sabato 31 gennaio 2015

News: #Toti, clamoroso fuorionda con #Monti: "Il Patto del Nazareno...?" / Video

Il fuorionda tra Toti e Monti: "Il Nazareno resuscita subito"

Fonte LiberoQuotidiano

 

 

Il fuorionda tra Toti e Monti
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Dopo l'elezione di Sergio Mattarella al Colle, si scatena la resa dei conti dentro Forza Italia. Ad accendere la miccia sono state le accuse incrociate tra fittiani e i fedelissimi del Cav sul voto in Aula per Mattarella. L'indicazione di Silvio era quella di votare scheda bianca, mentre a quanto pare qualcuno avrebbe votato per il candidato di Matteo Renzi. Ma il punto centrale del dibattito interno è la messa in discussione del patto del Nazareno. Solo qualche giorno fa Berlusconi aveva affermato che la "candidatura di Mattarella era un altolà al Nazareno". Un de profundis sull'accordo con Renzi che ha fatto esultare la fronda dei ribelli forzisti. Ma sul futuro del Nazareno, sul fatto che ci sia stata davvero la rottura profonda a causa di Mattarella, irrompe un fuorionda dell'agenzia Vista che ha intercettato una discussione a microfoni spenti tra Giovanni Toti e Mario Monti. Il fuorionda - I due scherzano proprio sulle ultime tensioni tra Renzi e Cav. Monti afferma: "Certo che quello che è successo non segna proprio il miglior momento per il Nazareno". Pronta arriva la risposta di Toti: "Presidente, lei sa bene che il Nazareno risorge dopo pochi giorni, questo le lo sa no?". Chiosa Monti: "Se non sbaglio avviene sempre di sabato...". La rottura tra Renzi e Cav è forse meno profonda di quanto si creda?



ho posto una domanda al nuovo presidente della repubblica italiana



Ho posto una domanda al nuovo presidente della Repubblica credo l'abbia letta, da siciliano a Siciliano le porgo i miei Saluti Presidente :-)

Giù la Maschera Oggi: #Fitto e i suoi tradiscono Berlusconi E anche #Verdini vota contro Silvio Click here to read the article in English


Fonte Liberoquotidiano

 

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L'elezione di Sergio Mattarella a capo dello Stato è stata salutata da un lungo applauso dell'Aula. Un'elezione scontata da quando, in mattinata, sciogliendo la riserva Angelino Alfano ha detto che Ncd avrebbe sostenuto il candidato di Renzi pur contestando il metodo del premier. Mattarella ha ricevuto 665 consensi, molti più di quelli necessari. Ma spesso i numeri parlano chiaro e dietro la freddezza delle cifre si nascondono messaggi che non lasciano spazio ai dubbi. Silvio Berlusconi aveva detto che Forza Italia avrebbe votato scheda bianca ma nell'urna sono state trovate solo 105 schede senza alcuna indicazione sul candidato. Questo significa che almeno una quarantina di onorevoli hanno agito in modo diverso rispetto all'ordine di scuderia nonostante il Cavaliere avesse messo delle vedette vicino alle urne per cronometrare i parlamentari. Inevitabilmente i sospetti vanno sui deputati fittiani dissidenti, quelli che hanno sempre criticato il Patto del Nazareno e la "sintonia" di Renzi con Berlusconi. I grandi elettori azzurri si sono quindi spaccati: e lo si è visto anche in Aula quando alcuni di loro si sono alzati per applaudire Mattarella Presidente, mentre altri si sono avvicinati ai colleghi leghisti per esprimere il loro disappunto. Insomma, dentro Forza Italia la tensione è altissima. Ma se il dissociarsi di Fitto era prevedibile, ha certamente stupito il voto pro-Mattarella di Denis Verdini. Il "tessitore" dei rapporti tra Silvio e Matteo, alla fine ha scelto di votare l'uomo scelto dal premier: lui, che ha lavorato alacremente al Patto del Nazareno, ha deciso di esprimere il suo consenso per l'ex Dc proposto senza alcuna possibilità di dialogo da Renzi. 

In casa Ncd tensione altissima - Ma se tra gli azzurri il clima è teso, le cose non vanno meglio in casa Ncd. La retromarcia di Alfano sul nome di Mattarella ha creato moltissimi malumori nel partito. La prima, immediata, reazione è stata quella del capogruppo Maurizio Sacconi che ha deciso di dimettersi. La portavoce del partito Barbara Saltamartini si è dimessa da portavoce del partito ma non si escludono altri passaggi in Forza Italia o addirittura nella Lega di Salvini. Quest'ultimo subito dopo la proclamazione di Mattarella da parte di Laura Boldrini, ha detto: "Non è il mio presidente". E poi ha sentenziato: "Oggi è morto il centrodestra". Effettivamente questo sabato 31 gennaio non è stato solo il giorno dell'elezione del successore di Giorgio Napolitano m a anche quella che ha sancito ufficialmente la spaccatura dentro Forza Italia. E dentro Ncd.

Nuovo Presidente Repubblica, Mastella: “Silvio s’è fatto fregare. Due volte” Click here to read the article in English


FONTE IL FATTOQUOTIDIANO



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“Berlusconi ha fatto un errore strategico clamoroso: far approvare la legge elettorale prima dell’elezione del capo dello Stato”. Clemente Mastella, ha appena fondato un nuovo partito (il quinto in 20 anni), i Popolari del Sud, e osserva da lontano la corsa di Sergio Mattarella, suo compagno di corrente nella sinistra Dc, verso il Quirinale.

Un errore che Mastella, vecchia scuola demitiana, non avrebbe fatto…
“Accettando prima l’Italicum, l’ex Cavaliere è andato al tavolo delle trattative senza più frecce nel suo arco”.

Si è fidato di Renzi.
“Renzi ha già dimostrato in passato la sua spregiudicatezza. Come fai a fidarti di uno così? Gli ha preparato un bel trappolone, altro che… Ma a quel punto ha fatto il secondo errore”.

Quale?
“Di fronte al nome unico di Mattarella, doveva metterci sopra il cappello e dire: va bene, votiamolo subito fin dal primo scrutinio. Così ne sarebbe uscito quasi da vincitore”.

Se fosse al suo posto, ora che farebbe?
“Berlusconi può anche rispondere sì all’appello di Renzi. Ma poi deve riscrivere il patto del Nazareno. Inoltre deve riorganizzare il partito. La politica di FI finora l’ha fatta il premier”.

 

perché Renzi ha scelto Mattarella?
“È un nome che gli serve per ricompattare il Pd: non poteva durare a lungo con la minoranza che gli spara contro un giorno sì e l’altro pure”.

Politica dei due forni?
“Renzi ha usato Berlusconi per piegare la sinistra Pd e la sinistra Pd per piegare Berlusconi”.

Lei Mattarella lo conosce bene…
“È ditta democristiana doc. Uomo della mediazione e del dialogo. Con lui è quasi impossibile litigare. Ha valori e principi cui tiene fede, ma non ha quella rigidità vanesia di uno Scalfaro. Non parla molto, ma lo fa quando serve. Se sarà eletto, interpreterà il ruolo in maniera più einaudiana“.

Nel centrodestra lo considerano un anti-berlusconiano doc.
“Le sue dimissioni dal governo per la legge Mammì non furono una sua scelta personale, ma un ordine di scuderia della sinistra Dc”.

Qualcuno dice che Renzi lo voglia lì in modo che non gli faccia ombra…
“Nessun grande leader o segretario di partito è stato presidente della Repubblica. Lo sono diventati sempre figure di seconda o terza fila. L’anomalia è un’altra”.

Quale?
“Anche alla luce della riforma elettorale, stiamo andando verso una sorta di presidenzialismo del premier. Che, non solo ha molti più poteri di prima, ma in questo caso ha deciso pure il capo dello Stato”.

di Gianluca Roselli

La Mossa di Renzi: Dopo l'elezione di Mattarella si rischia il rimpasto di governo ecco chi silurerà Click here to read the article in English


Fonte Liberoquotidiano


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L'elezione di Sergio Mattarella rischia di ribaltare i giochi nel governo. Le tensioni tra Ncd e Pd, ma anche tra Forza Italia e Matteo Renzi che fa vacillare il patto del Nazareno, hanno minato la tenuta della maggioranza. Ma a rischiare di più è la squadra di governo. Angelino Alfano aveva stretto un patto col Cav per una strategia comune sulla scelta del candidato dei moderati. Poi l'inversione di marcia e quel sì a Mattarella ha il sapore di una tregua per poi rinviare la guerra al dopo-Colle. 

Rimpasto - I centristi di Alfano promettono che dopo aver scelto di votare Mattarella al Quirinale ci sarà un verifica con il premier perché non hanno gradito il metodo con cui Renzi ha scelto il candidato alla presidenza della Repubblica. A questo punto è molto probabile che a breve ci sarà un mini-rimpasto di governo e tutto tornerà tranquillo. Ncd e Udc, come racconta Affaritaliani, non hanno alcuna intenzione di rompere, visto che i sondaggi gli assegnano circa il 3%. Maria Carmela Lanzetta, ministro senza portafoglio degli Affari regionali e delle autonomie, che si è appena dimessa, verrà probabilmente sostituita da un esponente dei centristi della maggioranza. Proprio per far rientrare le polemiche. Sul fronte opposto, Renzi deve concedere qualcosa alla minoranza dem, che sul Quirinale si è compattata intorno al segretario-premier. Stando a quanto risulta ad Affaritaliani.it, al posto di Stefania Giannini, di Scelta Civica, ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, andrà un rappresentante della sinistra Pd, magari gradito anche a Vendola. E in questo modo Renzi accontenterà sia Alfano sia i vari Fassina, Cuperlo e Bersani. E il governo andrà avanti più forte di prima.

Video: Taverna (M5S) e Alessandro di Battista (M5S): ‘FI non vota? Tutto un gioco, vince Patto Nazareno’


Fonte Fattoquotidiano

Oggi eleggeranno il presidente del Patto del Nazareno. Forza Italia non lo vota proprio per non far sembrare che sia così, è chiaramente un gioco“. Così Roberta Taverna, deputata del M5S, arrivando a Montecitorio commenta la candidatura di Sergio Mattarella e spiega: “Già tre mesi fa c’erano articoli che parlavano di Mattarella e se lo sono portato a casa. Si sono anche liberati dei posti alla Consulta. Ora – prosegue – andiamo avanti con Imposimato, coerenti col nostro impegno”. Una linea, quest’ultima, detatta ieri sera dal direttorio del M5S al termine di un confronto notturno, non in streaming. “Continueremo a votare Ferdinando Imposimato. Negli scorsi giorni – ha detto Alessandro Di Battista al termine dell’assemblea con i parlamentari M5S – abbiamo chiesto a Renzi di ragionare insieme sul candidato per la presidenza al Colle, ma il premier non ci ha ascoltato. E allora votassero il loro candidato Mattarella con i loro voti” di Annalisa Ausilio e Mauro Episcopo

 

News: Vittoria @M5SRoma: meno spese inutili per la Città di Roma!


Fonte Blog Di Grillo

 "Il M5S Roma ha vinto una grande battaglia! In assemblea capitolina, è stata approvata per la prima volta una delibera integralmente a firma dei 4 consiglieri del M5S. La delibera, modificando il regolamento del consiglio comunale, farà risparmiare molti soldi ai cittadini romani. In particolare la delibera prevede:
- l' eliminazione del sistema gettonificio/rimborsificio delle commissioni;
- l'eliminazione del gettone per la presenza nelle conferenze dei capigruppo;
- la fissazione di un tempo minimo di presenza nelle commissione e nei consigli ai fini della percezione del gettone (prima si prendevano anche dopo un secondo di presenza);
- L'inserimento dell'obbligo di chiusura delle commissioni alla prima decadenza del numero legale ovvero non appena finita la trattazione dell'argomento in odg, così da evitare la loro strumentale durata "ad libitum", che comporta ingentissimi costi per il Comune di Roma in termini di rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri comunali;
- tempi certi e più celeri di approvazione dei verbali;
- Lo streaming delle commissione e dei consigli, anche su iniziativa del singolo consigliere.
Abbiamo portato trasparenza, abbiamo ridotto le spese inutili! Grande Vittoria a 5 stelle!" I portavoce consiglieri del M5S a Roma: Marcello De Vito, Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno

Renzi prende tutto.

News: Rapporto Eurispes, italiani sempre più poveri e sfiduciati. Un italiano su due non arriva alla fine del mese Click here to read the article in English


Fonte lanotiziagiornale.it

 

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Sempre più poveri, euroscettici e sfiduciati per il futuro. Questo è il quadro disarmante degli italiani che emerge dall’ultimo Rapporto Eurispes riferito all’anno che si è appena concluso. Un racconto che mostra un mal d’Italia ancora grave e fortemente diffuso, effetto di una crisi economica e finanziaria che morde ormai da molti anni. Lo Stivale purtroppo continua a essere zavorrato e il tanto atteso decollo dell’economia e degli occupati sbatte contro un muro di scetticismo. I dati risultano, quindi, sconcertanti.

SEMPRE PIÙ POVERI
Nell’ultimo anno sette italiani su 10 hanno visto diminuire la capacità di affrontare le spese con le proprie entrate. L’erosione del potere d’acquisto non colpisce solo gli acquisti un tempo definiti voluttuari come le cene al ristorante o la palestra, ma sono in calo anche le spese tramite e-commerce e negozi dell’usato. In crescita, il ricorso agli outlet o ai discount (84,5 per cento contro il 75,3 per cento del 2014) e vengono rinviati persino gli acquisti ai saldi: si guardano le vetrine, ma non si compra. O, nella maggior parte dei casi, si risparmia. Le statistiche, infatti, dicono che gli italiani hanno la quota più alta di risparmio in Europa. Ma non sarà per molto, se si andrà avanti di questo passo: le condizioni economiche sono peggiorate per tre famiglie su quattro (76 per cento). Soprattutto a causa di questo, un italiano su quattro (il 39,5 per cento) ritiene che nascere in Italia in questo momento sia una vera sfortuna. Ancora di più sono coloro i quali vorrebbero trasferirsi all’estero (il 45,4 per cento) se solo ne avessero l’occasione. In testa ci sono gli studenti, quasi il 65 per cento. Anche la maggioranza di coloro che sono in cerca di una nuova occupazione (59,8 per cento) e la gran parte di chi è alla ricerca del primo impiego (52,7 per cento) si dicono pronti a cercare un lavoro all’estero. Insomma, gli italiani risultano essere sempre più in difficoltà. Per sopportare i problemi della vita ci vorrebbe una bussola, un’entità superiore, una guida spirituale. Gli italiani sembrano averla trovata in Papa Francesco. Secondo Eurispes, il consenso del pontefice argentino è all’89,6 per cento. Il che si riflette sulla Chiesa Cattolica, verso la quale la fiducia è salita al 62,6 per cento (in crescita del 13,6 per cento). Allo stesso tempo, non è detto che gli italiani seguano i dettami della Chiesa in tutto e per tutto: il 64,4 per cento è favorevole a riconoscere parità di diritti alle coppie di fatto ma i favorevoli ai matrimoni gay sono in minoranza (40,8 per cento) e sono in diminuzione: un anno fa erano il 49,8 per cento.

I PUNTI FERMI
Infine, la fiducia nelle istituzioni diminuisce da parte degli italiani che però continuano a ritenere un punto fermo le Forze dell’Ordine e quelle Armate. Anche Guardia di Finanza e Polizia di Stato tornano a segnare un andamento positivo, ma la prima supera la seconda con il 66,8% del gradimento contro il 63%.

News: Il grande vincitore delle elezioni greche? #Putin, mica Alexis Tsipras Leggi il Perché. Click here to read the article in English



Fonte Fattoquotidiano



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Il grande vincitore delle elezioni greche? Putin, mica Alexis Tsipras. Anzi, chiamiamolo già che ci siamo, Aleksej Tsipras…Per il Foreign Policy, “the Global Magazine of News and Ideas”, autorevole bimestrale stelle e strisce che si occupa di relazioni internazionali ed è una divisione editoriale della Washington Post Company, il voto del Partenone ha favorito il capo del Cremlino. La vicinanza di Putin alla Grecia potrebbe infatti far aumentare la distanza di Atene da Bruxelles (almeno, quella comandata a bacchetta da Angela Merkel). Rimescolerebbe le carte su tutti i fronti, non soltanto quelli economici.

Putin, grande sponsor dei movimenti euroscettici
Putin, è noto e lui stesso non ne ha mai fatto mistero, da anni sostiene i movimenti populisti euroscettici, in nome dell’indipendenza dei popoli, per usare una formula cara al Cremlino. La foglia di fico per giustificare l’aggressione alla Georgia, l’appoggio ai separatisti ucraini, e un certo espansionismo di ritorno, alimentato dalla nuova dottrina militare russa (strategia del confronto con gli Usa che “ci vogliono schiacciare e vogliono rovesciare Putin”, parole del ministro Sergei Lavrov) e dalla teoria del complotto, ossia che “negli stati limitrofi della Russia ci sono regimi la cui politica minaccia gli interessi della Federazione” (chiaro riferimento a Kiev), ovviamente su istigazione di Washington. La destabilizzazione del potere è diventata una sorta di ossessione, al Cremlino. Che ha alimentato la paranoia di una “quinta colonna” all’interno del Paese, sempre più stremato dalla crisi monetaria e finanziaria e dalla stretta dell’embargo.

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Tsipras, il grimaldello di Putin nell’Ue
Ed ecco che entra in scena Tsipras, con il suo clamoroso successo (ma anche l’inquietante alleanza con la destra estrema di Anel, i Greci Indipendentisti): l’uomo su cui i russi puntavano molto, e da tempo. Potenziale grimaldello per disgregare l’Unione Europea e ridiscutere il ruolo della Nato: “Mosca ha pochi amici in Europa”, ma ora che la Grecia ha avuto la forza di opporsi al diktat di Bruxelles, altri paesi troveranno “più facilmente il coraggio di fare lo stesso”, ha dichiarato a Russia Today l’analista di politica estera Srdja Trifkovic, un serbo americano che vive a Chicago noto per le sue posizioni “paleoconservatrici”. Un rischio c’è, osserva il New York Times: che Tsipras possa complicare gli obiettivi europei in Ucraina. Il che gli farebbe aumentare il potere di contrattazione nei negoziati economici.

Alleanza contro le sanzioni in cambio di miliardi

Sembra di stare al mercato. Si contratta sino allo stremo. Putin, per esempio, offrirebbe la parziale copertura del debito con l’Ue, e contribuirebbe a coprire i fondi destinati a realizzare le promesse elettorali. Giovedì il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha detto in un’intervista alla Cnbc che Mosca è pronta ad aiutare economicamente Atene: se la Grecia avanzasse una richiesta, “la prenderemmo sicuramente in considerazione”.

 

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News: Le liste #M5S nei comuni nel 2015


Blog di Grillo

 

Le liste civiche delle città che vogliono partecipare con il simbolo del Movimento 5 Stelle nella primavera del 2015 sono invitate a inviare la richiesta di certificazione seguendo la procedura che può essere trovata in questa pagina.
Si precisa che anche per le città metropolitane la procedura da seguire è la medesima. Con riguardo a impegni che i membri di liste regionali o comunali volessero prendere tra loro in aggiunta a quelli presi con il MoVimento 5 Stelle si precisa che questi sono accordi valevoli tra i membri stessi e in ogni caso non dovranno essere in contrapposizione con i punti sottoscritti per l'accettazione e richiesta della candidatura con il MoVimento 5 Stelle.

Video Massima Delusione #Fassino, Zero Voti. Lui scappa, lo staff: ‘No domande su Colle’




Fonte fattoQuotidiano

 

 

Delusione Fassino, zero voti. Lui scappa, lo staff: ‘No domande su Colle’



Il sindaco di Torino si arrabbia, molto. Piero Fassino non vuol sentire parlare di Quirinale, nelle prime tre votazioni nessuno degli oltre mille elettori ha scritto il nome del ex segretario dei Ds, per l’elezione al Colle. Da settimane in Comune a Torino è vietato anche solo nominare il Quirinale. Fassino aveva lavorato sottotraccia, chiedendo il voto a diversi parlamentari, sembra con con scarsi risultati. Appena le telecamere de ilfattoquottidiano.it gli chiedono se si sentisse deluso dal risultato il sindaco scansa l’obbiettivo e scappa. Subito dopo arriva il suo ufficio stampa: “Siamo qui a parlare di sport, le elezioni per il Quirinale si fanno a Roma”, da dove sembra sia arrivato anche il malumore di Fassino di Cosimo Caridi

 

RENZI ORDINA, ALFANO ESEGUE. BERLUSCONI FREGATO!!! Click here to read the article in English



Fonte FattoQuotidiano


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L’appello di Matteo Renzi fa centro. Area Popolare, che riunisce Nuovo Centrodestra e Udc, è quasi convinta a votare Sergio Mattarella come prossimo presidente della Repubblica. La riserva sarà sciolta in serata a una riunione dei grandi elettori. Ma la serie di incontri che Renzi, ministri, vicesegretari e parlamentari del Pd hanno avuto per tutta la giornata a Montecitorio con Alfano, Casini e esponenti a loro vicini sembra aver avuto un prodotto chiaro: i 75 voti a disposizione di Ncd e Udc nella quarta votazione (9,30 di sabato 31) si aggiungeranno – sulla carta – ai circa 560 sui quali già da giorni Renzi è sicuro, al netto dei franchi tiratori: i 444 grandi elettori del Pd più i 34 di Sel, i 32 del gruppo Autonomie e Psi, i 46 di Scelta Civica e Popolari per l’Italia, i deputati Pino Pisicchio e Aniello Formisano, iscritti al Misto della Camera ma eletti con il Centro democratico. E poi alcuni dei senatori a vita (sono 6 ma Ciampi da tempo non partecipa ai lavori del Senato per motivi di salute). In questo modo Mattarella supererebbe di molto quota 600 (il quorum del quarto scrutinio è a 505). A questi tra l’altro si potrebbero aggiungere – ma non c’è niente di certo – alcuni dei senatori del Gal (eletti con il centrodestra) e alcuni dei 32 parlamentari fuoriusciti o espulsi dai gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle.

 

Le trattative di Boschi e Lotti. Napolitano chiama Alfano
Nelle trattative – andate avanti tutto il giorno in riunioni e telefonate – è entrato in gioco anche il presidente emerito della Repubblica giorgio Napolitano che ha avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il capo del Viminale, secondo la ricostruzione di fine giornata, è stato messo alle strette proprio dal capo del governo: “Come fa un ministro dell’Interno a non votare una figura come Mattarella?”. Per tutto il giorno il ruolo di tessitori, oltre a Renzi in persona, lo hanno avuto Maria Elena Boschi e Luca Lotti (con il centrodestra), ma si è visto parlare a lungo anche Roberto Giachetti con Luigi Di Maio.

Lo psicodramma di Forza Italia
Silvio Berlusconi è stato combattuto per tutto il giorno e alla fine – anche per non dare il colpo di grazia a Forza Italia – ha dato il via perché i 142 grandi elettori lascino scheda bianca al quarto scrutinio. E anche da qui, tuttavia, potrebbe arrivare un “aiutino” al candidato del Pd al Quirinale. “Noi siamo persone responsabili e voteremo bianca – è stato il ragionamento – Lo facciamo, perché abbiamo senso delle istituzioni”. Ma il partito è ormai in frantumi. Raffaele Fitto e i suoi non perdono occasione per sottolineare il fallimento della strategia dei patti con Renzi e la necessità di un azzeramento dei vertici. “Abbiamo evitato l’ennesimo errore che era quello di non partecipare alla seduta per l’elezione del Presidente della Repubblica. Abbandonare l’Aula sarebbe stato un errore c’è una cultura istituzionale che non si può buttare in questo modo. La scheda bianca è un modo per ricompattare il partito”. 

 



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venerdì 30 gennaio 2015

News: Abolizione delle province Breve viaggio tra dipendenti disperati e servizi nel caos


Fonte Fattoquotidiano

 

Servizi sospesi, assistenza ai disabili cancellata, manutenzione delle strade bloccate, assunzioni congelate, trasferimenti di personale impossibili per via di norme contraddittorie e inattuabili. Dopo l’abolizione, il mondo delle Province è in subbuglio, piombato nel caos e nell’emergenza finanziaria a causa delle norme contraddittorie che tra legge di Stabilità e la riforma di Graziano Delrio avrebbero dovuto regolare la riorganizzazione delle funzioni e il ricollocamento del personale. Mentre il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia cinguetta messaggi rassicuranti, sulla rete impazza l’hashtag disperato #achicompetela cultura, lanciato dai dipendenti senza più un ruolo dopo che le competenze su biblioteche, orchestre, musei e tutto il resto sono state tolte alle province ma non ancora riassegnante. Nessuna sorpresa dunque se la rabbia dei dipendenti esplode. Manifestazioni, proteste, cortei e da due settimane persino uno sciopero della fame a turnazione che coinvolge tutta la Penisola, dalle Alpi alla Sicilia, all’insegna dello slogan “impiegati di tutta Italia, unitevi!”. Una situazione esplosiva come questo breve viaggio in alcune delle province italiane dimostra.

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La Verità sul #Quirinale, nulla di fatto anche al secondo voto FI si spacca. Fittiani: “Noi autonomi da partito” Click here to read the article in English


Fonte Fattoquotidiano

 

 

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CRONACA ORA PER ORA - La prima votazione delle 9.30 non ha raggiunto il quorum. Prevista la seconda alle 15.30. Il Pd sostiene compatto Sergio Mattarella. Forza Italia spaccata: 35-40 parlamentari per il candidato dem

 

Il nome di Sergio Mattarella proposto dai dem di Matteo Renzi compatta il partito (e Sel) ma spacca Forza Italia. L’ala fittiana si sgancia dalle decisioni del partito centrale e, come riferito dal dissidente Maurizio Bianconi, decide di votare autonomamente alla terza votazione. E lo fa mentre è in corso la riunione dello stato maggiore azzurro. La spaccatura si consuma al termine della seconda votazione della mattinata, andata a vuoto come la prima del 29 gennaio. E il Parlamento sarà di nuovo chiamato a votare alle 15.30 per eleggere il capo dello Stato (segui la diretta).

Ma la proposta del giudice costituzionale coincide col punto di rottura del Patto del Nazareno? No, perché dopo qualche giorno “la rabbia” dell’ex Cavaliere “passerà”. E le riforme non sono a rischio, visto che l’intesa rimane valida. A dirlo ai suoi, scrive il Corriere della Sera, sarebbe stato proprio il presidente del Consiglio. Una posizione condivisa anche dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che, augurandosi che già sabato si arrivi all’elezione, è convinta che col partito di Berlusconi “ci sarà tempo per ricucire”. E le riforme non si toccano neanche per il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini (il nome di Mattarella “non è uno stop alle riforme”), mentre il sottosegretario Luca Lotti aggiunge che, nel caso in cui Berlusconi si sfili, si faranno “anche senza Forza Italia“.  

 



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VIDEO SERVIZIO PUBBLICO SPUTTANA PAOLA PINNA CON UNA TELECAMERA NASCOSTA.


FONTE IL BLOG DI BEPPE GRILLO


Pubblichiamo un estratto dell'intervista a Paola Pinna a Servizio Pubblico. Con telecamera nascosta, la Pinna ha confermato che Lotti, braccio destro di Renzi, ha fatto "compravendita" di voti per il Qurinale

Intervistatrice: "Luca Lotti e Carbone stavano andando a fare "compravendita" di parlamentari anche ex 5 Stelle soprattutto alla Camera per un voto sul Quirinale
Pinna: Compravendita...
Intervistatrice: Cioè: che gli offrivano un incarico in lista
Pinna: A uno possono offrire un incarico e uno dice che ne porta quindici.
Intervistatrice: Ma tu hai sentito di questa roba?
Pinna: Certo che lo so, sono i soliti giochi. Io so che Rizzetto è andato a parlare con Lotti o comunque voleva parlare con Lotti. Perché lui si vende delle persone.
Intervistatrice: Chi?
Pinna: Quelle che sono con lui.
Intervistatrice: Del suo gruppo?
Pinna: Sì. Lui va dire che ne ha quindici, che ne ha dieci. Siccome lo abbiamo capito come funzionano queste cose allora io non vado a fare numero per nessuno

 

Non si Salva Nessuno: #Bufera giudiziaria sul #Pd. D’Avolio e il buco da 47 milioni di euro a #Rozzano Click here to read the article in English


Fonte Fattoquotidiano




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Il consigliere regionale accusato di abuso d'ufficio quando era sindaco della cittadina dell'hinterland (40mila abitanti). Sotto inchiesta capogruppo democratico di Segrate. Nel mirino della procura conflitti d'interesse legati a una partecipata attualmente in liquidazione

Da giorni naviga sotto traccia, eppure l’inchiesta della procura di Milano sull’attuale consigliere regionale del Pd Massimo D’Avolio, eletto nel 2013 con oltre 7.000 preferenze, sta creando grande agitazione all’interno dei democratici milanesi che temono un nuovo caso Sesto per il quale è a giudizio l’ex presidente della Provncia Filippo Penati. Dal 20 gennaio 2015, D’Avolio risulta indagato per abuso d’ufficio in relazione a fatti che risalgono a quando era sindaco di Rozzano, comune dell’hinterland. Secondo l’accusa, coordinata dal dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, D’Avolio attraverso alcune delibere, avrebbe autorizzato il pagamento della partecipata Ama ad alcune società della moglie. Con l’ex primo cittadino è indagato anche l’attuale capo gruppo Pd nel consiglio comunale di Segrate, l’ingegnere Vito Ancora. Anche per lui l’accusa è abuso d’ufficio. Infine, risulta coinvolto un dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Rozzano per un presunto danno erariale legato alla compravendita di un’area industriale. nei giorni scorsi il Fatto ha cercato di contattare l’ex sindaco del comune milanese per chiedere spiegazioni, senza però riuscire a parlarci.

Questi i fatti, fino ad oggi. Le carte dell’inchiesta però raccontano ben altro. Per capirlo bisogna partire dalla seconda partecipata del comune di Rozzano: la società Api, attualmente in liquidazione e che si tiene in pancia un buco da 47 milioni di euro. Un crack senza precedenti nato e costruito sotto l’ombrello politico del Partito democratico e sotto la gestione D’Avolio, sindaco del comune milanese dal 2004 al 2009 nelle file dei Ds e dal 2009 al 2013 con rigorosa casacca Democratica. Sul caso pesano diversi esposti di un ex consigliere comunale sui quali da oltre un anno si è incardinata un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Luca Poniz e Letizia Mannella. L’indagine ha avuto una prima parzialissima discovery il 20 gennaio scorso.

 

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News: ++Rc auto, “anche governo Renzi è asservito alle compagnie assicurative”++ Click here to read the article in English


Fonte Fattoquotidiano



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Nell'ultima bozza del ddl Concorrenza, che approderà in Consiglio dei ministri il 20 febbraio, viene rispolverata la delega (scaduta) al governo per mettere a punto nuove tabelle per la valutazione delle lesioni gravi da incidente stradale. E rispuntano limitazioni al numero di testimoni ammissibili in giudizio e al ricorso a carrozzerie non convenzionate. Per l'avvocato Marco Bona sono nome "inaccettabili" 

“Nessuna differenza tra governi Renzi, Letta, Monti Berlusconi: tutti uguali, asserviti alle assicurazioni“. Che “tornano alla carica con proposte già note e qualche astuzia in più”. E’ questo il commento a caldo dell’avvocato Marco Bona, specializzato in materia di responsabilità civile e risarcimento danni, davanti alle norme sulla Rc auto contenute nelle ultime bozze del disegno di legge sulla concorrenza che, stando a quanto anticipato su Twitter dal premier Matteo Renzi, approderà in Consiglio dei ministri il 20 febbraio. Norme che, come emerso già nei mesi scorsi, ricalcano pari pari quelle decisamente favorevoli per le compagnie inserite (e poi stralciate) dall’esecutivo di Enrico Letta nel decreto Destinazione Italia e proseguono nel solco tracciato dal governo di Mario Monti in tema di risarcimento dei danni alla persona. Per prima cosa, sottolinea Bona a ilfattoquotidiano.it, “il governo ancora una volta cerca di limitare la tutela risarcitoria nei sinistri stradali ai soli casi in cui le lesioni micro permanenti siano state accertate strumentalmente. Insomma, continua l’ipocrisia dell’esecutivo che da un lato esige dai danneggiati accertamenti che nessun ospedale può permettersi di fare e dall’altro lato taglia sulla sanità: si pretende una prova impossibile e inutile ai fini terapeutici”. Peggio ancora, sulle tabelle per valutare le lesioni più gravi come la perdita di un art, “il governo si è accorto di essere decaduto dalla delega e quindi si concede nuovi termini”.

L’avvocato Bona: “Il governo, ottenuta la nuova delega in bianco, procederà a fare le tabelle con i soliti regali alle assicurazioni”

Nel mirino dell’esperto c’è, in particolare, un comma di tre righe inserito nel secondo articolo del capo I del ddl, messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico. Comma che dà “tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge” per emanare il decreto del presidente della Repubblica previsto dall’articolo 138 del Codice delle assicurazioni entrato in vigore nel 2006. Il Codice delegava il governo a “predisporre una specifica tabella unica delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra dieci e cento punti (le più gravi, ndr) e del valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità“. Nel 2012 il governo tecnico di Monti ha varato le nuove tabelle per le microlesioni - la stragrande maggioranza  di quelle che derivano da sinistri stradali – stabilendo, a tutto vantaggio delle compagnie, che sarebbero state risarcite solo a fronte di costosi accertamenti strumentali. Risultato: un crollo dell’ammontare dei danni liquidati e un notevole risparmio per le società assicuratrici. Le tabelle per i danni gravi, invece, non sono mai state approvate e nel frattempo la delega è scaduta. Ma il ddl la “resuscita” riportando indietro le lancette e concedendo, appunto, altri tre mesi di tempo per vararle. “Non dubito che questo governo, una volta conseguita la nuova delega in bianco, procederà poi tempestivamente a fare le tabelle con i soliti regali alle assicurazioni”, chiosa Bona.

“Regali” concessi in un contesto già tutt’altro che sfavorevole per le compagnie, visto che, stando a un confronto sull’Rca in Europa diffuso dalla stessa Associazione nazionale delle imprese di assicurazione (Ania) nel marzo scorso, gli automobilisti italiani nel quadriennio 2008-2012 hanno pagato in media 231 euro in più rispetto a francesi, spagnoli, tedeschi e inglesi: 491 euro contro 278. 



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News: ++La mossa Le promesse di #Berlusconi ad #Alfano per far cadere il governo di #Renzi Click here to read the article in English


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Una tentazione: far cadere il governo Renzi. Silvio Berlusconi è furioso. Dopo lo strappo sul Nazareno sulla candidatura di Sergio Mattarella, si rafforza l'asse tra il Cav e Angelino Alfano. Il Cav avrebbe chiesto ad Ncd di votare scheda bianca anche al quarto scrutinio e Angelino avrebbe accettato la sua proposta. Una dimostrazione di lealtà ritrovata che addensa ombre sulla tenuta della maggioranza. Nel pomeriggio Berlusconi ha incontrato Alfano per capire in che direzione andare con i voti dei moderati. Berlusconi dopo un primo no avrebbe detto di essere disposto a votare Mattarella. Salvo poi fare inversione di rotta: "Direi che questo voto non lo potremmo votare, questo è un metodo che non condividiamo". Di fatto se Renzi dovesse andare avanti sul nome di Matterlla il patto del Nazareno potrebbe risentirne. 

Governo a rischio - Allo stesso modo se il presidente venisse eletto con un asse Ncd-Pd metterebbe a rischio il ritrovato asse Alfano-Cav proprio sul Colle. Se invece Alfano dovesse accordarsi col Cav, a quel punto, la tenuta della maggioranza di governo sarebbe a rischio. Infatti i voti di Alfano sono determinanti al Senato per mantenere la solidità del governo. Se Alfano dovesse aprire al dialogo col Cav sposando un proprio candidato del Cav e silurando nei fatti quello di Renzi la tenuta della maggioranza sarebbe a rischio. E questo Berlusconi lo sa bene...

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News: ++‘Ndrangheta, consigliere Pdl ingaggiato dalle cosche per far guerra alle coop rosse++ Click here to read the article in English


 mafia 3 pp

Fonte FattoQuotidiano

‘Ndrangheta in Emilia, “politico Pdl
ingaggiato dai clan contro le coop”

“Boss cercano consenso mediatico”



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Giuseppe Pagliani è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Bologna. Nicolino Sarcone cerca il politico di Reggio Emilia per avere una sponda contro le cooperative nel settore dell'edilizia che "per screditarli li fanno passare per mafiosi"

È suo il nome che ha fatto più scalpore nella maxi inchiesta di Reggio Emilia. Quello dell’allora capogruppo in Provincia del Popolo della libertà, Giuseppe Pagliani entra nell’inchiesta della Dda di Bologna a inizio 2012. Non è un momento facile per gli uomini delle ‘ndrine. A mettere i bastoni fra le ruote all’economia della malavita è arrivata Antonella De Miro, che sforna interdittive antimafia dopo che nel 2010, assieme all’allora presidente della Provincia Sonia Masini del Pd, ha firmato un protocollo contro le aziende in odore di ’ndrangheta. Le misure del prefetto fanno parlare e mettono in difficoltà gli affari degli affiliati all’associazione smantellata.

Il 21 febbraio 2012 in una telefonata intercettata dai Carabinieri di Reggio Emilia, Nicolino Sarcone e Alfonso Diletto, considerati dai pm due tra i promotori dell’associazione parlano di come la stampa stia facendo i loro nomi proprio a causa di quelle interdittive. Secondo gli inquirenti è questa la goccia che fa traboccare il vaso. Bisogna passare al contrattacco e per farlo Sarcone non ha dubbi: serve una sponda politica per l’associazione ’ndranghetista. Tramite questa bisogna fare passare l’idea nell’opinione pubblica che le misure della prefettura altro non siano che un attacco politico della sinistra, delle cooperative rosse in particolare, contro i numerosi calabresi in provincia. In un momento di crisi edilizia in atto le coop – è questa la tesi confezionata dalle ’ndrine – vogliono screditare la comunità cutrese facendola passare per mafiosa.


News: Berlusconi Giura Vendetta contro #Renzi Click here to read the article in English


Fonte FattoQuotidiano

 

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CRONACA ORA PER ORA - E' il giorno della prima votazione per il Quirinale. Renzi indica il giudice della Consulta ai grandi elettori democratici: "E' un uomo della legalità, garante della Costituzione". Berlusconi: "Il leader Pd ha tradito il patto". Sì all'ex ministro anche da Sel, Scelta Civica e Per l'Italia

Primo voto e prima fumata nera. Il candidato Pd Sergio Mattarella non raggiunge il quorum (si ferma a 5 voti) per essere eletto presidente della Repubblica, ma la prova è solo rimandata alla quarta votazione quando la maggioranza necessaria per l’elezione si abbassa. Come da copione, sono 538 le schede bianche, 120 (quasi tutti i grillini) i voti per Ferdinando Imposimato, 49 le preferenze per Vittorio Feltri (candidato da Fdi e Lega Nord), 37 per Luciana Castellina (proposta da Sel), 25 per Emma Bonino, 23 per Stefano Rodotà (sostenuto ancora una volta dagli ex M5S). Romano Prodi si ferma a 9 voti, tra cui c’è quello di Pippo Civati. 

Se il Pd compatto appoggia la candidatura di Mattarella, Forza Italia è in piena crisi di nervi. “Renzi ci ha preso per i fondelli”, ha commentato Silvio Berlusconi con i suoi. A metà pomeriggio, dopo l’assemblea dei grandi elettori azzurri, l’ex Cavaliere ha fatto sapere che “voteranno scheda bianca a partire dalla quarta votazione”. Un gesto che lui definisce “una questione di rispetto”. Berlusconi ha chiamato l’ex ministro Dc e ha cercato di intestarsi un timido via libera. Ma i problemi sono dentro il suo partito: “Le riforme non vedranno mai la luce come leggi della Repubblica”, ha detto ai suoi sempre più nervosi. L’ala fittiana però è sempre più nervosa e ha chiesto, per l’ennesima volta, l’azzeramento delle cariche dentro Forza Italia: Il patto del Nazareno è finito”, gli hanno ribattuto. Dal Pd credono poco alla minaccia, e intanto Renzi pensa solo a portarsi a casa il risultato. “E’ una bellissima giornata”, dice l’uomo delle riforme Denis Verdini. Ma Berlusconi, nonostante il pressing di Gianni Letta e Fedele Confalonieri, non ce l’ha fatta ad accettare: “Questioni ideologiche, non personali” ha spiegato Francesco Paolo Sisto

 

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giovedì 29 gennaio 2015

Fatti Non Chiacchiere: Fondo per il microcredito targato #M5S, finanziate le prime 23 imprese. Dieci le start-up.

foto gruppo conferenza microcredito

Fonte sicilia5stelle.it


Fondo per il microcredito targato M5S, finanziate le prime 23 imprese. Dieci le start-up. Boccata d’ossigeno pure per la Birra Messina. Erogati finora 555 mila euro. L’operazione resa possibile grazie alla rinuncia mensile dei deputati a gran parte del loro stipendio. Frecciata al governo: “Sono questi i modelli di sviluppo da seguire”.

23 imprese finanziate, 555 mila euro erogati, quasi 150 aziende che nella prima fase del progetto potranno accedere al prestito: eccoli i primi numeri del fondo per il microcredito siciliano targato M5S, che con le prime erogazioni alle aziende,  diventa finalmente operativo.
I dati sono stati presentati oggi nel corso di una conferenza stampa tenuta all’Ars dal capogruppo del Movimento a Sala d’Ercole, Valentina Zafarana, e dal deputato Giorgio Ciaccio. Presenti in aula gli altri deputati. L’attivazione del fondo è stata resa possibile  grazie alla rinuncia mensile ad un’ampia fetta dei loro stipendi da parte dei 14 deputati del M5S, che trattengono per loro solo 2500 euro più rimborsi spese (documentati).
E’ una goccia di benzina – ha detto Ciaccio -  nelle taniche a secco dell’economia isolana, ma è soprattutto una risposta all’immobilismo di un governo che ha abbandonato le imprese al loro destino. Se l’esecutivo avesse voluto seguire il nostro modello di sviluppo  avrebbe potuto attivare grosse fette di fondi comunitari che purtroppo rimangono congelati  per le difficoltà delle imprese a fornire idonee garanzie. I numeri in quel caso avrebbero potuto essere ben diversi e parecchie aziende avrebbero avuto la possibilità di programmare qualche piccolo investimento indispensabile per la loro attività”.
Dai deputati M5S una tirata d’orecchie anche ai colleghi di Sala d’Ercole.
A loro, più volte – ha detto Ciaccio – abbiamo rivolto l’invito a destinare una parte dei loro stipendi al microcredito, ma, ovviamente, senza il minimo successo”.
“Evidentemente delle imprese non interessa a nessuno, men che mai al governo”, ha affermato Valentina Zafarana. “L’esecutivo si affida a vuoti proclami, seguiti puntualmente dal nulla. Il microcredito è una cosa concreta. E vi invito a pensare cosa potremmo fare se fossimo al governo”.

Le somme messe a disposizione dai deputati M5S servono come garanzia per l’erogazione dei  fondi Jeremie e dei capitali messi a disposizione  da Banca Etica, per un totale di circa tre milioni e 300 mila di euro disponibili.
Ad eccezione di Ragusa tutte le province siciliane sono rappresentate nelle prima tranche di finanziamenti, con aziende che operano nei più svariati settori: dall’agroalimentare, all’informatica, passando per le produzioni biologiche e per i beni culturali. Le somme erogate vanno da 5 mila  a 25 mila euro a tassi fortemente agevolati (attualmente dal 2 al 4 per cento circa, a seconda del settore dell’impresa che usufruisce del prestito).
Partenership dell’operazione sono Banca Etica, Impact Hub Sicilia e la Fondazione Comunità di Messina Onlus, che si occupano della gestione del Fondo e della selezione delle domande di credito.

Domande che sono arrivate numerose da tutte le parti dell’isola (4750 richieste di informazione, per 1340 questionari compilati). Non tantissime, però, le pratiche “utili” per l’istruttoria, perché incomplete o carenti, soprattutto per quanto attiene ad al business plan.
“Questo a dimostrazione – afferma il deputato Giorgio Ciaccio – di una grave carenza di cultura di impresa nella nostra isola”.
Delle 23 aziende finanziate ben 10 muovono i primi passi nel mondo dell’imprenditoria: sono tante, infatti, le start up che hanno colto al volo l’occasione offerta dal Microcredito per mettersi sul mercato. Sul mercato vuole restare, invece, la Birra Messina. I dipendenti della gloriosa azienda fiaccata dalla crisi hanno infatti deciso di tenere in vita il marchio e di continuare la produzione grazie ad una microricapitalizzazione da 25 mila euro che servirà loro come garanzia per accedere a più cospicui finanziamenti.

Ad alimentare il fondo possono contribuire anche privati cittadini. Uno di questi, Pietro Lupo da Torino, da quattro mesi “gira” al microcredito le 80 euro “di Renzi”. “Un attestato di stima incredibile verso la nostra operazione”, ha commentato Ciaccio.
L’attivazione del Fondo per il microcredito è una della tante piccole vittorie del Movimento che, a dispetto di parecchi luoghi comuni, a Sala d’Ercole ha fatto tutt’altro che la comparsa. Pur nello scomodo e spesso isolato ruolo di vera opposizione, risulta il gruppo più produttivo e più presente; è riuscito a far passare quattro leggi che portano la sua firma e conduce una delle commissioni (Ambiente) tra le più produttive, se non la più produttiva in assoluto. All’attivo del Movimento anche tante battaglie (vinte) per rendere più trasparente un Palazzo finora tutt’altro che “casa di vetro”: streaming delle sedute in numerose commissioni (seguitissima quella in commissione lavoro per la questione del click day, che svelò, senza filtri, ai cittadini la vera natura dei rapporti all’interno della macchina regionale) e divulgazione delle presenze dei deputati in Aula, che a breve saranno pubblicate sul sito dell’Ars.

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Quirinale, Calderoli: ‘Alfano finge di resistere a Renzi, ha il mutuo da pagare’ (Video)




Fonte Fattoquotidiano

 

“In questo momento Renzi non avrebbe i voti necessari a far passare la candidatura di Sergio Mattarella al Quirinale, ma Alfano, dopo aver fatto finta di resistere, fra 4-5 minuti si riallineerà, come ha sempre fatto”. Lo dichiara ai microfoni del Tg Speciale La7 il senatore della Lega, Roberto Calderoli, che mostra un fac-simile del cartello esposto in Aula dal Carroccio: la prima pagina del Manifesto, risalente al 1983, e recante il titolo “Non moriremo democristiani”. Il parlamentare aggiunge: “La prossima mossa di Renzi sarà dire: ‘Diversamente andiamo al voto’. E oggi c’è il partito delle mogli e del mutuo da pagare che prevale. Quindi, tutti gli corrono dietro per questo motivo. La mia teoria è sempre stata questa” – continua – “prima vedere tappeto e poi dare cammello. Berlusconi ha dato a Renzi il tappeto. il cammello, il dromedario e quindi se Renzi può, gliela tira. Se passa Mattarella alla quarta votazione, Renzi ha ‘fatto cappotto’ completamente a Berlusconi”. E puntualizza: “Forza Italia a quel punto non potrà nemmeno rispondere ponendo veti sulla legge elettorale, perché alla Camera dei deputati non c’è alcun potere di veto per FI. Eventualmente potranno metterlo in essere sulle riforme costituzionali, ma la mossa di Renzi è stata per questi passaggi iniziali un ‘usa e getta’ di Alfano e Berlusconi

 

News: #Rondolino querelato dal Movimento 5 Stelle Per Diffamazione


Fonte Tzetze.it



Il giornalista Fabrizio Rondolino ha pronunciato accuse pesanti nei confronti del Movimento 5 Stelle e di Gianroberto Casaleggio. Lo ha fatto in diretta a L'Aria che Tira, trasmissione in onda su La7 e condotta dalla Merlino.


Rondolino ha affermato che le votazioni sul blog di Grillo per la scelta del candidato alla Presidenza della Repubblica sono "una buffonata". Rondolino ha poi aggiunto che il voto sul blog non sarebbe certificato, cosa falsa, e che si tratterebbe di "una pagliacciata".

Il Movimento 5 Stelle, sentendosi diffamato, ha deciso di presentare querela L'annuncio di Luigi Di Maio su Facebook:

Fabrizio Rondolino all' Aria che tira su la7 ha parlato di brogli da parte di Casaleggio per quel che riguarda le votazioni online sul blog. Ovviamente l 'affermazione è totalmente priva di fondamento e diffamatoria e si procederà con querela.

ECCO COSA DICE CORRADINO MINEO #pdnetwork



NOTA PERSONALE DI INFO5STELLE ESPRIMO UN MIO PENSIERO: QUINDI SECONDO ME CI SARANNO I FAMOSI FRANCHI TIRATORI CHE FARANNO LE SCARPE A RENZI

Questo scrive il direttore Peter Gomez. sul #M5S

News: Arriva la carica dei 'grandi elettori': indagati ma pronti a eleggere il nuovo Capo dello Stato

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Fonte .beppegrillo.it 

Tra pochi giorni l'Italia avrà un nuovo Presidente della Repubblica. A eleggerlo saranno anche 58 delegati scelti dai consigli regionali: un delegato dalle file dell'opposizione e gli altri due tra le cariche principali degli organi regionali.

Tra i 58 che oggi varcheranno Palazzo Montecitorio per il primo scrutinio, ce ne sono 22, come rivela un articolo dell'Espresso, che possono appuntare sul petto la ben poca meritevole medaglia di 'indagato', di cui 8 sono Presidenti di Regione,

I governatori che 'vantano' guai con la magistratura sono: il governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni (indagato per aver esercitato pressioni), il governatore pugliese Nichi Vendola (rinviato a giudizio per vicende legate all'Ilva), il presidente democratico della Toscana Enrico Rossi (indagato per falso ideologico), il governatore abruzzese Luciano D'Alfonso (imputato per corruzione), il governatore della valle d'Aosta Augusto Rollandin (indagato per abuso d'ufficio), il governatore democratico della Basilicata Marcello Pittella (rinviato a giudizio per peculato), quello delle Marche Gian Mario Spacca (indagato per le spese dei gruppi politici in Regione) e quello della Liguria Claudio Burlando, indagato per disastro ambientale colposo.

Molti altri delegati sono coinvolti in indagini legate soprattutto alle spese pazze (e relativi rimborsi) dei gruppi consiliari in Regione. E' lì infatti che per anni si è consumato, sotto un'inspiegabile cappa di impunità, il malcostume di farsi rimborsare con soldi pubblici spese che nulla hanno a che fare con l'attività istituzionale.

Le cronache ci raccontano di rimborsi richiesti per scontrini legati alle spese più improbabili: le ormai celebri mutande verdi in Piemonte, zampone e panettoni in Emilia Romagna, balli cubani e argenteria in Calabria. Insomma, una carica di 'Fiorito' (dal nome del celebre 'Er Batman', l'ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio condannato in primo grado per presunta appropriazione di 1 milione e 300 mila euro di fondi pubblici, e diventato il simbolo delle spese folli dei politici in Regione), pronti a scegliere l'uomo che per sette anni dovrà essere garante della Costituzione.

Le imbarazzanti vicende giudiziarie che coinvolgono gran parte di questi rappresentanti delle istituzioni locali appannano la legittimità del loro ruolo di delegati e la sacralità del voto che andranno a esprimere da domani. Ma la preoccupazione e lo sdegno restano anche per il futuro: ricordiamo, infatti, che la riforma costituzionale voluta da Renzi prevede che i futuri membri del Senato (quello che il premier dice di voler abolire) siano scelti dai partiti proprio tra i sindaci e tra quei consiglieri regionali che negli ultimi anni sono stati travolti da scandali e inchieste. I futuri senatori, paradossalmente, avranno anche l'immunità parlamentare, dunque uno scudo che all'occorrenza li proteggerà da eventuali processi.

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Fonte Liberoquotidiano


È la rottamazione degli studi di settore? Forse. Quegli odiosi meccanismi che, specie negli ultimi anni di crisi, hanno creato più di un problema alle partite Iva oltre che alle piccole e medie imprese, potrebbero finire in soffitta. A dare una spallata, ieri, allo strumento creato per accertare e determinare i redditi di imprese, lavoratori autonomi e professionisti è stata Rossella Orlandi: se un imprenditore ha motivi seri, certi e documentabili per non adeguarsi allo studio di settore non deve adeguarsi. Quello che ha detto il direttore dell’agenzia delle Entrate per certi versi non è una novità clamorosa: tuttavia se a parlare in questi termini è il numero uno del fisco italiano il quadro cambia drasticamente. Il messaggio «politico» è forte.

Addio studi di settore - Nel dettaglio, Orlandi ha spiegato che gli studi di settore «non sono uno strumento catastale, ma uno strumento di accertamento e nessuno è obbligato a pagare per reddito che non ha. Se siete convinti che i vostri dati siano corretti non adeguatevi». Più che un chiarimento (del quale non ci sarebbe bisogno), quello di «lady fisco» pare un invito: verificate bene i vostri conti e lasciate stare gli studi di settore. Se ci sarà una profonda riforma è presto per dirlo. In ogni caso, è evidente il tentativo di Orlandi di «umanizzare» l’amministrazione tributaria cercando di migliorare il dialogo tra Stato e cittadini. Obiettivo evidente anche quando il numero uno del fisco ha parlato della nuova dichiarazione dei redditi precompilata: «l’agenzia delle Entrate non ha mai fatto campagne terroristiche» sul nuovo 730. «Mi auguro che questa importante riforma - ha aggiunto- venga portata a fondo», ma «bisogna evitare contrapposizioni che non servono a questo Paese. Vorrei chiedere a tutti uno sforzo grande per provare a fare ognuno il massimo». Staremo a vedere.


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