venerdì 31 ottobre 2014

A TITOLO PERSONALE CHIEDO AL #M5S DI AIUTARE LA FAMIGLIA #CUCCHI


(FONTE ARTICOLO)

La sentenza è il “fallimento della giustizia italiana”. Ma anche “una vergogna senza precedenti” che consente allo Stato di autoassolversi e fa morire Stefano Cucchi “un’altra volta”. La decisione della Corte d’Appello di Roma, che ha assolto tutti gli imputati del processo, ha profondamente scosso la famiglia della vittima. “Una sentenza assurda. E’ provato che Stefano è morto nell’ambito dello Stato, ed è entrato sano e lo Stato ci deve restituire una riposta. Faremo del tutto per avere questa risposta. Andremo avanti per dare giustizia a nostro figlio”. “Nostro figlio è morto in modo orrendo, lo dice un rapporto del Dap. Non possiamo ammettere che ci sia stato un pestaggio e non trovare i colpevoli dentro quelle quattro mura dello Stato dove Stefano è stato messo” di Irene Buscemi



  1. A TITOLO PERSONALE IL BLOGGER DI INFO5STELLE  CHIEDE AL MOVIMENTO 5 STELLE DI AIUTARE LA FAMIGLIA CUCCHI, UNA COSA DI QUESTO GENERE NON PUÒ PASSARE VI PREGO. CE UN LIMITE A TUTTO SONO CON LA FAMIGLIA CUCCHI AL 100% 

Beppe Grillo fa saltare l'intervista a Radio Capital e rimborsa 2000 euro Guardate


(Fonte Articolo)

Beppe Grillo si fa negare anche quando in gioco ci sono 2 mila euro a favore degli alluvionati di Genova. Quando si palesò tra le vie devastate e infagate della sua città, il leader del Movimento 5 Stelle disse poche parole alla stampa: «Nessuna intervista, ho aperto un conto corrente: versate 2000 euro, mandatemi il cro e vi rilascio l'intervista». Luca Bottura, conduttore della trasmissione satirica Lateral di Radio Capital, lo ha preso in parola: ha dato il via ad una raccolta fondi tra gli ascoltatori per raccogliere la cifra e per poter così intervistare il comico. L'annuncio del traguardo raggiunto è arrivato con tweet di Bottura indirizzato direttamente a Beppe Grillo: «Ecco il cro per i 2000 €. L'aspetto il 31/10, h. 8.15, Radio Capital, via Massena 2 Mi. Grazie!». 



Beppe Grillo

 Stamattina, in diretta radiofonica, il leader del M5S avrebbe dovuto quindi presenziare e mantenere fede alla promessa fatta, ma così non è stato. A darne notizia è sempre il conduttore di Lateral, che tramite i social fa sapere che Grillo ha dato forfait: «Flash! Mail ricevuta da Beppe Grillo (spero)». La mail, riportata fedelmente tramite uno screenshot, recita: «Ringrazio per la donazione relativa all'intervista. L'iniziativa è temporaneamente sospesa e l'importo è stato rimborsato presso il conto da cui è partito il bonifico. Beppe Grillo».

Un Regalo del Governo #Renzi Revisione auto: se salta la multa è automatica e arriva a Casa,


(FONTE ARTICOLO QUI)


Se fino a oggi chi circolava con la revisione scaduta andava incontro a sanzioni severe, ma solo nel caso in cui fosse stato fermato da una pattuglia delle forze dell'ordine, adesso azzardare non servirà più a nulla. Infatti, la multa arriva automaticamente a casa. Revisione auto senza scappatoie. Il controllo ormai, come prevede la norma entrata in vigore a luglio, è gestito dal sistema informatizzato della Motorizzazione Civile che memorizza le date di controllo e quindi di scadenza.

Anche la prenotazione viene registrata online e se ci si dimentica (o volontariamente non si procede) la multa scatta in automatico perché la mancata revisione adesso viene immediatamente evidenziata nei terminali del Ministero che, conseguentemente, provvede a recapitare la sanzione di 155 euro e a sospendere la carta di circolazione sino all'avvenuta revisione.

A quel punto si potrà utilizzare l'auto solo per recarsi in officina, altrimenti si viene nuovamente multati (le ipotesi sono tante, ad esempio, la circolazione sulle autostrade con omessa revisione prevede sanzioni da 159 a 639 euro, più il fermo amministrativo del mezzo). Vediamo di seguito i dettagli partendo dall'inizio. (leggi il resto...)

News 3 Novembre 2014 ore 15:00 Assemblea Pubblica con i lavoratori

 Alessandro Di Battista

 

Vale più il libero mercato senza regole o la sopravvivenza dei cittadini?

Valgono di più le ceramiche che arrivano dalla Cina (bassissimo costo anche per via dei pessimi standard di qualità e soprattutto per le condizioni dei lavoratori) o la storia e la tradizione delle fabbriche di Civita Castellana?

A Civita (Falerii Veteres) si produce ceramica dall'età del ferro, possibile che l’assurdo carico fiscale, la miopia dei partiti sulla produzione di energia, il costo del lavoro e l’invasione di prodotti cinesi debbano distruggere un settore che ha sfamato ma anche arricchito migliaia di operai e imprenditori?

Per la prima volta nella storia di Civita Castellana verrà fatto un incontro con quattro deputati, un senatore, un euro-parlamentare, un consigliere regionale e tutti gli operai e gli imprenditori che vorranno partecipare.

Per la prima volta un Vice-Presidente della Camera incontrerà i cittadini di Civita.

Per la prima volta scriveremo assieme una mozione per impegnare il governo a dare risposte alla popolazione del distretto industriale.
Porteremo proposte concrete, vedrete direttamente cosa fa il M5S, che soluzioni propone, che idea ha delle industrie di Civita. Porteremo i problemi dei civitonici alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo.

Ho visto una città morire lentamente negli ultimi anni. Ho visto persone benestanti impoverirsi, ho visto un centro storico morire, ho visto la crescita della depressione, del consumo di droga (problematiche sempre connesse alla distruzione del tessuto sociale). Ho visto questo. Lunedì verremo a Civita. Non mancate!

Appuntamento lunedì 3 nov 2014 – ore 15.00 – Ceramica Esedra, Località Quartaccio, Fabrica di Roma (VT)

CONDIVIDO AL 100% LA NOTIZIA RIPORTATA QUI.

News: Regione Lazio, il Pd affida l’Ambiente alla destra di Parentopoli amica di Cerroni


(FONTE ARTICOLO QUI)

Dopo la nomina a dg dell'Arpa di Marco Lupo, uomo di fiducia di Stefania Prestigiacomo, ecco i nuovi vicedirettori: Sergio Marchi e Maria Grazia Pompa. Il primo fu tra i più attivi nel sistema di assunzioni sospette dell'Atac; la seconda è la "protetta" di Luca Fegatelli, arrestato per associazione a delinquere

E il Pd targato Zingaretti affidò l’Ambiente alla destra. Due settimane fa la nomina del direttore generale dell’Arpa: Marco Lupo, uomo di fiducia di Stefania Prestigiacomo, ex consulente della ministra alle Pari opportunità. Ora arrivano le nomine dei vicedirettori Arpa: Sergio Marchi e Maria Grazia Pompa. Prima di descrivere i nuovi vertici dell’Agenzia che vigilerà sull’ambiente, è il caso di ricordare quali interessi sono in ballo a partire dai prossimi mesi. Ne citiamo soltanto alcuni: la centrale termoelettrica a carbone dell’Enel e la Turbogas di Civitavecchia della società Tirreno Power del gruppo Sorgenia, che appartiene alla famiglia De Benedetti. E ancora: la Turbogas di Aprila, sempre del gruppo Sorgenia. Poi l’inceneritore di Malagrotta, di Manlio Cerroni i gassificatori di Colleferro e San Vittore, i progetti sulle centrali a Biomasse nella provincia di Frosinone. Ora, con le scelte firmate Zingaretti, chi guiderà l’agenzia che dovrà rilasciare, verificare e controllare le autorizzazioni ambientali di tutti gli impianti industriali?

QUI TROVI LA NOTIZIA COMPLETA PUOI LEGGERLA 

Complimenti al #Quirinale clicchi sul link trascizione della testimonianza Napolitano non ce NULLA


(FONTE ARTICOLO)


 Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ANSA/ANGELO CARCONI (foto: ANSA)

(FONTE ANSA)

La Corte d'Assise di Palermo ha depositato le trascrizioni del verbale dell'udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia in cui ha deposto il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Da questo momento le trascrizioni sono disponibili per accusa e difese.


Ecco una parte saliente della testimonianza del Capo dello Stato

P.M. DI MATTEO: - E quindi lei ha detto si ipotizzò subito che
la matrice unitaria e la riconducibilità ad una sorta di
aut - aut, di ricatto della mafia, ho capito bene?
DICH. NAPOLITANO: - Ricatto o addirittura pressione a scopo
destabilizzante di tutto il sistema.
P.M. DI MATTEO: - Grazie.
DICH. NAPOLITANO: - Probabilmente presumendo che ci fossero
reazioni di sbandamento delle Autorità dello Stato,
delle forze dello Stato.

Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il suo ex consigliere giuridico Loris D'Ambrosio era "animato da spirito di verità". Lo dice nella prima parte della sua deposizione al processo sulla trattativa stato mafia. Con D'Ambrosio "eravamo una squadra di lavoro", ha aggiunto Napolitano.

Il Quirinale ha pubblicato sul sito della presidenza della Repubblica la trascrizione dei verbali dell'udienza dedicata alla testimonianza resa dal Presidente Napolitano al Quirinale, il 28 ottobre scorso. Sono 86 pagine.

 

QUI TROVATE IL PDF APERTO DA MUA!!! DA TERMINALE LINUX  

Cittadini Romani Sapevate che I politici romani entrano gratis nella Ztl @M5SRoma


(FONTE ARTICOLO QUI)

cittadini pagano i rincari e i consiglieri capitolini mantengono i benefit. Il Campidoglio rimborsa i costi anche per strisce blu e tessera metrebus  I costi dei consiglieri comunali

Il sindaco, i 12 assessori capitolini, i 48 consiglieri comunali e pure i 3 revisori dei conti dell’Assemblea Capitolina. Sono le categorie politiche del Campidoglio che possono disporre di benefit quali l’abbonamento alla Ztl Centro Storico per le auto private, la tessera annuale Atac per la rete di Roma e un contributo fino a 150 euro annue per i parcheggio sulle strisce blu. Tutti rigorosamente pagati da Roma Capitale, nelle diverse accezioni istituzionali a seconda dell’appartenenza (Giunta o Consiglio). Si tratta ovviamente di strumenti che servono ai politici romani per svolgere il loro lavoro, essendo le sedi istituzionali concentrate nel cuore della città. E va detto anche che i capitolini non spiccano per essere dei paperoni in quanto a stipendi: si va infatti dai 1600-1700 euro netti dei consiglieri presenzialisti ai poco oltre 4000 euro del primo cittadino, molto poco a confronto di consiglieri regionali e deputati. Resta comunque una certa distanza rispetto alla cittadinanza, che nell’ultimo anno ha subito la crescita del prezzo delle strisce blu da 1 a 1,5 euro l’ora (con abolizione dei mini-abbonamenti), l’incremento esponenziale della tariffa Ztl per il centro storico (2000 euro circa per i lavoratori non residenti) e, probabilmente, fra quale mese pure l’aumento delle tessere Atac annuale (da 250 a 280 euro) e mensile (da 35 a 38,5). Sono pochi infatti, in questi tempi di crisi, i datori di lavoro che possono assicurare il rimborso di spese come queste ai loro dipendenti. Anche le forze dell’ordine, pur potendo contare su alcuni forti sconti (come per i mezzi pubblici) sono comunque costrette a pagare la loro tariffa. Nell’ultimo anno, questo tipo di benefit è stato tolto ai consiglieri regionali (che raggiungono stipendi anche di 8 mila euro al mese) e ai parlamentari, la stragrande maggioranza dei quali ormai gira con le proprie auto. In Campidoglio, come detto, i benefici persistono. Benefit ai quali è possibile su richiesta rinunciare. Quasi tutti hanno deciso di mantenere il contributo per le strisce blu, e molti hanno rinnovato il permesso Ztl. In parecchi, poi, hanno tenuto anche la tessera Atac. Solo Enrico Stefano, del M5S, ha rinunciato a tutti e tre i privilegi. «Questi sono comunque strumenti che servono ai consigliere per lavorare e per essere presenti nelle sedi istituzionali nell’ambito delle loro funzioni», spiega la presidente della commissione capitolina Trasporti Annamaria Cesaretti. Va aggiunto, inoltre, che i capigruppo hanno a disposizione anche un’auto del Comune e un’autista: a rinunciarvi Fabrizio Ghera (Fdi), Marcello De Vito (M5S) e Alessandro Onorato (Lista Marchini). L’auto «blu» spetta giustamente anche a sindaco e assessori, ma chi ha la vettura comunale po’ tenere comunque la Ztl sul suo mezzo privato.

Vincenzo Bisbiglia

 

News: La Notizia Finmeccanica si fa lo scudo fiscale


(FONTE ARTICOLO QUI)

di Stefano Sansonetti

Fino a qualche mese fa erano il numero due e il numero tre del Fisco. Ma tra le caratteristiche comuni spiccano altri due dettagli di non poco conto: entrambi sono ex ufficiali della Guardia di Finanza e vantano trascorsi ai vertici delle Ferrovie dello Stato. Elementi che agli occhi di Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica, devono essere sembrati una garanzia. Di sicuro continua il travaso di pezzi grossi del Fisco nelle società pubbliche. Dopo l’ex Direttore dell’Agezia delle entrate, Attilio Befera, che si è sistemato al vertice dell’organismo di vigilanza dell’Eni, ora è la volta di Marco Di Capua e Salvatore Lampone. Il primo, eterno candidato alla direzione delle Entrate ma fermatosi al rango di vicedirettore, è stato chiamato in Finmeccanica come capo dell’Internal Audit. Il secondo, già capo della strategica Direzione accertamento delle Entrate (una sorta di numero tre), nel colosso dell’aerospazio si occuperà di risk management. Cosa c’è dietro lo spostamento dei due “beferiani”?

IL PERIMETRO
Non si può fare a meno di osservare che, in quanto ex amministratore delegato di Fs, l’attuale numero uno di Finmeccanica conosce bene i due funzionari. Nel gruppo ferroviario è Lampone a vantare l’esperienza più recente. Prima di arrivare alle Entrate, nel 2012, ha rivestito gli incarichi di responsabile della funzione fiscale e di responsabile audit di Trenitalia. L’esperienza di Di Capua nell’universo di Fs è invece un po’ più risalente nel tempo. Dal 1995 al 2002, infatti, ha lavorato in Metropolis, fino a diventarne Ad. Metropolis, che oggi ha cambiato nome diventando Ferservizi, è in pratica la società di servizi di Fs che gestisce anche il corposo patrimonio immobiliare. Per uno come Moretti, cresciuto in Ferrovie, si tratta quindi di due profili che non hanno quasi segreti. E che portano in dote un bagaglio di conoscenze, da ex funzionari del Fisco ed ex ufficiali della Fiamme Gialle, che potranno essere molto preziose. Peraltro il fratello di Di Capua, Andrea Di Capua, vanta una lunga esperienza da capo del personale dell’Aise, ovvero i Servizi segreti esteri. Ed è appena il caso di notare come il presidente di Finmeccanica, Gianni De Gennaro, i cui rapporti con Moretti a quanto pare non sarebbero da catalogare come “idilliaci”, è stato dal 2008 al 2012 capo del Dis, l’organismo di coordinamento di tutti i Servizi segreti.

LA CURIOSITÀ
Chissà che poi Di Capua e Lampone non possano anche dare una mano a Finmeccanica nello sbrogliare qualche contenzioso fiscale in atto. Basta sfogliare l’ultimo bilancio approvato del colosso dall’aerospazio per verificare che ci sono diverse pendenze. Tra quelle messe più in risalto una coinvolge la controllata Telespazio, che sta ancora lottando con un avviso di accertamento ai fini delle imposte indirette notificato nel 2006 con la richiesta complessiva di 30 milioni. Ma c’è anche un contenzioso tra Entrate e Selex Sistemi Integrati che vale 1,7 milioni. Seguono poi pendenze più risalenti nel tempo.
Twitter: @SSansonetti

 

Notizia del Giorno il Grande Piero Pelù scrive al 'lupetto mannaro Renzi'



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FASCISMO P2.0 = propaganda a gogo + uso delle bugie come un credo + culto dell'immagine + distruzione dell'opposizione + cancellazione dei sindacati + abusare delle masse + scambi con lobby massoniche italiane e mondiali deviate + voti di scambio con le mafie + grandi appalti con le mafie + difesa ad oltranza dei privilegi della casta + distrazioni di massa + fare e poi negare + aggiungete voi...
Il lupetto mannaro renzi ormai si può difendere solo con le mazzate e l'olio di ricino, tutti .0 naturalmente.

Notizia del Giorno: Orologio di lusso, #Renzi non chiarisce Regali? Ai funzionari no, ai politici sì


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Secondo i media, il premier sfoggia un Audemars Piguet da 15mila euro. In attesa di chiarimenti, se fosse un regalo si porrebbe un problema. Solo di opportunità, perché la legge vieta i cadeaux ai dipendenti pubblici, ma non parlamentari e ministri

 

Mentre ci si interroga sull’orologio Audemars Piguet Royal Oak da 15mila euro sfoggiato dal premier Matteo Renzi, emerge l’ennesima anomalia italiana sulla trasparenza: per legge, i dipendenti pubblici non possono ricevere regali da soggetti che possono trarre benefici dalla loro funzione, mentre i politici sì. Il nodo è rilevante perché – se sono esatte le valutazioni circolate in base alle fotografie che ritraggono il premier con il cronografo al polso  – si pone una questione di opportunità. Renzi lo ha ricevuto in regalo? E da chi? Oppure se l’è comprato o lo ha avuto in dono nell’ambito della sua sfera privata? Sono le domande che ilfattoquotidiano.it ha rivolto allo staff di palazzo Chigi, al momento senza ottenere risposta.

Il professor Mattarella: la legge Severino parla molto dei dipendenti pubblici e poco dei politici. All’estero regole più severe

“In Italia non c’è alcuna norma che stabilisce limiti e divieti sui regali che parlamentari, consiglieri regionali e politici in generale possono ricevere” spiega il professor Bernando Mattarella, ordinario di Diritto amministrativo all’università di Siena e docente della Scuola superiore della pubblica amministrazione. Solo i dipendenti pubblici, in base aun codice di comportamento emanato per decreto, hanno il divieto assoluto di ricevere regali da soggetti che possono trarre benefici dall’ambito delle loro attività d’ufficio e la possibilità di accettare solo quelli di modico valore (inferiore a 150 euro) e nei limiti delle normali relazioni di cortesia o consuetudini internazionali. Nulla di tutto ciò esiste per chi siede invece sugli scranni del parlamento.

Una lacuna che la legge anticorruzione del 2012 non ha colmato. “La legge Severino in generale parla molto di pubblici dipendenti e poco di politici” continua il professor Mattarella. “E’ intervenuta sul codice di comportamento dei dipendenti pubblici che esiste dal ’94, ma non ha colmato la lacuna che riguarda i politici”. Quindi tutto è lasciato alla buona volontà dei partiti, che possono dotarsi di codici di autoregolamentazione. Che il Pd, partito di cui Renzi è segretario, ha adottato nel suo codice etico, imponendo la regola “di rifiutare regali o altra utilità, che non siano d’uso o di cortesia, da parte di persone o soggetti con cui si sia in relazione a causa della funzione istituzionale o di partito svolta”. La norma, insomma, pone il tema del conflitto di interessi, ma salva gli omaggi di modico valore.

Il codice etico del Pd impone di “rifiutare regali e altre utilità per la funzione istituzionale o di partito svolta”

Come spesso accade in tema di trasparenza e anticorruzione, il nostro Paese rappresenta un’anomalia nel panorama europeo e non solo: “Nella maggior parte degli altri paesi occidentali esistono codici di comportamento anche per i parlamentari”, spiega ancora Mattarella. “Così è per il Congresso degli Stati Uniti, per il Parlamento britannico e per altri paesi europei. Le norme che stabiliscono cosa si può accettare e cosa invece non si può accettare sono scritte chiaramente anche sui loro siti Internet”. Nel 2010 il premier britannico David Cameron, su richiesta dell’opposizione, rese addirittura pubblica la lista integrale dei regali arrivati a Downing Street. Spuntò anche una serie di cravatte Marinella in seta inviate da Silvio Berlusconi. Ma per bersi un’ottima bottiglia di whisky  dono di Francis Rossi, frontman degli Status Quo, fu costretto a versare all’erario il controvalore in denaro.

SICILIANI GUARDATE LE FACCE DI CHI NON HA VOTATO LA #SFIDUCIA A CROCETTA


AL POPOLO SICILIANO QUESTE SONO LE LORO FACCE RICORDATEVELE BENE QUESTE PERSONE HANNO SALVATO IL GOVERNO CROCETTA MENTRE LA SICILIA SPROFONDA!!!!

ALLE PROSSIME ELEZIONI SE VOLETE UN REALE CAMBIAMENTO PER LA NOSTRA TERRA VOTATE MOVIMENTO 5 STELLE GLI UNICI CHE SONO VERAMENTE DALLA PARTE DEL POPOLO SICILIANO.

‘Ndrangheta a Milano, da politici a impiegati del fisco nell’operazione Quadrifoglio: 13 in carcere

‘Ndrangheta a Milano, da politici a impiegati del fisco nell’operazione Quadrifoglio: 13 in carcere
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E' l’ultimo colpo inferto dall’antimafia alla famiglia Galati. Nelle 800 pagine dell’ordinanza del giudice Ferraro vengono tratteggiate differenze sempre più sfuocate tra Lombardia e la Calabria

Non solo politici e imprenditori. Ma anche guardie penitenziarie, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, commercialisti e consulenti finanziari. Ecco da chi è formato lo zoccolo duro di connivenze su cui si regge la ‘ndrangheta lombarda. Una rete ricostruita dall’operazione “Quadrifoglio” che ha portato in carcere 13 persone, l’ultimo micidiale colpo inferto dall’antimafia di Milano alla famiglia Galati. Interessata ai subappalti legati a Expo e alla compravendita di terreni nel Comune di Rho.

Nelle 800 pagine dell’ordinanza del giudice Alfonsa Maria Ferraro vengono tratteggiate differenze sempre più sfuocate, distanze sempre meno nette tra la regione più ricca d’Italia e la Calabria. Perché anche qui, nelle terre dell’Esposizione Universale, i padrini possono contare sull’aiuto di esponenti minori della “società civile” per controllare il territorio e accrescere il proprio prestigio criminale. Una zona grigia sconfinata, fatta di amicizie meno altolocate rispetto a quelle con manager e rappresentanti delle istituzioni (che comunque non mancano, come testimonia l’arresto del consigliere comunale Pd Calogero Addisi). Ma in qualche modo più utili. Perché se è vero che il politico può garantire l’appalto, è altrettanto vero che un commercialista può provvedere a problemi più stringenti.

E’ il caso di Paolo Zaninelli (non indagato), bergamasco, che tiene la contabilità delle ditte di movimento terra riconducibili a Giuseppe Galati, nipote del boss Antonio Galati considerato emissario in Lombardia dei potenti Mancuso. In cambio il professionista può contare sulla protezione del gruppo. Ad esempio quando deve recuperare 25mila euro. Senza battere ciglio, Antonio Galati corre in suo aiuto. E lo fa utilizzando i metodi della ‘ndrangheta: minacce e intimidazioni. E’ lo stesso boss, anni dopo, a raccontare come andarono le cose. L’appuntamento è alle 10 nello studio del professionista. Queste le parole che il mammasantissima rivolge al debitore:  “Ma tu devi dare i soldi a Paolo? No no no gli ho detto: Aspetta un attimo, quanto ti deve dare? 25.000 euro, per la scomodità adesso me ne paghi 26”. Mille euro in più per il disturbo, si compiace Galati, che continua: “Piglia il blocchetto degli assegni e fai l’assegno subito. E ti faccio il cranio te lo apro come un’anguria”. Il favore non è gratuito, ovviamente. A Zaninelli il conto da saldare viene presentato nel 2013. Con tutti gli interessi. Il boss è in carcere per reati finanziari, ma la sua situazione rischia di aggravarsi per un processo per bancarotta fraudolenta a Bergamo, nato dal fallimento di una società. Per evitare il peggio, Galati pretende che il commercialista e altri due soci si accollino le responsabilità. Una richiesta che viene avanzata nel più classico dei modi: con la forza.

Un altro personaggio che secondo i giudici dà una mano alla cosca è Giuseppe Baldessarro, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Cantù originario di Reggio Calabria, che non risulta indagato. E’ ancora Antonio Galati a spiegare a un amico l’importanza di poter contare su una figura del genere. “Io ho persone che se li vedi sono straccione, no? Però dici: Non servono, possono servire… Io entro a quel cazzo di Ufficio delle entrate!”. Ma Baldessarro è di aiuto anche per le piccole cose. Ad esempio consiglia al capo del gruppo di far battere un po’ più scontrini ai proprietari di un panificio riconducibile alla cosca, che ne ignorano l’esistenza. Perché “se vanno colleghi miei di qua che vanno là ed eventualmente glielo chiudono”, avverte il funzionario. Galati accetta il consiglio e si precipita nel forno di Mariano Comense: “Fate questi cazzi di scontrini”. Ma l’aspetto più interessante della vicenda è la nascita del rapporto tra i due. Non è il capofamiglia a cercare il funzionario. Al contrario. E’ Baldessarro che – secondo il boss – si sarebbe gettato ai suoi piedi durante un controllo nella villetta pagata in contanti a Bovisio Masciago. E’ sempre Galati che ricostruisce: “Come avete fatto i pagamenti? Gli ho detto: Ma tu che vuoi? No, ma io sono un amico. Sono venuto più perché sapevo che siete calabresi se siete un amico che possiamo… “. E prima di girare i tacchi e andarsene, l’uomo – racconta sempre Galati – butta lì una frase: “Qualsiasi cosa avete bisogno io sono a disposizione l’Agenzia delle Entrate è a disposizione per voi“.

Ma in questa storia fatta di violenza e affari, i protagonisti non sono solo mafiosi, colletti bianchi, o funzionari. Anche chi dovrebbe servire lo Stato riesce a ritagliarsi un ruolo, se non principale, almeno da comparsa. Come Peppino Guerrera, agente penitenziario a San Vittore, con qualifica di autista. Il suo nome spunta quando i giudici di Milano ricostruiscono il pestaggio di un benzinaio che si è rifiutato di farsi pagare con il bancomat dalla figlia incinta del boss. E’ ancora Galati che fornisce i dettagli: “E gli ha spaccato quel naso e quel sangue schizzava a tre punte … poi è caduto per terra , gli abbiamo rotto tutte le bottiglie, sgabelli nei fianchi … io le scarpe le ho sporcate perché l’abbiamo picchiato in testa, quando arrivo al terreno poi, Peppino Guerrera ha lasciato il cancello aperto e sotto c’è il garage, ho messo la macchina lì dentro, via a piedi di corsa”.

Eccoli dunque i personaggi secondari a fianco dei padrini, balzati fuori delle ultime cronache criminali lombarde. Sono loro gli esponenti della “società civile” grazie ai quali la ‘ndrangheta, qui come in Calabria, riesce a diventare essa stessa tessuto sociale del territorio. Radici marce. Ancora una volta estirpate dal Ros dei carabinieri e dalla Dda milanese di Ilda Boccassini. Ma di sicuro, pronte a ramificarsi di nuovo.

 

News ++Arriva in Italia il knockout game: pugni in faccia ai passanti++

Arriva in Italia il knockout game: pugni in faccia ai passanti

(FONTE ARTICOLO)

Negli Stati Uniti si chiama Knockout game: un gioco violento che consiste nello sferzare pugni e calci ai passanti, a caso, senza motivo. Ora questo terribile fenomeno è arrivato in Italia. A Milano una ragazza di 30 anni è stata picchiata in piazzale Loreto. All'improvviso uno sconosciuto è sbucato fuori da una macchina e le ha dato un pugno in faccia rompendole il naso. Poi si è dileguato. Non le ha portato via nulla, né borsetta, né telefono. Non era un rapinatore. Era più un pugile.

Un folle divertimento che piano piano sta prendendo piede da Nord a Sud. Sono stati segnalati casi a Roma, in Veneto, a Napoli, a Brescia. Le forze dell'ordine sono a caccia di un video che possa incastrare l'aggressore di Milano. Forse le telecamere della piazza lo hanno filmato. Forse un complice lo ha ripreso...

 

News: Re Giorgio boccia le candidate "figurina" Rimanda a casa #Renzi senza ministro

Ministro degli Esteri, nessun accordo tra  Renzi e Napolitano

(FONTE ARTICOLO)

Se non era stato facile ottenere la nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc, pare non lo sia nemmeno trovare il nome di un successore alla Farnesina, ora che lei si prepara a lasciare Roma e planare a Bruxelles. Ieri il ministro degli esteri ha iniziato la fase degli abbandoni. Ha preso la parola alla Camera dei Deputati, dove ha seduto per un paio di legislature, e ha pronunciato il suo arrivederci. 


La successione - Consumati gli addii, la cronaca della politica ha ripreso il sopravvento, con al primo punto in agenda proprio il nome del prossimo capo della diplomazia italiana. Chi entrerà in Parlamento al posto di Mogherini è noto da tempo, anche perchè è materia regolata da norme ben fisse: Marco Bergonzi.  Ben diverso il discorso sulla nomina governativa. I nomi più gettonati degli ultimi giorni erano Sereni, Pistelli, Quartapelle e Belloni. Tre donne ed un uomo, con Renzi che pare sia intenzionato a sostituire un esponente femminile dell’esecutivo con un altro elemento femminile. Ma non è detto, o almeno non si conosce chi delle tre restanti candidate sarà la prescelta, perchè alla fine l’ora e mezza di colloquio tra premier e Presidente della Repubblica (i due si sono visti al Quirinale in tarda mattinata) nessun nome è stato fatto. È filtrata, semmai, una nota ufficiosa del Colle. Tra i due, viene dato sapere, "c’è stato un primo scambio di opinioni sulla nomina del prossimo Ministro degli Esteri". Formula talmente distaccata da sembrare algida, e che induce gli osservatori all’immancabile dissezionamento dei particolari e delle virgole. E' spuntato - come scrive Il Messaggero - anche il nome di Marta Dassù, viceministro del governo Letta. 

 

Il confronto - Innanzitutto, sono da notare un aggettivo, "primo" ed un’espressione, "scambio di opinioni". Quel primo lascia intendere a sua volta due cose, vale a dire che il percorso non è affatto concluso, e che altri faccia a faccia seguiranno. Quanto allo scambio di opinioni, pare di intendere che un’opinione univoca non sia emersa, e quindi divergenze - più o meno profonde - permangono. Certo è che non si è avuto quello che in linguaggio diplomatico viene definito un quick fix, una mossa rapida per aggiustare una faccenda senza troppi scrolloni. Se non era detto che l’annuncio dovesse arrivare per forza oggi - e su questo punto si insiste, nelle stanze più alte della Repubblica - è altrettanto innegabile che in tempi caratterizzati dalla velocità dei singoli decisionismi, anche tre ore di ritardo sanno di battuta d’arresto. È molto interessante anche la seconda parte della nota del  Quirinale. "Il colloquio - si fa sapere - è servito ad un giro di orizzonte sui temi dell’agenda del governo e dell’attività politico-parlamentare. Tra questi ultimi, la legge elettorale e il completamento della composizione di Corte Costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura". Come dire: non di sola Farnesina ci si è occupati. La legge elettorale, innanzitutto. È tornata al centro del dibattito politico dopo essere rimasta in sonno qualche mese. Napolitano si è fatto relazionare e ha ascoltato con attenzione. Stesso atteggiamento per quel che riguarda l’elezione dei membri mancanti della Consulta e di Palazzo dei Marescialli. Punto dolente, che infastidisce non poco il Capo dello Stato. Il quale già altre volte - senza entrare nel merito - ha sollecitato soluzioni rapide, meglio se ottenute con il normale dibattito politico e parlamentare. Insomma, senza andar per forza a cercare le soluzioni di forza"

PATENTE E LIBRETTO CON STESSO NOME. VELO SPIEGO IO SEMPLICEMENTE

Patente e libretto con stesso nome, la Motorizzazione chiarisce le regole
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La filosofia della norma sull'intestazione temporanea non era contrastare la condivisione delle automobili, dice il direttore generale della Motorizzazione civile, ma combattere l'uso prolungato e illegittimo di certi comodati e individuare più prontamente i responsabili delle infrazioni. Ecco com'è nata la legge, per chi è obbligatorio il cambio di intestazione sul libretto e per chi, secondo la Motorizzazione, potrebbe addirittura essere un'opportunità

“Rimango perplesso che una norma che serve per identificare i responsabili della circolazione venga presa, invece che come un’opportunità, come un appesantimento burocratico. Sull’intestazione temporanea della carta di circolazione si è fatto tanto allarmismo per niente”, dice in un’intervista a Ilfattoquotidiano.it il direttore generale della Motorizzazione civile, Maurizio Vitelli. L’argomento “caldo” è l’entrata in vigore, dal prossimo 3 novembre, di una circolare che impone a chi ha in uso esclusivo personale per oltre 30 giorni un veicolo di cui non è intestatario di trascrivere il suo nome sul libretto.

“I primi soggetti che ricadono in questa fattispecie sono quelli che prendono un’auto in affitto da società di noleggio, che hanno un contratto, spesso annuale”, dice Vitelli. Il provvedimento interesserà complessivamente circa 250.000 veicoli l’anno, ma molto raramente quelli privati: la modifica della carta di circolazione non è praticamente mai necessaria, spiega Vitelli, perché raramente si impresta l’auto a un amico o conoscente per oltre 30 giorni, e per i conviventi non è comunque necessaria. “La filosofia della norma non era contrastare la condivisione delle automobili, ma combattere l’uso prolungato e illegittimo di certi comodati”.

“Per la verità, la questione nacque dal caso di un’anziana nullatenente che aveva nella sua disponibilità più di cento veicoli che venivano guidati da soggetti non individuabili, spesso in situazioni di non idoneità alla guida”, ricostruisce l’iter del testo il direttore della Motorizzazione. “Il legislatore, a suo tempo, nel 2010, creò questa norma principalmente per conoscere chi era responsabile della circolazione dei veicoli. A questa esigenza si affiancò quella di tracciare le situazioni di intestazione fittizia e di avere uno strumento con cui contrastarle. Il Parlamento costruì questa legge, su cui noi dovemmo lavorare con un ddl di modifica al Codice della strada che impiegò quasi due anni per superare tutti i passaggi parlamentari. Successivamente abbiamo costruito gli applicativi informatici e poi abbiamo iniziato a lavorare con tavoli tecnici nei quali abbiamo invitato tutti gli attori, fra cui l’Aniasa (associazione degli autonoleggi), l’Assilea (dei leasing), l’Anfia (della filiera dell’industria automobilistica italiana), l’Unrae (dei marchi esteri). È stato un lavoro piuttosto travagliato perché abbiamo preso atto delle difficoltà di tutte le categorie. A valle di questo lavoro abbiamo pubblicato finalmente la circolare del 10 luglio, la cui attuazione parte molto più tardi, il 3 novembre, per dare a tutti l’opportunità di leggerla e informarsi”.

Secondo il direttore della Motorizzazione, l’intestazione temporanea della carta di circolazione ha molti vantaggi per i cittadini, perché in caso di noleggio di una vettura si evitano le doppie notifiche e i relativi costi perché l’eventuale infrazione ora sarà contastata direttamente a chi l’ha fatta. “L’intestazione temporanea è un’opportunità anche in tanti casi pratici: mettiamo l’esempio di un nonno che mette a disposizione del nipote l’auto che non guida più. Ora può cedergliela facendo una semplice comunicazione alla Motorizzazione e cambiando temporaneamente l’intestazione della carta di circolazione: così non riceverà più le notifiche delle infrazioni commesse dal nipote, e al tempo stesso eviterà con un’operazione che costa 9 euro più i diritti di bollo (16 euro, ndr) un passaggio di proprietà che ne costerebbe 500”.

Riassumendo, dice la Motorizzazione, l’annotazione sulla carta di circolazione del nome di chi utilizza un veicolo non suo è obbligatoria solo a condizione che l’utilizzatore abbia il veicolo in disponibilità per uso esclusivo e personale superiore a 30 giorni continuativi. Non è invece obbligatoria per chi si trovava in questa situazione prima del 3 novembre (per esempio chi ha già sottoscritto un contratto di noleggio a lungo termine, leasing o “rent to buy”), né tra familiari conviventi, né, per quanto riguarda i veicoli aziendali, in caso “di fringe benefit, di uso promiscuo e di uso esclusivo per svolgimento di attività aziendali dei veicoli in utilizzo ai dipendenti, ai soci, agli amministratori e ai collaboratori dell’azienda”.

Notizia del Gorno: Riforma elettorale, il bando da 75mila euro della #Boschi per far vincere #Renzi

Riforma elettorale, il bando da 75mila euro della Boschi per far vincere Renzi

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Fino a qualche tempo fa le riforme sembravano una priorità assoluta. Quella costituzionale che trasforma il Senato e quell'Italicum nato dal primo patto del Nazareno ma destinato a qualche modifica. Ma, come scrive Franco Bechis su Libero in edicola oggi, venerdì 31 ottobre, il governo non deve essere del tutto convinto della bontà delle sue riforme se sul sito internet  della presidenza del Consiglio dei ministri è apparso bello nascosto da formule di assoluta genericità un avviso pubblico «per l’acquisizione di manifestazioni di interesse a partecipare a una procedura in economia». Con quell’avviso però si mettono in palio ben 75 mila euro di fondi pubblici stornati proprio dal bilancio del ministro competente per le riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, e destinati a »Università, enti e centri di ricerca giuridici».  Si chiede un'indagine sui sistemi elettorali europei, per confrontarla poi con le riforme concepite dal governo. Così si spiega, dunque, la battuta d'arresto sulla riforma della legge elettorale. 

 

Leggi l'articolo di Franco Bechis  su Libero in edicola oggi, 31 ottobre
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News: Pessima comunicazione chiediamo le dimissioni di Rocco Casalino @beppe_Grillo


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IL TESTO DICE:


Chiediamo le dimissioni immediate di Rocco Casalino come Responsabile della Comunicazione del Movimento 5 Stelle: Non vengono adeguatamente comunicati i testi su cui ci si deve esprimere nelle votazioni online come è accaduto con il voto del 28/10/2014 sulle unioni civili e si è improvvisata la votazione senza chiarire i termini nella votazione sulla uscita dei parlamentari (dimissioni, picchetto o cena fuori?); termini poi emersi solo nei commenti successivi a votazione terminata. Non viene preavvisata la votazione online e anche in questo caso ( come già è accaduto) non mi è arrivata alcuna mail neppure il giorno stesso. Non vi è alcuna risposta alle numerose mail, inviate attraverso il Blog, per lamentare la pessima comunicazione e proporre ampliamenti all'accesso, compreso le mancate risposte del Responsabile anche attraverso facebook, che risulta così irraggiungibile attraverso normali portali della comunicazione. Non è stata presa in considerazione la proposta ampiamente votata di ampliare i tempi di preavviso e di votazione. 

 

Notizia del Giorno: TRAPANI Consiglieri si aumentano il gettone: da 66 a 87 euro a seduta.

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immediate partono le polemiche con Totò La Pica che si scaglia contro coloro che hanno approvato l’aumento del gettone di presenza 

TRAPANI. Il gettone di presenza passa da 66 ad 87 euro. Ventuno in più. È quanto ha deciso il consiglio comunale che, nel corso dell’ultima seduta, ha dato il via libera con 15 voti a favore, 7 contrari (i tre nuovi consiglieri forzisti Totò La Pica, Nicola Lamia e Peppe Guaiana, i socialisti Tiziana Carpitella, Pietro Cafarelli ed Andrea Vassallo oltre a Domenico Ferrante del gruppo misto) e tre astenuti, l’intero gruppo del Partito democratico: Enzo Abbruscato, Ninni Passalacqua e Nino Grignano, mentre non hanno partecipato alla seduta Francesco Guarnotta, Nicola Sveglia, Mimmo Fazio, impegnato a Palermo all’Assemblea regionale, ma che, essendo deputato regionale, già non percepisce alcuna indennità per le funzioni di consigliere comunale, e Ninni Barbera.

 

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Ed immediate partono le polemiche con Totò La Pica che si scaglia contro coloro che hanno approvato l’aumento del gettone di presenza. «Il danno — sono le sue parole — è nato, principalmente, nel momento in cui Franco Ravazza di ”Uniti per il Futuro”, il movimento che fa capo all’onorevole Fazio, ha presentato l’ordine del giorno sullo status del consigliere». Approvando quel documento, infatti, l’ammontare del gettone di presenza non è stato più collegato all’indennità percepita dal sindaco. Così, una volta rispettati i dettami del patto di stabilità, le indennità potevano ritornare quelle di una volta. Damiano, però, ha deciso di mantenere la sua a circa 4 mila euro al mese, come durante le sanzioni per lo sforamento, mentre i consiglieri no. «L’approvazione di quell’ordine del giorno — continua La Pica — ha imposto all’amministrazione di presentare questo atto amministrativo, a prescindere, poi, dall’esito del voto espresso durante la seduta».

«Quell’ordine del giorno — è l’immediata replica di Franco Ravazza —, peraltro concordato con gli altri consiglieri, ed è stato voluto per eliminare un vero e proprio paradosso. Fino ad ora, se un sindaco avesse deciso di ridursi l’indennità, e porto un esempio, a mille euro al mese, i consiglieri comunali sarebbero stati legati alla sua scelta. Noi eravamo agganciati a lui. Ed invece, in questo modo, facciamo chiarezza, dato che c’è anche una legge regionale che regola tutta la materia». La Regione, infatti, stabilisce in 99 euro il tetto masimo per ciascun gettone di presenza. «Noi — continua Ravazza —, anzi lo abbiamo abbassato ad 87 euro. Ma ciò non toglie che qualunque consigliere possa decidere di tenere una parte dell’indennità e devolvere l’altra parte. Nell’emendamento approvato, con primo firmatario Franco Briale, infatti, viene spiegato che ciascun consigliere può decidere autonoamente di lasciare nelle casse del Comune, o di devolvere in beneficenza, parte dell’indennità del gettone di presenza».

NEWS: ROSARIO #CROCETTA GONGOLA MOZIONE DI SFIDUCIA RESPINTA


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PALERMO. L'Assemblea regionale siciliana ha respinto la mozione di sfiducia al presidente della Regione, Rosario Crocetta: 37 i voti a favore della mozione, 44 i contrari.

La mozione unificata, di centrodestra e 5stelle, è stata bocciata col voto nominale. Tre i voti che alla fine sono mancati alle opposizioni rispetto alle 40 firme raccolte al momento della presentazione dell'atto parlamentare: assenti Vincenzo Fontana del Ncd e i due deputati Mpa-Pds Pino Federico e Dino Fiorenza; sei i parlamentari della maggioranza non in aula.

E' la seconda mozione di sfiducia, in due anni di legislatura, che viene bocciata dall'aula. Per Crocetta si tratta del primo banco di prova rispetto alla tenuta della maggioranza dopo l'azzeramento della sua giunta e la formazione del nuovo governo, il terzo, di cui fanno parte anche i 'cuperliani' che era rimasti fuori dal secondo governo in polemica col presidente della Regione.

IL DIBATTITO IN AULA. I capigruppo di Forza Italia, Marco Falcone, e dei 5stelle, Valentina Zafarana, hanno illustrato nell'aula del Parlamento regionale le due mozioni di sfiducia nei confronti del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, presente tra i banchi del governo.

Marco Falcone, leader di Forza Italia all’Ars, ha enumerato quelle che ad avviso dell’opposizione sono le gaffe di Crocetta dall’inizio della legislatura: «Volevate mettere le ali all’Ast - ha detto Falcone ricordando il progetto che puntava a creare una compagnia aerea siciliana - e invece non riuscite neppure a garantire gli stipendi». Falcone ha ricordato le polemiche sul Muos di Niscemi ai problemi sulle discariche e all’emergenza formazione professionale. «A distanza di due anni - ha concluso Falcone - quali sono i risultati del governo? Chiediamo che anche la maggioranza voti questa mozione. La voti anche quella parte del Pd che da un anno e mezzo punta l’indice contro il governo».

PD UNITO. Il Pd ha deciso di sostenere il presidente della Regione nel voto di sfiducia chiesto dal centrodestra e dai grillini. Dunque, in parole povere, i democratici hanno votato contro la sfiducia impedendo alle opposizione di ottenere il quorum di 46 voti per mandare a casa il presidente e tornare alle urne.
È l’esito di un lungo vertice all’Ars fra i 19 deputati del Pd e tre dei quattro assessori designati (Bruno Caruso, Antonio Purpura e Cleo Li Calzi). L’altro assessore, il magistrato Vania Contrafatto, non può ancora partecipare a riunioni politiche perchè non ha ancora ottenuto il via libera dal Csm.

Nel corso della riunione Crocetta, che non era presente, ha chiamato il deputato Pippo Digiacomo per cercare di chiudere una polemica che aveva duramente contrapposto i due. Le parole del presidente, che rientrano nel percorso di ritrovata unità della maggioranza, hanno convinto Digiacomo a votare contro la sfiducia malgrado gli annunci dei giorni scorsi.

L'INTERVENTO DI CROCETTA. «Il solo obiettivo della sfiducia è la delegittimazione di un presidente eletto dal popolo. Ma la verità è che lo sfiducia day dei grillini si è trasformato in un boomerang day per Grillo. Ormai il Movimento 5 Stelle è razzista, omofobo e filomafioso»: ha esordito così Crocetta all’Ars replicando a Valentina Zafarana. La capogruppo dei 5 Stelle ha illustrato la propria mozione di sfiducia sottolineando che nella convention organizzata da Grillo domenica scorsa erano state raccolte 25 mila firme contro il presidente.
A conclusione del suo intervento, Crocetta ha sfidato l’opposizione: «Non temo le elezioni. La sfida elettorale la vinceremmo con una maggioranza più ampia di quelal attuale. Voi - ha detto riferendosi a centrodestra e grillini - oggi siete uniti contro di me ma vorrei vedervi in campagna elettorale. Non sareste uniti. Noi invece lo siamo». È il segnale del clima di ritrovata intesa fra Crocetta e la sua maggioranza, che sembra rassicurare il presidente.

 

LA TELEFONATA DI BERLUSCONI. Telefonata a sorpresa di Silvio Berlusconi ai deputati di Forza Italia durante la seduta parlamentare dell'Assemblea regionale sulle mozioni di sfiducia al governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. L'ex premier, che era in compagnia del coordinatore regionale degli azzurri Enzo Gibiino, ha parlato al telefono con alcuni dei deputati mentre era in corso l'intervento in aula del capogruppo di Fi, Marco Falcone. "Ci ha incitati ad andare avanti, cercando di essere più incisivi nella comunicazione con la stampa", riferisce il deputato azzurro Giuseppe Milazzo.

 

PDS-MPA. "I deputati del PdS-MpA avevano sottoscritto e quindi coerentemente votano la mozione di sfiducia al presidente Crocetta, ma è evidente che, anche alla luce dei fatti di questi ultimi giorni e alla nascita di un governo quasi completamente rinnovato, l'aver portato alla discussione la sfiducia è stato un errore. Si tratta probabilmente di una conseguenza nefasta del patto del Nazareno, di un tentativo di una parte del PD di condizionare le scelte del governo e del governatore della Sicilia". Lo ha dichiarato Roberto Di Mauro, presidente dei deputati del Partito dei Siciliani MpA all'Ars, intervenendo stasera nel dibattito sulla mozione di sfiducia al Presidente della Regione. "In questo gioco delle parti - prosegue l'esponente autonomista - è evidente che il ruolo di Forza Italia è stato del tutto deleterio e che quindi da domani si apre una fase nuova nelle relazioni con quel partito, anche in sede parlamentare." "Per quanto ci riguarda - conclude Di Mauro - rispetto all'operato del nuovo Governo, valuteremo di volta in volta il lavoro e le proposte che verranno dagli assessori, alcuni dei quali conosco e stimo".

Video Conferenza stampa: Scontri Ast, mozione di sfiducia #M5S e #Sel: “Alfano incapace”


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Il Movimento 5 stelle e Sel hanno “costruito insieme una mozione di sfiducia per il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo le cariche della polizia ai lavoratori dell’Ast che manifestavano ieri in piazza a Roma“. Lo comunicano in una conferenza stampa a Montecitorio i capigruppi M5S e SEL, Andrea Cecconi ed Arturo Scotto. La mozione e’ stata depositata alla Camera, ma probabilmente verrà presentata anche al Senato “per evitare che venga insabbiata”, spiega Andrea Cecconi. Scotto parla di “un evento gravissimo la cui “responsabilitapolitica e’ in capo ad Alfano. La responsabilita’ morale – continua- e’ in capo a chi, negli ultimi giorni, ha alimentato un clima pericoloso e di scontro sul tema dei diritti e del lavoro”. Il presidente dei deputati di Sinistra ecologia e Libertà commenta le comunicazioni rese dal titolare del Viminale nell’aula del Senato: “E’ stato reticente e ha tentato di scaricare qualche responsabilita’ sui funzionari di polizia che si trovavano in piazza”. Cecconi, invece, ricorda che questa non e’ la prima mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfano da parte del M5s. “La vera colpa di Alfano è di essere un ministro mediocre, un ministro che nessun paese al mondo meriterebbe. Non e’ capace e l’ha dimostrato piu’ volte. La colpa, pero’ – aggiunge – e’ anche di chi gli ha dato la possibilita’ di fare il ministro. Forse e’ meglio che torni a fare l’avvocato di Berlusconi“. Cecconi cita la mozione, che oltre ai fatti di ieri, elenca una serie di episodi che, afferma il portavoce M5S: “Hanno messo in luce le negligenze e l’inadeguatezza dell’autorità politica di vertice del Viminale, dalla fuga in Libano di Dell’Utri al caso Shalabayeva“. “Renzi ne prenda atto e cominci a pensare a cambiarlo: sta per cambiare il ministro degli Esteri, può cambiare anche il ministro dell’Interno”, conclude Scotto  di Manolo Lanaro

 

giovedì 30 ottobre 2014

Questo Video nei #TG non lo vedrete mai su #Renzi su tumori e termovalorizzatori contro Oncologa



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Matteo Renzi aggredisce verbalmente l'oncologa Patrizia Gentilini, per aver sostenuto che gli inceneritori possono provocare tumori. L'offerta di produrre della documentazione viene completamente ignorata e preferisce ricorrere alla classica accusa urlando: "Lei sta facendo del terrorismo", la chiamerà "aspirante alchimista" e per concludere in bellezza gli dirà di "stare zitta ed ascoltare"

Il #PD non perde occasione per strumentalizzare ogni singolo voto del #M5S e veicolare messaggi falsi


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News: Rai, inchiesta sugli appalti esterni: i programmi più celebri sono nel mirino degli inquirenti

Rai, inchiesta sugli appalti esterni: i programmi più celebri sono nel mirino degli inquirenti

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Domenica In, Ballarò, Porta a Porta, Chi l'ha visto?, La prova del cuoco: questi e altri tra i programmi Rai più celebri sono finiti nel mirino della procura di Roma, che sta indagando in relazione agli appalti per l'affidamento dei servizi di post-produzione (sono le operazioni di ripresa, montaggio e titolazione delle trasmissioni). Una rete di aziende, secondo la procura, avrebbe deciso a tavolino chi dovesse vincere le gare e con quali offerte, manipolando la gara per far lievitare i prezzi: le offerte erano concordate al rialzo, per sfavorire economicamente l'Azienda di Stato, con il valore di alcuni contratti che in alcuni casi sarebbe aumentato del 40%, per una media di aumento, per le commesse sotto inchiesta, di circa tre volte rispetto a tutte le altre gare assegnate nel corso dello stesso anno.

L'indagine - Come si legge nel documento di avvio dell'istruttoria del Garante della Concorrenza e del Mercato, il sospetto degli inquirenti è che "esista un coordinamento tra le società volto a limitare il confronto concorrenziale tra le stesse, nella partecipazione alle procedure per l'affidamento dei servizi e diretto alla ripartizione degli affidamenti". L'indagine è entrata nel vivo: i militari del gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, hanno perquisito le sedi di alcune delle società coinvolte nell'indagine, che in tutto sono 23: per gli indagati potrebbe profilarsi anche l'accusa di truffa. La segnalazione di irregolarità è arrivata proprio dalla Rai, che ha denunciato nel dicembre scorso anomalie nelle gare d'appalto che si sono svolte tra il 15 luglio e il 13 ottobre 2013: in seguito a questa denuncia, le verifiche sono state allargate, fino al 2011. Le irregolarità si sarebbero verificate prima dell'inizio della stagione televisiva.

 

Ufficio parlamentare bilancio sbugiarda: “Manovra non farà aumentare occupazione”

Ufficio parlamentare bilancio: “Manovra non farà aumentare occupazione”
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Il presidente Giuseppe Pisauro in audizione alla Camera ha detto che il "milione di posti di lavoro" previsto dalla Relazione alla legge di Stabilità potrebbe essere del tutto virtuale. E ha avvertito: la riduzione aggiuntiva del deficit promessa a Bruxelles ha un effetto restrittivo. Intanto Treu critica il Tfr in busta: "Spero sia soluzione temporanea"

Altro che impatto neutro sugli effetti della manovra: i 4,5 miliardi in più che il governo Renzi ha deciso di mettere sul piatto per accontentare Bruxelles e ridurre il deficit, nel 2015, dello 0,3%del Pil invece che dello 0,1 non sono senza conseguenze per quanto riguarda gli effetti della legge di Stabilità. Anzi, la rendono ben più restrittiva rispetto alla versione iniziale. Non solo: il “milione di posti di lavoro” previsto dalla Relazione tecnica in seguito all’azzeramento per tre anni dei contributi previdenziali per i nuovi assunti è del tutto virtuale. E “l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero”. A esprimere i pesanti rilievi è Giuseppe Pisauro, presidente del neonato Ufficio parlamentare di bilancio, incaricato di vigilare in modo indipendente sui conti pubblici e valutare l’impatto macroeconomico dei provvedimenti.

Pisauro, audito in commissione Bilancio alla Camera sulla variazione della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che il ministero del Tesoro ha presentato mercoledì e su cui Camera e Senato si apprestano a votare, ha detto chiaramente che “il milione di posti di lavoro che sono nella relazione tecnica” della legge di Stabilità come effetto della decontribuzione per il primo anno di assunzione (Padoan aveva parlato di 800mila posti, ma poi il tetto dell’incentivo è stato aumentato) “non è detto che siano in più: sono 1 milione a tempo indeterminato, di cui 600mila potrebbero essere contratti che comunque sarebbero a tempo indeterminato e 400mila contratti a tempo che si trasformano. Quindi l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero”. Insomma, è molto probabile che le aziende sfrutteranno lo sgravio per stabilizzare persone che avrebbero assunto comunque. Semplicemente potranno farlo spendendo meno. Il che non comporterà alcun vantaggio dal punto di vista della creazione netta di posti di lavoro.

Quanto all’effetto complessivo sull’economia italiana della legge di Stabilità, che approderà in Aula alla Camera il 24 novembre, la domanda retorica di Pisauro è stata: “Come mai una manovra da 11,5 miliardi di disavanzo passa a 7 e non cambia nulla dal punto di vista macroeconomico?”. Risposta facile: cambia eccome. “Un effetto restrittivo rispetto al quadro dell’1 ottobre”, anche se “non molto forte”, c’è. Tradotto: le “misure aggiuntive” da 4,5 miliardi renderanno meno espansiva la manovra che il governo ha presentato come tutta imperniata sul taglio delle tasse e il rilancio della crescita. La valutazione di Pisauro, che è anche rettore della Scuola Superiore dell’economia e delle finanze, è opposta rispetto a quanto riferito due giorni fa, proprio alle commissioni Bilancio, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: in quell’occasione il titolare del Tesoro ha detto che lo “sforzo ulteriore” sul deficit non comporta cambiamenti nella struttura della manovra e permette di “mantenere un equilibrio non facile tra continuazione del risanamento delle finanze pubbliche e stimolo alla crescita”.

Vero è che il Tfr in busta paga avrà potenzialmente un effetto positivo sui consumi che potrebbe “compensare il maggior effetto restrittivo implicito nella riduzione del disavanzo”, mantenendo l’effetto della manovra nei dintorni di un decimo di punto, ma il dubbio resta: “Un punto che può essere discusso è la credibilità di mantenere lo stesso quadro macroeconomico per una manovra che è in disavanzo per molto meno di prima, di 7 miliardi, e che quindi ha un effetto espansivo inferiore”. E ancora: “Dal punto di vista economico questa manovra è restrittiva perché migliora il saldo strutturale. Convenzionalmente stiamo ragionando rispetto al tendenziale e rispetto a quello è espansivo”.

La “trovata” del Tfr in busta, peraltro, sempre giovedì è stata criticata dal commissario straordinario dell’Inps Tiziano Treu, nominato all’inizio di ottobre. Sentito in commissione per il controllo sulle attività degli enti previdenziali, l’ex ministro ha detto che la nuova norma inserita nella legge di Stabilità “risponde a un bisogno immediato, perché servono dei soldi subito. La soluzione che è stata presa è frutto di una soluzione temporanea. È il minor male, mi auguro però che non sia definitiva”. Treu ha anche riferito che “il ministero del Lavoro sta pensando a una revisione dei criteri per la ripartizione delle risorse ai patronati“, che stando alla manovra vedranno ridursi i contributi pubblici di 150 milioni. L’obiettivo dei nuovi criteri sarebbe “valorizzare i più efficienti”.

NOTIZIA DEL GIORNO: Tiziano Renzi torna su facebook col nomignolo di "Orso saggio"

Tiziano Renzi torna su facebook col nomignolo di "Orso saggio"

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"Orso saggio". Dietro questo nome curioso si cela la nuova identità su facebook di Tiziano Renzi, il papà del premier. Si era cancellato dal social dopo il caso Piero Pelù che aveva insultato Matteo: "Sono onorato di non aver avuto mai rapporti di conoscenza con quel personaggio che spara m… sulla mia famiglia. Oggi – aveva scritto – giornata di scelte significative. Ho deciso di uscire da Facebook. Purtroppo il mio cognome condiziona fortemente la mia libertà espressiva… Basta che starnutisca che sui giornali appare uno tsunami". Ora è tornato con uno pseudonimo. E non risparmia commenti sull'attualità politica italiana ed estera. "Ma nessuno scrive niente sul fatto che Hamas ha rotto la tregua ricominciando a tirare razzi su Israele?", ha scritto ad agosto. Il 18 settembre,come racconta la Stampa, quando è uscita la notizia dell’indagine per bancarotta fraudolenta, ha pubblicato una eloquente vignetta dei Peanuts: "La calma è la virtù di chi non è coinvolto".

Le risposte - E sulle accuse di aver raccolto soldi per la Leopolda, Tiziano Renzi risponde così: "Qualcuno ha aggiunto uno zero. Duecentomila euro di un evento privato son diventati 2 milioni. Nessun stupore. Hanno gestito un partito creando voragini di debiti ingiustificate ed ingiustificabili, togliendo ai territori ed ai circoli… Hanno la faccia tosta di chiedere conto a chi ha ripianato, in dieci mesi, i loro buchi di un evento privato solo perché questa volta non possono organizzare una contro manifestazione pagata dal partito stesso". Insomma cambia il nome, ma lo stile è sempre lo stesso...

NEWS: Sbarcano dei liberiani a Messina e scattano i protocolli anti-ebola


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Nessun pericolo per la popolazione, si affrettano a dire medici ed autorità anche perchè i migranti in questione non vengono direttamente dalla Liberia ma hanno trascorso un lungo periodo negli altri paesi africani

MESSINA. Liberiani a bordo e scatta la catena sanitaria. Nuovo sbarco di migranti questa mattina nel porto di Messina. Ad approdare, alle nove è stata l'Ocean Destiny  battente bandiera di Singapore. Si tratta di un carico di disperati prelevati a quaranta miglia dalla costa di Malta. La grossa portacontainer li ha trasportati a Messina.

Il problema è che a bordo ci sono anche alcuni cittadini liberiani zona dove imperversa l'epidemia dlel'Ebola. Nessun pericolo per la popolazione, si affrettano a dire medici ed autorità anche perchè i migranti in questione non vengono direttamente dalla Liberia ma hanno trascorso un lungo periodo negli altri paesi africani che è obbligatorio attraversare per poi imbarcarsi sui barconi per la Sicilia. E' come se il periodo di quarntanea fosse già trascorso. E non sarebbe la prima volta in cui dei cittadini africani provenienti dalle zona a rischio arrivano a Messina.

Fatto sta che però le misure di sicurezza osservate questa mattina sono state molto più rigide. Dopo tre ore dall'attracco dalla nave non era ancora sbarcato alcun migrante. Nessun cronista, fotografo e camaeramen è stato ammesso sulla banchina. Si tratta di 228 persone.Tra di loro donne e minor. Dopo le visite mediche saranno trasferiti in parte nelle strutture di accoglienza messinesi e in parte in altre strutture siciliane in pullman.

 

dati elaborati dall'Agcom relativi al mese di settembre 2014 non lasciano spazio alle illazioni Renzi onnipresente

Matteo Renzi onnipresente in tv: al TgLa7 parla più di Mentana

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Non ce n'è per nessuno: Matteo Renzi e il Pd stracciano tutti quando si parla di presenza in televisione. I dati elaborati dall'Agcom relativi al mese di settembre 2014 non lasciano spazio alle illazioni: il premier e il suo partito occupano quasi la metà del "tempo di parola", ovvero i minuti in cui il soggetto politico parla direttamente in voce. E non solo in Rai dove il presidente del Consiglio ha percentuali che vanno dal 26,3% del Tg3 al 18,7% di RaiNews, dal 22,6% del Tg1 al 23,1% del Tg2. Il record di Matteo Renzi è sul TgLa7 con il 33,5% del tempo di parola, ma anche sui canali Mediaset il segretario del Pd è leader assoluto con punte sopra il 32% al Tgcom24 e al Tg4. Su SkyTg24 la percentuale di parola è del 25%.

L'invasione mediatica del Pd - Percentuali che vanno a sommarsi a quelle del suo partito, il Partito Democratico, che sul Tg3 raggiunge la percentuale del 57% lasciando al palo gli altri schieramenti politici come Forza Italia che nei programmi di viale Mazzini ottiene meno della metà (17,5%), o come il Movimento Cinque Stelle che non riesce neanche ad avere percentuali a due cifre (6,4%). Il TgLa7 fa parlare il Pd per il 45,7%; i canali Mediaset il 27,8%: su Sky il partito del premier ha il 47% del tempo di parola.

Gli altri leader - Il confronto con i leader di partito del passato è ancora più emblematico: Enrico Letta, a un mese dalla nomina a Palazzo Chigi ottenne il 14,4% del tempo di parola con il Pd in Rai al 29% (meno del Pdl): Silvio Berlusconi premier nei tg della televisione pubblica si piazzava attorno al 12%. Solo Mario Monti, al suo apice, lo ha eguagliato.

 

News: Operai picchiati, Camusso: “Ordine esplicito” A Renzi: “Il governo abbassi i manganelli”


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Il segretario Cgil interviene sugli scontri a Roma. E sull'europarlamentare Picierno, che l'ha accusata di essere stata eletta con tessere false, dice: "Non mi interessa rispondere al protagonismo di qualcuno"

 

“È gravissimo quello che è accaduto ieri a Roma“. Alla richiesta di un commento sulle frasi di Pina Picierno, il segretario generale della Cgil propone di cambiare discorso. Lei stessa è corsa al Policlinico Umberto I per accertarsi della salute dei militanti Fiom picchiati. Poi ha parlato con Maurizio Landini e ha telefonato al ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Cosa ha detto al ministro Alfano?
Che quello che è avvenuto è gravissimo e chiediamo al governo di risponderne. Gli ho detto che occorre molta attenzione perché in una situazione così difficile non si sa dove si va a finire.

IL RESTO DELLA NOTIZIA PUOI LEGGERLA QUI

Notizia del Giorno: Imu, è Caos: cambia in nove Comuni su dieci


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Da ieri, in attesa della local tax promessa da Matteo Renzi che dovrebbe unificare tutti i tributi territoriali, si è aperta ufficialmente la terza via crucis legata alla nuova Iuc. Dopo Tasi e Tari, è infatti arrivato il turno dell’Imu. Lo scenario, raccontato da Sandro Iacometti su Libero in edicola oggi 30 ottobre 2014, è kafkiano con altre 7.300 delibere comunali che complicano ulteriormente la vita ai contribuenti. La conseguenza, spiega Iacometti, sarà più burocratica che sostanziale visto che la maggior parte dei comuni ha confermato l’aliquota massima già fissata lo scorso anno. In pochi casi, dov’era possibile farlo, l’asticella si è alzata. In altri, sempre molto rari, l’aliquota è addirittura scesa. Ma si tratta di un’impietosa illusione. Quasi sempre, infatti, il decremento è più che compensato dall’aggiunta della Tasi, che insieme all’Imu può far schizzare l’aliquota fino ad un massimo dell’11,4 per mille (compresa la maggiorazione dello 0,8 per mille destinata alle agevolazione). L’entità complessiva del salasso, insomma, non cambia di molto. Ma i sindaci hanno voluto comunque apportare piccole modifiche ai regolamenti, inserire nuove agevolazioni o specifiche deroghe, moltiplicare le aliquote per le varie tipologie catastali, distinguere gli immobili per categorie produttive. Il risultato è che cittadini e professionisti dovranno rimettersi a spulciare ogni singola delibera e districarsi nella nuova giungla di regole per ricalcolare l’imposta da versare. Altri soldi e tempo buttati per il capriccio degli amministratori.

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su Libero in edicola oggi 30 ottobre 2014
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