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sabato 30 novembre 2013

Domani non Pubblichero Nulla, Sarò al #V3Day

QUINDI RAGAZZI NON POTRÒ FARE INFORMAZIONE, ADESSO STO TRAGHETTANDO DALLO STRETTO DI MESSINA CON I MIEI AMICI, SE VA TUTTO BENE SAREMO A GENOVA ALLE 8.00 DEL MATTINO. 



IN CASO SE POSSO POSTERO QUALCHE FOTO CIAO RAGAZZI!!!!!! 


Buongiorno a tutti siamo a Genova stiamo facendo Colazione al Bar dopo ci recheremo a Piazza della Vittoria Vinciamo noi del M5S

 

#Equitalia ti pignora casa,conti,l'anima?Ecco cosa risponde la #PA se ci provi tu a pignorare dopo 2anni di tribunali

Ora vi dico Quanto Pagherete di IMU: A gennaio stangata da 104 euro: tutti i conti del pasticcio #Imu

Ora vi dico Quanto Pagherete di IMU: A gennaio stangata da 104 euro: tutti i conti del pasticcio #Imu

imu cgia mestre 

I proprietari di prima casa che hanno subito l’aumento dell’aliquota Imu nel 2013 saranno chiamati a versare entro la metà di gennaio dell’anno prossimo un importo massimo oscillante tra i 71 e i 104 euro. Eccolo il conto del pasticciaccio Imu confezionato dal governo, che ha abolito la seconda rata dell'odiata tassa sugli immobili, 'dimenticando' gli aumenti dell'aliquota dei Comuni.

A fare i calcoli è la Cgia di Mestre che ipotizza la situazione più sfavorevole nella quale si potrebbe trovare un proprietario di prima casa, che corrisponde all’aumento dell’aliquota IMU 2013 di due punti (dal 4 al 6 per mille); tuttavia, all’atto pratico, si tradurrebbe nel pagamento di un solo punto (l’altra metà, come sappiamo, sarà coperta dallo Stato).

Ebbene, per una abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) con una rendita di poco superiore ai 621 euro (dato medio nazionale), l’aumento di aliquota di due punti si potrebbe tradurre in un aggravio complessivo di circa 209 euro. Come illustrato in precedenza, solo la metà sarà però in capo al contribuente che dovrà quindi pagare 104 euro.

Per una abitazione di tipo economico (categoria catastale A3), con una rendita di 421 euro (dato medio nazionale), l’incremento di due punti dell’aliquota sulla prima casa si tradurrà in un aumento complessivo di 142 euro. Essendo solo la metà a carico del proprietario, quest’ultimo dovrà pagare 71.

Secondo quanto prevede la bozza del decreto Imu che è ancora suscettibile di modifiche e che dovrebbe essere pubblicata in Gazzetta ufficiale tra stasera e domani mattina, i contribuenti proprietari di prima casa nei Comuni che hanno aumentato l'aliquota dell'Imu dovranno versare entro il 16 gennaio 2014 il 40% della differenza di gettito tra quanto previsto dallo Stato e l'aumento deliberato dalle amministrazioni comunali. "L'eventuale differenza - si legge infatti nel testo - tra l'ammontare dell'imposta municipale propria risultante dall'applicazione dell'aliquota e della detrazione per ciascuna tipologia di immobile deliberate o confermate dal Comune per l'anno 2013, e, se inferiore, quello risultante dall'applicazione dell'aliquota e della detrazione di base previste dalle norme statali per ciascuna tipologia di immobile e' versata dal contribuente, in misura pari al 40%, entro il 16 gennaio 2014".

(Fonte)

Notizia : Fisco, protesta degli imprenditori a Roma Decine di bare davanti a Montecitorio per l'Ultimatum Day

Fisco, protesta degli imprenditori a Roma

Decine di bare davanti a Montecitorio per l'Ultimatum Day

  - Imprenditori, commercianti e artigiani sono scesi in piazza a Roma per l'"Ultimatum day", la giornata di mobilitazione delle piccole imprese per protestare contro il prelievo fiscale "arrivato al 65,7%". A Montecitorio, quelli che si definiscono "sopravvissuti alla strage di Stato, vittime delle tasse e di Equitalia", hanno riempito la piazza di bare. "Oggi è la giornata per dire basta", ha spiegato Giuseppe Graziani, presidente di Cobas Imprese

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"Se il governo continua a non ascoltarci ci troveremo costretti alla disobbedienza civile. Siamo gente per bene, che mette il proprio nome sulle insegne dei negozi, e ci troviamo nell'impossibilita' di pagare. Prima di prenderci una condanna per evasione fiscale vogliamo denunciare la nostra condizione. La pressione fiscale, arrivata oltre il 65 per cento, e' incostituzionale, illegittima e soprattutto disumana", ha annunciato il presidente di Cobas imprese.

L'Ultimatum day si svolge nel giorno in cui Tiziana Marrone, vedova di Giuseppe Campaniello artigiano in crisi che il 28 marzo 2012 si diede fuoco davanti alla Commissione tributaria di Bologna, si e' vista recapitare una cartella Equitalia da oltre 60 mila euro per coprire i debiti del marito. "Quello che chiediamo e' di modificare la legge di stabilita', vorremmo essere ascoltati dal governo perché non siamo qui solo a manifestare ma abbiamo delle proposte da fare al governo per il recupero di 40 miliardi mettendo un freno alle spese della pubblica amministrazione", ha concluso Graziani.

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Notizia:Palazzo Grazioli, l'inquilino B. non paga l'affitto di Forza Italia. Ma il padrone di casa li denuncia per #morosità

Palazzo Grazioli, l'inquilino B. non paga l'affitto di Forza Italia. Ma il padrone di casa li denuncia per morosità

Negli ultimi sette mesi non è stato pagato il canone delle sale occupate dal parlamentino del Pdl. Il tesoriere smorza le polemiche: "Abbiamo sforato di qualche giorno". Ma il padrone di casa li denuncia per morosità

 

Non è senatore neanche a casa sua. Il decaduto Silvio Berlusconi lo sfrattano pure dal “parlamentino” di palazzo Grazioli, un emiciclo di legno intagliato che ha ospitato memorabili conferenze stampa, riunioni plenarie e simulazioni di governo. Perché il conte Emo Capodilista, ereditario assieme a Saverio (detto Lallo) Caravita di Sirignano, ha denunciato il defunto Pdl per morosità: abusivi, non pagano l’affitto da sette mesi, occupano l’aula di un finto Montecitorio, l’ex redazione del Mattinale (primo Piano) compreso l’ufficio di Paolo Bonaiuti e spergiurano di aver disdetto il contratto. E poi il fatidico 27 novembre dopo le fatidiche 17:42 e 30 secondi, il sofferente Berlusconi ha radunato le truppe di Forza Italia proprio nel “parlamentino”. Il tribunale civile di Roma dovrà valutare il danno.

Tra scissioni e riesumazioni, il tesoriere ha bloccato i bonifici: “Quanto sono pignoli, sciocchezze!”, assicura Maurizio Bianconi, toscano, cassiere. E l’avvocato (e deputato) Ignazio Abrignani, costretto a negoziare spiccioli, non vuole passare per taccagno: “Vi posso anticipare che l’accordo è vicino. Non capiamo l’azione di Capodilista. Abbiamo sforato di pochi giorni…”. D’un colpo, l’impunità di Silvio da Arcore evapora.

Ora va scoperto il Cavaliere parsimonioso, che non vuole saldare arretrati di un partito gestito da un tale Angelino Alfano e che la fidanzata Francesca Pascale ha iniziato al risparmio casalingo: inaccettabili i fagiolini a 80 euro per un chilogrammo. E così Berlusconi ha spedito l’architetto Gianni Gamondi in missione per le residenze più blasonate di Roma: caccia alla nuova magione, riservata, immune ai fotografi e ai giornalisti.

LA SCARSA PASSIONE per il giardinaggio di Francesca e Mariarosaria Rossi, senatrice e badante, ha scosso il pigro Silvio. L’episodio viene ricordato come determinante. Le virtù di palazzo Grazioli impongono che i fiori siano cambiati quasi ogni settimana, sempre freschi, impettiti, in salute. Per limare un piccolo spreco, Francesca e Mariarosaria ordinano pacchi di gerani di plastica, talmente ben truccati che il botulino è roba da dilettanti, e i commessi li sistemano nel cortile: la furia dei vicini, fra principi senza regno e duchi senza ducati, non va scritta perché andrebbe ascoltata. Evitato un trauma al barboncino Dudù, molto amico di un pari taglia di Saverio Caravita di Sirignano, Pascale era pronta al trasloco, a liberare anche il piano nobile con balcone su via del Plebiscito dove Berlusconi ha un paio di uffici e segretarie, tre sale da pranzo e dieci camere da letto. Addio Palazzo Grazioli, addio ricordi con Gianpi Tarantini e Patrizia D’Addario e con gli ex illustri coinquilini: il dalemiano Claudio Velardi e la tivù dalemiana, Red.

CALMA, IL CAVALIERE ha predicato calma. Perché il fidatissimo Gamondi, scultore di ville berlusconiane da Antigua a Lampedusa sino a Villa Certosa, non ha trovato il pezzo giusto più che il prezzo: adesso ha occhi solo per Palazzo Taverna. Per un po’ di pigrizia, raccontano gli amici di Fininvest, Silvio s’è fatto sfuggire il Pecci-Blunt, il palazzo con lo sguardo al Campidoglio. Dove Denis Verdini, anni fa, riuniva avventurieri e (Marcello Dell’Utri) per cercare di arrivare alla Consulta chiamata a decidere sul prezioso Lodo Alfano. Ma il Cavaliere, forse, avrà preferito ignorare quei mattoni pregiati e storici che sanno di sconfitta. Le ispezioni di Gamondi vanno avanti, piano: il decaduto non vuole abbandonare la Capitale, anche se non vuole più confondere politica e Pascale: “Per gli incontri di Forza Italia – rivela soddisfatto Abrignani – il presidente ci ha più volte consigliato di vederci nella sede di San Lorenzo in Lucina. Io sono felice perché l’ho scelta io. Ha apprezzato molto: è comoda, elegante, ma non di lusso; grande, ma non enorme; organizzata, ma non dispersiva. E dunque non andremo più a Grazioli”. 

Ovvio, non pagate da sette mesi… “Sì, mi sembra un’analisi corretta”, aggiunge Abrignani. Per i servizi sociali o i domiciliari, anche su suggerimento di Francesca, Berlusconi ha indicato Roma. Il prossimo palazzo dovrà avere un cancello molto imponente, numerose entrate, più verde (chissà se sintetico) e, soprattutto, tanta erba per Dudù. Dismesso da senatore e dismesso il “parlamentino”, il Cavaliere parsimonioso ricomincia da Roma 2.

da Il Fatto Quotidiano del 30 novembre 2013

Non mi stancherò mai di Dirlo Siamo Alla Canna del Gas, Via Casta Politica.

IL REGALO DI NATALE DEL GOVERNO #LETTA

#Letta lei invece cosa mi dice a questa Notizia.


Lo Mollano tutti!!!


Cosa mi racconta Ministro Saccomanni a questa Notizia??


Video: IL Grande Crozza-Berlusconi forza l'entrata al Senato: ''Vi scateno Dudù''




Il Cavaliere, decaduto, forza l'entrata al Senato ma i due carabinieri all'entrata non lo fanno entrare. E lui le prova tutte.  Maurizio Crozza, nel suo 'Paese delle meraviglie' su La7, sulle note di "Strangers in the night", introduce la parodia di Silvio Berlusconi a due giorni della decadenza, che vuole entrare ad ogni costi al Senato

 (Fonte)

Notizia: Beppe Grillo alla prova del V-day ma la sfida delle donazioni è già vinta

Beppe Grillo alla prova del V-day
ma la sfida delle donazioni è già vinta

 Beppe Grillo alla prova del V-day 
ma la sfida delle donazioni è già vinta  

La manifestazione del Movimento 5 Stelle a Genova, a 5 anni dall'appuntamento di Torino, segna il ritorno in piazza dei grillini dopo l'approdo in Parlamento. E sulla raccolta fondi dalla base i pentastellati possono dare lezioni agli altri 

Non importa quante persone ci saranno in piazza a Genova domenica primo dicembre: il terzo V-day organizzato da Beppe Grillo e dal Movimento 5 Stelle è già un successo, almeno sotto l'aspetto economico.

L'adunata dei pentastellati, dal titolo Oltre, dimostra come sul fronte dell'autofinanziamento, il Movimento Cinque Stelle possa dare lezioni a tutti gli altri partiti. E i numeri parlano chiaro.

Per la manifestazione di piazza della Vittoria il blog di Grillo ha lanciato la campagna di raccolta fondi a fine ottobre e, al momento della realizzazione di questo articolo, ha accumulato circa 220mila euro da quasi diecimila donatori diversi, per un versamento medio di 22 euro. Una cifra che, spiegano gli organizzatori, sarà impiegata per coprire le spese di organizzazione e logistica e in caso di (probabili) eccessi, verrà utilizzata per finanziare la campagna elettorale in vista delle consultazioni europee.

Per avere un'idea dell'evoluzione dei Cinque Stelle bisogna tornare al primo V-day, quello del 2007 a Bologna, durante il quale vennero raccolte le firme per la campagna “Parlamento Pulito”. In quella occasione i sostenitori di Grillo, non ancora strutturati nel Movimento ma organizzati nei gruppi locali dei Meetup, raccolsero appena 42mila euro e i restanti 80mila li aggiunse di tasca sua il comico. La manifestazione, secondo il rendiconto pubblicato online, costò infatti 129mila euro in totale.

Ma la capacità di autofinanziare le proprie attività politiche, da sempre uno dei temi chiave per i grillini, il Movimento la aveva già mostrata in occasione dello Tsunami Tour, la serie di manifestazioni che ha portato Grillo nelle piazze di un centinaio di città italiane. In quella circostanza furono raccolti 774mila euro da 27mila persone diverse (28 euro la donazione media, quindi sensibilmente più alta rispetto ad oggi) e ne furono spesi 350mila. Il resto è stato donato a una scuola di Mirandola per finanziarne la ricostruzione della palestra dopo il sisma che ha colpito l'Emilia.

Un termine di paragone sull'effettiva capacità di Beppe Grillo di attirare donazioni “dalla base” si può prendere da alcuni esempi esterni al Movimento. Per la campagna in corso per le Primarie del Pd, tutti e tre i candidati in lizza per la segreteria prevedono sul proprio sito la possibilità di raccogliere donazioni, fino al limite di 200mila euro previsto dal regolamento dei democratici.

Ad oggi Matteo Renzi ha raccolto 66mila euro (da un numero non specificato di persone), mentre Giuseppe Civati ha raccolto 77mila euro da 1.300 sostenitori (donazione media 59 euro, quasi il triplo rispetto a quelle dei Cinque Stelle). Gianni Cuperlo non comunica invece questi dati in tempo reale sul suo sito.

Anche in occasione delle scorse primarie democratiche i candidati raccolsero finanziamenti e donazioni dagli elettori, con Matteo Renzi capace di attirare 160mila euro e Pierluigi Bersani circa 100mila euro.

Cifre consistenti, ma comunque inferiori a quanto fatto fino ad ora dalle campagne di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. Che, avendo rinunciato a rimborsi e finanziamenti pubblici, risultano più credibili agli occhi dei propri sostenitori. E dopo aver riempito le casse si preparano a riempire anche la piazza. 

(Fonte)

Ciao Ragazzi Parto stasera alle 20 da Palermo ci vediamo qui


OK Ragazzi si parte da Palermo alle 20:00 con un gruppetto di amici, destinazione Genova non vediamo l'ora di arrivare e di far parte della Storia del Cambiamento dell'Italia. Quindi ragazzi vi porgo i miei saluti ciao a tutti....

Europa trema: Francia, le idee della Le Pen: “Uscita dall’euro, protezionismo e spesa pubblica”

 Francia, le idee della Le Pen: “Uscita dall’euro, protezionismo e spesa pubblica”

Il programma economico del Front National in vista delle comunali e delle europee del prossimo anno. Lontani i tempi del padre Jean-Marie che voleva fare il "Reagan francese" all'insegna dell'ultraliberismo. La presidente ora presenta un mix di proposte che girano intorno a uno Stato interventista e quasi no global

 

Uscita progressiva dall’euro, accompagnata dal ritorno al protezionismo, al pari di tanti movimenti populisti in giro per l’Europa. E poi una serie di misure, che in certi casi potrebbero essere le stesse propugnate dall’estrema sinistra, come l’introduzione di contributi pubblici per integrare gli stipendi più bassi. E’ il programma economico del Front national: un complesso sempre più dettagliato, sicuramente discutibile, ma coerente, che Marine Le Pen sta definendo man mano che nella Francia in crisi crescono i suoi consensi. L’obiettivo è attirare quella parte del ceto medio ormai “impoverito”, costituito soprattutto dai precari, che anche Oltralpe stanno aumentando sempre più. E’ il nuovo bacino di espansione del partito.

Steeve Briois, segretario generale dell’Fn, lo aveva specificato in settembre: “Abbiamo vinto sul fronte dello sdoganamento. Ora, invece, dobbiamo vincere sulla credibilità”. E per essere credibile il Front deve presentarsi dinanzi agli elettori (le consultazioni comunali a fine marzo 2014 e quelle europee due mesi dopo) con un progetto economico coerente e strutturato. Nelle ultime settimane Marine Le Pen ha messo il piede sull’acceleratore in questa direzione. Il risultato è un mix di proposte, che girano intorno a uno Stato protezionista e interventista, quasi no-global…

Sì, sono lontani i tempi in cui il padre di Marine, Jean-Marie, giocava la carta del “Reagan francese”. Ultraliberismo, deregulation e privatizzazioni a tutti i costi erano le sue ricette fra gli anni Settanta e Ottanta. Poi già dai Novanta l’Fn comincio’ a invertire la direzione e a parlare di politiche sociali. Ma è stata soprattutto Marine Le Pen, nel suo discorso di insediamento, come presidente del partito, all’inizio del 2011, a promuovere una reale svolta, parlando abbondantemente della sensibilità sociale che va riabilitata all’interno dell’economia. La donna, ovviamente, non è una anticapitalista. “Noi non rimettiamo in discussione l’economia di mercato, né i vantaggi della concorrenza, se condotta in maniera leale – ha dichiarato – E’ il capitalismo senza frontiere e i suoi scompensi che non vogliamo”.

Insomma, no alla globalizzazione. E in vena antieuropea. La Le Pen propone “un’imposta sociale” del 3% sulle importazioni in Francia, che si pagherebbe su tutti i prodotti non fabbricati nel Paese. Ripristino, quindi, delle frontiere nazionali e uscita dall’euro, anche se in maniera graduale. Secondo la leader del Front national l’uscita dalla moneta unica “deve essere concordata con i partner europei, preceduta da un negoziato di sei mesi e confermata da un referendum”. Almeno inizialmente l’euro resterebbe in circolazione assieme al franco, introdotto di nuovo. Per giustificare le sue teorie protezionistiche, il Front fa addirittura appello a un economista francese, Maurice Allais, premio Nobel nel 1988, che partì da posizioni anti-keynesiane per arrivare poi a una critica feroce delll’iperliberismo e della mondializzazione.

Quanto alla spesa pubblica, la Le Pen punta a un ritorno al pareggio nel bilancio francese solo nel 2018 (prevede un aumento della spesa pubblica) e quantifica a 11,2 miliardi la somma che vorrebbe all’anno utilizzare per integrare gli stipendi troppo bassi (altro che Reagan…). Il suo progetto economico comporta un aumento automatico di 200 euro per tutti i salari lordi inferiori a 1.500 euro. E’ una proposta in linea con quelle avanzate a più riprese da Jean-Luc Mélenchon, leader del Partito della Sinistra.

(Fonte)

Governo, #Letta alla Canna del Gas: “Io dimissionario? Con Napolitano indicheremo percorso corretto”

Governo, Letta: “Io dimissionario? Con Napolitano indicheremo percorso corretto”

 Letta: "Fiducia? Sì, ma solo dopo  le primarie del Pd dell'8 dicembre"  

Il Capo del governo assicura sul futuro del governo: la fiducia sarà posta per "rafforzare l'esecutivo", ma si aspetteranno le primarie Pd dell'8 dicembre

Dimissioni di Enrico Letta da capo del governo? Il percorso sarà valutato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il premier a Vilnius risponde alle domande sul futuro dell’esecutivo dopo la decadenza di Berlusconi e ostenta fiducia: “Il percorso che insieme al capo dello Stato decideremo sarà corretto”, ha aggiunto rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se volesse presentarsi dimissionario in Parlamento. “Quello che conta – ha concluso – è la sostanza e la sostanza è che noi avremmo una nuova fiducia che rafforzerà il governo”. Ma non prima dell’8 dicembre, data delle primarie del Partito democratico

Sicuramente”, ha aggiunto, “la nuova fiducia passerà attraverso una messa a punto del programma per il 2014 che andrà precisato. Il cambio di confine della maggioranza fa sì che con altri partner dobbiamo discutere per vedere su quali temi spingere di più. Nego che fino ad ora si sia fatto poco”, ha continuato spiegando che, anche sulle riforme, “dei passi in avanti sono stati fatti ma cambiare la Costituzione è una cosa molto difficile che ha bisogno di tempi e maggioranze molto ampie”. Per il 2014, conclude Letta, ci sarà “un’agenda di riforme economiche” che sarà composta da “applicazioni della legge di stabilità e nuove proposte”.

E sui rappresentanti di Forza Italia ora all’opposizione dice: “La squadra del Consiglio dei ministri funziona, ovviamente ci sono le dimissioni dei sottosegretari e dei viceministri di Forza Italia; vedo che arrivano con il contagocce. Ci sono delle dimissioni di sottosegretari di Forza Italia, vedo che stanno arrivando con il contagocce, non c’è una valanga. Ora torno in ufficio e controllo la casella di posta e le lettere di dimissioni arrivate, in seguito decideremo le sostituzioni necessarie”. 

Intanto il presidente della Repubblica coglie l’occasione del Congresso del Psi per ricordare la sua condivisione della “necessità di una riforma, ormai improcrastinabile, della struttura dello Stato e delle pubbliche amministrazioni”, richiamata dal Segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, destinatario di un messaggio del capo dello Stato. Serve ”un profondo rinnovamento nella partecipazione politica, per contrastare quei fenomeni di inefficienza e di conseguente delusione e distacco che hanno finito con l’oscurare il senso più autentico della profondità e vitalità dello sviluppo democratico”, scrive ancora Napolitano secondo il quale la strada delle riforme e del rinnovamento della politica deve “essere perseguita con lungimiranza, senza cedere a facili demagogie ed avendo ben presente il contesto interno e internazionale nel quale la politica italiana si trova ad agire”.

(Fonte)

 

 

La Notizia di Oggi: Enasarco, l’accusa del vicepresidente sulla gestione dei fondi per le pensioni

Enasarco, l’accusa del vicepresidente sulla gestione dei fondi per le pensioni

 

Andrea Pozzi si è dimesso un mese fa dalla cassa di previdenza degli agenti di commercio con una lettera in cui denuncia scelte di investimento opache. E scrive di essere stato al centro di "episodi inquietanti" su cui ora indaga la polizia

 

I particolari delle sue dimissioni trapelano solo ora. Ma la lettera del vicepresidente della Fondazione Enasarco Andrea Pozzi è arrivata sulla scrivania del presidente Brunetto Boco un mese fa. E i dettagli della missiva che filtrano dagli uffici della cassa di previdenza e assistenza degli agenti di commercio e dei promotori finanziari hanno un significato inquietante per i suoi 250mila iscritti: gli investimenti fatti con i loro contributi, che un giorno dovrebbero garantire le loro pensioni, secondo Pozzi sono a rischio. Nel documento di cui ilfattoquotidiano.it è venuto in possesso l’ormai ex vicepresidente dell’ente scrive di essere intervenuto nel tentativo di tutelare gli iscritti. Ma ne sono conseguiti “certi inquietanti episodi” che lo hanno messo “in apprensione”. Episodi su cui ora stanno indagando le forze dell’ordine, in seguito a una denuncia che la questura di Milano si è vista recapitare a fine ottobre.

Sfocia dunque nella cronaca una vicenda che fino a qualche settimana fa era rimasta confinata negli ambienti della finanza. “Mi sono reso conto – si legge nella lettera in cui Pozzi ha comunicato le proprie dimissioni – che alcuni investimenti importanti della fondazione erano in perdita, che i gestori di tali investimenti in perdita non erano a mio giudizio adeguati, che occorreva intervenire”. I dubbi di Pozzi non sono nuovi. Risalgono almeno allo scorso febbraio, quando l’allora vicepresidente è protagonista di un duro intervento in cda in cui accusa la “negligenza” del presidente Boco. E punta il dito contro investimenti fatti attraverso veicoli con sede in paradisi fiscali come le Mauritius senza che ne sia stata fatta comunicazione a Bankitalia. In cda Pozzi sottolinea poi le criticità dei fondi Athena che sono andati a finanziare la Time and Life di Raffaele Mincione. Un rapporto, quello tra Enasarco e il finanziere romano con base a Londra, che secondo quanto scritto ieri da Repubblica ha portato nella disponibilità di Mincione ben 185 milioni di euro, una ventina dei quali sono stati persi nell’investimento in Monte dei Paschi di Siena e in altri di entità minore, mentre circa 140 sono stati utilizzati per la “scalata” del finanziere alla Banca Popolare di Milano.

Ma ciò su cui Pozzi concentra la propria attenzione nell’intervento di febbraio è soprattutto il portafoglio di derivati di cui faceva parte la nota Cms (ex Anthracite), trasferita nel 2011 per un valore nominale di 780 milioni di euro al comparto Res Capital Protection della società d’investimento a capitale variabile Europa Plus, gestita dalla Gwm di Sigieri Diaz Pallavicini, finanziere legato a Marco Tronchetti Provera, e di Massimo Caputi, già alla guida del carrozzone di Stato Sviluppo Italia (oggi Invitalia) ed ex rappresentante di Francesco Gaetano Caltagirone al Monte dei Paschi di Siena. L’investimento nella relazione di bilancio 2012 di Enasarco finisce nel capitolo “investimenti alternativi”, dietro cui potrebbero nascondersi perdite potenziali da oltre 500 milioni di euro, ovvero la differenza tra il valore di carico degli asset (1,9 milioni) e quello di mercato (1,4 milioni). Un delta negativo che per 456 milioni deriva proprio dal fondo Europa Plus Res Capital Protection e che Enasarco non ha svalutato a bilancio perché “protetto” da un Btp zero coupon con scadenza nel 2039, la stessa dei derivati. Una protezione su cui non ha nascosto tutti i propri dubbi la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, in una richiesta di chiarimenti dello scorso gennaio, che non ha mutato la posizione della fondazione.

Le preoccupazioni per Enasarco espresse a febbraio sono rimaste anche nei mesi successivi e Pozzi il 25 ottobre ha comunicato le proprie dimissioni. Nella missiva parla di “circostanze, che hanno riscontri effettivi, dalle quali sono indotto a pensare che la mia permanenza nel consiglio della fondazione possa danneggiare in modo grave la mia figura professionale e le attività imprenditoriali mie e della mia famiglia”. E poi il riferimento a “certi inquietanti episodi che si sono verificati in concomitanza dei consigli di amministrazione o di altre importanti riunioni del consiglio di amministrazione” che hanno messo Pozzi “in apprensione”. Parole che sembrano riferirsi ad atti intimidatori su cui ora indagano gli investigatori della questura di Milano. Contattato in merito da ilfattoquotidiano.it, Pozzi non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione chiarificatrice.

twitter: @gigi_gno

(Fonte)

#V3Day Genova, Grillo convoca i suoi: 5 anni dopo torna l’evento “fondante” #M5S

V3Day Genova, Grillo convoca i suoi: 5 anni dopo torna l’evento “fondante” M5S

 

Il primo è stato nel 2007 a Bologna per la proposta di legge Parlamento pulito poi Torino nel 2008 per la libertà d'informazione. Il nuovo appuntamento previsto per domenica 1° dicembre raduna il Movimento 5 Stelle per la prima volta dall'entrata nelle istituzioni: ci sono gli eletti (compreso qualche "malpancista") ma soprattutto gli elettori che chiederanno conto del lavoro svolto

A sei anni di distanza dal primo “Vaffanculo day” a Bologna e cinque anni dopo la replica a Torino, Beppe Grillo chiama la piazza per il Terzo V-Day. Questa volta a Genova, piazza della Vittoria, domenica 1° dicembre. A differenza delle altre due adunate, ora sulle spalle ha mesi di vita politica vissuta da protagonista, con 163 eletti (diventati, dopo le defezioni, 156) e soprattutto 8 milioni di elettori a cui rendere conto. Lo slogan è “Oltre“. Oltre cosa? “La politica, i partiti e l’economia”, dice. Se negli altri appuntamenti c’erano obiettivi precisi, dalle 350mila firme per il Parlamento pulito (“Fuori i condannati dalle istituzioni”) fino a 1 milione e 400mila firme per l’informazione libera, questa volta l’idea è rinfrancare gli animi, dopo mesi di politica romana non sempre facile, e lanciare la campagna elettorale per le elezioni Europee.

Il V Day di Genova è appunto il primo da seconda forza politica in Parlamento. Ma i deputati e i senatori non saranno sul palco, piuttosto saranno tra gli attivisti con “gazebo tematici” per informare i cittadini. E anche su questo non sono mancati i malumori. Le perplessità sono arrivate anche dai fedelissimi: “Bisognava preparare meglio l’evento, avere un messaggio più chiaro e preparare una campagna di lancio più lunga”, dice qualche scontento. Il leader ha voluto fare di testa sua, così come ha cominciato. Ma una parte dei parlamentari fatica a nascondere i disagi, tanto che i più critici avevano pensato di approfittare della data per manifestare il dissenso ed esprimere le criticità. “Nessuno vuole boicottare l’evento”, ha spiegato il senatore Francesco Campanella, “io resterò a casa e parteciperò ad un evento organizzato in Sicilia. Mi sento più a mio agio così. Ma non c’è nessuna polemica. Solo non amo gli eventi comunicativi e non informativi. Mi sento a disagio di fronte alle tesi di nostri elettori più radicali. Ma io e la parte del gruppo moderata stiamo cercando di mediare dall’interno. Nessuno vuole la rottura”. E assicura che anche nel piccolo paese di Monreale, dove sarà domenica 1° dicembre, ci sarà un maxi schermo che trasmette la diretta da Genova. 

Di prove di piazza Grillo ne ha fatte tante e forse gli occhi dei suoi concittadini saranno i più severi. Anche se questa volta, c’è tanto da raccontare. “E’ una grande vittoria per noi”, commenta Michele Giarrusso, “Essere lì per l’incontro con chi ci sostiene ogni giorno. E soprattutto per parlare del lavoro duro che stiamo svolgendo. E festeggiare i risultati di tante battaglie”. Così anche Giuseppe Brescia: “Parto dalla Puglia. Il Cavaliere se ne è andato. E sarà una grande festa anche per questo. Era il 2007 e ci trovavamo per firmare contro i condannati in Parlamento. Ora il nemico numero uno è fuori. Un grande passo e dobbiamo solo pensare al futuro”. L’attesa è grande, anche per il Meetup ligure che ha dovuto caricarsi dell’organizzazione: “E’ tutto pronto”, ha commentato Matteo Mantero, deputato di Savona, “ci ritroviamo in una piazza dopo tanti anni. Tutti insieme e sarà necessariamente una festa”.

Domenica si comincia alle 11, con “i migliori musicisti liguri”, e poi alle 14 ci sarà l’intervento dalla piazza di Beppe Grillo. Al suo fianco seguiranno ospiti fino alle 19.30. Per ora è trapelato solo il nome dell’attivista per l’ambiente e scienziato Paul Connet, “ma – promettono gli organizzatori – ci saranno delle sorprese”. A finanziare l’evento sono stati gli stessi militanti che hanno raccolto, secondo le informazioni riportate sul sito di Beppe Grillo, oltre 200mila euro per quasi 10mila donatori. ”La parte che non verrà utilizzata per l’organizzazione finirà a finanziare la campagna elettorale per le elezioni Europee”. Sul blog anche le informazioni pratiche: dagli hotel convenzionati dove alloggiare, alle indicazioni per arrivare alla piazza con treno o auto.

(Fonte)

 

Notizia: Soldi ai partiti: "Tutte incostituzionali leggi post-referendum"

Finanziamento ai partiti, la Corte dei Conti: “Dal 1997 leggi incostituzionali”

 
 

Il Procuratore del Lazio Raffaele De Dominicis, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi emanate, in difformità con il referendum dell’aprile 1993. La decisione è stata presa nell'ambito dell'indagine sull'ex cassiere della Margherita Luigi Lusi. Staderini (radicali): "Confermata truffa con destrezza"

 

 




Corte dei Conti

Il Procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell’aprile 1993. 

La decisione – ha reso noto lo stesso procuratore nel corso di un incontro con i giornalisti a margine dell’udienza di parificazione del rendiconto della Regione Lazio – è stata presa nell’ambito dell’indagine istruttoria aperta nei confronti dell’ex amministratore-tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico.

Ricordando che i cittadini, in occasione del referendum fornirono “una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”, la questione di legittimità viene sollevata visto che le disposizioni successive al ’97 “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”.

Per la Corte dei Conti, quindi, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica”.

Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, – continua il procuratore – i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993″. La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”.

Una truffa continuata con destrezza ai danni del popolo italiano e della Costituzione, organizzata dai partiti attraverso il Parlamento”, afferma con nettezza ancora maggiore il radicale Mario Staderini, commentando il documento della Corte dei Conti. “Quella che sino ad oggi era un’accusa politica diventa finalmente -seppure con venti anni di ritardo- una sacrosanta accusa giuridica nei confronti della partitocrazia italiana”.

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Notizia di ieri sera: Primarie del #Pd, in tv è sfida super #Moscia

Primarie Pd, Cuperlo Renzi e Civati: scontro a tre fra i candidati alla segreteria


 

Su Sky confronto tra i candidati alla guida del partito nella competizione elettorale dell'8 dicembre. Attacchi a Letta sulle dismissioni. Il sindaco: "Sull'Eni sbaglia". Il deputato triestino: "Non tutto il pubblico è male". L'ex rottamatore: "Tre milioni al voto"

La foto insieme, gli applausi, i tifosi. Ma soprattutto il politically correct tra avversari che sono colleghi di partito. Non un comizio politico, quindi, bensì uno spettacolo televisivo. Il confronto tv di SkyTg24 tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati in vista delle primarie del Pd in programma l’8 dicembre è il classico duello all’americana: regole rigide e tanti spot (non pubblicitari ma elettorali), come da copione. Ma non mancano i messaggi politici: a Letta, al parlamento, al Paese, agli elettori. Secondo il sorteggio, da sinistra a destra per gli spettatori, ci sono Cuperlo, Renzi e Civati. Ciascuno ha un minuto e mezzo per rispondere alle domande. Circa 600 gli spettatori sugli spalti dello studio in cui si gira X Factor, 100 supporter per ciascuno dei tre candidati della segreteria Pd. Renzi – per dirla in gergo calcistico – gioca in difesa: sa di essere in vantaggio, punta a controllare il risultato. E ci riesce. Specie nei confronti di quello che dovrebbe essere il suo vero competitor.

Cuperlo, in effetti, dovrebbe recuperare: prova ad attaccare, ma anche a non prenderle. Fa una bella figura, ma la sensazione è che non abbia sfondato. Civati, invece, non ha nulla da perdere e va all’assalto all’arma bianca. Chi ne esce meglio, alla fine, è il deputato brianzolo, che non vincerà le primarie, ma ‘rischia’ l’effetto sorpresa alle urne dell’8 dicembre. Per quanto riguarda i temi affrontati nel confronto, invece, le opinioni sono varie e più o meno discordanti. Cuperlo e Renzi ‘promuovono’ Letta e il suo governo, Civati invece lo boccia solennemente. Idee comuni, al contrario, sul caso Cancellieri: per tutti è una “vicenda grave”. Legge elettorale? Civati, Renzi e Cuperlo bocciano il Porcellum, ma sul sistema di voto che lo deve sostituire non c’è unità, se non per la necessità di avere una maggioranza in grado di governare senza affanni numerici al Senato. Altro chiodo fisso per tutti è la necessità di una tassa patrimoniale, al pari di una considerazione più o meno negativa sulle privatizzazioni.

 

Il Resto della Notizia Completa Qui

 


venerdì 29 novembre 2013

Notizia: #Ars, mutuo da un miliardo: la Commissione Bilancio, ieri, non ha approvato il disegno di legge del Governo #Letta

Ars, mutuo da un miliardo: la Commissione Bilancio, ieri, non ha approvato il disegno di legge del Governo

 

ANZI, DALLA SEDUTA EMERGONO RETROSCENA INQUIETANTI. I DEPUTATI GRILLINI HANNO CHIESTO LA LISTA DELLE IMPRESE CHE DOVREBBERO INCASSARE I SOLDI. MA L’ASSESSORATO ALL’ECONOMIA SI RIFIUTA DI FARE I NOMI DEI ‘FORTUNATI’…

A noi, in effetti, sembrava strano. Sembrava strano, molto strano che la Commissione Bilancio e Finanze dell’Ars, ieri sera, avesse approvato il disegno di legge che, una volta incassato il “sì” di Sala d’Ercole, consentirebbe alla Regione di accendere un nuovo mutuo di quasi un miliardo di euro per pagare i debiti di ‘fantomatiche’ imprese. Infatti la notizia non è vera. Ieri sera la Commissione Bilancio e Finanze ha discusso questo disegno di legge, ma non l’ha approvato.
Anzi, su questa vicenda emergono retroscena inquietanti. Ci dicono che i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno chiesto al Governo conto e ragione di questo nuovo mutuo. Per la precisione, hanno chiesto di conoscere la lista delle imprese che dovrebbero beneficiare del pagamento di questi ‘debiti’. Ma i vertici dell’assessorato regionale all’Economia si sono rifiutati di esibire la lista.

Quello che sta succedendo in queste ore all’Ars è semplicemente incredibile. La Regione ha appena finito di ‘spalmare’ un ‘buco’ finanziario di un miliardo di euro per i prossimi anni. Dal Bilancio 2014 lo Stato si accinge a scippare altri 800 milioni di euro per “tenere i conti a posto” (cioè per pagare il Fiscal Compact all’Unione europea). E che propongono l’assessore all’Economia, Luca Bianchi, il PD e il Nuovo Centrodestra? Di far contrarre alla Regione un nuovo mutuo trentennale da quasi un miliardo di euro per pagare fantomatiche imprese di cui il Governo si rifiuta di tirare fuori la lista!

Nota a margine

Dopo di che vorremmo porre una domanda all’assessore-furbo all’Economia, Luca Bianchi, ex ‘meridionalista’ Svimez: assessore, ma lei pensa veramente che i siciliani abbiano l’anello al naso? Pensa veramente di far contrarre un mutuo di quasi un miliardo di euro alla nostra Regione senza nemmeno rendere pubblica la lista delle imprese alle quali dovrebbero andare ‘sti soldi? 
Guardi, assessore Bianchi, che la Sicilia non è una Repubblica Sudamenricana. Certo, in questo momento è governata da personaggi come lei e, da qualche giorno, anche da personaggi come l’onorevole Vincenzo Vinciullo che, dopo aver cambiato casacca, vorrebbe passare subito all’incasso, politico, s’intende (per carità). Onorevole Vinciullo, davvero un bel Partito questo Nuovo Centrodestra: una ‘partenza’ accelerata con il mutuo: faccia i nostri complimento al Ministro Alfano…
Facciamo, poi, i nostri ‘complimenti vivissimi’ al PD siciliano che ancora non si è pronunciato su questa vicenda. Cinque mesi fa era contrario al mutuo. Ora ha cambiato opinione?
Il nostro plauso va, invece, ai parlamentari grillini dell’Ars che hanno sventato quest’ennesima operazione ‘truffalda’.

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GUARDATE IL VIDEO Di #Civati, il video elettorale ispirato a Matrix: “Pillola blu o pillola rossa?”




Solo una Pecca Civati dovevi metterci la faccia Tu nel Video.

 



l’ultima trovata elettorale del candidato alla segreteria del Pd, Giuseppe Civati, che nel suo blog ufficiale ha inaugurato il “Morpheus Day”. “Come in Matrix” – si legge nel  blog del deputato – “dove Morpheus è colui che porta il protagonista a svelare gli inganni e a cambiare la realtà, oggi ti chiediamo di portare un amico (o due, o mille) a iscriversi su civati.it/partecipa, entrare nella nostra grande famiglia, diventare sostenitore e partecipare a questa nostra campagna per le primarie dell’8 dicembre e per Pippo Civati segretario del PD”. Il filmato proposto si ispira a una scena cult del film di Lana e Andy Wachowski, quella nella quale Morpheus porge due pillole a Neo, invitandolo a una scelta: “Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio”. Nella trasposizione “civatiana”, la scelta è tra le larghe intese e il cambiamento. La citazione cinematografica, in realtà, potrebbe provenire da un articolo scritto nel 2010 da Francesca Pacchini, già coordinatrice del comitato per Bersani alle ultime primarie, e pubblicato, nell’agosto del 2013, sul sito civatinprogress.it, lido ufficale di un gruppo locale toscano a sostegno di Civati

 

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Notizia: Finanziamento ai partiti, il procuratore generale della Corte dei Conti: "Leggi incostituzionali"

Finanziamento ai partiti, il procuratore generale della Corte dei Conti: "Leggi incostituzionali"

 

Per Raffaele De Dominicis  tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, sarebbero difformi con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell'aprile 1993

ROMA - ll procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell'aprile 1993.

La decisione - ha reso noto lo stesso procuratore nel corso di un incontro con i giornalisti a margine dell'udienza di parificazione del rendiconto della Regione Lazio - è stata presa nell'ambito dell'indagine istruttoria aperta nei confronti dell'ex amministratore-tesoriere del partito "La Margherita", Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico.

Rammentando che il corpo elettorale, in occasione del referendum "fornì una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati", si solleva questione di legittimità giacché le disposizioni posteriori "sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate".

Per la Corte dei Conti, quindi, "tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l'ondata disgregante dell'antipolitica".

Dalla normativa contestata, poi, deriva per il procuratore De Dominicis "la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell'aprile 1993". La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni "si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare".

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Notizia: Lega nord, verso il processo Bossi e figli. “Truffa allo Stato per 40 milioni di euro”

Lega nord, verso il processo Bossi e figli. “Truffa allo Stato per 40 milioni di euro”

L'ex leader del Carroccio è indagato per appropriazione indebita e truffa allo Stato per circa 40 milioni di euro in merito alla gestione dei fondi del partito. Per la moglie del Senatur e per Calderoli i pm chiedono l'archiviazione

Quaranta milioni di finanziamento pubblico alla Lega. La Procura di Milano contesta al fondatore della Lega Umberto Bossi – nuovamente in corsa per la segreteria del partito contro Matteo Salvini il prossimo 7 dicembre – la “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” ossia i rimborsi elettorali ricevuti dal Carroccio in base ai rendiconti al Parlamento del 2008 e 2009. Una truffa allo Stato commessa, secondo i pubblici ministeri, in concorso con Maurizio Balocchi, segretario amministrativo ormai deceduto, per il rendiconto dell’esercizio 2008 e con Francesco Belsito, ex tesoriere leghista per il 2009 e 2010. Con tanto di inganno ai presidenti di Camera e Senato e ai revisori pubblici delle due assemblee che autorizzavano i rimborsi basandosi su rendiconti volontariamente falsati.

La Procura di Milano ha chiuso le indagini relative all’inchiesta “The family” in vista del prossimo passo: la richiesta di rinvio a giudizio per dieci persone, tra cui Umberto Bossi e i suoi due figli Riccardo e Renzo. Al centro gestione dei fondi della Lega, scoppiato nella primavera del 2012. Le accuse per l’ex segretario del Carroccio sono di appropriazione indebitatruffa allo Stato per circa 40 milioni di euro. Tra gli indagati anche l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro e l’imprenditore Stefano Bonet.

 



Da quanto emerge dall’atto dei pm, attraverso rendiconti irregolari presentati in Parlamento Umberto Bossi in “qualità di legale rappresentante” del Carroccio ha truffato lo Stato per circa 40 milioni di euro. Cifra maggiore rispetto a quella venuta alla luce finora che era di circa 18 milioni di euro. Gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, infatti, hanno analizzato oltre ai rendiconti del 2009 e del 2010 anche quello del 2008, per cui la Lega avrebbe ottenuto indebitamente rimborsi elettorali pari a “22.473.213” euro. Per il 2009, invece, avrebbe incassato illecitamente “17.613.250” euro, mentre nel 2010 “i revisori pubblici hanno dichiarato l’irregolarità del rendiconto” e i soldi richiesti non sono arrivati al partito.

Secondo l’accusa, la Lega avrebbe incassato soldi pubblici “in assenza di documenti giustificativi di spesa e in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico”. Di qui l’accusa di appropriazione indebita per il Senatur e i suoi figli per una serie di spese personali.

Chiuse le indagini anche nei confronti di Rosi Mauro, l’ex senatrice del Carroccio, che ora è accusata di una appropriazione indebita di 99.731,50 euro, denaro proveniente dalle casse del partito. Tra i soldi di cui l’ex esponente lumbard si sarebbe appropriata ci sono anche 77.131,50 euro “per acquisto titolo di laurea albanese – si legge nel capo di imputazione – presso l’Università Kristal di Tirana a favore di Pierangelo Moscagiuro” ex guardia del corpo.

Per la laurea del Trota a Tirana 77mila euro – A Renzo e Riccardo Bossi, i due figli del ‘Senatur’ Umberto, viene contestato di aver usato a fini personali circa 303mila euro di soldi pubblici ottenuti dalla Lega come rimborsi elettorali. Renzo detto ‘il Trota’, accusato come Riccardo di appropriazione indebita, avrebbe speso tra le altre cose oltre 77mila euro per l’“acquisto” dell’ ormai famosa laurea albanese “presso l’Università Kristal di Tirana”. Ma non solo. Il secondo figlio di Bossi, che, nel 2010, a 21 anni diventa il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia, pare avere una passione per le auto e per la velocità. Con la sua Audi A5 scorrazza per la Lombardia accumulando oltre 7mila euro di multe. Contestazioni che vengono pagate con i soldi del partito. E nonostante la cattiva condotta automobilistica, il Trota passa a una macchina più potente, un’Audi A6 pagata 48mila euro più 3mila di assicurazione. Ovviamente a spese dei contribuenti. Il 10 aprile 2012 Renzo è costretto alle dimissioni dalla sua carica in Regione. Lo scandalo dei soldi pubblici girati dall’ex tesoriere Francesco Belsito agli esponenti del Carroccio fa terminare l’incarico tre anni prima del previsto. Tuttavia, i due anni trascorsi al Pirellone gli fruttano, secondo la legge, 40mila euro di indennità

La passione per le auto di lusso di Riccardo Bossi - Il primo figlio del Senatur avuto nel 1979 dalla prima moglie Gigliola Guidali, i giudici contestano 52 pagamenti. Soprattutto multe – per oltre 2mila euro – ma non solo: con i soldi del partito Riccardo paga anche il mantenimento della moglie, l’affitto con tanto di bollette, il veterinario, l’abbonamento Sky, il garage e le spese di carrozzeria, nonché le rate per l’Università dell’Insubria. E poi debiti personali, bonificiassegni circolari. Infine, le auto: 20mila euro per il riscatto del contratto di leasing per la Bmw X5 e oltre 21mila per una Mercedes.

Richiesta di archiviazione per Calderoli e moglie di Bossi -  magistrati di Milano, titolari dell’inchiesta sulla Lega, hanno richiesto di archiviare le posizioni di Roberto Calderoli, Matteo Brigandì e Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. Una archiviazione parziale, solo per alcuni episodi, è stata richiesta inoltre per Francesco Belsito, Umberto Bossi e Rosy Mauro, per altri fatti i magistrati ritengono allo stato di dover procedere. “Pagare le spese di un’abitazione a Roma, luogo dove principalmente si svolge l’attività politica e parlamentare, ad un esponente di punta del partito, può in definitiva a nostro giudizio essere una scelta di impegno finanziario legittima (salvo il dovere di darne conto in contabilità, qui non rispettato, non decisivo ai fini del reato di appropriazione indebita)”, scrivono i magistrati in riferimento alla posizione di Calderoli. Per quanto riguarda, invece, la posizione della Marrone, si ricorda come fin dalla prima relazione del pg, la moglie di Bossi sia stata inserita, insieme alla Mauro e ad altri famigliari del leader del Carroccio, all’interno del cosiddetto “cerchio magico che sarebbe stato alimentato con favoritismi ed elargizioni a danno del patrimonio della Lega”. “Certo -scrivono i pm di Milano- non si può escludere che delle somme corrisposte per la scuola Bosina in denaro contante la Marrone possa aver profittato a titolo personale. Ma per tutti gli indagati, come in questo caso per la Marrone, è stata applicata una rigorosa regola probatoria”.

Salvini: “Mafiosi e assassini possono attendere…”. Bossi: “Sconcertato” –  Matteo Salvini, che il 7 dicembre sfiderà Umberto Bossi alle primarie per la segretaria del partito, inneggia all’indipendenza e chiede “giudici eletti dal popolo” come unica via per sfuggire ai tribunali: candidato insieme a Bossi alle primarie per la segreteria del partito in programma il 7 dicembre”Finito (forse) con Berlusconi e Ruby, adesso il Tribunale di Milano torna a ‘occuparsi’ di Bossi e della Lega. I processi a mafiosi e assassini possono attendere… Giudici eletti dal Popolo e indipendenza unica via”, scrive sulla sua pagina Facebook il vicesegretario del Carroccio.  ”Questa cosa non mi aiuta certo…una cosa che esce proprio adesso e mi lascia sconcertato”, spiega invece Umberto Bossi che, a questo punto, potrebbe ritirarsi dalla competizione come già paventato nei giorni scorsi.

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Notizia Il #Pd tenta di imitare #M5S ma rimedia figuraccia di proporzioni Cosmiche, leggete

 Il #Pd tenta di imitare #M5S ma rimedia figuraccia di proporzioni Cosmiche, leggete

Redditominimo_pressappoco 

Il PD propone un articoletto nel maxi-emendamento della legge di stabilitàRepubblica passa l’evidenziatore sulla necessità di avere un simile sostegno sociale, scoprendo che il reddito minimo è una realtà esistente in tutta Europa, a parte Grecia e Italia.

Peccato che per questo sedicente reddito minimo siano previsti soltanto 120 milioni di euro in 3 anni (40 milioni l’anno) e che l’esperimento sia limitato ad alcune aree metropolitane. Per intenderci, il solo comune di Milano, a sostegno degli indigenti, ha stanziato qualcosa come 36 milioni di euro (…e solo per i prossimi 15 mesi).

Nonostante questo Stefano Fassina, vice Ministro dell’Economia, abbia affermato trionfante: ”Con la legge di stabilità introduciamo un reddito minimo di inserimento in alcune grandi aree metropolitane“ .

Nel sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali abbiamo trovato una relazione del 18 settembre 2013, redatta dal Gruppo di lavoro sul reddito minimo istituito dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (Decreto del 13 giugno 2013), nella quale si spiega esattamente la natura del “reddito minimo” del Pd. Riassumendo, potrebbe – condizionale d’obbligo – essere un prolungamento della social card, ma anche un nuovo “ammortizzatore sociale”, vincolato alla disponibilità dei soggetti a corsi di formazione o lavori in linea con il propri curriculum.

Uno strumento che richiede una complessa coordinazione tra Centri per l’impiego, servizi sociali, Inps, Comuni, Regioni e Stato. Niente che si avvicini minimamente a un reddito minimo garantito.

Lo stesso governo Letta lo ammette, attraverso la voce del Ministro del Lavoro Enrico GiovanniniChi parla dell’arrivo del reddito minimo non ha letto bene i testi in modo coordinato. Quello che ha definito il Senato è un’aggiunta di 40 milioni all’anno, per i prossimi tre anni, al Fondo per la povertà”.

Più che di reddito minimo, si tratta di quel minimo di elemosina sufficiente al Pd per pavoneggiarsi con titoli di giornale che illudono gli elettori.

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Notizia: il #M5S incontra Julian Assange:

             il #M5S incontra Julian Assange:

assange_m5s.jpg 

Foto: i cittadini portavoce del M5S (da sinistra a destra) Carlo Sibilia, Maria Edera Spadoni, Mirella Liuzzi, Alessandro Di Battista, Angelo Tofalo e Paolo Bernini incontrano Julian Assange presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra

"Abbiamo incontrato Julian Assange, giornalista, editore, esperto di sicurezza informatica e fondatore di WikiLeaks. Da 3 anni gli USA lo hanno messo sotto accusa per le pubblicazioni di WikiLeaks. Su Julian incombe un mandato di arresto internazionale da parte dell’Interpol su richiesta delle autorità svedesi. Da 528 giorni lui vive a Londra rinchiuso nell’Ambasciata ecuadoriana che gli ha concesso asilo politico. La Gran Bretagna impedisce al Governo ecuadoriano di fornirgli un “passaggio sicuro” che gli permetta di lasciare il paese. Lo abbiamo trovato in buona salute e motivato, forse un po’ pallido ma d’altro canto non vede il sole da molti mesi. Abbiamo deciso di incontrare Assange perché con lui condividiamo le battaglie per la trasparenza dell’informazione, per la libera circolazione delle notizie e per la libertà di stampa, diritti che aumentano il livello di consapevolezza dei cittadini. Nascondere le informazioni è uno dei tanti modi che i potenti hanno per accrescere il proprio potere personale. Julian è un combattente. Qualcuno lo ha definito “comandante ribelle sotto assedio”. Lui trova informazioni, le organizza e le condivide attraverso il sito WikiLeaks sul World Wide Web. Informazioni che imbarazzano lobbies e governi. Quando Assange fa partire un “leak” inizia la “british dance” come la definiscono in America Latina, l’informazione rimbalza in rete e non si ferma più. Con lui abbiamo parlato del futuro dell’informazione, della rete e delle minacce che provengono da gruppi di potere nazionali e internazionali. Abbiamo discusso sul tradimento dei grandi media che hanno sacrificato sull’altare del denaro il loro meraviglioso ruolo di controllori del potere. Oggi ne sono controllati. Per questo il M5S si batte per l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Se tagliamo il cordone ombelicale che collega i media al regime per i potentati è la fine. Con Assange si è discusso anche dei rischi che minacciano la libertà del web come il Datagate dimostra. I media di regime diluiscono, annacquano, edulcorarano le informazioni scomode. Ad Assange abbiamo presentato le nostre idee, la nostra visione dell’informazione, il mondo che costruiremo quando il M5S sarà al governo. Abbiamo un disperato bisogno di una informazione indipendente, i media tradizionali alterano la percezione della realtà. E’ drammatico constatare che le dieci “media companies” più importanti del pianeta detengano quasi la totalità del mercato delle informazioni e sono capaci di omologare ed appiattire ogni notizia. Il M5S è al lavoro per creare norme che non permettano a soggetti privati di possedere oltre il 10% di società di comunicazione, che diffondano la rete e che impediscano il controllo dei media da parte dei partiti. Il cambiamento è dietro l’angolo, vogliono farci credere che sia irrealizzabile. Ma così non è, basta guardarsi più intorno. Un uomo come Assange ha messo sotto scacco le intelligence di mezzo mondo e uno stato come l’Ecuador (non è un caso che Julian si sia rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana) ha dichiarato il debito pubblico immorale in quanto contratto da classi dirigente corrotte e non legittimate dal potere popolare. Siamo orgogliosi di aver incontrato Assange, lui sta cambiando il modo di vedere l’informazione e noi “cittadini nelle istituzioni” quello di vedere la politica. Assange continuerà la battaglia per liberare l’informazione da controlli verticistici. In molti lo detestano, lo attaccano, qualcuno vorrebbe vederlo morto ma il suo lavoro resterà nella storia del web. Le notizie messe in circolo da Julian, Snowden, dalla rete Wikileaks, non hanno causato danni, al contrario hanno dato acqua fresca a tutti i cittadini che hanno sete di conoscenza e che mettono in discussione il pensiero dominante. Uomini come Julian sono necessari per costruire un nuovo mondo, una nuova Europa una nuova Italia che abbia come fondamenta la libertà dell’informazione. Incontrare Assange significa andare OLTRE! Ci vediamo a Genova." M5S Camera

Un ringraziamento all’Ambasciata dell’Ecuador in Inghilterra e al Ministro degli Esteri Patiño per aver contribuito all’organizzazione dell’incontro con Assange

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Video Expo, #Maroni: “Il nuovo stadio è quasi realtà”. Ma #Pisapia lo smentisce




Mentre la rincorsa per mettere in piedi i padiglioni di Expo e realizzare le infrastrutture per raggiungerli va avanti, a Milano si inizia a discutere del dopo Expo. Cosa sorgerà nei 105 gli ettari di terreno lasciati liberi dall’Esposizione universale dopo il 2015? Arexpo, società partecipata che gestisce l’area ha presentato le linee guida del Masterplan post-Expo. Il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni caldeggia la proposta del Milan che vorrebbe realizzare uno stadio di proprietà: “Il nuovo stadio (che occuperebbe 12 ettari, ndr) è quasi realtà”. Salvo poi essere smentito dal presidente di Arexpo e dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “Serve un bando pubblico” di Francesca Martelli

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E PARTITO IL #MISSILE: Ruby bis, i giudici: Berlusconi pagò olgettine per mentire, va indagato per corruzione

Ruby bis, i giudici: Berlusconi pagò olgettine per mentire, va indagato per corruzione

 

 

 

 

 

 

Depositate in anticipo le motivazioni della sentenza sul caso Ruby con cui sono stati condannati Mora, Minetti e Fede

Silvio Berlusconi, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo nonché la stessa Ruby vanno indagati per corruzione in atti giudiziari. Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale nelle motivazioni della sentenza sul caso Ruby con cui sono stati condannati Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. Secondo i giudici, «tutti i soggetti partecipanti alla riunione» del 15 gennaio 2011, e, quindi, anche tutte le ragazze, sono gravemente indiziati, dunque, del reato di cui all'articolo 319 ter cp«. A tale riunione hanno partecipato Berlusconi, Ghedini e Longo.

Le motivazioni. I giudici della Quinta sezione penale del tribunale di Milano, presieduti da Annamaria Gatto, hanno depositato con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza dei termini le motivazioni della sentenza con cui lo scorso luglio Lele Mora ed Emilio Fede sono stati condannati a 7 anni e Nicole Minetti a 5 anni per il caso Ruby.

«Denaro ai testimoni». Silvio Berlusconi è «gravemente» indiziato del reato «di corruzioni in atti giudiziari» in qualità «di soggetto che elargiva il denaro e le altre utilità» alle ragazze-testimoni, scrivono i giudici di Milano.

«Minetti gestiva i pagamenti». «Nicole Minetti svolgeva un fondamentale e continuativo ruolo di intermediazione nella corresponsione di stabili erogazioni economiche alle donne che abitavano in via Olgettina, emolumenti aventi indubbia natura di corrispettivo sinallagmatico per l'attività di prostituzione svolta», scrivono inoltre i giudici. Secondo il collegio, «l'imputata intermediava il rapporto con alcune delle abituali frequentatrici delle cene, occupandosi dell'intera gestione delle abitazioni di via Olgettina, residenze che Berlusconi metteva a disposizione delle ragazze, sostenendone per intero le spese, quale parte del corrispettivo agli atti sessuali a pagamento delle stesse posti in essere in suo favore».

Le otto "olgettine" coinvolte. I giudici indicano le otto ragazze che «avevano a disposizione gratuita, in comodato d'uso, gli appartamenti», vale a dire «Toti Elisa, Berardi Iris, Garcia Polanco Maria Ester, Espinoza Arisleida, Guerra Barbara, Visan Ioana, De Vivo Concetta e De Vivo Eleonora». E poi sottolineano che «inoltre, la Minetti operava quale intermediaria nell'erogazione di contributi economici da parte di Berlusconi, tramite Spinelli Giuseppe, a Garcia Polanco, Faggioli Barbara, Loddo Miriam, Sorcinelli Alessandra, Skorkina Raissa, Barizone Lisney». Non solo, l'ex consigliere «organizzava in alcune occasioni, accompagnamenti in auto di alcune giovani donne presso la residenza di Arcore».

Chieste indagini anche su Ruby. Ipotizzato il reato di corruzione in atti giudiziari anche per la giovane marocchina e il suo ex legale l'avvocato Luca Giuliante. Il legale si sarebbe interessato «ai vari pagamenti in contanti e bonifici» che Karima avrebbe ricevuto «periodicamente».

 

(Fonte)