lunedì 30 settembre 2013

La Cittadina Silvia Nulli: del Movimento 5 Stelle che denuncia Enrico Letta

La Cittadina Silvia Nulli:  del Movimento 5 Stelle che denuncia Enrico Letta

Il Movimento 5 Stelle di Roma pubblica sulla sua pagina Facebook la denuncia di una cittadina, Sandra Nulli, nei confronti del presidente del Consiglio Enrico Letta dopo la polemica di oggi su Porcellum e Mattarellum che ha visto protagonisti prima il premier e Beppe Grillo, e poi con l’aggiunta del deputato Giachetti. «Una cittadina ha denunciato Letta e Fazio ai Carabinieri per la trasmissione vergognosa di ieri su Rai Tre. E tu che vuoi fare?», recita il testo della pagina del M5S di Roma. Questa è la relata di notifica rilasciata dai Carabinieri della Stazione di Bedizzole alla Nulli:

denuncia enrico letta

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LA DENUNCIA A LETTA PER DIFFAMAZIONE E CALUNNIA – Per quanto riguarda la calunnia, non è possibile che sia perseguito perché la calunnia è il reato di chi accusa qualcun altro davanti all’Autorità Giudiziaria sapendo che è innocente, oppure ne simula o falsifica le prove (articolo 368 del Codice Penale). La diffamazione è il reato di chi attenta attraverso la parola, lo scritto od ogni altro mezzo di diffusione alla fama e alla dignità di una persona: anche questo reato ha scarse possibilità di concretizzarsi in sede inquirente nei confronti di Letta.

(Fonte)  http://goo.gl/Eu5onj

ITALIANI RINGRAZIATE IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE: Domani aumenta l'Iva, "arriva la stangata da 349 euro a famiglia"

Domani aumenta l'Iva, "arriva la stangata da 349 euro a famiglia"

(AGI) - Roma, 30 set. - Con l'aumento dell'Iva da domani e' in in arrivo una stangata fino a 349 euro a famiglia: dalla maggiore aliquota i consumi andranno giu' del 3% e si prevede ecatombe del commercio. E' l'allarme lanciato dal Codacons.
  "Una raffica di rincari scatterà domani in tutti i settori, per effetto dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22%. Una stangata che arriverà a costare fino a 349 euro a famiglia su base annua, ma che potrebbe avere ricadute ben più ampie per le tasche degli italiani, se si tiene conto degli arrotondamenti dei listini e dell'aumento dei prezzi dei prodotti trasportati", sottolinea il Codacons. "Una lunga serie di beni subira' domani un incremento dei listini, con conseguenze pesantissime sui consumi - afferma il Presidente Carlo Rienzi - In base alle nostre stime, per effetto della maggiore Iva, gli acquisti delle famiglie registreranno una forte contrazione che potrà raggiungere quota -3% su base annua". "L'incremento dell'Iva produrrà inoltre una vera e propria ecatombe nel settore del commercio, con ricadute enormi sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro paese" - prosegue Rienzi. Ecco di seguito l'elenco completo dei beni che a partire da domani verranno colpiti dall'aumento dell'aliquota dal 21 al 22%: carburanti - abbigliamento - calzature - riparazioni di abbigliamento e calzature - elettrodomestici - mobili e arredamento - biancheria per la casa - servizi domestici - vino e birra - liberi professionisti - automobili e pezzi di ricambio - manutenzione e riparazioni automobili - articoli per la casa - detersivi - giocattoli - lavanderia e tintoria - radio, televisori, hi-fi e videoregistratori, computer - manutenzione radio, televisori, hi-fi, computer - cancelleria - piante e fiori - prodotti per la cura personale - parrucchiere e istituti di bellezza - gioielleria e bigiotteria - alimentari (a seguito dei maggiori costi di trasporto). L'IVA AUMENTA ANCHE NEI DISTRIBUTORI AUTOMATICI "Sara' difficile spiegare ai 23 milioni di clienti che ogni giorno in uffici, ospedali, posti di lavoro, fabbriche, scuole e università consumano a prezzi contenuti caffè, cappuccini, bevande e snack vari nei circa 100 milioni di distributori automatici, che saranno loro a pagare la "colpa" di un momento di consumo voluttuario, a causa dell'Iva che il Governo ha portato dal 4% al 10% per finanziare l'Ecobonus attraverso il D.L n.63 del 4/6/2013. Pesanti difficoltà anche per le nostre aziende. Per adeguare i distributori automatici, il settore del vending (30 mila addetti e piu' di mille imprese) dovra' spendere tra i 30 e i 50 milioni di euro". Lo afferma Lucio Pinetti, presidente di Confida, l'Associazione dei Distributori Automatici aderente alla Confcommercio. "Ancora piu' difficile sara' comunicare a migliaia dei nostri 30 mila dipendenti la necessita' di dover rinunciare alla loro prestazione per motivi di equilibrio dei bilanci aziendali. In poche parole, se dovessero calare i consumi dovremo rinunciare a centinaia, forse migliaia di posti di lavoro in tutta Italia".
  "L'adeguamento al nuovo regime fiscale, poi, non puo' essere oggetto di trattativa con il singolo cliente - conclude Pinetti -. L'Iva e' un'imposta che per legge grava sul consumatore finale e le nostre aziende hanno l'obbligo di trasferirla a valle. Nessun cliente può chiedere alle nostre aziende di farsene carico, non può per legge e sarebbe del tutto improponibile per la sopravvivenza delle nostre imprese." L'incremento dell'imposta sui prodotti somministrati attraverso i distributori automatici comporterà un aumento di 5 centesimi sul caffè e le bevande calde, e di dieci centesimi sulle bevande fredde e gli snack". (AGI) .

(Fonte)  http://goo.gl/P384Gg

VIDEO: Uscita Rai dopo #occupyRAI: Nicola Morra e Beppe Grillo


Questa e informazione Vera

Roberto Giachetti SPARA MISSILE NUCLEARE SU LETTA# DANDO RAGIONE a GRILLO LEGGI. #info5stelle


(Fonte il Blog di Roberto Giachetti) http://goo.gl/lwOhfU

Clicca per ingrandire l'immagine

#occupyRAI ANDREA SCANZI SPARA UN MISSILE SU #LETTA INCIAMPANDO IN UN MERAVIGLIOSO AUTOGOL #M5S

VIDEO ESSERE NON ESSERE QUESTO È IL : Padellaro: “Se B. fa cadere Letta, Mediaset va a picco. Se lo salva, a picco ci va lui”




ESSERE NON ESSERE QUESTO È IL PROBLEMA? : Padellaro: “Se B. fa cadere Letta, Mediaset va a picco. Se lo salva, a picco ci va lui”


VIDEO: @EnricoLetta Grillini alla RAI per chiedere una rettifica alla Super Balla .Prove Video lo dice Grillo

Grillini alla RAI per chiedere una rettifica alla Super Balla .Prove Video lo dice



Grillo contro Letta, la Rai e i giornalisti. Il leader del Movimento 5 Stelle ha improvvisato un comizio fuori la sede della tv pubblica per lamentarsi dell’intervento del premier alla trasmissione “Che tempo che fa”. “La Rai, e quindi il dg Gubitosi, deve intervenire sul presidente del Consiglio Letta che ieri su Rai3, davanti a 5 milioni di spettatori, ha detto una cosa falsa. Non siamo noi ad aver votato il Porcellum, ma lui”.

Letta Ma all’ex comico, che ha poi ha incontrato il direttore generale, ha subito risposto Enrico Letta su Facebook.  della Rai a Viale Mazzini. “Grillo ancora una volta mente. Soprattutto dimostra di volere, lui per primo, il Porcellum. Non mi stupisce: è l’unico sistema che può consentirgli di avere voce in capitolo, di vincere o di essere comunque l’ago della bilancia. Ieri a Che Tempo che fa ho ribadito di voler cambiare la legge elettorale, di preferire un ritorno al Mattarellum, ma di essere consapevole che in Parlamento non ci sono i numeri per abolire il Porcellum. Ad oggi, tanto il Pdl quanto il MoVimento 5 Stelle non vogliono quella legge elettorale che, com’è noto, restituirebbe il diritto di scelta ai cittadini. Del resto già il 22 agosto, sul suo blog, scriveva: ‘Con il Porcellum vinciamo noi. Pdl e Pd sanno che con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo. Solo qualche ‘anima bella’ pensa di poter correggere ora il Porcellum. E‘ necessario tornare immediatamente alle elezioni. Per la casta, ora, è fondamentale una legge elettorale contro il M5S. Io, a differenza sua voglio una legge elettorale che restituisca agli italiani il potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. E deve essere proprio il Parlamento ad approvarla. Naturalmente continuerò a lavorare in questa direzione, come ho sempre fatto, senza certo temere le accuse e le mistificazioni di Grillo”. 

Il leader del M5S è stato ricevuto, insieme con il presidente della commissione di Vigilanza Roberto Fico, dopo il presidio organizzato davanti alla sede Rai per portare “la politica e le lobby fuori dalla tv pubblica degli italiani”. In un volantino il cahier de doleance: “La Rai ha 579 dirigenti, uno ogni 18 dipendenti, e 1.373 giornalisti. La Rai spende all’esterno 1,6 miliardi, il 60% dei suoi ricavi, per format e servizi che potrebbe sviluppare al suo interno valorizzando i suoi 10.476 dipendenti. La Rai ha perso nel 2012 245,7 milioni di euro a causa di una gestione che favorisce nomine politiche e appalti agli amici. Il Movimento 5 Stelle chiede che sia reso noto l’elenco dei fornitori della Rai; siano valorizzate le competenze e le professionalità interne; venga immediatamente sciolto il consiglio di amministrazione responsabile della perdita costante di valore della Raie fatti decadere la presidentessa Tarantola e l’amministratore delegato Gubitosi; sia avviato un dibattito parlamentare per eliminare ogni ingerenza politica, sia predisposto un piano di rilancio in ottica multimediale e con respiro internazionale”.

Grillo prima di entrare si è lamentato dell’informazione e se l’è presa con i giornalisti: “Non abbiamo più tempo di ascoltare questa gente. Non possiamo affrontare la campagna elettorale o parlare di una politica che vuole cambiare il Paese, con un’informazione come questa che è la maggiore responsabile della catastrofe politica, economica e sociale del Paese. Se lo fa lo psiconano con le sue tv a me non interessa nulla. Mi interessa invece la Rai, che noi come cittadini paghiamo con il canone. Quelli della Rai non sono giornalisti, sono impiegati. Come gli autori, che sono tutti politicizzati. Fini e Casini non esistono più politicamente, ma hanno i loro referenti alla Rai”. “Parlo in particolare del direttore del Tg1 Mario Orfeo, che con il suo tg, il più ascoltato dagli italiani, ha un potere informativo enorme. Questi giornalisti non fanno il loro mestiere, fanno gli zerbini, i camerieri o i lobbisti. Ecco perché Casini, il cui partito è scomparso, continua a pontificare in tv. Voglio un incontro con i direttori dei tg. Parlo come cittadino ma anche come esponente di un movimento che ha preso 9 milioni di voti e quindi abbiamo diritto a un riconoscimento da parte dell’informazione. Né meglio né peggio rispetto agli altri”.

(Fonte)  http://goo.gl/H35aoe

VIDEO: SUCCEDE OGGI STAMATTINA: Carla Ruocco a Agorà 30/9/2013


Tanto per Fare una Corretta Informazione:

Notizia #Letta riceve: le dimissioni irrevocabili dei ministri #Pdl - Alfano e ministri Pdl a Sallusti: «Con noi il metodo Boffo non funziona»

Letta riceve le dimissioni irrevocabili dei ministri Pdl - Alfano e ministri Pdl a Sallusti: «Con noi il metodo Boffo non funziona»

(Imagoeconomica)

La presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto che sono pervenute le dimissioni irrevocabili dei ministri Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello. Occhi ancora una volta puntati sulle fibrillazioni interne al Pdl, diviso tra "falchi" e "colombe" anche dopo le dimissioni dei cinque ministri del centrodestra dal Governo. Che si avvicini un redde rationem lo indica anche la dura replica degli stessi ministri Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliarello, guidati dal vicepremier Angelino Alfano, all'articolo di fondo pubblicato oggi su "Il Giornale" e firmato da Alessandro Sallusti in cui alla delegazione del Pdl al Governo viene pronosticato un declino politico "alla Fini". «È bene dire subito al direttore, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso».

Nessuna casa a Montecarlo nel passato dei ministri Pdl, no al metodo Boffo
Nota congiunta «Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini - prosegue la nota congiunta dei ministri Pdl indirizzata a Sallusti - sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il metodo Boffo (riferimento all'ex direttore di "Avvenire", Dino Boffo, accusato dal "Giornale" di essere omosessuale e di aver infastidito la moglie del suo amante con pedinamenti e telefonate minatorie, ndr) ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de "Il Giornale" lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli, nel 1994».

 

Quagliariello: ad un fallo di gioco non si risponde con una testata
Osservato speciale, in questi giorni di crisi, anche il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, che insieme ai ministri Beatrice Lorenzin (Sanità) e Maurizio Lupi (Infrastrutture) guidano la fronda degli scettici sulla fine delle "larghe intese". «A un fallo di gioco non si risponde con una testata», spiega riferendosi allo stop voluto dal Cavaliere intervenendo questa mattina a "La Telefonata" di Maurizio Belpietro (Canale 5): «la sinistra ha aggredito Berlusconi tramite la magistratura. Ma che c'entra il governo?».

Elezioni? Serve legge elettorale e Governo che la faccia
Ma la sua linea, all'interno del centrodestra, è condivisa solo da pochi, almeno finora. Il suo no alla crisi di Governo, spiega a Belpietro, nasce da fatto che occorre «mettere la sinistra di fronte alla propria responsabilità e non assumersi il rischio di una crisi che sarebbe deflagrante, che colpirebbe il Paese e che non sarebbe compresa innanzitutto dal nostro elettorato». «Anche se si affermasse la linea delle elezioni anticipate, che non è la mia linea – osserva Quagliariello - serve una legge elettorale, e quindi un governo che la faccia. Per quale motivo dobbiamo fare un'azione politica per avere un governo che sia peggiore per l'Italia, peggiore per il centrodestra e peggiore per Berlusconi?».

No a Forza Italia, resto nel Pdl
Per il ministro «Il popolo dei moderati, la grande maggioranza del Paese, la maggioranza silenziosa detesta il fatto di strumentalizzare tutto a fini di parte. E di dimenticare le esigenze primarie di chi lavora, di chi fa impresa». Nelle sue parole, l'intenzione di non aderire a Forza Italia, che sta prendendo il posto del Pdl, perché «Forza italia non parla con gli industriali, con gli artigiani, con la Chiesa e con vasta parte dell'italia. Non voglio stare in un partito senza referenti nella società».

 

Prestigiacomo: voto con Porcellum male minore
Alle parole di Quagliariello risponde indirettamente dalle pagine della "Stampa" Stefania Prestigiacomo, secondo cui «Essere moderati non significa essere equilibristi. La decisione di ritirare la nostra delegazione dal governo non è stata improvvisa né impulsiva; è maturata dopo un ampio dibattito interno al termine del quale, un vero leader decide. È evidente che non esistono più le condizioni della collaborazione fra Pd e Pdl e aver fatto saltare il rinvio del rincaro dell'Iva come rappresaglia politica, è stata la goccia che fatto traboccare il vaso». Quanto alla mancata riforma elettorale, «se dev'essere una scusa per creare un governicchio autunnale, mi sembra il male minore».

 

L'allarme di Bondi: Letta, PD ed Epifani già in campagna elettorale
Poco interssato al dibattito interno al centrodestra e concentrato sulla reazione del Pd il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, che segnala come «Epifani, Letta e il Pd hanno già dato inizio alla campagna elettorale, manipolando cinicamente la realtà e cercando addirittura di strumentalizzare il confronto all'interno del nostro partito". Parole e toni del Pd «sono tutti e sempre di sfida e di ricatto, irrispettosi e sprezzanti, nei confronti delle legittimi e comprensibili problemi che abbiamo sollevato sulla natura e le sorti della nostra democrazia».

 

Mauro (Difesa): da Pdl tradimento all'Italia
Da Scelta civica, fa sentire la sua voce il ministro della Difesa Mario Mauro, che attacca anche lui l'abbandono del Governo da parte del Pdl, una decisione «completamente a sfavore dell'Italia», «Un vero e proprio tradimento, che spero, conducendo una riflessione onesta, quel partito possa superare, venendo incontro non ai bisogni del governo ma a quelli del Paese». 

(Fonte)  http://goo.gl/7ZTZd0

#Notizia VIDEO Berlusconi arriva a Palazzo Grazioli e scende dalla macchina con #Dudù in braccio




All’indomani dello strappo del Pdl con il governo Letta, Silvio Berlusconi arriva a Roma. Sotto una pioggia scrosciante entra con la macchina a Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito, dove ha trasferito la propria residenza. Scende dall’auto e in braccio ha Dudù, l’ormai fedele barboncino bianco  di Manolo Lanaro

(Fonte) http://goo.gl/I2tDcx


#OccupyRAI L'Arrivo di Grillo a Piazza Mazzini, Giornalisti Circondano Grillo e Fico (Foto)

L'Arrivo di Grillo a Piazza Mazzini






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Notizia #M5S/ Grillo manifesta davanti la RAI, stasera assemblea grillini #OccupyRAI

M5S/ Grillo manifesta davanti la RAI, stasera assemblea grillini

Roma, 30 set. (Adnkronos) - Sit in del Movimento 5 Stelle davanti ai cancelli Rai di Viale Mazzini. Alla spicciolata sono arrivati numerosi parlamentari grillini e a breve, tra qualche minuto, arrivera' anche il leader del M5S, Beppe Grillo. I grillini lanciano cosi' 'Occupy Rai', chiedendo lo "scioglimento immediato del cda responsabile -accusano- della perdita costante di valori della Rai". A casa, dicono inoltre a gran voce, "la presidentessa Tarantola e il direttore generale Gubitosi". 

(Fonte)  http://goo.gl/cuiAAf

Notizia Ultimi sondaggi politico elettorali: dopo crisi governo Pd su, Pdl scende, sorpresa M5S Cresce ancora al 25.4%

Ultimi sondaggi politico elettorali: dopo crisi governo PD su, Pdl scende, sorpresa M5S Cresce ancora al 25.4%


 



 


Sulla durata di questo governo nessuno ci avrebbe contato, ma dopo mesi di ripicche, polemiche e minacce, si concretizza una crisi di questo esecutivo parecchio raffazzonato. Le parole di Angelino Alfano ministro dell’Interno e vicepremier non lasciano spazio a dubbi: “I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni” dopo che tutti i ministri del partito erano stati invitati da Berlusconi a “valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”.

La mossa del Cavaliere era già annunciata e dopo essersi consultato con i fedelissimi fedele Confalonieri, Ennio Doris e Gianni Letta, spiega così il suo gesto estremo: “già da tempo avevano deciso di togliermi di mezzo, sono sempre stato responsabile ma stavolta non mi presterò ai loro giochetti, così non si poteva andare avanti. Non passeremo per quelli che mettono le mani nelle tasche degli italiani”. E così dopo neanche 7 mesi di vita il Governo vive l’ennesima crisi che stavolta sicuramente sarà decisiva.

Il Cavaliere però non esce mestamente di scena e continua a sbraitare ed inveire contro l’esecutivo reo secondo il suo parere di aver violato gli accordi sull’Iva. “La sinistra pensa di scaricarci la colpa di aver aumentato l’Iva e di aver rinviato l’Imu, questo è inaccettabile per noi; abbiamo tentato di accelerare i tempi e di arrivare all’approvazione dell’Iva prima della fiducia, anticipando a lunedì il dibattito parlamentare, ma loro, da veri irresponsabili, non hanno voluto. Spiegherò agli italiani cosa è successo”.

E forte della sua abilità dialettica Berlusconi ha già pronte una serie di manifestazioni tra cui quella del 4 ottobre in Piazza farnese a Roma.

Nel frattempo però cominciano a manifestarsi i primi dissensi all’interno del partito primo fra tutti quello di Beatrice Lorenzin che fa un passo indietro rispetto alla tabella di marcia imposta dal Cavaliere: “ continuerò a esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centro destra, ma non in questa Forza Italia”.

I sondaggi effettuati da Ixè continuano a vedere nel Pd il primo partito fra le preferenze espresse che si assestano su un 27,5% rispetto al Pdl fermo al 26,6%; il terzo incomodo è il Movimento 5 stelle che tallona i primi due con un 25,4%.

Per quanto riguarda la guida del Pd, Renzi raccoglie la maggioranza dei consensi con un 55%, distanziando parecchio Letta 16%, Cuperlo 9% e Bersani 6%.

Crisi Tengo il Quid, Berlusconi incontra Alfano

Crisi, Berlusconi incontra Alfano 

Silvio-Alfano
resa dei conti 
"Se salvi Letta tu sei fuori"

E' stato il compleanno più amaro per Silvio Berlusconi. Ma lo aspettano giorni ancor più duri. La settimana della resa dei conti comincia con l'incontro decisivo per Silvio Berlusconi: quello con il suo finora fedelissimo delfino, vicepremier di questo sfortunato governo delle larghe intese. Il pallino adesso è in mano ad Angelino Alfano, l'uomo senza "quid", il pupillo di Berlusconi che però non ha digerito lo strappo dei falchi di sabato pomeriggio. Lo ha detto da subito, in modo chiaro che non lascia spazio ad equivoci o malintesi: "La mia lealtà al presidente Berlusconi è longeva e a prova di bomba. La lealtà non è malattia dalla quale si guarisce. Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi Berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano". Quel "diversamente berlusconiani" è la chiave di tutto: del futuro di Letta, di quello di Berlusconi e della nuova Forza Italia. 

La resa dei conti . Oggi, lunedì 30 settembre, prima di riunire i gruppi alle 17, ci sarà un faccia a faccia tra Silvio e Angelino. Il padre politico e il suo delfino. Legati da un rapporto che sembrava indossolubile e che, forse, si è schiantato sul muro delle larghe intese davanti, schiacciato dal pressing che i falchi hanno fatto su Silvio fino a fargli decidere di staccare la spina subito. Silvio intende capire quali sono le intenzioni di Alfano, se può contare ancora su di lui o se deve considerarlo fuori. Se tieni su Letta sei fuori. Questa in estrema sintesi il messaggio che Berlusconi manderà ad Angelino.  Prender eo lasciare.  Alfano dal suo canto, come spiega Repubblica, intende giocarsi la sua partita fino in fondo. E mettere sul tavolo il suo futuro dentro Forza Italia. O il Cavaliere gli dà il coordinamento del partito strappandolo alla Santanché e a Verdini oppure si terrà la parte moderata dei Pdl, riunirà sotto il suo ombrelli tutte le colombe, quei "diversamente berlusconiani" di cui ha parlato. Alfano chiederà comunque ancora tempo per trattare col Pd e cercare di portare a casa il rinvio della legge Severino alla Corte Costituzionale ma sa di non avere molte chance. Mercoledì il giorno della verità. 

(Fonte)  http://goo.gl/kmbK7Y

Notizia: Abruzzo. Luigi Di Maio (M5S): «ci temono, sanno che sbanchiamo»

Luigi Di Maio (M5S): «ci temono, sanno che sbanchiamo»

Abruzzo. Di Maio (M5S): «ci temono, sanno che sbanchiamo» 
 

PESCARA. «Non saranno mesi facili per i deboli di cuore».
Le ha riassunte così le prossime, caldissime, settimane politiche Luigi Di Maio, vice presidente della Camera, che ieri in piazza Salotto ha incontrato i cittadini di Pescara. Poi in serata altra tappa a Chieti.
Il doppio incontro era in programma da settimane ma a conti fatti si è tenuto in una delle giornate politicamente più calde, ovvero nel pieno della crisi di governo e a poche ore dalle dimissioni dei ministri azzurri.
L’esponente del Movimento 5 Stelle non ha risparmiato bordate a Pdl e Pd definendo quest’ultimo «perfino peggiore» del partito di Berlusconi, perché «più subdolo e falso, mentre il Popolo delle Libertà è proprio quello che sembra». Di Maio si è augura che il presidente Napolitano «ci restituisca la diciassettesima legislatura: si torni al voto e noi saremo pronti a governare» anche se è convinto che «le proverà tutte per mantenere in piedi questo governo ma fallirà doppiamente».

Perché, ha sottolineato, «se cade il Governo Letta, i partiti certificano il loro fallimento ed è la fine della Seconda Repubblica così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi».

Per il vice presidente della Camera («il migliore che ci sia mai stato», lo ha definito il deputato abruzzese Gianluca Vacca) questa situazione non si sarebbe mai venuta a creare se «ci fosse stato Rodotà sul Colle. Ci dovranno anche spiegare perché Rodotà non andava bene, quando Pertini fu eletto dopo 16 votazioni. Se ce ne avessero dato il tempo, avremmo avuto un altro presidente della Repubblica, piano piano anche pezzi di Scelta Civica e forse Pdl si sarebbero aggregati sul suo nome», ha insistito Di Maio.

Ha ribadito che il M5S non stringerà alleanze con nessuno («noi li combattiamo democraticamente, non vogliamo averci niente a che fare») e che anche così non sarà impossibile una vittoria: «noi non dobbiamo raggiungere il 51% dei voti, ma il 51% dei seggi che è un altro concetto e si raggiunge con i premi di maggioranza».

Di Maio è tornato poi sul cavallo di battaglia del Movimento, ovvero la restituzione dei finanziamenti pubblici a cui nessun altro partito ha voluto rinunciare: «noi abbiamo restituito 42 milioni di euro», ha ribadito tra gli applausi della folla. 

(Fonte)  http://goo.gl/U70YEd

Notizia: Sondaggi politici elettorali, #M5S primo partito tra gli under 45

Sondaggi politici elettorali, M5S primo partito tra gli under 45

Sondaggi politici divisi per età, ecco gli ultimi dati: M5S primo partito entro i 44 anni, dopo dominano PD e PDL

 

Sondaggi politici elettorali, il M5S primo partito tra gli under 45: secondo gli ultimi dati del sondaggio Scenari Politici diviso per età, il Movimento 5 Stelle è il primo partito tra i 18 e i 44 anni, tra i 45 e i 59 parità tra centrodestra e centrosinistra, oltre i 60 anni primo il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi.

Secondo gli ultimi sondaggi politici elettorali di Scenari Politici il M5S domina nelle prime fasce, mentre dalla mezza età in poi cade e infine tracolla. Ma vediamo le rilevazioni nel dettaglio. Tra i 18 e i 29 anni le intenzioni di voto degli italiani secondo il sondaggio vedono il centro al 7%, il centrosinistra al 27%, il centrodestra al 28% e infine il Movimento 5 Stelle solo in vetta con il 34% delle preferenze.

I sondaggi politici elettorali di Scenari Politici per la fascia 30-44 anni vedono il M5S sempre saldamente primo con il 31% delle preferenze, secondo il centrodestra con il 28%, terzo il centrosinistra con il 25% e infine il centro con l'8%. È a partire dalla fascia 45-59 anni che cambia tutto: il centrodestra e il centrosinistra risultano appaiati al 31%, il centro al 6%, il Movimento 5 Stelle crolla al 21%. E infine, nella fascia di elettori oltre i 60 anni tutto si ribalta. Nella fascia più anziana della popolazione domina il centrodestra con il 41% delle preferenze, contro il 39% del centrosinistra, il 5% del centro e, addirittura, solo il 13% del M5S.

Dati molto interessanti questi diffusi con l'ultimo sondaggio politico: il M5S estende il suo dominio tra giovani e adulti, ma resta relativamente basso nella fascia di mezza età e sopratutto, si riduce in maniera impressionante tra gli anziani. 

(Fonte) http://goo.gl/j2k3Xj

 

Notizia: Crisi governo Letta, balzo dello spread in apertura: 290 punti. Venerdì era 264

Crisi governo Letta, balzo dello spread in apertura: 290 punti. Venerdì era 264

Borse Europee 

Il rendimento dei nostri titoli di Stato sale al 4,71 per cento. Piazza Affari apre con un pesante calo (-2,4%), trascinata verso il basso soprattutto dai titoli bancari, con Monte dei Paschi che cede il 6 per cento. Crollano anche Mediaset e Mondadori

 

L’incertezza politica si fa sentire sui mercati finanziari. Lo spread Btp-Bund schizza a quota 290 punti base in apertura, con il rendimento dei nostri titoli di Stato che sale al 4,71% dopo le dimissioni dei ministri Pdl che hanno di fatto aperto la crisi del governo Letta. Il differenziale è di 26 punti più alto rispetto ai 264 della chiusura di venerdì.

La Borsa di Milano parte in calo con il Ftse Mib che cede in apertura il 2,4% a 17.229 punti. A trascinare verso il basso l’indice di piazza Affari sono soprattutto i titoli bancari, affossati dal rialzo dello spread e dalle incertezze politiche: la peggiore è Monte dei Paschi, che cede il 6%, Unicredit il 4%, Intesa Sanpaolo perde il 5% a 1,49 euro dopo le dimissioni del consigliere delegato Enrico Tommaso Cucchiani. Sospese in asta di volatilità Mediobanca, Mediolanum, Ubi Banca e Ansaldo Sts.

Non fanno eccezione le aziende di casa Berlusconi, che aprono con il segno meno. Il titolo di Mediaset, tra i peggiori ribassi del Ftse Mib, cede il 4,39% a 3,004 euro, con quasi 800mila pezzi passati di mano. In rosso anche Mediolanum, -1,74% in asta di volatilità, e Mondadori -5,24% a 0,886 euro. In controtendenza rispetto al calo generale, il titolo di Telecom, che guadagna il 2,24% in attesa del consiglio di amministrazione di giovedì prossimo e del riassetto dei vertici, con le probabili dimissioni del presidente Franco Bernabè.

Anche le altre Borse europee aprono in calo, ma con flessioni decisamente più contenute. Parigi cede l’1,26% a 4.133 punti, mentre Francoforte perde l’1,15% a 8.561. In rosso anche le piazze di Amsterdam -0,86% e Londra a 6.440 punti (-1,11%).

La situazione italiana è guardata con preoccupazione anche all’estero. Il Wall Street Journal apre in prima pagina con un articolo dal titolo “L’Italia persegue la nuova coalizione senza un voto”. Letta e Berlusconi perdono tempo mentre Roma brucia”, si legge all’interno del giornale, che stigmatizza il comportamento dei politici del nostro Paese. Il problema vero, secondo il quotidiano, è che “unici tra i Paesi dell’eurozona, gli italiani sono riluttanti ad accettare la responsabilità per la situazione difficile del loro Paese” e la classe politica “ha coerentemente presentato la crisi come qualcosa che è stata ‘creata’ da Bruxelles, da Francoforte, dagli speculatori”. Tutt’altro che roseo, secondo l’editoriale, il futuro per l’economia del vecchio continente. “La più grande minaccia alla sopravvivenza della zona euro“, sostiene il Wsj, “è sempre stata che l’incapacità dell’Italia di riformarsi potrebbe condurre ad uno scontro con la Germania sul limite in cui i debiti della periferia potrebbero essere mutualizzati attraverso un ampio intervento della banca centrale“. E conclude: “Il rischio è che gli eventi di questo fine settimana potrebbero aver avvicinato quello scontro che si teme da tempo”

(Fonte)  http://goo.gl/OnIf24

Sono Alla Canna del Gas #Video: #Caos Pdl, ministri contro B. Quagliariello e Lorenzin: “Non aderiremo a Forza Italia”

Caos Pdl, ministri contro B. Quagliariello e Lorenzin: “Non aderiremo a Forza Italia”

Caos Pdl, ministri contro B. Quagliariello e Lorenzin: “Non aderiremo a Forza Italia” 

Il Popolo della Libertà si spacca. Cicchitto polemico: "Basta con questi dirigenti estremisti, toni inaccettabili". E tre componenti del governo Letta attaccano: "Forza Italia geneticamente modificata, ci dimetteremo ma no a nuovo partito". E anche Alfano si smarca. Berlusconi: "No a governicchio con partito dei traditori"

Berlusconi ordina, i ministri pidiellini eseguono? Non è proprio così. Il partito, al contrario di quanto vogliano far pensare alcuni suo esponenti di spicco, al suo interno è lacerato. Una frattura non solo evidente, ma anche rumorosa, con il malcontento espresso in forme e toni forti. Ieri Giovanardi, oggi Cicchitto, Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi (seppur in forma diversa). Poi anche Angelino Alfano, che si dice pronto ad essere “diversamente berlusconiano” se nel partito continueranno gli estremismi dei falchi. Tante critiche e una sola morale: il Pdl è spaccato. E a defilarsi dalla linea sono nomi che nel Pdl contano, e non poco. C’è il segretario del partito (nonché vicepremier e ministro dell’Interno), ci sono gli altri quattro ministri. Hanno subito le indicazioni del capo e del suo cerchio magico, ma non le condividono e lo dicono chiaro e tondo. Critiche che, per Quaglieriello e Lorenzin, si concludono con un annuncio: “Non aderiremo a Forza Italia”. Gli altri, invece, da un lato si dicono fedeli a B., ma dall’altro si sfilano dalla deriva di Forza Italia. E il diretto interessato? Berlusconi ha capito il messaggio. E ha reagito a modo suo, in serata, intervenendo a Studio Aperto: “No a governicchio con partito dei traditori e dei transfughi, si torni alle urne. e sulla questione Iva non ci sono né falchi né colombe” ha detto il Cavaliere, conscio che all’interno della sua creatura c’è un subbuglio vicino alla sommossa.

 

 


Il tutto mentre continua a circolare un’indiscrezione sempre più forte: la fuoriuscita di un numero imprecisato di parlamentari dal Pdl/Fi e la contemporanea creazione di un nuovo movimento (si chiamerebbe Italia popolare) che farebbe da stampella ad un ipotetico Letta-bis o a un governo di minoranza. Un’azione che, a quanto pare, è già avanzata a Palazzo Madama, dove lo ‘scouting’ in corso potrebbe arrivare a formare un gruppo parlamentare, quindi coinvolgerebbe fino a 10-15 senatori. In dettaglio, sarebbe soprattutto tra i senatori siciliani e campani (ma non Vincenzo D’Anna, Pietro Langella, Antonio Milo e Ciro Falanga, che hanno giurato fedeltà al Cavaliere) sino ad ora iscritti al Pdl che attingerebbe il nuovo gruppo di moderati.

Qui il Resto della Notizia Completa:  http://goo.gl/kM8Aed

Notizia: L'Anm: "Sull'Ilva la politica ha fallito i giudici costretti a intervenire"

L'Anm: "Sull'Ilva la politica ha fallito i giudici costretti a intervenire"

Maurizio Carbone, segretario dell'associazione nazionale magistrati ha difeso con queste parole l'intervento della procura di Taranto: "Ma altri poteri dello Stato dovevano prevenire questa situazione"

 "A Taranto la situazione sia affrontata con grande accortezza nella consapevolezza delle ricadute anche occupazionali. Pero', è un chiaro esempio del fallimento di altri poteri dello Stato, delle altre autorità che dovevano prevenire questa situazione. Non è che la magistratura si diverta a fare supplenza" ma "di fronte a certe ipotesi di reato è costretta ad intervenire". Così il segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, Maurizio Carbone, sulla vicenda dell'Ilva di Taranto, a margine del Congresso straordinario dell'Unione delle Camere Penali, che si chiude oggi a Genova.

LE FOTO Nave trainata da leader ambientalisti
La  magistratura "è costretta a intervenire - ha ribadito Carbone - di fronte a certe ipotesi di reato con gli strumenti che sono propri del codice. Ora la politica, la politica forte, si riappropri dei propri compiti e doveri. Questo - ha concluso - è il modo migliore per affrontare le situazioni e per ottenere quel giusto equilibrio che richiedeva il ministro Cancellieri"

Il ministro della Giustizia, raccogliendo l'appello del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva invitato a spegnere il conflitto tra politica e giustizia: "Al Paese serve pacificazione. C'è bisogno di un clima sereno perché i problemi che abbiamo sono tanti e più c'è un clima di serenità e più si lavora insieme, più si risolvono".

(Fonte)  http://tinyurl.com/nfx9u74

Video: Crisi di governo, Grillo: “Elezioni subito e poi governo a 5 Stelle”




Crisi di governo, Grillo: “Elezioni subito e poi governo a 5 Stelle”

Beppe Grillo si unisce alla protesta contro la bretella autostradale che passerà da Paderno Dugnano in vista di Expo 2015: “Questa è l’Italia del passato. Un progetto di un’autostrada a 15 corsie”. Sulla situazione politica, dopo le dimissioni dei ministri Pdl: “Dobbiamo andare a elezioni subito per poi fare un governo a 5 Stelle. Se toccherà a noi, proporremo dieci o quindici persone di moralità integra e la gente deciderà”. Ma non parlategli di legge elettorale: “Io al V day avevo proposto una riforma”  di Alessandro Madron 

Notizia: Ma di questa crisi il maggior responsabile è Napolitano

Ma di questa crisi il maggior responsabile è Napolitano

 

di Giampaolo Rossi Le dimissioni in massa dei parlamentari e dei ministri del Pdl sconvolgono gli assetti già fragili di una democrazia italiana da tempo commissariata dalla tecnocrazia europea e...

Le dimissioni in massa dei parlamentari e dei ministri del Pdl sconvolgono gli assetti già fragili di una democrazia italiana da tempo commissariata dalla tecnocrazia europea e dalla magistratura militante. Atti che fanno intravedere settimane di fuoco tra la difesa disperata di un bunker e l'aggressione famelica di lupi che ormai pregustano la fine della preda inseguita per anni. La politica italiana ha cessato da tempo di muoversi nello spazio della razionalità. Magistratura, media, partiti, oligarchie, hanno in questi ultimi anni ridotto il Paese ad una corsa senza arrivo. Ciò che succederà nelle prossime settimane è difficile da prevedere nelle dinamiche specifiche, ma molto chiaro negli esiti finali. Gli avversari di Berlusconi hanno commesso un errore decisivo. Nelle scuole militari s'insegna che non bisogna mai lasciare il proprio nemico senza via d'uscita; altrimenti i suoi comportamenti saranno disperati e imprevedibili. Al contrario, la cosa migliore è lasciargliene una, così da prevedere la sua mossa, l'unica possibile. Questo al Cavaliere non è stato concesso.

Lui sta per vestire i panni del capitano Achab: avvinghiato alla Balena bianca che gli ha divorato una gamba e l'anima, trascinerà con sé tutto il suo equipaggio e il suo mondo. Ma se ciò dovesse accadere, sarà l'intero sistema politico a finire negli abissi. In molti attribuiscono ai falchi del Pdl la via delle dimissioni, ma sottovalutano la rabbia di Berlusconi e la disperazione di un leader da vent'anni protagonista indiscusso della vita del paese, sconfitto da un sistema di potere che ha trasformato la sua grandiosa storia democratica (unica in Occidente) in una storia giudiziaria. Il gesto delle dimissioni ha due obiettivi: il primo, ridare un'immagine di compattezza attorno al leader, ad un partito che per ora ha una sede nuova, un nome nuovo ma vecchio e una classe dirigente divisa tra conflitti e contraddizioni. Il secondo, accelerare la crisi del governo Letta, frutto dell'ennesimo errore politico di Napolitano e di un patto che non è stato rispettato. Il primo obiettivo rischia di fallire clamorosamente: il Pdl è ora spaccato. Falchi e colombe non sono più una questione ornitologica, ma rappresentano due progetti politici e due emotività inconciliabili. La durezza con cui alcuni esponenti di spicco (come Cicchitto e Lupi) hanno attaccato l'ala intransigente di Verdini e Santnaché e il malumore di alcuni ministri del Pdl che hanno accettato di dare le dimissioni dichiarandosi però fuori da Forza Italia, fanno pensare che qualcos'altro bolle in pentola. D'altronde l'umiliazione subita da Alfano, messo di fronte a scelte già prese, rischia di far andare in corto circuito l'intero progetto di rilancio di FI. Sullo sfondo aleggia il fantasma di Italia Popolare, il vecchio progetto centrista e moderato che lui, Lupi, Quagliariello e molti altri provarono a realizzare oltre un anno fa e che potrebbe trovare nuova linfa in un soggetto politico che aggregherebbe non solo Scelta Civica e gli ex democristiani, ma anche una parte dei cattolici del Pd (a partire magari dallo stesso Letta). Una nuova Dc che si collocherebbe al centro di uno scacchiere politico ormai impazzito. La possibilità che FI si spacchi prima ancora di rinascere è un'eventualità che forse Berlusconi non ha calcolato e che ora, dentro il partito, si sta provando a scongiurare. Napolitano è uno dei maggiori responsabili di questa crisi. Il Pdl ha compiuto un errore madornale nel confermarlo al Colle, e lui ad aver accettato per la seconda volta un ruolo al di sopra delle sue possibilità. Se la situazione dovesse indirizzarsi verso gli scenari più foschi non è escluso che Napolitano non decida un atto clamoroso: le proprie dimissioni (che qualcuno soprattutto nel Pd sussurra e auspica) che aprirebbero la porta a soluzioni inaspettate: non ultimo il ritorno della candidatura di Prodi. Questa fase convulsa della storia del Paese è agli sgoccioli. Di questa democrazia in preda a spasmi e a deliri di onnipotenza di poteri incontrollabili, rimarranno macerie su cui sarà difficile ricostruire.

(Fonte)  http://goo.gl/71ltUv

 

 

Video #nonvogliovivacchiare Governo, Letta: “A Berlusconi auguro anni di serenità”. E attacca Grillo





domenica 29 settembre 2013

VIDEO: ECCO COSA PENSA LA CASTA: Il Paese va a picco, ma gli onorevoli Pdl campani festeggiano il compleanno di B.


Un festeggiamento inopportuno vista la situazione politica determinata dalle dimissioni dei ministri Pdl. Un po' come sul Titanic, dove si balla mentre la nave affonda? La Carfagna risponde stizzita: "Questa è solo la sua opinione"

 

ADESSO VI SPIEGO PERCHÉ IL #M5S, POSSA AVERE GROSSE POSSIBILITÀ DI VINCERE QUESTE ELEZIONI.

Questa crisi è una occasione per il M5S Riusciranno i nostri eroi PD e PDL a regalare l’Italia a Grillo?

Riforme mancate & polemiche. Cinque mesi di larghe intese fallimentari tirano la volata ai grillini


Riusciranno i nostri eroi a consegnare il governo del Paese a Beppe Grillo? L’obiettivo non è facile. Di certo Pd e Pdl ce la stanno mettendo tutta. I sei mesi di vita della XVII legislatura sono probabilmente il miglior spot elettorale per il Movimento Cinque Stelle. Per non parlare dell’incredibile esperienza delle larghe intese. Se la crisi aperta in questi giorni proseguirà sulla stessa linea di irresponsabilità delle ultime settimane, i grillini possono iniziare a sperare. Al prossimo giro il M5S ha buone possibilità di diventare il primo movimento politico italiano.

Le dimissioni dei ministri del Pdl sono di poche ore fa. Al momento non è dato sapere se il governo cadrà in settimana, se le urne sono vicine o nascerà un Letta bis. Ma quando sarà il momento, è chiaro che Grillo si troverà la strada spianata. Gli argomenti per convincere nuovi elettori non mancano. A partire dall’incapacità dimostrata negli ultimi mesi dai principali leader politici italiani. Incapaci di eleggere un presidente della Repubblica, ad esempio. E costretti a richiamare al Quirinale Giorgio Napolitano dopo aver impallinato nel segreto dell’urna - è il caso del Partito democratico - persino i propri candidati. Ma anche incapaci di interpretare il risultato di un’elezione politica. Non è un mistero che a fronte di un sostanziale pareggio tra Pd e Pdl, l’ostinazione dell’ex segretario democrat Bersani per una maggioranza con il Movimento Cinque Stelle ha finito per bloccare il Paese almeno un paio di mesi.

Esattamente due mesi, come quelli che l’Italia ha perso dietro alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Dal primo agosto scorso, giorno della sentenza della Cassazione sul caso Mediaset, il dibattito politico si è occupato più della decadenza del Cavaliere che di qualsiasi riforma. Un paradosso dai risvolti quasi divertenti. Sconosciuta ai più, la giunta per le elezioni di Palazzo Madama è diventata improvvisamente il centro delle istituzioni italiane. Intanto, tra polemiche su voti segreti e retroattività della legge Severino, la crisi economica è finita colpevolmente in secondo piano.

Beppe Grillo potrà conquistare un buon numero di consensi elencando le promesse mancate dell’esecutivo. Lo scorso inverno gli italiani hanno assistito a una campagna elettorale tutta incentrata sull’abolizione dell’Imu. Oggi, dopo cinque mesi di governo Pd-Pdl, l’imposta sulla prima casa non è stata ancora definitivamente cancellata. Stessa sorte per l’aumento dell’Iva. Scatterà la prossima settimana: il decreto che doveva bloccare l’incremento dell’aliquota è stato congelato ieri sera dal Consiglio dei ministri per le note tensioni nella maggioranza. Tutto fermo. Come il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, alla faccia della crisi.

Della legge elettorale meglio non parlare. Un paio di commissioni di saggi e tante rassicurazioni non sono servite pressoché a nulla. Alla fine una modifica arriverà, si spera. Eppure il percorso parlamentare per abolire il Porcellum di fatto non è ancora iniziato. In caso di interruzione della legislatura salterà l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ovviamente. E complice la particolare procedura necessaria per modificare la Costituzione, le riforme istituzionali faranno probabilmente la stessa fine. A partire dalla riduzione del numero dei parlamentari, l’unica promessa presente nei programmi elettorali di quasi tutti i partiti.

Se i fallimenti degli ultimi mesi non dovessero bastare per stravincere le elezioni, Grillo può sempre sperare nelle prossime mosse della politica italiana. All’inutile tentativo di un governo di larghe intese potrebbe seguire uno scenario persino peggiore. Un nuovo esecutivo sostenuto da una maggioranza improvvisata. Un Letta-bis forte dell’appoggio di parlamentari raccolti qua e là. Transfughi di ogni partito disposti a votare il governo più per timore di dover lasciare il Parlamento che per convinzione. La quintessenza del peggior costume politico.

L’asso nella manica dei Cinque Stelle, però, è il teatrino che una parte dell’ex maggioranza metterà in piedi nelle prossime ore. Non si tratta della minaccia di dimissioni in massa dei parlamentari del Popolo della libertà (caso più unico che raro). Quanto piuttosto della gara a scaricare sull’avversario la responsabilità della crisi. Una scena a tratti pietosa, rigorosamente bipartisan. Un assist efficace a chi si è sempre scagliato, spesso pretestuosamente, contro l’esperienza delle larghe intese...

(Fonte) http://goo.gl/HcJroS

#NOTIZIA: SONDAGGI/ L'ESPERTO: SE SI VOTA VINCE BEPPE GRILLO


BASTA CLICCARE PER INGRANDIRE

(Fonte) http://goo.gl/d4hHCZ

VIDEO QUESTO E SUCCESSO IERI, CON IL GRANDE DI BATTISTA, DI MAIO E ALTRI


 



Piazza Piena, e si respirava un aria di Cambiamento, Spargete il Verbo!!!! :-)

Crisi di governo, possibili scenari: verso un Letta-bis con parte del #Pdl. Martedì la fiducia, oppure il 15 ottobre arriva la TROIKA

Crisi di governo, possibili scenari: verso un Letta-bis con parte del #Pdl. Martedì la fiducia oppure il 15 ottobre arriva la TROIKA


E' durata 154 giorni l'anomala esperienza delle larghe intese: un esecutivo dal bilancio non positivo, quello guidato da Enrico Letta, stretto tra le istanze quasi sempre opposte di Pd e Pdl, caratterizzato da una strategia dei rinvii e dal perenne stato di minaccia di una caduta del governo sotto il peso delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Ora la crisi è ufficialmente aperta: la scelta del Cavaliere di ritirare l'appoggio al governo ha trovato l'immediata obbedienza dei ministri Pdl, che in una nota hanno annunciato le dimissioni per essere venute a mancare "le condizioni per andare avanti". Mossa che apre diversi possibili scenari per la legislatura, primo fra tutti un Letta-bis che possa racimolare i voti necessari al centrosinistra in Senato (alla Camera esiste una maggioranza stabile) per varare almeno la legge di stabilità e quella elettorale. Forse con l'appoggio di qualche deluso del Pdl che non ha gradito il colpo di teatro di Berlusconi, deciso a tavolino con i falchi Verdini e Santanchè senza consultare il partito, spiazzando le colombe che lavoravano per la stabilità dell'esecutivo.

Crisi di governo, dimissioni dei ministri Pdl. Letta: "Gesto folle. Chiarimento in Parlamento"

Una decisione controversa dal punto di vista della convenienza politica per il Pdl e personale per il suo leader: la caduta dal governo significa infatti, per Berlusconi, la perdita dello scudo parlamentare di fronte ad eventuali nuovi provvedimenti giudiziari nei suoi confronti. Per intenderci, se dovesse arrivare un mandato d'arresto per il Cavaliere nell'ambito dell'inchiesta di Napoli sulla compravendita dei senatori o in quella di Milano sull'induzione alla falsa testimonianza nel processo Ruby, Berlusconi non potrebbe più contare sul meccanismo di tutela dell'autorizzazione a procedere prevista per i parlamentari. Una mossa, questa del Cavaliere, che certamente segna uno strappo irrimediabile con il Quirinale e non lo pone in buona luce sullo scenario internazionale. Senza contare che, conclusa questa legislatura, nel breve periodo non potrà ricandidarsi al Parlamento, nè ad alcuna carica pubblica, in virtù della legge Severino da un lato e dell'interdizione dai pubblici uffici prevista dalla sentenza Mediaset dall'altro.

Crisi di governo e dimissioni Pdl: Twitter commenta la fine delle larghe intese

Eppure, nonostante le evidenti contraddizioni intrinseche alla decisione (di fatto solo apparentemente incomprensibile) di far mancare l'appoggio al governo, il Cavaliere ha scelto di usare l'episodio dell'Iva come arma contro il premier Letta e il Pd, una bandierina da usare per ripresentarsi come leader di Forza Italia alle prossime elezioni anche senza candidarsi a premier, sfruttando ancora una volta il tema della pressione fiscale e contando sui sondaggi favorevoli degli ultimi mesi. Secondo i retroscena delle ultime ore, sarebbe stato Niccolò Ghedini a spingere il Cavaliere a ribaltare il tavolo in vista di possibili imminenti risvolti giudiziari (un mandato d'arresto della Procura di Milano per l’accusa di inquinamento di prove del processo Ruby bis) a ridosso del voto sulla decadenza. Di qui l'accelerazione incredibile degli ultimi giorni, con la richiesta di ricusare i componenti della Giunta per le Elezioni per provare a bloccare l'iter parlamentare e rinviare la legge Severino all'esame della Corte Costituzionale, così da guadagnare mesi, se non qualche anno di tempo, facendo saltare il voto del Senato (previsto dal regolamento dopo quello della Giunta). E, magari, tornando al voto in tempi brevissimi.

Berlusconi e la crisi di governo italiana sui siti di tutto il mondo: i titoli

Considerato lo scenario attuale, lo scioglimento delle Camere e il ritorno alle urne entro un mese e mezzo non è però la soluzione più accreditata. Sicuramente non è nei piani di Napolitano. Il Presidente della Repubblica, con i suoi richiami alla stabilità, ha sempre dichiarato che non avrebbe posto fine alla legislatura prima della modifica del Porcellum chiesta dalla Corte Costituzionale. Lo stesso Pd non vuole il voto con questa legge elettorale ed ha auspicato la ricerca di una nuova maggoranza in Parlamento che possa varare la legge di stabilità e la legge elettorale. Quantomeno per non ritrovarsi alle prossime elezioni con la stessa frammentazione e un altro governo instabile, ma soprattutto per evitare che il crollo dell'esecutivo faccia impennare lo spread procurandoci un nuovo downgrading da parte delle agenzie internazionali e che non sia la troika europea a dettare la nuova manovra finanziaria così come accaduto in Grecia.

Decadenza, Berlusconi ricusa la Giunta. Ai ministri Pdl: "Dimissioni immediate"

Ora tutto è nelle mani di Napolitano: sarà il Presidente a valutare le se ci sono le condizioni perchè in Parlamento si trovino nuove (un po' meno larghe) intese. E in effetti, immediatamente dopo l'annuncio delle dimissioni dei ministri Pdl, si è cominciato a fare i conti in vista di un Letta-bis, magari con ministri tecnici al posto dei dimissionari Pdl. I numeri potrebbero già esserci, ancora una volta con un accordo tra Pd e parte del Pdl. Secondo Mario Ajello del Messaggero "numerosi senatori azzurri non di primissimo piano" sarebbero pronti "a smarcarsi riservatamente da Berlusconi e a diventare disponibili a dare la fiducia a Letta o a un Letta bis". In tutto ci sarebbero circa 20 transfughi tra Pdl, Gal e Gruppo misto. Per Andrea Malagutti de La Stampa, potrebbe nascere "un partito largo, trasversale, moderato, cattolico, che non si dimentichi dei liberali" e che "abbia prima la forza di sostenere questa sgangherata diciassettesima legislatura (...) e poi di sopravviverle, presentandosi al Paese come la calamita buonsensista del futuro". Insomma, dal crollo delle larghe intese potrebbe addirittura emergere una nuova formazione politica, un centrodestra moderato ed europeo, che includa anche Monti, Casini, il ministro di scelta Civica Mario Mauro e il ministro del Pdl Gaetano Quagliariello, forse anche Montezemolo. Un progetto cui si starebbe lavorando da qualche tempo e che potrebbe farsi forte di una possibile scissione nel Pdl, anche in vista del ritorno a Forza Italia che non convince tutti.

Non sembrano realistiche invece le ipotesi di una maggioranza da cercare in direzione 5 Stelle. Anche con l'appoggio eventuale dei dissidenti grillini, mancano i numeri per raggiungere la maggioranza necessaria di 161 voti. E Beppe Grillo ha fatto sapere che mai si realizzerà un qualunque accordo con il Pd: "Bisogna andare al voto per vincere e salvare l'Italia. E' l'ultimo treno. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori" ha scritto il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog. Elezioni immediate e l'affondo a Giorgio Napolitano, il grande burattinaio delle larghe intese, sono le due direttrici del suo post dal titolo Rien ne va plus: "L'Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni. E' a lui che dobbiamo questo impasse. Alle sue alchimie va attribuito lo sfacelo istituzionale attuale". Con le dimissioni dei ministri berlusconiani, continua Grillo, è crollata "l'impalcatura costruita da Napolitano a colpi di rielezione, di saggi comprati al mercato della politica, di gestione presidenziale del Parlamento (...) Napolitano non poteva non sapere che un governo di larghe intese con un potenziale delinquente finisse nel peggiore dei modi"". Nessun altra via d'uscita, per i grillini, se non il voto: "Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire". Una risposta diretta a chi già ieri auspicava una maggioranza alternativa possibile, come il viceministro dell'Economia in quota Pd Stefano Fassina.

L'unica certezza è che Enrico Letta martedì si presenterà in Senato per la sua "verifica" ed illustrerà il suo programma "per andare avanti fino al 2015" chiedendo la fiducia. Prospettiva fin troppo ottimistica (più concreta l'idea di restare in carica per gli affari correnti fino a marzo e traghettare il Paese a nuove elezioni), ma questo è il piano che Letta proporrà nel suo incontro con il Capo dello Stato. La strategia è chiara: in Parlamento, "alla luce del sole e di fronte agli italiani", il Pdl dovrà assumersi la responsabilità di aver aperto la crisi di governo. La colpa di quello che in privato Letta definisce "un gesto da banditi" è da imputare interamente a Berlusconi. Chiarito questo passaggio, la sfida sarà trovare i voti per mandare avanti la legislatura e dare vita, come scrive Francesco Bei su La Repubblica, ad "un nuovo governo di Piccole Intese".

(Fonte)  http://goo.gl/qBS2gc

TANTO PER CAPIRCI VISTO CHE IN TV RACCONTANO SOLO #FANTAPOLITICA SUL #M5S


QUINDI NON CREDETE ALLE #BALLE CHE RACCONTANO IN TV, CHE IL MOVIMENTO 5 STELLE FARÀ DA STAMPELLA, OPPURE CI SONO TRANSFUGHI, SONO SOLO FANTASIE CHE RACCONTANO PER SCREDITARE IL M5S, CON QUESTA DICHIARAZIONE DEL CAPO GRUPPO MORRA TAGLIAMO LA TESTA AL TORO!!! Fate informazione,spargete voce grazie.