martedì 30 settembre 2014

Piazzapulita, 14enne #Grillino mette in Difficoltà #Nardella: ‘Riforme con il condannato B. non è Normale’

Marco Colarossi: il tredicenne grillino a Piazzapulita spacca Twitter

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Il sindaco di Firenze, Dario Nardella (Pd), viene incalzato da un blogger #Grillino di 14 anni nel corso di Piazzapulita (La7). Si chiama Marco Colarossi e non ha risparmiato dure critiche al fedelissimo di Renzi: “Siete con Forza Italia a fare le riforme con un condannato, se a voi sembra normale?”. Il sindaco di Firenze in crisi ribatte: “Sei molto simpatico, anche molto ironico. Ti faccio i complimenti. Dopodiché, sia ora o quando vuoi, possiamo fare anche una chiacchierata”. A quel punto è intervenuto il conduttore Corrado Formigli “ammonendo” il sindaco: “Oh, c’ha 13 anni Marco, eh”

 


Video: Quante volte Pd e Fi hanno votato in ugual modo? Almeno nell’80% dei casi


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Video Quante volte Pd e Fi hanno votato in ugual modo? Almeno nell’80% dei casi

Sulla scia della definizione “Renzusconi” data dal giornalista Andrea Scanzi all’accordo tra il premier e il Cavaliere, la trasmissione Piazzapulita (La7) ha mostrato nel corso della puntata di ieri sera alcuni dati accertati. Attraverso un sistema messo a punto dal sito Openpolis, che monitora le attività dei parlamentari e delle loro votazioni, si è verificato il numero di volte in cui in Parlamento i rappresentanti del Pd e di Forza Italia hanno votato allo stesso modo. Si è così scoperto che i due capigruppo di Forza Italia e del Pd alla Camera, rispettivamente Renato Brunetta e Roberto Speranza, hanno espresso lo stesso voto in 436 occasioni su 667, per una percentuale di voto convergente pari al 65%. I capigruppo degli stessi partiti al Senato, Paolo Romani (FI) e Luigi Zanda (Pd), entrambi presenti in oltre 2362 votazioni, hanno una percentuale di votazioni comuni che ammonta al 90,9%. Analogo confronto è stato registrato sui fedelissimi di Renzi e di Berlusconi, come Matteo Richetti (Pd) e Francesco Paolo Sisto, che hanno votato allo stesso modo ben 1605 volte, con una percentuale di voto convergente dell’86,4%. Il ministro Maria Elena Boschi (Pd) e l’onorevole Daniela Santanchè (FI) hanno invece una concordanza di votazioni pari all’81,5%. Ancora più alta è la percentuale di votazioni comuni (87%) tra il deputato renziano Lorenzo Guerini e l’onorevole di FI Annagrazia Calabria. Il sindaco di Firenze Dario Nardella, ospite in studio, motiva così l’impressionante armonia tra le due compagini politiche: “Molte votazioni sono state sulla riforma costituzionale“. Ma viene smentito da un consigliere comunale di Forza Italia che, dal pubblico, fa notare al politico che le riforme istituzionali di Renzi, come anche l’abolizione dell’art.18, sono le stesse che Berlusconi ha tentato di fare per 20 anni

News: Camera e Senato, la beffa dei tagli Ecco quanto guadagnano i dipendenti


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I tagli Via ai tetti degli stipendi di Camera e Senato, dai politici ai barbieri quanto guadagneranno

 Via ai tetti degli stipendi di Camera e Senato, dai politici ai barbieri quanto guadagneranno 

Finalmente anche Palazzo Madama e Montecitorio porranno un tetto agli stipendi dei loro dipendenti. Con molta calma e tante cautele, ma meglio di niente. Se infatti per tutte le altre categorie di dipendenti pubblici i tagli sono stati immediati e le loro buste paga ridotte di punto in bianco, per i dipendenti delle Camere si procederà con gradualità da gennaio fino a raggiungere l'obiettivo nel 2018. E anche il tetto di 240mila euro lordi è relativo visto che di fatto tra contributi e indennità andranno a percepire di più.

Le cifre - Tant'è. D'ora in poi, riporta il Messaggero, lo stipendio del Segretario generale della Camera scenderà da 480mila euro a 360mila lordi. Comunque 120mila euro in più di quanto prende il Capo dello Stato. E comunque saranno sempre cifre da sogno. Basti pensare che i barbieri, per esempio, prenderanno 99mila euro lordi anziché 136mila. I collaboratori tecnici passeranno da 152mila euro a 106mila. I documentaristi guadagneranno 166mila euro, 72mila euro in meno. I consiglieri parlamentari, infine, non potranno sforare 240mila euro. Oggi ne prendono 358mila. 

Insomma, in totale, Camera e Senato risparmieranno un centinaio di milioni di euro.

 

News: Regione Lombardia, inchiesta su Maroni Indagato l'ex vicepresidente Gibelli

Andrea Gibelli

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Avviso di garanzia per il segretario generale ed ex vicepresidente nell'indagine sui contratti a due collaboratrici del governatore assunte in Eupolis e Expo

Un avviso di garanzia è stato notificato stamane dai carabinieri del Noe al segretario generale della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, per “turbata libertà di scelta del contraente” nell’ambito dell’inchiesta affidata al pm di Milano Eugenio Fusco in cui risulta indagato, tra gli altri, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. Il governatore della Lombardia è iscritto nel registro degli indagati da alcuni mesi perché, secondo i magistrati, due impiegate ex collaboratrici del governatore che non erano state inserite nello staff del presidente per timore che la Corte dei conti potesse fare dei controlli e contestare le assunzioni, hanno ottenuto due contratti, uno da Eupolis e l’altro da Expo 2015.

L’indagine riguarda le presunte pressioni da parte di Maroni, il quale tramite il suo capo di gabinetto (anche lui indagato con altre persone) avrebbe fatto ottenere i due contratti. Le ipotesi di reati contestate a vario titolo sono indebita induzione e turbata libertà nella scelta del contraente reato quest’ultimo per cui ora è indagato anche Gibelli il quale stamane ha ricevuto una informazione di garanzia solo per il contratto Eupolis e un ordine di esibizione per l’acquisizione di una serie di documenti. L’atto disposto dalla procura si è reso necessario dopo le audizioni nei giorni scorsi di una serie di testimoni.

 

News Video Parlamentari #M5S visitano il Gargano


NOI DEL M5S NON FACCIAMO CHIACCHIERE, MA FACCIAMO I FATTI GUARDA IL VIDEO. E POI CONDIVIDILO FACENDO INFORMAZIONE GRAZIE!!

NEWS LO DICE L'ISTAT: IN ITALIA AUMENTANO I GIOVANI DISOCCUPATI


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Il tasso dei 15-24enni ad agosto è stato del 44,2%, in aumento di un punto percentuale rispetto al mese precedente. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro 

 

 

ROMA. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni ad agosto in Italia è stato del 44,2%, in aumento di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nei dodici mesi. Lo rende noto l'Istat. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perchè impegnati negli studi.

«Nella definizione più ampia il tasso di disoccupazione» è «giunto a superare il 30% nel 2013, senza peraltro mostrare segnali di rallentamento nella prima parte del 2014». Così il Cnel nel suo ultimo Rapporto sul mercato del lavoro, allargando il campo anche agli inattivi disponibili e ai disoccupati parziali.

«La crisi ha provocato un forte aumento non solo della disoccupazione in senso stretto, che si riferisce ai senza lavoro che compiono azioni di ricerca attiva, ma anche - spiega il Cnel - del numero di sottoccupati e delle persone che hanno interrotto l'attività di ricerca perchè scoraggiati o perchè in attesa dell'esito di passate azioni di ricerca».

E talvolta chi lavora non se la passa molto meglio, basti pensare che «la quota di lavoratori a basso reddito è aumentata negli anni della crisi, superando nel 2011 i 2 milioni e 640 mila», stima sempre il Cnel analizzando l'occupazione dipendente e spiegando che la soglia di povertà sotto la quale i lavoratori sono considerati "working poor" risulta pari a 6,9 euro l'ora.

Guardando alle percentuali si tratta dell'11,7% degli occupati dipendenti. Tra gli autonomi, invece, la quota dei poveri risulta pari al 15,9%, per un totale di circa 756 mila lavoratori. Tuttavia, se confrontata con quella degli altri paesi europei, la quota di 'working poor' in Italia, risulta in generale inferiore alla media Ue 27, pari al 17%.

News: Tfr in busta paga il no di Rete imprese "Impensabile anticiparlo sarebbe colpo di Grazia"


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Dall'associazione degli imprenditori, arriva un secco no alla proposta di inserire mensilmente nella retribuzione dei dipendenti una parte del trattamento di fine rapporto. Merletti: "Sarebbe il colpo di grazia a un sistema stremato da 6 anni di crisi"

 

MILANO - Per le piccole imprese impensabile anticipare il tfr in busta paga. Lo sottolinea Rete imprese Italia secondo cui "in questa fase di perduranti difficoltà per il nostro sistema produttivo, è impensabile che le piccole imprese possano sostenere ulteriori sforzi finanziari, come quello di anticipare mensilmente parte del Tfr ai dipendenti". E' stato il premier Matteo Renzi ad annunciare che il governo lavora perché "il Tfr possa essere inserito dal primo gennaio 2015 nelle buste paga, attraverso un protocollo tra Abi, Confindustria e governo per consentire un ulteriore scatto del potere di acquisto".

La risposta non si è fatta attendere. "Dopo aver subito, soltanto nell'ultimo anno, una contrazione del credito erogato dal sistema bancario del 5,2% - ha osservato Giorgio Merletti, presidente di Rete imprese Italia e di Confartigianato - pari a oltre 8 miliardi di euro, ora alle piccole imprese verrebbe chiesto di erogare diversi miliardi in anticipazione del Tfr. Siamo di fronte alla 'misura perfetta', se si vuol dare una mano a far chiudere decine di migliaia di piccole imprese che stanno resistendo stremate da 6 anni di crisi e difendono in tal modo migliaia di posti di lavoro".

Secondo il presidente Merletti "per i lavoratori il Tfr è salario differito, per le imprese un debito a lunga scadenza. Non si possono chiamare le imprese ad indebitarsi per sostenere i consumi dei propri dipendenti". "Va sottolineato infine - conclude Merletti - che il trasferimento

di tutto il Tfr, o di una parte di esso, nelle buste paga significa azzerare la possibilità, per moltissimi  lavoratori, di costruire una previdenza integrativa dignitosa".

NEWS: BRUTTE NOTIZIE TENETEVI FORTE ARRIVANO NUOVE TASSE DA PARTE DI #RENZI

Camera dei Deputati - Conferenza intergovernativa sul Fiscal Compact

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Il ministro Padoan: il quadro è peggiorato e le manovre sono più difficili La correzione sarà più pesante: 20 miliardi. Riduzione alle detrazioni 

Alla vigilia della presentazione della Nota di aggiornamento del Def (il Documento di economia e finanza) con i nuovi dati su pil e deficit, Padoan delinea un quadro preoccupante con investimenti calanti, disoccupazione molto elevata e un andamento dei prezzi che prefigura rischi. In sostanza la crescita «è stata spostata».

E la conseguenza immediata è una manovra correttiva ben più pesante di quanto era stato preventivato. Il ministro dell’Economia, intervenendo alla Camera, non riesce a nasconderlo. Parlando alla conferenza interparlamentare sul fiscal compact Padoan spiega che l'Europa oggi si trova in una situazione di «semi stagnazione» e inflazione «decisamente troppo bassa». In questo contesto «tutte le manovre sono più difficili». Il rischio di deflazione «potrebbe essere in aumento».

Ma a questo punto la politica economica europea dovrebbe essere aggiornata. Il fiscal compact che è stato concepito in un quadro macroeconomico più favorevole, «dovrebbe tenere conto delle difficoltà e delle circostanze eccezionali soprattutto di alcuni Paesi». Questo strumento, dice Padoan, «va reso più potente e orientato alla crescita». Serve quindi un approccio «nuovo, non solo basato sull’austerità».

Oggi il Consiglio dei ministri esaminerà la Nota di aggiornamento del Def sul quale verrà costruita la prossima legge di Stabilità (che sarà varata entro metà ottobre). Il premier Renzi ha sottolineato che sarà rispettato il vincolo del 3% quale rapporto tra deficit e pil anche se «le motivazioni di quel parametro sono basate su un mondo profondamente diverso». Però il mancato rispetto porterebbe «a un danno reputazionale più grave dei vantaggi che si potrebbero avere».

Ormai viene data per scontata anche dallo stesso ministro una nuova revisione a ribasso della stima del pil per quest'anno che dovrebbe collocarsi fra il -0,2 e il -0,3%. Una previsione molto inferiore rispetto alla più ottimistica stima del +0,8% del Def di aprile. La crescita dovrebbe invece tornare positiva dal 2015 (nelle vecchie previsioni l'anno prossimo il Pil cresceva dell'1,3%). Anche il deficit-Pil pur restando sotto il 3%, dovrebbe peggiorare e passare dalla previsione del 2,6% per quest'anno al 2,8% per rimanere sugli stessi livelli il prossimo anno.

Con questo quadro economico diventa indispensabile una manovra da 20 miliardi. Al ministero dell’Economia si stanno mettendo a punto le ipotesi di intervento. Renzi e Padoan continuano a ripetere che non ci saranno nuove tasse. Non potendo aumentare ancora una pressione fiscale che è a livelli record, cercheranno di camuffare la manovra con una operazione di perequazione sociale. Il che vuol dire un taglio delle detrazioni fiscali che è a tutti gli effetti un aumento della pressione fiscale. Si comincerebbe con l’abolizione delle detrazioni al 19%. Tra queste ci sono anche quelle sanitarie. Infatti nel nuovo modello 730 con la dichiarazione precompilata dal Fisco non saranno indicate le spese sanitarie, suscettibili di detrazione.

Nell’elenco delle detrazioni fiscali, oltre agli sconti fiscali sulle spese sanitarie, ci sono quelli sui mutui e su molte altre voci: dalle palestre alle spese funerarie. Valgono in tutto 5,4 miliardi. Un’ipotesi sul tappeto è di legare lo sconto fiscale al reddito. La detrazione del 19% resterebbe piena fino a una certa soglia (per esempio 30 mila euro), per poi decrescere fino ad annullarsi. Un altro meccanismo, simile, agirebbe invece sulle franchigie, legando anche queste al reddito e ponendo un tetto massimo di detrazione. Allo studio anche un possibile aumento della tassa di successione e dell’Iva sui bene di prima necessità, come il pane (ora al 4%).

Non è escluso che venga riproposto lo sfoltimento delle partecipate statali, da quelle in mano al Tesoro alle migliaia di municipalizzate sulle quali finora non si è fatto nulla perchè significa mettere a rischio tante poltrone legate alla politica.

Laura Della Pasqua

 

Art. 18, Renzi spacca la minoranza Pd "Li ho spianati D'Alema e Bersani, operazione riuscita"

Lavoro, Renzi spacca la minoranza in direzione Pd: “Li ho spianati”

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Il presidente del Consiglio esulta dopo il voto nella riunione del Partito democratico. Gli oppositori nonostante i toni forti escono frammentati tra chi si astiene e chi invece vota contro. La partita si sposta a Palazzo Madama, ma tra i calcoli dei dissidenti c'è anche il pericolo di elezioni anticipate e di perdere la poltrona

 

“Niente sarà più come prima. L’operazione è riuscita, abbiamo una maggioranza schiacciante. Adesso speriamo non facciano scherzetti in Aula…”. A notte fonda quando il premier Matteo Renzi nella veste di segretario si trasferisce al terzo piano di Palazzo Chigi per tirare le somme con i fedelissimi Lotti, Guerini, Delrio e Boschi, la vittoria è sotto gli occhi di tutti. “La vecchia guardia è spianata”, avrebbe detto il segretario democratico i suoi secondo quanto riporta il Corriere della Sera. In un colpo solo l’ex sindaco di Firenze riesce nell’impresa di tenere tutti dentro: apre “la sala verde” ai sindacati, strizza l’occhio agli imprenditori, mantiene la normativa attuale sul reintegro in caso di licenziamenti non solo “discriminatori” ma anche “disciplinari”. E per giunta incassa un risultato che gli sherpa del premier definiscono “importantissimo”. Ovvero, spacca una minoranza che fino a ieri appariva un monolite ricompattato e indistruttibile.

Video di Manolo Lanaro

Il “tutti tranne Renzi”, quello che nei precedenti giorni era stato ribattezzato il “TTR”, si ferma al palo e non varca l’ingresso di Largo del Nazareno. Anzi, si trasforma in un “tutti con Renzi”. Perché anche una parte degli oppositori, ad esempio l’ala destra di area riformista guidata dal capogruppo Roberto Speranza e i fioriniani (nel senso dei fedelissimi di Beppe Fioroni) trovano la mediazione renziana “un passo in avanti nella discussione” e non votano contro, ma si astengono. Un segnale che Micaela Campana, recentemente nominata membro della segreteria in quota “riformista”, mette a verbale in una nota diffusa alla conclusione dei lavori: “Apprezzo l’apertura del segretario nella sua relazione e nel documento finale dopo una lunga direzione. Queste permette di affrontare i prossimi passaggi delicati con l’obiettivo di migliorare la riforma del mercato indispensabile per il Paese”.

Un approccio, quello di una parte della minoranza, che fa il paio con il cambio di strategia del premier. Ecco perché funziona il Renzi “moderato”, il Renzi dai “toni concilianti”, che media fin quando può (“alla fine si vota allo stesso modo in Parlamento”) e che ingaggia un duello all’ultimo respiro con Massimo D’Alema (“Massimo se l’è presa per la mancata nomina a Mr Pesc”, è la battuta di Renzi nel dietro le quinte n.d.r) – per l’occasione trasformatosi in vero leader della minoranza. È la strategia della “prudenza e della ragionevolezza”, suggeritagli al mattino in un lungo colloquio dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, per disinnescare gli effettivi rischi di un voto parlamentare che potrebbe scalfire la stabilità dell’attuale maggioranza. Del resto, se i 40 senatori che hanno firmato i 7 emendamenti al provvedimento Poletti non rispettassero la disciplina di partito, il governo non avrebbe più la maggioranza al Senato, visto che il margine attuale è di 14 voti, e visto che a quel punto il cosiddetto “soccorso azzurro” costituirebbe un cambio di effettivo di maggioranza.

Uno scenario, quello del cambio di maggioranza, che porterebbe dritto per dritto alle elezioni anticipate. E che larga parte della minoranza vorrebbe evitare perché “sappiamo benissimo che al prossimo giro avremo pochissimi posti nelle liste”, rivela un parlamentare a taccuini chiusi. Del resto, secondo quanto raccolto da ilfattoquotidiano.it, in un recente incontro-scontro tra gli sherpa del segretario e una delegazione della minoranza il messaggio “bomba” inviato dal premier ai “compagni” dell’opposizione interna sarebbe stato: “Se rompete si torna alle urne. E se si torna alle urne avrete il 18% di posti nelle liste, una percentuale pari al risultato del congresso”. Insomma, più del cinquanta per cento della delagazione bersaniana-dalemiana-lettiana si ritroverebbe fuori dal Parlamento.

A ciò si aggiunge un altro tassello che preoccupa la minoranza interna. Ad oggi sul tavolo del presidente della Repubblica non viene presa in considerazione l’ipotesi – che accompagna i rumors del Transatlantico – di un governo tecnico guidato, ad esempio, dall’attuale governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il quale qualche giorno fa durante un discorso tenuto a Sulmona ha definito “irripetibile” la situazione in cui Ciampi, nella crisi politico-finanziaria del 1993, passò dalla banca centrale al governo. Messo da parte Visco, secondo indiscrezioni quirinalizie, lo stesso Napolitano non avrebbe alcuna intenzione di nominare il quarto presidente di fila senza il passaggio delle elezioni. Dunque lascerebbe al suo successore la matassa di una nuova crisi politica. Ecco perché in fondo lo spettro delle urne non è così lontano. Ed ecco svelato perché, annotano i bene informati, “una parte della minoranza, quella più giovane, non quella dei D’Alema e dei Bersani, si avvicina sempre più al vittorioso Matteo”. Onde evitare che il premier-segretario trovi “il pretesto” delle elezioni anticipate.

Twitter: @GiuseppeFalci

lunedì 29 settembre 2014

News: Grazie #Renzi Bollette, a ottobre arriva la stangata: gas più caro del 5,4%, elettricità dell’1,7%


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A pesare anche la crisi in Ucraina. Per ogni famiglia previsto un aggravio di 21 euro

 

Aumenti in vista per le bollette di luce e gas. L’Autorità per l’energia comunica che dal primo ottobre il metano subirà un rincaro del 5,4% (anche per la crisi ucraina) e l’elettricità dell’1,7%, per un aggravio totale di 21 euro per una famiglia tipo. Tuttavia, l’Autorità ricorda che per tutto il 2014 il risparmio per la bolletta gas sarà di 84 euro.  

 

Per il gas, avverte l’Autorità nella nota, le tensioni sui mercati legate agli attesi rialzi stagionali della materia prima e alla crisi russo-ucraina hanno determinato l’incremento del 5,4% (pari a circa 19 euro per una famiglia tipo); tuttavia, grazie alla riforma che dallo scorso anno ha agganciato i prezzi italiani a quelli di mercato europei, la stessa famiglia tipo nel 2014 avrà risparmiato 84 euro rispetto ai 1.257 euro complessivi della bolletta del gas di tutto il 2013. 

 

«Con il vecchio meccanismo di indicizzazione al petrolio e ai contratti a lungo termine - aggiunge il presidente Guido Bortoni - la spesa per il gas sarebbe stata ben più alta. Invece, per effetto dei nuovi prezzi “europei” nel 2014 la famiglia tipo risparmierà il 6,7%, ovvero 84 euro in meno rispetto al 2013 e circa 66 euro (-5,3%) rispetto al 2012 nonostante l’aumento della domanda in Europa per i maggiori consumi invernali e la crisi geopolitica». Insomma, «il dato positivo è che adesso i consumatori italiani pagano la materia prima gas come gli altri consumatori europei, a un prezzo agganciato agli andamenti, verso l’alto o verso il basso, delle maggiori borse continentali». 

 

Per quanto riguarda l’elettricità, invece, si registra un incremento trimestrale dell’1,7% (pari a circa 2 euro), principalmente a causa del recupero degli scostamenti rispetto alle stime del costo di approvvigionamento della materia prima e della necessità di finanziare alcuni oneri di sistema. Fra questi rileva, in particolare, la componente per la messa in sicurezza del nucleare A2 per far fronte alle necessità di gettito relative ai versamenti al bilancio dello Stato. Rispetto a questa componente l’Autorità ha anche evidenziato la necessità che vengano attuati i previsti provvedimenti governativi che ne permettono la riduzione.

 

News: L’innovazione industriale è tutta un flop I fondi restano nel cassetto #direzionepd


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di Carmine Gazzanni

Inizialmente il fondo previsto era addirittura di 990 milioni di euro. Tra accantonamenti e tagli vari si è ridotto a 668 milioni. Ma, di questi, concretamente erogati sono poco più di 51. Stiamo parlando del clamoroso flop del fondo, gestito dal ministero dello Sviluppo Economico, creato nel 2007 con la finalità di sostenere e lanciare le imprese indirizzandole verso scenari più competitivi e tecnologici. Non a caso il nome: Progetti di Innovazione Industriale.

FINANZIAMENTO COI FIOCCHI
Un programma di tutto rispetto che, negli intenti, avrebbe dovuto essere indirizzato a interventi in ben cinque aree tecnologiche considerate strategiche: “efficienza energetica”, “mobilità sostenibile”, “made in Italy”, “tecnologie della vita” e “beni e attività culturali e turistiche”. Il sistema era relativamente semplice: il ministero mette a disposizione i soldi, il privato presenta progetti che la struttura burocratica preposta vaglia, infine viene concesso il finanziamento. Qualcosa, però, non deve aver funzionato. Anzi, più di qualcosa. Cominciamo dal finanziamento. Tramite decreto ministeriale dell’11 luglio 2007, si decide di investire, e tanto, con uno stanziamento da 990 milioni di euro. Una montagna di soldi. Ma ben venga se serve a lanciare l’industria. Peccato però che, causa crisi, il fondo viene drasticamente ridotto. Secondo il rapporto trasmesso proprio in questi giorni dal MiSE al Parlamento, i soldi realmente messi a disposizione sono calati, come detto, a 668 milioni. Poco male, si penserà: parliamo sempre e comunque di un bel gruzzoletto.

BRICIOLE ALLE IMPRESE
Ma ecco il punto: dal 2007, con ben 5 macroaree a disposizione, quante erogazioni effettive saranno state fatte? Il dato emerge dal citato dossier: i soldi concretamente concessi alle imprese private arrivano, nel giro di sette anni, a soli 51 milioni. Briciole, insomma. Basti questo: rispetto al fondo iniziale previsto (990 milioni) parliamo del 5% erogato. Ma non è finita qui. Dei 232 progetti ammessi al fondo, ad oggi, al netto di sospensioni e rinunce, rimangono in vita solo 174. Un po’ pochini. Soprattutto se si considera che, in sette anni, due delle cinque macroaree non sono mai partite: stiamo parlando di “Tecnologie della vita” e “Tecnologie per i beni e le attività culturali e turistiche”. Partiranno prima o poi? Ce lo dice lo stesso rapporto: “permangono fondate perplessità sulla futura concreta attuazione dei due PII non ancora adottati”. Evviva.

MALA AMMINISTRAZIONE
Di chi le responsabilità, difficile dirlo. Fatto è che negli anni si sono alternati una serie di enti di controllo: Ipi, Cilea, Invitalia e comitati ministeriali vari. Fino al 2010 (a tanto arriva il rapporto) sono costati 35 milioni. È facile supporre che nel giro di ulteriori 4 anni, i costi di funzione siano perlomeno raddoppiati. Insomma, un fondo bruciato il cui costo di gestione è stato maggiore a quanto erogato. Chiamasi “innovazione industriale”.

 

ADESSO LE TOGHE SI SONO INCAZZATE PESANTEMENTE, CONTRO #RENZI?

News Mega Flop Galattico Su #eBay Auto blu di #Renzi, vendite all'asta troppo care: nessuno le vuole

Auto blu, flop delle vendite all'asta: nessuno le vuole

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Che delusione le vendite all'asta delle auto blu. Il governo voleva liberarsi di 151 super vetture ma è riuscito a piazzarne soltanto 52, per un guadagno complessivo di 371mila euro. Questo al 17 aprile scorso quando Palazzo Chigi lo ha messo nero su bianco in un comunicato. Da allora, riporta il Corriere, non si è saputo più nulla. Le vendite sono proseguite ma le offerte sono crollate. E molti modelli prestigiosi sono rimasti invenduti, come le Maserati acquistate dall'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. Colpa forse dei prezzi. Queste infatti erano valutate 90mila euro. Anche altre auto però risultano molto care, come una Bmw 525 Diesel del ministero dell'Interno, la cui base d’asta partiva da 23.500 euro. Troppo, in questi tempi di crisi. 

E adesso che il decreto attuativo del decreto Irpef sulle auto blu è pronto, come annunciato dal ministro Marianna Madia, e che ogni dicastero può avere cinque macchine di servizio e non di più, i ministeri devono sbarazzarsi di mille e duecento macchine. Le auto blu in eccesso devono essere vendute (sempre che ci si riesca) altrimenti possono essere cedute gratuitamente alle associazioni no profit iscritte all'anagrafe delle Onlus.  

SONO OLTRE LA CANNA DEL GAS QUELLI: DI FORZA ITALIA


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Venerdì pomeriggio i dipendenti di Forza Italia hanno ricevuto una comunicazione dell’amministrazione interna: non ci sono i soldi per gli stipendi e il partito non è in grado di rispettare la scadenza del 29 settembre.

Buco milionario - Nel giorno del compleanno numero 78 di Silvio Berlusconi, i dipendenti forzisti non faranno festa. Niente accredito sul conto. E niente buoni pasto, per il terzo mese consecutivo. La situazione economica delle casse azzurre è drammatica. C’è un buco milionario e non si capisce come colmarlo, dal momento che il Cavaliere non può più contribuire di tasca sua a causa della nuova legge sul finanziamento dei partiti. Le cene di fundraising? Pannicelli caldi. I duecentomila euro dell’altra sera non bastano. Serve altro.

Licenziamenti - Le brutte notizie corrono lungo la posta elettronica interna. Ogni volta che i dipendenti si trovano ad aprire una comunicazione dell’amministrazione, è un infarto. E c’è un secondo caso. Quello delle 42 persone licenziate nel passaggio da Popolo della libertà, che ha dichiarato stato di crisi e chiusura, a Forza Italia. La procedura è stata avviata il 16 giugno scorso. Poi l’intervento del sindacato ha allungato i tempi. Il partito non aveva attivato la richiesta per la cassa integrazione, nonostante sia esplicitamente prevista per i movimenti politici in difficoltà. Lo hanno fatto le confederazioni ottenendo l’annullamento della prima procedura di licenziamento e facendo guadagnare ai licenziati altri due mesi di stipendio. Adesso c’è un tavolo di trattative al Ministero per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Al personale licenziato dovrebbe essere riconosciuto un anno di cassa integrazione.

Comunicazione - Nell’attesa, i 29 dipendenti del Pdl che lavorano nella sede forzista di Piazza San Lorenzo in Lucina hanno ricevuto l’invito a starsene a casa. Bisogna economizzare gli spazi per dare via il terzo piano della sede nazionale di Forza Italia. Disdire l’affitto fa risparmiare 20mila euro al mese. «Vi invitiamo a non recarvi sul posto del lavoro fino a nuova comunicazione», scrivono gli amministratori Rocco Crimi e Maurizio Bianconi nella circolare. Comandati a casa. Poi si vedrà. Ma c’è anche un’altra voce che corre nei corridoi della sede azzurra. E cioè che gli uffici del terzo piano saranno messi a disposizione dei club di Marcello Fiori. Sì, ma nel caso, chi lo pagherebbe l’affitto? Il Pdl-Forza Italia continuerà a percepire i rimborsi elettorali fino al 2016. In quote sempre minori. A quel punto l’attività politica dovrà essere finanziata esclusivamente dai privati. Con donazioni o con il 2 per mille. Un privato che dona da vent’anni, Forza Italia ce l’ha. E si chiama Berlusconi. Ma, per legge, non può più farlo.

di Salvatore Dama

Invito a cambiare l'Italia per i musicisti #Italia5Stelle


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Il M5S invita i musicisti a partecipare a Italia5Stelle al Circo Massimo il 10-11-12 ottobre. E' difficile, si sa accettare l'invito, chi partecipa, in particolare se è popolare, verrà attaccato in tutti i modi. Verrà probabilmente escluso dai lanci dei suo spettacoli in RAI e in Mediaset. Qualche show gli verrà tagliato. Ma è il momento di aver coraggio per evitare che ogni spazio di democrazia sia tolto a questo Paese. Molti di voi per storia, carriera, cultura sono in grado di trasmettere potenti messaggi attraverso la musica. Spero che sarete con noi, insieme ai cittadini a parlare di cose concrete come l'acqua pubblica, l'ambiente, la giustizia sociale, la lotta alla mafia e alla corruzione. Vi aspettiamo. Chiunque sarà il benvenuto.
Per suonare a Italia5Stelle con il tuo gruppo manda una mail a lacosa.beppegrillo@gmail.com con oggetto "Candidatura Musica Italia5Stelle"

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News: #Fisco, per le partite Iva ai minimi imposta al 15%

Fisco, per le partite Iva ai minimi imposta al  15%

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Allo studio del governo c’è anche il regime agevolato, tutto il mondo delle partite Iva agevolate. Quelle che, fino ad un massimo di 30mila euro l’anno, potevano usufruire di un regime agevolato del 5 per cento. Una vera e propria rivoluzione quella di cui dà conto il Sole 24 Ore, una rivoluzione che il governo si appresta ad attuare la delega sulla riforma dei regimi fiscali. I regimi saranno tre. Oltre a quello forfettario in cui si ritroveranno i piccoli imprenditori fino a un massimo di 55mila euro di ricavi, la riforma all’esame di via XX settembre prevede poi il regime ordinario e un regime semplificato che si muoverà secondo un principio inedito secondo il nostro sistema fiscale, cioè quello di pagare le imposte solo sui corrispettivi realmente incassati.

Soglie variabili - Saranno quindi introdotte delle soglie di reddito variabili che inciderà sul numero dei contribuenti che potranno rientrare nel nuovo regime con l’aliquota al 15 per cento. La soglia dei ricavi sarò parametrata all’attività svolta secondo la codificazione Atecoi e , invece di una soglia fissa valida indistintamente per tutti i contribuenti, i limiti di ricavi dovranno tener conto di specifici coefficienti di redditività. Al risultato ottenuto il contribuente nel nuove regime agevolato applicherà l’imposta sostitutiva del 15 per ceto. La novità più importante resta l’aliquota del prelievo che sarà triplicata.

News: #Renzi l'esattore batte il record delle tasse imposte agli #Italiani

tasse


(Fonte Articolo)

Appena insediato ha messo le mani sulla casa con l’avvio della Tasi. Poi è stata la volta dei conti correnti e delle rendite finanziarie 

 

Renzi ha battuto tutti i record. Innanzitutto quello della velocità. Tanto rapido ad annunciare l’abbattimento delle tasse a cominciare da quelle sulle famiglie numerose, e tanto veloce a fare marcia indietro. Non solo. Il record di tutti i tempi messo a segno dal premier è quello del numero di nuove imposte in un arco di tempo estremamente ridotto. Una sorta di gara a fare meglio dei suoi predecessori, anche di quel campione del rigorismo che è stato Monti. Il Prof al confronto con Renzi sembra un pivellino per l’uso della leva fiscale che comunque Monti giustificava sempre indicando come mandante Bruxelles. Renzi invece non si dà nemmeno la cura di scusarsi con gli italiani e mentre getta fumo negli occhi, con le slide e i twitt, promettendo di sforbiciare privilegi e sacche di inefficienza, usa senza remore la clava delle imposte. Le randellate interessano tutti indistintamente, famiglie e imprese.

La fantasia però non è il suo forte se nel mirino è entrata subito la casa, tradizionale fonte di gettito sicuro. Dopo soli sette giorni a Palazzo Chigi, nel primo Consiglio dei ministri, Renzi traduce in un decreto legge l’accordo fra governo Letta e Comuni sulla Tasi. Vediamo le tasse del premier.
 

 

TASI

La tassa sui servizi indivisibili (come l’illuminazione pubblica) s i rivela subito una batosta, peggio della vecchia Imu. Si dà libertà ai sindaci di alzare l’aliquota di un altro 0,8 per mille sulla prima casa, passando dal 2,5 al 3,3 per mille, oppure sulle seconde case, salendo dal 10,6 all’11,4 per mille. I soldi secondo il piano del governo dovrebbero servire a finanziare le detrazioni fissate dai sindaci. In realtà non c’è nessun obbligo a introdurre le detrazioni mentre per l’Imu erano stabilite in 200 euro sulla prima casa e 50 euro a figlio. Risultato: secondo la Uil, l’aliquota media deliberata dai municipi capoluogo di provincia è del 2,6%. La Cgia di Mestre sostiene che in un grande Comune su due la Tasi sarà più cara dell’Imu.

 

 

RENDITE FINANZIARIE

Dopo circa un mese ecco che Renzi decide di colpire gli investimenti in Borsa e il risparmio. Il prelievo sale dal 20 al 26% e riguarda anche i conti correnti. Salvi, al momento, i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali. Anche i fondi pensione non sono stati risparmiati, con la trattenuta che versano allo Stato sui rendimenti maturati che passa dall’11 all’11,5%.
 

 

QUOTE BANKITALIA

Anche le banche sono chiamate a stringere la cinghia. Raddoppia l'imposta sostitutiva sulla rivalutazione delle quote Bankitalia.
 

 

DETRAZIONI IRPEF

Tutti i lavoratori che avranno accumulato detrazioni fino a 4.000 euro nel 2013, dovranno aspettare il 2015 per vederseli riconosciuti. Inoltre l’accreditamento delle detrazioni non avverrà più direttamente ma si dovrà aspettare un bonifico dalla Agenzia delle Entrate. Vengono tagliate le detrazioni Irpef sopra i 55mila euro.
 

 

PASSAPORTO

Aumenta il costo per il rilascio del passaporto che passa dai 40,29 euro ai 73,50 euro, a cui bisogna aggiungere il costo del libretto.
 

 

SIGARETTE

Dal 1° ottobre il pacchetto di sigarette aumenta di 1 euro.

 

SMARTPHONE

Smartphone e tablet più cari. Le tasse sull’acquisto di dispositivi dotati di memoria digitale aumentano di circa il 500%. Quando si acquista uno smartphone o un tablet si pagano dai 3 (dispositivi fino a 8 Gb) ai 4,80 euro (32 Gb) per il diritto d’autore contro gli appena 0,9 previsti finora per i telefonini.

 

BENZINA

Il decreto Irpef all'esame di palazzo Madama prevede clausole di salvaguardia che consentono al Tesoro di aumentare le accise su benzina, alcol e tabacchi qualora avesse bisogno di soldi.

 

ENERGIE

Tassate le rinnovabili.

 

 

SUCCESSIONI

In arrivo, secondo indiscrezioni, con la prossima legge di Stabilità un aumento dell’imposta sulle successioni. Il governo Berlusconi l’aveva abrogata nel 2011, il governo Prodi l’aveva reintrodotta nel 2006, ma prevedendo una franchigia di un milione di euro. Al di sopra di questa cifra, l’eredità viene tassata al 4%.

Laura Della Pasqua

Video: Primarie #Pd in Emilia, affluenza a picco Preoccupazione ai seggi: “Mai così Bassa”


(Fonte Articolo)

Alle primarie del Pd per le elezioni regionali dell’Emilia Romagna l’affluenza crolla dell’80%: “Mai così bassa”, ammettono preoccupati ai seggi, confidando nel rientro dal weekend: “Speriamo nelle ultime ore della sera”. Alle 12 hanno votato in 24mila, fanno sapere da partito con un comunicato. Solo il 15% dei cittadini è infatti tornato al voto rispetto all’8 dicembre 2013, quando si sceglieva il segretario nazionale. Se a fine giornata il magrissimo risultato dovesse essere confermato, chiunque vincerà tra Stefano Bonaccini e Roberto Balzani dunque rischia di essere un candidato dimezzato di David Marceddu

 

Video: Luigi di Maio Su Art.18, #M5S ai sindacati: “Avete svenduto diritti. Renzi? Ce l’ha mandato la Troika”


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“Articolo 18? I sindacati storici sono i principali responsabili dello smantellamento dei diritti dei lavoratori”. A parlare è Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera da Napoli, nell’ultimo dei tre giorni di dibattiti organizzati dal Movimento Cinque Stelle. “I sindacati hanno sostenuto e hanno taciuto di fronte alla legge Treu del centrosinistra e da allora è cominciato lo smantellamento dei diritti dei lavoratori – aggiunge Di Maio – Noi dobbiamo fare in modo di dare pari diritti a tutti e invece questi si sono messi in mente di togliere diritti a chi li ha. Chi oggi dice che dopo Renzi arriva la Troika a commissariarci, non ha capito che è Renzi il commissario liquidatore dell’Italia per mezzo della Troika”. Gli fa eco Roberto Fico, Presidente della Commissione di Vigilanza RAI. “Come tante norme sul lavoro, l’articolo 18 è frutto di 50 anni di lotta dei lavoratori, i sindacati invece hanno spesso venduto i lavoratori ai datori di lavoro e questo non deve più avvenire”  di Andrea Postiglione

 

News: #Renzi toglie gli 80 euro a 5 mln di italiani: ecco a chi


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Detrazioni fiscali nel mirino di Renzi e Padoan? L’ipotesi comincia a circolare con particolare insistenza e con preoccupanti dettagli. L’idea allo studio prevede di ridurre il rimborso fiscale in base al reddito del richiedente. Sopra i 30mila euro lordi l’anno, il rimborso fiscale che oggi è del 19%, scenderebbe al 17%, forse più in basso. A dire il vero sia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con i tecnici del Tesoro, da tempo stanno studiando il “malloppo Ceriani”, il monitoraggio (“tax expenditures”) di tutte quelle deduzioni e detrazioni fiscali che rimborsano il contribuente ma riducono l’incasso per l’Erario.

Per il momento sembra (?) essere stata accantonata l’idea di aggredire, per fare cassa, anche le detrazioni per lavoratori dipendenti (che si esauriscono a 55mila euro lordi): assegni per coniuge e figli a carico, intervento giudicato “socialmente e politicamente delicato”, tanto da aver sconsigliato qualsiasi variazione. Anzi si pensa di aumentare la detraibilità per famiglie numerose (poche). Anche per rispondere al Vaticano. Solo l’altro ieri la Conferenza dei vescovi (Cei), ha chiesto al governo di fare qualcosa «di concreto a favore» proprio delle famiglie. E limare le buste paga di chi ha familiari a carico sembra un’ipotesi repentinamente archiviata anche perché l’eventuale prelievo verrebbe immediatamente percepito (busta baga di gennaio).

Meglio quindi, sembra questa la riflessione politica, agire su altri fronti. Ovvero sui rimborsi fiscali 2015 (relativi ai redditi e alle spese del 2014). L’idea di base è quella adottata per concedere il bonus 80 euro, ma in senso opposto e penalizzante: tracciare una riga (soglia) oltre la quale i rimborsi fiscali diminuiscono progressivamente all’aumentare del reddito.

Tosare il ceto medio - Per avere un qualche ritorno in termini di risparmi, però, la soglia da prendere in considerazione deve scendere pericolosamente, andando ad aggredire chi ricco non è: l’ipotizzata soglia dei 30mila euro lordi individua una platea di contribuenti (sono 5,5 milioni) che può contare su uno stipendio mensile pari a circa 1.800 o più euro (per 13 mensilità).

Tax day il 15 ottobre - La Legge di stabilità 2015 si incammina rapidamente verso la presentazione europea (entro il 15 ottobre dovrà essere depositata a Bruxelles). Il Pil rivisto al ribasso per il 2014 e il 2015 certo non aiuta neppure il gettito fiscale. E a Via XX Settembre i tecnici stanno facendo girare i cervelloni per scovare parte dei 20/22 miliardi che serviranno per passare l’esame europeo e dare stabilità ai conti pubblici del prossimo anno. Si sta valutando (e Padoan lo ha detto chiaramente anche nell’intervista concessa a la Repubblica di mercoledì scorso), dove intervenire: la Legge di stabilità «prenderà in considerazione anche le tax expenditures, cioè deduzioni e detrazioni. A priori non ci sono voci che non vengono esaminate. Il che non vuol dire tagliare, ma valutare. Sarà una questione di scelte politiche».

Il tesoretto - E vediamo chi rischia: oltre 19 milioni di contribuenti chiedono ogni anno allo Stato il rimborso fiscale. Secondo i dati del ministero dell’Economia la "spesa complessiva sulla quale i contribuenti hanno potuto applicare la detrazione del 19% ammonta nel 2011 a 28.826 miliardi di euro, con un risparmio d’imposta di 5.477 milioni". Sono quasi 14 milioni i contribuenti che stanno sotto la soglia dei 30mila euro lordi di reddito. E, secondo simulazioni realizzate dagli economisti de lavoce.info "la riduzione di ogni punto percentuale della detrazione produce un incremento del gettito di 288 milioni di euro". E ancora: "Nel 2012 la detrazione del 19% ha fatto risparmiare a ogni contribuente mediamente 282 euro di Irpef. La riduzione di un punto percentuale della spesa detraibile comporta, pertanto, un aumento d’imposta medio di 15 euro". Sempre stando ai dati del Mef oltre i 30mila lordi sono annoverati circa 5 milioni e mezzo di contribuenti che godono sia delle detrazioni da lavoro dipendente (che si esauriscono oltre i 55mila euro di reddito lordo), sia delle detrazioni e deduzioni Irpef.

Scippo retroattivo - Se è vero che un lavoratore che incassa 300mila euro lordi l’anno (sono 40.615 quelli che che stanno in questa fascia di reddito) può serenamente sopravvivere anche senza parte del rimborso fiscale (694 euro quello medio), il problema è che un intervento retroattivo sui redditi e le spese 2014, violerebbe lo Statuto dei contribuenti. In teoria non si potrebbe cambiare le regole del gioco retroattivamente. Però è stato già fatto (governo Letta), con la “clausola di salvaguardia” introdotta nel 2014. Clausola che prevede proprio questo tipo di intervento per risistemare i conti: se non ci saranno tagli alla spesa - ha confermato Padoan alla Camera ad agosto - i contribuenti saranno chiamati a sopportare un aggravio fiscale di 3 miliardi di euro a partire dal 2015, con cifre poi crescenti. La legge di stabilità 2014 prevede già un intervento (sollecitato pure dal Fmi), per avviare "la revisione delle agevolazioni e detrazioni fiscali", tanto da "garantire 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 nel 2017". Per farlo, però, Renzi dovrà approvare un decreto (Dpcm) entro il 15 gennaio per tagliare, eventualmente, proprio dove indicato dal suo predecessore.

di Antonio Castro

domenica 28 settembre 2014

NOTIZIA BOMBA DELLA VALLE SCENDE IN POLITICA? COME FECE #BERLUSCONI

NEWS: IL PIANTO DI #RENZI


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Lunedì alla riunione del #PD scoppia l'Armageddon parola di Baffino?


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ROMA. Come scriveva Gramsci, ''può capitare che i giovani di una parte si facciano istruire dagli anziani della parte avversa. Mi pare che qualcosa di simile stia accadendo nel nostro Paese. L'unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centrodestra di Berlusconi e Verdini. Al Pd vengono poi imposte, con il metodo del centralismo democratico, le scelte maturate in quegli incontri privati''. Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, l'ex premier Massimo D'Alema, secondo cui ''sul lavoro si può trovare una mediazione''.

''Renzi è in evidente difficoltà nei rapporti con Bruxelles. E sull'articolo 18 è in atto un'operazione politico-ideologica che non corrisponde a nessuna urgenza. Non esiste un'emergenza legata alla rigidità del mercato del lavoro'', afferma D'Alema. ''C'è persino il sospetto che si cerchi uno scontro con il sindacato e una rottura con una parte del Pd per lanciare un messaggio politico all'Europa e risultare così affidabile a quelle forze conservatrici che restano saldamente dominanti. Spero che Renzi si renda conto che una frattura del maggior partito di governo - avverte - non sarebbe un messaggio rassicurante. Se vuole, è possibile trovare un accordo ragionevole sugli interventi sul mercato del lavoro''.

D'Alema sottolinea il ''dominio impressionante'' di Angela Merkel in Ue. ''I popolari hanno una decina di eurodeputati in più, ma in Commissione hanno fatto l'en plein. La Merkel ha ottenuto le presidenze della Commissione, del Consiglio europeo e dell'Eurogruppo'', osserva. ''La Merkel si è mossa da leader europea, i socialisti invece hanno ragionato in un'ottica di prestigio nei singoli Paesi. Lo ha fatto anche Renzi, che ora, per venire fuori dall'impasse e ottenere concessioni dall'Europa, ha deciso di puntare su una questione che è chiaramente ininfluente rispetto agli ostacoli alla ripresa economica, e cioè l'articolo 18''.

 

Questo scontro, tutto interno al Partito democratico, rappresenterebbe un falso problema per il 51% del campione intervistato dall’ultimo sondaggio Ipsos, istituto diretto da Nando Pagnoncelli, per la trasmissione televisiva di diMartedì su la7.

Infatti gli intervistati hanno spiegato come questa sorta di duello serva per non parlare delle difficoltà del paese, mentre per il 45% sarebbe importante: cambierà il mercato del lavoro.

SAPEVATE CHE LA META DEI FOLLOWERS DI MATTEO RENZI SONO FAKE


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News: #Renzi e il matrimonio con i #Poteri Forti

Alle nozze del fido Carrai, il premier di ritorno dagli Usa (e da Marchionne) incontra finanzieri, industriali, alti magistrati. E c’è perfino la Cia. Proprio la gente che conta e che lui fa finta di ignorare. Ai poveri cristi, le solite frasette: “Ce la faremo”

Renzi e il matrimonio con i poteri forti  

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Video: Eataly, Farinetti ai manifestanti licenziati: “Rivolgetevi al giudice”. Loro: “Contaci”


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“Denunciare delle cose false: che io sarei uno squalo, che qui c’è oppressione psicologica, che sfruttiamo. Quel tipo di atteggiamento lì è imperdonabile”. Sono queste le principali motivazioni che hanno portato Oscar Farinetti, patron della catena Eataly, a negare il reintegro in azienda dei tre ragazzi che avevano manifestato contro le condizioni di lavoro nello store di Firenze (il cui contratto non era stato rinnovato alla fine di agosto). I giovani raccontano di un incontro iniziato degustando una bottiglia di Prosecco; ma al momento di parlare di reintegro, e dell’illegittimità dei contratti sottoscritti, Farinetti avrebbe tagliato corto affermando: “Se pensate di aver ragione, andate da un giudice del lavoro“. In merito all’appellativo di “squalo”, e ai toni forti, gli ex dipendenti ribadiscono: “Se giochi sulle nostre teste per incentivare le tue politiche di espansione, sei uno squalo. Senza questi toni non si parlerebbe del lavoro dentro a Eataly. E poi il tono dell’azienda qual è: questa è la porta e se pensate di aver ragione andate da un giudice”. I ragazzi adesso seguiranno il consiglio di Farinetti, e adiranno le vie legali: “Speriamo tramite un giudice che si riesca a ottenere quello che non si è riuscito con un tavolo di trattativa. Sempre che il tavolo sia mai esistito”  di Max Brod

News: Gas russo, Mosca e Kiev smentiscono la Ue "Le forniture per l'Europa sono a rischio"

L'ad di Gazprom parla di "interruzioni" nel flusso del prossimo inverno. E l'Ucraina conferma: "Nonci sono decisioni definitive". Venerdì il commissario Ue all'Energia aveva dato per raggiunta l'intesa

Gas russo, Mosca e Kiev smentiscono la Ue "Le forniture per l'Europa sono a rischio"

Altro che accordo fatto e consegne di gas per l’inverno garantite. La "soluzione sostenibile" ipotizzata dal commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger sembra, alla luce dei fatti, piuttosto lontana. Almeno a sentire Alexej Miller, amministratore delegato del gigante russo del gas Gazprom, e l’omologo ucraino Andrii Koboliev, ad della società energetica statale Naftogaz: entrambi arrivano a ventilare possibili interruzioni nel flusso di gas russo verso l'Unione europea attraverso l’Ucraina

(Qui puoi Leggere l'articolo completo)

News: Articolo 18, #Civati "Renzi vuole rompere Scissione #Pd Possibile"

Articolo 18, Civati: “Renzi vuole rompere il Pd, la scissione è rischio reale”

(Fonte Articolo)

Il deputato esponente della sinistra dem fa capire che non è scontata la maggioranza per Renzi lunedì nella direzione del partito. L'ala critica non esclude di votare "no"

“Ho l’impressione che Renzi voglia rompere”. Lo dice l’esponente del Pd Pippo Civati a Radio Monte Carlo. La scissione è un rischio reale? “E’ un rischio se Renzi non si rende conto di essere anche il segretario di un partito che può avere legittime differenze al proprio interno e che è stato eletto per difendere l’articolo 18 così non certo per abolirlo”.

Attendismo e, allo stesso tempo, determinazione. Le minoranze Pd in vista della direzione del partito di lunedì rilanciano la palla nel campo del premier aspettando di capire quale sia la linea ufficiale che sceglierà l’inquilino di Palazzo Chigi ma allo stesso tempo, fanno sapere fuori taccuino, sono pronte a votare no alla relazione del premier e segretario Pd qualora sul Jobs act Renzi decidesse di tirare diritto senza fare concessioni. 

Il clima è teso, e c’è chi nel partito sta anche pensando, proprio sul fronte degli ammortizzatori sociali, di preparare un documento da portare in direzione nel quale chiedere di allineare l’esame della riforma del mercato del lavoro a quella della legge di stabilità, che dovrebbe essere il veicolo dove mettere nero su bianco i soldi da utilizzare per le nuove tutele promesse dal governo. L’ipotesi del documento sarebbe al vaglio di esponenti delle diverse anime della minoranza, da Francesco Boccia a Stefano Fassina ai cuperliani, mentre i bersaniani hanno subito manifestato una certa freddezza.  Oltre, naturalmente, al minaccioso Civati dell’ultimo intervento radiofonico.

 

sabato 27 settembre 2014

News: Elezioni Reggio Emilia, denunciato presidente di seggio: è accusato di brogli

Elezioni

(Fonte Articolo)   26 settembre 2014
               

La Procura, grazie alle indagini della Digos e dopo la segnalazione del Movimento 5 stelle, ha denunciato Pietro Drammis. Nelle elezioni comunali della scorsa primavera avrebbe falsificato 31 schede elettorali in vantaggio di due candidati della lista Pd: Salvatore Scarpino e Teresa Rivetti (entrambi eletti)

 

La procura di Reggio Emilia, grazie alle indagini della Digos, ha denunciato Pietro Drammis, 58 anni, presidente del seggio 7, dove nelle elezioni comunali della scorsa primavera sono state trovate 31 schede contestate, con l’accusa di aver alterato le schede di voto, con l’aggravante d’aver agito in qualità di appartenente all’ufficio elettorale. Sarebbe stato lui, secondo le indagini, ad aggiungere nelle schede già votate le preferenze di due candidati nella lista del Pd: Salvatore Scarpino e Teresa Rivetti (poi eletti in consiglio comunale).

A segnalare le presunte irregolarità era stato il Movimento 5 Stelle con la consigliera comunale Alessandra Guatteri e la deputata Maria Edera Spadoni (che ha depositato un’interrogazione a Montecitorio in proposito). Secondo i primi riscontri, Drammis avrebbe agito senza alcuna complicità. Le indagini stanno continuando per capire quali siano le motivazioni che abbiano spinto l’uomo a intervenire sulle schede elettorali. “E’ la prova”, commenta Spadoni, “che la nostra denuncia era fondata. I cittadini reggiani vogliono chiarezza e pulizia. Auspico che le indagini proseguano serenamente senza alcun tipo d’interferenza e resto in attesa della risposta del Governo alla mia interrogazione firmata insieme a 16 colleghi del M5S dove chiedo quali misure il ministero dell’interno intenda adottare per prevenire e contrastare condotte illecite ed illegittime nelle procedure di voto e scrutinio”. Così anche Guatteri: “La vicenda però dimostra come anche nella nostra città non sia possibile abbassare la guardia“.

LA DIFFERENZA TRA IL MOVIMENTO 5 STELLE E IL PARTITO DEMOCRATICO QUESTA QUA


(FONTE ARTICOLO)

 (NOTA PERSONALE DEL BLOGGER #INFO5STELLE: PENSA SE LO AVESSERO FATTO I 5 STELLE TITOLONI IN PRIMA PAGINA A GO GO INVECE NON SE NE SA QUASI NULLA!!! )

Cartoni di birre. Sacchi neri e sacchetti “ecologici” di supermercato gonfi di immondizia nauseabonda. Lattine di Coca-cola, bottiglie e bicchieri di plastica. Banchetti di compensato accanto a bottiglie di Peroni a formare sudice nature morte. Un lordume che deturpa il parco delle Cascine, dopo il passaggio, dal 22 agosto al 14 settembre, della Festa dell’Unità di Firenze.

FOTO N°1

 

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Dem dispiaciuti - Uno schifo intollerabile che da più di dieci giorni disgusta quanti passeggiano, fanno jogging o vanno in bicicletta nel parco; questa è l’eredità più tangibile e durevole dell’annuale Festa dell’Unità fiorentina, una vergogna che solo ieri ha smosso l’indifferenza del segretario del PD locale, Fabio Intasciato, che all’agenzia Adnkronos si è detto dispiaciuto “per il disagio causato ai frequentatori del parco delle Cascine per i resti dei rifiuti all'indomani della festa”. Che anima bella, sembra di sentire il ragazzino che si scusa col vicinato per la musica troppo alta il giorno dopo la festa dei suoi diciotto anni. Lui parla del giorno dopo, quando quella poltiglia invade mezzo parco delle Cascine da più di dieci giorni. Lorsignori, sempre pronti a dichiararsi strenuamente ambientalisti contro le rapaci aggressioni del capitale, i cantori degli spazi e dei beni comuni, come è il parco delle Cascine, l’hanno lasciato in preda a questo stato vandalico rallegrandosi invece che “la festa è andata molto bene e non ha creato alcun disagio fino al 14 settembre”.

Casse del partito piene - Mentre riconsegnano alla città un Parco che da pulito è diventato una mezza discarica abusiva si fanno vanto di aver rimpinguato le casse del partito con il cibo spazzatura e le bevande. Dovevano pulire tutto, ci dicono ora gli sporcaccioni, il 19 settembre (cinque giorni dopo la chiusura, se la prendono comoda) ma c’è stata una grandinata che gliel’ha impedito: dev’essere stata una grandinata formidabile, di bibliche proporzioni, forse seguita da una retroguardia di locuste. Ora s’impegnano a riconsegnare l’area “agibile” per lunedì prossimo, quindici giorni dopo aver sbaraccato. Fate, fate con comodo compagni, tanto si sa che a Firenze vi sentite i padroni della città. Un dirigente politico con un minimo sindacale di dignità, alla visione del parco ridotto in quello stato, già il giorno dopo sarebbe andato là a raccattare l’immondizia con le sue mani delicate, caricandosela sulla macchina per portarla al più vicino punto di smaltimento rifiuti cittadino.

Post punk - Ma cosa volete che gliene importi, agli organizzatori e ai dirigenti cittadini del PD. A loro preme che la Festa attiri gente, che sia un grande momento di aggregazione cioè di propaganda, che tutti s’ingozzino e spendano a danno del fegato e dei reni, e che i dibattiti frivoli, le baraonde dei concerti all’insegna del “raffinato post punk” facciano il gioco del partito e della sua democratica festa. Poi, levate le tende, che se la vedano i cittadini con la cloaca, il fetore, lasciato lì a fermentare per quasi due settimane. L’impudente Intasciato ha il coraggio di attribuire al suo partito il merito di aver “in parte rilanciato il parco delle Cascine”. Come, di grazia? Altro che in parte rilanciato, l’ha totalmente fatto piombare nel degrado più irresponsabile. Fino a questo punto può arrivare l’ipocrisia di certa politica, che si atteggia a paladina dei bisogni elementari dei cittadini e poi li obbliga a schivare i luridi resti delle loro feste democratiche. A costoro le Cascine dovrebbe essere precluso a vita, che vadano a insozzare i cortili delle loro sedi di partito. Forse in tal caso impugnerebbero la ramazza dal giorno dopo.

di Giordano Tedoldi