giovedì 30 aprile 2015

News: #Pd, video protesta del dirigente a Livorno: “La tessera? Guardate, mi ci pulisco il Culo in Diretta …”




(Fonte Fattoquotidiano)

“Questo partito di democratico non ha più niente. Con la mia tessera Pd mi ci pulisco il culo”. Il 39enne Andrea Auteri, membro della direzione territoriale del Pd livornese, dimostra in un video postato sul proprio profilo Facebook tutto il suo dissenso per la decisione del premier Renzi di apporre la fiducia sull’Italicum: “Lo voglio dire alla Fantozzi: porre la fiducia è stata una cagata pazzesca”. Nei giorni scorsi Auteri – “renziano ma non ruffiano” il suo motto – ha puntato il dito anche contro l’atteggiamento del governo nei confronti dei due Marò e di “un’Europa ‘succhiatrice e assassina‘. Nel mirino anche il Pd locale e “l’agire da branco del 90% dei renziani”. E ancora: “La piovra a confronto della classe dirigente Pd è una giacchettata”. A fine 2014 Auteri si era candidato alle primarie per la segreteria territoriale del Pd, piazzandosi ultimo (3,9% dei voti) su cinque candidati: il partito è ora guidato dal renziano Lorenzo Bacci, sindaco di Collesalvetti di David Evangelisti 




Incredibile ma Vero: Laura Boldrini manda la polizia a casa di un invalido per un commento su facebook.


 (Fonte Liberoquotidiano)

 

A testa bassa. Pure contro un commento (decisamente innocuo) sui social network. Laura Boldrini non lascia passare nulla. Al punto che ha denunciato un utente Facebook al quale è toccata la «visita» della Polizia a casa. A essere denunciato è stato Felice Ferrucci: lo scorso 17 aprile, come riportato dal Imolaoggi.it, le forze dell' ordine hanno bussato alla porta di casa sua. Gli agenti lo cercavano per un commento che qualche giorno prima aveva lasciato sulla pagina facebook del numero uno di Montecitorio. «Orfano da venerdì, senza lavoro da mesi, prossimo ad andare a mangiare alla Caritas - questo il post - per uno di 43 anni come me, anche se invalido, non c'è possibilità di lavoro... ora dimmi tu, cara Boldrini, secondo te sono prossimo a fare un macello?».

Parole giudicate assai pericolose dallo staff della Camera che non ha perso tempo e ha immediatamente allertato la Polizia: secondo l'intelligence di Montecitorio la frase era a rischio terrorismo. Ma si trattava di un abbaglio, di un falso allarme. Dopo che Felice ha raccontato l' accaduto agli agenti, infatti, non ci sono state ripercussioni: «Sono arrivati in casa mia senza mandato e senza neppure aver letto il commento che avevo scritto. Quando gli ho raccontato cosa era successo ovviamente sono andati via», ha spiegato. Poi è tornato a scrivere su Facebook: «Anche un ragazzetto avrebbe inteso il sarcasmo e l' ironia... certo che a Roma a 200mila euro l' anno non avete niente da fare».

Dal presunto terrorismo alle gag. Ieri, la Boldrini è stata protagonista di un siparietto alla Camera insieme con il deputato di Fratelli d' Italia, Ignazio La Russa. L' ex ministro si è soffermato per qualche istante durante la sua dichiarazione di voto sulla fiducia all' Italicum mentre una deputata stava per inciampare in aula, ma la Boldrini lo ha invitato ad andare avanti perché il problema era già risolto: «Le donne - ha osservato il presidente di Montecitorio - si rialzano con facilità». La Russa non si è fatto scappare la replica: «Anche gli uomini!».

News: Atto intimidatorio al Comitato del Movimento 5 stelle di Marsala: solidarietà da Grillo e Di Girolamo

Atto intimidatorio al Comitato del Movimento 5 stelle di Marsala: solidarietà da Grillo e Di Girolamo

(Fonte http://www.marsalaviva.it)


Movimento 5 Stelle Marsala
"Una vigliacca azione intimidatoria quella perpetrata stamani all’interno del comitato elettorale del Movimento 5 Stelle di Marsala. In piena mattinata ignoti hanno forzato con un calcio la porta d’ingresso dei locali situati all’angolo tra via Aspromonte e via Libertà e rubato un monitor da computer e relativa stampante, la macchinetta del caffè e pochi attigui spiccioli. Non soddisfatti, hanno messo a soqquadro la sala abbattendo i cartelloni dei manifesti, alcuni banner e le sedie. Ad accorgersi di tutto ciò un attivista che si era recato al comitato intorno le 11:30. Sul posto si è recata una volante del locale Commissariato di Polizia per gli accertamenti di rito. “Un atto intimidatorio che non scalfisce la nostra volontà di andare avanti verso queste amministrative” - ha dichiarato il candidato sindaco Antonio Angileri - “questo dimostra che siamo sulla strada giusta, quella al fianco dei cittadini marsalesi. Quanto successo non ci scoraggia ma ci rinforza”.

Massimo Grillo (Candidato a sindaco di Marsala)
"Solidarietà al M5S di Marsala - Esprimo la più sincera solidarietà al M5S di Marsala e al suo candidato sindaco,  Antonio Angileri, per il vile gesto subito al proprio comitato elettorale. Le regole del vivere civile devono essere fondamento di ogni comunità  e vanno rispettate e difese sempre, affinchè si possa realizzare una società realmente democratica. Mi auguro che al più presto gli autori possano essere individuati e pagare per quanto commesso".

Alberto Di Girolamo (Candidato a sindaco di Marsala)
"Solidarietà al M5s per l'atto vandalico - Nel manifestare la mia solidarietà ad Antonio Angileri, candidato sindaco del M5s, la cui sede del comitato elettorale è stata oggetto di un atto vandalico nelle scorse ore, esprimo la mia personale  riprovazione contro quanto è stato commesso in spregio alle regole della convivenza civile, e l’auspicio che gli autori del gesto possano essere identificati. Gli atti vandalici non trovano alcuna giustificazione; i principi di legalita' e trasparenza devono e dovranno essere al centro di tutti i processi democratici della prossima Amministrazione della città".

Vincenzo Maurizio Santangelo (Portavoce M5S al Senato)
"A Marsala, il cambiamento si chiama M5S"
- Questa mattina a Marsala, si è registrata una squallida azione intimidatoria da parte di ignoti, nella sede del comitato elettorale del Movimento 5 Stelle di Marsala che parteciperà alle prossime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio del Comune di Marsala. "La paura di perdere porta gli avversari politici ad attaccare, è fisiologico !" Non passa giorno, dove non si registrano intimidazioni nei confronti di quei giovani che hanno voglia di fare e cambiare veramente le cose in Sicilia, ma anche nel resto d'Italia. A prescindere dal valore degli oggetti sottratti all'interno dei locali, come denunciato dallo stesso candidato sindaco del M5S Antonio Angileri, ciò non scoraggia gli stessi candidati della lista certificata ad andare avanti consci, che la strada dell'onestà e della legalità e quella giusta per stare vicino alla cittadinanza marsalese. A prescindere dal vile gesto, qualsiasi azione con il fine intimidatorio non fermerà il M5S nei vari comuni e nelle varie regioni chiamate al voto. Si avvicinano le elezioni regionali e amministrative e con esse gli attacchi nei nostri confronti e noi portavoce del M5S, non indietreggiamo, anzi rafforziamo il nostro impegno per sostenere le liste in tutto il territorio nazionale, Sicilia compresa. L'onestà tornerà di moda! I cittadini marsalesi, devono sapere che "a Marsala il vero cambiamento si chiama M5S".

Gruppo parlamentare M5S all'Ars

"Solidarietà agli attivisti e al candidato sindaco di Marsala - Ancora una volta i cittadini attivisti del Movimento 5 Stelle in Sicilia sono vittime di atti intimidatori, un copione purtroppo già visto nelle scorse settimane e che non ci fermerà di certo nell’azione politico-rivoluzionaria che stiamo portando avanti nella nostra terra, una rivoluzione con oggetto l’onestà”. E’ questo il duro commento del gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle che esprime solidarietà a seguito del furto, con atti vandalici, avvenuto  nel comitato elettorale del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Marsala, Antonio Angileri. Questa mattina gli attivisti Cinquestelle marsalesi hanno trovato la porta a vetri forzata e la stanza a soqquadro. I ladri hanno fatto irruzione nel locale in via Aspromonte, portando via il computer, una stampante, la macchinetta per fare il caffè e dei contanti.

Giovanni Sinacori (Coordimento Comunale UDC Marsala)
Giovanni Sinacori, coordinatore di Marsala dell'U.D.C., esprime piena solidarietà, personale e del partito tutto, al Movimento Cinque Stelle di Marsala
per l'atto vandalico perpetrato nei locali che ospitano il comitato cittadino del candidato sindaco dott. Angileri. “Atti vandalici come quelli registrati a danno del comitato cittadino di 5 Stelle, oltre che esecrabili, sono da stigmatizzare e respingere con forza perchè rappresentano azioni che minano l'esercizio democratico, costituzionalmente riconosciuto, della libertà di pensiero e di proposta politica”. “Marsala ha bisogno di una proposta politica forte e di un dibattito elettorale serio, articolato, pregnante  in grado di spiegare, alla cittadinanza,  quali sono i motivi per cui le forze politiche sono in campo per le elezioni ormai prossime, non abbisogna, invece, di segnali incivili, di vadalismi e di atti che possano, in qualunque modo, minare il clima  e l'andamento della campagna elettorale”.

News: #Pd, un anno di inchieste, scandali e reati: omicidio, strage, truffa e corruzione, tutti i nomi coinvolti



(Fonte Liberoquotidiano)




Il numero è 1.881, e la data è quella del 16 aprile scorso. In Senato è stata appena depositato e stampato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulla corruzione, gli appalti pubblici e la collusione della politica. La prima firma è quella di Marco Filippi, la seconda quella di Luigi Zanda, e dietro via via quasi tutto il gruppo del Partito democratico. Nomi noti, come quello di Felice Casson, o del vicepresidente dell'assemblea Valeria Fedeli, e ancora Vannino Chiti, Corradino Mineo e tanti altri. Fra loro la sorpresa di cinque senatori che risultano tutt’oggi ancora sotto indagine della procura, per quella rimborsopoli che ha devastato gran parte delle Regioni italiane. Anche per questo motivo più che una commissione di inchiesta quella struttura rischia di trasformarsi in una seduta di autocoscienza, una sorta di confessionale del Nazareno. Perchè da qualche tempo a questa parte - anche grazie ai molti posti di potere conquistati - il Pd è diventato un beniamino delle procure della Repubblica italiane. Per una serie di ipotesi di reato anche impressionanti i più birbanti (sempre presunti) della squadra di Matteo Renzi sono incappati in più di un guaio giudiziario. Fosse stato quel 1992 appena ripercorso in tv da una fiction di successo, quel partito sarebbe stato fatto a brandelli da un’opinione pubblica assai sensibile. Oggi dai vertici all’ultimo degli uscieri si dà forse meno importanza ai guai giudiziari, e un po’ di garantismo ha iniziato ad albergare perfino fra i nipotini del Pd. Soprattutto quando si tratta di auto-assolversi. Ma solo negli ultimi dodici mesi le cronache giudiziarie hanno narrato di più di un esponente di alto grado del Pd alla settimana il cui nome è finito nel registro degli indagati delle varie procure.

Una settantina di alti dirigenti, fra cui decine di consiglieri regionali, 7 deputati, 6 senatori, sottosegretari dell’attuale governo, candidati presidenti di Regione, segretari regionali e provinciali del partito. Dalla Valle D'Aosta alla Sicilia, come accade a un partito della Nazione che si rispetti. Per reati anche gravi. I più gettonati sono peculato, falso e truffa, visto che si tratta dei reati più comuni nelle inchieste sui rimborsi ai gruppi consiliari delle varie Regioni italiane. Ma ci sono anche corruzione e turbativa d'asta, che hanno portato perfino in carcere alcuni sindaci del Pd. Poi nel ventaglio davvero di tutto: corruzione, concussione, abuso di ufficio, appropriazione indebita, evasione fiscale, false comunicazioni sociali, associazione di stampo mafioso, bancarotta fraudolenta, truffa fino all’omicidio e disastro colposo che figurano fra i capi di imputazione con cui è stata iscritta nel registro degli indagati della procura di Genova Raffaella Paita, ex assessore e ora candidata del Pd alla guida della Regione Liguria. Un deputato è stato arrestato (Francantonio Genovese) grazie alla autorizzazione a procedere concessa, ed è finito in carcere già due volte con più capi di accusa in un’inchiesta che riguardava i fondi per i corsi di formazione in Sicilia. Sono stati arrestati anche il sindaco di Gioia del Colle, quello di Ischia (inchiesta dove è emerso il vino-gate di Massimo D'Alema), un consigliere comunale del partito a Potenza, un dirigente dell’assemblea regionale del Pd campano e altri personaggi minori.

Ci sono parlamentari del Pd in questo momento testimoni ed eventuali parte lesa di una delicata inchiesta segretata dalla procura di Bologna sull’appropriazione indebita che avrebbe fatto un loro collaboratore e dirigente del partito, tramite misteriosi prelievi effettuati sui loro conti correnti bancari. Ci sono politici indagati e puntualmente ricandidati dal Pd di Renzi e diventati nuovamente consiglieri regionali nonostante l'accusa di avere fatto la cresta sui rimborsi spesa (Emilia Romagna). Ci sono indagati che corrono per le prossime elezioni, come la citata Paita, il candidato presidente alla Regione Campania, Vincenzo De Luca, il candidato sindaco di Giugliano, Antonio Poziello. Sempre in Campania sono finiti in guai seri il sindaco Pd di Ercolano, il suo vicesindaco dello stesso partito e altri consiglieri comunali.

La rimborsopoli ha colpito a qualsiasi livello: decimati i Pd di Regioni come Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Valle d’Aosta e Marche dove se il bilancio non è più pesante per il partito di Renzi è solo perché molti eletti coinvolti sono usciti dal partito ricandidandosi in una lista civica guidata dal governatore uscente Gian Mario Spacca (indagato anche lui e molti suoi per reati compiuti prima dello strappo con il partito). L’ultima piccola storia arriva da Torino, dove c’è stata addirittura una pioggia di avvisi di garanzia sul Pd per i gettoni presi partecipando a giunte delle circoscrizioni a cui non sarebbero mai andati. Cifre piccole quelle contestate, 600 euro al mese. Ma nella rete della procura è caduta anche un vero pescione: Paola Bragantini, ex presidente di Circoscrizione e nel frattempo diventata deputato del Pd. Per non farsi mancare nulla ci sono pure reati non legati all’attività politica vera e propria. Il destino di Renato Soru, ex presidente della Sardegna e attuale segretario regionale Pd, sarà deciso il prossimo 28 maggio: è accusato come imprenditore di false comunicazioni sociali ed evasione fiscale. Anche il Pd ha il suo Silvio Berlusconi...

di Franco Bechis

Questo è L'Effetto Jobs Act, a marzo cresce la disoccupazione: è al 13%. Tra giovani under 24 è oltre il 43%



(Fonte Fattoquotidiano) 

 

 Il tasso di disoccupazione torna a salire e si attesta al 13%, il livello più alto da novembre dello scorso anno. Anche la disoccupazione giovanile cresce di 0,3 punti percentuali da febbraio al 43% 

 

 

Il Jobs Act non spinge il mercato del lavoro. Anzi. Nel mese di marzo, quello dell’entrata in vigore della riforma di Giuliano Poletti, la disoccupazione è tornata a crescere per attestarsi al 13 per cento, 0,2 punti in più sul mese precedente. Dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio, quindi, si riconferma l’inversione del trend iniziata in febbraio. In particolare secondo i dati Istat i disoccupati sono aumentati dell’1,6% su base mensile, con un incremento di 52mila unità. Si tratta del livello più alto dal novembre scorso (al 13,2%). Negli ultimi dodici mesi il numero dei senza lavoro è cresciuto del 4,4% (130mila unità) e il tasso di disoccupazione è cresciuto di 0,5 punti. La crescita è lievemente più forte tra le donne (1,7%) che per gli uomini (1,5%).

Anche il tasso di disoccupazione giovanile (fascia dai 15 ai 24 anni) vola al 43,1%, in crescita di 0,3 punti rispetto a febbraio. I senza lavoro under 25 sono invece 655 mila. Su base annua il tasso di disoccupazione giovanile si è invece ridotto di 0,4 punti. Il numero di giovani senza lavoro, mostra una lieve crescita su base mensile (+8mila, l’1,2% in più). In termini annui, rispetto a marzo 2014, si osserva la diminuzione del numero di giovani occupati (-5,5%, pari a -50mila), il calo anche del numero di disoccupati (-6,9%, pari a -49mila) a fronte di una crescita del numero di inattivi (+1,5%, pari a +66mila). Anche con riferimento alla media degli ultimi tre mesi, sottolinea l’istituto statistico, per i giovani 15-24enni si osserva il calo dell’occupazione e della disoccupazione e la crescita dell’inattività.

“I dati dell’Istat sulla disoccupazione confermano ancora una volta che cancellare i diritti non crea lavoro”, ha commentato a caldo il segretario nazionale della Cgil, Serena Sorrentino. “Il Jobs Act ha un effetto ‘spostamento’ tra tipologie contrattuali, ma aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la precarietà non fa crescere l’occupazione”, ha aggiunto sottolineando che “ci vuole un piano straordinario del lavoro e un nuovo statuto dei diritti per le lavoratrici e lavoratori”.

Alessandro Maiorano è il grande accusatore del segretario #PD Non indagano su Matteo Renzi Denunciati i pm di Firenze


(FONTE ILTEMPO.IT)

 

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Maiorano è il grande accusatore del segretario Pd La Procura ha ignorato le sue dettagliate denunce 

 

Alessandro Maiorano, il «grande accusatore» di Matteo Renzi, riparte all’attacco. E di fronte a una presunta inerzia della procura di Firenze sulle sue denunce contro il premier, si rivolge alla procura generale preso la Corte d’appello della stessa città, alla procura generale presso la Corte di Cassazione e al Csm, affinché valutino la possibilità di avocare le indagini e avviare «eventuali azioni disciplinari o penali».

I fatti. Nei mesi scorsi Maiorano ha presentato due esposti alla magistratura. Il primo sull’affitto della casa di Renzi in via degli Alfani, pagato, per tre anni, da Marco Carrai, manager comunale e amico dell’allora sindaco di Firenze; il secondo relativo alle presunte «spese pazze», 30 milioni di euro, che Renzi avrebbe fatto da presidente della Provincia. Sui due casi la magistratura ha aperto altrettanti fascicoli «modello 45», quello su notizie non rivestenti natura di reato. Rivolgendosi ai tre organi della magistratura, Maiorano, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, premette che, avendo agito in qualità di semplice cittadino e non avendo, dunque, diritto di essere formalmente informato del prosieguo delle indagini, potrebbe essere all’oscuro su eventuali sviluppi investigati. Detto ciò, l’accusatore del premier ricorda che, quanto al primo esposto sull’affitto pagato da Carrai e presentato il 13 marzo 2014, vengono rivelati i «vantaggi economici» di Carrai «che potevano far ipotizzare un rapporto corruttivo». Il riferimento è soprattutto «alla sua presidenza della Società Aeroporto di Firenze, a partecipazione comunale» nel momento in cui Renzi era sindaco; all’assegnazione, senza bando di gara, della «fornitura di audio guide nei musei fiorentini a favore della C&T dello stesso Carrai»; e alla «ristrutturazione di Eataly Firenze» di Oscar Farinetti, definito «sostanziale alter ego di Renzi».

Per Maiorano si tratta di un «circuito rispetto al quale l’esigenza di stabilire se il tutto sottendesse ad una manovra corruttiva ad ampio raggio, era ed è pressante». Sta di fatto che, secondo il dipendente comunale, ci si trova di fronte a «fatti nei quali la logica corruttiva (…) risultava e risulta davvero indiscutibile» e «l’iscrizione a modello 45 avrebbe costituito lo strumento per non iscrivere il Renzi e i suoi eventuali correi nel registro delle persone sottoposte a indagini».

Venendo alla denuncia sulle presunte «spese pazze», presentata l’1 agosto 2014, Maiorano sottolinea che nell’esposto si parla di «associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di un numero indeterminato di delitti contro la pubblica amministrazione ed in particolare di peculato, allorché il Renzi era presidente della provincia di Firenze»; di «molteplici delitti di peculato (…) riguardo a spese non attinenti a finalità istituzionali, allo sfruttamento della Florence Multimedia, alla strumentalizzazione della iniziativa denominata Genio Fiorentino, alla ricettazione di somme di denaro percepite dal Renzi dal noto Luigi Lusi», ex tesoriere della Margherita condannato per appropriazione indebita. Una denuncia, insomma, definita dallo stesso Maiorano «assolutamente e indiscutibilmente particolareggiata», corredata da «completa documentazione» sulle spese incriminate e la «dimostrazione delle modalità con le quali le somme a vario titolo erogate dalla provincia al suo presidente, venivano spese». Per Maiorano, se anche in questo caso è stato aperto un fascicolo «modello 45», siamo di fronte a un’«operazione grottesca».

Ma c’è un terzo esposto depositato in procura da Maiorano il 3 febbraio 2014 «allegando documento giornalistico riguardante alcune fondazioni facenti capo al Renzi» con «soggetti coinvolti come lo stesso Carrai, Maria Elena Boschi (fedelissimo ministro di Renzi, ndr) e Luca Lotti (sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ndr)». In questo caso il denunciante rammenta che talune di queste fondazioni «recentissimamente» sono state «chiamate in causa nell’ambito dell’inchiesta sulla Cooperativa Concordia per connessioni con il clan dei Casalesi». Di questa terza denuncia, conclude Maiorano, «non se n’è saputo assolutamente più nulla». Da qui la richiesta di avocazione di tutti gli atti.

Luca Rocca

News: Expo 2015, tv svizzera cancella la diretta web: “Troppa disorganizzazione”



(Fonte Fattoquotidiano)

 

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Le inefficienze di Expo non si fermano al cantiere. Anche l’organizzazione della comunicazione patisce pesanti carenze. Lo sanno bene al sito tvsvizzera.it, portale per il pubblico italofono nel mondo che appartiene alla galassia Rsi (la radiotelevisione svizzera italiana) costretto a gettare la spugna nell’organizzazione di un evento mediatico all’interno del padiglione della Svizzera l’11 e il 12 maggio.

A spiegarlo al fattoquotidiano.it è il responsabile del sito elvetico Gino Ceschina (qui il suo artocolo sul sito) che chiarisce l’assurda situazione con cui si è trovato a dover fare i conti: “Avevamo programmato un evento all’interno del padiglione svizzero di Expo – racconta – ma le difficoltà burocratiche e i problemi logistici a cui siamo andati incontro sono tali e tanti da averci costretto a rinunciare” Così l’evento previsto per quei giorni non ci sarà. “L’idea era quella di promuovere il nostro portale attraverso una serie di dirette – spiega ancora Ceschina -. Prima avevamo pensato ad un evento televisivo, poi abbiamo optato per una serie di dirette radiofoniche, pensando di ridurre la complessità dell’evento”.

Ma anche il downgrade volontario degli organizzatori che da un evento video sono passati ad un evento radiofonico, è servito a scongiurare la disfatta: “Dopo aver fatto tutti i passi necessari, nessuno ad Expo è stato in grado di fornirci sufficienti garanzie e risposte adeguate”. Il problema è di doppia natura. Il primo riguarda la complessità del sistema di accredito, che prevede il rilascio di permessi differenti per ciascun evento, con il ritiro in loco dei pass in orari prestabiliti e con preavvisi minimi, condizioni non sempre agevoli per chi arriva da lontano. Il secondo riguarda invece la gestione logistica. Come accade in molti grandi eventi, anche ad Expo la gestione dei trasporti dell’ultimo chilometro è affidata ad un unico operatore. Questo avviene per garantire la sicurezza ed evitare che al sito accedano persone e operatori sconosciuti: “Né Expo né DB Schenker (la società che si è aggiudicata l’appalto dell’handling interno ndr) sono stati in grado di fornirci sufficienti garanzie su come sarebbe stata trattata la nostra attrezzatura. Noi avremmo dovuto lasciare banchi di regia, microfoni e attrezzature tecnologiche costose  senza sapere dove sarebbe finito questo materiale, senza avere una ricevuta e senza nemmeno avere piena certezza dei costi”.

E ancora: “Spesso non abbiamo ricevuto risposte e quando le abbiamo ricevute abbiamo trovato operatori imbranati o poco preparati. Non abbiamo nulla contro le persone, sia chiaro. Probabilmente loro stessi non sono stati messi in grado di lavorare al meglio”.  Va da sé che la scelta è stata quella di abbandonare il progetto ad una manciata di giorni dal via: “Ci dispiace perché avevamo puntato molto su questa idea – conclude Ceschina -. Questo non significa che non ci occuperemo di Expo, certamente faremo il nostro lavoro di giornalisti, ma non potremo dare vita all’evento che avevamo studiato. Sono certo che i problemi di questi giorni verranno superati a breve e che altri media saranno più fortunati di noi che probabilmente abbiamo avuto problemi solo per il fatto di essere arrivati tra i primi a confrontarci con una struttura che ha bisogno di essere rodata e affinata”.

mercoledì 29 aprile 2015

IL Piano di #Renzi, dopo la legge elettorale il voto anticipato cosi Minoranza PD Fregata!!


(Fonte Liberoquotidiano) 

 

Sono giorni cruciali per il Pd sempre più spaccato, per il governo e per l'Italia. Il premier non è retrocesso di un passo. Aveva detto che avrebbe messo la fiducia alla Camera e lo ha fatto tra gli insulti delle opposizione, lanci di crisantemi  e offese. E adesso? Molti retroscenisti non hanno dubbi: portata a casa la riforma elettorale che vuole lui, l'Italicum, si andrà al voto. La sua idea è quella di andare alle urne il prima possibile, certamente non vuole far durare la sua legislatura fino al 2018. Potrebbe andare al voto il prossimo ottobre, dopo il referendum confermativo della riforma del Senato. Incassato il sì alla firma elettorale, brandendo i segnali positivi (ancora timidissimi, a dire il vero) che arrivano dall'occupazione dopo il Job Act) il premier sarebbe pronto per la campagna elettorale. Vuole essere legittimato dal voto degli elettori e non vuole dare troppo tempo al nemico "centrodestra" per ricompattarsi e proporsi come alternativa forte.

Lo scenario - Si potrebbe andare al voto, dicevamo, a ottobre del 2016.  Questo uno scenario. Ma se invece la fiducia non dovesse essere accordata, se l'Italicum non dovesse passare Renzi salirà al Colle, consegnerà le sue dimissioni a Sergio Mattarella. Si andrebbe quindi al voto anticipato subito dopo l'estate. L'idea di Matteo non è certo quella di rincorrere la minoranza dem, prenderà atto della spaccatura del suo partito. Lui ha in mente la sua "campagna acquisti", vorrebbe - è questo lo scenario tratteggiato da Affari Italiani - inglobare i Socialisti di Nencini gli ex montiani di Scelta Civica e o l'Ncd di Alfano (mettendo in conto anche il ritorno di alcuni alfaniani tra le braccia del padre Berlusconi).  Si andrebbe verso la creazione di quel partito della Nazione di cui si parla da tempo.  Ma il premier è abituato a procedere passo dopo passo pur avendo un piano di lungo respiro in mente. Il prossimo passo è portare a casa la nuova legge elettorale. 

Camera, Italicum: primo voto per la fiducia al Governo - Segui la diretta


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News: Expo, appalto ad amico di Lupi arrestato La Regione: “Segnalato subito all’Anac” Cantone smentisce: “Passati 40 giorni”




(FONTE FATTOQUOTIDIANO)

La nota di segnalazione inviata all'Anac da Arca, la centrale acquisti della Regione Lombardia, è datata 24 aprile 2015. L'ente governato da Roberto Maroni aveva detto di averla spedita al momento del fermo. Invece sono passati 60 giorni. La dichiarazione di Cantone in video


Si tinge sempre più di giallo la vicenda della gara d’appalto da oltre 40 milioni di euro per la comunicazione della Regione Lombardia, che era stata in buona parte assegnata alla Inrete di Francesco Cavallo, il braccio destro di Maurizio Lupi ai domiciliari dal 16 marzo scorso. “Mentre facevamo le verifiche di sulle società vincitrici, c’è stato l’arresto di Cavallo”, aveva spiegato un portavoce dell’ente di Roberto Maroni venerdì 24 aprile al Fatto Quotidiano che chiedeva chiarimenti sull’assegnazione che era trapelata nonostante il silenzio ufficiale circa gli esiti della gara. “In quel momento stesso, oltre alle verifiche di routine, è stata interessata l’Anac e fintanto che non avremo il suo parere, rimaniamo in attesa”, aveva poi precisato.

Ma le cose non sono andate proprio così. A chiarirlo è stato lo stesso presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone: “La nota all’Autorità Anticorruzione è arrivata dopo che ho letto l’articolo sul Fatto Quotidiano. Adesso valuteremo per capire come procedere”, ha spiegato martedì davanti alle telecamere de ilfattoquotidiano.it (guarda qui il video di Annalisa Ausilio) Secondo quanto poi emerso dalle verifiche effettuate presso l’Authority, la nota di segnalazione inviata all’Anac da Arca, la centrale acquisti della Regione Lombardia, è datata 24 aprile 2015. Quindi non subito, ma ben 40 giorni dopo l’arresto di Cavallo nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sulle grandi opere che è stata anche la causa delle dimissioni di Lupi dall’incarico di ministro delle Infrastrutture.

Eppure era la stessa gara a richiedere una certa urgenza. L’appalto diviso in quattro lotti, infatti, era stato bandito dalla Regione fin dal luglio 2014. Obiettivo dichiarato, selezionare una società per la comunicazione e l’organizzazione di eventi per conto dell’ente guidato da Maroni approfittando anche e soprattutto dell’evento Expo 2015 , “mezzo di ispirazione e catalizzazione” della comunicazione istituzionale dell’ente “in quanto punta di diamante del modello lombardo: l’efficienza, l’operosità, la trasparenza, il progresso, l’innovazione”, come recita il capitolato di uno dei quattro lotti in gara. Dove si dice anche che il vincitore avrebbe dovuto “sfruttarlo al meglio” prendendo in considerazione “tutto il periodo antecedente, quello durante lo svolgimento dell’evento e anche quello successivo”.

Non a caso il bando era stato chiuso all’inizio di ottobre, con ampio anticipo rispetto all’inizio dell’esposizione milanese che sta per aprire i battenti. E, nonostante non fosse ancora ufficiale, gli esiti erano stati comunicati da tempo a tutti i partecipanti. Inclusa la Inrete di Cavallo, le cui conversazioni in merito saranno di pertinenza degli inquirenti che già si stanno occupando di lui. Poi, quando il momento dell’ufficialità era ormai alle porte tanto quanto l’Expo, c’è stato l’arresto che ha inceppato gli ingranaggi dell’efficiente macchina lombarda. Al punto che alla fine la commessa dal controvalore così importante non è stata assegnata in tempo per il via dell’evento chiave al quale era collegata e sulla vicenda è calato il silenzio più assoluto. Fino a quando, a una settimana dall’apertura dell’Expo, e ormai c’era ben poco da fare, è stata mandata la nota all’Anac. Del resto, come efficacemente sintetizzano in Regione, “la logica del comune cittadino arriverebbe ad altre conclusioni, ma la logica delle istituzioni è diversa”.

 Expo, gara vinta dall’arrestato. Regione: ‘Segnalato subito ad Anac’. Non è andata così

NEWS: AFFITTOPOLI, ECCO GLI ELENCHI DI TUTTI I CIRCOLI SPORTIVI


(FONTE ILTEMPO.IT)


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News: #M5S Emilia Romagna, la Regione vota contro la riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri "Questa è La Casta Politica"

Emilia Romagna, la Regione vota contro la riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri

(Fonte Fattoquotidiano) 

 

L'articolo 31 della legge regionale finanziaria del 2006 blocca l'entità delle indennità (destinate solo agli eletti delle scorse legislature) anche di fronte all'eventuale diminuzione dell'indennità di carica. M5S ha presentato un emendamento per portare la base del calcolo della "pensione" dagli attuali 8250 euro a 5000 euro lordi. La modifica è stata bocciata dalla maggioranza

 

 

Gli stipendi calano, i vitalizi della Regione Emilia Romagna rimangono immutati nel tempo. Merito di un articolo, poche righe inserite una legge regionale finanziaria del 2006, che blocca l’entità dei vitalizio, anche di fronte all’eventuale diminuzione dell’indennità di carica. La denuncia arriva dal Movimento 5 stelle, che torna così all’attacco dell’emolumento oggi destinato solo agli ex consiglieri di viale Aldo Moro (il vitalizio è stato abolito a partire da questa legislatura). Nel corso della discussione sul bilancio di martedì 28 aprile, hanno presentato un emendamento per cancellare l’articolo 31. E portare la base del calcolo del vitalizio dagli attuali 8250 euro a 5000 euro lordi, ossia lo stipendio percepito oggi dai consiglieri regionali. La modifica in aula però è stata bocciata dalla maggioranza.

“Mentre lo stipendio dei consiglieri regionali – scrive in una nota la capogruppo Giulia Gibertoni – negli anni è andato via via diminuendo, come è giusto, i vitalizi continuano a viaggiare su cifre stellari. E tutto questo grazie a una norma inserita in silenzio nel 2006 che ha di fatto congelato questo privilegio, ancorandolo alla cifra di 8250 euro lordi al mese”.

In altre parole, nove anni fa, la Regione Emilia Romagna ha fissato e blindato la cifra su cui calcolare l’importo del vitalizio, prendendo come riferimento lo stipendio di allora, decisamente più alto di quello attuale. L’articolo sotto accusa è il numero 31, della legge finanziaria del 28 luglio 2006: “Alla data del 1 gennaio 2006, l’importo degli assegni vitalizi, indipendentemente dalla loro decorrenza, è determinato in percentuale sulla base dell’indennità di carica mensile lorda spettante ai consiglieri regionali al 31 dicembre 2005”.

Il risultato è una sorta di paradosso, perché negli anni successivi, infatti, sull’onda dell’indignazione per i costi e gli sprechi della politica l’assemblea ha approvato una serie di tagli, abbassando volta per volta la busta paga degli eletti. Senza però toccare la cifra base del vitalizio. Nella precedente legislatura, ad esempio, ciascun eletto percepiva come indennità una somma base di poco più di 6mila euro, ossia 2mila euro in meno rispetto alla somma su cui veniva calcolato l’emolumento a vita. L’ultimo a sforbiciare, in ordine cronologico è stato l’attuale presidente Stefano Bonaccini, che a inizio anno, in nome della “sobrietà”, aveva proposto di ridurre il compenso mensile a 5000 euro lordi.

“Siamo di fronte a una vergogna incredibile che deve essere al più presto cancellata”, puntano il dito i grillini. Sul tema, già in passato, avevano affilato le armi proponendo, ad esempio, l’abolizione retroattiva dell’emolumento. “Bisogna al più presto sanare questa situazione della quale nessuno fino a questo momento era a conoscenza. Un segreto che la maggioranza ha custodito per anni nel silenzio più assoluto. Oggi, il calo del compenso del consigliere regionale in carica non comporta una diminuzione del vitalizio per gli attuali beneficiari. In pratica chi ha inserito questo cavillo aveva come chiaro obiettivo quello di garantire che il vitalizio per gli ex consiglieri non fosse soggetto a tagli o a diminuzioni negli anni. Un privilegio nel privilegio”.

News: Cosentino, favori in carcere accusato di corruzione Arrestati agente e il cognato indagata anche la moglie

Cosentino e i favori in carcere: nuovo ordine di arresto, presi un agente e suo cognato, indagata la moglie

(FONTE REPUBBLICA.IT)

Dopo la perquisizione scattata a Secondigliano il 21 marzo, la Procura contesta all'ex sottosegretario all'Economia l'accusa di corruzione con altre tre persone: la moglie Marisa Esposito, indagata e con obbligo di dimora a Caserta, un cognato dell'ex parlamentare, Giuseppe Esposito e un agente di polizia penitenziaria, entrambi arrestati 

News: Expo 2015, il video del #M5S nel cantiere: “Palazzo Italia? Stato dei lavori imbarazzante”



(Fonte Fattoquotidiano) 

 

“Siamo entrati nei cantieri, in quanto consiglieri, con un accesso ispettivo. In realtà siamo andati per fare un video in vista dell’apertura dell’Esposizione universale, ma abbiamo anche fatto alcune foto”. A raccontare è Stefano Buffagni, consigliere regionale in Lombardia per il M5S, in visita ai cantieri di Expo insieme ai colleghi Dario Violi e Silvana Carcano a tre giorni dall’inaugurazione (guarda la photogallery). E racconta: “Una quantità impressionante di operai che vanno a 200 all’ora”. Quanto a Palazzo Italia i consiglieri cinquestelle tornano con un’impressione estremamente deludente: “Ma come si fa? Qui tra tre giorni si comincia”

 

News: La lista Falciani diventa un’arma in mano al Fisco. La Cassazione dà il via libera all’utilizzo dell’elenco come fonte di prova


(Fonte lanotiziagiornale.it)



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La sentenza è in grado di mettere nelle mani dell’Agenzia delle entrate un’arma micidiale. Finora sulla questione c’erano stato numerosi dubbi interpretativi. Adesso, però, la Corte di cassazione apre più di uno spiraglio. Si dà infatti il caso che la Suprema Corte abbia dato l’ok all’uso della lista Falciani come fonte di prova. È quello che ha deciso la sesta sezione civile della Cassazione che ha autorizzato l’amministrazione fiscale ad usare la “lista Falciani” come fonte di prova, rendendo più semplice perseguire gli evasori fiscali. “L’amministrazione finanziaria nella sua attività di accertamento può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario”, si legge nella sentenza depositata in cancelleria che chiude il primo processo istruito a causa della lista. Hervé Falciani, per inciso, è l’informatico che ha trafugato i nomi di oltre 7 mila clienti, tra cui molti italiani, della filiale svizzera di Hsbc. Finora l’Agenzia delle entrate aveva considerato la lista Falciani sostanzialmente inutilizzabile perché frutto di materiale rubato. Ora, però, le cose possono cambiare. La sentenza stabilisce infatti che sono utilizzabili “i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l’eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari”. Insomma, uno spiraglio non del tutto immaginabile fino a poco tempo fa, che è in grado di mettere l’Agenzia delle entrate nelle condizioni di stringere la morsa intorno ai furbetti dell’evasione fiscale.

News: Ecco le Prove, #Renzi sapeva su lo Porto Il parafulmine è Minniti lo rivela lui Stesso.

 

(Fonte ilGiornale) 

 

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Il sottosegretario con delega ai servizi: «Gli Usa ci avvertirono della morte dell'italiano, ma l'informazione si fermò al mio livello»

Il governo sapeva, fin da febbraio, che Giovanni Lo Porto poteva essere stato ucciso per sbaglio da un drone americano. Nessuna certezza, ma la Cia aveva informato i servizi italiani della concreta possibilità. 

 Lo ha rivelato ieri durante l'audizione del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Menniti. Alla domanda di uno dei membri fino a che livello è arrivata l'informazione della Cia, l'esponente Pd ha risposto: «Al mio livello si è fermata». In pratica un parafulmine per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha sempre negato di essere al corrente prima del 22 aprile. Non solo: il rapporto con la certezza che Lo Porto sia stato ucciso assieme all'altro ostaggio americano sarebbe arrivato sul tavolo del presidente Barack Obama il 20 aprile. Il 21 gli americani hanno trasmesso la notizia in via confidenziale agli italiani e il 22 c'è stata la telefonata dell'inquilino della Casa Bianca con Renzi.
Una fonte attendibile del Giornale conferma che l'esposizione di Minniti al Copasir è stata «completa, esaustiva con molti aspetti altamente classificati e ha tracciato tutti e tre gli anni del sequestro». Se cominciamo dalla fine, con il bombardamento che ha ucciso gli ostaggi del 15 gennaio, è saltato fuori che nello stesso periodo i droni avevano lanciato 400 attacchi. Il capo delle operazioni, che dava la luce verde, si chiama Michael D'Andrea, un convertito all'Islam con il cognome, ironia della sorte, di origine italiana. Un mese fa la Cia lo ha passato ad altro incarico.
Lo stesso ostaggio tedesco, Bernd Muehlenbeck, rapito con Lo Porto il 19 gennaio 2012 e liberato lo scorso ottobre era scampato, come lui stesso ha raccontato, ad un attacco dei droni salvandosi per miracolo.
«Non è stata fatta alcuna prova del Dna, ma ormai non ci sono dubbi che l'ostaggio italiano è rimasto ucciso. L'impegno di tutti è di riportare il corpo a casa» spiega la fonte de il Giornale . L'identificazione è avvenuta grazie alla sorveglianza di droni e satelliti, ma soprattutto attraverso testimoni che hanno assistito al funerale e alla sepoltura dei terroristi uccisi e delle due vittime innocenti. Lo Porto sarebbe stato tenuto prigioniero in un tunnel andato distrutto e per questo non è stato visto dai droni prima dell'attacco.
«Da quanto detto nel corso dell'audizione è emersa una sostanziale correttezza nella gestione della ricerca e della individuazione di strade atte a riportare a casa Giovanni, più di una volta in questi tre anni si è pensato di essere vicini ad una soluzione positiva dell'evento» ha dichiarato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, senatore di Area Popolare (Ncd-Udc).
L'Fbi aveva informato in febbraio la famiglia dell'ostaggio americano che potrebbe essere morto, forse per fare uno mezzo sgambetto alla Cia. «Da quel momento tutti sapevano tutto, ma c'è voluto tempo per la certezza definitiva» sottolinea la fonte.
Minniti ha ripercorso passo per passo i tre anni di prigionia di Lo Porto e si è portato dietro i tre video dell'ostaggio girati dai sequestratori. «Questa vicenda, fin dall'inizio, ha avuto uno strano destino - osserva la fonte - Più volte si era vicino a chiudere, alla liberazione, ma mediatori o capi del gruppo che lo teneva prigioniero si volatilizzavano o rimanevano uccisi nel conflitto o dai bombardamenti». Da Multan, nel Pakistan centrale, dove è stato rapito il cooperante siciliano poi ceduto al gruppo legato ad Al Qaida, al Waziristan dove lo hanno trasferito. Una regione tribale diventata zona di guerra e roccaforte dei talebani fra il Pakistan e l'Afghanistan.
«I nostri servizi hanno fatto tutto quello che potevano per arrivare alla liberazione di Lo Porto. Possiamo escludere che ci siano state trascuratezza e negligenza» ha dichiarato il senatore Vito Crimi (M5s). Angelo Tofalo, Vito Crimi e Bruno Marton, grillini del Copasir sostengono, però, che «si deve pretendere il rispetto della sovranità di uno Stato, avere tutte le informazioni relative a responsabilità individuali o politiche per le scelte statunitensi».
Nel Waziristan i negoziati sul terreno andavano avanti a singhiozzo fra le offensive terrestri pachistane ed i bombardamenti dei droni dal cielo.
«Dopo il rilascio del tedesco a Kabul, lo scorso ottobre, è arrivato il terzo video, che serviva a far ripartire la trattativa» spiega la fonte riferendosi all'audizione di Minniti al Copasir. In Italia era attesa la liberazione, ma il mediatore è stato impossibilitato a continuare il negoziato. I membri del Copasir premono che pure questo genere di dettagli, che coinvolgono informazioni segrete di altri paesi, venga reso pubblico. La fonte de il Giornale dopo l'audizione di Minniti osserva: «Dato che avevamo una trattativa in corso forse l'errore è che non ci siamo fatti valere per portarla fino in fondo».

L'ITALICUM PASSA AL 100% IL MOTIVO CI SONO 600 TRA DEPUTATI E SENATORI CHE NON HANNO MATURATO L'ASSEGNO PENSIONISTICO

Caccia al voto per l’Italicum: Renzi alla conquista del Partito del vitalizio

(FONTE FATTOQUOTIDIANO) 

 

“Se non passa l’Italicum, tutti casa”, dice il premier. Un obiettivo che sta a cuore a oltre 600 deputati e senatori in carica (413 solo a Montecitorio) che non hanno maturato 5 anni di permanenza a Palazzo, necessari per riscuotere l'assegno pensionistico. Una parte di loro è schierata contro la riforma. Ma che potrebbe ripensarci. Pur di conquistare l'ambito privilegio

 

 

Come un orologio. Trema il governo, parte il ricatto. E con i parlamentari sotto pressione, la minaccia: se l’esecutivo cade, addio vitalizio. Già, proprio come era già successo alla fine del 2010 quando per assicurarsi i voti necessari alla sua sopravvivenza, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aprì la grande caccia nel centrosinistra assicurandosi i voti di trasfughi come Antonio Razzi, interessatissimo a prolungare la legislatura per assicurarsi la pensione parlamentare. Adesso c’è l’Italicum da varare e pur di garantirsi i numeri per l’approvazione, il premier Matteo Renzi sembra riprovarci: se la legge elettorale non passa, addio Pd ma anche crisi inevitabile della legislatura, ha fatto sapere. Con la sottintesa minaccia agli eletti riottosi: tornerete a casa senza aver maturato i cinque anni necessari a riscuotere l’assegno pensionistico.

ANNI D’ORO – E già, il “Se non passa l’Italicum, tutti casa” dell’ex sindaco di Firenze non è solo uno schiaffo ai poteri costituzionali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’unico titolato a sciogliere le Camere. Ma anche a quella grande massa di parlamentari che con la fine anticipata della legislatura non maturerebbero il diritto alla pensione. E non si tratta di pochi casi isolati, ma di una massa di voti rilevantissima che in nome del vitalizio finisce per costituire con oltre 600 eletti tra deputati e senatori il partito più forte tra quelli presenti a Montecitorio e Palazzo Madama. Con nomi anche importanti nelle sue file. Nell’elenco ci sono infatti pure alcuni tra i più fieri oppositori interni di Renzi nel Partito democratico e fieri nemici del nuovo marchingegno elettorale, come Alfredo D’Attorre, braccio destro di Pier Luigi Bersani; Pippo Civati, primo rivale dem di Renzi, e Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia. Non solo. Anche fuori dal Pd ci sono nomi di oppositori noti dell’Italicun che dovranno rinunciare al privilegio in caso di fine anticipata della legislatura, come i deputati di Sel Nicola Fratoianni, delfino di Nichi Vendola: e il sindacalista Giorgio Airaudo. Senza dimenticare il Movimento 5 Stelle, che addirittura vanta il 100% di debuttanti, dunque tutti bisognosi di tagliare il traguardo dei cinque anni. Per carità, non sarà certo il miraggio della pensione a far ricredere gli oppositori di Renzi e del suo Italicum. Ma è un fatto che tra i corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama lo spettro del grande salto di Antonio Razzi viene rievocato con crescente frequenza.

ASSEGNO IN CIFRE – Ma come si matura il diritto al vitalizio? I parlamentari eletti nella XVII legislatura, quella in corso, sono i primi ai quali vengono applicate integralmente le norme entrate in vigore dall’1 gennaio 2012. Approvate per equiparare il trattamento pensionistico di deputati e senatori a quello riservato ai comuni lavoratori, hanno segnato il superamento del vecchio sistema dei vitalizi con il passaggio al sistema di calcolo contributivo. Tre i requisiti necessari per conseguire il diritto alla pensione: essere cessati dall’incarico, aver compiuto 65 anni e aver esercitato almeno 5 anni effettivi di mandato. Il limite d’età può scendere fino a 60 anni, diminuendo di un anno per ogni ulteriore anno di mandato svolto. Il nuovo sistema, quindi, si basa sui contributi effettivamente versati. Un deputato è assoggettato d’ufficio a un contributo pari all’8,8% dell’indennità parlamentare lorda (10.435 euro alla Camera). Ogni mese, quindi, il contributo obbligatorio versato per il trattamento previdenziale è di poco superiore ai 900 euro. Con cinque anni di mandato alle spalle, un deputato eletto a 30 nella legislatura in corso maturerà a 65 una pensione lorda di 1.583 euro, mentre per uno eletto a 50 anni scenderà a 1.263 euro.

CAMERA APERTA – Queste le regole, ma torniamo al duro scontro in corso alla Camera. Pallottoliere alla mano, per l’approvazione dell’Italicum a Montecitorio (maggioranza necessaria 316) a Renzi potrebbero servire tra i 10 e i 15 voti extra, nel caso in cui gli venisse a mancare il sostegno degli 80 deputati della minoranza Pd teoricamente schierati contro la nuova legge elettorale. In Transatlantico si è già parlato del possibile soccorso offerto al premier dal drappello verdiniano (una quindicina di parlamentari circa), ma le trattative possono riguardare anche i numeri di quegli onorevoli che pensano al solo tornaconto personale. E tra questi, con la storia del vitalizio, davanti a Renzi si potrebbe aprire un’autentica prateria. Alla Camera ci sono infatti 413 deputati con meno di 5 anni di legislatura (al Senato di casi se ne contano 199). Il gruppo più consistente di costoro si trova proprio all’interno del Pd con 204 eletti bisognosi di completare il quinquennio. Nel Movimento 5 Stelle, tutti neofiti, sono 91 i deputati che necessitano di tagliare il traguardo del 2018; all’interno di Sel sono invece 26; in Forza Italia se ne contano 14. Ma l’attenzione generale si concentra anche sui parlamentari del Gruppo Misto (29) e di Per l’Italia: 11 in tutto. Gente dalle ferme convinzioni politiche, per carità, ma pur sempre con qualche interesse a maturare il diritto a riscuotere l’assegno pensionistico.

Twitter: @SteI @leavendramel

martedì 28 aprile 2015

News: ++Altro che bomba derivati. Il debito pubblico italiano è ostaggio di 17 banche estere che fanno come vogliono++


 (Fonte lanotiziagiornale.it)

 

di Stefano Sansonetti

Come le mosche sul miele. Difficile accettarlo, ma il miele in questione è rappresentato dall’enorme debito pubblico italiano, ormai proiettato verso i 2.200 miliardi di euro. E le “mosche” sono 20 banche, di cui 17 estere, pronte a sfruttare economicamente la gestione di questa montagna di soldi. In realtà nasce proprio da qui il problema dei contratti “derivati”, di cui va tanto di moda parlare in questi giorni. Ma a monte la questione è ancor più dirompente. Il vero nodo è che lo Stato non ha nessuna autonomia di gestione del suo debito pubblico. Questa passa per le mani di una lista, il cui ultimo aggiornamento da parte del ministero dell’economia risale all’8 aprile del 2013, nella quale sono messi nero su bianco i nomi di 20 banche, quasi tutte estere: Banca Imi, Barclays (inglese), Bnp Paribas (francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole (francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs (americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana), Merril Lynch (americana), Monte dei Paschi, Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese), Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese), Ubs (svizzera) e Unicredit.

IL GRUPPO
Ebbene, si tratta dei cosiddetti “specialisti in titoli di Stato”, ovvero gli istituti finanziari che per il Belpaese non soltanto provvedono alla parte organizzative delle aste, collocando i nostri titoli, ma in una certa misura ne “modellano” il risultato, visto che sono anche tenuti a garantirne una percentuale di acquisto. Naturalmente per fare tutto questo le banche guadagnano vagonate di soldi. E un debito pubblico “monstre”, come quello italiano, per loro è una cuccagna infinita. Ma gli stessi istituti vantano anche tutta una serie di privilegi, certificati dall’art. 9 di un decreto dirigenziale firmato l’11 novembre del 2011 da Maria Cannata, il capo della direzione del debito pubblico del ministero da poco più di un anno guidato da Pier Carlo Padoan. L’articolo, intitolato proprio “privilegi”, spiega che agli specialisti è garantito “l’accesso esclusivo alla riapertura delle aste dei titoli di Stato che prevedono questa opzione nonché alle aste di concambio e riacquisto”. E’ poi assicurato “l’accesso alla selezione di banca capofila per le emissioni sindacate in euro, di intermediario per il programma benchmark in dollari statunitensi, degli operatori per le operazioni di riacquisto bilaterali”. Dulcis in fundo viene garantita “la preferenza per la partecipazione alle altre emissioni in valuta e per le operazioni in derivati”. Quegli stessi derivati che sono arrivati a valere 163 miliardi di euro, con una perdita potenziale per l’Italia di 42 miliardi, e che comunque negli ultimi quattro anni sono costati allo Stato 12,4 miliardi (oneri di rinegoziazione compresi).

IL PUNTO
Ma grazie a questo passaggio arriviamo a capire perché il concetto di “derivato” è la conseguenza di un problema che sta a monte. Senza starci a girare troppo intorno, il debito pubblico italiano è “ostaggio” delle mosse che vengono compiute da 20 banche, quasi tutte estere. Non ne possiamo fare a meno, come del resto accade in altri paesi, perché senza di esse non riusciremmo minimamente a gestire questa “montagna”. Insomma, di fatto abbiamo le mani legate, mentre questi 20 istituti hanno modo di lucrare anche attraverso gli ormai famigerati contratti derivati, sulla carta “polizze” con le quali lo Stato cerca di proteggersi dai rischi di cambiamento dei tassi di interesse, nella sostanza “mine” pronte a esplodere nel bilancio dello Stato, se non trattate con tutte le cautele del caso. Tra l’altro ogni anno di Dipartimento del Tesoro, guidato dal 2012 da Vincenzo La Via, stila una classifica dei migliori specialisti in titoli di Stato, in base a una valutazione dell’attività svolta. Ebbene, in base all’ultima graduatoria firmata il 21 gennaio del 2015 dalla stessa Cannata, risulta che nell’anno 2014 al primo posto si è classificata la “disastrata” Monte dei Paschi, che ha preceduto Unicredit, Jp Morgan, Citigroup e Barlcays.

Twitter: @SSansonetti

News: Chiesto rinvio a giudizio per il presidente dell'Ance Sicilia L'accusa: truffa e agevolazione di associazione mafiosa

 

 

(FONTE  http://catania.meridionews.it)

Cronaca – Salvo Ferlito, in qualità di titolare dell'azienda Comer-costruzioni meridionali, avrebbe affidato in subappalto un lavoro a un'azienda confiscata a Cosa nostra senza informare gli amministratori giudiziari. La procura etnea ha avanzato la richiesta di procedere anche per due funzionari della Provincia che avrebbero dovuto vigilare sulle imprese impegnate nel cantiere


Truffa, con l'aggravante di aver agevolato l'associazione mafiosa. La procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell'Ance Sicilia, Salvo Ferlito. La notizia è stata rivelata dal quotidiano La Repubblica e confermata dagli uffici diretti dal procuratore Giovanni Salvi. Il referente dell'associazione dei costruttori interna a Confindustria, in qualità di titolare dell'azienda Comer-costruzioni meridionali, avrebbe fatto lavorare in subappalto un'azienda confiscata a Cosa nostra. Il contratto sarebbe stato assegnato senza informare gli amministratori giudiziari. 

Oltre a Ferlito, nell'inchiesta sono coinvolti anche due funzionari della Provincia di Catania. L'ente, infatti, era titolare dell'appalto in questione, che prevedeva per il rifacimento di una strada nei pressi del Comune di Castel di Judica. Secondo i titolati del fascicolo - lo stesso procuratore capo Salvi e il sostituto della Direzione distrettuale antimafia Antonino Fanara - i due dipendenti provinciali avrebbero dovuto controllare le imprese impegnate nel cantiere, da qui l'accusa di mancato controllo nella concessione del subappalto. 

La prima udienza della richiesta di rinvio a giudizio per i tre è stata rinviata a giugno per un difetto di notifica. Il giudice per le indagini preliminari è Rosa Alba Sammartino

Vi Mostriamo il Video di M5S pizzaioli per una notte: ‘No rimborsi, ci autofinanziamo’



 (Fonte Fattoquotidiano)

 “Il Movimento Cinque Stelle ha rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali, non tocchiamo un soldo pubblico per la nostra campagna elettorale”. Così il candidato alla presidenza della Regione Campania, Valeria Ciarambino, spiega l’iniziativa di autofinanziamento organizzata sul lungomare di Napoli. Nelle pizzerie Sorbillo e Rossopomodoro 25 parlamentari del M5S hanno servito ai tavoli. Il ricavato della serata è stato diviso tra le pizzerie e il Movimento campano. “Ci autofinanziamo, ci tagliamo gli stipendi, siamo incensurati, vogliamo parlare dei problemi del Paese – spiega il deputato Alessandro Di Battista – e invece il dibattito è ancora sull’Italicum”. “Stanno spendendo 230.000 euro all’ora per il lavoro della Camera per fare una legge che serve solo per salvare le loro poltrone”, è invece il commento del vicepresidente della Camera Luigi di Maio a proposito della legge elettorale e del finanziamento ai partiti. “Nel 2014 il Pd ha ricevuto 199mila euro dai contribuenti, mentre prima si arrivava a 10 milioni di euro”, ironizza il presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Fico che aggiunge: “Nel 2018 il Pd chiuderà, perché non avrà più un euro di finanziamento pubblico. Il Pd è una banca e senza soldi la banca chiude”

 

News: Italicum, #Renzi mette la fiducia Ma un anno fa non la pensava così leggi qui il suo Tweet



(Fonte ilGiornale)


Poco più di un anno fa Renzi auspicava la necessità di scrivere le regole tutti insieme. Oggi il governo ha posto la questione di fiducia per approvare l'Italicum. Brunetta: "Voteremo compatti contro la riforma"

Il Consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia. E l'annuncio ufficiale, alla Camera, lo ha fatto il ministro Boschi: "A nome del governo pongo la questione di fiducia". Le sue parole vengono accolte da un boato delle opposizioni, che protestano contro la decisione del governo.Tradotto dal politichese: se il ddl di riforma della legge elettorale non passa, il governo va a casa. La decisione è stata presa per evitare modifiche in corso d'opera che farebbero saltare (o comunque rinviare non di poco) le tappe della riforma. Per spiegare quanto ad essa tenga il Pd Renzi pochi giorni fa aveva scritto una lettera a tutti i militanti usando queste parole: "Se questa legge elettorale non passa è l'idea stessa di Partito Democratico come motore del cambiamento dell'Italia che viene meno... nel voto di queste ore c'è in ballo la legge elettorale, certo. Ma anche e soprattutto la dignità del nostro partito".
Poi aveva spiegato il senso politico del ragionamento: "Non approvare la legge elettorale adesso significherebbe bloccare il cammino di riforme di questa legislatura. E significherebbe dire che il Pd non è la forza che cambia il Paese, ma il partito che blocca il cambiamento. Sarebbe il più grande regalo ai populisti". E ancora: "Ma sarebbe anche il più grande regalo ai tanti che credono nel potere dei tecnici: quelli che pensano che la parola politica sia una parolaccia e bisogna affidarsi ai presunti specialisti che ci hanno condotto fin qui, prima dell'arrivo al governo del Pd".
L'Italicum è la conditio sine qua non del percorso di riforme avviato da Palazzo Chigi. Non se ne può fare a meno. Se non altro, come spiega lo stesso premier, per un discorso di coerenza.
Ma se proprio vogliamo fare un discorso di coerenza, bisogna rileggere questo tweet: "Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato". Sapete chi lo ha scritto? Matteo Renzi. Risale al 15 gennaio 2014. All'epoca il leader del Pd rivendicava il diritto-dovere di riscrivere le regole con una maggioranza il più ampia possibile. Era lo spirito del Patto del Nazareno, che sarebbe stato siglato da Renzi e Berlusconi tre giorni dopo (18 gennaio 2014).
Ora Renzi ci ha ripensato: le regole vanno bene anche se fatte da una parte sola. E vanno bene anche se votate a colpi di maggioranza. L'esatto contrario di quello che diceva poco più di un anno fa. Alla faccia della coerenza.
Intanto le opposizioni protestano. "Forza Italia contro questa riforma elettorale, Forza Italia contro Renzi, Forza Italia unita e compatta per dare un segnale forte al Paese e al Parlamento". Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in sala stampa a Montecitorio. "No a questa legge elettorale che produrrà un uomo solo al comando, Renzi, in una deriva autoritaria. Noi compatti, uniti contro questa legge elettorale".

La verità che i media di allora hanno nascosto su M5S: Grillo: “Bersani mi chiese 12-13 senatori per governare. Ci saremmo rovinati”


(Fonte Fattoquotidiano)


Bersani “chiese 12 o 13 senatori nostri per fare il numero e far governare il centrosinistra”. Lo sostiene Beppe Grillo in un’intervista alla tv ligure Primocanale che sarà trasmessa questa sera. Il leader del Movimento 5 Stelle, comparso a fianco della candidata presidente della Regione Liguria per l’M5S Alice Salvatore, richiama l’incontro del 2013 nelle consultazioni per la formazione del nuovo governo, mai nato. “La gente mi dice ‘Dovevi fare società con il Pd’. Se lo avessi fatto eravamo rovinati. Bersani? Non ha chiesto una collaborazione o di governare insieme. Chiese 12 o 13 senatori nostri per fare il numero e far governare il centrosinistra. Neanche ci hanno riconosciuto come movimento”.

Grillo affronta anche le regionali del 31 maggio. “Hanno tolto i simboli dei partiti dai manifesti elettorali perché si vergognano”, afferma. “Il Pd sta scomparendo. Il Consiglio regionale ligure chiude con 30 consiglieri inquisiti su 40. Pensavo anche peggio”. Poi l’attacco alla candidata del centrosinistra Raffaella Paita: “Capisco che sono indagati, non sono colpevoli, sono sereni, sono tutti sereni. Vedo la Paita, questa signora che non conosco e che sicuramente sarà assolta e che non avrà alcuna responsabilità. Anch’io sono sereno. Alice, tu vincerai, anche se ti diranno che sei giovane”.

“Dicono: chi la conosce questa qui? Le procure non la conoscono – sottolinea Grillo – Inesperta? Guardate quelli del Movimento 5 stelle dopo 2 anni di Parlamento. Non è possibile che tu non vinca. Se tu perderai e la gente voterà quelli che ho visto sui manifesti vuol dire che il Paese è finito. I liguri hanno una grande opportunità, quella di votare una cosa differente. Metteteli alla prova. Non si possono riconfermare ancora gli stessi, sono 30 anni che prendono stipendi pubblici”.

Grillo affronta anche il tema dell’immigrazione e le tragedie dei naufragi: “Questa gente ha il problema di vivere o morire. Io sono per accogliere i profughi a livello europeo. Facciamo degli uffici là, si decide chi deve venire in Europa e lo si fa arrivare con voli di linea. Ci spetterà una quota del 5%? Li prenderemo e li faremo stare bene. Ma i clandestini vanno a casa”.

News: #Rimborsopoli Spese pazze in regione: rinviati a giudizio Renzo Bossi e Nicole Minetti

 

 

 (Fonte liberoquotidiano)


Tutti alla sbarra. Si è conclusa con 56 rinvii a giudizio, tre proscioglimenti e tre condanne, un assolto e uno stralcio l’udienza preliminare per 64 ex consiglieri regionali lombardi nell’inchiesta sulle presunte ’spese pazze' coi rimborsi dei gruppi politici al Pirellone. Il processo per gli imputati mandati a processo dal gup Fabrizio D’Arcangelo comincerà il 1 luglio davanti ai giudici della X sezione penale. Le accuse a vario titolo sono truffa e peculato. Tra i rinviati a giudizio figurano anche il "Trota" Renzo Bossi e Nicole Minetti.

Questo Video non lo vedrai mai nei #TG: La violenza dell'editto bulgaro, di Carlo Freccero #RAI

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"Naturalmente un grande saluto agli amici, anzi ai matti del blog di Grillo. Sono sicuro verrò sezionato, tagliato, discusso, insultato ma questo mi fa molto piacere perché amo sempre in qualche modo, le battaglie, non amo mai il consenso, per cui vi saluto tanto con molto affetto, con molta passione e soprattutto ricordate che sono ligure, sono un po’ stondaio per cui essere in qualche modo aggredito mi piace, seconda cosa cerchiamo di confrontarci, sono sicuro che qualcosa può uscire di buono!" Freccero

Blog: Nel 2002 Berlusconi l’ha cacciata dalla RAI con l’editto bulgaro. Come ha vissuto quegli anni?
Freccero: Sì, l’editto bulgaro è stata una forma proprio di prepotenza, arroganza. Se ci fosse stato Internet forte come oggi, con la Rete forte come oggi, l’editto bulgaro sarebbe stato ridicolizzato, non sarebbe stato possibile, dopo un secondo sarebbe scoppiata una rivolta. È chiaro che è stata una cosa veramente molto violenta perché ho subito delle cose terribili. A mezzanotte dopo l’intervista formidabile che Luttazzi fa a Travaglio, mi chiamano tutti quanti dicendo: "La tua carriera è finita!" Devo dire anche che ho sempre capito che la televisione bisogna farla come se fosse l’ultimo giorno. Se tu cominci a fare la televisione come un lavoro in banca non fai mai niente di nuovo, quindi ho detto: "Vedremo un po’". Comunque ricordo la violenza fu veramente fortissima e devo dire che la cosa che mi ha impressionato di più è come anche una parte del centro-sinistra fosse veramente complice di questa cosa.

 

News: #riprendiamocilaliguria Alice Salvatore M5S Beppe è una persona straordinaria

 (Fonte)

 

Beppe è una persona straordinaria :-) la sua visione chiaroveggente infonde immenso coraggio! E forza.
È incompreso ancora da molti perché racconta di tecnologie e soluzioni, che seppur esistenti sono applicabili solo in potenza, in tanti non capiscono. Per ora.
Pensieri avveniristici, visioni illuminate per un'epoca che dipende solo da noi far arrivare: il tempo della comunità! del rispetto per la natura e per la salute psicofisica. Il nostro bene più prezioso!
È nostro compito costruire il futuro come desideriamo che sia :-)
"Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!"
Voglio essere il cambiamento.
Incominciamo da una meravigliosa regione Emoticon smile

#riprendiamocilaliguria