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venerdì 18 agosto 2017

News: Video La Cancelliera Angela Merkel "rilegittima" il leader di FI. E lui promette: il Movimento 5 Stelle lo fermo io


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Notizia Pubblicata da Repubblica.it




ROMA - "Silvio, pensaci tu a fermare i populisti". Più dei sondaggi, più della salute ritrovata, sono state queste parole a riportare Berlusconi sulla scena con l'attivismo di un tempo. Le ha pronunciate Angela Merkel durante l'incontro tra i due a Malta il 30 marzo scorso. Da allora i contatti sono continui, l'amicizia della Cancelliera è stata confermata più volte. Tanto che qualcuno non esclude che un faccia a faccia sia avvenuto anche a fine luglio quando sia Merkel sia il leader di Forza Italia erano in vacanza in Alto Adige. Comunque, il succo non cambia: il Cavaliere ha riconquistato un ruolo centrale nello scacchiere dei moderati europei. Ed è successo con la benedizione della figura più importante del Partito popolare europeo, dell'unica king maker del Continente. 

 

 
Questa sensazione si è diffusa anche nelle cancellerie europee e in particolar modo a Berlino. Perciò non è stato solo il Cavaliere a fare il diavolo a quattro per ricucire con Angela Merkel. Anche la leader tedesca ha voluto chiudere la fase di gelo in vista del prossimo appuntamento elettorale italiano. Antonio Tajani, presidente dell'Europarlamento, ha lavorato a lungo alla pace sapendo che entrambi la volevano e la cercavano.

È un asse riservato, perché la Merkel è la leader della Cdu ma anche il capo del governo. Deve tenere conto dei suoi rapporti istituzionali. Con Paolo Gentiloni il legame è solido. Ma il Ppe ha deciso ancora una volta di affidarsi al vecchio leader del centrodestra. Per bloccare l'ondata populista e antieuropea che soffia in Italia, dai 5 stelle alla Lega










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NEWS: CASO REGENI: #DIMISSIONI IMMEDIATE DEL GOVERNO GENTILONI

 

 

 

 Notizia Pubblicata da: http://www.huffingtonpost.it/

 

Nessun esponente di governo riferì al Copasir (comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) che c'erano state segnalazioni da parte di "servizi collegati", in questo caso americani, sui responsabili della morte di Giulio Regeni, come sostiene un'inchiesta del corrispondente dal Cairo del New York Times che ha citato tre ex ufficiali dell'intelligence americana. Secondo il New York Times, l'amministrazione Obama diede al governo Renzi "prove esplosive" sul coinvolgimento dei servizi egiziani nel barbaro omicidio, circostanza che Palazzo Chigi ha immediatamente smentito.

Per non compromettere le proprie fonti, Washington non condivise con Roma i materiali d'intelligence, né disse quale delle agenzie di sicurezza riteneva fosse dietro la morte di Regeni. Circostanza, quest'ultima, confermata da Palazzo Chigi, secondo cui nei contatti con gli Usa nei mesi successivi all'omicidio (che non vengono negati) non furono mai trasmessi "elementi di fatto"..

"Vado a memoria, ma non ricordo nulla di simile: nessuno ci ha mai detto che c'erano segnalazioni da parte americana" dichiara all'Huffpost Angelo Tofalo del Movimento 5 Stelle.

Felice Casson (MDP), segretario del Copasir, anzi, sostiene di aver posto una precisa domanda a Paolo Gentiloni, sia come ministro degli Esteri, sia come presidente del Consiglio. E cioè se la morte di Regeni poteva essere stata causata da apparati egiziani, o da uno scontro di apparati egiziani e ci disse di non poter dire nulla al riguardo e di confidare completamente nell'inchiesta della magistratura.

Proprio per questo, qualche giorno fa, il Copasir ha chiesto che Gentiloni, al più presto torni in audizione davanti al Comitato che ha sede a Palazzo San Macuto.

Quindi sul caso non ci sarà solo l'informativa alle commissioni congiunte Esteri di Camera e Senato il 4 settembre, una data che, secondo le opposizioni e la stessa presidente della Camera Laura Boldrini, è troppo lontana nel tempo. Boldrini ha chiesto che il governo riferisca anche in Aula.

Il fatto che il rapimento, la brutale tortura, e la morte del giovane ricercatore italiano fossero da attribuire a qualcuna delle agenzie di sicurezza egiziane, è stata un'ipotesi che si è fatta subito strada nelle settimane successive al delitto. Ma adesso, è questa la novità di oggi, riportata dal sito del Sole 24 ore, la stessa Procura cairota, in risposta ad uno specifico quesito inoltrato dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dal sostituto procuratore delegato alle indagini in Italia, Sergio Colaiocco, ha chiarito che "l'unica ipotesi" è che sequestro, torture e omicidio di Giulio Regeni siano da ricondursi ad attività dei servizi di sicurezza egiziani.

L'indagine segue quindi questa pista ben definita che potrebbe portare a una svolta negli accertamenti sulla morte del ricercatore di Udine, scomparso il 25 gennaio 2016 e ritrovato cadavere il successivo 6 febbraio sull'autostrada che collega Il Cairo con Alessandria.

E l'invio a Roma di 10 interrogatori di agenti di polizia, che avrebbero avuto un presunto ruolo nell'omicidio Giulio e nei depistaggi alle indagini, dà questa conferma: che si batte in modo definito la pista dell'intelligence egiziana.

giovedì 17 agosto 2017

NOTIZIA DEL GIORNO SUCCEDE IN CAMPANIA



NOTIZIA PUBBLICATA : ILMATTINO.IT






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Notizia del Giorno L’assorbimento dei forestali nei carabinieri o in altra forza militare è incostituzionale. L’ultima mazzata alla legge Madia arriva dalla sezione di Pescara del Tar dell’Abruzzo:

 

 

Notizia Pubblicata da: ilFattoquotidiano.it 

 

 

 

L’assorbimento dei forestali nei carabinieri o in altre forze a ordinamento militare è incostituzionale, adesso c’è una sentenza che lo afferma. L’ultima mazzata alla legge Madia arriva dalla sezione di Pescara del Tar dell’Abruzzo: con una ordinanza del 9 giugno pubblicata ieri, i giudici amministrativi hanno risposto al ricorso del vice sovrintendente Vincenzo Cesetti, trasferito dal fu Corpo forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri. Cesetti – uno dei 200 ricorrenti sui tremila componenti del corpo – chiedeva, in sostanza, di “continuare a operare all’interno del disciolto Corpo forestale, e in subordine di non confluire nell’Arma o comunque in altra Forza di Polizia ad ordinamento militare, ma solo nella Polizia di Stato”. I magistrati non hanno accolto la sua richiesta di annullamento della legge Madia. In compenso, hanno rilevato come fondati i motivi di incostituzionalità addotti dal ricorrente e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale per il giudizio di merito, informando contestualmente Palazzo Chigi.

Nel riconoscere le ragioni del ricorrente, l’ordinanza dei giudici è molto chiara nel determinare gli effetti contrari ai principi della Carta rilevati nella riforma Madia: “Violazione degli articoli 2 e 4 della Costituzione, e in particolare dell’articolo 2, laddove non è stato rispettato il principio di autodeterminazione del personale del Corpo Forestale nel consentire le limitazioni, all’esercizio di alcuni diritti costituzionali, derivanti dall’assunzione non pienamente volontaria dello status di militare; e dell’articolo 4, laddove il rapporto di impiego e di servizio appare radicalmente mutato con l’assunzione dello status di militare, pur in mancanza di una scelta pienamente libera e volontaria da parte del medesimo personale del Corpo Forestale.

Violazione degli articoli 76 e 77 comma 1 della Costituzione, laddove, in contrasto con la precedente tradizione normativa e quindi con i principi e criteri direttivi di delegazione, non è stato consentito al personale del disciolto Corpo Forestale di scegliere di transitare in altra Forza di Polizia ad ordinamento civile”. Non solo, l’uso di termini “generici”, ha di fatto consegnato nelle mani dell’esecutivo un potere smisurato. Una “delega in bianco” i cui limiti l’esecutivo è riuscito in ogni caso a superare, nel momento in cui, dato l’obiettivo di “riformare” il corpo forestale, ha deciso di cancellarlo facendolo confluire nell’Arma.

Per contro, questa esigenza di razionalizzazione ed efficientamento della pubblica amministrazione, non trova nel mero risparmio economico una giustificazione, ma viola di fatto la tutela dell’ambiente sancita dalla stessa Costituzione. Tanto più, si legge, che “la “militarizzazione” di un corpo di polizia (o l’assorbimento del personale di un corpo di polizia civile in uno militare che è cosa analoga) si pone inoltre in netta controtendenza rispetto ai principi generali del nostro ordinamento e alle linee evolutive di questo nel tempo”. Insomma, la rivoluzione del governo è di fatto una restaurazione e un abuso delle funzioni legislative.

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NOTIZIA PUBBLICATA DA: LANOTIZIAGIORNALE.IT

 





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Matteo Renzi: Non solo “aiutiamoli a casa loro”: il glossario del Pd è stato gradualmente trasformato dal suo segretario Che ricicla espressioni, slogan e termini usati storicamente dal capo di Forza Italia. Decine di casi: eccoli



 Notizia Pubblicata da: ilFattoquotidiano.it

 

 

Non solo "aiutiamoli a casa loro": il glossario del partito più grande della sinistra è stato gradualmente trasformato dal suo leader che pesca e ricicla espressioni, slogan e singoli termini usati e riusati dal capo di Forza Italia e dai suoi alleati ai tempi dei "super-governi" del centrodestra: dalla "gogna mediatica" al "totem" articolo 18 fino ai "burocrati" dell'Europa

 

 

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