesi”, con una spesa che si aggira tra “gli 8 e i 9 milioni di euro“, si legge sul blog di Beppe Grillo in un post di Valeria Ciarambino, candidata M5S alla presidenza della Campania.

Il dibattito politico, a 2 giorni dal voto, è stato assorbito principalmente da queste due questioni: l’opportunità di rendere noti i nomi degli impresentabili in zona Cesarini a poche ore dal silenzio stampa e la legittimità della legge Severino. Su entrambe si è pronunciato anche il presidente dell’Autorità nazionale Antimafia Raffaele Cantone, a margine di un incontro alla Corte dei Conti. Su De Luca, Cantone è stato netto: “A me pare che la legge Severino sia chiara. Quando e se De Luca sarà eletto, il presidente del Consiglio farà le sue valutazioni”, definendo poi la norma in questione “una legge utilissima e il nostro obiettivo è difenderla”. Ma sul verdetto della commissione parlamentare Antimafia, il magistrato è stato più critico. “Credo – ha spiegato – che la commissione Antimafia abbia fatto una scelta politica che ha anche un obiettivo meritorio anche se io sono preoccupato che poi la politica faccia le valutazioni su chi siano presentabili e chi no. Si tratta qui di un bollino blu che viene messo da un organismo autorevolissimo e presieduto da una persona al di sopra di ogni sospetto, che però resta un organismo politico quindi esprime sempre un giudizio politico”.

Sempre sulla legge Severino, Cantone ha escluso qualsiasi pregiudizio di costituzionalità e ha ribadito che “l’Anac ha chiesto espressamente al presidente del Consiglio di costituirsi di fronte alla Corte costituzionale e di respingere l’eccezione di legittimità costituzionale”. Tuttavia il presidente dell’Anac, ha stigmatizzato anche i limiti della legge. “Noi chiediamo – ha sottolineato – che la legge Severino venga rinforzata, ma anche migliorata in una logica di sistema. Ci sono molte norme di questa legge che non sono particolarmente chiare. Quelle che riguardano le inconferibilità e le incompatibilità sono davvero poco chiare e rischiano di rendere poco efficace la norma”. Sarà presentata tra qualche giorno in Parlamento proprio dall’Autorità nazionale anticorruzione una relazione in cui si evidenziano alcune “discrasie” della tanto dibattuta legge Severino.

Oggi gli ultimi comizi, poi il silenzio elettorale
Traguardo in vista per la campagna elettorale delle regionali, che si chiude oggi in attesa del voto in programma domenica prossima. E’, quindi, la giornata degli ultimi appelli elettorali, comizi, incontri pubblici. Domani sarà silenzio pre-elettorale. Renzi ha in programma un appuntamento alle 17.30 ad Ancona, ma la chiusura della campagna elettorale del Pd è in programma a Firenze, alle 21, con un evento al teatro Puccini.

In piazza a Genova Beppe Grillo, che sempre alle 21 parlerà a largo Pertini. Al sud, a Napoli, invece Nichi Vendola che sarà alle 19,30 nel quartiere Vomero per un comizio. Appelli televisivi per Silvio Berlusconi e, soprattutto, per Matteo Salvini, impegnato in una maratona tra piazze e piccolo schermo per poi chiudere a Verona in piazza Dante alle 21.

Ma sulla chiusura della campagna elettorale si allunga l’ombra degli impresentabili. Oggi, infatti, dalle 12,45 in poi è prevista la riunione della commissione Antimafia, prima l’Ufficio di presidenza poi la plenaria, in cui verrà resa nota la ‘black list’dei candidati compilata secondo le informazioni raccolte dagli Uffici giudiziari e i ‘palettì posti dal codice di autoregolamentazione votato dai partiti. Ultimo giorno di visita a Londra per il capo dello Stato Sergio Mattarella, che tra le altre cose oggi visiterà l’abbazia di Westminster.

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Speciale Bersaglio Mobile, Venerdì alle 21.10 anche in streaming live. Ospiti di Enrico Mentana: Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Giorgia Meloni, Angelino Alfano

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News: Evasione fiscale, indagata la presidente di Expo 2015 Diana Bracco

Evasione fiscale, indagata la presidente di Expo 2015 Diana Bracco

(Fonte  tgcom24.mediaset.it)

 

Per gli inquirenti fatture per 3 milioni di euro, confluite nella contabilità del gruppo Bracco, riguardavano lavori in case private e barche. La difesa: "Nessuna frode"

 La presidente di Expo 2015 Spa, Diana Bracco, è indagata per evasione fiscale e appropriazione indebita in qualità di presidente del cda della Bracco spa. L'indagine è stata chiusa ed è stato effettuato un sequestro da circa 1 milione di euro. L'ipotesi è che le fatture false siano servite in relazione a lavori su case private e barche. I legali della Bracco: "Nessuna frode".

 Oltre alla Bracco, l'avviso di conclusione delle indagini, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della gdf e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Giordano Baggio, è stato notificato anche a Pietro Mascherpa, presidente del cda di Bracco Real Estate, e a due architetti dello studio Archilabo di Monza, Marco Pollastri e Simona Calcinaghi. Bracco e Mascherpa sono accusati di evasione fiscale attraverso l'emissione di fatture false e di appropriazione indebita.

Dalle indagini è emerso che fatture per oltre 3 milioni di euro, confluite nella contabilità e nelle dichiarazioni fiscali presentate dalle società del gruppo Bracco per i periodi di imposta dal 2008 al 2013, erano riferite all'esecuzione di forniture o di prestazioni rese presso locali in uso alle medesime società ma effettivamente realizzate presso immobili e barche di proprietà o nella disponibilità di Diana Bracco e del marito defunto, Roberto De Silva.

Lo scorso 5 marzo, si legge nel comunicato, la gdf ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Roberta Nunnari nei confronti di Diana Bracco per un milione e 42 mila euro "corrispondente all'importo totale dell'imposta complessivamente evasa per effetto dell'utilizzo delle predette fatture".

La difesa: "Nessuna frode" - "Non c'è stata alcuna frode fiscale: si tratta di contestazioni riguardanti l'inerenza all'attività d'impresa di fatture, situazione non rilevante sotto il profilo penale". Lo ha detto l'avvocato Giuseppe Bana, difensore della Bracco. "Abbiamo già definito con l'Agenzia delle entrate attraverso il ravvedimento operoso, siamo solo al termine delle indagini preliminari e non è stata ancora formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio".

Noi del 5 stelle Facciamo i fatti: La prima azienda italiana finanziata con gli stipendi dei 5 Stelle


(FONTE) 

 

 Oggi è stta presentata a Napoli la prima azienda finanziata grazie agli stipendi restituiti dal M5S. Lo ha fatto sapere il deputato del M5S Luigi Di Maio tramite Facebook:

"Oggi è un grande giorno. Abbiamo presentato al mondo la prima azienda in Italia ad essere stata finanziata dagli stipendi dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. Ci tagliamo lo stipendio ogni mese in 140 parlamentari e usiamo i nostri soldi per far nascere o aiutare nuove aziende, ovvero per creare nuovi posti di lavoro. A giugno nasceranno o continueranno ad esistere, 8000 imprese grazie al nostro fondo. La prima di queste 8000 si occupa di biologico e l'abbiamo presentata al mondo intero stamattina a Napoli. L'avevamo detto, l'abbiamo fatto. Si chiama credibilità. Lo faremo anche nelle regioni dove entreranno nostri consiglieri regionali o nostri Presidenti. Forza!"

Parigi respinge gli immigrati e ce li riporta tutti in Italia avete capito gente


PUOI VEDERE IL VIDEO INTEGRALMENTE BASTA CLICCARE SUL LINK

 

(Fonte ilGiornale.it)

 

Per arginare l'ondata di immigrati che tentano di entrare in Costa Azzurra, il governo di Parigi dispiega misure eccezionali: i clandestini vengono fermati al confine, caricati su un furgone e riportati in Italia senza tante cerimonie. Ma i controlli alla dogana sarebbero vietati dalle leggi dell'Unione Europea

Alla stazione di Ventimiglia si radunano a decine. Somali, eritrei, subsahariani. Immigrati. Ti fissano con grandi occhi scuri spaventati, qualcuno azzarda una parola in inglese. 

 Vogliono tutti la stessa cosa: passare la frontiera con la Francia, raggiungere i parenti oltre confine o tentare la fortuna nei Paesi del Nord Europa.
Parigi, però, da qualche tempo ha di fatto chiuso il confine agli immigrati, in barba al trattato di Schengen che impone la libera circolazione delle persone nella Ue e vieta i controlli al confine. Nel 2014 le richieste di riammissione per i “sans papier” erano 739. Ad oggi, nel 2015 sono già più di 2500: numeri che parlano da soli.
Gli immigrati, perlopiù provenienti dai porti della Libia, arrivano in città da Milano o da Roma, trascorrono la notte in stazione e la mattina prendono il primo treno per Nizza.
La polizia francese sale alla prima stazione dopo il confine, Menton-Garavan. Percorre tutti i vagoni dalla testa alla coda del treno, toilettes comprese, controllando chiunque non abbia l’aspetto di un europeo. Chi non ha i documenti in regola viene fatto scendere, caricato su un cellulare e portato al valico di confine di Ponte San Luigi. Donne, uomini, bambini, senza distinzioni. Il messaggio è chiaro: qui non si passa, la frontiera è fermée.

Gli accordi di Schengen, però, prevedono solo le pattuglie “di retrovalico’, dislocate entro dieci chilometri dal confine, non i controlli in prossimità della dogana. Gendarmerie, polizia e reparti speciali transalpini, però, non sembrano darsene troppo pensiero e controllano direttamente sul confine.
Per fermare la marea umana che si riversa in Costa Azzurra Hollande investe molte risorse. “Parigi ha mandato 150 uomini di rinforzo alla frontiera di Mentone – spiega Stefano Cavalleri del Sap di Imperia – Mentre in Italia il Viminale riduce gli organici, distaccando parte degli agenti di Ventimiglia a Milano, dove sono impiegati nel servizio di sicurezza a guardia di Expo. Grazie a questa decisione abbiamo perso dieci uomini su sessanta.”
La disparità di trattamento riservata ai migranti da un lato all’altro del confine è evidente visitando il valico stradale, affacciato su uno dei tratti di costa più belli dell’intero Mediterraneo. Dal lato francese stazionano almeno cinque auto della polizia, sul versante italiano non si vede anima viva: quando i francesi riaccompagnano in dogana i migranti irregolari fermati sul treno, dalla parte italiana non c’è nessuno a prenderli in consegna. Così i disperati fingono di tornare a piedi verso Ventimiglia, ma spesso ritentano la sorte cercando di passare il confine, spesso a rischio della vita, attraverso scalinate e sentieri di montagna. Con ogni probabilità verranno fermati di nuovo e nuovamente riaccompagnati in Italia, in una roulette russa senza senso, sino a che, in un modo o nell’altro, non riusciranno a forzare il passaggio.
Le autorità italiane restano a guardare, anche perché da quando è stato abolito il reato di clandestinità non possono fare molto. La Francia ci sbatte le porte in faccia, a noi e agli immigrati, come a dire: “Arrangiatevi”. Bruxelles, altrimenti così solerte nel sottolineare le nostre inadempienze e i nostri obblighi, osserva e tace.

LA FURBATA: RENZI & PAITA, 140 MILIONI DI EURO PER L'OSPEDALE ELETTORALE

GUARDATE QUESTO VIDEO: Rissa tra consiglieri in Campidoglio, tra insulti, sedie che volano e dita rotte



 

FONTE FATTOQUOTIDIANO 

 


Insulti e sedie che volano durante la riunione della conferenza dei capigruppo in Campidoglio tra i consiglieri Alessandro Onorato (Lista Marchini) e Gianluca Peciola (Sel), con il primo finito al pronto soccorso. “Peciola mi ha buttato una sedia addosso, rompendomi un dito”, dice Onorato. Peciola replica: “Lui ha tentato di aggredirmi”. Tutto è scoppiato in seguito alla mancanza del numero legale che ha fatto saltare la seduta in cui si sarebbe dovuta discutere la vicenda dei lavoratori della Multiservizi, che dopo aver dormito per due notti nell’Aula comunale, hanno protestato perché il Consiglio non si è occupato della loro situazione. ”In capigruppo gli animi erano un po’ accesi in seguito alla vicenda Multiservizi – ha raccontato Onorato -. Io ho urlato che era una vergogna non aver fatto arrivare il cibo questa notte ai lavoratori, la consigliera Gemma Azuni ha detto che avevo strumentalizzato e io le ho risposto, urlando che non era accettabile. A quel punto Peciola, agitato, per difendere la Azuni si è scagliato contro di me e mi ha buttato una sedia addosso, rompendomi un dito, c’è stato un po’ di parapiglia. Adesso sono al pronto soccorso”. “La cosa non riguardava la Multiservizi – la versione di Peciola -, Onorato ha insultato Gemma Azuni con parole indicibili e poi ha tentato di aggredirmi. Non voglio commentare comunque. Già insultare con termini vergognosi è molto grave in più ha peggiorato la situazione con una aggressione, le due cose si commentano da sole”


News: Quell'appalto firmato Paita che porta soldi a #Unità e #Pd di 119 milioni di Euro



(FONTE ILGIORNALE.IT) 

 


L'assessore della giunta Burlando e candidata governatore dem ha approvato una commessa da 119 milioni all'imprenditore Pessina, neoeditore del quotidiano di sinistra e fedele al premier

 Favori e coincidenze nella Liguria di Claudio Burlando e Raffaella Paita. Troppe coincidenze e, conseguentemente, anche troppi favori. 

 Noi non ci crediamo, come direbbe il caustico ligure Maurizio Crozza, ma i fatti ci portano e vi porteranno a conclusioni non proprio azzardate. E, magari, persino non troppo lontano dalla verità.
Dunque, avete presente Massimo Pessina, l'imprenditore dell'edilizia che è diventato l'editore dell' Unità? Avete presente Raffaella Paita, l'assessore «distratta» alla Protezione civile che, quando Genova era flagellata dalle alluvioni, era in giro per la regione a farsi campagna elettorale per le primarie del Pd e adesso si candida a governatore della Liguria? Bene, ecco che, all'improvviso, è accaduto il 22 maggio, le vite parallele di Burlando, della Paita e di Pessina si sono incrociate. Simpaticamente e provvidenzialmente, incrociate. Davanti ad un appalto.
Un appalto assegnato, concesso e firmato in Regione. Un appalto che riguarda la costruzione di un nuovo, avveniristico ospedale a La Spezia, città natìa e feudo elettorale di Raffaella Paita, un appalto assegnato alla «Pessina Costruzioni». Un appalto per il quale pure il governo Renzi ha stanziato la somma di 119 milioni di euro che andranno nelle casse della cordata edificatrice dell'opera, guidata da Pessina. Dunque, ricapitolando: il 22 maggio, a pochi giorni dalle elezioni, la giunta Burlando ha pensato che la priorità cui dovesse far fronte fosse quella di firmare l'appalto per la costruzione del nuovo ospedale de La Spezia. Una sorta di opera d'arte (imponente), del valore di 175 milioni di euro. Tutta impegnata a difendere il territorio politico conquistato nei dieci anni di potere, la giunta di sinistra della regione Liguria si è anche posta il problema di assegnare in fretta e a persona di fiducia il gravoso e strategico impegno edilizio. Talmente gravoso e strategico, l'impegno edilizio che, sarà un'altra coincidenza, alla gara d'appalto non ha partecipato alcuna altra cordata se non quella di Pessina.
Da qui la scelta «obbligata», chissà che dispiacere per Burlando e la Paita fare un piacere ad un amico di Renzi, di assegnare l'incarico alla cordata di imprese capitanata da «Pessina costruzioni», cioè dalla società di costruzioni il cui presidente, Massimo Pessina, è l'editore dell' Unità, il giornale di riferimento del Pd che il premier Renzi si è impegnato a far tornare agli antichi fasti.
Della cordata «premiata» da Burlando e soci fa parte anche l'emiliana Coopservice, il cui orientamento politico non ci pare lasci dubbi. Tornando all'accortezza di Renzi occorre dire che, nel caso specifico il suo governo, tramite il ministero della Salute, ha anche stanziato 119 milioni di euro per il progetto spezzino che, naturalmente, finiranno nelle casse della cordata di Pessina. Non meno consistente anche il contributo stanziato dalla giunta regionale uscente per la costruzione del nosocomio del Felettino: ben 56 milioni che piovono tempestivamente proprio a pochi giorni dal voto. Coincidenze su coincidenze è ovvio che il candidato del centrodestra Giovanni Toti, oramai appaiato, se non davanti alla Paita nei sondaggi, abbia da dire la sua: «Sulle regolarità giuridica dell'appalto non siamo noi a dover giudicare ma ancora una volta è significativo constatare come, a pochi giorni dal voto, la sinistra gestisca il potere nel solito modo distribuendo regalìe a chi sostiene il Pd, il giornale del Pd e aiutando, come sempre in Liguria, le coop rosse. E tutto ciò con il sostegno e il contributo ulteriore del governo Renzi. Una politica non per la gente, ma per pochi intimi e soprattutto per i soliti noti. Con buona pace dei liguri questo è il manifesto di come è stata gestita la regione in questi dieci anni». La progettazione esecutiva sarà avviata subito e i lavori dovrebbero venire completati entro quattro anni. E i liguri? Si augurano solo ciò che hanno chiesto a Toti: che la sanità in tutta la regione torni a funzionare. E che lui, da governatore, spazzi via la «cura» del Pd.

News: L'indiscrezione bomba su Beppe Grillo: botto alle elezioni, verso due trionfi Campania e Liguria?

 

(Fonte Liberoquotidiano)

 

Tengono un profilo basso, bassissimo i candidati grillini. La delusione delle Europee è ancora cocente e per questo preferiscono mantenere i toni bassi. Tuttavia, soprattutto in Liguria e in Campania sono molto fiduciosi spinti dal vento della querelle sugli impresentabili (che domani, venerdì 28 si abbatterà come una mannaia sui candidati di Vincenzo De Luca) ma anche dalle divisioni all'interno del partito democratico che tengono in ansia Renzi ovunque, ma soprattutto in Liguria. I sondaggisti sentiti da Il Fatto Quotidiano, senza violare le norme che impediscono di fare previsioni nei giorni che precedono le elezioni, confermano che effettivamente c'è una tendenza, un cllima favorevole ai Cinque Stelle.   

Speranza 5 Stelle - Alessandra Ghisleri, per esempio, spiega al quotidiano diretto da Marco Travaglio che "i problemi del Pd sulle liste, l' attenzione mediatica ai cosiddetti ' impresentabili ', senza dubbio aiutano il buon momento dei Cinque Stelle. Forniscono loro un tema efficace, che funziona, anche nei dibattiti televisivi.  I grillini quindi guardano alle regioni dove il Pd è maggiormente in sofferenza. In Liguria il candidato grillino sa che potrebbe essere più pericoloso di Toti per la candidata renziana Paita. Non a caso domani Beppe Grillo sarà a Genova a chiudere la campagna elettorale in piazza De ferrari. A Napoli ci saranno Di Maio, Fico, Sibilia. 

De Luca: “Severino? Non si applica al mio caso” Ma Cantone lo Gela: “La legge è chiarissima, Renzi valuti”


(Fonte Fattoquotidiano)

 

La Cassazione deposita le motivazioni della sentanza che attribusce al tribunale ordinario, e non al Tar, la competenza sui ricorsi contro le sospensioni degli amministratori pubblici. E sancisce che la pubblica amministrazione non ha alcun ruolo decisionale in merito. Così, a tre giorni da volto, si complicano ulteriormente il caso dell'ex primo cittadino di Salerno e la exit strategy di Renzi. Che intervistato a Virus dice: "De Luca è candidabile e eleggibile dopo di che sono i campani a dover decidere, è stato un sindaco straordinario"

 

 

Quando un amministratore locale è colpito dalla sospensione per la legge Severino “non è attribuita alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione; la sospensione opera di diritto al solo verificarsi delle condizioni legislativamente previste e per il tempo previsto dal legislatore”. Lo scrivono i giudici di Cassazione in una sentenza che, pur pronunciandosi su un ricorso relativo al caso De Magistris, complica ulteriormente il caso De Luca in Campania. Su cui, ieri sera a Virus, il premier Matteo Renzi ha espresso un parere nettissimo: “La legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo. È normale che De Luca dica ‘se vinco avrò lo stesso trattamento’. De Luca è candidabile e eleggibile dopo di che sono i campani a dover decidere. De Luca è stato un sindaco straordinario”.

La sezione unite civili hanno depositato le motivazioni della sentenza che sancisce l’incompetenza del Tar a decidere sui provvedimenti di sospensione per gli amministratori condannati in primo grado per determinati reati, così come previsto dalla legge su incandidabilità e decadenza approvata nel 2012 quando Paola Severino era ministro della Giustizia. I ricorsi dovranno quindi essere presentati al tribunale ordinario, competente per legge “per le controversie concernenti l’ineleggibilità, la decadenza e l’incompatibilità”.

I supremi giudici fissano un principio ancora più forte: le norme su incandidabilità e decadenza dei politici condannati hanno effetto automatico, e gli organi della pubblica amministrazione (i prefetti, nel caso di amministratori locali), non possono fare altro che prenderne atto e scrivere i relativi provvedimenti. Si tratta, precisano i giudici, di un provvedimento amministrativo “di carattere vincolato”. In realtà la legge Severino, approvata con celere e unanime consenso allo scadere della legislatura in nome delle “liste pulite”, sull’onda dello scandalo Fiorito, è chiarissima e non prevede alcuna valutazione intermedia fra condanna e sospensione. Oggi la Cassazione ribadisce il punto. E il governatore uscente Stefano Caldoro, ricandidato dal centrodestra, torna alla carica: “La decisione della Cassazione aggrava di molto la situazione: non c’è alcuna possibilità di avere un presidente qualora fosse eletto De Luca”.

I GIUDICI: “IL PREFETTO? NESSUNA VALUTAZIONE AUTONOMA”. “Nella valutazione della incidenza di una sopravvenuta sentenza non definitiva di condanna” per i reati indicati dalla legge Severino, “l’opzione del legislatore – afferma la Cassazione – è chiaramente orientata nel senso di una temporanea compressione del diritto soggettivo dell’eletto, allo svolgimento del mandato, per un tempo predefinito e secondo modalità del pari interamente delineate dalla legge”. Sicché “le controversie sulla sospensione” disposta dalla Severino “sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”. Resta comunque il fatto che “al prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione e non è consentito di modularne la decorrenza o la durata sulla base della ponderazione di concorrenti interessi pubblici”.

In pratica, ad avviso della Suprema Corte, il “bilanciamento” tra “il diritto di elettorato passivo e il principio di buon andamento della pubblica amministrazione“, risulta “effettuato dal legislatore nel senso della chiara prevalenza della riferibilità del provvedimento (di sospensione) alla sfera dell’elettorato passivo”. Con la conseguenza che la competenza è della magistratura ordinaria e non di quella amministrativa, come invece ha sostenuto la difesa del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che insisteva sulla necessità di dare preponderanza all’obiettivo “del buon andamento dell’ente locale”, una finalità alla quale è più ‘sensibile’ la giurisprudenza dei Tar e dei Consigli di Stato.

DE LUCA: “DAL PRIMO GIUGNO SEVERINO NON SARA’ PIU’ UN PROBLEMA”. Così, a tre giorni dalle elezioni Regionali, la grana De Luca si complica sempre di più. Una grana tutta per il Pd e per il premier-segretario Matteo Renzi. Da un lato, il candidato presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ribadisce oggi “la vaga sensazione che dal primo giugno” l’articolo della Severino che impone la sospensione degli amministratori locali condannati anche solo in primo grado “non esisterà più”, afferma in un’intervista  Repubblica. Dall’altro, trovano conferme le indiscrezioni sulla strategia renziana, che passerebbe per il salvataggio della nuova giunta campana più che di De Luca in persona. “Se De Luca domenica prossima vincesse le elezioni, la legge consente di avere i passaggi necessari e poi sarà il governo che deciderà di applicare la legge Severino”, afferma il deputato del Pd, Walter Verini, intervistato a Radio Città Futura. “In questo lasso di tempo, De Luca potrebbe nominare la sua giunta prima di decadere con il provvedimento del governo”. Uno scenario condiviso dallo stesso De Luca nella citata intervista: “Prima di un’eventuale stop – avrei comunque il tempo di nominare la giunta e un vicepresidente”. Poi il candidato presidente aggiunge un nuovo elemento: “La legge non è applicabile per chi viene eletto per la prima volta, questa è la mia opinione suffragata da giuristi”. Resta aperta una questione non da poco: i cittadini campani non avrebbero il diritto di conoscere in anticipo il nome del futuro vice di De Luca, visto che in questo disegno sarebbe di fatto il governatore vero, almeno per un buon lasso di tempo?

Ettore Rosato, capogruppo vicario Pd alla Camera, nel corso di una manifestazione elettorale a Caivano (Napoli), premettendo che “alla gente interessano i problemi quotidiani”, ha affermato: “De Luca vincerà e governerà poi sulla legge Severino sarà la Corte Costituzionale a dire l’ultima parola. Nessun dubbio su De Luca: se ne avessimo avuti, le scelte sarebbero state diverse”. Ma sono tutte considerazioni distillate prima che la Cassazione depositasse la sua sentenza, che a una prima lettura complica la strategia del prendere tempo tra elezione e sospensione.

DE MAGISTRIS: “ANCHE IL GIUDICE ORDINARIO MI DARA’ RAGIONE”. Intanto la prima reazione alla sentenza arriva da De Magistris: “Sono assolutamente sereno e convinto di portare le ragioni che sono state ritenute fondate dal Tar e dal Consiglio di Stato anche davanti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione, infatti – spiega de Magistris – riconosce che la potenziale lesione riguarda un diritto soggettivo del Sindaco, quello dell’elettorato passivo che mi è stato sottratto per il periodo della sospensione”. Nel frattempo, conclude de Magistris, “auspico che anche la magistratura penale, in appello, possa, al più presto, riconoscere la profonda ingiustizia che ho subito con la condanna di primo grado”.

CANTONE: “SEVERINO? SERVE TAGLIANDO, MA NORMA E’ CHIARA”. La legge Severino “è utilissima”, ma ha bisogno di “un tagliando a 360 gradi”, afferma il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Un tagliando che riguarda in particolare le norme “sull’inconferibilità e sull’incompatibilità”, che “non sono chiare”, quindi la legge “va rinforzata e migliorata in una logica di sistema”. Il presidente annuncia per i prossimi fiorni “una relazione sulle discrasie delle norme”, ma che a quanto pare non dovrebbe riguardare i casi alla De Luca: “Non sono io che mi devo esprimere”, chiarisce l’ex magisrrato, “mi pare che la Severino sia chiara: quando e se sarà eletto, il premier farà le valutazioni”.

E BERLUSCONI CI PROVA. Nel frattempo, sul carro lanciato all’attacco della Severino cerca di salire anche Silvio Berlusconi, che pure è stato dichiarato decaduto da senatore su basi molto diverse (dopo una condanna definitiva per frode fiscale) rispetto alle sospensioni dei sindaci di Salerno e Napoli (dopo una condanna in primo grado, entrambi per abuso d’ufficio, De Luca per questioni legate alla realizzazione di un termovalorizzatore, De Magistris per vicende risalenti al suo ruolo di pm nell’inchiesta Why Not). “Renzi può intervenire con una modifica alla legge Severino, cosa che non ha ritenuto di fare quando si è trattato di Silvio Berlusconi”, ha affermato il leader di Fi a Radio anch’io