giovedì 31 ottobre 2013

ECCO COSA PENSA DI BATTISTA M5S SUGLI SCONTRI A ROMA

ECCO COSA PENSA DI BATTISTA M5S  SUGLI SCONTRI A ROMA

Scontri a Roma. Il deputato 5 Stelle Alessadro Di Battista scrive questo commento su Facebook. Lo riportiamo di seguito:

Le violenze vanno sempre condannate e attaccare le forze dell'ordine, donne e uomini che guadagnano 1200 euro al mese per difendere un sistema corrotto e colluso, e' sbagliatissimo eticamente e pragmaticamente ma la rivolta (civile e nonviolenta) deve sollevarsi altrimenti l'Italia muore.

Questa maggioranza, questo governo e' sordo lo volete capire o no? Come possiamo fare per farvelo capire? Andare in TV e per far parte di un giochetto che ci associa a tutti gli altri? A coloro che hanno creato il dramma in cui viviamo? Io no, io non faro' parte di teatrini. Fuori Montecitorio cittadini (alcuni violenti purtroppo) protestano perche' hanno ragione! Perche' non hanno la casa, la casa. Perche' sono 30 anni che nessuno li ascolta. Io vi chiedo di organizzarvi, di protestare, di compiere atti di disobbedienza civile, atti fantasiosi.

Dobbiamo rivoluzionare l'intero sistema ma con le idee e la partecipazione, alzando la voce, alzandola moltissima ma alziamo soltanto la voce, non le mani. E soprattutto non le alziamo contro le forze dell'ordine, anche loro vittime sacrificali di un sistema morente. Anche le forze dell'ordine tuttavia devono capire che davanti loro, fermati i violenti (fermati, non picchiati) ci sono cittadini disperati come saranno disperati i loro figli fino a che non manderemo a casa coloro che difendono da troppo tempo. Senza la partecipazione e la protesta totale, ripeto nonviolenta ma totale, la Repubblica muore!

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Notizia news Sicilia: Forza Italia, i dirigenti del Pid aderiscono al partito di Berlusconi

Forza Italia, i dirigenti del Pid aderiscono al partito di Berlusconi

 

PALERMO. Il gruppo dirigente del Pid-cantiere popolare, parlamentari nazionali e regionali aderiscono a Forza Italia, a fianco di Silvio Berlusconi. E' quanto si legge in un comunicato del partito, firmato dal leader Saverio Romano e da altri 21 dirigenti.

«Al fine di partecipare, con diretto protagonismo, alla ricostituzione ed al rilancio di Forza Italia, i sottoscritti componenti il gruppo dirigente del Pid - Cantiere Popolare di Sicilia - si legge nella nota - dichiarano la loro adesione al ricostituito partito e la loro volontà di sostenere le iniziative che il presidente Berlusconi vorrà mettere in campo, in questo delicato passaggio della sua vicenda umana e politica, per portare a compimento l'annunciato progetto». Il Pid condivide «pienamente gli otto punti del documento emesso dall'ufficio di presidenza del Popolo della Libertà in data 25 ottobre 2013».

E ribadisce «l'impegno contro le persecuzioni politiche, mediatiche e giudiziarie che il presidente Berlusconi è costretto a subire, sempre più pesantemente, contro il tentativo, antidemocratico e fondato sulla scorretta applicazione retroattiva di una legge penale, di estromettere dal Parlamento il leader del centrodestra italiano, il sostegno ad una politica di rilancio dell'economia del Paese, attraverso una riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale». Inoltre i dirigenti del Pid-Cantiere Popolare si dichiarano «favorevoli alla attuazione di una riforma della giustizia, sia civile sia penale e di un assetto presidenzialista delle nostre istituzioni, che favorisca un limpido bipolarismo, con un centrodestra liberale e riformatore alternativo alla sinistra e per il rafforzamento dell'appartenenza al Partito popolare europeo, risalente al 1999».

Il documento è firmato da Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo, Antonello Antinoro, Toto Cordaro, Roberto Clemente, Giovanni Avanti, Maria Pia Castiglione, Michele Pisacane, Gianantonio Arnoldi, Gino Capotosti, Beppe Drago, Annalisa Vessella, Rudy Maira, Innocenzo Leontini, Santino Catalano, Pippo Enea, Felice Bruscia, Gigi Tomasino, Bartolo Di Salvo, Alessandro Tornello, Peppe Germano, Giuseppe Marletta.

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Notizia: Air France vuole acquistare tutta Alitalia, oggi si riunisce il cda. Battaglia sul prezzo "PS Che fine fanno i Lavoratori?"

Air France vuole acquistare tutta Alitalia, oggi si riunisce il cda. Battaglia sul prezzo

Lo aveva scritto nero su bianco in una lettera al presidente Roberto Colaninno, ed ora Alexandre de Juniac, il grande capo di Air France, passa ai fatti. Con la richiesta ufficiale di una due diligence su Alitalia, cioè di una valutazione approfondita dei conti, finalizzata a conquistare la cloche della compagnia. A chiudere quindi il cerchio una volta per tutte.

La decisione, per certi aspetti clamorosa, sarebbe stata comunicata sia all’ad Gabriele Del Torchio che ai principali azionisti. Ma è evidente che si vuole innanzitutto sondare la disponibilità dei soci minori e di chi, pur approvandolo, ha mal digerito l’aumento di capitale. Tuttavia Parigi punterebbe soprattutto a guadagnare tempo, ben conoscendo criticità e i punti forza del partner tricolore. Ma allora perché questo nuovo blitz? A cosa mira realmente la due diligence? Per gli analisti l’obiettivo è fissare un valore definito, basso in questo momento, per acquistare tutto a un prezzo molto conveniente. Mediando - è lo scopo - tra il prezzo d’ingresso pagato nel 2008 e quello post aumento di capitale, approfittando della evidente svalutazione. Difficile ipotizzare il «risparmio» che potrebbe essere generato e quale possibilità di successo abbia l’operazione. Di certo Lazard, advisor di Air France, sta elaborando i dati per stimare i possibili vantaggi. Un modo, anche, per far digerire alla parte più ostile del board, ovvero a Klm, il proseguimento dell’avventura in Italia. E, nel contempo, ammorbidire chi, nel governo francese, non vede l’ora di lasciare il campo. Spulciare nei conti aziendali è tra l’altro un modo per prendere tempo. Anche per avere un quadro più chiaro sul futuro del governo Letta.

TUTTI AL LAVORO
Oggi il tema due diligence verrà affrontato dal cda di Alitalia che deciderà probabilmente l’avvio di una data room aperta non solo ai francesi, ma anche alle Poste e ad altri vettori interessati, da Etihad ai cinesi. In attesa della due diligence, procede la definizione del piano stand alone voluto da Del Torchio in collaborazione con Boston Consulting. Lavoro che si completerà prima del 16 novembre, data in cui dovrà partire la ricapitalizzazione. Si tratta di un documento che ribalta la logica seguita finora. Per consentire alla compagnia di reggersi finalmente sulle proprie gambe, con un piano sostenibile in grado di avvicinare il break-even in poco tempo e poter trattare così alla pari con i possibili partner.

Gli interventi, sintetizzati in varie slides che "Il Messaggero" ha potuto visionare, sono ad ampio raggio: dai tagli di personale (gli esuberi sarebbero oltre mille con il blocco di almeno 2000 contratti a termine), ai sacrifici che saranno chiesti ai manager, in una sorta di spending review globale. Verranno poi rivisti i contratti, dalle forniture al leasing, alle manutenzioni. Come suggerito da Boston Consulting, saranno quindi ridisegnate le rotte e la configurazione degli aerei, eliminando le aree dove ci sono perdite secche. Nuove frequenze poi per i voli che viaggiano non a pieno carico e spostamento degli equilibri sulle tratte a maggior valore aggiunto. Un piano da lacrime e sangue - dice un azionista influente - che però ha la possibilità di funzionare davvero, «per consentirci di trattare alla pari con Air France». 

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Vergognosa: Per la RAI il #M5S non esiste Carte alla Mano #fuoriipartitidallaRAI @gparagone

 Per la RAI il #M5S non esiste  #fuoriipartitidallaRAI

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La RAI non è servizio pubblico, è un finanziamento pubblico ai partiti. Fuori la politica e le lobby dalla RAI!

"Il contratto di servizio pubblico radiotelevisivo in vigore prevede una TV che rispetti i principi costituzionali, produca un'informazione rispettosa del pluralismo, equilibrata, imparziale. Tutto ciò è completamente disatteso. Il MoVimento 5 Stelle, dai dati dell'Osservatorio di Pavia (Istituto di ricerca e rilevamento tv), è assente o quasi dai Tg e dalle rubriche d'informazione politica. Il M5S ha una presenza sui Tg Rai pari al circa il 3,3%, di contro il pd (menoelle, ndr) sta al 18% e il pdl al 13%. Siamo a pari con Scelta Civica (che anzi in alcune tabelle ci supera pure), meno del 10% di elettori valgono più di oltre il 25% del M5S. Dove è una informazione pluralista, equilibrata, imparziale come prevede il contratto Rai?" M5S Vigilanza RAI 


#Letta Cosa Mi dici: Disoccupazione settembre sale al 12,5% Istat, Nuovo #Record, in rialzo di 0,1 punti su agosto

Disoccupazione settembre sale al 12,5% Istat, Nuovo #Record, in rialzo di 0,1 punti su agosto

(ANSA) - ROMA, 31 OTT - Il tasso di disoccupazione a settembre segna un nuovo record, salendo al 12,5%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su agosto e di 1,6 punti su base annua. Lo rileva l'Istat (dati provvisori). E' il valore più alto dall'inizio sia delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977.

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DIMISSIONE #IMMEDIATE #RT: Cancellieri e l'intervento per Giulia Ligresti "In cella non mangiava più, chiesi umanità"

Cancellieri e l'intervento per Giulia Ligresti "In cella non mangiava più, chiesi umanità"

Telefonate dei familiari al ministro della Giustizia. La donna soffriva di anoressia. Dopo dieci giorni la scarcerazione

Chiamata direttamente da Antonino, il ministro della Giustizia risponde, e si attiva. Parla con i due vice capi di dipartimento del Dap, il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, per "sensibilizzarli" sul fatto che Giulia Maria Ligresti soffre di anoressia. Il 28 agosto, dopo che il ministro della Giustizia si è interessata della sua situazione in cella, finalmente Giulia vede aprirsi le porte del carcere. "Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione " spiega più tardi Cancellieri, davanti al procuratore aggiunto, Vittorio Nessi, che è volato a Roma per sentirla e che ha cercato di ricostruire l'intera vicenda. E la parentesi che la riguarda si chiude rapidamente senza alcun risvolto penale: non c'è un nesso provato tra il suo attivarsi e la scarcerazione della donna. Ciononostante, nel verbale di interrogatorio del 22 agosto resta traccia delle parole e dell'interessamento personale del ministro della Giustizia a un aspetto privato dell'inchiesta su Fonsai.

Tutto comincia il 17 agosto. Giulia Ligresti è in carcere da un mese e ha già detto di voler patteggiare, ma il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta dei suoi avvocati che chiedono sia mandata ai domiciliari. I parenti sono preoccupati che non stia bene e che possa ricadere nell'anoressia di cui ha sofferto in passato. La telefonata tra Gabriella Fragni e il fratello dell'ingegnere di Paternò desta l'allerta della procura di Torino che, esaminando i tabulati telefonici dei familiari degli indagati, si accorge che alcuni contatti con la Cancellieri ci sono stati, fin dal giorno degli arresti. Si attivano perciò controlli più approfonditi.
La vicinanza tra il ministro e la famiglia dell'ingegnere di Paternò è un fatto noto, come pure che il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, sia stato dirigente della compagnia assicurativa Fondiaria Sai. Il nome di Peluso compare spesso nelle carte dell'inchiesta torinese, mai però in veste di indagato. "Essendo io buona amica della Fragni da parecchi anni - ha spiegato il ministro al procuratore - ho ritenuto, in concomitanza con l'arresto dell'ingegnere e delle figlie, di farle una telefonata di solidarietà sotto l'aspetto umano". Cancellieri e Fragni si sentono più di una volta per telefono. Tanto che la compagna di Salvatore Ligresti, quando la situazione della figlia Giulia non trova soluzione, parla con il cognato e suggerisce di contattarla come ultimo
tentativo.

Gli avvocati difensori, Gianluigi Tizzoni e Alberto Mittone, che avevano già parlato di un possibile patteggiamento, si sono visti respingere l'istanza di scarcerazione dal giudice Silvia Salvadori, nonostante il parere favorevole della procura. L'intera famiglia è travolta dal timore che la donna possa non reggere. E si gioca l'ultima carta: è a questo punto che la compagna di Salvatore, parlando al telefono con il cognato, dice che la sola persona che possa fare qualcosa per Giulia è il ministro Cancellieri. La telefonata resta impigliata nella rete delle intercettazioni e la Fragni sentita il 20 agosto conferma di averlo detto.

Il ministro Cancellieri davanti al magistrato torinese, pochi giorni dopo, racconta cosa è successo poi: "Effettivamente ho ricevuto una telefonata da Antonino Ligresti che conosco da molti anni. Ligresti mi ha rappresentato la preoccupazione per lo stato di salute della nipote Giulia Maria la quale, soffre di anoressia e rifiuta il cibo. In relazione a tale argomento ho sensibilizzato i due vice capi di dipartimento del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati". Cancellieri spiega, e il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, titolare dell'inchiesta sul falso in bilancio insieme al sostituto procuratore Marco Gianoglio, riporta nel verbale. Il ministro dice di avere a cuore la salute dei detenuti in generale. Ma poi chiarisce, proseguendo nel racconto, che il suo interessamento diretto è stato per un carcerato
soltanto: Giulia Maria Ligresti.

Nel frattempo intorno al caso della figlia di Salvatore succedono fatti inconsueti. In procura a Torino, poco dopo ferragosto, arriva via fax un referto inviato dalle psicologhe dell'istituto penitenziario dove Giulia è detenuta. Medici e assistenti sociali, apparentemente senza nessuna sollecitazione, spediscono il documento ai pm per segnalare lo stato di depressione della donna e certificare che le sue condizioni di salute sono incompatibili con il carcere. Questo li obbliga a nominare un medico legale, il quale, accertato l'effettivo disagio della detenuta, fa in modo che in pochi giorni a Giulia Maria vengano concessi i domiciliari. Jonella, la sorella, rimasta qualche settimana nel carcere di Cagliari (era stata arrestata mentre si trovava in vacanza in Costa Rei), è stata trasferita a Torino. Salvatore, invece, è sempre rimasto ai domiciliari.

Unico sfuggito alla misura cautelare è Paolo Gioacchino che risiede in Svizzera. Giulia Maria torna a casa il 28 agosto, undici giorni dopo che lo zio ha chiamato il ministro. E cinque giorni dopo l'sms di "rassicurazioni " che rivela la stessa Cancellieri: "Ieri sera Antonino Ligresti mi ha inviato un sms chiedendomi se avessi novità e gli ho risposto che avevo effettuato la segnalazione nei termini che ho spiegato, nulla di più". 

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E ALLA CANNA DEL GAS: Sindaco Marino choc: mi spoglio se la Roma vince il titolo. @M5SRoma

Sindaco Marino choc: mi spoglio se la Roma vince il titolo.

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Tifosi giallorossi in allarme: così ci porta sfortuna I laziali: spettacolo indecente, lo fa per avere consensi

L’impresa impossibile riesce a Ignazio Marino, sindaco di Roma da giugno: unire in questo momento storico le tifoserie di Roma e Lazio dilaniate dopo la coppa Italia, gli scontri degli ultimi derby e le scritte oltraggiose contro Paparelli, è come provare ad avere il numero di telefono di Belen per invitarla a cena. E, invece, che fa il genovese di nascita, primo cittadino della Capitale, scivola sulla più classica buccia di banana perche da queste parti il calcio conta come il Colosseo: «Se la Roma vince lo scudetto, mi spoglio ma non parliamone troppo perché i tifosi sono scaramantici», afferma candidamente negli studi di Radio2 SuperMax a bordo della sua bicicletta elettrica. Giallorossi imbufaliti per un’affermazione incauta che nemmeno il «Chiarchiaro», patentato portajella della novella di Pirandello, avrebbe fatto. Immaginate se stasera la Roma non batte il Chievo, al primo passaggio di Marino alla Moser per le vie del centro, il fioraio farà gli scongiuri, l’artigiano proverà ad esorcizzare il nuovo nemico. I laziali sono scontenti pure loro perché un conto è il decolleté della Ferilli, il lato B della Capotondi o il personale di Ilary Blasi, ma vedere i muscoli decadenti del quasi sessantenne Marino è la peggiore cosa che possa accadere oltre allo scudetto della Roma, naturalmente.

E poi il nostro «eroe» cittadino (la cui passione giallorossa è venuta fuori in tarda età) ha contravvenuto alla nuova tendenza, violando la sacralità del calcio. Perché in questo momento si assiste a una vera e propria trasformazione: il romanista è cambiato, si è redento, la strategia è diversa dal passato forse per le troppe scottature prese. Da quello che stampa le bandiere in anticipo della coppa dei Campioni del 1984 oppure della coppa Italia 2013, da quelli che entrano nei bar e fanno gli spocchiosi sulla forza della Magica, eccoli imboscati, «coperti» quasi nemmeno loro credessero a tanta grazia. E che fa Marino? Stravolge il nuovo spartito, un passaparola silenzioso che stava producendo risultati prodigiosi. La loro reazione sui social network è univoca: «Marino pensa alle trenette al pesto» e il commento più sereno della tifoseria romanista molto «toccata» da questa infausta uscita nel pieno della cavalcata scudetto. Senza entrare nel merito sulla aspetto fisico discutibile del sindaco, manco fosse Brad Pitt oppure Rocco Siffredi e potesse risvegliare qualche giallorossa di Testaccio dal torpore degli ultimi anni. Qualcuno ha anche ricordato il 20 aprile del 1986: il sindaco Signorello, lupacchiotto fino al midollo, scelse di accompagnare il presidente Viola nel giro di campo più amato dai laziali: la Roma è a un passo dallo scudetto, basta vincere all’Olimpico contro il Lecce già retrocesso. Finisce 2-3, clamoroso harakiri giallorosso, tricolore cucito sulle odiate maglie della Juve .

L’altra parte della città è schifata: «Lo vedi ecco Marino, la sagra c’è del voto», cantano i laziali sui forum a ricordare il goffo tentativo di acquisire consensi in periodo di Irpef, Tarsu, Trise e simili. Invece di lavorare a cose ben più importanti in una città aggredita da problemi di ogni tipo si pensa alla Roma. Complimenti.

Luigi Salomone

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Notizia: Datagate. Nsa spiava anche sua Santità

       Datagate. Nsa spiava anche sua Santità 

Papa Francesco 

Le indiscrezioni di Panorama : tra le telefonate tracciate dall'intelligence americana in Italia ci sarebbero anche quelle da e per il Vaticano. Captate conversazioni di Papa Bergoglio alle soglie del Conclave

Le spie della National security agency avrebbero intercettato anche il Papa. Lo rivela Panorama nel numero in edicola domani. Nelle 46 milioni di telefonate tracciate dagli Usa in Italia - tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013 - ci sarebbero anche quelle da e per il Vaticano. E si teme che siano state captate le conversazioni fin sulla soglia del Conclave.

Padre Lombardi: "Non ci risulta" Ma al di là del Tevere arriva la smentita. "Non ci risulta nulla su questo tema e in ogni caso non abbiamo alcuna preoccupazione in merito", ha detto padre Federico Lombardi interpellato dai giornalisti.

Telefonate sotto controlloSecondo la rivista, tra le telefonate intercettate, ci sarebbero anche quelle in entrata e in uscita dalla Domus Internationalis Paolo VI a Roma, dove risiedeva il cardinale Jorge Mario Bergoglio insieme con altri ecclesiastici.

Bergoglio intercettato dal 2005D'altronde Bergoglio fin dal 2005 era stato messo sotto la lente dell'intelligence Usa come svelato dai rapporti di Wikileaks. Le registrazioni da e per il Vaticano e quelle sulle utenze italiane di vescovi e cardinali, captate e tracciate dalla Nsa sono state classificate secondo quattro categorie: Leadership intentions, Threats to financial system, Foreign Policy Objectives, Human Rights. C'è il sospetto perciò che siano state oggetto di monitoraggio anche le chiamate relative alla scelta del nuovo presidente dello Ior, il tedesco Ernst von Freyberg.

Nsa ha spiato anche Yahoo! e GoogleAltre rivelazioni emergono dai documenti in possesso della 'talpa' Edward Snowden. Da quanto riporta il Washington Post, la National Security Agency (Nsa) americana ha messo sotto controllo i data center di Yahoo! e Google, mettendosi nella posizione di poter spiare centinaia di milioni di utenti. Il programma attraverso cui la Nsa controlla i dati di Yahoo! e Google si chiama Muscular, e - spiega il Washington Post - è separato dal programma Prism con il quale l'agenzia ha un accesso agli account Google e Yahoo! con il via libera della giustizia.

Muscular è un programma portato avanti con l'omologa inglese della Nsa, la Gchq. Il documento di Snowden è datato 9 gennaio 2013, e mette in evidenza come nei trenta giorni precedenti a questa data sono stati raccolti oltre 181 milioni di nuove
informazioni, tra cui contenuti e-mail, messaggi di testo, messaggi audio e video. Ma ad essere raccolti sono anche i metadata, vale a dire le informazioni su chi spedisce, riceve e quando le e-mail.

La Nsa smentisce le ultime rivelazioni del Washington Post. "Non è mai accaduto che la Nsa si infiltrasse nei server di Google e Yahoo!", ha detto il numero uno dell'agenzia, il generale Keith Alexander, definendo "false" le notizie circolate.

Letta riferirà alla Camera dopo 11 novembreIl Presidente del Consiglio, Enrico Letta, riferirà in aula alla Camera sul Nsagate a metà novembre. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La data esatta verrà fissata solo dopo che il premier sarà sentito dal Copasir.

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Decisione che fa sicuramente #onore: Renzo Piano rinuncia a suo stipendio di senatore per migliorare il Paese

Renzo Piano rinuncia a suo stipendio di senatore per migliorare il Paese

 



Renzo Piano rinuncia a suo stipendio di senatore per migliorare il Paese


Decisione che fa sicuramente onore all’architetto genovese Renzo Piano, nominato, tempo fa, senatore a vita. Il grande professionista, famoso in tutto il mondo per i suoi straordinari progetti, ha deciso di devolvere il suo stipendio a favore di progetti correlati all’ideazione e progettazione in cui la parte da leone la faranno i giovani architetti.

Renzo Piano ha fatto sapere che vuole mettere in gioco la sua esperienza per il Paese, in particolare per recuperare le periferie e migliorare le strutture pubbliche esistenti, come ad esempio le scuole.

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EX M5S Antonio Venturino Gira adesso con auto Blu.

Il vicepresidente dell'Assemblea regionale Antonio Venturino, dopo l'espulsione dal Movimento 5 Stelle, ci ha ripensato: "La utilizzo solo per impegni istituzionali"





Quand’era nei ranghi del Movimento Cinque Stelle rinunciò all’auto blu che gli spettava di diritto dopo essere stato eletto vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Adesso però, dopo l’espulsione dal movimento di Beppe Grillo, Antonio Venturino ci ha ripensato. E ha richiesto di potere usufruire di quell’automobile con tanto di lampeggiante e di autista pagato dal Parlamento siciliano.

Noi rinunciamo a questo tipo di benefit, la macchina rimarrà parcheggiata da qualche parte”, diceva il vicepresidente dell’Ars, in un video diffuso dal blog di Grillo nel dicembre scorso. Quell’auto parcheggiata ci rimase poco. Nel maggio scorso infatti Venturino entrò in rotta con gli altri quattordici deputati dei Cinque Stelle, e venne espulso dal movimento. Il motivo? Per alcuni mesi non aveva restituito neanche un euro del suo stipendio e chiedeva di non rendicontare le spese sul web, contrariamente a quanto fanno gli altri deputati. “Si tiene i soldi? È un pezzo di merda”, aveva tuonato Grillo, dopo aver ospitato sul suo blog il volto di Venturino che annunciava in pompa magna di aver rinunciato ad ogni benefit.

I miei colleghi si concentrano solo sui conti e non sulle divergenze di pensiero in natura politica”, si era difeso il diretto interessato, che dopo l’espulsione ha fondato un movimento tutto suo, Italia Migliore, passando al gruppo Misto, però, e rimanendo vicepresidente dell’assemblea senza dimettersi, come chiedono ancora oggi gli altri deputati del M5S. Al contrario Venturino ha rilanciato chiedendo dopo l’espulsione l’utilizzo dell’auto blu, tanto deprecata quando era ancora un nemico giurato degli sprechi. L’8 agosto scorso ne ha chiesto all’Assemblea l’assegnazione, e due settimane fa è arrivato l’ok dagli uffici di Palazzo dei Normanni: l’ex grillino pentito usufruisce oggi dell’auto e dell’autista che fino al 10 agosto erano nelle disponibilità del pidiellino Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars. “Questo dimostra come Venturino abbia rotto col movimento per motivi grettamente economici e non politici come invece dice”, lo attacca il capogruppo del M5S Giancarlo Cancelleri.

È tutto nella norma, dato che quell’autista doveva essere comunque assegnato a qualcun altro ho preferito che venisse destinato a me, che utilizzo la macchina solo per impegni istituzionali”, garantisce il vicepresidente dell’Ars, recentemente corteggiato dall’Italia dei Valori del nuovo segretario Ignazio Messina. Il difficile rapporto tra Venturino e le automobili, tra l’altro, non è una novità. Quand’era ancora un militante della lotta alla casta, Venturino venne infatti beccato mentre si trovava a Catania in visita dal console statunitense, con un’auto di servizio dell’Assemblea Regionale. “È un’auto aziendale, la uso perché non ho un’automobile di mia proprietà”, fu la giustificazione fornita quella volta. La macchina, Venturino l’avrebbe comprata soltanto alla vigilia dell’espulsione dal M5S, dato che raccontò di non aver restituito nulla di alcuni suoi stipendi, proprio per comprarsi un’auto. “Spostarsi con l’autobus – disse – è troppo complicato e per questo con le somme di stipendio non restituite ho acquistato una station wagon usata, di colore blu”. Un cromatura che gli deve piacere molto, dato che adesso le auto di colore blu nelle disponibilità di Venturino diventano due. Una la pagano i contribuenti, insieme allo stipendio dell’autista.

Twitter: @pipitone87

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Alitalia Alla Canna del Gas, i francesi non investono più. Crediti bancari a rischio

Air France fa melina sulla ricapitalizzazione della compagnia in attesa di una nuova crisi prevista al massimo per la prossima primavera. Istituti di credito in allarme

 

 

 

 

Se per Intesa Sanpaolo, azionista e creditore di Alitalia, il partner industriale della compagnia italiana “deve essere Air France-Klm”, per i vertici franco-olandesi, invece, è meglio che il vettore romano si organizzi diversamente. Almeno per l’imminente aumento di capitale. Proprio mentre Carlo Messina, ad di Banca Intesa, sostiene la strategicità delle relazioni con Air France-Klm, il quotidiano economico francese La Tribune conferma che la compagnia d’Oltralpe non “intende partecipare alla ricapitalizzazione” senza un serio piano di ristrutturazione con tanto di tagli al personale, ridimensionamento della flotta e del ruolo degli scali. E soprattutto senza “l’annullamento del debito” da 1,2 miliardi accumulato dopo il salvataggio del 2008 orchestrato dall’ex premier Silvio Berlusconi e dall’allora banchiere Corrado Passera, che mise insieme la cordata dei “patrioti” di Cai, la holding di controllo di Alitalia.

Tuttavia le richieste francesi difficilmente potranno essere accettate perché, oltre a pesanti ricadute occupazionali, comporterebbero nella migliore ipotesi notevoli perdite per le banche e nella peggiore un nuovo salato conto per i cittadini che già hanno sborsato circa 4,5 miliardi in occasione del piano Passera di cinque anni fa. “I progetti di Air France-Klm sono ancora una volta in contraddizione con gli interessi del governo italiano – spiega il giornale francese – o degli ambienti finanziari della Penisola o di certi gruppi industriali che domandano lo sviluppo di una rete a lungo raggio per Alitalia contrariamente a quanto voluto dal gruppo franco-olandese che predilige piuttosto lo status quo”. Il riferimento, neanche troppo velato, è appunto ai debiti bancari e alle prospettive di sviluppo di Fiumicino che fa capo ad Aeroporti di Roma, controllata dalla famiglia Benetton, socia anche di Alitalia. Per lo scalo della capitale sono ad oggi previsti dodici miliardi di investimenti di ampliamento che andrebbero rivisti al ribasso nell’ottica di un vettore nazionale solo su scala locale. Quanto ai debiti “ci sono poche chance che le banche accettino di rinunciare a una grande parte dei propri crediti non ipotecari – prosegue La Tribune – tanto più che si tratta delle stesse banche (Intesa e Unicredit) che devono partecipare all’aumento di capitale e garantire in teoria, linee di credito supplementari per altri 200 milioni di euro”.

Salvo colpi di scena, quindi, Air France-Klm, che ha il 25% del capitale della compagnia italiana, “passerà la mano” esattamente come in una “partita a poker attendendo il prossimo giro”. Quello in cui si prevede che  Alitalia si trovi di nuovo in difficoltà finanziarie, cioè “tra febbraio e marzo, al massimo in primavera”. Nulla di ufficiale naturalmente, ma ciò che filtra dalla stampa francese è un progressivo deteriorarsi della situazione in vista della scadenza del 14 novembre, data entro la quale i soci della compagnia aerea dovranno comunicare in via definitiva le proprie intenzioni sull’aumento di capitale da 300 milioni. E, a biglie ferme, Air France-Klm, le cui mosse sono nel mirino anche dei bellicosi sindacati francesi, si diluirà almeno al 10% del capitale della compagnia “perchè nel perimetro attuale, Alitalia non è fattibile”. E considerato che, secondo quanto aggiunge la testata, “le linee di credito supplementari da 200 milioni non sono finora assicurate” e non tutti i soci aderiranno all’aumento da 300 milioni, la nuova crisi è dietro l’angolo. Tanto più che le banche non sono intenzionate a fare più dello stretto dovuto: “Unicredit garantirà l’inoptato nell’aumento di capitale di Alitalia – ha spiegato l’ad, Federico Ghizzoni – ma puntiamo a creare le condizioni perché i soci lo sottoscrivano e abbia successo. Il nostro obiettivo è uscire dall’azionariato”.

La partita Alitalia, insomma, appare tutt’altro che conclusa. Tanto più che Bruxelles, su richiesta della British Airways, sta valutando se l’ingresso di Poste nel capitale Alitalia possa qualificarsi come aiuto di Stato. Se l’Unione dovesse pronunciarsi contro l’operazione, allora il salvataggio faticosamente costruito dal governo di Enrico Letta, salterebbe. In attesa che Bruxelles decida, il gruppo di Massimo Sarmi va avanti come da copione con il consiglio di amministrazione del 31 ottobre chiamato ad effettuare la modifica dello Statuto inserendo il trasporto passeggeri nel proprio oggetto sociale. Una mossa che, nelle idee del manager, renderebbe  più realistica agli occhi dell’Unione l’ipotesi delle sinergie industriali possibili fra la futura partecipata Alitalia e la controllata, cronicamente in perdita, Mistral Air.

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Video Notizia: Ilva di Taranto, Bonelli (Verdi): “Inchiesta è atto di accusa per l’intera classe politica”




Gli ultimi risvolti delle indagini della procura di Taranto sono un atto di accusa gravissimo nei confronti di un’intera classe politica che negli ultimi anni non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare e che invece ha dovuto la magistratura”. Lo ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, nel corso di una conferenza stampa a Taranto nella sede del movimento Taranto Respira commentando la chiusura dell’inchiesta sull’Ilva. “Si tratta di quella stessa classe politica – ha aggiunto – che faceva a gara per dire che i livelli d’inquinamento a Taranto si erano ridotti mentre la Procura indagava. Dalla conclusione delle indagini emerge con assoluta evidenza la responsabilità politica e morale per quello che la politica doveva fare e non a fatto a cominciare dall’indagine epidemiologica”  di Stefano Spinelli

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Video: Grande Scanzi vs Tramontano: “Cosa deve fare B. per decadere? Impiccare #Dudù?”




Scanzi vs Tramontano: “Cosa deve fare B. per decadere? Impiccare #Dudù?”

Ma che deve fare Berlusconi per decadere da senatore? Deve invadere la Polonia? Deve bombardare l’Uganda? Deve impiccare il cane Dudù? Qui stiamo parlando di una cosa che in qualsiasi altro Paese normale sarebbe già avvenuta per decenza”. Sono le parole di Andrea Scanzi, protagonista di un vivace scontro in più match col vicedirettore de “Il Giornale”, Salvatore Tramontano. I due giornalisti, ospiti di “Otto e mezzo”, su La7, dibattono a suon di colpi di fioretto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Secondo Tramontano, è in atto “uno schiaffo alla democrazia”, un disegno preciso per colpire le regole democratiche da almeno vent’anni. La firma de “Il Fatto Quotidiano” ribatte: “Ma di cosa stiamo parlando? E’ curioso che i berlusconiani parlino di regole a giorni alterni con quest’attenzione bipolare”. Tramontano, sfoderando la tesi di Nitto Palma, asserisce che l’incandidabilità di Berlusconi è una sanzione amministrativa e, come tale, non è retroattiva.La giustizia non ha accertato il reato a cui è stato condannato Berlusconi” – afferma, scontrandosi con Salvatore Di Pardo, legale di Ulisse Di Giacomo, che dovrebbe subentrare a Berlusconi al Senato – “Non ci sono prove, ma solo molti punti oscuri. Non ci scordiamo chi è D’Esposito. E la sconfitta di Berlusconi non avviene a livello elettorale, ma a livello di giustizia. Finchè avrà i voti, ha lui la leadership”. Non ci sta Andrea Scanzi: “Non è colpa della magistratura o della legge italiana se Berlusconi ha frodato il fisco e ha commesso tanti altri reati. E questa concezione secondo cui è stato votato da milioni di italiani non lo rende illibato, incensurato e inattaccabile. E’ un concetto garantista che va molto di moda tra i falchi del centrodestra”. Il giornalista poi scommette sulla successione dinastica del Cavaliere (“se il futuro è Alfano, cioè Don Abbondio, buonanotte”) e a Tramontano, che ribadisce l’inapplicabilità della legge Severino per una legge dell’81, replica: “Adesso avete scoperto questo mantra della sanzione amministrativa, ma la legge Severino è stata ritenuta retroattiva fino all’agosto 2013. E non solo in linea teorica. E’ stata applicata a Dell’Utri e a De Gregorio, che non sono stati quindi candidati. Ed è stata applicata non una volta” – continua – “ma ben 37 volte: 20 volte per consiglieri comunali e provinciali, 17 volte per consiglieri regionali. Quasi tutti del centrodestra. E di quei consiglieri non ve n’è fregato niente, perché non erano Silvio Berlusconi“. E aggiunge: “Quando il centrodestra ha scoperto di aver approvato una legge che paradossalmente avrebbe ucciso politicamente Berlusconi e quindi ha fatto un autogoal straordinario che neanche Niccolai, allora ha detto: ‘Come facciamo ad arrampicarci sugli specchi?’. Io ho la sensazione che gli specchi siano finiti

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#Grecia: Ospedali al Collasso

Atene, pazienti ammassati in ospedale. Ue indaga sui memorandum della troika

 

Una foto diffusa dall'Ordine dei medici ellenico mostra lo stato di abbandono della sanità nel Paese. Proprio mentre il governo cerca nuove risorse con ulteriori tagli e chiusure delle strutture e la troika viene "indagata" dal Parlamento europeo

 

Immagini da terzo mondo stanno facendo il giro della rete, con il più grande ospedale della Grecia, l’Evanghelismos di Atene, protagonista di una foto diffusa dell’ordine dei Medici in cui sono ritratti pazienti ammassati come sardine “in attesa di una tac, perché il prezioso strumento diagnostico era guasto”, si giustificano dal ministero. Mentre malati e parti sociali parlano di sanità pubblica ormai allo sbando, con la possibilità di curarsi affidata solo ai ricchi visto che il Servizio Sanitario Nazionale annega tra debiti milionari e tagli ai finanziamenti. La foto ha fatto scalpore sulla stampa greca a fronte del dibattito televisivo che ha avuto come protagonista il ministro della salute Adonis Georghiadis, autore nei mesi scorsi di una proposta di riforma delle strutture sanitarie che ha fatto molto discutere. Quattro i nosocomi nella capital che dovrebbero chiudere, con i conseguenti licenziamenti. Da un lato alcuni commentatori sostengono che la decisione è niente altro che la mossa disperata del governo, inchiodato dalla troika nel reperire lavoratori da licenziare entro dicembre; dall’altro il ministro si difende adducendo l’esigenza di una riforma ampia e articolata del settore.

I medici e i sindacati protestano perché quegli ospedali servono l’intera area metropolitana ateniese, al cui interno vive la metà esatta della popolazione greca. Se l’esecutivo vuol risparmiare, dicono, vada a “verificare gli accordi con le strutture private oppure pensi agli ospedali in periferia”. Georghiadis tra l’altro è uno dei politici presenti all’interno della lista Lagarde, l’elenco degli illustri evasori ellenici che sembrano quasi scomparsi dalle cronache politiche, mentre in altri Paesi, come ad esempio l’Irlanda, il medesimo elenco è stato “messo a frutto”, con denaro recuperato e tasse imposte agli evasori. Ad oggi si sa che il ministero della Salute, tallonato dalla troika, intende mettere i sigilli ai quattro ospedali della capitale senza dire cosa si farà un attimo dopo. Qualcuno inizia a sospettare di mega accordi con le cliniche private, alcune delle quali (s)vendute a gruppi esteri anche per il tramite dei magnati presenti nella lista. 

Intanto proprio la troika torna prepotentemente di attualità, non solo perché attesa a breve ad Atene per il consueto report propedeutico ai nuovi prestiti, quanto perché a seguito di una decisione della Commissione Finanze del Parlamento europeo, verranno esaminate le azioni per l’applicazione dei memorandum nei paesi Piigs che hanno portato incessanti pressioni sui governi degli stati senza, in molti casi, i risultati attesi in Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo. Il comitato di selezione del Parlamento europeo indagherà sulle potenziali responsabilità per i danni prodotti dai memorandum.

Di questo è stato incaricato il Vice-Presidente del gruppo Ppe al Parlamento Europeo Otmar Karas, che assumerà la carica di relatore del cosiddetto “Troika-Control” che sarà inaugurato il prossimo 14 novembre. Si tratta di un lavoro investigativo, sottolinea, fermo restando che la “valutazione non deve necessariamente portare ad una condanna”. Ma da fonti Ue si capisce che questo focus sarà incentrato sulle possibili carenze (manageriali e politiche) della troika, un passaggio che in verità aveva già provveduto a sottolineare un anno fa il Fondo Monetario Internazionale, insoddisfatto di come il triumvirato dei creditori aveva gestito il caso greco e che tra l’altro era stata l’anticamera del metodo Cipro utilizzato nell’isola pochi mesi dopo. Quasi per certificare come controbilanciare il pericolo di un altro stato fuori controllo.

Il lavoro di indagine dovrebbe essere completato nei primi mesi del 2014, in tempo utile per l’inizio della campagna elettorale per le elezioni europee, al fine di non essere strumentalizzato dai populisti antieuro. Da un documento datato 22 ottobre si apprende che una prima audizione parlamentare si svolgerà il 5 novembre, così come una serie di visite esplorative alle banche centrali e ai ministeri delle finanze dei quattro paesi colpiti di crisi (Grecia, Cipro, Portogallo, Irlanda). L’obiettivo è inscenare una sorta di processo alle disfunzioni della troika per riequilibrare la legittimità democratica. Basterà?

Voto Palese di Berlusconi, ma il Presidente Grasso non ha ancora convocato la conferenza dei capigruppo.

Decadenza Berlusconi, l’ultima carta del Pdl per rinviare. Ma la data del voto non c’è

Una volta che il caso del Cavaliere arriverà in Aula a Palazzo Madama, 20 berlusconiani potrebbero chiedere lo scrutinio segreto sulla presunta incostituzionalità della legge Severino e quindi far rimandare la questione alla giunta per il regolamento. Ma qui ormai c'è la maggioranza Pd-M5s-Sel-Scelta Civica e quindi la proposta non passerebbe. Ma gli uomini dell'ex premier avrebbero guadagnato altro tempo. Ma nel frattempo Grasso non ha ancora convocato la conferenza dei capigruppo per fissare la discussione finale

Esiste una possibilità per la quale il Pdl butti la palla ancora una volta in corner, faccia perdere altro tempo, dirotti nuovamente il percorso verso il voto in Aula per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore della Repubblica. E ancora una volta riguarderebbe la presunta incostituzionalità della legge Severino per l’altrettanto presunta irretroattività di quelle norme. Il parere uscito dalla giunta per il regolamento di Palazzo Madama sul voto palese da applicare ai casi di decadenza è stato formulato – come spiegano i senatori che l’hanno votato – in modo da essere praticamente inattaccabile, ma al Popolo delle Libertà resta comunque quest’ultima carta. Disperata e per niente risolutiva – anzi -, ma potrebbe essere giocata per tirare ancora per le lunghe una vicenda che sta andando avanti ormai da 3 mesi. 

La cosa certa è che il dispositivo dell’organismo ha messo il “silenziatore” alla possibilità data ad almeno 20 senatori di chiedere in Aula il voto segreto. Di scuola, con il regolamento alla mano, la relazione approvata dalla giunta per le elezioni (in questo caso è quella che propone la decadenza di Berlusconi da senatore) non ha bisogno di un voto: viene illustrata e se non c’è nessuno che si oppone viene fatta propria dall’Assemblea e la proposta (in questo caso di decadenza) viene considerata approvata. Se invece qualcuno non è d’accordo (inutile dire quanto sia questo il caso, visto che il Pdl da mesi è armato di ascia bipenne), deve formulare e presentare un ordine del giorno da mettere ai voti.

Qui entrano in gioco due norme citate dal parere finale della giunta per il regolamento: il 135 ter comma 2 e il 113 comma 3. Il 135 ter, comma 2 recita: “Fino alla chiusura della discussione in Assemblea, almeno 20 senatori possono formulare proposte in difformità dalle conclusioni della Giunta, mediante la presentazione di ordini del giorno motivati, in mancanza dei quali l’Assemblea non procede a votazione, intendendosi senz’altro approvate le conclusioni della Giunta”. Il 113 comma 3 dice una cosa analoga: “Sono effettuate a scrutinio segreto – si legge – le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede”.

Qui interviene la pronuncia della Giunta per il regolamento che introduce due novità. La prima: tutti i casi di decadenza per incandidabilità sopravvenuta (non però gli altri casi di contestazione come ad esempio quello di annullamento delle elezioni per riconteggio delle schede), dovranno essere votati da ora in poi a scrutinio palese. La seconda: quelli sulla decadenza per incandidabilità sopravvenuta non sono più considerati voti sulla persona (perché in questo caso lo scrutinio dovrebbe essere segreto come per le autorizzazioni a procedere), ma voti a tutela della composizione dell’organo parlamentare. E per questo lo scrutinio deve essere palese. In sostanza il Senato vota per tutelare la piena rappresentatività della sua assemblea. In questo modo vengono messi da parte sia il 135 ter comma 2 sia il 113 comma 3. 

Restano in piedi tuttavia altri due commi dell’articolo 113. Il quarto in particolare consente ancora ad un gruppo di almeno 20 senatori di chiedere il voto segreto, ma per un altro motivo: cioè la corretta applicazione degli articoli della Costituzione che vanno dal 13 al 32 (ad eccezione del 23). Nel caso Berlusconi, ad esempio, a prescindere dal parere approvato dalla Giunta, 20 senatori del Pdl (e non è difficile trovarli) potrebbe sempre presentare un ordine del giorno per chiedere il voto segreto visto che a loro avviso con la legge Severino si metterebbe in discussione l’articolo 25 della Carta, quello che riguarda appunto l’irretroattività delle norme sull’incandidabilità. Ma i berlusconiani dovrebbero motivare bene le loro ragioni perché il regolamento a questo punto consente solo al presidente Piero Grasso di decidere il da farsi, alla luce ovviamente di quanto deciso oggi dalla Giunta per il Regolamento. E lui potrebbe tornare a consultare la stessa Giunta. Una sorta di gioco dell’oca che finirebbe, come si è visto oggi, con il voto di una maggioranza che già si è formata a favore del voto palese (7 sì contro 6 no). E qui, finalmente, ci si potrebbe rifiutare di mettere ai voti l’ordine del giorno in cui si chiede il voto segreto. Ma nel frattempo il Pdl avrebbe guadagnato – e fatto guadagnare al suo capo – altro tempo.

Mesi? Difficile dirlo. Il calendario del Senato fino al 22 novembre è composto ma la decadenza di Berlusconi non c’è. Ad oggi Grasso non ha ancora convocato la conferenza dei capigruppo per fissare la data del voto finale (era il “patto tra gentiluomini” uscito dalla precedente riunione assicurato dal Pd). Nessuna data è stata quindi fissata nonostante i nuovi inviti della capogruppo del Movimento Cinque Stelle Paola Taverna e l’auspicio del capogruppo del Partito Democratico Luigi Zanda: “Abbiamo fatto passare già molto tempo. Sarà una data prossima”. Secondo le voci che circolavano in giornata al Senato Grasso avrebbe voluto convocare la riunione dei presidenti di gruppo già al termine del voto in giunta e fissare la data tra il 4 e il 15 novembre prossimi. Ma non l’ha fatto.

 

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mercoledì 30 ottobre 2013

Grillo, si confessa agli eletti #M5S qui la Verità

Grillo, si confessa agli eletti #M5S qui la Verità


Il Fatto pubblica in esclusiva la conversazione tra il leader del Movimento 5 Stelle e i suoi deputati. "Siamo populisti, parliamo alla pancia della gente e non dobbiamo vergognarci. Se andiamo a sinistra siamo rovinati". E sul Capo dello Stato dice: "Non possiamo dire che il Colle ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro chi non rappresenta più tutti gli italiani"

 

“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”. Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che  il leader e i deputati. Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà pacche sulle spalle. E parla. “Sono qui per sostenervi”. Non alza mai la voce. Il Grillo a porte chiuse non è nemmeno parente del comico sul palco, quello che urla e lancia parole come spade. C’è da spiegare la scomunica ai senatori Cioffi e Buccarella, colpevoli di aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina. C’è da spiegare chi comanda. Che non è lui, ma il Movimento. Perché forse gli eletti se lo sono dimenticati, ma i voti vengono dal basso e seguono le emozioni: “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.

Una decisione obbligata per evitare di perdere troppi voti: “Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”. Perché il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.

Gli errori, “l’andazzo” e i sondaggi mai visti - Lo ascoltano, affollati come sotto il palco, ma questa volta Grillo parla a volto scoperto e dice di capire. “Questa cosa non deve più accadere. C’è stato un errore di comunicazione. È brutto. Perché l’emendamento è stato un mese lì e non ne sapevamo nulla. Io posso darvi un parere, ma non devo decidere io. Però avreste dovuto avvisare”. Qualcuno risponde: “Dobbiamo prendere decisioni in poco tempo, a volte è difficile”. Ma Grillo dice di sapere già tutto: “Per questo abbiamo presentato l’applicazione per la partecipazione diretta. Così quando c’è qualche proposta che non avevamo nel programma, la mettiamo online e vediamo l’andazzo”. Ai suoi Grillo dice di aver fatto un sondaggio online: il 75% ha votato per mantenere il reato di immigrazione clandestina. Qualcuno scuote la testa: “Non l’abbiamo mai visto”. Ma oltre le giustificazioni il leader ripete come un ritornello che il potere resta alla maggioranza: se il Movimento vuole riformare la Bossi-Fini si voterà su quello. E così sullo ius soli: “Vorrei che fossimo uniti. Stanno sfruttando il tema per fini elettorali. Siamo tutti convinti che lo ius soli vada bene, ma con certi paletti”.

I deputati sono spiazzati. Lo guardano in piedi con le mani sudate per cercare di dire ad alta voce i malumori covati per giorni. Ma Grillo è comprensivo e i dissidenti non osano parlare. Qualcuno trova il coraggio di chiedere più chiarimenti. Giulia Sarti, subito fermata da Roberto Fico e Carla Ruocco. Poi Silvia Chimienti: “A me questa cosa dei voti lascia perplessa. Bastava spiegare alle persone che era una cosa di buon senso”. Qualcuno azzarda: “Non è che per non finire nell’ala di sinistra scivoliamo a destra? Restiamo oggettivi”. Alza la mano Stefano Vignaroli: “Prima non era così. Andavamo sul palco e ci dicevi di parlare delle cose che ci appassionano”. Grillo risponde a tutto: “Io lo so cosa vi ha dato fastidio, la frasetta dell’articolo dove si diceva che con posizioni come quella sull’immigrazione avremmo preso risultati da prefisso telefonico. Lo so, ma dovete capire che il Movimento sono 9 milioni di persone che ci hanno votato”. I brusii crescono quando si passa alle questioni pratiche. Se per ogni difficoltà bisogna chiedere l’autorizzazione e il parere dall’alto, si perde troppo tempo. “Tanto vale allora astenersi su tutto”, dice Luigi Gallo. Così Girolamo Pisano: “Io chiedo, vale più un ragionamento fatto da 100 persone su base di dati tecnici. O un’opinione di Grillo e Casaleggio?”. E su questo il leader sbotta.

Parlano da oltre un’ora e il punto è sempre quello: “L’opinione è del Movimento. Abbiamo 9 milioni di persone che ci hanno dato il voto su un programma. Noi siamo le punte delle persone. Io sono per il dialogo sempre. Non datemi dei super poteri. Non ne ho. Io mi sento in imbarazzo. Ne sapete molto più di me. La prossima settimana viene qui Casaleggio e parlerete con lui. Verrà un giorno o due alla settimana. Si alternerà con me”.

I post, il residence e la penale anti-traditori - Grillo la pazienza la perde sul finale. Gli chiedono di avvisare prima di scrivere un post sul blog contro una persona. Chiedono di ricevere un avviso. “Ma così si crea un canale preferenziale con ognuno. Poi io non vivo più. Ad esempio la settimana scorsa ho chiesto, ci incontriamo in un residence per parlare? Voi l’avete messa ai voti. Così abbiamo fatto una figura di merda. La notizia l’avete creata voi. Bastava non fare nulla. Chi voleva venire veniva”. Si rabbuia un attimo, ma subito torna a incoraggiarli. “Avete fatto un miracolo. Pensate al futuro adesso. È nostro. Questi politici sono finiti. State facendo grandi cose. Adesso io e Casaleggio scenderemo più spesso, perché bisogna alzare delle barriere di protezione. Tutti cercano di salire sul nostro carro. Non possiamo permettere di farci corrodere il lavoro. Per le elezioni locali, faremo firmare una cosa che se cambi il partito paghi una penale”. Ci sono le regionali in Basilicata e le europee nel programma del leader. Nessun accenno al voto anticipato. A porte chiuse la campagna elettorale può aspettare.

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E QUI SI SCOPRE IL BLUFF DEL PDL, STACCHERÀ LA SPINA A LETTA, SI VA CON IL VOTO PALESE.

E QUI SI SCOPRE IL BLUFF DEL PDL, STACCHERÀ LA SPINA A LETTA, SI VA CON IL VOTO PALESE.

Via libera dopo la presa di posizione della Lanzillotta (Sc) che ha fatto da ago della bilancia: "Non serve lo scrutinio segreto". Il premier Letta risponde al Cavaliere: "Sulla retroattività della legge Severino, la risposta è contenuta nella fiducia accordatami il 2 ottobre".

 ROMA - La giunta per il regolamento del Senato dice sì al voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare. Linda Lanzillotta (Sc) ha confermato il suo sì allo scrutinio palese e ha fatto da ago della bilancia. La notizia però irrita il Cavaliere che salta il pranzo in programma con i ministri.

Fino a ieri infatti il risultato all'interno dell'organismo era in pareggio: 6 per il voto segreto (Pdl, Lega, Gal e Autonomie-Psi), e altrettanti per il voto palese (Pd, M5S e Sel). Ma visto che il presidente del Senato e della giunta, Pietro Grasso, per prassi non si esprime, l'incognita era rappresentata proprio dalla Lanzillotta che aveva fatto sapere di voler prendere una decisione dopo aver ascoltato le relazioni di Anna Maria Bernini (Pdl) e Francesco Russo (Pd).

Ago della bilancia. "Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto. Io sono per il voto palese - ha detto la Lanzillotta - e ho proposto di circoscrivere la decisione all'applicazione della norma della legge Severino. Sul piano tecnico regolamentare - ha spiegato l'esponente di Scelta civica - gli elementi che mi hanno indotto a questa decisione sono i seguenti: il Senato applica per la prima volta la legge Severino e quindi non esistono precedenti invocabili in modo univoco. Non esiste nel regolamento del Senato una norma esplicita che indichi la modalità di votazione utilizzabile nei casi analoghi ma non identici (ineleggibilità e incompatibilità). Il voto segreto è stato applicato in via di prassi. Il regolamento precisa invece che il voto per la decadenza non è un voto sulla persona e quindi si applica il voto palese. In altre occasioni, alla luce di nuove valutazioni giuridiche e istituzionali, prassi consolidate sono state modificate senza che fossero mutate le norme positive. Una estensione non dovuta del voto segreto andrebbe in direzione opposta a quella che ha orientato, dagli anni novanta in poi, l'evoluzione dei regolamenti parlamentari per fare sì che le procedure di Camera e Senato si svolgano nel rispetto della Costituzione e sempre più aderendo al bisogno di trasparenza che viene da parte dei cittadini e che è la condizione per conservare il rispetto dell'istituzione parlamentare e la legittimazione dell'esercizio delle  prerogative da parte di ogni singolo deputato e delle assemblee nel loro complesso".

L'orientamento della giunta è stato, quindi, quello di restringere il campo alla sola decadenza da senatore di Berlusconi, perché il voto sulla decadenza è considerato voto non alla persona ma allo status di parlamentare. Diversa invece la questione dell'ineleggibilità e dell'incandidabilità che va a toccare appunto la persona, e secondo il regolamento di Palazzo Madama necessita di uno scrutinio segreto. Ciò non toglie che al momento della discussione in aula sulla vicenda dell'ex premier si possa presentare un ordine del giorno, firmato da almeno 20 senatori e motivato, nel quale si richiede invece il silenzio dell'urna. In quel caso il presidente  Pietro Grasso sottoporrebbe di nuovo la richiesta al giudizio dell'assemblea.

Quanto alla data per votare la decadenza, questa sarà calendarizzata oggi, al termine della riunione, quando sarà convocata la conferenza dei capigruppo. Presumibilmente, avverrà tra il 4 e il 15 novembre.

I lavori della giunta erano ripresi stamani dopo una seduta caotica, quella di ieri sera, in cui si sono confermate inconciliabili le posizioni di Pd e Pdl. Una conclusione è attesa a questo punto per la fine della mattinata. Ma mentre al Senato il suo partito ha scatenato il caos, Berlusconi ha intensificato la pressione sul governo affinché affermi la non retroattività della legge Severino. La risposta del presidente del Consiglio Enrico Letta arriva dai microfoni di Radio anch'io ed è negativa: "La risposta" chiesta da Berlusconi "è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre. Il Parlamento mi ha dato la fiducia con largo consenso. Il pilastro di quel discorso era che l'Italia ha bisogno di ripresa, di stabilità, e che ci sia separazione tra singole vicende giudiziarie e il destino del governo. E il Parlamento ha dato larga fiducia a quel discorso".

Parole che scatenano subito l'ira dei parlamentari Pdl, da Mara Carfagna a Daniele Capezzone a Jole Santelli. Ma al presidente del Consiglio dà man forte il ministro per gli Affari regionali in quota Pd, Graziano Delrio, il quale si dice a favore del voto palese pur non volendo fare di Berlusconi "un'ossessione". E afferma: "La vita del governo dipende dai gruppi parlamentari che ne hanno votato la fiducia e quindi anche da Pdl e da Forza Italia, non so come definire la nuova formazione politica. Non possiamo risolvere noi i problemi giudiziari di Berlusconi, il governo non c'entra. Non credo che il Consiglio dei ministri deciderà per la retroattività".

Francesco Nitto Palma (Pdl), presidente della commissione Giustizia, propone di riconvocare la giunta per il 4 novembre. Luigi Zanda, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, contropropone una seduta a oltranza. Nitto Palma basa la sua richiesta sulle motivazioni della sentenza della corte d'appello di Milano, rese pubbliche proprio ieri: "Il fatto che si sia precisato come la decadenza sia una sanzione amministrativa va a vantaggio della nostra tesi sull'irretroattività della legge Severino. Una sanzione amministrativa, infatti, non può avere effetti retroattivi. Pertanto chiediamo che i lavori della giunta vengano sospesi e si rimandino tutti gli atti alla giunta per le immunità", sostiene l'esponente Pdl.

Ma sulla contrapposizione tra voto segreto e palese, a intervenire stamani è stato Giuseppe Civati, deputato e candidato alla guida del Pd: "A differenza del mio partito - ha detto a Omnibus su La7 - non vedo così fuori dal mondo il voto segreto. Questa è un'altra cosa che mi differenzia dal mio gruppo dirigente". Sì al voto segreto anche secondo Pierferdinando Casini (Udc) che però dice no alla retroattività della legge Severino.

Stoppata la diretta su Facebook. Intanto, nel corso della riunione odierna il presidente Grasso ha bacchettato Maurizio Buccarella del Movimento 5 Stelle per i post piazzati su Facebook in diretta: Bucarella, infatti, ha utilizzato il social network per rendere pubblici, passo dopo passo, gli interventi in corso durante la giunta. E' lo stesso Bucarella a rendere noto in una sorta di 'passo e chiudo' sul suo profilo Fb l'invito lanciatogli da Grasso: "Su segnalazione di agenzie che stanno riportando i flash aggiornativi dei lavori in giunta, il presidente mi invita a sospendere ogni comunicazione onde evitare qualsiasi polemica. Accolgo l'invito. A dopo", conclude. Il primo commento al suo post, però, suona così: "Fateci sapere come vota il Pd".

E proprio per il Pd, quanto scritto dai giudici di Milano sulle motivazioni conferma che la sentenza è passata in giudicato e che questo fa fede ai fini della retroattività e non la data in cui è stato commesso il reato. Secondo il Pdl, il Pd sta cercando di modificare il regolamento che nei casi come quello di Berlusconi prevede il voto segreto e non palese. I democratici ribattono sostenendo che il Popolo della libertà punta ad allungare i tempi della decisione. M5S e Sel chiedono che il Senato si pronunci quanto prima, ma l'aula di Palazzo Madama ha bocciato ieri  la loro proposta di calendarizzare il voto sulla decadenza al 5 novembre.

Oggi, concluse le relazioni, si procederà al dibattito e a seguire al voto. Sulla carta, la giunta può anche scegliere di non esprimersi, lasciando la decisione finale sulle modalità di voto all'aula. Nel frattempo la capigruppo ha approvato un calendario dei lavori dell'aula che non prevede fino al 22 novembre il voto sulla decadenza. Da qui gli attacchi del M5S che accusa Pd e Pdl di volere uno slittamento a dicembre, quando il Senato avrà approvato la legge di stabilità in modo da non creare problemi al governo prima di quella scadenza. Ma il presidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Piero Grasso, replica sostenendo che dopo il pronunciamento della giunta su voto palese o segreto verrà convocata una nuova conferenza dei capigruppo per stabilire la data della votazione dell'aula che non sarà necessariamente dopo la legge di stabilità.

ALLE BANCHE NON FA NE CALDO E NE FREDDO IL MONITO DI Napolitano: «Date credito alle piccole medie imprese»

Napolitano: «Le banche riaprano i rubinetti del credito per le piccole medie imprese»

 

Il monito lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio alla Giornata Mondiale del Risparmio

«I primi e incerti segnali di ripresa devono indurre a rafforzare tutte le azioni di sostegno all’economia, in uno sforzo generale al quale non può mancare l’apporto del sistema bancario e finanziario: a partire da una adeguata espansione dei finanziamenti alle imprese, in particolare piccole e medie, in un più solido quadro di stabilità del sistema finanziario e di efficace tutela dei risparmiatori». È il monito alle banche lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato alla 89esima Giornata Mondiale del Risparmio. Napolitano ha sottolineato quanto sia importante il contributo degli istituti di credito per il sistema Paese. E non solo. LE INNOVAZIONI - «Un contributo essenziale alla ripresa produttiva può essere offerto da un deciso progresso nel percorso di completamento dell’Unione economica e monetaria europea, di cui l’Unione bancaria costituisce elemento fondamentale. In vista di questo obiettivo, — ha aggiunto — si impongono innovazioni di sistema ed adattamenti di sistema che, per quanto onerosi, recano in sè i presupposti di una maggiore competitività e grandi potenzialità di sviluppo per il sistema bancario e l’economia dell’intero Paese».

DEBOLEZZE - I prestiti alle imprese sono diminuiti di quasi l’8% (oltre 70 miliardi di euro) dalla fine del 2011 quando se ne registrò una prima forte contrazione. «In rapporto al Pil — ha fatto sapere il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco — sono passati da più del 59% nel novembre del 2011 a circa il 55% nel settembre del 2013». Numeri su cui riflettere. «L’Italia — ha però specificato Visco — ha debolezze strutturali a lungo trascurate, amplificate dalla crisi globale e da quella del debito sovrano. L’azione di riforma avviata negli ultimi due anni va proseguita con determinazione per dare la prospettiva di un paese che sa cambiare». Poi un riferimento alle parole del presidente della Repubblica: «Le difficili condizioni del credito rendono necessario il ricorso a canali alternativi per finanziare imprese solide e con buone prospettive di crescita».

STIPENDI DEI MANAGER - Ma serve un taglio «deciso» dei costi delle banche, incluso il costo del lavoro. Secondo Visco serve una «qualificante revisione delle remunerazioni dell’alta dirigenza». «Nel breve termine — ha detto Visco intervenendo alla Giornata mondiale del Risparmio — il recupero di redditività esige interventi decisi sui costi, inclusi quelli del lavoro che rappresentano oltre la metà di quelli complessivi. Su questo fronte sono stati compiuti progressi, ma occorre coinvolgere e responsabilizzare tutte le parti in un’azione non dissimile da quella che nella seconda metà degli anni ‘90 permise di ridurre il divario rispetto ai principali sistemi bancari esteri». «Di questo sforzo — ha concluso il governatore della Banca d’Italia — non potrà non essere parte qualificante una revisione, anch’essa decisa, delle remunerazione dell’alta dirigenza». Parole che arrivano proprio alla vigilia dello sciopero generale dei bancari per la disdetta del contratto nazionale.

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MISSILE TERMO NUCLEARE DI: Enrico Letta risponde a Silvio #Berlusconi: "Non blocco la Severino, ho fiducia nel #Parlamento"

Enrico Letta risponde a Silvio #Berlusconi: "Non blocco la Severino, ho fiducia nel #Parlamento"

Bloccare la legge Severino? Enrico Letta, a radio anch'io, risponde 'no' a Silvio Berlusconi. "La risposta" chiesta da Berlusconi "è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre. "Il parlamento- spiega il Premier- mi ha dato la fiducia con largo consenso. Il pilastro di quel discorso era che l'italia ha bisogno di ripresa, di stabilità, e che ci sia separazione tra singole vicende giudiziarie e il destino del governo. E il parlamento ha dato larga fiducia a quel discorso". "C'è bisogno - ha aggiunto Letta - ci sia separazione fra le singole vicende giudiziarie e l'azione del governo".

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SIAMO IN GUERRA ED ABBIAMO BISOGNO DI VOI #M5S




SIAMO IN GUERRA ED ABBIAMO BISOGNO DI VOI ! #M5S

La riapertura dei lavori della Camera dopo la pausa estiva ha visto incrementare i flussi di lavoro in alcuni settori, per questo

torniamo a chiedervi professionalità specifiche nelle materie:

GIUSTIZIA
AFFARI COSTITUZIONALI
LAVORO PUBBLICO E PRIVATO
BILANCIO (DELLO STATO)
ECONOMIA E FINANZA

professionalità che non sono state rilevate nei curricula precedentemente ricevuti.

Le figure che stiamo ricercando devono avere capacità di drafting normativo e/o conoscenze specifiche e certificabili nei settori indicati.

Luogo di lavoro: Roma

Specificare nell’oggetto della mail da inviare a questo indirizzo:

curricula@movimento5stelle.it

- la materia di competenza (es. GIUSTIZIA, BILANCIO, AFFARI COSTITUZIONALI ecc)

- la capacità DRAFTING o TECNICO (es. GIUSTIZIA/Drafting O BILANCIO/Tecnico) 

ove possibile anche
- il settore di competenza. Qui sono disponibili i settori di competenza per commissione:

http://leg16.camera.it/737

Non saranno presi in considerazione i curricula che non abbiano le caratteristiche specificate.

La scadenza dell’ invio è il 3/11/2013.

Ecco il link con le istruzioni:

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/gruppo-parlamentare-m5s-camera—ricerca-personale-legislativo.html

Grazie della collaborazione
#vinciamonoi #PeopleHaveThePower

Riferimento: https://www.facebook.com/angelo.tofalo/posts/10201459561464252

Il troppo stroppia, sia quando si chiama deficit che quando si chiama surplus. La Germania rischia una sanzione perché sta esportando a raffica penalizzando Italia, Grecia e dintorni

La Germania rischia una sanzione perché sta esportando a raffica penalizzando Italia, Grecia e dintorni

 

Il troppo stroppia, sia quando si chiama deficit che quando si chiama surplus. Che poi, all'interno di una stessa area valutaria, sono due facce della stessa medaglia. I trattati europei parlano chiaro: il surplus delle partite correnti di un Paese europeo non può superare il 6% del Prodotto interno lordo sulla media degli ultimi tre anni mentre il deficit (non quello di bilancio pubblico ma sempre delle partite correnti) non può andare più giù del 4%.

Ebbene, questa tabella offre uno spaccato di quanto sia divisa e squilibrata oggi l'Eurozona. Talmente squilibrata che la Germania ha sforato la soglia limite del 6% mentre i Paesi dell'area periferica sono per molti trimestri in territorio negativo. E considerando che la Germania genera il 52% del Pil sulla base delle esportazioni e che la maggior parte di queste è indirizzata proprio verso i partner/competitor europei questo vuol dire che il gioco a somma zero che dovrebbe essere in teoria quello del commercio all'interno di un'area valutaria perfetta si trasforma per molti Paesi in un gioco a somma negativa (considerando anche gli effetti negativi dell'austerity che viene praticata più sui Paesi importatori rispetto a chi riesce a "vincere" sugli altri esportando di più).

 

È come se tutti i Paesi facessero parte di uno stesso lago diviso in 17 parti con qualcosa che si è inceppato nella diga e che in uno di questi Paesi finisca più acqua, sottratta agli altri Paesi che anno dopo anno si avvicinano pericolosamente alla siccità.

Metafore a parte, all'Eurozona sta accadendo qualcosa di simile. Vediamo perché.

twitter.com/vitolops

(Fonte)