domenica 31 agosto 2014

News: Sblocca Italia, ambientalisti e costruttori in allarme. “Troppo cemento”. “Pochi fondi”

"Sblocca Italia senza strategia e fondi"
Il governo unisce ambientalisti e imprese

"Sblocca Italia senza strategia e fondi" Il governo unisce ambientalisti e imprese


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Anche se per motivi diversi, il decreto Sblocca Italia presentato venerdì da Matteo Renzi (leggi) riesce a mettere sulla stessa linea gli ambientalisti e i costruttori. Il succo è: così non va. Legambiente e Verdi gridano al rischio "di cementificazione del demanio". Mentre l’Ance, che rappresenta il mondo dell’edilizia, sottolinea che le risorse sono troppo poche. Tanto più che i fondi disponibili subito ammontano a soli 200 milioni per quest’anno e 500 per il prossimo


SBLOCCA ITALIA? IN TOSCANA E' "SBLOCCA FIRENZE". AL CAPOLUOGO 150 MILIONI (di D. Evangelisti)

Una Paura fottuta di perdere le elezioni Provinciali, che potrebbero andare al #M5S ecco che fanno #Fi e #Pd


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I dem sosterrebbero Martino Tamburrano, sindaco forzista di Massafra, incassando, in cambio, la vice presidenza. Il patto sancirebbe l'alleanza con Giancarlo Cito, condannato per concorso esterno e il cui movimento è confluito in Fi

 

“Verificare le condizioni per la più ampia convergenza di forze politiche disponibili e per il più qualificato ruolo protagonista del Pd ionico”. È il mandato che la direzione del Partito democratico della provincia di Taranto ha conferito al segretario Walter Musillo in vista delle prossime elezioni provinciali di fine settembre. Che significa? Nei fatti vuol dire che il Pd tarantino, nelle consultazioni per eleggere l’amministrazione di “secondo livello” della provincia ionica, è pronto a sostenere un candidato proveniente anche da Forza Italia.

La notizia è giunta al termine di una riunione del direttivo tarantino in cui è passata a maggioranza la mozione dei democratici che fanno capo al deputato Michele Pelillo. E se ufficialmente l’alleanza con i berlusconiani non è menzionata, ufficiosamente il patto sarebbe già stato sancito con Martino Tamburrano, sindaco forzista di Massafra, piccolo comune alle porte di Taranto. Al Pd, in cambio, andrebbe la vice presidenza. Il Pd quindi ha escluso a priori l’ipotesi di votare Ippazio Stefàno, il sindaco ex vendoliano del comune ionico con cui insieme governano da anni la città dei due mari e che si è autocandidato alla guida della Provincia. L’ipotesi Tamburrano, quindi, è più che concreta e ha creato un certo scompiglio negli stessi iscritti al Pd: i dissidenti hanno presentato una mozione per costringere il direttivo a puntare su un candidato democratico, ma senza successo.

Ora, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, nella terra dell’Ilva, Pd e Forza Italia potrebbero presentarsi con unico candidato. Ma che ne pensano i cittadini? Nulla, visto che il nuovo sistema varato dal Governo stabilisce che per le province di secondo livello il compito di eleggere il presidente e i consiglieri spetta ai sindaci, ai consiglieri comunali del territorio e ai consiglieri provinciali uscenti. In sostanza, un affare per addetti ai lavori.

E questo, probabilmente, spiegherebbe anche la strategia scelta dai “pelilliani”. L’inchiesta “ambiente svenduto” sui legami tra i vertici dell’Ilva e la politica ionica, infatti, ha completamente travolto il Pd ionico che per ritrovare il “più qualificato ruolo protagonista” sembra quindi destinato a diventare la stampella di Forza Italia. Ma c’è di più. Sostenere Tamburrano, infatti, non significa solo allearsi con i berlusconiani, ma anche con il nemico politico di un tempo: Giancarlo Cito. L’ex sindaco ed ex parlamentare condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, infatti, nei mesi scorsi ha scelto di far confluire il suo movimento At6 nei ranghi di Forza Italia.

Tutti insieme appassionatamente insomma: ex comunisti, ex democristiani ed ex manganellari. Le speranze dei dissidenti, però, non sono ancora spente. L’ultimo rifugio si chiama Michele Emiliano: il presidente del Pd pugliese, infatti, martedì incontrerà i democratici tarantini per tentare di sanare una ferita che, a detta di molti, segnerebbe la morte celebrale del Pd ionico.

 

Missile di Marchionne: “Basta gelati”. Renzi salvato dalla Mogherini

Il n. 1 di Fca: “Dal governo finora pochi risultati, Paese incapace di reagire”. A Bruxelles il nostro ministro diventa Alto rappresentante agli Esteri. Il polacco Tusk presidente del Consiglio europeo

 

Marchionne: “Basta gelati”. Renzi salvato dalla Mogherini  

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A tradire Matteo Renzi è stata una slide preparata prima del Consiglio dei ministri. Questa Qui!!

Sblocca Italia, annunci in libertà. Sgravi a banda larga “all’insaputa” del ministero

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In conferenza stampa Renzi ha annunciato un credito di imposta al 50%, ma lo staff del ministero dello Sviluppo era convinto che il provvedimento fosse slittato. "E se davvero è stato approvato, la quota è del 30%. Ma i tecnici ci stanno ancora lavorando". Tutti da decidere anche gli sgravi per chi compra casa per darla in affitto. Mentre il ministro Orlando aspetta "il testo scritto" per pronunciarsi sulle pene per le società non quotate che commettano il reato di falso in bilancio

 

A tradire Matteo Renzi è stata una slide preparata prima del Consiglio dei ministri. O forse la fretta di presentare un provvedimento i cui contorni - come quelli di molti altri punti dello Sblocca Italia – sono ancora tutti da definire. Tanto che i tecnici del ministero competente erano convinti che sarebbe stato rimandato a data da destinarsi. Sia come sia, annunciando gli sgravi per gli investimenti in reti a banda larga (guarda la slideil presidente del Consiglio si è fatto scappare una percentuale per un’altra. Ci sarà “un credito d’imposta del 50%”, ha detto venerdì sera in conferenza stampa. Peccato che il comunicato diffuso qualche ora dopo da Palazzo Chigi parli di un credito per il “30% del costo dell’investimento“. E la percentuale esatta sembra essere quest’ultima. Anche se nessuno è disposto a giurarci, tantomeno lo staff del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, responsabile del piano nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica. Contattato da ilfattoquotidiano.it, un funzionario di via Vittorio Veneto rivela il retroscena del pasticcio. “Durante la riunione del Cdm i tecnici avevano capito che il capitolo degli sgravi alla banda larga non era passato e sarebbe stato inserito in un provvedimento successivo. Per questo ci ha stupito sentire che, in conferenza stampa, il presidente del Consiglio li annunciava… Quanto alla percentuale, l’ultima versione dello Sblocca Italia riportava il 30%. Quindi, se davvero il provvedimento è stato approvato, la quota è quella”. E la slide? “Probabilmente erano state preparate prima. La proposta originaria del Mise era del 70%, poi sceso al 50% e solo durante le ultime limature al 30 per cento”. Impossibile, comunque, avere certezze prima di lunedì. Perché “il testo non c’è, ci sono ancora diverse cose da affinare. I tecnici sono al lavoro in queste ore”. 

Tutti da decidere gli sgravi per chi compra una casa da affittare – Ma il “giallo” della banda larga è solo la conseguenza più macroscopica del vizio di portare in Cdm provvedimenti solo abbozzati e di uscirne senza diffondere i testi definitiviPrendiamo gli incentivi fiscali destinati a chi compra casa per affittarla a canone concordato. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi in conferenza stampa ha garantito che “c’è”, glissando del tutto sulla percentuale. E non è un caso: la norma è stata approvata “salvo intese“, formuletta che in pratica sta a indicare che i dettagli sono tutti da decidere. Di conseguenza, nel comunicato ufficiale della presidenza del Consiglio non ce n’è traccia. Quanto al resto del “pacchetto casa” di Lupi, ne rimane poco o nulla: il rinnovo dell’ecobonus (lo sgravio Irpef del 65%) per le riqualificazioni energetiche degli edifici, che senza una proroga o la stabilizzazione si esaurirà a fine anno, è rimandato alla legge di Stabilità. Disperse, poi, le agevolazioni per le permute immobiliari.  

E sul falso in bilancio Orlando aspetta il testo – Passando al pacchetto di riforma della giustizia, il disegno di legge sul “Contrasto a criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti” include tra l’altro l’attesa revisione delle norme sul falso in bilancio, depotenziate durante i governi Berlusconi. Nello specifico, però, si è saputo solo che le pene andranno “dai tre agli otto anni per le società quotate”. Quanto alle altre aziende, quelle medie e piccole, a dare un’idea dello stato di avanzamento dei lavori è stato lo stesso ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Che ha spiegato: “E’ in corso un ragionamento che riguarda il tema della rilevanza del fatto”. E a una specifica domanda sulle pene previste ha ribattuto: “Potrò dare una risposta più chiara quando avremo il testo scritto”.

 

sabato 30 agosto 2014

Renzi colpisce ancora, Prima con l'inglese, poi si cimenta con il francese disastroso. (Video)


Dopo l'inglese, Matteo Renzi si cimenta con il francese. In inglese, il primo ministro italiano sembrava sicuro, tanto da improvvisare un discorso a braccio sulla vita di Antonio Meucci al DigitalVenice dello scorso giugno. Peccato che il suo inglese si era rivelato maccheronico, incerto, e imbarazzante con quei "Shish" seguiti dal mitico "Come si dice brevetto?D-d-d-d-d the license", per poi concludere con "Now this is the time to eat lunch". Oggi, invece, Matteo Renzi al termine dell'incontro con Francoise Hollande all'Eliseo in vista del vertice Ue a Bruxelles, sembra arrendersi davanti alle lingue straniere. Il presidente del Consiglio alza le mani, come a voler ammettere la fatica nel parlare francese, e timido balbetta: "Basta domande, J'ai fait, j'ai fait..tout..tout..j'ai parlè una demi-heure...donc..c'est bon".

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News: Il #Tg2 costretto a chiedere scusa ai 5 Stelle @beppe_Grillo

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Il Tg2 viene costretto dal M5S a rettificare una notizia data lo scorso 27 in merito all'incontro di una delegazione dei 5 Stelle con il ministro della giustizia Orlando. Secondo il telegiornale Rai i pentastellati lo avrebbero rifiutato, ma in realtà ci sono stati degli incontri tra le parti e sono state presentate varie proposte

"Nell'edizione delle 20,30, il tg della seconda rete Rai rettifica, su richiesta della deputata M5S Dalila Nesci (commissione di Vigilanza), rispetto a un servizio della giornalista Nadia Zicoschi, andato in onda lo scorso 27 agosto. Secondo Zicoschi, il Movimento aveva rifiutato incontri con il ministro della giustizia Andrea Orlando, non presentando proposte in tema di riforma della giustizia. Ciò non risponde a verità: M5S aveva già incontrato il ministro e presentato più proposte. Ecco, quindi, che M5S ha obbligato il Tg2 a rettificare", ha scritto la deputata Dalila Nesci sul suo canale Youtube.

Il post della deputata 5 Stelle sul suo blog:

"Ore 20,30 del 27 agosto. Un servizio del Tg2 si occupa della riforma della giustizia del ministro Andrea Orlando. In chiusura del servizio, la giornalista Nadia Zicoschi afferma: «Non ha partecipato agli incontri il Movimento Cinque Stelle che non ha neppure inviato un documento con le loro posizioni al ministero che pure lo aveva sollecitato». Zicoschi omette che ci sono stati già due incontri (peraltro voluti dal Movimento Cinque Stelle!) col ministro Orlando: uno il primo giugno e uno il primo agosto, durante i quali abbiamo consegnato tutte le nostre proposte. Ergo: la notizia data non corrisponde alla verità dei fatti.

Non se ne poteva più, dopo che anche il Tg1, appena cinque giorni prima, aveva distorto la realtà in merito alle dichiarazioni di Alessandro Di Battista sulla guerra al terrorismo, mettendogli in bocca cose mai dette. Non si poteva lasciar passare l'ennesima uscita della Rai. Ecco perché ho inviato immediatamente una richiesta di rettifica al direttore del Tg2, Marcello Masi. Ieri sera (29 agosto, nda) il mezzobusto Maurizio Martinelli ha precisato il reale impegno del nostro gruppo.

Quella di ieri può considerarsi una vittoria. E non tanto per il Movimento Cinque Stelle, ma per i cittadini, che hanno diritto di essere informati sui fatti, indipendentemente dalla politica. Da qui in avanti la Rai sarà più obbligata a fare servizio pubblico. Bisogna continuare su questa strada. Proseguiremo con l'attenzione, l'impegno e la voglia di cambiare che dobbiamo agli italiani
". 

 

News: Farinetti apre Eataly a Londra, ma licenzia metà dei dipendenti a #Firenze

Farinetti apre Eataly a Londra, ma licenzia metà dei dipendenti a Firenze

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Dopo il successo di New York e quello romano, Eataly si prepara a sbarcare anche a Londra. Lo ha confermato qualche giorno fa l’imprenditore renziano Oscar Farinetti parlando al Meeting di Rimini. Quello che Farinetti non ha detto è che ha appena licenziato la metà dei suoi dipendenti nello store di Firenze, inaugurato solo 8 mesi fa alla presenza del sindaco che sarebbe poi diventato premier. La notizia la dà la Nazione facendo parlare i sindacati. "Su questo drastico taglio a noi lavoratori non è stata data nessuna spiegazione", spiegano i Cobas annunciando per sabato e domenica una due giorni di mobilitazione contro"il mancato rinnovo dei contratti di somministrazione in scadenza, la mancata stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, le condizioni di lavoro, la totale arbitrarietà dell'azienda nell'organizzazione del lavoro, il rifiuto da parte dell'azienda ad un qualsiasi confronto con i lavoratori". Inoltre Eataly Firenze, scrivono in una lettera aperta alcuni lavoratori, "non ha mai conosciuto un'assemblea aziendale, mai e sotto nessuna forma". Eppure "di motivi per riunirci, l'azienda ne avrebbe in quantità: solo nell'ultimo mese- sottolineano i lavoratori- accanto al nome di oltre 13 dipendenti è stato scritto 'out': 13 persone sono state lasciate, senza troppi fronzoli, senza lavoro" perché "siamo solo soldi, numeri, voci di spesa". "Non ho mai parlato con un dirigente", racconta all'agenzia Dire un ex dipendente a cui non è stato rinnovato il contratto. "Dodici giorni prima della fine del mio contratto, dopo tre assunzioni, mi è stato comunicato che la mia posizione non sarebbe stato riconfermata".

News: Pensioni: Poletti si rimangia tutto. Come Renzi. Trionfa la politica del gelato

Il ministro Poletti

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Il meeting di Cl a Rimini ha segnato una svolta nel modo di far politica del governo: dire una cosa e subito dopo rimangiarsela. Come un cono gelato. Efficace immagine dei nostri governanti disegnata dalla stampa inglese.

Andiamo per ordine: il meeting di Rimini è frequentato dai politici che non hanno partecipato al raduno di San Rossore organizzato dagli scout. Dopo che Renzi aveva fornito un assist formidabile ai ragazzi e agli uomini e donne con i calzoni corti, si pensava che a Rimini la presenza di ministri fosse scarsa. Invece la Giannini ha annunciato la riforma della scuola, Lupi ha informato che la Due mari si farà, anche se a pagamento, e infine Poletti ha fatto marcia indietro sulle pensioni. A Rimini il ministro si è espresso a tutto campo e ha fatto quattro annunci importanti.

 

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News: Genovese #PD, il Tribunale: "No ai domiciliari, torni in #Carcere"


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MESSINA. Il Tribunale del riesame di Messina, accogliendo il ricorso della Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il deputato Pd Francantonio Genovese. I giudici hanno annullato l'ordinanza del Gip che scarcerava il parlamentare indagato per associazione per delinquere truffa e frode fiscale sulla formazione in Sicilia disponendone gli arresti domiciliari. L'ordinanza non è esecutiva fino al momento in cui lo diventerà per termini o sentenza della Cassazione.


Genovese è agli arresti domiciliari dal 21 maggio 2014. Si era costituito nel carcere di Messina sei giorni prima, subito dopo che la Camera dei deputati aveva votato l'autorizzazione al suo arresto. Dopo l'interrogatorio di garanzia il Gip di Messina aveva ritenuto che «permane il concreto pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose», ma allo stesso tempo erano «attenuate le esigenze cautelari» tenuto conto anche dell'atteggiamento dell'indagato il quale, «pur avendo la concreta possibilità di sottrarsi all'esecuzione della misura, durante l'esame dinanzi alla Camera dei deputati, si è spontaneamente costituito». Una decisione che adesso il Tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso presentato dalla Procura di Messina, ha ribaltato: disponendo la misura della custodia cautelare in carcere in sostituzione degli arresti domiciliari. Il giudici «sospendono l'esecuzione» del provvedimento «sino al momento in cui diventerà definitivo». Il 7 agosto scorso la Camera dei deputati ha detto sì alla concessione delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche a carico di Francantonio Genovese. L'Assemblea ha autorizzato soltanto le comunicazioni precedenti alla iscrizione nel registro degli indagati del parlamentare, avvenuta il 12 dicembre del 2011. 

LE BUFALE GALATTICHE DI RENZI

Sblocca Italia Annuncia 43 miliardi di cantieri. Ma si scopre che si tratta di fondi già stanziati e per importi molto minori. Pie illusioni? Giustizia civile Anche qui fuochi d’artificio: “Si dimezzeranno i processi”. Almeno in questo caso, però, esiste un testo reale Giustizia penale Per ora 7 disegni di legge: intercettazioni, prescrizione e falso in…

 

 

Panna montata 

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News: Voto di scambio, #M5S: “Grasso dimettiti”. Lui il Presidente grasso dice io: “Non potevo intervenire”

Voto di scambio, M5S: “Grasso dimettiti”. Lui: “Non potevo intervenire”

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La Cassazione ha riconosciuto che con la nuova formulazione del 416ter è più difficile punire il politico che fa accordi con i clan per procacciare voti. I 5 stelle attaccano il presidente del Senato. La replica: "Polemica strumentale contro di me"

Il giorno dopo la sentenza della Cassazione - che, giudicando il caso di un ex politico siciliano, ha messo in luce come con la nuova legge sul voto di scambio, approvata in aprile (la modifica del 416 ter), per condannare si dovrà dimostrare che l’utilizzo del metodo mafioso per procacciare elettori è parte dell’accordo col clan, e che dunque occorrono prove più stringenti per dimostrare che il politico abbia accettato di beneficiare della “forza di intimidazione” propria delle mafie – scoppiano le polemiche. Ad attaccare è il Movimento 5 Stelle, l’unico che, al momento dell’approvazione definitiva della nuova legge sul voto di scambio, disse “no”. Il blog di Grillo scrive “La mafia ha vinto grazie a Renzusconi #GrassoDimettiti’, e chiede le dimissioni per “incompetenza” a chi occupa “posti di rilievo” in lotta a mafia. La seconda carica dello Stato risponde in serata: “Trovo strumentale la polemica che i senatori Vito Crimi e Mario Giarrusso stanno cercando di scatenare contro di me. La mia posizione sul 416 ter era chiaramente espressa nel mio disegno di legge che prevedeva solamente l’aggiunta delle parole ‘altra utilità’ alla formulazione preesistente. Come sanno tutti, e in particolar modo dovrebbero saperlo i senatori il presidente del Senato non può intervenire sui testi in discussione né tantomeno li può votare. Nei post dei due senatori vengono infatti riferite, come se fossero mie, frasi che non ho mai pronunciato”.

L’attacco al presidente del Senato lo firma il senatore Giarrusso con un lungo articolo sul blog di Grillo: “Avevamo ragione. E’ un disastro e la cosa grave è che non è rimediabile. Anche se cambiassimo la norma, poiché è entrata in vigore per qualche mese, verrà applicata a tutti i processi pendenti”. E accusa anche l’Antimafia. “Addirittura la presidente della Commissione, Rosy Bindi, fece venire il noto giurista Giovanni Fiandaca che sostenne la formulazione approvata dalla Camera. Il punto grave è che la norma è più favorevole al reo e rende penalmente irrilevanti condotte sanzionate dalla precedente norma”. Davide Mattiello (Pd), anche egli componente dell’Antimafia e relatore di maggioranza alla Camera sul provvedimento, sottolinea invece che “il legislatore riformulando il 416 ter, e ampliandone significativamente il perimetro di applicazione, ha inteso coerentemente ribadire il principio insito fin dalla prima stesura: se vogliamo colpire lo scambio tra il politico e il mafioso, bisognerà provare che il politico abbia avuto consapevolezza di rivolgersi all’organizzazione mafiosa”. E ricorda che le polemiche sul 416 ter riformato “si scatenarono non su questo punto, ma sulla misura delle pene, fissate a 4-10 anni e giudicate troppo basse”.

Per il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, il testo finale è anche il frutto delle indicazioni che ci sono arrivate da quasi tutte le Procure della Repubblica impegnate su questo terreno e dalle associazioni, “a partire da don Luigi Ciotti e dall’ex procuratore Caselli”. Ad avviso del senatore dell’Ncd Carlo Giovanardi, il principio sancito dalla modifica del 416 ter sul voto di scambio “contiene un banale ed elementare principio di civiltà giuridica: non trovo dove sia lo scandalo. Purtroppo – aggiunge – nell’ottica dei grillini l’imputato deve essere colpevole per principio, basta l’accusa. C’è da avere paura”.

La Lega Nord in aprile, quando fu approvata la modifica del 416 ter, si astenne. “Ci astenemmo perché la nuova normativa ci sembrava carente e temevamo che avrebbe innescato qualche meccanismo perverso. E così è stato”, commenta il senatore della Lega Nunziante Consiglio, membro dell’Antimafia. In sostanza, per il senatore, “abbiamo una legge che è parzialmente positiva ma può creare qualche problema, perché ha ampie zone grigie”

 

News: Regionali, i terremotati si candidano: “La politica ci ha deluso. Ripartire dal basso”


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I comitati di cittadini hanno deciso dopo un sondaggio online e un'assemblea pubblica di presentare la candidatura. Un percorso in salita, tra raccolta firme, nomi e programma. Ma non escludono collaborazioni con altre forze politiche, dal Movimento 5 stelle agli ex della Lista Tsipras

 Prima un sondaggio online per consultare il popolo del web, e poi l’annuncio: anche i terremotati si candidano alla presidenza della Regione Emilia Romagna. Sarà una lista di comitati cittadini, capofila Sisma.12, protagonista delle manifestazioni che negli ultimi due anni hanno portato in piazza le istanze della bassa terremotata, quella che parteciperà alle elezioni per la nomina del successore del governatore uscente Vasco Errani. Per ora è ancora presto per parlare di nomi, l’annuncio ufficiale è appena arrivato e si dovrà affrontare la raccolta firme per la candidatura (necessarie in proporzione alla grandezza della circoscrizione elettorale), e tuttavia il comitato, nato in seguito ai fenomeni sismici del 20 e del 29 maggio 2012, è già alle prese con il programma: lavoro, welfare, ambiente, snellimento della burocrazia che ad oggi ancora ingorga la macchina della ricostruzione.

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Video, Bersani attacco a #Renzi: “Io se fossi diventato premier avrei lasciato segreteria del partito”


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“Io se fossi diventato premier avrei lasciato la segreteria del Partito democratico”. Così l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ospite della Festa dell’Unità nazionale di Bologna
di David Marceddu

 

venerdì 29 agosto 2014

News: L'Italia entra in #deflazione: è la prima volta dal 1959 Soldi e lavoro: ecco cosa cambia per le nostre tasche

Ogni giorno 1000 persone perdono il lavoro. La disoccupazione balza al 12,6%

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Il frutto della cura di Matteo Renzi? Disoccupazione ancora in crescita. E soprattutto la deflazione, per la prima volta dal 1959. Il quadro drammatico viene fotografato dall'Istat, che con le cifre demolisce le sterili politiche economiche del premier, a partire dagli 80 euro. Nel dettaglio, sull'andamento dei prezzi, si spiega che il Belpaese è entrato ufficialmente in deflazione. Ad agosto, secondo le stime preliminari comunicate dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e diminuisce dello 0,1% su base annua (era +0,1% a luglio).  Al contrario, il tasso di inflazione nell’area euro, la crescita è scesa allo 0,3% ad agosto, rispetto allo 0,4% di luglio. Italia, insomma, maglia nera d'Europa.

Mille occupati in meno al giorno - Pessime notizie anche dal mondo del lavoro. Calano infatti gli occupati a luglio, a un ritmo di oltre 1.000 al giorno. In totale, informa l’Istat, sono 22 milioni 360 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-35 mila) e dello 0,3% su base annua (-71 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali sia in termini congiunturali sia rispetto a dodici mesi prima. 

Senza lavoro in crescita - Negativi anche i dati sulla disoccupazione che a luglio balza al 12,6%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su giugno e di 0,5 punti su base annua. I dati provvisori diffusi dall'Istat parlano di 3 milioni e 220mila persone senza lavoro, in aumento del 2,2% rispetto a giungo (+69mila) e del 4,6% su anno (+143mila). Viene così cancellata la flessione del mese precedente, con il tasso che si riporta ai livelli di maggio, appena sotto i massimi storici. Per quanto riguarda i giovani il tasso di disoccupazione della popolazione in una fascia di età tra 15 e 24 anni a luglio è pari al 42,9%, in calo di 0,8 punti percentuali su base mensile, ma in rialzo di 2,9 punti nel confronto annuo. Secondo i dati Istat sono in cerca di un lavoro 705 mila under25. Sul totale della popolazione giovane, l'incidenza dei disoccupati è dell'11,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali su giugno e di 1,1 punti sul luglio 2013.

Inattivi - Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni, conclude l’Istat, diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente (-28 mila) e dell’1,1% rispetto a dodici mesi prima (-159 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 punti su base annua.

Per la felicità dei Politici: Scambio tra politica e mafia, il reato non è più punibile


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Aggiornamento di Notizia

 

Lo Dicevamo noi del 5 stelle: La Casta si inventa l'emergenza privacy E mette il bavaglio sulle intercettazioni

La Casta si inventa l'emergenza privacy E mette il bavaglio sulle intercettazioni

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Il "ti amo" di Anna a Falchi a Ricucci. Le profferte di Moggi jr alla D'Amico. Le telefonate di Vallettopoli. Si contano sulle dita di una mano le volte in cui la vita privata di qualcuno è davvero finita sui giornali attraverso gli atti d'indagine. Eppure il bavaglio è diventato un punto fermo della riforma della giustizia

 

Il “ti amo” di Anna Falchi all’allora fidanzato Ricucci. Gli apprezzamenti di Moggi junior per Ilaria d’Amico. Qualche nome di soubrette finito sui giornali perché citato al telefono. E poco altro. Bastano due mani per contare le polemiche che si sono accese negli ultimi vent’anni a seguito di fatti privati che, pur riguardando persone estranee alle indagini, sono stati pubblicati insieme alle intercettazioni delle inchieste. Un numero di casi limitato se confrontato con gli oltre 180 milioni di “eventi telefonici” che secondo l’Eurispes vengono registrati ogni anno in Italia su mandato delle procure, con un numero di utenze telefoniche intercettate pari a circa 140mila (e bisogna tenere conto che in genere ogni singolo indagato ha più numeri sotto controllo). Eppure il nuovo bavaglio di stampo renzian-alfaniano parte proprio da qui: il divieto di trascrizione delle conversazioni sugli atti giudiziari (e di conseguenza sui media) se non per riassunto, che diventa divieto assoluto, anche in riassunto, per le conversazioni dei terzi, ovvero di coloro che non sono indagati. Per la politica è una priorità, un punto irrinunciabile nell’estenuante contrattazione sulla riforma della giustizia. Ma fuori dai dibattiti di Palazzo, la priorità del tema è tutt’altro che evidente. 

Su questo punto i retroscena danno per raggiunto l’accordo tra Ncd e Pd, fatta salva la facoltà lasciata al pm di disporre diversamente caso per caso, per verificare l’esistenza di notizie di reato. Resta al momento da capire se la stretta uscirà già dal consiglio dei ministri di oggi o se verrà rinviata in autunno, dopo l’incontro annunciato da Renzi con i direttori dei giornali. E resta da capire se la spinta di Ncd e Forza Italia riuscirà a ottenere addirittura l’obbligo di usare solo per riassunto tutte le conversazioni intercettate, anche quelle degli indagati. Ci risiamo col bavaglio, insomma. “Le intercettazioni e la loro pubblicazione – ha tuonato il Mattinale di Forza Italia – invece di informare deformano e tagliano la testa alla reputazione della gente, che non c’entra o è innocente fino a prova contraria”. Fa niente se poi, andando a contarle, il numero di volte in cui ci è andata di mezzo la reputazione di persone estranee alle indagini è limitato. E’ successo per i messaggi d’amore che nel 2005 Anna Falchi spediva a Stefano Ricucci, uno dei “furbetti del quartierino” finito sotto inchiesta per la scalata di Antonveneta. La loro pubblicazione causò la reprimenda del garante della privacy e un anno dopo le scuse dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il primo a ideare un disegno di legge passato alle cronache come “legge bavaglio”.

L’amore, la passione. O semplici flirt. Sono sempre loro al centro dei casi di conversazioni che non sarebbero dovute finire sui giornali perché non rilevanti per l’interesse pubblico. Accadde anche nel 1996, quando le cronache diedero conto delle avance di Alessandra Necci, figlia dell’allora numero uno delle Ferrovie dello Stato Lorenzo, verso il banchiere Francesco Pacini Battaglia, indagato dal pool di Milano (“Hai visto come sono sexy?”). Intercettazioni depositate dai pm per essere a disposizione della difesa. O citate nelle richieste di arresto dei pm e nelle ordinanze dei gip, come è successo ai tempi dell’inchiesta della procura di Perugia su Vallettopoli a Maria Monsè, starlette finita la centro delle attenzioni di Salvo Sottile, all’epoca portavoce di Gianfranco Fini. Nei verbali di quella inchiesta venne citato anche il portavoce di Prodi, Silvio Sircana: Fabrizio Corona parlava al telefono con un paparazzo del suo pedinamento nella notte in cui si era fermato in auto davanti a un transessuale.

Ilaria D’Amico s’è trovata il suo nome pubblicato nel 2006 perché era l’obiettivo dei corteggiamenti di Alessandro Moggi, il figlio di Luciano, che intercettato per Calciopoli raccontava al telefono come la giornalista gli avesse dato buca, nonostante tutto il suo impegno: “Ho speso 10mila euro per portarla a Parigi, ho preso un aereo privato, albergo di lusso, ristorante favoloso”. La stessa D’Amico, però, chiarì in una puntata di Exit: “Certo, mi ha dato fastidio, ma non per questo chiedo il bavaglio alle intercettazioni”. 

Polemiche anche l’anno dopo, quando furono pubblicate le intercettazioni in cui Silvio Berlusconi raccomandava alcune attrici ad Agostino Saccà, in quel momento responsabile di Rai Fiction. Il Cavaliere commentò sostenendo di aver “solo dato una mano a trovare lavoro a qualcuno che non l’aveva” e parlò di “volontà di gogna e di gettare fango su chi parla al telefono”. Argomentazioni anti pm riproposte qualche anno dopo nell’ultima polemica sui rischi di intercettare persone estranee alle indagini. Protagoniste, questa volta, le “cene eleganti” di villa San Martino. “Sono stati intercettati per mesi in maniera sistematica – si lamentò a inizio 2011 Berlusconi – tutti coloro che hanno osato varcare il cancello della mia residenza privata di Arcore, come se essere ospiti del Presidente del Consiglio costituisse di per sé un grave indizio di reato”. Peccato che in quel caso il reato contestato (per il quale l’ex premier è stato poi condannato in primo grado) fosse il favoreggiamento della prostituzione in relazione a quelle stesse “cene”. Dunque aspetti penali e aspetti privati finirono inevitabilmente per coincidere. 

Twitter: @gigi_gno


News: Disoccupazione, a luglio sale al 12,6% che cosa fa il governo #renzi? fa solo #Spot

Ammazza che sfiga Tutto da rifare. #Renzi, 3 buchi nell'acqua #flop su giustizia, su scuola e Salva Italia


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Doveva essere il giorno della "rivoluzione renziana". Da settimane il premier Matteo Renzi cinguetta annunciando che il 29 agosto il Consiglio dei Ministri avrebbe approvato le riforme in materia di giustizia e di scuola e il pacchetto di misure per far decollare l'economia italiana. Da settimane i membri del suo esecutivo regalano ai giornalisti pillole di quei documenti lasciando intendere un big bang capace di invertire la tendenza. Il 29 agosto è arrivato, ma quello che ci verrà illustrato oggi in conferenza stampa è tutt'altro. Innanzitutto non ci sarà la tanto sbandierata riforma della scuola. E nemmeno le linee guida che il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini aveva preparato. La scusa ufficiale è che si tratta di "un tema troppo importante, a suo avviso, per essere confinato alla fine di un consiglio dei ministri tutto incentrato sul rilancio dell'Italia, sbloccando investimenti e i tempi biblici della giustizia".

Giustizia - Ecco, la giustizia. Peccato che anche questa riforma non sarà completa come invece la propaganda di Palazzo Chigi aveva fatto credere. Il ministro Orlando porterà in Cdm un decreto sulla giustizia civile (su cui c'è l'accordo di tutti), mentre per quanto riguarda quella penale le divisioni tra Pd e Nuovo centrodestra sono talmente profonde che forse si eviterà di affrontarla. No al ritorno del falso in bilancio, no al reato di autoriciclaggio, no al congelamento della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sì al bavaglio delle intercettazioni: il partito di Angelino Alfano su questi punti non sembra disposto a cedere e così il Guardasigilli Orlando dovrà lavorare fino a un minuto prima dell'inizio della riunione del Consiglio dei Ministri per trovare dei compromessi sulla riforme. Anche perché Renzi vuole arrivare sabato, prima al vertice Pse a Parigi e poi al consiglio europeo a Bruxelles, con una "dote" corposa di provvedimenti. E per dimostrare che fa sul serio, il premier raddoppia l'appuntamento e fissa per lunedì prossimo la conferenza stampa per presentare il programma dei Mille giorni, "il countdown parte da lì", sostiene Renzi deciso ad andare avanti con un orizzonte di legislatura.

Sblocca Italia - Anche per quanto riguarda lo "Sblocca Italia" ci sono dei problemi. Come riferisce il retroscena di Repubblica a poche ore dal consiglio dei ministri, Renzi e Padoan avrebbero imposto al Maurizio Lupi di riscrivere il decreto. «Così non va. Ci sono decine di miliardi di spesa che non possiamo coprire e manca completamente una visione strategica. Lo dobbiamo ripulire », avverte il premier nella lunghissima riunione preparatori di ieri. Il fastidio nei confronti di Lupi è palpabile. «Ci sono norme davvero senza capo né coda». I tecnici e Palazzo Chigi ricominciano praticamente daccapo. Spazzano via quasi tutti i finanziamenti fuori controllo, cercano le risorse per i provvedimenti più urgenti, rinviano gli altri alla legge di stabilità. Insomma il piatto del consiglio di oggi, il primo dopo le vacanze, è meno ricco di quello annunciato.

 

Economist, in copertina Renzi con il Gelato, Merkel e Hollande sulla barca Eurozona che affonda


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Il settimanale economico britannico titola: "Quella sensazione di affondare (di nuovo)". E, nell'editoriale, spiega che "l’euro potrebbe essere condannato" se i leader dei maggiori Paesi "non riusciranno a trovare il modo di rimettere a galla l’economia". Quanto a Draghi, l'unico che nella foto tenta di salvare la barca, "nonostante i suoi sforzi la politica monetaria e fiscale è troppo restrittiva"

Una barchetta fatta con un banconota da 20 euro che rischia di affondare. A bordo Matteo Renzi che tiene in mano un gelato e davanti a lui, a prua, Francois Hollande che scruta l’orizzonte e una soddisfatta Angela Merkel. A poppa, Mario Draghi che cerca di svuotare lo scafo dall’acqua che lo sta sommergendo. E’ la copertina con cui l’Economist lancia l’allarme sui nuovi rischi per l’economia dell’Unione e la stabilità dell’euro, dopo “l’illusione” di essere riusciti a superare la tempesta. “Nelle ultime settimane i paesi dell’eurozona hanno ricominciato a fare acqua”, scrive il settimanale economico nell’editoriale che dà il titolo alla copertina, “Quella sensazione di affondare (di nuovo)”. “Se Germania, Francia e Italia non riusciranno a trovare il modo di rimettere a galla l’economia dell’Europa, l’euro potrebbe essere condannato”, avvisa il giornale britannico. “Le cause profonde dei nuovi malanni dell’Europa sono tre problemi ben noti e correlati” scrive l’Economist, riferendosi alla mancanza di leader con il “coraggio per le riforme”, ad un’opinione pubblica ancora non “convinta della necessità di cambiamenti radicali e ad un “sistema monetario e di bilancio troppo rigido”. Mali che vengono “drammaticamente rappresentanti dalla Francia” di Hollande, scrive l’Economist, che ha parole molto severe per il presidente francese. Mentre concede ancora un’apertura di credito a “Renzi che ha coraggiosamente spinto per drastiche riforme”, pur “ancora comunque da portare a termine”. Quanto a Draghi, “nonostante i suoi sforzi la cornice di politica monetaria e fiscale è troppo restrittiva e soffoca la crescita”.

News: Renzi IL 23 Agosto lo aveva assicurato Riforma Scuola, dietrofront del governo credibilità #ZERO


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Il 23 agosto Renzi lo aveva assicurato: "Il 29 agosto vi stupirò. Presenteremo norma complessiva". Ora la marcia indietro, dopo un'ora di colloquio con Napolitano. "C'è rischio di bloccare il Cdm"

 

“Il 29 agosto vi stupirò” aveva detto. Nessuno rimarrà stupito, almeno il 29 agosto. La riforma della scuola non sarà all’ordine del giorno del consiglio dei ministri, nonostante fosse mancato tanto così dall’appendere i manifesti ai muri delle città. La motivazione uscita da fonti di Palazzo Chigi è che c’è già troppa roba di cui discutere in consiglio dei ministri: la giustizia (che farebbe già da sé materiale per un paio di gabinetti di governo), lo “Sblocca Italia” (cioè sblocca opere pubbliche) e le questioni internazionali che per buona parte della giornata hanno tenuto il capo del governo attaccato al telefono (con Putin, Cameron e il finlandese Stubb nell’ordine). 

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dato il via al battage pubblicitario il 19 agosto, martedì scorso: “Infine il 29 – aveva scritto in un tweet – linee guida sulla scuola. Perché tra 10 anni l’Italia sarà come la fanno oggi gli insegnanti. Noi lavoriamo su questo in#agosto”. Al ministero dell’Istruzione dicono che tutto è pronto e serve solo il tagliando del consiglio dei ministri, ma la cosa certa è che questo non arriverà “in #agosto”, ma “a #settembre”. Poi 4 giorni dopo aveva insistito: “Presenteremo una riforma complessiva – aveva assicurato in un’intervista a Tempi – che, a differenza di altre occasioni, intende andare in direzione dei ragazzi, delle famiglie e del personale docente che è la negletta spina dorsale del nostro sistema educativo”. Due giorni dopo già era stato “corretto”, almeno nella forma, dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “Il 29 agosto presenteremo ‘visione’ governo su scuola. Seguirà provvedimento in costruzione da mesi” aveva precisato sempre attraverso Twitter. Al tema il capo del governo ci punta parecchio. Da mesi promette lavori e ristrutturazioni nelle scuole. Nei giorni scorsi, ha raccontato il Corriere della Sera, ha pure riunito i suoi più stretti collaboratori nel partito (come Davide Faraone e Graziano Delrio) in una riunione dalla quale era invece era esclusa la Giannini. Così lui ancora su Twitter il 27 agosto ha ribadito: “Non male questo fine settimana: giustizia, sblocca Italia, nomine europee, poi scuola e #millegiorni #italiariparte”. Quasi un’ossessione, come se fosse una malattia. “Ormai la ‘riformite‘ ha una pessima fama, sembra una malattia, di quelle difficili da capire ma che non lascia scampo. Bisognerebbe abrogare per legge l’espressione: faremo la riforma della scuola. Non ditelo: raccontateci come farlo, concretamente”. Lo diceva (anzi lo scriveva) Renzi nel 2011, dentro uno dei suoi libri, Fuori!.

Cos’è successo? Quando è stata fatta fuori la presentazione della riforma della scuola dall’agenda di governo di venerdì? Cronologicamente è accaduto subito dopo l’incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e Renzi. Il colloquio con Giorgio Napolitano si è concentrato – oltre ai tre temi che restano all’ordine del giorno -anche sulla candidatura del ministro degli Esteri Federica Mogherini a alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Il capo dello Stato, come scrive l’Ansa in serata, ha sempre chiesto ai diversi Governi che si sono succeduti di non mettere troppa carne al fuoco. Insomma, meglio un po’ più di tempo per confezionare provvedimenti lineari e inattaccabili di una fretta pur comprensibile, visti i tanti problemi che ha l’Italia, ma che rischia di essere controproducente. Studiare con cura, quindi, il crono-programma di una serie di riforme da far “tremare le vene nei polsi”, come ha detto lo stesso Renzi che peraltro ha messo anche la testa alla conferenza stampa di lunedì primo settembre, quella sui mille giorni

Alle agenzie le fonti vicine al presidente del Consiglio fanno trapelare che è la scuola è un tema troppo importante per essere confinato alla fine di un consiglio dei ministri tutto incentrato sul rilancio dell’Italia, sblocco di investimenti e i tempi biblici della giustizia. Ma non è escluso che il Colle abbia invitato Renzi alla calma, a prendersi più tempo su una riforma “faticosa” come quella della scuola.

 

giovedì 28 agosto 2014

VI RICORDATE #RENZI E IL SUO VIDEO MESSAGGIO SUGLI 80 EURO IN VERSIONE #SATIRA


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Vendite al dettaglio ferme nel mese di giugno 2014 rispetto a maggio. E in discesa del 2,6% su base annua. Il bonus di 80 euro del governo Renzi non ha avuto effetti immediati sui consumi degli italiani. Così si sgretola il castello di annunci e promesse del premier Matteo Renzi, che dal marzo scorso ha usato il grimaldello degli 80 euro per conquistare la fiducia degli italiani

 

IO CI SARÒ ALLA MANIFESTAZIONE DEL #M5S IN PIAZZA CIRCO MASSIMO #ROMA

M5S, Grillo: “Manifestazione in piazza al Circo Massimo anche senza permesso”
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Il leader M5s sul blog annuncia la manifestazione "Italia 5 Stelle" dal 10 al 12 ottobre, ma attacca il Comune di Roma che non ha ancora dato l'autorizzazione per gli spazi: "Noi siamo gandhiani ma non coglioni"

 

Con o senza permesso la manifestazione “Italia a 5 Stelle” sarà al Circo Massimo: “Perché siamo gandhiani ma non coglioni”. Il leader del Movimento 5 stelle sul blog annuncia l’evento in programma dal 10 al 12 ottobre, ma attacca il Comune di Roma che non ha ancora dato l’autorizzazione per gli spazi. La festa, come già annunciato in assemblea ai parlamentari lo scorso mese, sarà una ’tre giorni’ di incontri: “Si incontreranno”, si legge sul blog, “i duemila eletti del M5S in tutta Italia e in Europa e cittadini e simpatizzanti. Un evento ambizioso, ma che non sarà né il primo né l’ultimo nella nostra storia. D’altronde siamo abituati a gettare il cuore oltre l’ostacolo e quindi abbiamo iniziato per tempo, il 1 luglio, la trafila dei permessi al Circo Massimo a Roma seguendo ogni passo burocratico nel massimo rispetto delle procedure e delle regole”.

Eppure, denuncia il leader M5S sul blog, il permesso per avere il Circo Massimo diventa una ‘missione impossibile’. “Il Comune di Roma ed il Mibac”, si legge sul blog, “che negli anni hanno autorizzato al Circo Massimo un po’ di tutto nonostante il solito parere contrario della Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Roma – accusa Grillo – ci ha inviato il 31 luglio una secca risposta: la manifestazione è troppo importante, l’allestimento troppo grande per questa area. Se volete, Italia 5 Stelle la fate altrove, forse. Perché noi siamo il Movimento 5 Stelle e non abbiamo corsie preferenziali come tutti i partiti o sindacati che negli anni ci hanno organizzato di tutto o come i Rolling Stones che hanno pagato profumatamente l’occupazione suolo pubblico ed in più erano un ‘sogno da ragazzo’ di Marino”.

“Alle nostra ferma richiesta di spiegazioni sulle motivazioni del diniego – prosegue Grillo nel racconto – e soprattutto sui riferimenti di legge, decreti, regolamenti, delibere etc che lo hanno causato, o se la scelta di concedere Circo Massimo o meno sia discrezionale in base al colore politico o al portafogli del richiedente, abbiamo creato il panico in Comune e siamo stati celermente ricevuti e rassicurati che con qualche piccola modifica (che abbiamo prontamente apportato) ci avrebbero rilasciato il permesso per l’area”.

“E’ passato un altro mese – va avanti il leader M5S – e la risposta definitiva ci viene posticipata giorno per giorno, sempre infiocchettata con belle parole di rassicurazione. In pratica è un no, avere l’autorizzazione pochi giorni prima non ci consentirebbe di organizzarla e loro lo sanno benissimo. Prima l’ultima settimana di agosto, poi il 26, poi il 27. Adesso la prossima data indicataci è lunedì 1 settembre. Ma sapete cosa? Noi Italia 5 Stelle la faremo. Con il permesso del Comune di Roma così come l’avevamo pensata a Circo Massimo o senza permesso in una pacifica adunata di liberi cittadini. Pacifica ma un po’ incazzata. Perché noi siamo gandhiani ma non coglioni”.

 

NEWS: UN UOMO SOLO ALLO SCONTRO DI (DAGOSPIA)



1. UN UOMO SOLO ALLO SCONTRO! MESSA DA PARTE LA ‘’TOPLESSATA’’ GIANNINI, IMPEGNATA CON COMUNIONE E DISPERAZIONE, RENZI S’INTESTA LA RIFORMA DELLA SCUOLA E SPIEGA CHE, COME SUL LAVORO, L’AVVERSARIO DA BATTERE SONO “I SINDACATI, I DIRIGENTI, I BUROCRATI” - 2. ANCORA UNA VOLTA PITTIBIMBO NON SFUGGE ALLA RETORICA DEL “CI METTO LA FACCIA” E INDIVIDUA CON ABILITÀ DEGLI OSTACOLI, VERI O PRESUNTI, CONTRO I QUALI SCONTRARSI - 3. NON C’È DUBBIO CHE LO SPACCONE DI PALAZZO CHIGI VINCERÀ LA BATTAGLIA. LA VINCERÀ PERCHÉ CONTROLLA QUELLO CHE RESTA DEL PD E LA SUA MINORANZA E PERCHÈ CON IL PATTO DEL NAZARENO PUÒ CONTARE ANCHE SUL FEDELISSIMO SOCCORSO AZZURRO-BERLUSCONE - 4. I SINDACATI RESTERANNO SENZA SPONDE POLITICHE, COSTRETTI A IMPERSONARE L’ODIOSO “FRONTE DEL NO”. RESTA DA CAPIRE SE ALLA FINE LA RIFORMA DEL LAVORO SARÀ UNA BUONA RIFORMA PER L’ITALIA O SOLO UN DISTINTIVO DA METTERE SULLA GIACCA DEL PREMIER

IL RESTO DELL'ARTICOLO COMPLETO PUOI LEGGERLO QUI 


QUESTO È IL MOVIMENTO 5 STELLE NOI FACCIAMO I FATTI NON LE CHIACCHIERE

LA VERITÀ È QUESTA QUI CHE ALL'EUROPA DI MARE NOSTRUM NON FREGA NULLA



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"L'operazione Frontex plus, che incorpora due operazioni esistenti, le ampia e le rafforza e costituirà un presidio per la frontiera dell'Europa più ampio. Inoltre, le barche usate trafficanti saranno distrutte perché vengono riutilizzate". Sono questi, secondo il ministro degli Interni Angelino Alfano, i "due risultati concreti" ottenuti dall'Italia nella riunione di oggi a Bruxelles con la commissaria Ue agli Affari Interni Cecilia Malmstroem che sulla carta avrebbe dovuto decretare una svolta sulla lotta all'immigrazione clandestina e bloccare le stragi di migranti nel Mediterraneo. Sempre sulla carta, sarebbe dovuta essere posta la parola fine alla discussa e inefficace missione Mare Nostrum. Alfano, però, non ha avuto la forza (né forse la volontà) di sbattere i pugni sul tavolo. E così le promesse europee sembrano non cambiare di una virgola la situazione, drammatica, al largo delle coste italiane.

La grana resta in mano all'Italia - La Malmstroem ha avuto il buongusto di riconoscere come l'Italia abbia fatto "un immenso lavoro, salvando migliaia di persone". Di fronte a oltre 100mila migranti sbarcati da gennaio a oggi e 1.889 morti (fonte Onu), "è uno sforzo che l'Italia non può compiere da sola". "Mare Nostrum - è stata una risposta ai terribili eventi di Lampedusa dello scorso ottobre (un naufragio che provocò 366 morti, ndr), era un'operazione di emergenza". Durata, però, quasi un anno. Per questo, ha continuato la Malmstroem, "aspetto che tutti gli Stati membri contribuiscano" e "personalmente farò tutto quello che è in mio potere per assicurare che tutti gli Stati membri possano dare assistenza a Frontex". "Dei 28 Stati membri dell'Unione europea solo 10 accettano profughi in cifre importanti. Spero che l'Italia, anche come presidenza dell'Ue, possa spingere per trovare più fondi per il bilancio Frontex". Insomma, la patata bollente in un modo o nell'altro è sempre nelle mani del governo italiano.

 

NEWS: L'UNITÀ ASPETTANDO LA CIAMBELLA DI SALVATAGGIO? (VIDEO)


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I lavoratori de L’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, che dal 1° agosto non è più in edicola, ripartono dalla Festa nazionale del Pd in corso a Bologna. “Dal 29 agosto saremo sul web per raccontare questa festa, la cronaca e la politica italiana”, spiega Bianca Di Giovanni, giornalista e membro del comitato di redazione. “Lavoreremo gratis in attesa di avere novità sul nostro futuro”. E mentre il segretario del Pd e premier Matteo Renzi promette che presto il giornale riaprirà e tornerà in edicola, Umberto De Giovannangeli, storica firma del foglio di sinistra, chiede chiarezza: “L’Unità è un problema o è una risorsa? In questi mesi abbiamo parlato con molti dirigenti del Pd, ma nessuno ha saputo dirci che tipo di giornale vuole. Non vogliamo riportar in edicola un giornale qualunque” di David Marceddu




FATTI QUESTA DOMANDA A CHE COSA SONO SERVITI GLI 80 EURO!!


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A pochi giorni dalla chiusura del Saldi la Confcommercio di Asti fa alcune considerazioni sull’andamento dei medesimi, prendendo spunto proprio dai dati rilevati.

Ad agosto è continuato il “calo” dei consumi già rilevato nei mesi di giugno e luglio e questo , purtroppo , è il dato che emerge dal monitoraggio fatto da Confcommercio collegato all’andamento dei SALDI estivi 2014 dove , se compariamo i dati con il 2013 , riscontriamo complessivamente un modestissimo miglioramento ( +0,78% ) a livello nazionale , quasi non percepito , mentre al contrario alcuni settori sono
in forte e pesante calo.

Quello che emerge in buona sostanza è che il 60% delle imprese denuncia una sostanziale invarianza degli incassi a fronte di un 40% che ha registrato un peggioramento rispetto al 2103.
Asti , purtroppo, rientra in questo 40% !

“Come avevamo previsto ai primi di luglio – sottolinea Claudio Bruno - dopo un avvio abbastanza buono la corsa agli acquisti si è molto raffreddata , determinando un bilancio che non può essere considerato positivo ed anche il famoso bonus non ha prodotto gli effetti auspicati per le ostres imprese”.

Il settore che ha maggiormente sofferto - precisa ancora Claudio Bruno - è stato quello della moda e dell’abbigliamento che , fatti salve le performance rilevate nelle grandi città come Milano +4% , Bari +2% , Venezia +3% , Palermo +5% e Torino dove si è rilevato solo un +1% , ha palesato grandi difficoltà a partire dai centri minori come Asti dove i negozi hanno registrato nel complesso un peggioramento rispetto al
2013 con una variazione rilevata che va da un -5% sino ad un max in alcuni casi del -15% ”

Nonostante sia ancora grande l’attenzione posta dai consumatori verso il Made in Italy ed alla qualità dei prodotti , “in Italia purtroppo l’andamento dei consumi registra ormai un calo significativo che pare inarrestabile . Per rimanere nel campo dell’abbigliamento la spesa pro capite nel 2012 è scesa del 1,8% rispetto all’anno precedente, ancora più pesante nel 2013 con un - 3,1% e la stessa percentuale è stata registrata dall’ultimo indicatore dei consumi di Confcommercio nel primo semestre del 2014 e la dimostrazione è data dallo scontrino medio che non ha superato i 100 euro ( 98 euro è il dato rilevato da Confcommercio) “

Solo alcune regioni come la Emilia Romagna (+0,52%) la Lombardia (+0,48%) ed il Trentino Alto Adige (+6,76%) hanno fatto rilevare un dato positivo , mentre a partire dal Piemonte (-3,10%) il trend è negativo cosi come nel resto d’Italia con picchi che in alcuni casi superano il -13,00% .

“Ribadiamo che in questo contesto poco o nulla hanno inciso gli 80 euro , – conclude Claudio Bruno – e benaltre riflessioni vanno fatte tenendo conto proprio di questi dati , fortemente preoccupanti , per fornire alla piccola e media impresa soluzioni e condizioni di ripresa , magari cominciando proprio dal fenomeno della “contraffazione” che oltre a generale un “mercato parallelo di forte e sleale concorrenza “ pone questioni di “sicurezza ambientale” e di ”evasione totale” . Non vogliamo infine neanche dimenticare che le spese effettuate dagli italiani con pagamento tramite carte di credito sono diminuite del 3,3 % rispetto al 2013 , centrerà mica anche l’obbligo del “pos” per le spese superiori 30 euro o l’uso del contante limitato che denotano un certo strabismo europeo? ”

 

 

RISPUNTA ZIO MARIO MONTI: "RENZI SBAGLIA A NON SEGUIRE I MIEI CONSIGLI"

Mario Monti: "Renzi sbaglia a non seguire i miei consigli"

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 "Il mio governo ha fatto crescere l'Italia". L'ex premier Mario Monti indossa ancora una volta il Loden, nonostante le temperature estive, e su Repubblica, in modo spavaldo, paragona il suo governo a quello attuale guidato da Matteo Renzi. Tra una carezza e una bastonata, il Prof rivendica i risultati del suo esecutivo: "Il nostro governo, a 18 giorni dal giuramento, varò con piena operatività due fondamentali riforme. Quella delle pensioni — con l’abolizione dei trattamenti di anzianità e il passaggio al contributivo per tutti — e un’imposta sulla prima casa, la cui mancanza era difficile da giustificare, in un paese che ha un’enorme ricchezza privata, in buona parte immobiliare, e un altrettanto enorme debito pubblico. Queste due riforme non hanno soltanto salvato la finanza pubblica ma anche creato spazi per la crescita. Lo ha riconosciuto anche Graziano Delrio in un’intervista a Repubblica. Questi spazi, i due governi successivi non li hanno però destinati prioritariamente alla crescita". Insomma con l'imposta sulla casa e con una riforma disastrosa delle pensioni, il Loden consiglia tra le righe, una sinistra ricetta tassarola al premier che è proprio a caccia di risorse per tappare i buchi creati dalla mancia elettorale del bonus Irpef da 80 euro. Quello che parla a Repubblica però è un Monti velenoso.

Bordate a Letta e a Renzi - Impallina prima Letta e poi Renzi, colpevoli di non aver seguito il suo "esempio": "Letta preferì soddisfare le promesse elettorali di un partito della sua maggioranza e, invece di dedicare tutte le risorse disponibili alla riduzione del cuneo fiscale, le usò per cercare di cancellare l’Imu prima casa. Renzi a sua volta ha ritenuto di privilegiare una misura molto visibile, gli 80 euro, i cui effetti sulla crescita non sono ovvi. Intanto, il presidente della commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha l’obiettivo primario di introdurre cambiamenti che porterebbero a erodere la riforma delle pensioni".

L'avvertimento - A questo punto arriva l'avvertimento: "Ho superato da decenni l’età massima dalla quale — se non si è Capo dello Stato o, forse, presidente della BCE — Renzi accetta non dico di ascoltare, ma di udire consigli. Se no, gli suggerirei di non spingere troppo in là lo sforzo motivazionale. Per esempio, quando dice che fra tre anni l’Italia ridiventerà l’economia guida d’Europa o dell’eurozona, non è credibile. Sia perché l’Italia non lo è mai stata, sia perché realisticamente è ben difficile che ciò possa accadere. Può però salire a posizioni molto migliori di oggi. Ma per ottenere questo, chi governa — soprattutto se ha il merito di essere un grande coach — dovrebbe dedicare più tempo ed energia a mettere in opera strumenti di governo. Dalla visione all’azione, dal sogno alla concretezza".

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, INCIUCIO CASTA

Giustizia, ancora una riforma pro Casta

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Giustizia, ancora una riforma pro Casta


Pronti un bavaglio sulle intercettazioni e un pasticcio sulla prescrizione. Ma il centrodestra non si accontenta. A due giorni dal consiglio dei ministri, è corsa al salvataggio dei colletti bianchi

Si possono toccare le pensioni e le tasse, si possono ammainare le bandiere ideologiche sull’immigrazione e sulla politica estera, ma guai a toccare certi temi sulla giustizia penale: prescrizione, intercettazioni, durata dei processi, responsabilità dei giudici. Qui sì che il gioco si fa duro. Venerdì il consiglio dei ministri che dovrebbe approvare la riforma, ma sui temi caldi l'accordo Pd-Ncd è lontano. Per non parlare di Forza Italia. M5S: "Non incontreremo più Orlando"

 

RENZI: "TRIBUNALI CHIUSI SOLO 20 GIORNI IN ESTATE". CIVILE, ARBITRATI PER RIDURRE I TEMPI
LE MANI DI BERLUSCONI SULLA RIFORMA DEL PREMIER (di S. Nicoli)

mercoledì 27 agosto 2014

PIANO GIOVANI UN FLOP #MEGAGALATTICO CROCETTA SI #DIMETTA E SI TORNI ALLE #URNE



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Ma la linea non viene condivisa da Cardinale e Leanza, che chiedono un «raccordo politico» con l’esecutivo. Grillini e Forza Italia pronti alla mozione di censura alla Scilabra. Ncd: si azzeri tutto e si torni alle urne


di GIACINTO PIPITONE

PALERMO. I tentativi di Crocetta di spegnere l’incendio intorno al Piano Giovani non sono andati in porto. L’appello a evitare di «parlamentarizzare» lo scontro non è stato raccolto né dalla dirigente Anna Rosa Corsello né dall’assessore Nelli Scilabra: in commissione Lavoro è andata in scena una resa dei conti con accuse durissime della dirigente all’assessore, che non ha trattenuto le lacrime pur replicando a tono. E così il presidente della Regione ha rotto gli indugi confermando il suo assessore e annunciando l’intenzione di accettare le dimissioni che la Corsello ha presentato da qualche giorno.
Finisce così lo scontro interno all’assessorato, che lascia aperti però tutti i dubbi sul fallimento della selezione di 800 tirocinanti da pagare 500 euro al mese. Secondo la dirigente e l’assessore, è da addebitare all’inadeguatezza del sistema informatico progettato da Italia Lavoro e realizzato dalla Ett. Operazione costata fra i 5 e i 7 milioni di cui dirigente e assessore si attribuiscono le responsabilità politiche e penali, visto che i dossier di entrambi sono da ieri in Procura.
In commissione la Corsello ha perfino evitato di nominare la Scilabra, definendola «il mio giovane assessore» o «la paladina dei ragazzi, venduti però sull’altare della propria immagine». Nel dossier di 12 pagine e 17 allegati la dirigente ha ricordato che lei avrebbe assegnato l’incarico di gestire le domande per i tirocini ai Centri per l’impiego, cioè a dipendenti pubblici. Ma poi - secondo la Corsello - l’assessore ha modificato il piano puntando su Italia Lavoro malgrado fosse già emersa «la sua inconsistenza e inadeguatezza». La Corsello ha sollevato parecchi dubbi sull’uso dei 5 milioni garantiti a Italia Lavoro: «Pagavamo la società solo per detergere il sudore dei dipendenti regionali. E poi il suo piano era lacunoso e prevedeva di utilizzare oltre 2,8 milioni per assunzioni esterne». La torta di denaro e posti, secondo la dirigente, avrebbe spinto l’assessore ad affidare tutto a Italia Lavoro.
L’altro motivo sarebbe l’ansia da parte della Scilabra di fare in fretta per incassare un risultato politico: «Ho lottato contro l’ostinata volontà dell’assessore di non rinviare la pubblicazione del bando» ha urlato la Corsello ricordando le difficoltà che già emergevano nella fase preparatoria. Da qui l’esigenza - secondo la dirigente - di quell’appalto alla Ett, l’azienda che materialmente ha realizzato il sistema informatico andato poi in tilt: «La società è la stessa che ha lavorato per le altre regioni e il contratto è costato molto meno di quanto avremmo dato a Sicilia e Servizi».
Dopo un colloquio con Crocetta la Corsello lunedì notte aveva deciso di ammorbidire l’attacco alla Scilabra, ma ieri mattina ha letto alcune dichiarazioni dell’assessore che la accusa davanti ai magistrati di Palermo. A quel punto tutto è saltato: «L’assessore forse ha immaginato che mi sarei fatta sacrificare senza difendermi ma avrebbe dovuto valutare che la verità sui fatti accaduti sarebbe emersa nella sua crudezza».
La Scilabra ha ascoltato, scura in volto. «È falso e gravissimo» ha sussurrato più volte al collega Giuseppe Bruno (Lavoro). Poi ha preso la parola per dirsi «stupita dall’attacco». Ha definito la relazione della dirigente «incompleta perché mancano grossi pezzi». Ha ricordato «che non ho fatto assunzioni di parenti nelle società coinvolte» riferendosi al contratto di due mesi che un’azienda vicina alla Ett ha garantito alla figlia della Corsello. L’assessore ha minacciato la dirigente: «Tutte le sue illazioni non saranno prive di conseguenze. Gli affidamenti li ha firmati lei, io non mi sono mai intromessa nell’attività gestionale. Per me una ditta vale l’altra, mi interessava sola la riuscita del piano».
L’assessore ha avvertito l’ostilità dell’intera commissione Lavoro e con voce rotta ha urlato: «Io ho appena 30 anni e qui c’è gente che governa e fa danni da 30 anni. Ma il Piano Giovani non si ferma, i bandi andranno avanti». Poi si è presa «le responsabilità politiche» e ha ammesso che «stiamo dando ai giovani uno spettacolo raccapricciante».
Bruno ha sostenuto la stessa tesi della Scilabra ma nessun deputato è intervenuto in loro sostegno. Lo ha fatto Crocetta confermando la Scilabra e scaricando la dirigente: «Non penso che abbia compiuto atti irregolari, tanto è vero che non avevo voluto divulgare la notizia delle sue dimissioni. Ma ora nella Corsello c’è una forte incompatibilità che mi spingerà ad accettare le dimissioni dopo che saranno stati compiuti tutti gli atti per assicurare che il Piano Giovani». Il presidente non ha gradito la difesa che la Corsello ha ricevuto dall’ala ostile del Pd e dal centrodestra: «La dirigente ha smesso i panni del tecnico e si è comportata da politico. No, non posso accettarlo...». Il primo round finisce qui.

 

Italia bocciata dall'Ocse: unico Paese del G7 in recessione Ma nei TG Silenzio Tombale



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Nessun altro dei Paesi più industrializzati al mondo ha registrato un calo del pil nel secondo trimestre dell'anno.

L'Italia è l'unico paese del G7 che nel secondo trimestre ha registrato un calo del pil rispetto all'anno precedente. Lo segnala l'Ocse infliggendo una pesante bocciatura alle politiche del nostro Paese che hanno riportato l'economia in recessione.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l'economia italiana ha subito una contrazione dello 0,3%. Un dato in linea assolutamente non in linea con la media Oce che sì rallenta - +19,% rispetto al +2,1% dei primi tre mesi del 2014, ma continua a correre.

Ottimi i risultati della Gran Bretagna, con un'espansione del 3,2% su base annuale, e degli Stati Uniti (+2,4%). Crescita invariata per il Giappone e anemica per la Francia (+0,1%).

I dati congiunturali, ovvero basati sul confronto con il trimestre precedente, confermano quanto già certificato dall'Istat: l'Italia è, tecnicamente, di nuovo in recessione. Da aprile a giugno, l'economia della penisola ha subito infatti una flessione dello 0,2% dopo il -0,1% della rilevazione precedente.