domenica 30 novembre 2014

News:Doveva essere il portale-diario di bordo di Renzi Ma “#Passodopopasso” è in stato di Abbandono

passodopopasso-renzi

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 Ricordate passodopopasso, il portale lanciato in pompa magna il 1° settembre dal premier Renzi? Avrebbe dovuto raccontare i mille giorni della calavalcata trionfale del governo per cambiare l’Italia e renderla “più semplice, più competitiva, più coraggiosa […] più bella”. Passodopopasso avrebbe voluto soprattutto rappresentare un’altra delle mirabolanti azioni comunicativo/propagandistiche del presidente del Consiglio per narrare le sue rivoluzionarie gesta.

 

Ma qualcosa evidentemente non sta andando nel verso giusto. Perché Passodopopasso assomiglia sempre più ad uno spazio abbandonato, di cui a Palazzo Chigi solo saltuariamente ed in modo svogliato qualcuno si prende cura.

I contenuti continuano ad essere pochissimi, le notizie, le infografiche ed i video presenti sono datati. Passodopasso è poi monco di quell’interattività con i lettori/elettori, promessa al momento della presentazione. Ma il sito dei millegiorni è addirittura privo di dinamismo alcuno. Caratteristica, questa, che costituisce un elemento di fondo imprescindibile per qualsiasi prodotto lanciato nel web. Può sembrare una battuta, ma il pezzo più dinamico del sito è rappresentato dalla barra del countdown, che indica i giorni mancanti allo scadere dei mille giorni!

Nelle news, come detto, ci sono delle “olds”. Quella più recente risale a cinquanta gioni giorni fa e riguarda la presentazione, a Londra, delle slides sulle fantariforme renziane. Sulla giustizia pare che si sia fermato il tempo e non ci siano state le sentenze-vergogna sui casi Eternit e Cucchi. Perché la notizia più recente risale al 21  agosto scorso: riporta un’intervista ad Andrea Orlando, ministro catapultato in via Arenula, che spiega come migliorare la giustizia per acquisire competitività.

È imbarazzante anche il modo grezzo con cui vengono fornite le scarne informazioni presenti. Come l’infografica sul piano di riforma del terzo settore, che reindirizza lo sventurato lettore desideroso di approfondire ad una nota stampa del 10 luglio.

Dire che la sezione dei video è povera è un eufemismo. Ve ne sono postati solo due, quasi a dare una plastica idea sui volti che contano nel governo: l’intervista, datata 8 agosto, ad una gaudente e compiaciuta neoministro delle Riforme e la spiegazione di Renzi dell’iniziativa “La Buona Scuola”.

Viene quindi da chiedersi: se Passodopasso non assolve alla sua funzione, quella di mettere in condizione il cittadino-elettore di conoscere le attività in corso a Palazzo Chigi ed in Parlamento, a che serve e perché viene tenuto in piedi? Misteri della comunicazione ai tempi di Renzi. Come sono misteriose le modalità con cui il lavoro di creazione del sito è stato affidato all’agenzia di comunicazione Proforma. Una società, questa, che da tempo lavora a braccetto con i responsabili della comunicazione del premier, a partire da Filippo Sensi e che prima di inventare lo slogan delle primarie “L’Italia cambia verso” aveva curato altre campagne per renziani doc. Come quella di Debora Serracchiani, governatore del Friuli. E quella abortita di Francesca Barracciu, nota più per essere stata trombata dalla corsa alle primarie in Sardegna, che per il suo attuale ruolo nella compagine governativa.

L’unica cosa certa, in questa comica storia, è che l’ufficio attuazione del programma a Palazzo Chigi, amministrativamente competente in materia, non ha messo in atto alcuna procedura ad evidenza pubblica per selezionare Proforma. Dopo alcune chiamate a vuoto per avere lumi sulla vicenda, siamo stati dirottati all’ufficio stampa di Palazzo Chigi. Che finalmente ha svelato l’arcano. “Noi non ne sapiamo nulla, della cosa si è occupato Filippo Sensi – ci ha riferito un simpatico addetto stampa –: lo chiami pure a questo numero 34…”. Sensi, più volte cercato, ha preferito non rispondere. Evidentemente troppo impegnato ad immortalare, passo dopo passo, le #cosedilavoro.

Nella pagina del sito ‘Passodopopasso’ dedicata al bonus bebè, il reddito massimo per beneficiare dell’assegno è annunciato a 90mila euro. La somma è stata rivista al ribasso una settimana fa ed ora è di 25mila euro. Ma sul sito del governo non c’è traccia. 



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News: ++Manlio Di Stefano (#M5S): 'E' un momento di Grande Cambiamento'++



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Il lungo post del deputato 5 Stelle Manlio Di Stefano che, con estrema chiarezza, dipinge un nitido scenario sulla situazione del Movimento 5 Stelle. Lo riportiamo di seguito:

Cosa sta succedendo? Questa è la domanda che mi sento ripetere da 3 giorni a raffica, allora proverò a rispondere qui per tutti e vi chiedo scusa per non aver avuto il tempo di farlo singolarmente per ognuno di voi.

E' un momento di GRANDE cambiamento. ENORME. E' certamente il momento più complicato da quando, nel 2006, mi sono avvicinato ai MeetUp e di conseguenza al M5S in Lombardia. E' complicato perché la macchina è diventata così grande che non è più facile guidarla, non nascondiamocelo, è un progetto così visionario, bello, articolato, rivoluzionario e complesso che prevederne lo sviluppo era quasi impossibile specie con questa velocità. Ci siamo trovati davanti a mille problemi senza strumenti per affrontarli nel modo migliore, solo con la nostra forza di volontà e Beppe Grillo come garante di quelle poche regole che abbiamo. Sono passati quasi due anni e questa mini organizzazione che si era creata, assolutamente orizzontale, era chiaro lasciasse troppe falle dove del marcio stava iniziando a manifestarsi e, purtroppo, i MeetUp e i nuovi attivisti stavano assorbendo da noi in Parlamento il peggio che palesavamo.

E allora qualcosa andava fatto, qualcosa era necessario fare e ce lo stavate chiedendo anche tutti voi a gran voce da mesi. Così è nata la necessità da parte di Beppe e Gianroberto di delegare qualcosa, nessun direttivo badate bene, solo 5 persone che aiuteranno lo staff a far funzionare meglio la macchina. Il metodo non vi è piaciuto? Nemmeno a me. Le 5 persone potevano essere altre? Vero. Non ci sono senatori? Vero (come non ci sono consiglieri regionali e comunali o eurodeputati). Non c'è distribuzione geografica? Verissimo.

Tutto vero allo stesso modo di come non ci furono chieste le battaglie del V-Day e del V2-Day né, tantomeno, i punti chiave dell'attività del blog. Però ci hanno portato dove siamo oggi perché? Perché non siamo in mano a due farabutti come qualche "neo-dissidente-illuminato-sulla-via-di-damasco" vuole far credere ma a due persone meravigliose che hanno sempre lottato al nostro fianco per una Italia migliore dando tutto e anche di più.

Mi basta questo? Cieca fiducia? No. Ma sana riconoscenza sì. Credo che a quei due dobbiamo la possibilità di affidare la loro creatura, almeno nella prima fase di transizione, alle persone di cui, per conoscenza diretta, si fidano di più. Ricordiamoci che dietro questo gesto c'è un profondo amore per il progetto che portiamo avanti, l'amore di un padre che si fa un po' indietro per lasciar camminare il figlio sulle sue gambe. Ma come ogni padre anche loro volevano sapere a chi lo stessero affidando questo figlio.

E' qui, è adesso che parte la sfida. Da oggi quei 5 ragazzi saranno un punto di riferimento per stabilire dei criteri univoci per tutto il M5S nazionale, non sono l'organo direttivo dei parlamentari e non intendono esserlo, il M5S non è il gruppo al Parlamento, semmai quest'ultimo è una minima parte del M5S. Il loro compito più grande sarà ascoltare e proporre linee guida che ci portino a crescere meglio, in sostanza fare quello che ci è sempre mancato, un reale coordinamento tra base, portavoce e staff. Poi parleremo certamente di come dovrà funzionare questo organo, di chi ne dovrà fare parte e per quanto tempo, di come si relazionerà con gli attivisti ma questo è, come sempre, un qualcosa in divenire.

Credetemi, non ho mai voluto capi, né al lavoro né nel M5S, ed è per questo che mi sento di rassicurarvi che non ce ne saranno mai. Vi chiedo solo una cosa, con l'enorme sfida che abbiamo davanti non serve energia negativa, smettetela di criticare tutto e provate a dare il vostro contributo affinché tutto vada per il meglio. Io ci metterò come sempre il mio perché quel giorno in cui ho scattato questa foto al Teatro Smeraldo, il 4 ottobre 2009, Beppe Grillo aveva gli stessi occhi onesti che ha oggi quindi, per me, vale ancora ciò che ci siamo detti quella volta. Un enorme in bocca al lupo a Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia, mi avrete sempre al vostro fianco. ENERGIA POSITIVA

VOTERAI ANCORA PER I 5 STELLE? RISPONDI ORA!

 

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News: #Renzi prendi atto sullo Sblocca Italia, Il 51% degli italiani dice no alle trivellazioni di petrolio













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ROMA. Un italiano su due è contrario alle trivellazioni petrolifere. E le nuove misure introdotte dal discusso decreto Sblocca Italia, non sono ben viste dagli abitanti del Bel Paese, vista la maggiore apertura verso le fonti fossili. A confermarlo è stato un sondaggio condotto da Lorien Consulting su 1000 persone e reso noto durante il Forum QualEnergia?, in corso in questi giorni a Roma.

A dirsi molto o abbastanza d'accordo con la misura dello Sblocca Italia sulle trivelle è il 37% del campione, mentre l'11% non fornisce una risposta. Il dato, diviso per partito d'appartenenza, mostra un Pd spaccato a metà: il 48% degli intervistati che si dichiara elettore del Pd è favorevole alla misura e il 47% contrario. La spaccatura emerge anche per Ncd, con il 44% dei favorevoli e il 44% dei contrari, e per l'M5S, con il 39% di favorevoli e il 37% di contrari. Lo stesso discorso vale per la Lega, con il 48% a favore e il 44% contro. all'interno di Forza Italia, invece, il 40% si dice d'accordo e il 55% in disaccordo, mentre in Sinistra ecologia e libertà i contrari sono il 72% e i favorevoli il 19%. Due italiani su tre (66%) si dicono disposti a maggiori tagli o tasse per ridurre l'impatto ambientale (erano il 77% nel 2013). La disponibilità trova conferma nella scelta degli asset strategici per ripartire. Per il 51%, infatti, l'agricoltura e la produzione alimentare d'alta qualità sono l'asset vincente, mentre la ricerca e il sistema universitario d'eccellenza sono al secondo posto con un 49%. Il 37% indica le energie rinnovabili, il 36% l'eco-turismo.

 

 

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La Verità sul 730 precompilato e spedito a casa Un'altra #balla di #Renzi: ecco perchè non arriva


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Certo, Matteo Renzi adesso urlerà al boicottaggio dei sindacati, che poco bene gli vogliono. Ma il fatto è che il 730 precompilato a casa, uno dei cardini del fisco più semplice annunciato dal governo Renzi, rischia di non arrivare. O di non arrivare nei tempi dovuti, quelli per la prossima dichiarazione dei redditi. A lanciare l'allarme sono i Caf, i centri assistenza fiscale dei sindacati. Che, come riporta oggi il quotidiano La Repubblica, prevedono il caos se il governo non definirà al più presto regole e compensi per la compilazione e la trasmissione dei nuovi modelli via web. E che non garantiscono, pertanto, la riuscita dell'operazione per il prossimo anno. "Non possiamo programmare l'attività - spiegano a La Repubblica - e siamo già in fortissimo ritardo". Il punto è che, I caf non sono in grado di pianificare aspetti fondamentali dell'attività 2015: "Ad esempio, non possiamo decidere quanti lavoratori stagionali reclutare e programmare la formazione che va conclusa entro aprile". Nonostante questo, il governo ribadisce che l'operazione va avanti con la pubblicazione del decreto delegato in Gazzetta ufficiale. Dalla prossima primavera, la dichiarazione dei redditi online arriverà a circa 20 milioni di contribuenti italiani, lavoratori dipendenti e pensionati. O almeno, dovrebbe, sempre che anche quello del 730 precompilato non finisca per essere l'ennesimo annuncio cui seguono pochi fatti.

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News: Benzina, cade a picco il prezzo del petrolio Ma al #Distributore costi ancora troppo #Alti

benzina 990

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Ci risiamo: la doppia velocità dei carburanti torna a penalizzare gli automobilisti italiani. Stavolta però i consumatori non scontano prezzi alla pompa lesti a salire quando crescono le quotazioni del petrolio ma devono sopportare listini che non diminuiscono – almeno molto meno di quanto dovrebbero – nonostante il crollo del greggio di questi ultimi mesi.

Nel primo semestre dell’anno il barile di Brent, l’indice di riferimento per i prezzi in Europa, oscillava tra i 105 e i 115 dollari mentre nelle ultime settimane è sceso vertiginosamente a poco più di 70 dollari. A questa discesa veloce però è corrisposto un lento adeguamento dei prezzi dei carburanti tanto che, secondo l’ultimo report di Nomisma Energia, il “prezzo ottimale” della “verde” dovrebbe costare 4,2 centesimi al litro di meno di quanto viene praticato in questi giorni al distributore mentre il diesel dovrebbe scendere di circa 2,6 centesimi. I margini quindi per una discesa dei prezzi ci sono e sono più ampi di quelli – 1-2 centesimi al litro – registrati nelle ultime ore. Se poi andiamo a confrontare i listini italiani con quelli praticati nella zona Euro scopriamo un altro differenziale che pesa sulle tasche degli automobilisti. La differenza, il cosiddetto “stacco”, tra il costo industriale medio (quello senza imposte) della “verde” in Italia rispetto a quello praticato negli altri paesi europei è, secondo l’ultima rilevazione pubblicata dal Mise del 24 novembre, di circa 3 centesimi al litro.

Il prezzo ottimale della verde dovrebbe costare 4,2 centesimi al litro

Perché da noi i carburanti sono più cari? A pesare non ci sono solo il carico fiscale pur elevato (circa il 60% sul prezzo alla pompa) e una rete di distribuzione frastagliata e poco efficiente. A penalizzare i consumatori ci sono anche e soprattutto i contratti di approvvigionamento che in Italia, rispetto ai principali paesi europei, impediscono una vera concorrenza e quindi prezzi finali più convenienti. La stragrande maggioranza dei distributori italiani (il 60% secondo i petrolieri, fino all’80% ribattono i gestori e le associazioni dei consumatori) sono di proprietà di aziende petrolifere integrate e, nei contratti di fornitura, sono legati dal vincolo di esclusiva degli approvvigionamenti: il gestore può rifornirsi, al prezzo imposto, soltanto dalla casa madre. La quota rimanente – minoritaria – degli impianti – comprese le pompe bianche, i distributori della Gdo e i retisti indipendenti – è invece svincolata dai big petroliferi e quindi può rifornirsi liberamente sul mercato al prezzo migliore praticato da qualsiasi fornitore.

La forza delle pompe bianche, dove la benzina costa dai 10 ai 12 centesimi in meno rispetto alla media del mercato, risiede proprio qui, ovvero nella possibilità di scegliersi ogni volta il rifornitore più conveniente. Per dare un’idea, in Francia le proporzioni sono letteralmente capovolte: la stragrande maggioranza dei distributori è “indipendente” e non sopporta alcun vincolo di esclusiva negli approvvigionamenti. E la differenza rispetto all’Italia si vede: il costo industriale medio oggi da noi è di 620 centesimi, Oltralpe invece si abbassa a 578 centesimi, ben 0,42 euro in meno al litro.

Secondo una stima della Fegica-Cisl, una delle categorie più rappresentative dei gestori, togliendo il vincolo di esclusiva almeno sul 50% degli approvvigionamenti a regime ci sarebbe una riduzione dei prezzi alla pompa di 4-5 centesimi al litro. Qual è allora la ricetta? La liberalizzazione progressiva dei contratti di fornitura come chiede da tempo l’Antitrust e come il governo Monti tentò, ma senza successo. Nel dicembre 2011, con il decreto Salva-Italia, il governo dei tecnici inserì una norma che liberalizzava il 50% delle forniture a tutti gli impianti italiani, anche a quelli di proprietà delle aziende petrolifere. La norma scatenò le ira delle sette sorelle e le pressioni furono tali che Monti dovette battere in ritirata: il vincolo sul 50% fu eliminato ma solo ai gestori titolari della licenza (proprietari cioè dell’impianto) ovvero poco meno di 800 su una rete di 24mila punti vendita. Una farsa.

Da tempo l’Antitrust chiede la liberalizzazione progressiva dei contratti di fornitura

Se sul costo industriale i margini di intervento strutturale ci sono, anche lo Stato daziere potrebbe fare la sua parte rispolverando una norma dell’allora governo Prodi (comma 290 della legge 244/2007) per evitare la speculazione pubblica sull’aumento del prezzo del petrolio. E’ la norma sull’accisa mobile, ovvero un meccanismo che prevede una riduzione trimestrale delle accise compensata dalle maggiori entrate dell’Iva che lo Stato incassa ad ogni aumento del prezzo dei prodotti petroliferi. L’accisa mobile si aziona per decreto e solo una volta (nel 2008, con un provvedimento a firma Visco-Bersani) è stata attuata. E questo solo per dire che, volendo si può fare. Un promemoria per il governo Renzi: quando il petrolio tornerà ad alzare la testa, non si dimentichi di destinare parte dell’extragettito Iva alla riduzione delle accise.

di Francesco Contini

 

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News: Spunta una lettera con la data di Napolitano scrive a Boldrini e Grasso il 27 Gennaio 2015 vi Saluto!!


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Adesso c'è pure la data. Quella in cui Giorgio Napolitano con ogni probabilità non sarà più il presidente della Repubblica italiana. E' il 27 gennaio 2015, tra poco meno di due mesi. La prova sta, come riporta il Foglio, nella lettera che il capo dello Stato ha inviato nelle scorse ore ai presidenti dei due rami del Parlamento Pietro Grasso e Laura Boldrini. In quella missiva, Napolitano avverte i due che non potrà partecipare a una iniziativa di commemorazione delle vittime dell'Olocausto calendarizzata per quel giorno a Montecitorio e cui l'inquilino del Colle era stato invitato mesi fa.

Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, a Palazzo Chigi proprio ieri, una volta ricevuta la notizia della lettera a Boldrini e Grasso, avrebbero cerchiato di rosso una data che dovrebbe essere quella giusta per cominciare l’elezione del nuovo presidente della Repubblica: il 20 gennaio. Sarebbe proprio Grasso, in quanto presidente del Senato, che nei giorni di vacatio si troverebbe a gestire la transizione in prima persona.

 

 

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News: Emergenza vaccini, il governo accusa le Regioni Aifa: i guai (giudiziari) dell’Agenzia del farmaco

LE BALLE DEI MEDIA E TV CONTRO I 5 STELLE VI DICO IO CHE SUCCEDE VIDEO!!


"Non chiamatelo direttorio: è il M5s del futuro". Così il capogruppo 5 Stelle Andrea Cecconi commenta il risultato del voto sui vice designati da Beppe Grillo (Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia). Lo fa al termine di una lunga assemblea serale dei deputati alla Camera, a Roma. La discussione tra i parlamentari dura cinque ore ed è animata anche dalle recenti espulsioni di Massimo Artini e Paola Pinna. "E' una lista bloccata, è vero. Ma - risponde Cecconi alle diverse accuse dei detrattori - è una fase di transizione per traghettare il movimento verso il futuro".

"Non c'entra con il gruppo parlamentare, riguarda tutto il M5s. Siamo stati scelti - spiega Luigi Di Maio - non per decidere, ma per coinvolgere e includere cittadini e territori nel progetto, accrescere la partecipazione e la democrazia diretta". "E' stato un confronto sereno e aperto con gli altri deputati, inoltre sul blog hanno partecipato 37mila iscritti, è stata la consultazione più votata", sostiene Roberto Fico. "Non ci saranno dimissioni di massa", assicura Carlo Sibilia che replica: "Ma quale suicidio del movimento, qui si continua a guardare avanti" di Irene Buscemi 

 

 

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sabato 29 novembre 2014

Video #Renzi, messaggio-supercazzola: “Basta pessimismo. Rivoluzione con meno tasse per 18 milardi”


 



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“Chi la mattina si alza mettendo in gioco tutto, è un eroe dei tempi nostri, della quotidianità”. Così il premier Matteo Renzi nel videomessaggio-spot trasmesso durante l’assemblea nazionale della Cna (la confederazione dell’artigianato e della piccola e media impresa). Un incontro che, quest’anno, si tiene in un luogo simbolico, un capannone della Ptl, uno stabilimento metalmeccanico ricostruito dopo il terremoto del maggio 2012, a Mirandola. Renzi si rivolge direttamente agli imprenditori presenti: “Dateci una mano a cambiare l’Italia. Non vogliamo mettere la polvere sotto il tappeto, ma sbaglia chi punta sulla rassegnazione, sul tanto non ce la faremo mai”. E ancora: “Lo Stato ha iniziato un processo rivoluzionario con il taglio delle tasse. Per la prima volta lo Stato dimagrisce anziché ingrassare. La riduzione delle tasse come un inizio di un processo rivoluzionario, questo è il nostro obiettivo. Tagliamo le tasse di 18 miliardi

 



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News: #M5S: Fico, nessuno comanderà niente 'Cercheremo di dare mano a nuova fase movimento'

Roberto Fico © ANSA

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"Qui nessuno comanderà niente ma cercheremo di dare una mano al movimento affinché cresca ancora di più, è una nuova fase". Così Roberto Fico commenta a Napoli la sua nomina nel direttorio del M5S.

Ribadisce di "sentire una grande responsabilità" Roberto Fico. E a Napoli dice anche che la nomina del direttorio, del quale lui è uno dei cinque componenti "è un percorso che si doveva fare". "È stato fatto con questa metodologia, cercando il voto di tutti gli iscritti al M5S- aggiunge a margine di un incontro con gli studenti- È stata una delle votazioni, credo, più partecipate del movimento, segno che si sentiva anche una esigenza di questo tipo".

M5S un partito e non più un movimento dopo la nomina del direttorio? Per Roberto Fico assolutamente no visto che "nei fatti non siamo un partito". "Non intravedo un partito perché le nostre regole di democrazia diretta, il fatto che tutti i cittadini parteciperanno e condivideranno ancora di più le scelte di tutto il movimento - ha spiegato a Napoli - il modo in cui noi formiamo le liste, facciamo ogni passo e ogni processo decisionale non ha niente a che vedere con quello di un partito.

Nel M5S a detta di Roberto Fico "c'è un'atmosfera serena, di dialogo e di condivisione". L'espulsione? "Esiste in tutti i movimenti e partititi", risponde. "C'è qualcuno che può pensare che si potevano fare alcune cose in un altro modo- spiega a Napoli- non c'è nessun problema tranne il dibattito interno normale. Del resto noi facciamo sempre tutto in forma trasparente e davanti a tutti, sia sul blog, sui nostri profili che in riunione". Ieri sera, aggiunge, abbiamo fatto una "riunione di quattro ore, ci siamo confrontati su tutto, è andata bene, è stata riunione fantastica piena di emotività positiva".  

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Video: “Il #M5S in Emilia-Romagna inizia adesso e vi spiego perchè”


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Elezioni regionali in Emilia-Romagna: il MoVimento 5 Stelle al 13,3% elegge 5 consiglieri regionali. Stanno scrivendo di tutto su questo nostro risultato – il MoVimento perde voti, il MoVimento è finito – invece il MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna nasce proprio adesso! Questo è un nuovo inizio, se vogliamo forzare un attimo, anche una liberazione. Ci sono grandissimi problemi in Emilia-Romagna, una grande dissidenza interna, due consiglieri regionali che ci hanno creato problemi e che sono stati espulsi dal MoVimento perchè sono finiti nelle indagini delle spese pazze, togliendoci un argomento fortissimo per la nostra campagna elettorale. Abbiamo ricevuto boicottaggi da diversi eletti. Mi dispiace dirlo ma bisogna sottolinearlo: alcuni parlamentari e un sindaco hanno dichiarato pubblicamente che avrebbero boicottato la campagna elettorale in Emilia-Romagna e così hanno fatto. Ottenere questo 13,3% è davvero un ottimo risultato. Vuol dire partire con un piglio diverso. Con cinque grillini che ci renderanno fieri e ci consentiranno fra cinque anni di puntare a qualcosa di più importante. Influenza bassissima, questo dato è molto triste per la democrazia, ma con un’affluenza così bassa il M5S ha preso 30mila voti in più che nelle scorse regionali del 2010″, Max Bugani consigliere comunale M5S Bologna 

 

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News: Lega Nord, crescono i rapporto con il Cremlino. Salvini: “Se arrivassero soldi li accetterei”



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 Marine Le Pen ha ottenuto un prestito di 9 milioni di euro da una banca russa mentre Mosca stringe legami con i neonazisti ungheresi Jobbik. Putin sta usando una strategia d’infiltrazione simile a quella dell’Urss. Lo scopo è lo stesso: destabilizzare la scena politica europea attraverso i partiti estremisti anti-Ue

 

 

Quando undici mesi fa Matteo Salvini venne eletto per alzata di mano segretario della Lega al congresso federale del Carroccio che si era riunito in quel del Lingotto, a Torino, tra gli “amici” osannanti delle destre europee più anti-Ue (fiamminghi, francesi, austriaci, svedesi) c’erano anche Viktor Zubarev, parlamentare di Russia Unita – il partito di Putin che egemonizza la vita politica russa – e il quarantaduenne Alexej Komov, ambasciatore del Congresso Mondiale delle Famiglie all’Onu, noto esponente pro-life della società cristiana ortodossa, fiero avversario del movimento gay. La loro presenza era apparentemente formale, l’attestazione di stima nei confronti di Salvini. Il capo leghista, infatti, si era pubblicamente schierato dalla parte di Putin. Il presidente russo aveva tuonato contro l’associazione dell’Ucraina all’Ue, quella che lui chiamava un’indebita ingerenza dell’Unione nella sfera d’influenza di Mosca. Un’azione “imperialista”, al soldo dell’euro, in combutta con gli Stati Uniti. Manna, per la Lega salviniana che aspirava a far parte dell’alleanza dei partiti identitari ferocemente schierati contro la moneta unica e alla ricerca di una nuova Europa, quella dei popoli.


Putin era più di uno spettatore interessato: a lui premeva appoggiare concretamente chi poteva sabotare l’Ue, già in crisi. Un disegno nemmeno tanto occulto: strumentalizzando la questione delle minoranze, si poteva rimettere in discussione lo stesso equilibrio territoriale dell’Est europeo. In Ucraina, infatti, la violenta protesta popolare contro il regime corrotto del presidente Viktor Yanukovich, in quella metà di dicembre del 2013 di lì a poche settimane sarebbe sfociata nella sua fuga. In Occidente pochissimi immaginavano che la Crimea sarebbe stata inglobata da Mosca, che l’Est dell’Ucraina si sarebbe ribellato a Kiev e che l’Unione europea, insieme agli Stati Uniti, avrebbe imposto sanzioni economiche pesantissime nei confronti della Russia. No, in quei giorni di tripudio salviniano, pareva che il vero interesse del nuovo segretario leghista fosse quello di rincorrere Beppe Grillo e annodare stretti rapporti con i rappresentanti delle destre europee razziste e xenofobe. Così, la presenza dei due russi passò in second’ordine. Invece, qualcosa i russi stavano progettando.

Quale migliore cavallo di Troia, di una innocente associazione culturale? Nell’inverno 2013/2014 nasce LombardiaRussia. Presidente onorario è Komov. Presidente effettivo è il giornalista Gianluca Savoini, portavoce di Salvini. L’intento ufficiale dell’associazione è quello di “stringere i rapporti con la Russia”, nonché quello di dare una “corretta informazione” su ciò che succede in Ucraina. Consultando il sito, emerge l’enfasi sulle “idee” putiniane, “le ammiriamo molto”, e senza tanti fronzoli lo stesso Savoini spiega che LombardiaRussia serve “per far capire agli italiani che far entrare l’Ucraina, questa Ucraina, in Europa è sbagliato e dannoso per tutti noi”. In un’intervista , Savoini aggiunge: “Noi facciamo controinformazione. La Russia di Putin viene descritta in un modo assurdo e fazioso dai mass media e dai governi occidentali”. Più o meno le parole che ha detto un paio di settimane fa Dmitri Kisilev, il direttore dell’agenzia Mia (ex Ria Novosti più Russia Today) foraggiata dal bilancio statale, nell’annunciare il lancio dello “SputnikNews, il nuovo strumento di propaganda russa all’estero.  

Quanto alla Lega, la collaborazione con i partiti euro-critici, a cominciare dal Front National di Marine Le Pen, si intensifica. Ma con quale carburante si scalda questo motore? Marine Le Pen ha dovuto confermare di avere ottenuto un prestito di ben 9 milioni di euro dalla First Czech Russian Bank, un piccolo istituto russo di proprietà dell’oligarca Roman Yakubovich Popov (amico del premier Dmitri Medvedev e di Putin), banca che prima era appartenuta alla StrojTransGaz, leader della produzione di gasdotti. La notizia ha messo in fibrillazione il mondo della politica italiana: vuoi vedere che dopo il Pci, anche la Lega attinge alle generose casse di Mosca? Salvini ha negato di avere avuto quattrini dalla Russia. Se arrivassero, perché no, li accetterei, ha detto. È stato di recente a Mosca, e in Crimea. Ha incontrato Putin (anche a Milano, in margine al Forum Euro-Asiatico). È noto che negli ultimi mesi, centinaia di piccoli imprenditori e commercianti del Nord Italia, danneggiati dalle sanzioni, hanno visto con molta simpatia le iniziative pro Russia di Salvini e della Lega. Nel 2013 l’Italia – soprattutto il made in Italy della moda e dell’alimentare – ha esportato in Russia beni per 11 miliardi di euro (nel 2003, erano 4). Quest’anno è prevista una sensibile flessione. La lobby dell’interscambio italo-russo punta su Lega. Nel frattempo, LombardiaRussia ha figliato LombardiaCrimea.  

Nell’alleanza Europea dei partiti nazionali, Mosca ha stretto legami con numerosi parlamentari ultranazionalisti eletti a Strasburgo, al punto da diventare l’epicentro di una sorta di internazionale nera: miscelando, talvolta – come nel caso di Bela Kovacs, membro del partito neonazista ungherese Jobbik – spionaggio e finanziamenti, secondo l’accusa del procuratore generale di Budapest che ha chiesto di togliergli l’immunità parlamentare. Il politologo ungherese Peter Kreko ha pubblicato, lo scorso marzo, un saggio dal titolo abbastanza eloquente: The Russian Connection. In cui spiega come il Cremlino abbia replicato una strategia d’infiltrazione assai simile a quella che utilizzava l’Urss. Lo scopo è lo stesso: destabilizzare la scena politica europea: “I partiti di estremisti, tutti anti-Ue, saranno molto utili in questo scenario, per indebolire anche il legame con gli Usa”. La Lega potrebbe diventare l’efficace grimaldello italiano. Quanto ai soldi, i canali indiretti per “aiutare” gli amici sono tantissimi, e in questo i russi sono maestri: operano attraverso miriadi di società in Serbia, Ungheria, Cipro, Finlandia, Spagna, Svizzera, Francia e Inghilterra (a Londra abitano 500mila russi). Pure in Italia. Dove i russi comprano, acquisiscono e si installano nei consigli di amministrazione.

 

 

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Questo nei TG non lo vedrete Mai: #Renzi contestato a Catania: “Si stancheranno, non mollo”

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Renzi contestato a Catania: “Si stancheranno, non mollo”



Prima volta a Catania per Matteo Renzi da quando è diventato premier. Accolto dal primo cittadino Enzo Bianco e accompagnato dal sottosegretario Graziano Delrio, è stato tuttavia costretto a far ingresso nel palazzo di città da un’entrata secondaria a causa della protesta di alcuni giovani manifestanti. Il gruppo, composto da circa trenta persone, ha tentato a più riprese di forzare il cordone di sicurezza venendo diverse volte a contatto con le forze dell’ordine che però si sono limitate a un respingimento senza l’utilizzo dei manganelli. «Contestazioni o no – ha chiosato in Comune Renzi – staremo in mezzo alla gente tutte le settimane. Si stancheranno prima loro, noi non ci stanchiamo». Gli animi si sono stemperati soltanto quando ha abbandonato la città con i poliziotti che hanno tolto i caschi di protezione. Il Presidente del Consiglio si è quindi spostato verso la Calabria per nuovi incontri istituzionali del suo tour nel sud Italia di Saul Caia e Dario De Luca




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Radhi disputed in Catania: "stands, do not give up"

First time in Catania for Matteo Renzi since he became premier. Welcomed by Mayor Enzo Bianco and accompanied by Under Secretary Graziano Delrio, was however forced to make entry to the Palace of city from a secondary entrance due to the protest of some young protesters. The group, composed of approximately thirty people, tried several times to force the security cordon and was several times in contact with law enforcement but were limited to a refusal of entry without the use of batons. «Disputes or not – has annotated in common Renzi we will be in the midst of people every week. Stands before them, we get tired. " Tempers were dissolved only when he left the city with the cops who have removed the protective helmets. The President of the Council has therefore shifted towards Calabria for new institutional meetings of its tour in southern Italy of Saul Caia and Dario De Luca

News: Massimo Artini ex #M5S dalla Gruber. Cancelleri: 'Quelli senza dignità'



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 Massimo Artini, espulso con votazione dal Movimento 5 Stelle, si fionda in tv dalla Gruber per difendersi. Il risultato, purtroppo per lui, non è di quelli sperati. Basta dare un'occhiata a quello che scrivono i consiglieri 5 Stelle Bugani e Cancelleri sulle loro pagine Facebook.

Cominciamo con il post del siciliani Giancarlo Cancelleri, che scrive un commento dal titolo indicativo "Quelli senza dignità":

Artini (ex M5S) a La7 dice che il M5S è una operazione di marketing per far fare soldi alla Casaleggio. Ma come mai ieri sera era davanti casa di Beppe Grillo per chiedergli di riammetterlo?

Proseguiamo con il commento di Massimo Bugani:

Ho visto Artini stasera dalla Gruber e ho rivalutato Razzi, a confronto sembra De Gasperi. E smettetela di rompere le scatole sulle espulsioni, non ne abbiamo sbagliato uno. Il M5S è appena nato, la spina dorsale si sta irrobustendo, tra poco si inizia a correre. Se invece vedete marcio ovunque, se non avete la minima fiducia in Grillo, se vi facciamo schifo, se credete che ci siano metodi mafiosi, regalatevi tre minuti di dignità e abbandonateci. Un mondo di gioia e successi vi attende, lontani e finalmente liberi da noi. Non è difficile. La vita è preziosa, non sprecatela rovinandovi il fegato su fb a scrivere commenti che leggono solo i giornalisti di Repubblica.

Infine, il deputato Massimo Enrico Baroni sbugiarda Artini su una balla raccontata ieri in diretta. Secondo il deputato espulso, Adagio, la casa editrice digitale della Casaleggio Associati, non avrebbe Partita Iva. Ecco la risposta di Baroni:

 

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Massimo Artini, expelled by vote 5 Stars, you Sling on tv from Gruber to defend themselves. The result, unfortunately for him, it's not as hoped. Just take a look at what they write 5 Star advisors Karl and Cancelleri on their Facebook pages.

Let's start with the post of Giancarlo Cancelleri, Sicilian who writes a comment entitled "indicative" Those without dignity ":

Artini (formerly M5S) La7 says that the M5S is a marketing operation to make money to Casaleggio. But how come last night was ahead of Beppe Grillo's House to ask him to readmit that person?

We continue with Massimo Karl's comment:

I saw Artini tonight by Gruber and I re-evaluated rockets, in comparison it seems De Gasperi. And stop breaking the boxes on expulsions, don't have any wrong one. The M5S is just born, the backbone is strengthening, soon it starts to run. If instead you see marcio everywhere, if you do not have the slightest confidence in Cricket if we suck, if you believe that there are Mafia methods, give yourself three minutes of dignity and abbandonateci. A world of joy and success awaits you, far away and finally free from us. It is not difficult. Life is precious, do not waste it rovinandovi the liver on fb to write comments that read only journalists from the Republic.

Finally, Congressman Henry sbugiarda Barons Massimo Artini on a bale told live yesterday. Second Congressman expelled, Adagio, the digital publishing house of Casaleggio Associati, wouldn't Vat. Here is the answer of the barons:

 

 

 

 


News: #Renzi contestato ovunque, lancio di uova. Il premier: si stancheranno prima loro di noi


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Contestazioni per il premier Matteo Renzi oggi a Reggio Calabria, Catania e in Irpinia.

«Io non ci sto chiuso nel palazzo, ho fatto il sindaco. Contestazioni o non, staremo in mezzo alla gente tutte le settimane. Si stancheranno prima loro, noi non ci stanchiamo», ha detto Renzi parlando in Comune a Catania.

«Se il Sud riparte, noi ripartiamo», ha affermato il premier. «C'è una parte di Italia che corre più forte della Germania - ha aggiunto - ma c'è un'altra parte che non riesce a mostrare tutta la creatività e le capacità che possiede. Il Sud è una storia di scelte sbagliate che possono essere cambiate: è finito il tempo di chi dice non si può fare, non ce la faremo mai».

«I problemi ci sono ma bisogna smetterla con la logica di raccontare solo che le cose vanno male. Il governo c'è. Questo è l'obiettivo più importante della nostra visita. Il governo deve monitorare in maniera più forte sull'utilizzo dei fondi europei rispetto a quanto si faceva in passato. Non è l'Europa che ci deve salvare, noi siamo contribuenti attivi dell'Europa ma non spendiamo i soldi che sono dei nostri cittadini. Diamo all'Europa 20 milioni e ce ne restituiscono 11 che non spendiamo», ha aggiunto il presidente del Consiglio.

Lancio di uova dei manifestanti a Reggio Calabria davanti all'AnsaldoBreda in attesa del premier. All'arrivo del prefetto, Claudio Frammartino, la sua auto è stata scambiata per quella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Marco Minniti. I manifestanti hanno anche scandito slogan contro Minniti. Un presidio della Cgil, composto da circa 500 persone, ha atteso, davanti lo stabilimento Ansaldobreda di Reggio Calabria, l'arrivo del premier. I manifestanti esponevano bandiere della Cgil e vari striscioni con scritto, tra l'altro, «governo uguale fame». Al presidio anche i tirocinanti degli uffici giudiziari, percettori di ammortizzatori sociali ed i lavoratori della Italcementi di Vibo Valentia.

A Catania contatti tra polizia e manifestanti si sono registrati in via Vittorio Emanuele vicino al Duomo dove un corteo non autorizzato con una ventina di giovani ha tentato di forzare il blocco delle forze dell'ordine per andare in municipio dove era atteso il premier. La contrapposizione è stata forte ma non violenta. Sono arrivati anche carabinieri in tenuta antisommossa. I manifestanti hanno scandito slogan contro Renzi e gridano: «Vergogna, vergogna, no allo stato di polizia».

Presidio anche nell'avellinese allo stabilimento Ema di Morra de Sanctis, in Irpinia, dove c'è stato un presidio della Cgil davanti allo stabilimento con circa un centinaio di persone. Presenti anche i comitati contro le trivellazioni in Irpinia. Tra manifesti mortuari e striscioni con slogan come «Fermiamo lo sblocca Italia cacciamo il governo Renzi», i lavoratori, su tutto, chiedono «attenzione e soluzioni dal premier». «Quella di oggi di Renzi mi sembra piuttosto una fuga- dice Tavella- una visita lampo a Catania, poi in Calabria, poi qui in Irpinia dove non si renderà neanche conto che a pochi metri dall'Ema c'è il deserto. Il dramma è fuori questo stabilimento.
Oggi mi sembra che correrà solo e non si occuperà di nulla, non è così che si risolvono i problemi di questa regione». 

 

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Complaints to the premier Matteo Renzi today in Reggio Calabria, Catania and in Irpinia.

"I'm not there I'm locked in the building, I did the Mayor. Controversy or not, we will be in the midst of people every week. Stands before them, we get tired, "said Renzi speaking Municipality in Catania.

"If the South continues, we share," said the premier. "There is a part of Italy that runs stronger than Germany, he added, but there is another part that fails to show all the creativity and abilities who owns. The South is a history of bad choices that can be changed: is over time to those who say you can't do, we can't ever ".

"There are problems but we must stop the logic of telling just that things go wrong. The Government there is. This is the most important goal of our visit. The Government must monitor more strongly on the use of European funds than it was in the past. It is not the Europe that we must save, we are active contributors to Europe but not spend the money they are of our citizens. We give 20 million to Europe and we return 11 that we spend, "added the Prime Minister.

Demonstrators throwing eggs at Reggio Calabria before AnsaldoBreda waiting for the premier. The arrival of the prefect, Claudio Frammartino, his car was mistaken for that of Undersecretary to the Presidency of the Council, Marco Minniti. The demonstrators also chanted slogans against Minniti. A garrison of Cgil, consisting of about 500 people waited in front of the Ansaldobreda of Reggio Calabria, the arrival of the Prime Minister. The protesters, displaying flags of the Cgil and various banners saying, among other things, ' Government equal fame». The Presidium also trainees of judicial offices, social shock absorbers earners and workers of Italcementi of Vibo Valentia.

In Catania, contacts between the police and protesters have registered in via Vittorio Emanuele near the Cathedral where an unauthorized procession with about twenty young men attempted to force the lock of law enforcement to go to the City Hall where it was expected the premier. The opposition has been strong but not violent. Also police arrived in riot gear. The demonstrators chanted slogans against Renzi and shout: "Shame, shame, no police state».

She also garrison at Ema of Morra de Sanctis, in Irpinia, where there was a garrison of Cgil in front of the settlement with about a hundred people. Also the committees against drilling in Irpinia. Between mortuary posters and banners with slogans such as "Stop unpins the Government forced Italy Renzi», workers, on the whole, demand attention and solutions from the ' premier '. «Today of Renzi seems rather an escape-says-a lightning visit Tabari in Catania, then in Calabria, then here in Irpinia, where you will not even realize that only a few meters from the Ema is the desert. The drama is out of this settlement.

Today it seems to me that it will stand alone and does not deal with anything, that's not how you solve the problems of this region. "