A cinque mesi dalla introduzione, con un decreto del Consiglio dei Ministri, il diritto di accesso civico – una rivoluzione nel rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini – non riesce ad attraversare lo Stretto di Messina. E’ stato ignorato in Sicilia. L’accesso civico non è adottato e sulla sua adozione cala una coltre di silenzio. Un comportamento che mette al riparo le burocrazie e la politica dall’obbligo di rendere conto di tutto ciò che viene deliberato – ogni atto, nomina, scelta, provvedimento – e contraddice la volontà, più volte manifestata, di utilizzare ogni strumento utile per scoraggiare la corruzione.

Il nuovo istituto dell’accesso civico, che introduce «forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche», è parte integrante delle nuove disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione (legge 190 del 2012), ed obbliga la pubblica amministrazione a rendere pubblici attraverso i siti istituzionali, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, e non hanno ancora divulgato.

Al fine di combattere la corruzione, questo lo spirito della legge, viene individuata come priorità la pubblicizzazione dei dati che riguardano l’attività amministrativa, in particolare quell’attività che può concedere benefici o situazioni di vantaggio per qualcuno (autorizzazioni, concessioni, erogazione di contributi eccetera). Non un semplice adempimento, ma l’attuazione di un principio di natura costituzionale. La trasparenza è considerata «condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali», ed espressione del «diritto ad una buona amministrazione”.

I siti istituzionali dovrebbero proporre in home page un’apposita sezione denominata “Amministrazione trasparente”, nella quale inserire le informazioni richieste obbligatorie. Ma basta dare uno sguardo in giro per farsi un’idea della tiepida accoglienza concessa alla legge anticorruzione.

Sul portale della Regione siciliana, cercando la sezione “Trasparenza amministrativa” si raggiunge una pagina nella quale si legge che “Nelle more della predisposizione delle indicazioni operative che consentiranno l’esposizione dei contenuti previsti dal suddetto D.lgs 33/2013, sarà mantenuta attiva la precedente sezione “Trasparenza, valutazione e merito” nella quale potranno essere ancora reperite le informazioni concernenti gli obblighi di pubblicità e trasparenza predisposte secondo la precedente normativa”.

Lavori in corso, insomma.

Facendo l’analoga ricerca sul portale dell’Ars, da “Assemblea regionale siciliana sezione trasparenza amministrativa” non si raggiunge alcuna pagina. Sostituendo la denominazione richiesta dalla legge – trasparenza amministrativa – con “diritto di accesso”, si può prendere visione del Regolamento per l’accesso agli atti e documenti amministrativi dell’Assemblea regionale siciliana, adottato dal Parlamento regionale.

Non sono accessibili le informazioni in possesso dell’Assemblea regionale siciliana che non abbiano forma di documento amministrativo, “salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e successive modifiche ed integrazioni, in materia di accesso ai dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono.

Il diritto di accesso è escluso, recita l’art.2 del regolamento, in relazione all’esigenza di salvaguardare “la riservatezza di terzi, persone fisiche o giuridiche, gruppi, imprese, associazioni e comitati, con particolare riferimento agli interessi afferenti alla sfera della comunicazione sanitaria, professionale, finanziaria, industriale e commerciale, di cui siano concretamente titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all’Amministrazione dai medesimi soggetti cui si riferiscono”.

Informazioni negate, dunque, e non è finita. Il diritto di accesso “è escluso ben 14 categorie di atti”, cui vanno aggiunti “gli altri atti individuati con successivo decreto del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, su proposta del Segretario generale, da pubblicarsi con le stesse forme previste per il presente Regolamento”.

Per scoprire quali siano questi atti, occorre affidarsi all’agenzia di Tom Ponzi, che ha sede a Milano e pratica prezzi alti. Uno scrigno inaccessibile. L’Assemblea è una pubblica amministrazione “off shore”, nega i diritti riconosciuti dalla recente legge.

Le pubbliche amministrazioni – Assemblea regionale siciliana, Regione siciliana, Comuni o enti pubblici – hanno l’obbligo di pubblicare on line curricula, stipendi, incarichi e di tutti gli altri dati relativi al personale dirigenziale, i bandi di concorso adottati per il reclutamento, a qualsiasi titolo, del personale presso la p.a., le situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; gli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dati sull’assunzione di incarichi pubblici, dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali, oltre che agli accreditamenti delle strutture cliniche.

Non si trova niente di tutto ciò nei portali istituzionali, o ben poco.

Tutti i dati formati o trattati devono inoltre essere integri, aggiornati e completi, di semplice consultazione, indicare la provenienza ed essere riutilizzabili (senza limiti di copyright o brevetto).

Chiunque, tuttavia, anche un semplice cittadino, può chiedere al responsabile della trasparenza di ogni pubblica amministrazione che vengano adottate le misure volute dalla legge per rendere disponibili le informazioni, ove ne riscontri l’assenza. La richiesta non deve essere motivata, è gratuita e va presentata al responsabile della trasparenza dell’amministrazione obbligata alla pubblicazione, che entro 30 giorni, procede alla pubblicazione nel sito del documento, dell’informazione o del dato richiesto e lo trasmette contestualmente al richiedente.

Sono previste sanzioni disciplinari ed il ricorso al giudice amministrative in caso di inadempienza. Ma è proprio questo il lato debole della legge: sorvola sulle sanzioni, regalando a coloro che da quest’orecchio non ci sentono di rimanere sordi senza pagare dazio. La solita via d’uscita.

 "Anagrafe eletti? Consiglio indecoroso e inconcludente"

Fonte della Notizia siciliainformazioni.com: http://goo.gl/t7Bbrc